In principio ho aderito alla sua richiesta di essere mandato a quel paese solo sulla sua bacheca di FB, e non in altri luoghi dove si discuteva la sua vicenda. Questa vicenda. Poi in serata ha detto di essersi già scusato, di non voler accettare un processo pubblico, di considerare chiusa la questione. Ha detto proprio così, mi sono scusato, punto. Non l'ho presa bene, ho chiesto: A questo servono le scuse? A mettere un punto? Per quello che hai scritto potresti meritare un processo in tribunale, altro che processo pubblico! Vergognati e fatti curare. Un attimo dopo è scomparso il post. Un attimo dopo ancora è scomparsa anche la pagina del professore. Forse si è messo in stand by o forse mi ha bannato.

Già nel pomeriggio, le sue scuse non mi erano piaciute. Sembravano più un espediente per togliersi d'impaccio da una figuraccia pubblica, che non una presa di coscienza di quanto aveva fatto. Ed alle scuse poi seguivano commenti autogiustificanti, tipo: mi ha dato del fascista, e quando mi danno del fascista non ci vedo più, altrimenti sono molto mansueto. Mi sono scusato, ma io non ho ricevuto scuse per essermi preso del fascista. Più commenti di amici e compagni che lo elogiavano per avere avuto il coraggio di scusarsi, incensando tale gesto come la prova che egli fosse una delle migliori persone del mondo. Vado a memoria, perchè i testi non sono più disponibili. Almeno, non per me. Ma le scuse hanno senso se servono per riflettere, non per precipitarsi a rimuovere ogni riflessione.

Esistono tante buone ragioni per voler preservare l'immagine del professor Massimo Zucchetti. E' un tecnico competente, è un volto pubblico dei notav con tanto di blog sul Fatto Quotidiano, è un comunista. E' pure legalitario, vanta un'amicizia con il giudice Gian Carlo Caselli. Un uomo di sinistra perfetto. Uno che non direbbe mai "sporco negro" a un nero. Uno che non darebbe mai del "perfido strozzino" ad un ebreo. Perchè gli uomini di sinistra, i comunisti, detestano il razzismo. E però molti di loro sono completamente sprovveduti e disinibiti di fronte al sessismo. Alcuni indifferenti, altri praticanti, comunque incapaci di riconoscerlo. Ma i principi vengono prima di amici e compagni.

Non ci si può arrabbiare con una donna? Si, si può, anche se mostrare i muscoli nel confronto con una donna, far valere la propria fisicità sia pure nella sola forma figurata dell'aggressività verbale, è comunque molto sgradevole. Qualcosa di prossimo alla vigliaccheria. Ma un conto è attaccarla sul piano individuale, un altro sul piano della sua appartenenza di genere. Attaccarla in quanto donna. Un uomo non può mai, in nessun caso e per nessun motivo, apostrofare una donna come "troia", "mignotta", "puttana". Parole madri di tutte le offese e di tutte le violenze. Il marchio del disprezzo misogino. Quando un uomo pensa di dire così, è già nella zona rossa, è già al punto limite in cui deve riacciuffarsi. Minacciarla di botte in gruppo, in branco, per ridurla ad un cesso ambulante, peggiore di quello che è, perchè lei, sottointeso, è molto brutta, ed il suo aspetto è l'infima misura del suo valore, il suo valore di donna.

Sono parole di una violenza e di una misoginia inaudite e sconcertanti, espresse tre mesi dopo il fatto di essersi sentito dare del fascista (un insulto comune e banale, molto in voga tra gli estremisti, chi non si è mai sentito dare del fascista?), in due messaggi scritti a distanza di sei ore uno dall'altro. Nulla che possa essere spiegato come un raptus, o una perdita di controllo. E' questo segno di violenza misogina che impedisce di considerare il fatto come una questione privata tra due persone, come chiedevano alcuni commentatori alla nota di solidarietà e denuncia di Simonetta Zandiri, la voce più schietta e genuina del movimento. Richieste di silenzio per preservare l'unità, per non esporsi al vero nemico, per lavare i panni sporchi in famiglia, anzi tra i due belligeranti, che in fondo si sarebbero soltanto insultati a vicenda. Ponziopilatismo espresso tra gli altri, dal capogruppo grillino al comune di Torino, Vittorio Bertola. No, l'unità e la forza di un movimento non si difendono con l'omertà. Il razzismo e il sessismo, le minacce di violenza, non sono un insulto come un altro. Barbara ha fatto bene a denunciare. La violenza maschile si denuncia e con la vittima si solidarizza. Senza esitazione. Ogni indifferenza, ogni ambiguità è complice.

