La giornata della memoria è stata criticata negli anni per almeno tre motivi: 1) E' un appuntamento retorico e come tale banalizzante; 2) Non riguarda l'Italia che non ha le responsabilità della Germania; 3) Afferma la centralità di un genocidio e così relativizza, peggio dimentica, l'importanza di altri genocidi.

* * *

In questo paese, non la pensiamo allo stesso modo nei riguardi di alcune giornate celebrative. Per esempio sul 25 aprile. Ma anche sul 1 maggio. Mentre il 25 aprile è apertamente contestato da una parte dello schieramento politico, il 1° maggio è vissuto come proprio solo da una parte degli italiani. Basta partecipare alle celebrazioni per rendersene conto.
Così è anche nei confronti della giornata della memoria. Il cui significato non è affatto universalmente riconosciuto, neppure qui in Italia, e non solo da parte dei fascisti o post-fascisti. Sorvolando su chi sostiene che l'olocausto è una "menzogna", si è diffusa negli ultimi anni, nella cosiddetta storiografia revisionista, una tesi relativista (sostenuta per esempio da Sergio Romano), secondo cui la Shoah, è stata si un grande massacro, ma pari ad altri grandi massacri, per esempio lo sterminio dei kulaki. Tesi che si è riflessa anche nel dibattito parlamentare istitutivo del giorno della memoria, in cui tutta la destra chiedeva fosse la giornata in onore delle vittime di tutti i totalitarismi.
Allora, nel paese che fu principale alleato della Germania hitleriana, che approvò le leggi razziali, che ha ancor oggi una parte importante del suo schieramento politico erede di quella storia, in cui il revisionismo storiografico è tutt'altro che ai margini e la memoria storica tra le giovani generazioni tutt'altro che diffusa e radicata, ha senso provare a costituire attorno al rifiuto totale del razzismo antisemita e della coscienza storica delle nostre responsabilità, un elmento di identità nazionale? Tentativo che è lotta politica, e non può essere altrimenti. Secondo me, si. (gen. 2003).

* * *

L'antisemitismo moderno ha avuto proprio nel nazionalismo il suo centro propulsore. La preoccupazione di attenuare le responsabilità del proprio paese nella persecuzione antiebraica - dell'Italia, il paese delle leggi razziali, del manifesto della razza, della esplusione degli ebrei stranieri, abbandonati alla mercè dei nazisti, della epurazione ebraica nella scuola, nelle università, nella pubblica amministrazione, il paese della Direzione demografica della Razza, al Ministero degli interni; il paese degli ebrei esclusi dal servizio militare, ma obbligati al lavoro forzato in guerra, il paese delle confische dei beni degli ebrei, dei campi di lavoro consegnati ai nazisti sotto la RSI. Il paese della più grande legislazione antisemita dopo la Germania - in cosa affonda le sue radici?

Sulla giornata della memoria non siamo d'accordo, perchè non siamo d'accordo sull'oggetto della memoria. Per questo non sarà mai una giornata di mera retorica e celebrazione, ma di scontro storico-politico anche aspro. Se pure venisse abolita, questa giornata probabilmente ormai sopravviverebbe. (gen. 2003)

* * *

Il regime fascista ha teorizzato l'equazione ebrei-antifascisti, ha prodotto una legislazione antiebraica, ha epurato gli ebrei da scuole, università e pubblica amministrazione, ha negato la cittadinanza agli ebrei stranieri che già la possedevano, cacciandoli dal paese, sotto occupazione la RSI ha concretamente e attivamente aiutato i nazisti nella persecuzione antiebraica. Migliaia di ebrei hanno perso la vita, molti di più hanno subito discriminazioni, umilliazioni, privazioni. Tutto ciò non è sufficientemente ripugnante? Non lo è ancora di più se si pensa alla natura politica della sua origine, al suo 'innesto in un paese, una società fino ad allora sostanzialmente immuni da razzismo e antisemitismo? (gen. 2003)

