di Maria Rossi


Vorrei rivolgere un caloroso plauso (sto facendo dell'ironia) ai parlamentari della Repubblica italiana. A Bruxelles i loro colleghi hanno appena approvato una risoluzione che riconosce la prostituzione come una forma di violenza contro le donne, anzi, di schiavitù incompatibile con la dignità umana e con i diritti umani fondamentali. Hanno appreso e condiviso l'affermazione che la prostituzione comporta effetti dannosi per la salute delle persone che la praticano, le quali sono più soggette a traumi sessuali, fisici e psichici, alla contrazione di malattie sessualmente trasmissibili, alla dipendenza da stupefacenti e alcool, alla perdita di autostima così come a un tasso di mortalità superiore rispetto al resto della popolazione. Hanno ricevuto informazioni importanti, come quella che le persone che esercitano la prostituzione risultano particolarmente vulnerabili dal punto di vista sociale, economico, fisico, psicologico, emozionale e familiare e sono maggiormente esposte al rischio di subire violenza e pregiudizio rispetto agli individui impegnati in qualsiasi altra attività. In particolare sanno, per averlo letto nella risoluzione che hanno approvato, che il 62% delle donne prostituite ha subito almeno uno stupro nel corso della propria attività, il 68% soffre di sindrome da stress post-traumatico (una percentuale analoga a quella delle vittime di tortura) e l'80-95% è stato assoggettato a forme di violenza (stupro, incesto, pedofilia), prima di iniziare a praticare rapporti mercenari.

Riconoscono inoltre che la prostituzione incide sulla violenza contro le donne in generale, dal momento che vi sono dati sugli acquirenti di servizi sessuali che dimostrano come questi uomini siano più inclini a commettere atti sessualmente coercitivi e ad adottare altri comportamenti maltrattanti contro le donne e spesso mostrino tendenze misogine. La prostituzione esercita un impatto considerevole sulla percezione che i giovani hanno della sessualità e delle relazioni tra donne e uomini.

Quanto alla regolamentazione, i parlamentari europei, italiani inclusi, avendo approvato la risoluzione Honeyball, dimostrano di aver acquisito la consapevolezza che i mercati della prostituzione alimentano la tratta di donne e minori e aggravano la violenza nei loro confronti, soprattutto nei Paesi in cui l'industria del sesso è stata legalizzata. I dati dimostrano che la criminalità organizzata svolge un ruolo di rilievo laddove la prostituzione è legale. I nostri rappresentanti a Bruxelles condividono l'idea che considerare la prostituzione un "lavoro sessuale", depenalizzare l'industria del sesso in generale e rendere legale lo sfruttamento della prostituzione non sia una soluzione idonea a tutelare dalla violenza e dallo sfruttamento donne e ragazze minorenni vulnerabili, ma sortisca l'effetto contrario, esponendole al pericolo di subire un livello più elevato di violenza, promuovendo al contempo i mercati della prostituzione e, di conseguenza, accrescendo il numero delle persone oggetto di abusi. Considerano che la criminalità organizzata, la tratta di esseri umani, i crimini estremamente violenti e la corruzione prosperano all'ombra della prostituzione e che qualsiasi quadro di regolamentazione va a beneficio in primis dei protettori, che riescono a trasformarsi in "uomini d'affari". Condannano qualsiasi tentativo politico o dissertazione basati sull'idea che la prostituzione possa essere una soluzione per le donne migranti in Europa.

Hanno appreso, poi, che in Germania vi sono 400.000 prostitute ma solo 44 sono ufficialmente registrate presso gli enti per la previdenza sociale a seguito della regolamentazione; che non sussistono indicazioni affidabili attestanti che tale normativa abbia ridotto la criminalità e che un terzo dei pubblici ministeri tedeschi è del parere che tale legislazione abbia reso più complesso il loro lavoro finalizzato a perseguire la tratta di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione.

I nostri rappresentanti a Bruxelles ritengono, pertanto, che il modo più efficace per combattere la tratta di donne e ragazze minorenni a fini di sfruttamento sessuale e per rafforzare la parità di genere sia di seguire il modello attuato in Svezia, Islanda e Norvegia (il cosiddetto modello nordico), adottato il 4 dicembre anche dall'Assemblea Nazionale francese.