Riferimenti:
Lettera aperta di Massimo Zucchetti al Ccp e risposta del Collettivo comunista piemontese (Facebook 31.05.2012) 
Vedi anche:
La privacy di chi molesta in privato

Ogni razzista ha la sua fissa preferita. C'è quello che c'è l'ha con gli ebrei, quello che c'e l'ha con i musulmani, quello che diprezza i "negri", quello che non sopporta i gay, quello che dice sempre male dei meridionali, quello che odia le donne. Tutti insieme sono colleghi e solidali. Se ne solleciti uno sulle preferenze degli altri, si capisce subito che le gradisce anche lui. La Lega rappresenta bene questo insieme di razzismi. Ha esordito contro i meridionali, poi di volta in volta se l'è presa con gli immigrati, quelli che a turno facevano più paura: gli albanesi, gli arabi, i romeni, i rom (che sono pure italiani). Nella Lega è presente pure una componente filo-nazista e lo stesso Bossi occasionalmente ha esternato contro gli ebrei di Wall Street. Neanche a dirlo, la Lega è machista.

Eppure alla scrittrice, giornalista e blogger Marina Terragni pare di scorgere oggi una pericolosa saldatura tra razzismo e antifemminismo. La vede in Francia nelle parole dell'arguto e brillante Eric Zemmour, firma di "Le Figaro", che contesta la neoministra alla Giustizia Christiane Taubira, perche “ha già scelto chi sono sono le vittime e i carnefici… Le donne e i giovani delle banlieu stanno dalla parte dei buoni, gli uomini bianchi da quella dei cattivi La ministra è dolce e compassionevole, come una mamma con i suoi figli, quei poveri figli delle periferie che rubano, spacciano, torturano, minacciano, violentano, e qualche volta pure uccidono”. Se il brillante giornalista se la fosse presa solo con i giovani delle banlieu, magari opportunamente scaricati dalla neoministra della giustizia, le donne avrebbero potuto tirare un bel respiro di sollievo.

Invece una ulteriore prova di questa saldatura, Marina Terragni la trova nel commento postato in un blog maschile italiano (maschile? In verità si trova su metromaschile, un bel forum di misogini): Credo che i vari uffici di Pari Opportunità, i vari propugnatori di “quote rosa” debbano sentire la responsabilità di queste tre morti. Perchè quell’uomo con le proprie forze forse ce l’avrebbe fatta, se non gli fosse passato avanti una volta una donna, un’altra un tossico, un’altra un immigrato, tutti con meno meriti“. Qui cara Marina, non c'è scampo, la passione sono le donne, sta al tossico e all'immigrato provare a smarcarsi.

Ma ecco la controprova definitiva di questa preoccupante saldatura. Le femministe francesi mobilitate a favore di Hollande scrivono un documento la cui sostanza dice che il loro femminismo non deve essere strumentalizzato a favore di politiche neocoloniali e di criminalizzazione degli immigrati. Invece di pensare a salvare la propria pelle, eccole queste scriteriate saltare sul carro di tutti gli sfigati, e piazzarsi dritte, dritte nel mirino di Zemmour (e di Metromaschile), con il disappunto delle loro simili, meno idealiste e più moderate.

Ciò è sbagliato, secondo Terragni, perchè il maschio bianco e occidentale non può essere il nemico comune di donne, immigrati, gay e tossici. O almeno, non delle donne. Un maschio nero non è detto sia più amico delle donne di un maschio bianco (mentre magari un islamofobo potrebbe essere un buon alleato) e perchè la lotta delle donne è ben altro. Le donne, quelle bianche naturalmente, vogliono essere principesse pari al loro principe azzurro, mica delle accattone che si accontentano di un permesso di soggiorno.

Ogni lotta di liberazione ha le sue varianti, due in particolare: 1) Prima di tutto penso a liberarmi io, se il mio oppressore trova altri capri espiatori tanto meglio per me, nel caso gli dò pure una mano, sarà un'occasione per farmelo amico. 2) Liberando me stesso, lotto per la libertà di tutti. Lotto per valori e principi universali.

