Non è vero che dei morti si parla sempre bene. La vita di Giorgio Bocca, ad esempio, è stata ricordata, facendone un sandwich. Oltre sessant’anni schiacciati tra alcune sue affermazioni giovanili e altre sue affermazioni senili. Lo ha denunciato Andrea Scalzi sul suo blog. In effetti, quel che l’ormai molto anziano giornalista può aver detto su Napoli e i meridionali è troppo estemporaneo e provocatorio, da poter permettere di identificare un pensiero o addirittura una biografia. Certo, gli si può rimproverare la simpatia leghista e il voto per Formentini nel 1992, ma non ricordo dichiarazioni antimeridionali dell’epoca. Meno che mai contro gli immigrati. La Lega era un movimento nuovo, emergente, e poteva essere vista, con tutti i suoi difetti, come parte di quella stagione di rinnovamento e risanamento morale, con l’inchiesta Mani Pulite e il crollo dei partiti della cosiddetta prima repubblica. Altre cose gli possono essere rimproverate. Un certo anticomunismo. L’essersi schierato contro i camalli negli anni ‘80. Quando lo leggevo da giovane, mi sembrava un qualunquista, perchè pareva criticare tutto e tutti. Non sosteneva un partito in particolare. Era un giudizio superficiale. Il suo partito, il partito d’azione, non esisteva più dal dopoguerra e i partiti negli anni di De Mita e Craxi erano già soltanto macchine di potere, macchine elettorali, come la realtà descritta da Enrico Berlinguer nella famosa intervista concessa a Scalfari sulla questione morale, nel 1981. Giorgio Bocca scrisse una bella biografia di Palmiro Togliatti.

Riguardo le dichiarazioni giovanili, è soprattutto Vittorio Feltri a rievocarle. Il suo sostegno attivo al fascismo, la sua adesione al Manifesto della Razza. Bocca era del 1920. Sarà stato poco più che adolescente. Cesserebbe di essere fascista solo nel disastro della seconda guerra mondiale, per poi diventare antifascista come molti italiani. Dunque, l’antitaliano era italiano come tutti gli altri, come lo stesso Feltri: un’opportunista. In questo quadretto non c’è solo la deformazione di Bocca, che come molti altri giovani nati e cresciuti sotto il regime di Mussolini, non ha avuto immediatamente da ragazzo l’opportunità di essere altro che un fascista, vi è anche la deformazione della storia italiana. Come se l’antifascismo fosse stato nella storia della repubblica un conformismo equivalente alla subordinazione al duce durante il ventennio. L’antifascismo ha avuto una parentesi relativamente d’oro durante gli anni ‘60 e ‘70, ma è stato tenuto ai margini prima e dopo: durante gli anni ‘50 quando si cantava “Vecchio scarpone” e i partigiani erano più epurati degli stessi fascisti. E durante l’ultimo trentennio, segnato dal revisionismo. Se Bocca fosse stato davvero un italiano opportunista come lascia intendere Feltri, sarebbe stato alla finestra durante la guerra di liberazione, democristiano sotto il centrismo, di sinistra e comunista negli anni della contestazione e del compromesso storico, craxiano negli anni ‘80, e Berlusconiano nell’ultimo ventennio. Se fosse stato un opportunista, i libri di Gianpaolo Pansa, li avrebbe scritti lui. Invece, una volta aperto gli occhi, è diventato un partigiano, un azionista, un antifascista e lo è rimasto per tutta la vita, in opposizione ai tratti più deteriori del nostro carattere nazionale.


E' morto a Milano Giorgio Bocca. Napolitano: "Sempre stato coerente"

Esistono discussioni sempre verdi. Una di queste è: si possono tollerare gli intolleranti? Oppure, si devono tollerare gli intolleranti? Perchè c’è anche da scegliere su come impostare la discussione: sul piano dell’opportunità o sul piano dei principi. Sul piano dell’opportunità io non sono per correre a sciogliere d’autorità tutte le organizzazioni naziste, fasciste o razziste. Potrebbe essere controproducente. Valuterei caso per caso. In linea di massima, cercherei di lasciar sopravvivere. Altra cosa però è mettersi a proclamare il diritto, la libertà di essere fascisti, scrivendo articoli, firmando appelli, ribadendo quello che si è scritto e firmato anche dopo una strage.

A lato della polemica tra Marina Terragni, «Gli Altri» e «Femminismo a sud», il blog Metilparaben ha scritto un post in cui spiega «Perchè sono contrario a chiudere Casapound» (15.12.2011); poi ha scritto il post «Fiancheggiatori della democrazia» (23.12.2011), in simpatia con coloro che sostengono la libertà di essere fascisti; poi ha intervistato Emanuele Toscano, un “sociologo di sinistra”, per dirci: «Che errore chiudere Casapound»; oggi ha scritto il post: «Un nervo scoperto», che sarebbe, non il suo, ma quello di chi vorrebbe creare un tabù sul tema di ammettere la libertà di espressione anche per le opinioni (le chiama proprio così) dei fascisti.

Riguardo l’argomento posto e riprosto da Metilparaben, non mi sento di rimproverare violazioni di alcun sacro principio. Semmai una certa ridondanza, a cui partecipo anch’io come commentatore. E poi il ribadire più che l’interloquire. Non ho trovato in questo ultimo post alcuna risposta alle tante obiezioni fatte ai post precedenti, anche da altri intervenuti. Evidentemente, la si pensa in modo diverso e ciascuno resta della sua opinione (mi fa un po’ impressione adesso usare questa parola). Non mi pare sia in atto una corsa a chiudere alcunché. Non capisco l’esigenza di questo catenaccio quasi quotidiano. Salvo la passione per l’argomento. E per il posizionamento.

Nel merito dico questo. I tabù non sono sempre e soltanto cose negative. Alcune cose non possono essere razionalmente confutate e sono perciò inibite con dei tabù: il desiderio di amoreggiare con la propria madre. L'idea che gli ebrei vadano gasati, allo stesso modo non può essere confutata, può essere solo inibita. Queste idee non sono opinioni, sono minacce alla convivenza civile.

Tale carattere di minaccia non può essere stabilito in assoluto, poichè non c'è un dio che lo decide o un’autorità superiore ai contendenti. Può essere stabilito da un contratto sociale che voglia essere inclusivo anche degli ebrei. Dico gli ebrei come potrei dire i neri, i rom, i gay, etc. Dal punto di vista di chi non appartiene a nessuna di queste categorie, di chi non corre il rischio di essere capro espiatorio, la questione è puramente etica o estetica. O di immagine di sé.