* * *

La maggior attenzione al genocidio degli ebrei, ha almeno quattro motivi: 1) E' avvenuto in casa nostra, in Europa e l'Italia ne è stata coinvolta come principale alleato del Terzo Reich: siamo il paese delle Leggi razziali (1938). E' qui che dobbiamo darci gli antidoti perchè non si ripeta. E di norma prestiamo più attenzione al nostro mondo. 2) Caso unico nella storia, quel genocidio è stato teorizzato e messo in atto con un sistema burocratico-industriale, per cui ogni elemento coinvolto, proprio come l'operaio della catena di montaggio, non aveva il controllo nè del processo, nè del prodotto, e non se ne sentiva responsabile. 3) La vittima era designata tale, non in ragione dell'esercizio di una qualche forma di opposizione, ma per via del suo solo essere ebreo. Senza conflitto. Un massacro fine a se stesso, senza guerra civile, senza terra da conquistare, senza popolo ribelle da sottomettere. 4) Quel genocidio è negato, a partire in particolare dagli anni '80, da pseudo-storici, simpatizzanti filo-nazisti con grande impatto mediatico. Ed ogni negazione, porta ad una riaffermazione. Anche del genocidio armeno ogni tanto se ne parla, soprattutto per dire e polemizzare con il fatto che la Turchia ancora si rifiuta di riconoscerlo. (nov. 2008)


Riferimenti:
Giorno della Memoria (Ucei)


Siamo su Rai Tre, il canale più colto e progressista della Rai, durante l'introduzione di Ballarò, un luogo di confronto sull’attualità politica e socio-economica condotto da Giovanni Floris e orientato a sinistra, con copertina satirica settimanale di un attore comico progressista, Maurizio Crozza.

Si diceva qualche post fa, che l sessismo fa così parte del dna italico che dare della puttana a una donna è un colpo sicuro, un successo assicurato.

Ed ecco Maurizio Crozza (a 0.32 minuti) dire che Carla Bruni è stata retrocessa da "premiere dame" a "colei che la dà a Sarkozy", per rendere l'idea del declassamento finanziario della Francia e ottenere così la prima risata del pubblico.


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A leggere i commenti, esistono due punti di vista contrapposti. Uno dice che il video rappresenta il solito gingillo sessuale per maschi, l'altro dice che rappresenta la bellezza, la vitalità, il piacere del corpo. Insomma, la donna oggetto vs la donna libera e disinibita. Se schematizzo troppo, perdonate. Quello che invece è meno chiaro, è il procedimento attraverso cui si arriva a queste due affermazioni. Cosa e come pensate per vedere in quel video la donna oggetto oppure la donna libera e disinibita?

Dal mio pregiudiziale punto di vista di "vecchio bigotto" non trovo nel video elementi sufficienti per dire una cosa o l'altra. Non c'è un contesto, una trama, una descrizione, una narrazione, che gli dia un significato. Lo guardo e posso percepire molto di quello che ci proietto io stesso. La mia proiezione sarà condizionata dal mio contesto. Anche un paese che sventola tette e culi dappertutto forma un contesto e favorisce la formazione di significati. Quindi, non è strano che il video sia contestato. Fatte le debite proporzioni, poichè una bacheca personale non è la televisione e il bannaggio di un account per un video del genere non ci sta da nessuna parte.

Il video l'ho visto una volta sola e mi è sembrato piacevole. Le ragazze sono belle, ma normali, non hanno nulla di patinato, nè di provocante o piccante. Sono molto naturali. Ma il mio è uno sguardo maschile. Comunque, ho trovato più interessanti i primi piani sui volti che non sotto le gonne.

