La meritocrazia è quel sistema per cui ciascuno si dimostra bravo a svolgere un certo ruolo, quindi viene promosso ad un ruolo superiore e così via finché non giunge al ruolo in cui si rivela incapace e lì si ferma. Quando alla fine tutti sono stati promossi a fare ciò che non sanno fare, per essere lasciati definitivamente lì, il merito ha realizzato il suo potere.


Il sovraffollamento carcerario è tortura. Una pena supplementare non prevista dalla condanna. Costruire più carceri è un andare alla deriva verso la discarica sociale. Escluderei l'amnistia o l'indulto per i crimini più gravi. Sono favorevole alla reclusione di coloro che uccidono, stuprano, provocano dolosamente lesioni gravi alle persone. Per tutti gli altri studierei pene alternative. La pena deve seguire una sentenza di condanna e non essere preventiva. La custodia cautelare può fondarsi su forti e reali sospetti relativi al pericolo di fuga, all'inquinamento delle prove, alla pericolosità sociale dell'individuo per l'incolumità delle persone, non su teoremi, induzioni, pregiudizi, o anche solo perchè bisogna mostrare subito che si mette in galera qualcuno.

La democrazia è un valore universale. Questa affermazione di principio, può farci mettere tutti i dittatori sullo stesso piano. Ciò è giusto solo in parte. Esistono dittatori che hanno abolito la democrazia, altri che soltanto non l’hanno ereditata, hanno visto nella democrazia liberale le istituzioni di un oppressore colonialista, di una falsa democrazia ed hanno sperimentato istituzioni nuove. Esistono dittatori che hanno voluto conquistare il potere e mantenerlo, mantenendo con esso l’assetto dei rapporti sociali esistenti. Altri sono stati più ambiziosi, hanno voluto conquistare il potere e mantenerlo, per realizzare un progetto, per rivoluzionare o riformare profondamente i rapporti sociali, ingaggiando una lotta contro le vecchie classi dirigenti e contro dominatori stranieri. Esistono dittatori che hanno peggiorato le condizioni del loro popolo rispetto ai loro governanti predecessori, altri che invece le hanno migliorate. Se tutti hanno commesso torti e soprusi e spesso anche crimini, senza volerli prendere a modello, nel giudizio bisogna guardare a cosa è prevalso nella loro politica, cosa li ha motivati e quali risultati hanno ottenuto.

Una realtà urbana opprimente e deprimente, soltanto a vederla. Figuriamoci ad abitarci. C'è un grande quadrilatero vicino al fiume, prossimo ad un quartiere "malfamato" dove i casermoni sono torri altissime. Ci sono entrato una sola volta circa vent'anni fa, per lavorare in una scuola materna. In quel bosco di casermoni, non riuscivo a trovare l'asilo. Ogni tanto, qualcuno sbucava da un cancello per avviarsi alla macchina oppure rientrava. Chiedevo informazioni, ma nessuno sapeva niente dell'asilo. Allora, indicavo il nome della via, ma nessuno conosceva la via. Erano persone che abitavano lì, nel senso che ci dormivano e forse ci mangiavano, magari solo a cena, senza alcun rapporto con quel luogo, senza radici. In un posto così, è un mezzo miracolo se saluti il vicino di casa, se lo riconosci. Certo che ci vogliono le telecamere e tanta polizia. In un ambiente artificiale, sradicato, non può esserci controllo sociale, controllo del territorio da parte delle persone. Se fai dei grandi ghetti, dei grandi dormitori, dove concentri la marginalità, poi per garantire la sicurezza devi quasi militarizzare il territorio. Il problema della criminalità legata allo spaccio, alla prostituzione, per un po' si risolve, o più probabilmente si sposta in un'altra zona simile. Ma quello che spendi in controllo e repressione potresti più utilmente spenderlo per creare realtà urbane a misura d'uomo.

La criminalizzazione della razza geneticamente determinata è solo uno dei modi di razionalizzare il razzismo. Il più diretto, il più ideologico. E’ il metodo pseudobiologico. Ma ne esistono anche altri, che si sono affermati dopo la vergogna del nazismo, ma che già esistevano ai tempi del colonialismo.

Il metodo pseudoantropologico. L’etnia è identificata con una cultura arretrata, per cui il tal popolo non è degno della democrazia, della libertà, dei diritti civili, ed i suoi membri ne sono di conseguenza esclusi.

Il metodo pseudosociologico. L’etnia è identificata con una condizione sociale, ad esempio i poveri. In questo caso la criminalizzazione dell’etnia, passa attraverso la criminalizzazione dei poveri: per non morire di fame non possono che rubare. E dato che noi non abbiamo i mezzi per sfamarli non possiamo che respingerli o cacciarli via. Lo stesso Bossi dice: “Sono dei poveracci, ma non possiamo farci niente”.

Con quel "non possiamo farci niente" si annulla la differenza pratica tra la ragione innata e quella socio-economica o culturale: la modificabilità della condizione altrui. Questo ricorso alla motivazione socio-economica per spiegare il presunto essere negativo del migrante, non chiama in soccorso la politica sociale ed economica per affrontare e risolvere il problema, in quanto ne mancherebbero i mezzi. Predica soltanto la costruzione di una fortezza. Alla fine il dispositivo è lo stesso che può derivare da una motivazione esplicitamente razzista: l’eclusione. L’una e l’altra descrivono una condizione (il carattere innato o la marginalità) che in un tempo umanamente ragionevole si rappresenta ugualmente immodificabile.

Qual è la differenza tra il razzista pseudobiologico, quello pseudoantropologico e quello pseudosociologico? Io non ne vedo nessuna. 