In nome di una malintesa libertà, si può concedere piena libertà a fascisti e razzisti e poi, poco importa se ciò concretamente limita la libertà delle loro vittime potenziali. Per me Casapound può esistere, esprimersi, e manifestare come meglio crede. Anche a Firenze. Tanto io non sono senegalese. Teorizzare l’inferiorità dei neri è soltanto una opinione per me, che da bianco posso discutere democraticamente con altri bianchi.

Su Facebook è stata rivolta a Metilparaben una domanda molto arguta: «Se sei a favore della libertà di espressione sempre, senza se e senza ma, perché i commenti al tuo blog sono moderati?» Alessandro Capriccioli risponde: «Perché c'era gente che faceva spamming brutale e impediva, di fatto, di fruire del blog. Direi che l'esempio è calzantissimo: quei troll non esprimevano opinioni, ma finivano per impedire agli altri di farlo». Risposta più che condivisibile, ma che non risolve la contraddizione. Chi si oppone al principio della libertà di espressione per fascisti e razzisti, pensa esattamente questo: che fascisti e razzisti siano in una società democratica, quello che troll e flamer sono in un blog. Alessandro Capriccioli potrebbe provare a spiegarci cosa c'è di sbagliato in questo parallelo.


Riferimenti:

Chiunque si sia cimentato come blogger o come admin di una comunità virtuale avrà fatto i conti con l'affitto di un server e avrà scorso in rassegna tante offerte «vantaggiose», tra cui quelle che offrono spazio illimitato, banda di traffico illimitata, database illimitati, email illimitate, indirizzi ip illimitati, tutto illimitato e magari gratuito. Gli ex principianti scrivono sempre e subito sui forum di supporto di diffidare di tali offerte, perchè di illimitato, fisicamente, non può esistere nulla, e i limiti in un modo o nell'altro te li ritrovi. Meglio, molto meglio le offerte che te li dichiarano onestamente. Magari li puoi contrattare. Ecco, io penso che chi offre o propone o sostiene qualcosa di illimitato, con intenzione o senza rendersene conto, finisce per sostenere qualcosa di truffaldino. Per Metilparaben, diamo certo per scontata la buona fede, e così lo commentiamo (plurale maestatis, giusto per allargare un po' i nostri limiti).

Posso dire che Alessandro Capriccioli è un pedofilo? Posso dire Che Alessandro Capriccioli fa aumentare la criminalità, l'insicurezza, che ci ruba la casa, il posto di lavoro, che abbassa il nostro potere d'acquisto, che è incompatibile con la democrazia e con la nostra cultura? Che in definitiva, sarebbe molto meglio che il signor Alessandro Capriccioli non fosse tra noi? Posso dire che il signor Alessandro Capriccioli deve essere ucciso? Posso dire che dobbiamo organizzarci per uccidere Alessndro Capriccioli?

Sono sicuro che Alessandro Capriccioli converrà con me, che tutte queste cose, o almeno alcune, non si possono dire. Sono diffamazione, calunnia, istigazione all'odio, alla violenza, a delinquere. E non soltanto opinioni.

Una volta stabilito che alcune cose non si possono dire, esisterà una discussione su cosa è lecito e non è lecito dire. E qualcuno sosterrà che quel che è illecito dire contro un individuo è altrettanto illecito dirlo contro un intero gruppo umano. Di qui la inamissibilità del razzismo. O del fascismo. Poiché la libera espressione degli intolleranti, dei violenti è un fatto che limita concretamente la libertà degli altri, dei loro avversari, dei loro capri espiatori. Se i limiti non sono stabiliti con un patto, il più forte, il più violento, il più intollerante, impone di fatto i suoi limiti.

La risposta di Metilparaben è una scorciatoia, un modo semplice di risparmiarsi la fatica di questa discussione che è invece ineludibile. La stessa democrazia non è un sistema che esiste allo stato puro, sospeso in un vuoto pneumatico. E' il prodotto di una storia, è disegnata su un modello. La nostra è (o vorrebbe essere) una democrazia liberale. Determinata da regole, contrappesi e limiti, dalla tutela dei diritti delle minoranze. La maggioranza non può decidere quello che vuole, può decidere entro i limiti della Costituzione. Una democrazia liberale discute e decide i suoi limiti.

Riferimenti:
Chi ha sdoganato Casapound
Chiudere Casapound?

Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti. Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, 1945
La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, 1945

Questo articolo di Angela Azzaro non mi convince. Attribuisce in modo diretto o indiretto una serie di cose alla Comencini, ma non si capisce perchè. Da cosa sono tratte queste cose? La Comencini non ha il senso della relatività del suo punto di vista? Non può esprimere un modello senza perciò volerlo imporre a tutto e a tutti? Siamo sicuri che esprima un modello e non una semplice correzione ad una situazione squilibrata, per cui qui e ora ha senso essere e mostrarsi sobrie?

Le minigonne e i tacchi a spillo le si potrebbe voler portare con leggerezza e ironia dentro un convento, perchè desiderare di farlo dentro un bordello? Un bordello è l'universo femminile rappresentato dall'immaginario berlusconiano. E' a quello che ci si rapporta. E se una donna vi aderisce non è libera di farlo? Certo che si. Anche un operaio che va a lavorare il giorno dello sciopero, fa il crumiro, aspira a diventare capo reparto, è libero di farlo. Posso criticarlo, o solo per questo divido la classe operaia e impongo la dittatura del proletariato?

La libertà (formale) va data per scontata. Si può allora andare un po' oltre la constatazione acritica del modo in cui viene usata. L'articolo esprime un filone apprezzato dal Foglio, descritto più ampiamente nell'articolo censurato da Alfabeta2, che ritorna anche nel testo sul velo. Siamo in Italia, in Europa e non in Afghanistan. Rispetto alle veline invece è come se fossimo nel nostro Afghanistan. Avrà un significato identitario far la velina in Arabia Saudita o la donna velata in Europa, ma non il contrario. Quel filone dice che l'emancipazione può passare anche attraverso ruoli ritenuti subalterni. E siamo d'accordo e non da oggi. Persino la prostituzione poteva essere un percorso di libertà. La prostituta era la donna di mondo, più colta e più libera di tanti angeli del focolare. Non per nulla donne emancipate venivano (e succede ancora oggi) apostrofate come puttane. Fatta la constatazione, c'è però da chiedersi come mai una donna per emanciparsi, liberarsi, affermare se stessa decida di passare per quei ruoli. Una donna con il burqa può finalmente uscire di casa e ne siamo contenti, ma perchè deve mettersi il burqa per uscire di casa? Divieto a parte, c'è poi un modello, un contesto, un sistema da criticare?