La controparte non è il maschio bianco e occidentale. La controparte è la discriminazione, l'esclusione, la gerarchia. Chiunque sia a metterle in atto, chiunque sia la vittima. Perchè in un mondo gerarchizzato, le donne, quelle bianche ovviamente, potrebbero star sopra gli immigrati, ma comunque sotto i maschi bianchi. E' la logica dell'ordine gerarchico. O ne metti in discussione il fondamento, o ti accontenti di piazzarti in uno strato, tra il primo e l'ultimo, secondo il principio della servitù volontaria: mi sottometto a qualcuno perchè così posso dominare qualcun altro.

La più importante controprova di quella saldatura, si trova nella Costituzione italiana all'articolo tre: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E senza distinzione tra queste distinzioni.

Liberamente tratto da Facebook

Nella puntata di Servizio Pubblico del 25 maggio (si può visualizzare da h. 2.11) si sono scontrate due posizioni. Quella di Marco Travaglio favorevole ad una epurazione di quei politici che hanno messo in atto comportamenti illegali o ai limiti della legalità e quella di Piero Sansonetti, secondo cui, è soltanto il voto che deve selezionare la classe politica e non i magistrati o i giornalisti. Ottaviano Del Turco ha funzionato come pretesto. Sansonetti lo ha citato per fare l'esempio di una giunta regionale (Abruzzo) decapitata dalla magistratura e di conseguenza ribaltata nelle urne, quando a suo dire, dopo quattro anni è evidente che Del Turco è innocente e che è stato arrestato e recluso (per 28 giorni, non per mesi n.d.r.) senza uno straccio di prova. Il processo è ancora in corso, obietta Travaglio, non puoi assolverlo tu. No, vale la presunzione di innocenza, non puoi condannarlo tu, ribatte Sansonetti.

Concordo con Michele Santoro sul fatto che il vero punto dolente sono i quattro anni di attesa prima di arrivare ad una conclusione del processo. Un tempo lungo, con la prospettiva di allungarsi ancora. Un tempo che ci fa perdere cognizione della vicenda, anche solo dei suoi contorni, salvo fare una ricerca e ritrovare gli articoli di stampa che l'hanno a suo tempo raccontata. Del Turco e i suoi assessori sono stati indagati, arrestati e rinviati a giudizio per tangenti, sulla base della denuncia di un impreditore della sanità privata Vincenzo Angelini, seguendo il filone di inchieste di precedenti scandali ed in un contesto di dissesto di bilancio della sanità abruzzese. La posizione di Del Turco sarebbe migliorata, almeno secondo la stampa, grazie ad una informativa dei carabinieri che mette Angelini nel ruolo del re della sanità privata abruzzese e dell'imbroglione, che ha usufrito per anni di trasferimenti miliardari dalla Regione e di cui si raccomanda l'arresto. Secondo i pm, la posizione di Angelini, già nota, non modifica quella di Del Turco, che deve rispondere del possesso di 600 mila euro intestati alla moglie, con cui ha acquistato due beni immobili a Roma e a L'Aquila, che gli sono stati sequestrati. Rispetto alla provenienza di quei soldi, Del Turco si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma il giro di tangenti inizialmente denunciato era molto più grande e altri fondi non sono stati trovati. E intanto questa storia iniziata nel luglio del 2008 è arrivata al maggio 2012 ed è ancora da concludere. E' stata giusta la fine della giunta di centrosinistra e la carriera politica di Ottaviano Del Turco?

La presunzione di innocenza è una categoria giuridica. Significa che, prima di una sentenza di condanna, non puoi essere considerato colpevole e incarcerato, salvo attribuire all'indagato, imputato, i requisiti della custodia cautelare: pericolosità sociale, rischio di inquinamento delle prove, pericolo di fuga. Non è invece una categoria politica o morale. Il partito, gli elettori, i giornali, possono comunque pensare e dire male dell'indagato, per le sue frequentazioni, per i suoi comportamenti, ritenuti se non penalmente rilevanti, almeno favorevolmente condizionanti una situazione di malaffare, di illegalità. In definitiva, possono considerarlo non credibile. A volte in cattiva fede, per trarre vantaggio politico su un avversario. E ciò dovrebbe essere oggetto di contrasto, al limite di querela per calunnia e diffamazione.