Il significato implicito in questo articolo (o che a me è parso di vedere e se non era nelle intezioni dell'articolista, ce lo metto io) è il seguente: se quello che conta per valutare la solidità finanziaria di uno stato è il debito totale, quindi non solo il debito pubblico, ma anche il debito privato, il risanamento del debito (pubblico) può non risolvere il problema della solidità finanziaria, in quanto esso richiede più tasse, meno salari, meno pensioni, meno sussidi, meno servizi e, di conseguenza, un aumento del debito privato, senza modificare sostanzialmente l'entità del debito totale.

Esistono parole topiche che riassumono stereotipi ed evocano razzismi. Lurido, sporco, riferito a nero. Perfido, avido, strozzino, riferito ad ebreo. Terrone riferito a meridionale. Oca, gallina, isterica, maestrina, riferito a donna. Sono espressioni insultanti, discriminanti e delegittimanti in quanto comunicano che motivo del difetto (l’essere sporco, l’essere avido, l’essere poco intelligente) è nella natura dell’appartenenza. Poco importa che esistano degli equivalenti per tutti gli altri, perchè tali equivalenti non comunicano quello stesso motivo. Gli altri, quando sono il gruppo dominante (i bianchi, gli adulti, gli ariani, i maschi) si danno definizioni, positive o negative, che non indicano specificità di appartenenza, sono neutre, universali, proprio in quanto appartengono a quei gruppi che sono dominanti.

Il punto non è se tratto male tutti o solo qualcuno, ma come tratto male. Se mi esprimo in modo neutro contro l’individuo (sei una stupida!) o anche contro la sua appartenenza (sei un’oca!). Ciò detto, il trattar male tutti non può valere come licenza. Nè le modalità più ruvide di confronto maschile, secondo una malintesa uguaglianza, possono riprodursi nel confronto con le donne. La partecipazione femminile alla sfera pubblica non significa che anche alle donne è concesso di salire sul ring per fare a boxe, significa che cambia completamente il gioco e la sua regola. Significa che c’è una parziale femminilizzazione della sfera pubblica. Trattare le donne come si trattano gli uomini, cioè come quando l’arena era solo maschile, significa opporsi di fatto alla partecipazione femminile.

Mi viene proposto il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti come principio regolatore per la gestione di una comunità virtuale. Sono d’accordo con il primo emendamento. Solo si tratta del dettato costituzionale di uno stato. Una entità composta dal pluralismo di tanti elementi, a sua volta non necessariamente riprodotto in ciascuno di essi. Ad esempio, la libertà politica è la libertà di dar vita a partiti di qualsiasi orientamento. Ma questo non fa si che all’interno di un singolo partito possano esistere tutti gli orientamenti. La libertà di stampa è la libertà di fondare e trovare giornali di qualsiasi linea editoriale, ma ogni singolo giornale non è il collage di tutte le linee editoriali. Avrebbe poco senso evocare il primo emendamento per rivendicare un pluralismo e una libertà assolute all’interno di un singolo partito, di un singolo giornale. Il pluralismo è delle fonti, delle tribune, poi ogni fonte, ogni tribuna, ha la sua specificità, la propria identità. Se fossi il direttore di un quotidiano sarei contrario a pubblicare gli articoli di Feltri, Sallusti, Belpietro, Ferrara, Minzolini. Tuttavia, sono certamente favorevole al fatto che tutti questi giornalisti, persino in veste di direttore, possano avere un loro giornale.

Allo stesso modo, come amministratore di un forum sono poco propenso, per non dire contrario, a pubblicare messaggi dal contenuto razzista, antisemita, misogino. Ciò nonostante per quanto io li consideri negativi, credo debbano poter esistere blog, forum, magazine ispirati da questi orientamenti. Sarei contrario ad una censura poliziesca di tali fonti, salvo il caso in cui incitino esplicitamente all'odio e alla violenza. Sarebbe illiberale e sarebbe anche come nascondere la polvere sotto il tappeto. Occultare una realtà che invece è meglio poter vedere e tenere sotto osservazione.

Se il pluralismo, il contrasto, riguardano oltre le opinioni anche i valori, i valori costitutivi della convivenza, essi non possono che manifestarsi mantenendo la giusta distanza. Il tuo dire liberamente di altri implica il dire liberamente di altri su di te. Così succede che il politicamente corretto, prodotto dalla stessa patria del primo emendamento, è la condizione per potersi dire tutto stando insieme. L’alternativa è la rissa, la guerra. O il dirsi tutto a debita distanza, ciascuno dalla sua tribuna, la sua fonte, la sua casa. Il forum è una tribuna condivisa, deve darsi le forme e le regole per poter convivere. Il politicamente corretto è anche un indicatore. Se un contenuto non è traducibile in una espressione corretta, forse allora quel contenuto è proprio sbagliato.

Io ho il mio orientamento. Penso che i pregiudizi e i luoghi comuni razzisti, antisemiti e misogini siano sbagliati in sè, offensivi nei confronti delle persone che prendono a bersaglio e anche potenzialmente pericolosi, perchè fanno da humus, da corollario, da condizione favorevole alla discriminazione, alla persecuzione e alla violenza. Mi rendo conto che esistono orientamenti diversi e in questo mio spazio ho cercato di trovare un equilibrio tra esigenze diverse. Da un lato quello di permettere l’espressione di qualsiasi contenuto. D’altro quello di collocare alcuni contenuti, i contenuti razzisti e offensivi, in sezioni deputate, in modo che sia chiara ed evidente la mia dissociazione, avendo obiettivamente e di fatto una responsabilità simile a quella editoriale. Perchè io non voglio essere complice passivo e indifferente della divulgazione e della legittimazione di quei contenuti. Anche se, come già detto, nell’universo della rete riconosco ad altri la libertà di esserlo.