Dopo aver solennemente approvato due giorni fa a Bruxelles questa risoluzione, alcuni esponenti degli stessi partiti, come se nulla fosse accaduto e in modo alquanto schizofrenico, presentano oggi a Palazzo Madama un disegno di legge che prevede nientepopodimeno che... la regolamentazione della prostituzione! Uao! Che coerenza, ragazzi! Che gigantesca presa per i fondelli!

Quale straordinario mutamento sarà avvenuto nel giro di due giorni? Il ddl in questione, infatti, , viene giustificato in nome di un profondo cambiamento che si sarebbe verificato nel sistema prostitutivo e che ne esigerebbe l'immediata regolamentazione. Nel giro di due giorni, dunque, la realtà descritta dalla risoluzione Honeyball è stata completamente sovvertita? Le donne che praticano la prostituzione non vengono più stuprate, non subiscono più reiterate violenze nel corso della loro attività, non soffrono più di sindrome da stress post-traumatico? O forse il modello tedesco e quello olandese, che sono stati giudicati fallimentari l'altro ieri, sono diventati oggi efficientissimi e non alimentano più la tratta e il crimine organizzato?

Resta il fatto che i nostri parlamentari, anziché predisporre "misure finalizzate a ridurre la povertà", come richiede la risoluzione Honeyball, che evidenzia nella recessione economica, nella disoccupazione che ne consegue e nella marginalità una delle maggiori cause della prostituzione, anziché "affrontare i problemi sociali più profondi che inducono uomini, donne e bambini a prostituirsi" e aiutare le persone vulnerabili "a trovare modi alternativi per guadagnarsi da vivere", si preoccupano di assoggettare chi si prostituisce al regime fiscale e previdenziale. In un periodo di recessione economica i nostri rappresentanti, anziché approntare misure che ne permettano il superamento e che, soprattutto, sottraggano le persone più vulnerabili alla miseria che le costringe a prostituirsi, si apprestano a riscuotere le tasse sui corpi mercificati delle donne che la povertà induce a praticare rapporti mercenari, trasformando lo Stato in magnaccia. Anziché esigere con determinazione che gli evasori delle classi dominanti adempiano ai loro obblighi fiscali, consentendo così di ampliare il welfare state e di erogare un reddito adeguato a tutti o, quanto meno, a chi non ne dispone, escogitano la bella idea di trarre profitto economico dalla mercificazione del corpo di ragazze e donne ridotte in povertà. Così, anziché confrontarci con uno Stato che adotta provvedimenti miranti a liberare dalla miseria le ragazze e le donne dei ceti subalterni affinché non siano costrette a prostituirsi, ci troveremo di fronte ad uno Stato che sfrutta le persone povere indotte dall'assenza di risorse a praticare rapporti sessuali mercenari. La povertà e la conseguente necessità di esercitare la prostituzione si trasformeranno pertanto in un'opportunità economica per la Repubblica italiana. Bel risultato! Che poi l'esercizio della prostituzione implichi un elevato tasso di mortalità e sia strettamente connesso a violenze come stupri e pesanti aggressioni fisiche e psicologiche, come sottolinea la risoluzione Honeyball, non è questione che paia turbare particolarmente i nostri parlamentari a Roma, a differenza dei colleghi di Bruxelles appartenenti agli stessi partiti. Non bisogna vittimizzare... le vittime, si sa! E uno stupro, poi, che sarà mai?

Quanto all'assoggettamento delle persone prostituite al regime previdenziale previsto dal disegno di legge in questione, presentato dalla senatrice del PD Maria Spilabotte, si tratta, anche in questo caso, di una forma di esazione di denaro (contributi) attuata ai danni di persone che non otterranno mai l'erogazione di un assegno pensionistico connesso all'attività della prostituzione. O forse qualcuno crede che una donna pratichi rapporti mercenari per almeno 40 anni e fino al compimento del sessantaseiesimo anno di età o più?

Tra i cofirmatari del disegno di legge in questione vi sono quattro senatori e senatrici del PD, due del M5S e Alessandra Mussolini di Forza Italia. Chissà che ne pensano le femministe pro-prostituzione? Ma sì! Del resto pure Jean-Marie Le Pen ha votato contro la risoluzione Honeyball ed è favorevole alla regolamentazione della prostituzione. Marine Le Pen condivide le idee del padre, ovviamente.