A determinare il salvataggio di Nicola Consentino, indicato dagli inquirenti come referente nazionale dei Casalesi e perciò oggetto di una richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera dei Deputati, non è stata soltanto la Lega Nord o la sua corrente orientata da Umberto Bossi e opposta a Roberto Maroni, in funzione della salvaguardia del rapporto di alleanza con il Pdl. E' stata anche una componente garantista. Determinanti sono stati i voti dei 6 deputati radicali, che hanno votato NO alla richiesta di arresto. Un diniego motivato dal fatto che la lettura delle carte degli inquirenti, oltre mille pagine, non presentava ragioni sufficienti per giustificare la reclusione preventiva dell'imputato. Si ricorda che la custodia cautelare è prevista nei casi in cui l'imputato può reiterare il reato, inquinare le prove, fuggire. Secondo i radicali Cosentino non potrebbe fare nulla di tutto ciò, alla luce delle accuse dei magistrati e del modo in cui sono sostenute (vedi in video Emma Bonino che risponde alle domande di Luciana Littizzetto). 

Non c'è motivo di dubitare della buona fede dei radicali, del carattere disinteressato del loro pronunciamento. Tuttavia non gli compete. La richiesta di autorizzazione a procedere, esiste per via dell'immunità parlamentare, per proteggere i rappresentanti del popolo da eventuali operazioni persecutorie messe in atto dagli organi repressivi dello stato finalizzate a colpire i loro orientamenti e comportamenti politici. Nicola Consentino è perseguitato dalla Magistratura perchè è un deputato del Pdl, perchè ha espresso certe idee, perchè essendo deputato ha intrapreso determinate iniziative? Queste sono le domande a cui devono rispondere i deputati messi di fronte ad una richiesta di autorizzazione a procedere. Non è invece compito dei membri del parlamento mettersi a valutare riguardo ad una inchiesta, se vi sono errori giudiziari o prove insufficienti, far valere il proprio innocentisimo o colpevolismo, come farebbe l'opinione pubblica di Porta a Porta o di Terzo grado.

I parlamentari non devono sostituirsi ai magistrati. Al limite possono valutare che l'istituto della carcerazione preventiva sia usato nella preparazione del processo con eccessiva discrezionalità o che ha un costo troppo alto per l'elevato numero di detenuti in attesa di giudizio. In tal caso, anziché di volta in volta salvare uno dei propri membri, dall'applicazione di leggi in base alle quali verrebbe recluso qualsiasi imputato non fosse tutelato da immunità, essi possono emendare o abolire la legge. Ma la legge, quale che sia, deve essere uguale per tutti.


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La Zanzara si finge Bossi e telefona a Cosentino: lui ci casca e ringrazia il "finto" Senatùr (Liquida)

Ofir Haivry è un ricercatore di storia e pensiero politico, direttore degli studi al Centro Shalem di Gerusalemme. Ha scritto un articolo sulla questione demografica in Medio Oriente, pubblicato su Limes 5/2011: «Il declino demografico un mito duro a morire».

Secondo l'autore, sul sionismo hanno sempre pesato previsioni demografiche pessimistiche. I piani di spartizione di Gran Bretagna, Onu e altri soggetti, sarebbero stati gravati dall'idea che la popolazione ebraica non potesse aumentare drasticamente. Al contrario, la leadership sionista avrebbe sempre diretto la sua politica mantenendo l'obiettivo di Israele come casa per la grande maggioranza del popolo ebraico. In passato, come oggi.

Haivry cita le previsioni demografiche del passato rivelatesi poi errate. Nel 1898, lo storico ebreo Simone Dubnow prevedeva che nel 2000, in Palestina avrebbero vissuto solo 500 mila ebrei, perciò si opponeva all'idea sionista, giudicandola non realistica. Nel 1948, il professor Roberto Bachi, fondatore dell'Ufficio centrale di statistica dello Stato di Israele, dichiarò che entro il 1966 gli ebrei avrebbero perso la maggioranza in Israele e nel 2001 sarebbero stati solo 2 milioni e 300 mila, il 34% della popolazione. Ma nel 2011, in Israele vivono 6 milioni di ebrei: il 60% della popolazione locale (includendo i Territori), il 40% degli ebrei del mondo, e l'80% della popolazione dello Stato di Israele. La scuola "pessimistica" spiega il mancato avverarsi delle precedenti previsioni demografiche con il verificarsi di impreviste e irripetibili ondate di immigrati ebrei dopo la nascita dello stato e dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Data l'immigrazione dalla Russia esaurita e il tasso di natalità degli ebrei destinato a scendere a fronte del tasso di natalità degli arabi salito o rimasto costante, Arnon Soffer dell'Università di Haifa e Sergio Della Pergola dell'Università di Gerusalemme, prevedono un nuovo inesorabile declino. Inclusi i Territori, nel 2020 gli ebrei saranno solo il 42% della popolazione (6 milioni e 380 mila). Nella sola Israele, gli ebrei perderanno la maggioranza intorno al 2048.