Il paragone tra la fine dell'ex leader libico e quella del duce mi convince solo in parte, perchè Mussolini fu ucciso quando la guerra doveva ancora finire, non si era ancora costituito il potere della nuova Italia e i partigiani non erano nelle condizioni di poter tenere e gestire il prigioniero, nè si fidavano degli alleati i quali avrebbero preteso gli venisse consegnato. I partigiani non avevano interesse al suo silenzio in un eventuale processo. Tra i capi della Resistenza non c'erano ex dirigenti del regime fascista. Inoltre, successe nel 1945, un'epoca in cui la concezione del diritto internazionale, del diritto di guerra era meno evoluta di quella di oggi.
Se la fine di Mussolini, lo scempio di Piazzale Loreto poteva essere vissuto come una macchia disonorevole per la guerra di liberazione, in contraddizione con i suoi valori e ideali, la fine di Gheddafi, il suo linciaggio, la sua esecuzione non disonora l'aggressione alla Libia più di quanto non lo sia già, ne è l'epilogo coerente, semmai evidenzia il disonore al grande pubblico. L'esecuzione di Mussolini gettò un'ombra sulla Resistenza, l'esecuzione di Gheddafi getta una luce sulla Nato e sul Cnt.

* * *

Il CLN non decise di uccidere Mussolini per liberarsi di un testimone scomodo. Nè lo fece per conto terzi. L’uccisione di Gheddafi non è paragonabile all’uccisione di Mussolini, se non apparentemente. Il paragone è molto azzardato come ogni paragone che mette a confronto un fatto storico e un fatto attuale. Mussolini e Gheddafi sono due dittatori morti per uccisione violenta da parte dei loro antagonisti sostenuti da alleati stranieri. Le analogie si fermano qui. Mentre il confronto vorrebbe usare la guerra di liberazione italiana per spiegare quella libica. Così come si usa il confronto con le primavere arabe di Tunisia ed Egitto. Si usano le analogie per spiegare quello che avviene in Libia, perchè quello che avviene in Libia non è chiaro, non è sufficientemente conosciuto. Ma torniamo al confronto con il nostro '43-45 e vediamo alcune importanti differenze.

La Nato ha sempre negato di avere Gheddafi come obiettivo. Ha sempre trattato il Colonnello come un affare interno alla Libia. Anche l’ultimo giorno, dopo aver bombardato il suo convoglio in fuga, ha negato di essere a conoscenza del fatto che in quel convoglio ci fosse Gheddafi.
Al contrario, gli alleati avevano esplicitamente Mussolini come obiettivo: farlo prigioniero di guerra. La sua consegna alle Nazioni Unite era esplicitamente disposta nel patto di armistizio del 1943.

Il CLN rivendicò l’esecuzione di Mussolini.
Il CNT non rivendica l’esecuzione di Gheddafi, dichiara di non sapere con esattezza come è morto, non esclude sia successo durante una sparatoria, magari proprio per mano dei lealisti.

Due giorni precedenti la cattura, il CLN emise una sentenza in cui condannava a morte tutti i massimi gerarchi fascisti catturati, in quanto responsabili di aver abolito le libertà costituzionali e portato l’Italia alla catastrofe della guerra. Subordinando tuttavia la decisione finale alla sentenza di un tribunale militare. Non si conosce analogo documento del CNT. D’altra parte, Gheddafi non può essere accusato di aver abolito le libertà costituzionali (ha abolito una monarchia subalterna agli stranieri), nè di aver portato il paese alla guerra. Non ha aggredito i paesi belligeranti, ha invece subito una aggressione. Mussolini aveva consegnato il paese all’occupazione tedesca e rifiutava di firmare la resa ai partigiani solo per timore di firmarla prima dei tedeschi e poter essere accusato da loro di tradimento. Gheddafi con tutti i suoi limiti è stato semmai garanzia di sovranità e indipendenza nazionale.

Mussolini viene giustiziato il 28 aprile, il giorno dopo la cattura, mediante fucilazione. Dal momento della cattura al momento della fucilazione è trattato civilmente come un prigioniero di guerra. Il CLN non attende i tempi della sentenza di un tribunale di guerra, perchè teme di dover consegnare il prigioniero agli alleati, secondo quanto disposto dal trattato di armistizio. Il CLN non ha la piena disponibilità del prigioniero Mussolini. Il CLN non era il governo della nuova Italia. Il CNT è il governo della nuova Libia e ha la piena disponibilità del prigioniero Gheddafi, i suoi miliziani lo uccidono quasi subito dopo averlo catturato, durante un linciaggio.

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Il paragone è stato fatto un po' da tutti. E' venuto in mente anche a me. E' un paragone ovvio. E' anche un paragone nobilitante, che dà un senso a tutta la storia, perchè se Gheddafi è Mussolini, il CNT è il CLN e gli alleati sono sempre quegli alleati, e tutto il conflitto è una guerra di liberazione. Secondo me, neanche una di queste cose è vera.

A livello immaginifico, il paragone fa particolarmente leva sullo scempio di Piazzale Loreto. Ma si trattò dello scempio su un cadavere che, anche se vergognoso, è altra cosa dallo scempio su una persona ancora in vita. Mussolini non è stato ucciso subito dopo la cattura, ma il giorno dopo. Tra la cattura e l'uccisione non risulta gli sia stato torto un capello. E' stato ucciso mediante fucilazione al petto. Esecuzione prevista dai codici militari per i soldati nemici o disertori. Al petto, a differenza che alla schiena, significa reato gravissimo ma non disonorevole. Era l'esecuzione che voleva per sè Saddam Hussein, reputando umiliante l'impiccagione in quanto prevista per i delinquenti comuni. Un rito un po' diverso dallo sparare ad una persona, ferirla, pestarla, ridurla ad un cencio coperto di sangue, metterla in ginocchio e spararle un colpo alla tempia.