Quanto agli effetti reali prodotti dalla regolamentazione della prostituzione, vi invito a leggere, se volete, questi miei due articoli:

I miti sulla regolamentazione della prostituzione
Lo Stato magnaccia

Ho scritto che la parità di genere nella composizione del governo Renzi è un dato apprezzabile, perchè significa un progresso nel superamento dell’esclusione e della marginalizzazione delle donne, per il solo fatto di essere donne, dalle sedi del potere politico. Un progresso che può generarne altri, se verrà emulato da altre istituzioni, se diverrà norma di legge o almeno consuetudine.

E’ stato obiettato che il principio del 50/50 non ha valore assoluto, che quello che conta non è la quantità, ma la qualità delle relazioni tra donne e delle donne con gli uomini. Neanch’io gli attribuisco valore assoluto. Ma relativo si. La qualità ha bisogno della quantità. Nel consiglio della Basilicata non sarà possibile nessuna relazione positiva tra donne, perchè nessuna donna è stata eletta. Nel consiglio della Sardegna sarà possibile tra quattro donne, che potranno relazionarsi qualitativamente bene con altri 56 consiglieri maschi. La quota non è tutto, ma è una parte e va fissata. E dato che una quota va fissata, tanto vale che sia 50 e 50. Non vi è ragione di predeterminare una maggioranza maschile del 60 o del 70 per cento.

E’ stato obiettato che la parità di genere nel governo Renzi è strumentale e non servirà per fare una politica femminista. In politica, tutte le scelte sono almeno in parte strumentali, finalizzate ad obiettivi e consensi. Constato che se ieri era funzionale escludere le donne - e in larga parte della politica continua ad esserlo anche oggi - nel governo Renzi è funzionale includerle. E questo è un progresso. La possibile strumentalità della scelta non mi porta a negare la soggettività delle ministre, come fossero marionette manovrabili a piacere del premier, più di quanto possano esserlo i ministri. Il premier e i ministri sono rappresentati come il potere, le ministre sarebbero solo il fiore all'occhiello del potere, tipo Laura Boldrini, secondo Grillo, oggetto ornamentale del potere, lei non Pietro Grasso. Con questa rappresentazione alle donne ministro è dedicata una delegittimazione particolare, una delegittimazione che ricevono solo e in quanto donne.

Con questo metro, anche le donne d’opposizione, le femministe critiche possono essere considerate strumentalizzate e strumentalizzabili dai maschi di opposizione. Quando Flores D’Arcais e Travaglio pubblicano Eretica/Fikasicula, che scrive contro il governo delle donne, nella home page di Micromega, la stanno strumentalizzando. Sono interessati a fare opposizione al governo, non al suo improbabile "femminismo". In ogni caso è assurdo preferire l’esclusione avendo paura sia strumentalizzata l’inclusione. E' bene ed è giusto che le donne possano scrivere sulle riviste e sui giornali tanto quanto gli uomini. Anche quando a scrivere è una misogina.

E’ stato obiettato che le ministre sono moderate, cattoliche, confindustriali, non contrarie al patriarcato e al liberismo. Dunque, piuttosto che averle così sarebbe meglio non averle. Dov Weisglass, consigliere politico dell’allora premier Ariel Sharon, dichiarò nel 2005 ad Haaretz, che Israele avrebbe riconosciuto i palestinesi come interlocutori in un processo di pace solo quando i palestinesi si fossero trasformati in finlandesi. Alcune e alcuni nella nostra sinistra di opposizione pensano allo stesso modo. Le donne potranno essere riconosciute e valorizzate nel processo decisionale solo se e quando si saranno trasformate in laiche, abortiste, comuniste, antipatriarcali, antiliberiste, anarchiche, rivoluzionarie. Non è la prima volta che succede. Già nel dopoguerra, la sinistra era esitante nel concedere il voto alle donne, perchè le donne erano in maggioranza prevedibili elettrici della Democrazia cristiana. 

Ci sarebbe poi da capire cosa vuol dire essere di sinistra o essere femministe. Ci sono donne fieramente abortiste. Che però pensano sia lecito vendere il corpo di una donna e pensano che questa debba essere la legge dello stato. E’ dubbio siano meglio loro di Marianna Madia, la quale al momento, in tema di aborto e famiglia, si limita ad esprimere sue legittime opinioni, senza proporre di fare o disfare leggi.

