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Professore del Politecnico minaccia una donna

In principio ho aderito alla sua richiesta di essere mandato a quel paese solo sulla sua bacheca di FB, e non in altri luoghi dove si discuteva la sua vicenda. Questa vicenda. Poi in serata ha detto di essersi già scusato, di non voler accettare un processo pubblico, di considerare chiusa la questione. Ha detto proprio così, mi sono scusato, punto. Non l'ho presa bene, ho chiesto: A questo servono le scuse? A mettere un punto? Per quello che hai scritto potresti meritare un processo in tribunale, altro che processo pubblico! Vergognati e fatti curare. Un attimo dopo è scomparso il post. Un attimo dopo ancora è scomparsa anche la pagina del professore. Forse si è messo in stand by o forse mi ha bannato.

Già nel pomeriggio, le sue scuse non mi erano piaciute. Sembravano più un espediente per togliersi d'impaccio da una figuraccia pubblica, che non una presa di coscienza di quanto aveva fatto. Ed alle scuse poi seguivano commenti autogiustificanti, tipo: mi ha dato del fascista, e quando mi danno del fascista non ci vedo più, altrimenti sono molto mansueto. Mi sono scusato, ma io non ho ricevuto scuse per essermi preso del fascista. Più commenti di amici e compagni che lo elogiavano per avere avuto il coraggio di scusarsi, incensando tale gesto come la prova che egli fosse una delle migliori persone del mondo. Vado a memoria, perchè i testi non sono più disponibili. Almeno, non per me. Ma le scuse hanno senso se servono per riflettere, non per precipitarsi a rimuovere ogni riflessione.

Esistono tante buone ragioni per voler preservare l'immagine del professor Massimo Zucchetti. E' un tecnico competente, è un volto pubblico dei notav con tanto di blog sul Fatto Quotidiano, è un comunista. E' pure legalitario, vanta un'amicizia con il giudice Gian Carlo Caselli. Un uomo di sinistra perfetto. Uno che non direbbe mai "sporco negro" a un nero. Uno che non darebbe mai del "perfido strozzino" ad un ebreo. Perchè gli uomini di sinistra, i comunisti, detestano il razzismo. E però molti di loro sono completamente sprovveduti e disinibiti di fronte al sessismo. Alcuni indifferenti, altri praticanti, comunque incapaci di riconoscerlo. Ma i principi vengono prima di amici e compagni.

Non ci si può arrabbiare con una donna? Si, si può, anche se mostrare i muscoli nel confronto con una donna, far valere la propria fisicità sia pure nella sola forma figurata dell'aggressività verbale, è comunque molto sgradevole. Qualcosa di prossimo alla vigliaccheria. Ma un conto è attaccarla sul piano individuale, un altro sul piano della sua appartenenza di genere. Attaccarla in quanto donna. Un uomo non può mai, in nessun caso e per nessun motivo, apostrofare una donna come "troia", "mignotta", "puttana". Parole madri di tutte le offese e di tutte le violenze. Il marchio del disprezzo misogino. Quando un uomo pensa di dire così, è già nella zona rossa, è già al punto limite in cui deve riacciuffarsi. Minacciarla di botte in gruppo, in branco, per ridurla ad un cesso ambulante, peggiore di quello che è, perchè lei, sottointeso, è molto brutta, ed il suo aspetto è l'infima misura del suo valore, il suo valore di donna.

Sono parole di una violenza e di una misoginia inaudite e sconcertanti, espresse tre mesi dopo il fatto di essersi sentito dare del fascista (un insulto comune e banale, molto in voga tra gli estremisti, chi non si è mai sentito dare del fascista?), in due messaggi scritti a distanza di sei ore uno dall'altro. Nulla che possa essere spiegato come un raptus, o una perdita di controllo. E' questo segno di violenza misogina che impedisce di considerare il fatto come una questione privata tra due persone, come chiedevano alcuni commentatori alla nota di solidarietà e denuncia di Simonetta Zandiri, la voce più schietta e genuina del movimento. Richieste di silenzio per preservare l'unità, per non esporsi al vero nemico, per lavare i panni sporchi in famiglia, anzi tra i due belligeranti, che in fondo si sarebbero soltanto insultati a vicenda. Ponziopilatismo espresso tra gli altri, dal capogruppo grillino al comune di Torino, Vittorio Bertola. No, l'unità e la forza di un movimento non si difendono con l'omertà. Il razzismo e il sessismo, le minacce di violenza, non sono un insulto come un altro. Barbara ha fatto bene a denunciare. La violenza maschile si denuncia e con la vittima si solidarizza. Senza esitazione. Ogni indifferenza, ogni ambiguità è complice.

Riferimenti:
Lettera aperta di Massimo Zucchetti al Ccp e risposta del Collettivo comunista piemontese (Facebook 31.05.2012) 
Vedi anche:
La privacy di chi molesta in privato

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