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Misoginia ingannevole su Facebook


Esiste su Facebook una pagina dal titolo ingannevole "No alla violenza sulle donne" che, grazie al titolo raccoglie migliaia di adesioni da parte di gente che non ne verifica il contenuto. Si tratta di una pagina misogina, raccoglie notizie di reati commessi da donne, per significare che la violenza è femminile. Che attribuisce alle donne, al femminismo, al progresso dei diritti civili la responsabilità dei reati commessi dagli uomini contro le donne. Scritto in verticale nel suo avatar - propone a uomini e donne di unirsi contro il "nazifemminismo", etichetta con cui nell'arcipelago della misoginia online si difinisce il femminismo (mentre i maschilisti più tradizionali e meno deliranti preferiscono dire "veterofemmiismo"). Da quando la pagina esiste il contatore dei suoi fans oscilla intorno ai 463-4 mila. Non saprei dire se il numero è gonfiato ad arte o se davvero vi sono così tante persone che aderiscono senza leggere (più qualcuno che effettivamente odia le donne). Posso dire che nell'ottobre 2010 mi risultavano ben 17 amici comuni tra gli aderenti, compreso un dirigente del Prc. Tutti da me avvisati, ritirarono l'adesione, ma al momento di amici comuni me ne risultano addirittura 47! Tutti di sinistra, democratici, comunisti, pacifisti, notav. La pagina è stata pochi giorni fa denunciata sul forum del gruppo "La TV italiana è sessista" e segnalata agli amministratori di Facebook. L'effetto è che la pagina continua ad essere disattivata e riattivata. Non è l'unica, ne esistono altre. Un gruppo è stato creato per denunciare tutti i fake misogini. Quel che sembra certo è che Facebook ha difficoltà, oppure è molto refrattario, a sbarazzarsi di queste pagine. Eppure si tratta di pagine che in modo diretto o indiretto incitano all'odio e alla violenza contro le donne, che si presentano con titoli ingannevoli, che clonano pagine originali per rovesciarne i contenuti, anche passo a passo.

Una pagina vera
Una pagina falsa


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3 Responses to “Misoginia ingannevole su Facebook”

  1. Ciao, bella iniziativa da parte di un uomo, grazie.
    Ti segnalo il quadro da me tracciato in merito alla questione misoginia e facebook. A gestire il tutto è una società commerciale di Firenze, lo si comprende bene leggendo l'elenco dei nomi a dominio registrati, i cui testi sono linkati in tutte le oltre 500 pagine misogine presenti su facebook.

    http://giustiziaquotidiana.blogspot.com/2011/03/tutti-i-falsi-contro-donne-e-minori.html

  2. Ciao, anch'io ho fatto le stesse verifiche. Anch'io ho lo stesso tipo di amici FB che hai tu: più di un anno fa iscritti a quella pagina ce n'erano 40 (su circa 400). Anch'io ho scritto personalmente a tutti loro e se ne sono cancellati una quindicina. Ho verificato adesso e me ne ritrovo 69! Tra questi anche il Centro antiviolenza della mia città (Prato)!. Gli riscriverò, ma credo che ci sia una grande superficialità nei frequentatori di FB, oppure questi manipolatori riescono ad avere iscrizioni truccate. Forse ambedue le cose.
    Riguardo ai domini dei siti esterni a FB, che prima erano tutti della società fiorentina a cui accenna sopra Lunadicarta, adesso pare che, almeno in parte, da ricerche effettuate da altre compagne, si siano trasferiti in Olanda.
    Una cosa è chiara, dall'interno di FB, dopo tre anni di battaglie pare si possa fare ben poco. Sono sempre stato dell'idea che occorra portare la cosa all'esterno, anche sui giornali e gli altri mezzi d'informazione, e denunciare alla Procura tutte le volte che ci siano diffamazioni dirette a persone o associazioni.
    Saluti.

  3. Ciao Luna, ciao Libero :) Adesso, non so bene cosa si possa fare: 1) Informare, documentare, condividere tra pagine di Fb, blog e forum, magari interesare qualche giornalista, proporgli un dossier - molto meticoloso il lavoro di Lunadicarta! Nei commenti i link non sono attivi. Aggiungo la pagina indicata tra i riferimenti del post. 2) Segnalare agli amministratori di FB, alla polizia postale, alla procura, magari nel modo più formale possibile. Di recente mi è stata posta all'attenzione l'esistenza della Pec (posta elettronica certificata). Se ne potrebbe registrare o più per questo genere di segnalazioni. Non se ne ricava nulla, ma, come dire, è agli atti. 3) Evitare gli scontri diretti, non farsi distrarre, deviare, dal lavoro per cui si promuovono i propri blog, le proprie pagine, per farsi assorbire in guerre logoranti dove il troll non ha niente da perdere. 4) Non lasciare nessuno (e nessuna) da solo. Leggevo tempo fa un articolo su Internazionale che parlava della difficoltà di tante blogger (un po' in tutto in mondo) a esprimersi con la propria identità (ma anche con identità virtuali), senza esporsi a forme di molestie e minacce. Scusate la numerazione, mi sono espresso di getto.

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