Riferimenti:
Il testamento di Muammar Gheddafi (Resistenze.org)
Ammazzeranno Gheddafi - Giovanni Fasanella - Cadoinpiedi.it
Perché hanno ucciso Gheddafi - Giovanni Fasanella - Cadoinpiedi.it
Se ucciso dopo la cattura, la morte di Gheddafi è un crimine di guerra. Necessaria un'inchiesta - Amnesty
Ecco tutte le bugie che ci hanno raccontato sulla guerra libica - Amadeo Ricucci, giornalista Rai
Morte di un riformatore - Gian Paolo Calchi Novati - il manifesto 
Kalashnikov e telefonini lo scempio del branco - Adriano Sofri - Repubblica 
Clinton jubilant over Gaddafi's death: "We came, we saw, he died"(CBSNEWS)



"Quando mi dissero che il cadavere di Mussolini era stato portato a piazzale Loreto, corsi con mia moglie e Filippo Carpi. I corpi non erano appesi. Stavano per terra e la folla ci sputava sopra, urlando. Mi feci riconoscere e mi arrabbiai: «Tenete indietro la folla!». Poi andai al CLN e dissi che era una cosa indegna: giustizia era stata fatta, dunque non si doveva fare scempio dei cadaveri. Mi dettero tutti ragione: Salvadori, Marazza, Arpesani, Sereni, Longo, Valiani, tutti. E si precipitarono a piazzale Loreto, con me, per porre fine allo scempio. Ma i corpi, nel frattempo, erano già stati appesi al distributore della benzina. Così ordinai che fossero rimossi e portati alla morgue. Io, il nemico, lo combatto quando è vivo e non quando è morto. Lo combatto quando è in piedi e non quando giace per terra".


SANDRO PERTINI

A Matrix, il direttore del Giornale Alessandro Sallusti voleva dimostrare che il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero e il leader dei Cobas Piero Bernocchi sono conniventi con i black bloc, quelli che il 15 ottobre a Roma, hanno devastato la città e fatto fallire la manifestazione degli indignati. Di cui Ferrero e Bernocchi erano due promotori. A sostegno dell’argomento il Sallusti cita la ex sala di presidenza del gruppo Prc al senato, titolata a Carlo Giuliani. Il quale sarebbe l’equivalente di un black bloc, poichè portava il passamontagna e voleva colpire una jeep dei carabinieri con un estintore. Ferrero prova a spiegare che Giuliani faceva parte del corteo delle tute bianche, un corteo autorizzato e ciò nonostante aggredito dai carabinieri. Bernocchi ricorda che a quel ragazzo gli hanno sparato, è morto ammazzato. Al che il Sallusti esclama: «Hanno fatto bene a sparargli, hanno fatto bene!» Paolo Ferrero risponde subito a tono e manda il “direttore” al quel paese, dicendogli di vergognarsi. In quel frangente, l’unica reazione possibile.

Si apre il dibattito in rete e sui giornali. Molti apprezzamenti per Paolo Ferrero sulla sua pagina di Facebook. Con qualche obiettore/provocatore che prova a domandare «Ma Giuliani è un martire? Un eroe? Stava facendo violenza contro le forze dell’ordine». Un giornalista del Foglio, Pierluigi Diaco sulla sua bacheca di Facebook, ospita l’intervento di un poliziotto che dà ragione a Sallusti e rincara la dose: «(...) fossi stato io... oltre aver sparato il Giuliani... l'avrei calpestato e tritato le ossa con la nostra camionetta!» Diaco reputa ingiustificabili queste parole e critica anche Sallusti per avere usato le parole sbagliate, ma giudica vergognoso continuare a considerare Giuliani una vittima della polizia. Insomma, il “direttore” ha detto bene nel modo sbagliato.

Sallusti si pone fuori da qualsiasi possibilità di discussione. Quello che ha detto, nel modo in cui l’ha detto, nei confronti di un ragazzo ucciso, è inutilmente violento e crudele, manca di senso del tragico e di senso del limite. Una affermazione sproporzionata, indegna, per poter essere soltanto una provocazione. Invece è plausibile vedere in modo negativo il comportamento di Carlo Giuliani e ritenere che il carabinieri Mario Placanica abbia sparato per legittima difesa. Io non sono d’accordo, ma capisco che la si possa pensare così.

Dal mio punto di vista, Carlo Giuliani non è nè un martire nè un eroe. Certo, una vittima. La penso come i radicali di sinistra. Carlo Giuliani è come Giorgiana Masi un simbolo della illegalità di stato. Poco importa cosa stessero facendo l’una o l’altro. Il punto è cosa stava facendo lo stato nella gestione dell’ordine pubblico. Chi afferma la tesi della legittima difesa del carabiniere si limita a valutare, peraltro in termini esagerati, la dinamica dell’ultimo fotogramma, rimuovendo o ignorando tutta la sequenza precedente: il contesto dei fatti.

Il contesto è quello del corteo delle tute bianche, che doveva raggiungere la zona rossa, passando per Via Tolemaide. Quel corteo fu attaccato dai carabinieri. La commissione parlamentare d'indagine accertò che l'attacco era immotivato, poichè, a differenza di quanto affermavano i carabinieri, il corteo era autorizzato. La carica dei carabinieri si realizzò anche con i classici caroselli delle jeep tra i manifestanti. Una parte dei manifestanti reagì alla violenza dei carabinieri. Una jeep, quella di Placanica, si ritrovò isolata nella vicina Piazza Alimonda. Ma sul lato sinistro della piazza, un battaglione di carabinieri rimase a guardare. Qui avvenne l'omicidio. Dopo lo sparo, il defender passò per due volte sul corpo di Carlo Giuliani, senza nemmeno accertare se fosse vivo o morto. Proprio come avrebbe voluto fare il poliziotto che ha scritto sulla pagina di Diaco.


Riferimenti:
Sallusti shock a Matrix: "Fecero bene a sparare a Carlo Giuliani", e Paolo Ferrero lo manda a quel paese (Liquida)
Intervista ad Haidi Giuliani: "Sallusti provocatorio. Siamo pronti alla querela" (Controlacrisi.org)
Pierluigi Diaco: "Sallusti sbaglia a giustificare chi ha ucciso ma Giuliani non è una vittima" (Tgcom)
Se il poliziotto vuole calpestare Giuliani (Corriere della Sera)
I fatti del G8 di Genova (Wikipedia)
Cossiga: "Massacrare i manifestanti senza pietà!"(YouTube)

Sono favorevole a documentare e denunciare sul piano dell'informazione, le violenze e gli abusi della polizia, ma attraverso questo metodo sarei contrario ad organizzare una generica campagna di identificazione dei singoli poliziotti. Altra situazione è la soluzione di casi specifici.