Ofir Haivry non è d'accordo. Dal 1950 ad oggi non esiste alcuna tendenza negativa nei numeri delle nascite tra gli ebrei. E nell'ultimo decennio (2000-2010) - secondo la sua analisi dei dati - in Israele, crolla il tasso di natalità tra la popolazione araba e cresce costantemente il tasso di natalità della popolazione ebraica. Il tasso di natalità tra gli arabi cristiani scende dal 2,6 del 2000 al 2 del 2010. Il tasso di natalità tra gli arabi musulmani scende dal 4,75 del 2000 al 3,5 del 2010 (-33%). Il tasso di natalità scende anche per gli ebrei ortodossi dal 7,7 del 2000 al 6,2 del 2010 (-25%), ma sale tra la popolazione ebraica di ceto medio dal 2,5 del 2000 al 3 del 2010 (+20%). A parere di Haivry, i dati sono poco chiari per quanto riguarda i Territori (Giudea, Samaria e Gaza), in quanto l'Anp ha interesse a gonfiare i numeri della popolazione araba palestinese, per ricevere maggiore assistenza dall'Unrwa e maggiori sussidi da Usa, Ue e altre fonti. Secondo un gruppo di ricercatori americani e israeliani capeggiati da Robert Zimmermann e Yoram Ettinger oggi i residenti arabi nei Territori dell'Anp sarebbero 2,8 milioni, di cui 1,5 in Giudea e Samaria e 1,3 nella Striscia di Gaza. Anche il Fafo, centro di ricerca propalestinese in Norvegia, dichiarerebbe che il tasso di natalità tra gli arabi nei Territori è in fortissima discesa. Nella Striscia di Gaza, il 7,5 figli per famiglia del 2000 scenderebbe a meno di 4 nel 2015, mentre in Giudea e Samaria il 5,5 del 2000 calerebbe al 2,4 del 2015.

In conclusione, sostiene Ofir Haivry, nel 2018, cinquantesimo anniversario di Israele, gli ebrei in Israele saranno 6,3 milioni, rimarranno maggioranza solida con un alto tasso di natalità in ascesa, forse più alto di quello arabo, e per la prima volta nella storia gli ebrei di Israele diventeranno la maggioranza assoluta degli ebrei nel mondo. Se dunque aspettative demografiche pessimistiche mettevano Israele sulla difensiva, proteso a cercare in fretta il miglior accordo possibile con i palestinesi, perchè il tempo lavora a favore dei palestinesi e a pensare accordi e soluzioni (l'uscita di Israele da Territori con popolazioni arabe) sulla base di tali previsioni, adesso la prospettiva si capovolge: sono gli israeliani a sospettare che il tempo lavori per loro. Fra dieci o vent'anni la loro situazione potrebbe essere molto migliore, sicché i termini di un possibile accordo cambierebbero.

Un altra conclusione che potrebbe aggiungersi è che - sulla base delle previsioni di Ofir Haivry - viene meno la principale obiezione di parte israeliana contraria allo stato binazionale, quella secondo cui non sarebbe altro che uno stato arabo a minoranza ebraica.