Ad Angela Azzaro non piace Cristina Comencini. Invece le suscita grande entusiasmo Marina Terragni, per la sua presa di posizione contro «Femminismo a sud». Quella sullo sdoganamento di Casa Pound è una parentesi, ma neanche tanto, perchè per accettare con leggerezza e ironia qualsiasi cosa, si finisce per accettare anche i fascisti e le fasciste. Chissà che non sia anche quello un percorso di emancipazione e affermazione di sé. Salvo poi categorizzare come "terroriste" quelle che si contrappongono a questa impostazione. Che si calzi con leggerezza e ironia anche un passamontagna.


Il blog "Femminismo a sud" ha prodotto un ampio articolo documentario su giornali e giornalisti che in questi anni hanno accreditato Casapound come un movimento politico presentabile e si sono persino battuti, con l'adesione ad un appello, perchè non si vietassero le manifestazioni del movimento neofascista.
Chi ha sdoganato Casapound.

L'articolo ha suscitato una reazione allarmata e indignata da parte di alcuni dei giornalisti citati, in particolare da parte di Alessandra Di Pietro, giornalista della rivista Gioia.
Sono la prima della lista.

La reazione di protesta, è stata sostenuta da Marina Terragni, che mette sotto accusa in particolare l'elenco dei nomi, qualificandolo come "lista di proscrizione".
Liste e femministe

Anche la risposta de «Gli Altri» a firma di Andrea Colombo ritiene di misurarsi con una "lista di proscrizione" e ribadisce la sua posizione a favore della libertà di manifestare per i fascisti.
Casapound. Ci avete proscritto ma non ci offendiamo

In verità, quell'elenco di nomi è la riproduzione di una petizione pubblica, che si può leggere sulle stesse pagine di Casapound.
Appelli di intellettuali artisti e politici per la libertà di manifestare

Parte dell'elenco si può leggere pure in un articolo di Piero Sansonetti in difesa dell'appello pro-Casapound.
Libertà di piazza per i fasci, c'è una sinistra da legge Scelba

Altre esponenti femministe, tra cui Loredana Lipperini, hanno disapprovato l'asprezza e il tono della protesta contro il blog "Femminismo a sud", poiché teso ad emarginare un gruppo di ragazze che da molti anni lavora per le donne, invece di scegliere di discutere con loro.
Occhi aperti, per favore

Ampia parte di questa discussione si può leggere sul forum di "Se non ora quando".

Intanto, la figlia di Ezra Pound, Mary de Rachewiltz, ha avviato un procedimento legale contro il gruppo neofascista, per inibirgli l'uso del nome di suo padre, dopo la strage dei senegalesi, la «goccia che ha fatto traboccare il vaso».
Pound mio padre non abita a Casapound



Già che ho criticato una precedente vignetta di Vauro sulla Fornero, voglio dire invece che questa la trovo geniale. Un disegno sintetizzato in uno schizzo. Basta leggere nei forum e nelle bacheche di Facebook: l'articolo 18 sarebbe un intralcio per il rinnovo di maestranze obsolete. E non più giovanissime. Sono le aziende a chiedere spesso i prepensionamenti dei più anziani. Sono gli anziani ad essere spesso oggetto di mobbing, per essere indotti a licenziarsi. Si aumenta l'età pensionabile, ma agli imprenditori i lavoratori anziani non piacciono. Aumento dell'età pensionabile e libertà di licenziamento: una combinazione micidiale.



Chissà perchè se si permette di licenziare illegittimamente gli adulti, si tutelano meglio i giovani.

Favorisce la crescita? Ma cresci sei fai dei prodotti buoni, se hai un processo di qualità, se sai innovare. Non se sei più libero di far fuori i delegati sindacali o i lavoratori che scioperano o esercitano i propri diritti.

L'articolo 18 non impedisce i licenziamenti collettivi per le ristrutturazioni aziendali, nè i licenziamenti individuali per inadempienze contrattuali, impedisce che si licenzi un lavoratore perchè è un ladro, quando invece non è vero che ha rubato. 

Senza l'articolo 18 ci sarebbero licenziamenti mirati contro persone scomode, perchè sindacalisti, gay, ebrei, qualsiasi cosa non abbia a che fare con l'adempimento del contratto e le esigenze produttive e organizzative dell'azienda. Pochi o tanti, sarebbero  licenziamenti illegittimi e ingiusti. Il voler concedere agli imprenditori la libertà di attuare licenziamenti di questo tipo non non ha nessuna giustificazione economica. 

Si usa una disparità per predicare un riequilibrio al ribasso. Non è vero che l'art. 18 tollera licenziamenti di questo tipo nella maggior parte delle aziende. Esiste proprio per impedirli. Ma nelle aziende con meno di 15 dipendenti non è in vigore. Si è fatto un referendum nel 2003 per estenderlo a tutte le aziende. Chi ha votato no o si è astenuto per farlo fallire, ha agito lui perchè licenziamenti di questo tipo continuassero ad essere possibili nelle piccole imprese.



Cari compagni del Manifesto, oggi  la vignetta di Vauro non mi piace. Un operaio che sculaccia la Fornero piangente. Un uomo che sculaccia una donna. Fa niente che lui sia proletario e lei borghese. "Travolti da un insolito destino" era una parodia. Una contraddizione non viene prima dell'altra. Ricordo il vicepresidente Bush rivolgersi alla rivale Geraldine Ferraro, per contraddirla: "lei ha detto una bugia e si meriterebbe una bella sculacciata". Ad un rivale uomo non si sarebbe rivolto così. Un ministro uomo non verrebbe sculacciato nelle vignette di Vauro. Magari sodomizzato, ma è sempre un modo di "rendere femmina". C'è poco da fare. Sul sessismo non avete la stessa cautela, la stessa cura, la stessa preoccupazione, la stessa avversione che avete sul razzismo o sull'antisemitismo. Voi come tutti.

P.s. Naturalmente sull'articolo 18 la penso come voi.