Non credo che la questione possa risolversi con una regola consuetudinaria mediante la quale la politica decide la sorte di indagati e processati. Il codice deontologico di cui parla Santoro sarebbe forse auspicabile, ma non in tutte le situazioni e non so quanto praticabile. Berlusconi, padrone del suo partito, ha subito oltre quindici processi ed è sempre rimasto al suo posto, a capo dell'opposizione o del governo, perchè ha sempre mantenuto il consenso, derivante dal suo grande potere economico e mediatico (qui il nodo è il conflitto d'interessi) e dall'identificazione dei suoi elettori i quali potevano non credere alle accuse o persino non ritenerle determinanti, anzi apprezzando la furbizia del proprio leader. Quale regola può dimettere un politico in queste condizioni?

Altri leader hanno dovuto dimettersi, Del Turco, Marazzo, ma anche nel centrodestra, Scajola, perchè la loro legittimazione esterna o interna era più debole, perchè se avessero affrontato le urne avrebbero perso, perchè i sondaggi li davano in picchiata. Di norma l'elettorato di sinistra è più severo, più moralista. Ciò nonostante, il Partito democratico ha oltre un centinaio di amministratori inquisiti e partecipa al discredito della politica. Anche questa condizione generale di discredito indebolisce la posizione di un singolo inquisito. Tuttavia, la sua sorte è questione che io lascerei libera, proprio per permettere altrettanta libertà alla magistratura e al giornalismo. Si deve poter indagare, si deve poter informare, senza mettere in conto la responsabilità di troncare carriere e di ribaltare amministrazioni. I poteri devono rimanere separati e indipendenti tra loro. Proprio per ciò, non mi convince il garantismo di Sansonetti, gia sostenitore della legge bavaglio, che finisce per essere delegittimante e penalizzante nei confronti dell'indipendenza della magistratura e della libertà di stampa, le quali dovrebbero interdirsi, perchè prima viene la politica.

Rassegna stampa su Ottaviano Del Turco e l'inchiesta sulla sanità in Abruzzo

Femminicidio è una parola di origine messicana, vale per ogni classe di età, ed ha significato internazionale. Indica nel delitto un'aggravante di tipo razzista. Non è il caso di una donna uccisa da un rapinatore, è l'uccisione di una donna in quanto donna, perchè vuole sottrarsi al dominio e al possesso di un uomo. In alcune statistiche si conteggiano tra i femminicidi anche le uccisioni di uomini (in genere figli) uccisi nel tentativo di difendere la donna. Esiste un blog dedicato al femminicidio, curato da Barbara Spinelli: http://femminicidio.blogspot.it/
Può non piacere. Anche alcune donne e femministe lo hanno detto: Isabella Bossi Fedrigotti (vs Luisa Betti e la già citata Barbara Spinelli), perchè il termine sarebbe svilente (sinceramente non ne capisco il motivo). Però tutte queste critiche finiscono poi per rimuovere l'esigenza di identificare a scopo aggravante un fenomeno violento specifico (l'uccisione di una donna che si sottrae al dominio di un uomo) dandogli un nome universalmente valido.

(...) Donnicidio anzichè femminicidio? Non so, forse potrebbe andare bene anche questo termine.
Comunque, la genesi del termine in questione risale alla sociologa sudamericana Marcela Lagarve, che come ricorda Barbara Spinelli in un'intervista a Olivia Ferilli "ha coniato questa distinzione tra "femicidio", con cui si intende l'omicidio di donne e "femminicidio", che invece è utilizzato in un'accezione più ampia e sottintende tutte quelle violenze, sia fisiche che psicologiche, rivolte contro la donna e volte al suo annientamento, inteso, appunto, sia come annientamento psichico o morale sia come annientamento fisico."
E questo annientamento o annichilimento è riservato anche alle bambine, non sole alle donne adulte.Al di là comunque di questioni semantico-formali (pur interessanti) rimane il fatto, sostanziale, di un complesso di atti di incredibile gravità rivolto contro la donna.Tutto ciò produce ogni anno, nel mondo, a centinaia di stupri, violenze fisiche, psicologiche, ferimenti, ricatti e... morte. (...)
http://riccardo-uccheddu.blogspot.