Nel frattempo però, i due uffici nazionali di statistica, palestinese e israeliano, comunicano i dati attuali: nel mondo i palestinesi superano gli israeliani: 11 milioni contro 7 (una lacuna certa del lavoro di Ofir Haivry sono i palestinesi della diaspora). Basandosi sulle stime del Dipartimento di statistica israeliano per il 2012, il numero di palestinesi ed ebrei sarà di 6,3 milioni ciascuno per la fine del 2015, se i tassi di crescita attuali rimangono invariati. Tuttavia, il numero dei palestinesi nella Palestina storica arriverà a 7,2 milioni entro la fine del 2020, rispetto a 6,8 milioni di ebrei».


Riferimenti:

In replica al post «Mario Monti più cliccato di Belen Rodriguez?», ho ricevuto il seguente messaggio:

Gent.mi,
 spero vivamente vorrete pubblicare una tempestiva rettifica relativa alla parte dell’articolo in cui si mette in dubbio la veridicità dei dati da noi forniti. Web Profile Project è un progetto che nasce dall’incrocio di ricerche condotte presso l’Università di Pavia, da confronti tra esponenti di alcune Associazioni tecnico-scientifiche e da una serie di articoli pubblicati sulla rivista Valutazione Ambientale ed ha studiato appositamente per decodificare i flussi di informazioni sul web un apposito indice WTI, col quale è stato appunto calcolato lo share dei personaggi. Come ben capirete il lavoro che sta alla base dei dati è bene più complesso di un semplice inserimento di due termini a confronto su Google.
Vi invito quindi a rettificare il vostro articolo e ad informarvi preventivamente d’ora in avanti al fine di non incappare in azioni legali .
 In Fede,
 Ufficio Stampa Web Profile Project
Non capisco quale parte dell'articolo mi si chieda di rettificare, dato che Google Trends conferma il dato di Web Profile Project, pur con proporzioni diverse: a dicembre, Monti è più cliccato di Belen. Si vede che per scoprirlo basta un semplice inserimento di due termini a confronto su Google e non è necessaria una complessità superiore. Ho usato il grafico di Google Trends solo per provare a spiegare il dato. Il grafico mostra un picco molto elevato a favore di Monti, nella prima settimana di dicembre, i giorni della presentazione della manovra finanziaria. Un picco tale da determinare il risultato del mese. Web Profile Projet sostiene una tesi diversa? Dagli articoli che ho letto e linkato (Repubblica e Vanity Fair) non risulta. Ho poi usato Google Trends per vedere se il dato del sorpasso di Monti su Belen è ancora attuale. Sembra di no. Negli ultimi trenta giorni (quindi, ultima metà di dicembre, prima metà di gennaio) Belen torna a prevalere su Monti. Web Profile Projet sostiene il contrario? Di nuovo, dagli articoli sopra citati non risulta. Risulta da altre fonti? Non ne ho trovate.

Dunque, non ho messo in dubbio i risultati della ricerca di Web Profile Projet, che è relativa al solo mese di dicembre. E tuttavia, se anche lo avessi fatto, magari sbagliando, quale sarebbe il reato, tale per cui rischierei di incorrere addirittura in azioni legali? E' illecito, illegale dubitare di Web Profile Projet? Nel caso, dovrei ritenermi calunniato, in quanto mi viene attribuito un dubbio fuorilegge che non ho espresso e invitare il mio commentatore a leggere meno distrattamente i miei post, d’ora in avanti al fine di non incappare in azioni legali.


Nell'attesa di poter approfondire meglio il reato di scetticismo, provo ad trattare il tema del diritto di rettifica su un blog, con un video di Claudio Messora (Byoblu).





Mario Monti supera Belen Rodriguez tra le personalità più cliccate in Italia nei motori di ricerca durante il mese di dicembre. Ce lo dice Vanity Fair. Sorpassata in tempismo dal quotidiano Repubblica. A significare che il presidente del consiglio batte in popolarità persino la regina delle showgirls.