Marco Rizzo, sul sito del suo partito, esprime cordoglio per la morte di Kim Jong-Il.
Il  Segretario del Partito Marco Rizzo e il Responsabile esteri Alfonso Galdi , hanno  espresso dolore e presentato le proprie condoglianze al popolo nordcoreano per la morte di Kim Jong-il,  guida della causa rivoluzionaria dell’ideologia Juche e del Partito, dell’esercito e del popolo della Repubblica Democratica Popolare di Corea.
Un assessore del comune di Torino e esponente abbastanza di "sinistra" del PD piemontese coglie la palla al balzo sulla sua pagina di Facebook, per apprezzare l'ostracismo a sinistra nella politica delle alleanze del suo partito.
Apprendo che esiste il PCSP, partito comunista sinistra popolare. Che il segretario è Marco Rizzo. Che sono affranti dalla morte di Kim Jong-il, guida e faro dei noti ideali rivoluzionari nord coreani. Mi rincuora sapere che non ci saranno più cartelli elettorali così ampi da averci a che fare.
Bisogna però ricordare che Marco Rizzo era il numero due di Diliberto, votò la fiducia a Prodi, fece parte della maggioranza che appoggiò il governo D'Alema e il governo Amato. Nel 2001, sempre con il Pdci, fece parte della coalizione dell'Ulivo che sosteneva Rutelli e Fassino ed escludeva Rifondazione Comunista.

Sul fatto che la solidarietà con un regime come quello nordcoreano sia inaccettabile sono d'accordo. E anch'io mi sentirei sollevato dal non dovermi alleare con chi esprime una tale vicinanza. Mi chiedo però se sia proporzionato considerare qualcuno più bandito di qualcun altro. A sinistra abbiamo dirigenti e partiti che hanno espresso attivo e partecipato consenso a guerre e aggressioni militari. Che hanno chiamato "diritto all'autodifesa" i bombardamenti su Gaza, con la morte di 1400 persone. Come già esposto sopra, tutti questi e Marco Rizzo sono stati insieme, per anni e senza neanche litigare. Perchè avrebbero dovuto? Basta levarne uno, per rimanere in buona compagnia?



La Corte dell'Aja è entrata in vigore nel 2002, alla ratifica dello statuto da parte del sessantesimo stato.

Parla di "sospetti" di crimini di guerra in relazione all'omicidio di Gheddafi. Una formulazione molto blanda, per un linciaggio e una esecuzione sommaria evidente, persina filmata.

Ciò detto, è probabile che per casi anche più gravi, la Corte sia rimasta in silenzio. Organismi di questo tipo si danno una mossa per dare una copertura legale a situazione di aggressione militare e una parvenza di autonomia per se stessi.

La stessa Corte a giugno aveva incriminato Gheddafi addirittura per crimini contro l'umanità e disposto il suo arresto.


La Corte dell'Aja: «Sospetto crimine di guerra l'omicidio di Gheddafi»



La definizione con cui i giudici si sono misurati, non è quella di "insulto razzista" o di "razzismo", ma di "discriminazione o odio etnico, nazionale, razziale o religioso".

La definizione è tratta dall'art. 3 della Legge 205/1993 (Legge Mancino).

Art. 3. Circostanza aggravante.
1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.

La prima sentenza della Cassazione ha inteso la discriminazione come attività finalizzata all'organizzazione della stessa. Per cui, dare dello "sporco negro" sarebbe discriminatorio solo se finalizzato alla formazione di una società razzista. Se è un semplice sbotto invece no, sarebbe solo ingiuria. Inoltre, la prima sentenza distingue diverse gradazioni del sentimento negativo. Se invece di essere odio, è solo antipatia, avversione, non si configura il reato espresso nella legge Mancino.

La seconda sentenza della Cassazione, che contraddice e supera la prima, ritiene che la discriminazione consista nel semplice disconoscimento dell'uguaglianza e quindi nella sola affermazione inferiorizzante. Inoltre, rifiuta qualsiasi gradazione del sentimento dell'odio.

Dunque, il contendere è intorno al significato di "discriminazione" e di "odio".

Poco importa, secondo me, che i giudici della prima sentenza possano ugualmente ravvisare il razzismo nell'espressione "sporco negro". Non lo negano, ma neanche lo affermano. Sta di fatto che lo equiparano ad una comune ingiuria e non lo perseguono in quanto tale.



Il fatto che Dubcek abbia perso, non ha cambiato il nome alla Primavera di Praga.

Questa idea che la "primavera araba" sia tale solo se gli esiti sono positivi, è molto diffusa.

La metafora della primavera, nel linguaggio giornalistico, fu introdotta con il 1968 cecoslovacco, che finì male. Ma rimase primavera, anche nei libri di storia. La primavera è solo una prospettiva di cambiamento, dopo un lungo inverno di stabilità autoritaria, autocratica, dittatoriale. Nel caso dell'Egitto, la primavera sono i giovani di Piazza Tahir. Se poi prevarranno l'esercito o i fratelli musulmani o un patto tra i due, non sarà per colpa e volontà di quei ragazzi. Negare che sia primavera, significa indicare il difetto già nel movimento.



Uno dei primi blog politici italiani (e di sinistra) spiega perchè è contrario alla chiusura di Casa Pound.
Se vogliamo discutere di un principio, dobbiamo discutere della Costituzione.

La Costituzione della Repubblica Italiana, alla XII delle Disposizioni transitorie e finali, stabilisce: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».

Siamo favorevoli o contrari a questa disposizione costituzionale? Se siamo favorevoli, possiamo valutare l'opportunità che singole formazioni neofasciste possano esistere. Non perchè ne abbiano il diritto, ma perchè l'autorità valuta opportuno non scioglierle.

Poi, c'è la questione di quale autorità. Non siamo in una realtà nella quale un arco costituzionale si distingue e si contrappone nettamente al neofascismo. Un intero schieramento politico, il centrodestra, non esita ad espandersi fino alla destra estrema.

Secondo me, una formazione neofascista può esistere fino a che non combina un guaio. Quando i suoi militanti iniziano ad essere responsabili di episodi di violenza politica, quando addirittura provocano morti e feriti, la loro formazione può essere sciolta.