Si vuole denunciare un caso specifico? Va bene, ma è giusto che l'accusato possa confrontarsi con chi lo accusa. La differenza tra chi presenta una denuncia e chi fa la spia sta nell'anonimato. L'appello alla delazione è un appello alla denuncia anonima. Una denuncia con il passamontagna.

C'è sempre la possibilità che la persona denunciata o individuata a seguito di denuncia sia la persona sbagliata. Come c'è anche la possibilità che i documenti che lo accusano siano falsi, difettosi, manomessi. Cosa molto fattibile con una registrazione o con un video. Quindi, è necessario che l'accusato sia messo nelle condizioni di misurarsi con un'accusa circostanziata e con un accusatore certo.

Foto e video li postiamo tutti su Facebook, sui blog, sui forum. Spesso con il metodo della condivisione, per cui la stessa persona che posta non è in grado di valutare adeguatamente il documento che fa circolare. Un conto è farlo immedesimandosi in un cronista, un conto è farlo immedesimandosi in un investigatore, magari sollecitando testualmente l'identificazione, l'arresto delle persone esibite. Questo non è sano. Poi, le autorità possono anche aiutarsi con tutto questo materiale, valutare cosa sia attendibile e cosa no. A ciascuno il suo mestiere, ma non è sano fare l'opinione pubblica delle manette, ancor meno sollecitare questo tipo di opinione pubblica. Se e quando mostro, in foto in video, una carica della polizia, penso di fare una denuncia informativa, non di avviare una causa penale.

La denuncia anonima è delazione, ma da sola non basta per fare la caccia alle streghe. Ci vuole anche la persecuzione di un gruppo ideologico, religioso, etnico, sociale, identificato con un pericolo pubblico e delle leggi restrittive nei confronti del gruppo stesso o nei confronti di tutti al fine di esser certi di colpire quel gruppo. Quindi, delazione, più persecuzione, più leggi restrittive, fanno la caccia alle streghe.

Potrebbe esserci un principio di caccia alle streghe se la polizia dicesse: "Un romeno ha stuprato una donna, aiutateci a individuarlo (ovvio, tra i romeni). Oppure, estendendo il caso ad una serie indefinita e generica: "In questa zona ci sono troppe violenze e molestie, aiutateci a individuare i colpevoli". Così si crea un clima di sospetto nei confronti di ogni persona, che per un motivo o per l'altro, potrebbe essere ritenuta un potenziale molestatore.

Riguardo i fatti di Roma, l'appello alla delazione non è venuto dalla polizia, che di materiale ne può trovare già quanto ne vuole, ma dalla politica. Vuoi da quella parte che desidera in modo molto solerte dissociarsi dalle violenze, vuoi da quell'altra parte che pensa di approfittare delle violenze per limitare le garanzie e le libertà democratiche. Possono non essere d'accordo, però una cosa fa gioco all'altra. Tu dici "In galera, in galera, in galera!" E Maroni ti fuori dal cappello gli arresti preventivi.



Esistono almeno tre situazioni topiche in cui si decide di fare una infrastruttura. (Se riuscite ad ipotizzarne delle altre, provate a citarle). 1) Si costruisce una infrastruttura in assenza della stessa. Si va con i muli, i cavalli, i carri e le carovane. Per aumentare la velocità e il volume del traffico di merci e persone, si decide di costruire una strada, una ferrovia. Come nel '700, nel '800. 2) Si costruisce una infrastruttura in presenza di infrastrutture già esistenti, ma insufficienti. Strada e ferrovia sono sature. Bisogna potenziarle. Se non basta, costruirne una nuova. 3) Si costruisce una infrastruttura in presenza di infrastrutture già esistenti e sottoutilizzate. La strada e la ferrovia trasportano meno merci e meno persone di quelle che potrebbero. Ciò nonostante si decide lo stesso di costruire la nuova infrastruttura. Dà lavoro e profitto alle imprese, è un affare per le banche, e, come per le piramidi, dà lustro al luogo e alle autorità locali. La Tav Torino-Lione in quale di queste tre situazioni si trova?

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Dubito che la linea Tav sarà più sicura dell’attuale linea ferroviaria del Frejus. Un incidente come quello di Viareggio può avvenire anche con un treno ad alta velocità (o meglio ad alta capacità - così si chiamano in Italia i treni merci). Incidente avvenuto in stazione a causa della fuga di gas da una cisterna. In Spagna, il più grave incidente ferroviario degli ultimi trent’anni è avvenuto l’anno scorso nella stazione di Barcellona e riguardava un treno ad alta velocità.

La linea Tav Torino-Lione dovrà percorrere 80 chilometri di galleria sotto la montagna, a velocità superelevate, magari in una situazione di traffico misto merci e passeggeri, con i treni merci più lenti. Cosa vorrebbe dire un incidente all’interno di quella galleria? Quali sarebbero le condizioni di soccorso. Un rapporto dei vigili del fuoco denuncia la pericolosità della galleria della Tav Firenze-Bologna e avverte delle gravi difficoltà nel riuscire a garantire soccorsi adeguati e tempestivi in caso di incidente.

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A proposito di sicurezza, il governo ha dichiarato di non essere in grado di mettere in sicurezza le strutture scolastiche del paese, se non per una spesa equivalente ad un miliardo, a fronte di una necessità complessiva di dieci miliardi. Una cifra paragonabile al preventivo della Tav Torino Lione.