Vero, ma se diamo una occhiata a Google Trends vediamo che il sorpasso di Monti su Belen è determinato da un picco in suo favore avvenuto nella prima settimana. Sono i giorni della presentazione della manovra finanziaria, i giorni delle lacrime della Fornero per i sacrifici. In quei giorni anche la ministra sorpassa la showgirl.

 

Un dato eccezionale, non necessariamente indice di miglior apprezzamento. Se osserviamo gli ultimi trenta giorni, la redistribuzione del numero dei click già torna a posto.




Mario Monti batte Belén sui motori di ricerca (Liquida)


Esiste su Facebook una pagina dal titolo ingannevole "No alla violenza sulle donne" che, grazie al titolo raccoglie migliaia di adesioni da parte di gente che non ne verifica il contenuto. Si tratta di una pagina misogina, raccoglie notizie di reati commessi da donne, per significare che la violenza è femminile. Che attribuisce alle donne, al femminismo, al progresso dei diritti civili la responsabilità dei reati commessi dagli uomini contro le donne. Scritto in verticale nel suo avatar - propone a uomini e donne di unirsi contro il "nazifemminismo", etichetta con cui nell'arcipelago della misoginia online si difinisce il femminismo (mentre i maschilisti più tradizionali e meno deliranti preferiscono dire "veterofemmiismo"). Da quando la pagina esiste il contatore dei suoi fans oscilla intorno ai 463-4 mila. Non saprei dire se il numero è gonfiato ad arte o se davvero vi sono così tante persone che aderiscono senza leggere (più qualcuno che effettivamente odia le donne). Posso dire che nell'ottobre 2010 mi risultavano ben 17 amici comuni tra gli aderenti, compreso un dirigente del Prc. Tutti da me avvisati, ritirarono l'adesione, ma al momento di amici comuni me ne risultano addirittura 47! Tutti di sinistra, democratici, comunisti, pacifisti, notav. La pagina è stata pochi giorni fa denunciata sul forum del gruppo "La TV italiana è sessista" e segnalata agli amministratori di Facebook. L'effetto è che la pagina continua ad essere disattivata e riattivata. Non è l'unica, ne esistono altre. Un gruppo è stato creato per denunciare tutti i fake misogini. Quel che sembra certo è che Facebook ha difficoltà, oppure è molto refrattario, a sbarazzarsi di queste pagine. Eppure si tratta di pagine che in modo diretto o indiretto incitano all'odio e alla violenza contro le donne, che si presentano con titoli ingannevoli, che clonano pagine originali per rovesciarne i contenuti, anche passo a passo.

Una pagina vera
Una pagina falsa


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Commento a I pericoli di uno Stato binazionale di Abraham B. Yehoshua


Non sono (...) d'accordo con Yehoshua (...) sul desiderio dei palestinesi di uno stato binazionale. Non vedo un motivo che sia uno per cui non dovrebbero desiderarlo.

* * *

Penso che lo stato binazionale sia il desiderio della maggioranza dei palestinesi. penso che sia ovvio e non vedo cosa possa esserci di male (Yehoshua pensa che ci sia). E' certamente ciò che più si avvicina a una soluzione giusta, soprattutto ai loro occhi.
Se fossi palestinese lo penserei profondamente.
Penso poi che la maggioranza dei palestinesi è pronta alla soluzione due stati pur di vivere in pace e decentemente, invece che nello stato di cattività in cui sono tenuti da almeno 40 anni. 

* * *

Lo penso perchè sono stati sbattuti fuori da casa loro.
Lo sapevano anche i padri fondatori di Israele.
Basta leggere qualsiasi palestinese.
Quella era casa loro. 
Detto questo, Israele esiste. esitono gli israeliani che sentono quella come casa loro e la maggioranza dei palestinesi ne prende atto e vuole avere finalmente una casa degna di questo nome a fianco di Israele.
Ma se oggi si proponesse uno stato binazionale, i palestinesi non avrebbero una ragione una per non accettarlo.
E non c'è una ragione una perchè questo non sia lecito.