Non si tratta di nascondere la polvere sotto il tappeto. Si tratta di togliere la polvere, sapendo che in breve tempo si riforma. Non c'è la possibilità pratica, concreta di eliminare i fascisti, i razzisti e il fatto che essi si diano forme organizzate. Si può però rendere la cosa la più difficile e complicata possibile. Sciogliere una organizzazione, vuol dire farle cambiare nome, simbolo, marchio, sede, spezzarne la continuità organizzativa. Non è risolutivo, ma può essere utile, quando quell'organizzazione dimostra di voler forzare i limiti che la democrazia e la legalità le impongono.

Un altro dato a favore è che lo scioglimento di Casa Pound è una richiesta della comunità senegalese di Firenze.

* * *

Io faccio una ipotesi di corresponsabilità. Naturalmente, deve esserci una inchiesta, un processo, una sentenza. Quello che mi sembra certo è che CasaPound abbia avuto subito un atteggiamento omissivo, non collaborativo, cercando di cancellare ogni traccia della partecipazione del militante omicida al loro movimento.




Le leggi che concepiscono un diritto duale tra autoctoni e stranieri sono leggi discriminatorie. Discriminano su base razziale. In questo senso, sono razziste. E non è eccessivo considerarle così. Una volta aperta la porta alla discriminazione, la discriminazione ci entra in casa. Poi ci dividiamo su dove può accomodarsi. Qualcuno dirà che può stare solo nell'atrio, qualcun altro vorrà farla accedere al salotto, un altro ancora vorrà concederle anche la cucina e il gabinetto. Una volta accettata la discriminazione, la discussione sarà su quanta e quale discriminazione. In una discussione di questo tipo, l'antirazzismo è più debole. Anzi, non esiste più, non è più il principio regolatore.



Penso sia brutto infierire su una persona per le sue caratteristiche fisiche (bassa, grassa, pelata). Specie nei confronti delle donne, il cui valore è misurato sulla bellezza.

Il singolo insulto può sembrare una inezia, ma queste persone sono accompagnate tutta la vita di uno stillicidio di inezie di questo tipo. Insulti esplicitamente aggressivi e dileggianti quando erano bambini e adolescenti, insulti più blandi e ironici una volta divenuti adulti.

Per non parlare dell'insulto indiretto, rappresentato in televisione, sui giornali, o anche solo nelle conversazioni altrui.


Che Mussolini fosse pericoloso lo capì molto tardi lo stesso Croce, che in principio aderì al fascismo, pensando che avrebbe riportato ordine in Italia. Poi ancora dopo il delitto Matteotti, a Mussolini votò la fiducia, perche secondo lui il sostegno dei liberali avrebbe potuto sottrarlo all'estremismo delle squadracce.

Quella di Croce era una strategia di evitamento del conflitto. Dovuto anche all'idea che il fascismo fosse un male morale che, necessariamente, sarebbe stato superato dalla storia.

Ingrao spiega così la sua scelta comunista: "Prima ci rivolgemmo a Benedetto Croce, per chiedergli cosa dovevamo fare. Lui ci rispose: tornate a studiare."


Il punto non è negare che possa esserci una certa componente di follia. Non sapendo improvvisare una perizia psichiatrica, non saprei però sostenerlo, se non sulla base di qualche vaga approssimazione, tipo: "ha ucciso, si è ucciso", quindi tanto normale non doveva essere. Lo stesso razzismo è un sentimento irrazionale e potrebbe pure rientrare nella follia.

Quel che trovo inquietante è usare la follia per negare la motivazione razzista. Se per follia, si vuol dire che ha avuto un raptus, tenderei ad escluderlo. Pare un folle abbastanza coerente e preparato.

Abbiamo una persona di estrema destra; che milita in formazioni di estrema destra; che ha scritto testi fascisti, antisemiti, razzisti ed è stato pure pubblicato; che possedeva armi e porto d'armi; che si esercitava al poligono di tiro; che ha sparato contro gente di pelle nera ed ha ucciso due senegalesi, e ferito altri due. Un bianco non lo ha preso neanche per sbaglio (per fortuna). Cosa manca perchè sia razzismo? La certificazione del Fuhrer? Che pure lui si è suicidato. E più di uno ha provato a spiegare Hitler con la follia.

 * * *

Il razzismo posso considerarlo irrazionale. Ma questo non significa “folle” nel senso della salute mentale. Il razzismo è un modo di pensare che nega la responsabilità individuale, gli individui, considera solo le appartenenze di gruppo (razziale, etnico, religioso), le considera in contrapposizione, per accedere a risorse contese e limitate. Noi e loro. O noi o loro. Non ce n’è per tutti. Loro devono venire dopo, loro devono rinunciare, loro devono andarsene, loro devono essere fatti fuori. Ci sono vari gradi di intolleranza. E tuttavia, quella in apparenza più "accettabile" usa l’altra, la sollecita e poi si propone come soluzione moderata e ragionevole per prevenirla.

Se si tratta solo e semplicemente di un folle, non c’è nessun problema. Noi siamo sani, io sono sano, tu sei sano. Qualcuno fuori di testa c’è sempre. E’ una questione che riguarda gli psichiatri. Per me, è questo discorso ad essere banale. Dire che si tratta razzismo è soltanto elementare: contro la negazione dell’evidenza, non c’è da essere particolarmente originali, c'è un affermare e uno spiegare ovvio e, appunto, elementare.

* * *

Io non so cosa sia più giusto fare. Non sono nè un dottore, nè un politico, nè uno stratega. Intuitivamente mi sembra che lo sdegno di fronte ad una strage sia una reazione adeguata. O comunque naturale, immediata, umana. Non credo di essere capace di inibirla per non dar soddisfazione all’egocentrismo dell’assassino (ormai suicidato) e dei suoi sostenitori. Non ci hanno fatto un dispetto. Hanno ammazzato due persone, paralizzato una terza, ferito una quarta.

La destra estrema sarà tollerata dalle autorità, per tenere sotto controllo persone disturbate altrimenti pericolose. Ma se si verifica una strage, questo tener sotto controllo evidentemente è poco efficace.

Inoltre, il razzismo non si riduce alle teorie dell’estrema destra. C’è stata una politica di criminalizzazione degli immigrati e degli zingari condotta da un partito di governo. Fiancheggiata da giornali e telegiornali. C’è stata la politica dei sindaci sceriffo di centrosinistra.

Ricordo, quando ci fu l’omicidio Reggiani, si riunì d’urgenza il governo, consiglio dei ministri straordinario, per decretare d’urgenza un pacchetto sicurezza. Oggi, c’è stata una strage, il giorno prima un pogrom. Il governo, non so nemmeno se ha fatto un commento d’urgenza.