Facebook uccide i blog, i forum, il web? Sembra proprio di si. Soprattutto nel senso che non gli permette più di acquisire nuovi utenti.

Pare che due terzi dei naviganti giovani viva solamente all'interno dei social-network, dove trovano di tutto: notizie, discussioni, video, foto. Ogni espressione di Internet. E tutto quel che sta al di fuori cerca di integrarsi con i social-network: quotidiani, blog, forum, portali. L'introduzione dell'FB connect e i pulsani di condivisione, può far riprendere un flusso di iscritti, che però è molto più liquido di quello che era un tempo, in genere non si ferma nessuno. I naviganti, fatte le loro escursioni, rientrano nei social-network.

Potremmo paragonare Internet al sistema operativo Dos. I singoli quotidiani, blog, forum, portali, ai singoli programmi che funzionavano da terminale. Facebook a Windows 3.1, il programma ambiente del Dos. Una volta entrato in Win 3.1 non usavi più i singoli programmi del Dos, ogni tanto davi un'occhiata all'emulatore del Dos, ma rimanevi su Windows. Il Dos era il genitore di Windows, il primo sistema operativo dei personal computer. Schermata nera e operazioni scritte da riga di comando. Aprivi un editor e magari ti compariva la schermata blu su cui potevi comporre il testo. Poi è arrivato Windows 3.1, un programmone che faceva funzionare il Dos con icone e finestre, muovendo il mouse su di esse. Non era più un programma come gli altri, era l'ambiente del Dos.

Allo stesso modo, Facebook non è un sito come gli altri, solo molto più grande. E' ormai l'ambiente di Internet. Al momento sembra così. E anche la competizione tra social-network determina selezione e concentrazione.

Penso di confermare il voto alla Federazione della Sinistra. Ma esiste un insieme di partiti che reputo votabili, Sel, Pd, Idv. Altri non li voterei mai: Terzo Polo, Pdl, Lega, e tutto quel che si può trovare a destra. Il Movimento cinque stelle, è un soggetto politico votabile. E capisco chi lo vuol votare, data l'attrazione che esercita, si presenta come la forza che più credibilmente può dare una spallata al sistema. 

In quale direzione, è una incognita fino ad un certo punto, se si guarda alle battaglie di Grillo in questi anni. Contro la Tav, gli inceneritori, i termovalorizzatori, per la raccolta differenziata, contro la Telecom e Parmalat in difesa di consumatori e risparmiatori, contro il potere delle banche, contro la legge Biagi, in difesa dell'articolo 18. Vittorio Feltri diceva che il programma di Beppe Grillo somiglia molto a quello di Rifondazione Comunista. Per molti anni i testi glieli ha scritti Stefano Benni umorista del Manifesto. Ha collaborato con lui anche Michele Serra, già direttore di Cuore. 

A parte la Tav, forse negli ultimi tempi, Grillo ha attenuato questi temi, per concentrarsi su quelli che gli portano più facilmente consenso, soprattutto da destra, dato che Pdl e Lega sembrano in disfacimento: i costi della politica, il finanziamento ai partiti, il finanziamento ai giornali, qualche parola ambigua nei confronti degli immigrati e pure verso la mafia. Sono difetti, ma non sono inediti. Il tema del finanziamento pubblico è da sempre cavallo di battaglia dei radicali, sui quali ci hanno fatto anche un referendum, peraltro vinto e poi aggirato dai partiti sconfitti. Parole (e politiche) ambigue sugli immigrati sono state dette e fatte anche dal centrosinistra, dall'introduzione dei centri di detenzione temporanea alle ordinanze dei sindaci sceriffo.

Il porsi contro tutto e tutti è tipico dei movimenti che debuttano nel sistema politico. Persino i verdi, nel 1985, attraverso i volti educati e signorili di Gianni Mattioli e Massimo Scalia, contrapponevano se stessi ai partiti tradizionali, rifiutando di sbilanciarsi in anticipo in tema di alleanze, prima di diventare una componente stabile delle alleanze progressiste.