* * *

Questo è uno dei sondaggi più recenti che sono riuscita a trovare (ma credo di averne letti di ancora più recenti che confermano questi risultati). 
http://www.haaretz.com/news/diplomac...state-1.325793
(...) parliamo dei sondaggi.
In genere il committente è di parte israeliana e il senso della domanda posta è la valutazione di quanto sono pronti i palestinesi a vivere in pace con gli israeliani, accettando l'esistenza di israele. insomma, vogliono vedere (o dimostrare al mondo, a seconda del committente) se i palestinesi vogliono buttare a mare gli ebrei.
L'unica risposta ritenuta valida come dimostrazione di volontà di pace è la soluzione a due stati. se si parla di stato unico, binazionale o islamico, in genere e in base al committente, le percentuali si buttano più o meno in unico calderone: i palestinesi non vogliono la pace.
E questo lo sanno anche gli intervistati, più o meno. l'unica opzione accettata da israele e dalla comunità internazionale per "fare la pace" è la soluzione a due stati.
In gran parte, i palestinesi sono pronti ad accettarla. accettano la resa, pur di vivere in pace.
Altro elemento da considerare è che in questi sondaggi gli intervistati sono i palestinesi dei territori, raramente sono inclusi i palestinesi della diaspora, da sempre per lo stato unico, e i palestinesi israeliani che spingono perchè israele stesso diventi stato binazionale.
Come ho già detto, è ovvio che sia così. Era così quando sono stati sbattuti fuori dalla loro casa, è stato così per un po', poi hanno accettato la soluzione a due stati e dopo 20 anni, durante i quali i fatti sul terreno hanno reso impossibile una spartizione che prevede uno stato degno di questo nome per il popolo palestinese, si ritorna a parlare di stato unico.
Del resto, da sempre, le opposizioni allo stato unico sono israeliane.

* * *

(...) è sempre stato così, nonostante i palestinesi siano stati e probabilmente sarebbero pronti ad accettare una soluzione a due stati, pur di avere la pace e una vita degna di un essere umano.
(...) cosa vorrei io (...) in un mondo ideale vorrei uno stato unico, figuriamoci, nel mio mondo ideale non ci sono neanche stati!
In quello reale sarei invece per la soluzione a due stati, per vedere riconosciuto il diritto dei palestinesi ad avere una casa degna di questo nome ma anche il diritto del popolo ebraico alla loro, in un mondo in cui sono stati da sempre perseguitati.


Un commento a: «Ma dove è finito il puttanone?» (7 gennaio 2012 at 12:04)


La fanciulla è cresciuta, è una giovane donna che sulla sua pelle ha imparato che a una donna non è permesso neanche di essere una stronza. Il ruolo di puttana le viene comunque appioppato, tra una gomitata d’intesa, un rutto e una risata.
Tutti pronti a difendere la dignità delle donne se basta far presenza in una piazza ma il sessismo fa così parte del dna italico che dare della puttana a una donna è un colpo sicuro, un successo assicurato.
Peccato.

Un commento a "Fuori orario" (Metilparaben)

E va bene che ‘sti commercianti sono ladri per principio e evasori per vocazione ma adesso non hanno neanche voglia di lavorare?
E capisco anche che milioni di persone vogliano vivere un tantino meglio. Resta da chiedersi se ‘sti negozianti hanno diritto a farsi la ceretta, tagliarsi i capelli, comprarsi il maglioncino, fare la spesa e magari chissà anche loro avranno un marito, una moglie, dei figli e perfino degli amici.
Naaaa, il negoziante no, avido fannullone, “non tiene famiglia”, diciamo pure che non “tiene” una vita! E se proprio vuole, si organizzi gli orari in modo da averne una, un po’ come può fare qualsiasi libero professionista (deve proprio tagliarsi i capelli o comprarsi il maglioncino la notte? Si organizzi gli orari!). E i dipendenti? Beh, i dipendenti si considerino fortunati ad avere ferie, giorni di riposo e festivi e perfino la malattia o la maternità (per i piccoli negozianti sono lussi).
Da negoziante non sono contraria alla liberalizzazione degli orari. Ognuno ne faccia ciò che crede. Urta assai invece il piglio con cui sembra lo si pretenda.
Sarà forse per il mio sangue bastardo, un po’ italico un po’ extracomitario, che conferisce attitudine allo spezzarsi la schiena per bene, anche io come il signore sotto casa sua ho prolungato l’orario, un giorno alla settimana perfino fino alle 22. Certo lasciando a casa marito e figli, l’ultima quasi partorita al lavoro, e aspetto, aspetto fiduciosa questi milioni di italiani che, ahime, più che non avere il tempo per spendere, non hanno i soldi!
Ah che triste guerra tra poveri! 
Orari dei negozi, al via la liberalizzazione, ma i commercianti preparano la resistenza (Repubblica)
Al via la liberalizzazione degli orari dei negozi di Roma, ma ai commercianti non piace (Liquida)