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Il prezzo del petrolio è salito da 20 a 80 euro al barile dal 2000 al 2010. Nello stesso arco di tempo il traffico merci su rotaia nel Frejus si è dimezzato, a fronte di una previsione che voleva un raddoppio. Il traffico è sceso anche su gomma, diminuito del 30 per cento. Alla diminuzione del traffico su gomma non corrisponde dunque un aumento del traffico su rotaia, il declino è complessivo. Mentre l’ipotesi iniziale della Tav e la principale motivazione del progetto consisteva nella saturazione delle infrastrutture di trasporto esistenti.

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L'alta velocità in Italia riguarda 120 mila passeggeri ed è costata fino ad oggi circa 40 miliardi di euro. I treni regionali per i pendolari riguardano due milioni di persone. Mentre si investe sull'alta velocità, si tragliano i fondi per i treni dei pendolari. Cento milioni di euro tagliati quest'anno soltanto in Piemonte. L'ultima manovra prevede il taglio di 150 treni regionali.

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Con il passare degli anni l’opposizione dei NoTav si è spostata molto sul discorso economico, poiché all’offerta dell’opera non corrisponde una domanda adeguata a compensarne i costi, pur tenendo ferme le ragioni ambientali. Un articolo favorevole alla Tav da un punto di vista ambientalista dice che è scontato l’impatto ambientale sul paesaggio, ma precisa che esso è altissimo per la Val di Susa.

Credo che anche il confronto tra autostrada e ferrovia relativo all’emissione di CO2, sia diverso per la Torino-Lione rispetto alla Milano-Napoli o ad altre linee, perchè per quanto riguarda la Tav in Val di Susa, stante l’ultima giustificazione, quella che necessita di una nuova e più ampia galleria, nonostante l’ammodernamento recente della Torino-Modane, è quella del trasporto dell’intero Tir sul treno. Dunque a fronte di un carico di 75 mila tonnellate di merci, bisogna calcolare il peso morto di motrice e rimorchio, di circa 100 tonnellate. Inoltre vi sono da considerare le emissioni che sarebbero provocate da un cantiere che dura almeno dieci anni nei lavori di scavo e costruzione che dovrebbe spostare materiali pari a 42,5 milioni di metri cubi (42 torri gemelle o 17 piramidi di Cheope). Sulla Bologna-Firenze, l’Università di Siena calcola per il Tav un aumento del 26% di emissioni rispetto al treno classico.

Riguardo l’affermazione secondo cui la Tav è l’unica a poter fare concorrenza al crescente traffico aereo, bisogna constatare che finora è avvenuto il contrario, come spiegato anche dall’Economist. La Tav sta ai treni come il Concorde sta agli aerei. Una potenza ad alto costo che non permette la crescita del traffico. Ad essere vincenti nei cieli sono i voli low-cost, non grazie alla potenza, ma al prezzo accessibile a tutti. I low-cost sono per tutti, la Tav è per una minoranza di persone e va insieme al taglio dei treni locali e al peggioramento complessivo del servizio ferroviario, quello per tutti. Per una questione di costi.

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Per la parte solo italiana fino al raccordo di Settimo il costo ricavabile dal dossier presentato dai ministri delle infrastrutture italiano e francese all'Unione europea è di 5,7 miliardi di euro. Il preventivo del progetto RFI (Rete Ferroviaria Italiana) del marzo 2011 è di 4,4 miliardi di euro, ma senza gli oneri finanziari e con un margine di errore del 30%. A questi 5,7 vanno aggiunti 0,8 miliardi di euro di opere tecnologiche, per un totale di 6,5.

Per la parte comune italo-francese, il dossier preventiva 13.950 miliardi di euro, comprensivi degli oneri finanziari. Il costo dato da LTF (Lyon Turin Ferroviaire) alla presentazione del progetto ad agosto 2010 è stato di 10,5 miliardi. La presentazione alla stampa di questo progetto, nel settembre 2010, ha fornito a carico dell'Italia un costo di 8,7 miliardi, più 2 miliardi di euro di opere tecnologiche.

Poi ci sono, ci saranno gli adeguamenti dei prezzi. Il solo progetto della galleria geognostica di Chiomonte presentato a maggio 2010, ha comportato un onere del 30% in più rispetto ai prezzi di cinque anni prima. Sommato ad altre voci, il progetto definitivo di Chiomonte ha raddoppiato il costo del progetto di Venaus del 2005. Eppure secondo LTF si tratta di un progetto talmente simile al precedente da poter essere riaffidato alle stesse imprese che ne vinsero all'appalto.

Si può allora prevedere un raddoppio dei costi di tutta l'opera. Se si guardano i consuntivi dell'alta velocità italiana, si vede che la Roma-Firenze è cresciuta di 6,8 volte il costo inizialmente preventivato, la Firenze-Bologna 4 volte, la Milano-Torino 5,6 volte. Da qui i 35 miliardi definitivi calcolati dai notav, che corrisponderebbero ad un aumento di 6 volte rispetto ai preventivi di venti anni fa.

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Due domande. 1) E' il traffico merci che si deve spostare dagli aerei ai treni? Perchè la nuova TAV Torino Lione viene giustificata per il trasporto merci su Tir. Vorrebbero mettere il Tir sul treno. Quindi, prima andava su gomma e non sull'aereo. Se si tratta di passeggeri o di semplici containers, perchè non si può ammodernare la linea esistente? 2) Il tunnel del San Gottardo, i cui realizzatori incoraggiano la Tav in Val di Susa, non sarà concorrente della Torino-Lione? Non concorrerà a toglierle ulteriori merci e passeggeri, in un traffico già declinante?




Il benessere degli animali ha la precedenza sulle tradizioni religiose e culturali di chichessia.

La Lega Nord strumentalizza il rispetto degli animali per dare un colpo ai musulmani e, involontariamente, lo dà anche agli ebrei, anche se non dubito che in quel partito l’antisemitismo non sia secondo all’islamofobia. La lotta animalista va sottratta a questo tipo di strumentalizzazioni.