Demagogia, populismo, antipolitica, qualunquismo sono le parole magiche con cui il M5S viene demonizzato. Sono parole che, appellandosi alla paura, evitano di spiegare perchè la maggioranza degli elettori mostra di non fidarsi dei partiti attuali. Emanuele Macaluso ha contestato il paragone tra Grillo e Guglielmo Giannini, fondatore dell'Uomo Qualunque, poichè Giannini aveva un altro spessore, un altra cultura. Insomma, il paragone sarebbe troppo edificante per Grillo. Possibile. D'altra parte, tutto il quadro di quell'epoca, presentava un altro spessore e un'altra cultura. Bersani non è Togliatti e neppure Nenni, Berlusconi non è De Gasperi. Dire di quegli uomini, di quei partiti, che erano tutti uguali, pur avendo idee di politica economica, di politica estera, di modello di società, alternative, poteva non avere senso. Dirlo degli attuali partiti una verosimiglianza ce l'ha. Non sono forse insieme sui fondamenti della politica estera, economica, sull'idea di sviluppo? Tutti insieme a far la guerra alla Libia, tutti insieme a costruire la Tav, tutti insieme a precarizzare il lavoro, prima Treu e poi Maroni.

I rapporti tra Grillo e Casaleggio sono opachi, la democrazia interna del movimento è molto dubbia, forse inesistente. Ma siamo alle solite, tutta la politica ha un rapporto opaco con il potere economico, politici diventano banchieri, banchieri diventano politici. Chi finanzia chi, chi fa le leggi in favore di chi. Se Grillo non è proprio nuovo, mal che vada sarà una replica di quel che c'è. Al momento non sembra presentare pericoli più rilevanti, per ora il M5S non ha fatto nulla di male, non si è affacciato alla politica come la Lega, sparando su immigrati e meridionali, minacciando la secessione, non è sceso in campo come Forza Italia, per salvare un padrone dai debiti e dalle inchieste giudiziarie. Può esserci più o meno simpatico, ma perchè averne paura?

Forse il Movimento si sposterà più a destra, se Lega e Pdl non riusciranno a riprendersi, se nessun altro movimento li sostituirà, se il confronto sarà soprattutto con il Partito democratico. Resta comunque molto interessante l'esperimento di un soggetto politico aggregatosi, anche grazie alla popolarità di un comico, intorno ad un blog e poi spopolato sui social network. L'affermazione di Grillo è anche l'affermazione della politica in Internet. Oltre al suo umorismo, anche questo me lo rende simpatico. Ma credo, per quanto mi riguarda, dovrà accontentarsi di un attestato di simpatia.

Di tanto in tanto su Facebook incappo su una pagina che chiede le dimissioni dell'onorevole PD Stefano Esposito. In genere promossa da notav o da grillini. Avversari verso cui l'onorevole fa tutto quanto in suo verbale potere per ottenerne la stima e il rispetto nonostante le divergenze, superando i traguardi più lontani con soli pochi passi. Pure nei confronti di suoi compagni di area o di partito in dissenso con lui, usa i medesimi riguardi meritandosi lo stesso successo. E' possibile che l'onorevole condivida il pensiero di un grande scrittore: «Che si parli di me, nel bene o nel male, purchè se ne parli». E in effetti, se ne parla. Se ne parla pure bene (a destra): secondo il giornale di Giuliano Ferrara, quello di Esposito, è un profilo interessante da studiare. Lo tengano a mente i 360 studiosi notav che di treni non sanno nulla. Il professor Massimo Zucchetti, che ritiene di esserselo studiato, gli ha dedicato una lettera aperta. In 229 hanno cliccato su "Mi piace".

Tuttavia non capisco bene il senso dell'iniziativa. Di solito si chiedono le dimissioni di chi ricopre una carica esecutiva o di garanzia. Presidenti, ministri, sindaci, assessori. Non di chi è eletto, senza vincolo di mandato, ad una assemblea elettiva. Si può chiedere di non votarlo, o di non candidarlo. Ma una volta eletto, non c'è un motivo plausibile per chiedere che si dimetta, a meno che non esistano incompatibilità, motivi per cui debba essere dichiarato ineleggibile.

Il megastipendio non è una buona ragione. Come cittadino, elettore e contribuente sono tenuto, con le mie tasse, a stipendiare anche i parlamentari che non mi rappresentano. Leghisti, fascisti, pidiellini, puttanieri, e quelli che si mangiano il prosciutto in aula, per festeggiare la caduta di un governo. Compreso Esposito, ovvio. I megastipendi dei parlamentari sono una questione che concerne i costi della politica, non il giudizio su un singolo politico.