La trasmissione che fu di Daria Bignardi, Barbara D'Urso e Alessia Marcuzzi cala il sipario. La rivista "Gli Altri" ne piange la fine. Sua (e del cinepanettone?). Angela Azzaro teme l'affermarsi di un nuovo padrone nelle vesti della sobrietà e del moralismo cattolico. Quasi cita il Vangelo per elogiare i reality, il format in cui gli ultimi diventano i primi come nel Regno dei Cieli e un transessuale diventa vincente come Vladimir Luxuria.

Resta da capire perchè gli "ultimi" debbano desiderare di comparire in televisione. Perchè li si debba sollecitare ad avere questa "ambizione". Perchè una persona qualsiasi dovrebbe sognare di andare in TV, senza saper far niente, senza avere nulla da dire, con l'illusione di diventare una star solo perchè ha un bel faccino. Una tv popolare è solo una tv che fa da specchio ai suoi telespettatori? E da buco della serratura, per farne dei tele-voyeur. Anche il sermone di un prete non è meglio di tutto questo nulla? O un classico cartone animato. Non è popolare Walt Disney? - La Bella e la Bestia, 7.652.000 (26,05%) VS Grande Fratello 12, 4.028.000 (17,35%) - Sembra di si e a decretarlo è il popolarissimo indice di ascolto, non un «golpe ben riuscito».

Del valore della vittoria di Luxuria si può essere più che incerti. Tra le sue tifose ci fu pure Alessandra Mussolini, la stessa che a «Porta a porta» le disse in faccia: "Meglio fascista che frocio!". Evidentemente all'«Isola dei famosi» valeva il contrario. Davvero è innovativo accettare un trans come fenomeno da baraccone?

* * *

Anche un esperto può essere in realtà un incompetente. Il risultato di una selezione sbagliata. Delude una aspettativa. L'esibizione dell'incompetenza non è l'obiettivo voluto da programma. Se fosse voluto, sarebbe criticato.

I reality sono programmi di intrattenimento. I partecipanti diventano dilettanti del varietà, si improvvisano filosofi, cantanti, attori. Litigano, si confessano, fanno gare, si mostrano in situazioni di finta intimità. Si esibiscono. In quanto tali sono fenomeni da baraccone. Un trans in quella situazione può essere più facilmente accettato dal pubblico. La sua diversità è una stravaganza lecitamente e opportunamente mostrata. In televisione, a teatro, al circo. Il palcoscenico è il luogo giusto per lui o per lei. Altra cosa è avere il trans in ufficio, a scuola, in fabbrica o come vicino di casa. Il clown può smettere i suoi panni, il trans resta trans e non è affatto detto che le luci della ribalta riescano a sdoganarlo nei contesti quotidiani.


* * * 

Televisione popolare. Non esiste un popolo che fa la televisione. Qualsiasi televisione è una elite che "si dedica al popolo". Può dedicarsi in modo nobile o ignobile con tutte le varianti.


Riferimenti:
Ascolti flop. Chiusura anticipata per il Grande Fratello 12?

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