In Italia la macellazione senza stordimento è stata per la prima volta autorizzata con il decreto ministeriale congiunto (Sanità e Interni) dell' 11/06/1980 e tale deroga è stata confermata da tutti gli atti legislativi successivi in materia.

E’ dubbio che lo stordimento provochi meno dolore e sofferenza del taglio deciso delle giugulari.

Nell’insieme questa nostra parte del mondo, con lo sfruttamento intensivo e industriale degli allevamenti non è affatto in regola con il rispetto degli animali e in relazione a ciò la macellazione islamica ed ebraica fa quasi sorride. Basti vedere questo doloroso documentario.


Riferimenti
Earthlings ITA/ENG Siamo tutti terrestri (YouTube)
La Lega Nord contro la macellazione Halal e Kosher (Linkiesta)
La Lega contro il Kasher (Ciwati)
La Lega Nord in Lombardia contro la macellazione Kasher e Halal (Liquida)
Lombardia, la Lega contro la macellazione islamica. Ma al voto è lei a uscirne a pezzi  (Il Fatto Quotidiano)
Macellazione rituale-religiosa (Wikipedia)
Earthlings
Facebook 



E' civile, è nel diritto voler perseguire i violenti, neutralizzarli, reprimerli nella misura necessaria, ma è incivile, fuori dal diritto, voler mettere in atto una rappresaglia indiscriminata, fino a fregarsene se ci scappa il morto, rievocare le leggi emergenziali, auspicare la delazione sulla base di foto e filmati diffusi in rete, lasciarsi andare ad una caccia alle streghe contro i soliti anarchici.

Riferimenti:
In galera, in galera!!! La sinistra che passa da Deleuze alla delazione (Liberazione)
Scontri a Roma, blitz in tutta Italia contro gli anarchici. Anche il Web si mobilità per identificare i black bloc (Liquida)
"Chi se ne frega se scappa il morto". Bufera su Radio Padania, la Rete chiede a Roberto Maroni di dissociarsi (Liquida)
Dopo gli scontri del 15 ottobre, Di Pietro chiede una "legislazione speciale" per fermare i violenti (Liquida)
I No Tav si difendono: “Non associateci alle violenze”. Esposito: “Sì a una legge Reale bis” (Quotidiano Piemontese)



Il risorgimento italiano ha unificato a forza nord e sud, determinando la questione meridionale. Il risorgimento ebraico ha diviso a forza ebrei e arabi, determinando la questione palestinese.



L'antisemitismo non è sempre proprio, esplicito, dichiarato, è come molti razzismi un pregiudizio latente. Quali che siano le opinioni e i sentimenti autocertificati dell'autore di questo post, l'insinuazione che propone con la sua costruzione logica, evoca un vecchio pregiudizio antiebraico, quello secondo cui gli ebrei eserciterebbero un controllo sproporzionato rispetto al proprio numero su un potere, l'informazione, la finanza, la politica, il mondo.

Ha senso mettere a confronto i 35 mila ebrei italiani con i 35 mila abitanti di Gubbio? E' corretto paragonare una appartenenza culturale e religiosa con l'appartenenza ad un comune?

Gli ebrei in Italia risultano 35 mila secondo i dati del World Jewish Congress. Secondo una ricerca della Demoskopea del 2003 il 52% degli italiani non aveva la più pallida idea di quanti fossero gli ebrei in Italia. Appena il 6% li stimava tra i venti e i cinquantamila. L'11% credeva fossero almeno un milione. Sarebbe interessante sapere dove risiedeva quell'11%. Probabilmente nelle grandi città, in particolare Roma e Milano. I 35 mila ebrei italiani non sono altro che le persone iscritte alle comunità ebraiche. E le comunità ebraiche in Italia sono venti e si trovano a Ancona, Bologna, Casale, Ferrara, Firenze, Genova, Livorno, Mantova, Merano, Milano, Modena, Napoli, Padova, Parma, Pisa, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Vercelli, Verona.

Le comunità ebraiche e gli ebrei censiti come tali, risiedono in Italia soprattutto nelle grandi città. Metà degli ebrei italiani vive a Roma e circa 10 mila vivono a Milano. I giornalisti famosi citati nel post sono anch'essi originari di grandi città. Riccardo Barenghi, Clemente Mimun, Maurizio Molinari sono nati a Roma, Enrico Mentana, Paolo Mieli sono nati a Milano, Gad Lerner è nato a Beirut e si è trasferito a Milano, Fiamma Nirenstein e Miriam Mafai sono nate a Firenze, Elena Loewenthal è nata a Torino, Mario Luzzatto Fegiz è nato a Trieste, Arrigo Levi è nato a Modena, si è trasferito come esule a Buenos Aires, poi ha vissuto a Londra, Roma, Mosca. Alain Elkann è nato a New York, Riccardo Franco Levi è nato a Montevideo.



Oggi a Roma, un centinaio di incappucciati ha monopolizzato con violenze e devastazioni la manifestazione di centinaia di migliaia di indignati contro le politiche finanziarie che redistribuiscono il reddito alla rovescia. Il movimento ha reagito isolando, contestando e condannando i violenti, difendendo il carattere pacifico della propria protesta. Ma gli incappucciati hanno potuto agire indisturbati per molto tempo e quando la polizia è intervenuta ne hanno fatto le spese anche i manifestanti. Un ragazzo investito da una camionetta, una ragazza manganellata in piena faccia, cariche e idranti sui cortei. E non sono mancate violenze e abusi sugli stessi violenti quando ormai non erano più necessarie. Come a Genova nel 2001, la gestione dell'ordine pubblico è stata inetta o funzionale a far degenerare e fallire la manifestazione.