Magari l'onovervole quel giudizio se lo merita, ma è un precedente. Si immagini se diventasse consuetudine promouovere mobilitazioni per chiedere le dimissioni di questo o quel deputato. Ogni lobby potrebbe prendere di mira i suoi avversari in parlamento, promuovere petizioni per chiederne le dimissioni. Una specie di controvoto. Secondo me, non è un bene che i parlamentari possano essere sottoposti a pressioni di questo tipo. Si pensi si trattasse di un deputato NoTav e i SiTav (tutta la loro rete di interessi) si organizzassero per farlo dimettere. Sarebbe inamissibile. 

In generale poi, è una cattiva politica quella di personalizzare i bersagli. Il tal personaggio può essere quello che è, ma rappresenta un partito. Non si dovrebbe permettere al suo partito di usarlo come testa d'ariete o come catalizzatore di tutte le incazzature. Se un intraprendente e loquace deputato si colloca al centro dell'attenzione, o ci prova, con affermazioni variamente provocatorie, offensive, gratuite, si chieda conto al suo partito, le si tratti come esternazioni del suo partito. Saranno poi i leader a smentirle o confermarle. Bersani lo ha incontrato per ribadire il favore del PD alla Tav. Ha scritto la prefazione del suo libro TavSi. Chiedo le dimissioni dell'onorevole Esposito da capro espiatorio.

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Stefano Esposito su OpenPolis

Kindle sono tentato di provarlo. Potrei leggere più comodamente qualsiasi documento in pdf, dai giornali ai rapporti dell'Istat. Qualsiasi documento. (Salvo doverli convertire, perchè Kindle - e questo è un inconveniente importante - usa un formato proprietario - azw. Amazon ha un servizio di conversione, che richiede di inviare da una propria email autorizzata il documento da convertire in allegato al proprio indirizzo [nome]@free.kindle.com).

Potrei archiviare in 2 GB di memoria, 1400 libri, quasi l'equivalente della mia attuale libreria, composta ormai anche dal mio tavolo. Potrei acquistare libri in formato digitale risparmiando il 30%. E in futuro spero anche di più. Potrei acquistare libri senza entrare in casa con il sacchetto della libreria, cioè senza essere visto da mia moglie. Potrei portare la mia libreria dappertutto, andare in vacanza senza scegliere quali libri portarmi dietro. Potrei leggere libri voluminosissimi sempre al peso di 170 grammi. Potrei leggere al buio la sera, la notte, senza dover accendere la luce o sistemarmi in prossimità di una lampada. Potrei leggere qualsiasi libro, senza che nessuno possa vedere che libro sto leggendo e a che pagina sono arrivato.

Non esisterebbe più il problema di prestare i libri. Puoi regalarli e tenerteli nello stesso tempo. Il libro è sempre come nuovo. Certo, puoi danneggiare il dispositivo e perdere tutto. Ma basta conservarne copia sul computer, su un qualsiasi hard disk separato, o meglio ancora sul web. Amazon credo conservi la libreria dei libri acquistati.  

Insomma, mi sembra di vederci un bel po' di vantaggi, sia pure con l'indole del visionario o del selvaggio che si entusiasma per gli specchietti.

Controindicazioni? 

Di ogni opera potrebbero esistere alcune copie cartacee. Lo stesso dispositivo cartaceo fa si che si perdano una infinità di dati. Tantissimi libri, tante traduzioni sono irreperibili, perchè non hanno più mercato, perchè passato il tempo dei 45 giorni in libreria, nessuno più li ristampa. Con i dispositivi digitali la ristampa dei libri non sarà più ostacolata da nulla, non dipenderà da previsioni di mercato. Una copia a zero download non causa alcuna perdita. Ma di più: con gli e-book, ciascuno potrà essere editore di se stesso (almeno potenzialmente). Non si dovranno più pubblicare libri a proprie spese, per poter iniziare.

L'indistruttibilità dei dispositivi digitali credo fosse una illusione dei primi tempi. Negli anni '80 ci dicevamo che i cd erano indistruttibili. Puoi anche saltarci sopra e lo riascolti come prima. Basta affidare un cd ad un bambino di due anni e si vede come è indistruttibile. Oggi sappamo che non è così, è consapevolezza diffusa, ed esistono copie di backup di tutto.


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