Viene anche a me da pensare che l’intolleranza violenta sia un prodotto della crisi. E’ un mio pensiero automatico. Non so fino a che punto giusto. In pieno boom economico esisteva il razzismo contro i meridionali. Negli anni ‘70, all’apice del nostro benessere, c’era molto violenza politica, ma anche sociale. I quartieri e le scuole erano infestate di violenza. In Italia ci siamo accorti degli immigrati stranieri, nel 1989, con l’assassinio di Jerry Maslo a Villa Literno. Non sono più tanto sicuro che esista un nodo, sciolto il quale tutti gli altri si sciolgono più facilmente.

Secondo me, se esiste una parte della società italiana contraria al razzismo e alle discriminazioni, questa parte deve trovare il modo di dirlo, di esprimersi, di protestare, di farsi vedere e riconoscere. Altrimenti, invece del conflitto tra antirazzisti e razzisti, ci sarà un conflitto tra razzismi comunitari, a Firenze tra italiani e senegalesi. Se la faccia e la voce degli italiani, quella che può gridare e vibrare, è solo quella razzista, perchè dovrebbe ricevere una risposta diversa da chi la subisce? Perchè non dovrebbe esserci un razzismo dei discriminati? Perchè un senegalese non dovrebbe anche lui poter perdere la testa e vendicarsi a modo suo, se viene lasciato solo? 


In una famiglia torinese, essere stata stuprata da due rom è meno peggio che avere fatto l'amore con il proprio ragazzo. Così, parte una falsa accusa, che provoca un pogrom. La Stampa, il giornale della città, asseconda, senza saperlo, con il titolo che si vede in foto. Poi chiede scusa, perchè l'accusa era falsa. Ma anche se fosse stata vera?

Una cosa sono i dati che si scelgono di dare, un'altra quelli che si scelgono di enfatizzare. Negli anni '60 si scriveva nei titoli a caratteri massimi che l'autore di un delitto, di una rapina, di un reato, era calabrese, siciliano, napoletano, pugliese. Oggi non si fa più. Lo si fa con gli stranieri. Qualche volta lo si fa con gli italiani se la vittima è straniera. O per un significato antixenofobo, volto a dimostrare che anche gli italiani possono essere delinquenti e anche gli stranieri vittime. O per la legge giornalistica secondo cui una vera notizia è quella del cane che morde l'uomo. Secondo me, nei titoli queste specificazioni di appartenenza, sarebbe molto meglio evitarle.

Piero Fassino dice che «oggi il movimento è guidato e diretto da gruppi estremisti il cui unico obiettivo è l’esercizio della violenza. La «La storia del movimento ha avuto due fasi distinte a un momento iniziale dove la contestazione coinvolgeva gran parte della valle e della popolazione, è seguita una fase dove il “no” alla Tav è diventato un “no” pregiudiziale e irrazionale a qualsiasi grande opera, giudicata di per sé un danno e uno spreco». E che il cambiamento è scattato «Dopo l’entrata in campo di Virano» Cioè dopo Venaus 2005. Vediamo allora come veniva trattato il movimento nella prima fase:



L'ineffabile Stefano Esposito, l'onorevole del PD dalla dichiarazione facile (cit. Diego Novelli) ha dichiarato che “Un ragazzo che lancia pietre contro la polizia, anche se finisce in ospedale, non è un eroe”. Lo dice a Michele Curto, capogruppo comunale di Sel, che è «andato ad omaggiarlo in ospedale» Lui, a differenza di Curto, spera che quel ragazzo sia denunciato. Questa estate, sperava che Nina e Marianna fossero condannate ai lavori forzati.

Se quel ragazzo sedicenne è stato colpito da una pietra lanciata da un poliziotto, quel ragazzo è certamente vittima di una grave illegalità. E se l'onorevole difende o giustifica un fatto del genere, fa apologia di reato. Forse, meriterebbe di essere denunciato lui.

In una dittatura, dove le leggi valgono solo per i sudditi, l'onorevole avrebbe ragione. In una democrazia, in uno stato di diritto invece ha torto, perchè la polizia fa il proprio dovere nei limiti e nei modi previsti dalla legge, in quanto anche l'autorità è sottomessa alla legge, quindi non può lanciare pietre, sparare lacrimogeni ad altezza d'uomo, usare gas CS, usare manganelli tonfa. Se lo fa, viola la legge e chi la difende fa apologia di reato. Non solo, un tale modo di farsi sostenitore della polizia, finisce per esprimire disprezzo nei confronti della stessa, in quanto la si declassa da forza tutrice dell'ordine pubblico a banda contrapposta ad un'altra banda. La polizia ha bisogno di essere sostenuta nel suo ruolo, non di ultras che la strumentalizzano come fosse l'ala militare di una fazione.

* * *

Nel mondo tutto mio, c'è un onorevole che ad ogni manifestazione dei notav, conquista l'attenzione di tutti con dichiarazioni fascio-demenziali, a cui seguono contestazioni e insulti nelle varie pagine dei notav che gli esprimono il loro disprezzo. Già lo hanno soprannominato il disonorevole. Nel mio mondo, tutto questo è sbagliato, perchè l'onorevole è stato selezionato e nominato da un partito. Se è entrato in parlamento, non è stato per capriccio suo, ma perchè un partito lo ha eletto. Ora, quel partito, superfavorevole alla tav tanto da invocare l'intervento dell'esercito contro i manifestanti, usufruisce di una testa d'ariete per attaccare (briga?) e di un parafulmine che catalizza tutta l'incazzatura. Tutto nella stessa persona. Troppo comodo. Se l'onorevole Esposito dice quello che dice a nome del suo partito, è il suo partito che deve rendere conto. La signora Bragantini, il signor Mercenaro, il signor Franceschini, il signor Bersani. A loro vanno indirizzate le proteste, sono loro che devono rispondere, se un rappresentante del loro partito si esprime in modo tale che avrebbe fatto vergognare anche Mario Scelba.




Il segretario del Prc propone di obbligare la Merkel a cambiare politica, mettendo sul piatto la possibilità di non pagare il debito alle banche tedesche interessate a fare shopping in Europa e ad abbassare il costo del lavoro in Italia, in quanto il nostro sistema produttivo è subfornitore del sistema produttivo tedesco. Ferrero perciò dice che la Merkel ci obbliga a fare una politica recessiva. 