Mi associo alla condanna degli incappucciati, chiunque essi siano. E penso debbano essere neutralizzati dalle forze dell’ordine, in modo efficace, mirato e tempestivo. Anche ricorrendo alla forza necessaria e proporzionata. Nella salvaguardia della manifestazione, nei modi e nei limiti previsti dalla legge, a cui le stesse forze dell’ordine, le stesse autorità sono sottomesse, in uno stato democratico e di diritto. Raggiunto lo scopo le autorità diventano responsabili della incolumità delle persone fermate e non possono assolutamente infierire. Resa innocua l’offesa, la repressione difensiva si ferma. Il di più è tortura, è violenza abusiva, è fuorilegge. Se un automobilista passa con il rosso o supera il limite di velocità, o commette qualsiasi altra infrazione, il vigile deve fermarlo e fargli una multa, ma non può prendere a calci la sua macchina.

C’è lo stress, la stanchezza, la rabbia. Ci dovrebbe però essere anche la professionalità del tutore dell’ordine pubblico, capace di gestire queste situazioni. Errare è umano. Ma se è per questo, sono umani tutti, anche i manifestanti. Dopo di che, chi sbaglia paga. Con o senza la divisa. Su quei poliziotti che hanno agito in modo abusivo si può e si deve aprire una inchiesta. I poliziotti dovrebbero avere sulla divisa un numero identificativo. Le forze dell’ordine non sono una banda avversaria opposta a quella dei black bloc, sono (e devono rimanere) i tutori e i garanti della sicurezza di tutti.



Molti esponenti del PD esibiscono disprezzo per il governo dell’Unione (2006-2008) come per il governo dell’Ulivo (1996-2001), in quanto modelli di instabilità, a causa dell’eterogeneità di una coalizione che andava dal centro moderato di Dini e Mastella fino alla sinistra radicale di Bertinotti. Eppure, quella è l’unica formula di centrosinistra che ha vinto. E se non ha saputo governare è stato anche per l’indisponibilità del Pds/Ds/Pd a fare un serio compromesso con l’alleato di sinistra, da cui pretendeva invece un puro e semplice allineamento. Quando il centrosinistra si è presentato al voto con un profilo più coerente, cioè senza la sinistra, ha perso. Nel 2001 e nel 2008.

Ma alle prossime elezioni, la scelta per il PD non sarà tra l’essere “coerente” e solitario o allearsi con la sinistra, perchè c’è un soggetto nuovo: il Terzo polo di Fini e Casini. Dunque si pone la scelta tra due alleanze: Bersani-Fini-Casini o Bersani-Di Pietro-Vendola. Oppure ancora, la possibilità teorica di una ampia coalizione che vada da Vendola a Fini. Cosa preferisce il PD? Un po’ tutte queste opzioni, il PD è diviso e a domanda ci si sente rispondere che discriminante è il programma. Una comprensibile risposta reticente.

Se così fosse, potremmo allora aspettarci anche una alleanza con la Lega e il PDL (e in effetti c’è pure l’opzione del governo istituzionale), tanto è solo il programma il discrimine, mentre gli alleati probabili, possibili, restano fino alla sua definizione una incognita assoluta. Ma chi lo definisce il programma? Non si può essere così ingenui da credere che il PD fa il programma e gli altri fanno a gara per aderirvi. Sarà un programma di coalizione, un compromesso. Con chi? Con chi si preferisce andarlo a discutere prima? Hanno tutti una storia, un curriculum di convergenze e divergenze. Sanno bene cosa vogliono e cosa vogliono gli altri. O no? O sono sconosciuti che scendono dalla luna, vanno all'anagrafe per scoprire come si chiamano e si incontrano sulla terra per la prima volta, sorprendendosi l'un l'altro con inedite proposte?

Alla domanda “Chi lo definisce il programma?”, c’è la concreta possibilità che a rispondere siano la BCE e la Confindustria.



Questa è molestia? Forse, ma con una simile teatralità dove si vede? In una qualche forma di teatro, come sono pure i video di YouTube. O la domanda si estende al puro e semplice mangiare un ghiacciolo? Qui la storia, più che di un ghiacciolo mangiato, sembra quella di una frittata rovesciata. E' la trovata provocatoria di un gruppo di avvocati, il cui scopo a tutela di improbabili molestati finisce per risolversi nella tutela dei più probabili molestatori: Se non vi lasciate infastidire, andiamo a cogliere tutti quei casi in cui potremmo dire che siete voi a darci fastidio. Bella roba. L'equivalente di un caso del genere sarebbe una donna che denuncia un uomo perché mordicchia una pera o una mela. O perché mangia le patatine. Ne avete notizia? La molestia sessuale è un comportamento indesiderato e lesivo della dignità personale. E' un concetto riferito agli ambienti di lavoro. Non vedo come una donna che mangia un ghiacciolo possa ledere la dignità personale di qualcuno o risultare discriminatorio. Non si conoscono uomini che si sentano oppressi da una tale situazione.



Curioso (si fa per dire) che notizie di questo tipo siano illustrate con foto raffiguranti baci consensuali e persino romantici, come se ad essere punito fosse il bacio e non la sua imposizione.



Storicamente il partito radicale è il più filoisraeliano dei partiti italiani, a ex aequo con il vecchio partito repubblicano. 

L'argomento di base a giustificazione di questa posizione è la solidarietà con la democrazia israeliana circondata da autocrazie arabe. 

Un argomento tuttavia non pertinente in quanto non è la democrazia l'oggetto del contendere nel conflitto arabo-sionista. Dove arrivava Napoleone arrivavano i codici napoleonici, dove arrivavano gli alleati arrivava la liberazione dal nazismo, dove arrivava l'Urss arrivava il socialismo, dove arriva l'occupazione israeliana invece non arriva la democrazia.

Questo è il nodo: Israele occupa territori abitati da tre milioni e mezzo di palestinesi. Su quei territori, Israele non concede ai palestinesi l'autodeterminazione, ma neppure i diritti di cittadinanza. 

La democrazia israeliana è una democrazia esclusiva. Come quella degli ateniesi.

(Dal forum radicale inufficiale)

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