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Libertà di opinione senza limiti?

Mi viene proposto il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti come principio regolatore per la gestione di una comunità virtuale. Sono d’accordo con il primo emendamento. Solo si tratta del dettato costituzionale di uno stato. Una entità composta dal pluralismo di tanti elementi, a sua volta non necessariamente riprodotto in ciascuno di essi. Ad esempio, la libertà politica è la libertà di dar vita a partiti di qualsiasi orientamento. Ma questo non fa si che all’interno di un singolo partito possano esistere tutti gli orientamenti. La libertà di stampa è la libertà di fondare e trovare giornali di qualsiasi linea editoriale, ma ogni singolo giornale non è il collage di tutte le linee editoriali. Avrebbe poco senso evocare il primo emendamento per rivendicare un pluralismo e una libertà assolute all’interno di un singolo partito, di un singolo giornale. Il pluralismo è delle fonti, delle tribune, poi ogni fonte, ogni tribuna, ha la sua specificità, la propria identità. Se fossi il direttore di un quotidiano sarei contrario a pubblicare gli articoli di Feltri, Sallusti, Belpietro, Ferrara, Minzolini. Tuttavia, sono certamente favorevole al fatto che tutti questi giornalisti, persino in veste di direttore, possano avere un loro giornale.

Allo stesso modo, come amministratore di un forum sono poco propenso, per non dire contrario, a pubblicare messaggi dal contenuto razzista, antisemita, misogino. Ciò nonostante per quanto io li consideri negativi, credo debbano poter esistere blog, forum, magazine ispirati da questi orientamenti. Sarei contrario ad una censura poliziesca di tali fonti, salvo il caso in cui incitino esplicitamente all'odio e alla violenza. Sarebbe illiberale e sarebbe anche come nascondere la polvere sotto il tappeto. Occultare una realtà che invece è meglio poter vedere e tenere sotto osservazione.

Se il pluralismo, il contrasto, riguardano oltre le opinioni anche i valori, i valori costitutivi della convivenza, essi non possono che manifestarsi mantenendo la giusta distanza. Il tuo dire liberamente di altri implica il dire liberamente di altri su di te. Così succede che il politicamente corretto, prodotto dalla stessa patria del primo emendamento, è la condizione per potersi dire tutto stando insieme. L’alternativa è la rissa, la guerra. O il dirsi tutto a debita distanza, ciascuno dalla sua tribuna, la sua fonte, la sua casa. Il forum è una tribuna condivisa, deve darsi le forme e le regole per poter convivere. Il politicamente corretto è anche un indicatore. Se un contenuto non è traducibile in una espressione corretta, forse allora quel contenuto è proprio sbagliato.

Io ho il mio orientamento. Penso che i pregiudizi e i luoghi comuni razzisti, antisemiti e misogini siano sbagliati in sè, offensivi nei confronti delle persone che prendono a bersaglio e anche potenzialmente pericolosi, perchè fanno da humus, da corollario, da condizione favorevole alla discriminazione, alla persecuzione e alla violenza. Mi rendo conto che esistono orientamenti diversi e in questo mio spazio ho cercato di trovare un equilibrio tra esigenze diverse. Da un lato quello di permettere l’espressione di qualsiasi contenuto. D’altro quello di collocare alcuni contenuti, i contenuti razzisti e offensivi, in sezioni deputate, in modo che sia chiara ed evidente la mia dissociazione, avendo obiettivamente e di fatto una responsabilità simile a quella editoriale. Perchè io non voglio essere complice passivo e indifferente della divulgazione e della legittimazione di quei contenuti. Anche se, come già detto, nell’universo della rete riconosco ad altri la libertà di esserlo.

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