Questo suggrava il rapporto debito/pil (che deve essere non più del 60%). Per rispettare quel parametro, contano entrambi i termini del rapporto, quello del debito e quello del pil. Se facciamo una politica che deprime il pil abbiamo in proporzione più debito. E di conseguenza, siamo meno credibili come debitori capaci di assolvere il debito. Di conseguenza ancora, per riuscire a vendere i titoli di stato dobbiamo fare interessi più alti. Più sono alti gli interessi, più è arduo pagare il debito, più dobbiamo indebitarci ulteriormente per riuscirci. E' la spirale in cui finisce per trovarsi un debitore in preda agli usurai. 

Nel video, gli interventi di Ferrero si possono ascoltare a: 00.28, 01.07, 01.35, 01.55, 02.05, 02.51




Questo articolo di Paolo Barnard secondo me, dice una cosa giusta ed una sbagliata, o quanto meno molto precaria.

Quella giusta è che è vero, finanziariamente la nostra economia potrebbe dirsi sana se non fosse strozzata dal pagamento degli interessi sul debito (circa 70-90 miliardi di euro l'anno).

Quella sbagliata, o molto dubbia, è che il problema si potrebbe risolvere con il ritorno alla moneta sovrana (la lira). E' molto dubbia, perchè scambieremmo il debito con l'inflazione e quindi salari e pensioni sarebbero taglieggiate allo stesso modo o addirittura di più, salvo ripristinare la scala mobile. L'indicizzazione esiste ancora per le pensioni, ma come si vede è possibile toglierla. L'inflazione fa crescere il costo del denaro e questo rende ugualmente difficoltoso l'accesso al credito da parte delle imprese. Insomma, sarebbe cambiare un problema con un altro. A meno che non si pensi ad un ritorno temporaneo alla lira, concordato con i partner europei, il tempo necessario di un riallineamento finanziario, da attuarsi su un tempo più lungo di quello previsto dalle manovre lacrime e sangue (ma che tempo è previsto), puntando sulle esportazioni. Una cosa simile all'uscita dallo SME nel 1992. Però, Germania e Francia non sarebbero d'accordo.

E' vero che l'equilibrio di bilancio non può far finta che non esistano anche gli interessi da pagare, ma dato che questo vincolo ha assunto una dimensione usuraia, è diventato un meccanismo di redistribuzione del reddito alla rovescia, si tratta di capire da cosa dipende e come se ne esce. Indebitarci per pagare il debito, ci tiene dentro la spirale. Tartassare le pensioni, il lavoro, la casa, altrettanto in quanto favorisce la recessione e quindi la proporzione del debito aumenta. Infatti, ad ogni manovra correttiva ne segue una più pesante. Così è successo in Grecia, così sta succedendo in Italia.

La strada possono essere due. 1) Risanare seriamente andando a toccare le risorse dello strato sociale più ricco, il 10 per cento che detiene il 44 per cento delle ricchezze nazionali, per esempio tassando almeno del 5 per cento i patrimoni sopra gli ottocentomila euro e recuperando una parte consistende dell'evasione fiscale. 2) Oppure cambiare la politica del direttorio europeo con una riforma della BCE, che trasformi l'euro in una moneta sovrana europea, con il potere di prestare soldi agli stati ad un tasso d'interesse molto più basso.

Ge.Ri. Recupero Crediti per conto di Fastweb mi chiede di pagare una bolletta del sett-ott 2009, di 250 euro circa. In effetti, quella bolletta a suo tempo non l'ho pagata e per non pagarla bloccai anche il RID bancario. Ma lo feci perchè un operatore Fastweb mi suggerì di fare così. Volevo cambiare piano di abbonamento. Andai ad punto vendita Fastweb a MediaWorld. L'operatore mi suggerì, per fare le cose più in fretta, di disdire il mio contratto e di intestarne uno nuovo a mia moglie, attendere il giorno della installazione della nuova linea (che avvenne il 7 settembre 2009) e spedire la raccomandata di disdetta il giorno stesso, quindi bloccare il read. Così feci. E il periodo settembre-ottobre come tutti i successivi li pagai con bollette intestate a mia moglie. Tutto questo a Ge.Ri. e a Fastweb (a qualcuno che risponde per loro ai numeri indicati nel sollecito di pagamento) non interessa. Il loro operatore avrebbe comunicato la disdetta solo il 30 ottobre e comunque non è così che si cambia piano di abbonamento, stava a me informarmi bene. Ok, probabilmente sono stato stupido a non cogliere che il suggerimento dell'operatore aveva qualcosa di contorto. Forse a lui conveniva così, perchè faceva un nuovo contratto e magari incassava un incentivo. Sta di fatto che a disinformarmi è stato lui. Dunque, bisogna informarsi bene e non fidarsi di quel che dicono e suggeriscono gli operatori di Fastweb.



Le lacrime di Elsa Fornero sono indeterminabili. Possono essere commozione sincera, lacrime di coccodrillo, messa in scena, reazione nervosa allo stress. Come si fa a dirlo? Quello che però, certamente quelle lacrime finiscono per significare è che il governo sta compiendo una dolorosa necessità, che non vorrebbe ma deve. Questo, sincero o meno sul piano emozionale, politicamente è un messaggio falso. Hanno fatto una scelta politica. Potevano farne altre.  

Le misure sono queste:

- Congelamento dell'adeguamento delle pensioni all'inflazione per tutto il 2012.
- Pensione d'anzianità portata a 42 anni per gli uomini e 41 per le donne.
- Convergenza tra uomini e donne per la pensione di vecchiaia all'età di 66 anni, da raggiungere per le donne entro il 2018.
- Contributivo per tutti, quindi fine del retributivo dal gennaio 2012.

A parte il primo punto che è transitorio e eccezionale, gli altri consistono nella cosiddetta accelerazione della riforma delle pensioni. Cosa che la Fornero sosteneva prima ancora di diventare ministro.




Riguardo il passivo del bilancio Inps, bisogna considerare la mole dell'evasione contributiva e il fatto che l'Inps paga anche l'assistenza, che invece dovrebbe essere caricata sulla fiscalità generale. Recupero dell'evasione e separazione tra previdenza e assistenza, queste sarebbero riforme da attuare. Il bilancio Inps è tornato in rosso l'anno scorso per 3,7 miliardi. In conseguenza della crisi, aumentano ammortizzatori sociali, indennità economica di malattia e maternità, assegni al nucleo familiare, la cassa integrazione (La CIGS è una prestazione economica erogata dall'Inps per integrare o sostituire la retribuzione dei lavoratori al fine di fronteggiare gravi situazioni di eccedenza occupazionale che potrebbero portare a licenziamenti di massa) e diminuiscono le entrate contributive. Mentre invece i provvedimenti del governo vanno ad incidere sulle pensioni dei lavoratori dipendenti.


Pensioni, le lacrime della Fornero



Io sono favorevole. La penso come Flores D'Arcais. Travaglio con il suo articolo è sprofondato sotto terra: peggio di un suicidio. Un testo da vero liberale alle vongole. Lo stesso atteggiamento offensivo, insultante di un qualsiasi esponente dell'Udc. Travaglio è un grande giornalista di cronaca giudiziaria. Non dovrebbe mai occuparsi di nessun altro argomento. Usa gli stessi argomenti degli antiabortisti. Sta a coloro che negano il diritto al suicidio riuscire ad argomentare questa loro negazione, senza insultare chi sceglie di suicidarsi. Se non ci riescono - e finora non ho letto o sentito nessuno che ci sia riuscito - forse c'è qualcosa che non va nella loro posizione.

Chi ha detto che il medico deve uccidere? Il medico assiste. Ti istruisce su come fare. Lui vigila sul fatto che tutto avvenga in modo indolore. D'altra parte, un medico non uccide un feto, futuro potenziale bambino? Lo fa in modo molto più diretto e cruento. Ma poi che sia giusto o no, rispetto ad un astratto parametro ideale (quale?), quello che conta è l'alternativa pratica, concreta. Come diceva Pannella: noi siamo favorevoli all'aborto, perchè l'alternativa è peggio: sono le mammane. Tutto qui. E l'alternativa al suicidio assistito è che la gente si ammazza da sola. Ieri un uomo ha buttato la moglie malata dalla finestra. E poi si è ucciso lui. L'anno scorso, qui sotto in giardino, in pieno giorno, con tutta la gente, tutti i bambini, un uomo della stessa età di Magri, si è seduto su una panchina, ha estratto la pistola e si è sparato in testa. Perchè dovrebbe essere meglio questo?

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Il suicidio non è un fatto complicato da mille implicazioni etiche? Il feto è una vita già esistente. In pochi mesi diventa bambino. E ha tutta la vita davanti. Non esiste un argomento razionale per sostenere che assistere al suicidio di un ottantenne, sia peggio che uccidere un feto. Non bisogna lasciare gli aspiranti al suicidio da soli? Forse che bisogna lasciare sole le mamme che vogliono abortire? Cosa c'entra l'esigenza di dare risposte con il riconoscere che l'ultima parola è della persona, per cui gli puoi dare tutte le risposte che vuoi, però alla fine decide lui. O lei. Noi siamo una unità psicofisica. Non ha senso fare una discriminante sulla base organica della malattia. La depressione può essere peggio di un tumore. In ogni caso, chi altri può stabilirlo, chi altri può sindacare il motivo, se non colui che vuole morire?

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Nel caso del suicida le vite in gioco possono essere anche centinaia. Un pilota d'aero lasciato dalla sua fidanzata, andò a schiantarsi su un monte con tutto l'equipaggio. Dalla scatola nera risulta la disperata conversazione con la pilota assistente che cerca di dissuaderlo. Un uomo che si butta dalla finestra può ammazzare chi passa di sotto. Un uomo che si suicida con la pistola può ammazzare un passante. Un uomo che si suicida con il gas, può far esplodere un condominio. Ce n'è di gente che per ammazzare se stessa ha fatto una strage. Ma anche se uno riesce ad ammazzarsi bene da solo, in un giardino pubblico, in pieno giorno, davanti a tutti, non riesco a capire perchè sia meglio, più civile. Nè capisco perchè, in termini etici, sia più grave assistere un ottantenne che uccidere un feto. Certo, neanche a me possono chiedermi di fare da assistente. Non possono chiedermi neanche una puntura, per prelevare il sangue dalla punta del dito indice. Figuriamoci se praticherei un aborto. Insomma, non mi è mai passato per la mente di fare il dottore. E neanche l'infermiere.

L'idea che dare un supporto istituzionale al suicidio, significhi favorirlo, è la stessa degli antiabortisti. Riconosci un diritto, dai un servizio e... sicuramente tutti vengono ad ammazzarsi. E chi deve accoglierli sicuramente li ammazza subito. E tutte abortiscono. E tutti divorziano. E tutti diventano gay. Per me non c'è da fare nessuna graduatoria. Io sto bene, non sono nè malato, nè depresso. E però se per i cavoli miei, voglio ammazzarmi devo poterlo fare. E' civile che lo stato mi assista.

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Questa idea che lo stato debba assistere, serve proprio per eliminare il dolore. Così come l'idea opposta, dato che non può impedire il suicidio, vuole almeno infliggere la punizione del dolore. Siamo in pieno moralismo cattolico. Io non ho nessuna certezza granitica, infatti non voglio decidere per l'altro: rispetto la sua volontà, il suo mistero. Ne prendo atto. Io immagino che Lucio Magri abbia lottato contro la sua depressione. Che ne abbia parlato ai suoi amici più intimi anche per chiedere aiuto. Che tutti abbiano cercato di dissuaderlo. Hanno avuto la delicatezza di informarci che ha provato due volte. Ed è tornato indietro. Non era povero. Non era derelitto e abbandonato. Sicuramente poteva scrivere sul Manifesto quando voleva. Con il suo libro era tornato a girare per l'Italia per presentarlo. Poteva fare il conferenziere. Persino all'estero, dato che è stato tradotto in Inghilterra, Spagna, Brasile, Argentina. Non voleva più vivere. E' un dolore per me. Figurati per chi gli era vicino. Non voleva più vivere. Punto.

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Non c'entra niente il boia. Il boia uccide. Qui si tratta solo di permettere ad una persona di andarsene e di aiutarla a farlo in modo indolore. Spero di non averne mai bisogno, ma se un giorno sarà, spero di trovare un medico che mi aiuti. Non puoi farti carico di una persona oltre e contro la sua volontà. Puoi circumnavigare tutto quel limite per vedere se puoi passare da qualche parte. Ma se alla fine non riesci devi prendere atto. E aiutarlo nella sua ultima volontà. Tu come stato.


Eutanasia e suicidio assistito

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