E’ stato obiettato che la parità di genere nella composizione del governo inibisce la critica, ostacola l’opposizione alla politica del governo. Non vedo perchè. A me non la inibisce. Se fossi un parlamentare avrei votato contro la fiducia al governo. Apprezzo la parità come se non ci fosse la politica del governo. Mi oppongo alla politica del governo come se non ci fosse la parità. Sono semplicemente due cose diverse che devono rimanere distinte. L’oppressione basata sul genere non è più importante dell’oppressione basata sulla classe o sulla «razza». Ma neanche meno importante. E' scorretto e sbagliato usare una contro l'altra. Hanno lo stesso valore. E ciascuna va affrontata indipendentemente dall’altra. E’ perfetto che una donna possa diventare presidente degli industriali e poi anche ministra del governo. Nulla toglie al fatto che rimane una «nemica di classe» e bene ha fatto Giorgio Airaudo a denunciare il conflitto d’interessi della ministra Guidi.

Il valore della parità di genere nella composizione del governo è tale anche perchè può favorire un processo che per legge e per consuetudine determini la parità di genere nella composizione del parlamento, delle regioni e degli enti locali. A cominciare dall’introduzione della semplice alternanza un uomo, una donna e della parità 50/50 rispetto ai capilista nella nuova legge elettorale. Come chiede la petizione promossa da Lucina Di Meco.

La parità è una questione di giustizia, non richiede vantaggi, tornaconti e contropartite. Anche se le donne non sono meglio degli uomini e non migliorano il mondo, hanno ugualmente diritto di governare il mondo insieme agli uomini. Ma è proprio vero che le donne nei governi, nei parlamenti, nelle amministrazioni locali, sono tali e quali agli uomini e quindi  ininfluenti rispetto alla direzione del mondo?


Vedi anche:
Parità di genere nel governo Renzi

 



Approvato il rapporto Honeyball
Lo sfruttamento della prostituzione 
è una violazione dei diritti umani


di Maria Rossi


Il Parlamento europeo ha approvato oggi con 343 voti a favore, 139 contrari e 105 astensioni il rapporto della deputata laburista Mary Honeyball sullo sfruttamento sessuale, sulla prostituzione e sul loro impatto sulla parità di genere, il cui contenuto ho illustrato in un precedente articolo.

La prostituzione viene riconosciuta come una violazione dei diritti umani e come una forma di violenza contro le donne, che concorre a perpetuare le diseguaglianze di genere. Ciò, del resto, è attestato da ricerche e testimonianze.

La risoluzione invita gli Stati membri dell'UE ad adottare una normativa ispirata al modello nordico (Svezia, Norvegia e Islanda, cui si è aggiunta recentemente la Francia), che prevede la sanzione dell'acquisto delle prestazioni sessuali e, contemporaneamente, la depenalizzazione della loro vendita. Tale modello si è rivelato molto più efficiente di quello regolamentarista, che ha prodotto risultati negativi.

La risoluzione sollecita, inoltre, le autorità nazionali ad approntare adeguati servizi sociali che consentano alle donne che lo desiderano di abbandonare la prostituzione e di fruire di altre fonti di reddito.

Viene caldeggiata anche l'implementazione di politiche di prevenzione della prostituzione e si raccomanda, in particolare,  agli Stati membri dell'UE di prestare attenzione all'impatto della recessione sull'incremento della pratica dei rapporti mercenari che dovrebbe essere evitato predisponendo soluzioni alternative per donne e ragazze disoccupate.

La risoluzione non è vincolante, ma la sua approvazione attesta comunque l'avvenuto mutamento di sensibilità dei deputati europei nei confronti di un'istituzione la cui esistenza concorre a riprodurre e ad eternare il sistema patriarcale e quello capitalista e a perpetuare la violenza contro le donne.

Riguardo a quest'ultima, una risoluzione approvata ieri dal  Parlamento europeo invita ad affrontare la questione a livello comunitario e sollecita la Commissione ad adottare, prima della fine dell'anno, misure legislative di prevenzione della violenza di genere.


La composizione del voto

Il voto favorevole alla risoluzione abolizionista della prostituzione è trasversale. I voti provengono sia dal  gruppo del PPE, che ha vinto con un'ampia maggioranza le elezioni europee del 2009, che da quello socialista, che ha votato a favore della risoluzione in grande maggioranza, compresa l'eurodeputata Edite Estrela. L'estrema sinistra: il GUE, gruppo esiguo, ha votato in maggioranza (sottolineo in maggioranza) a favore della risoluzione (15 deputati, tra i quali tre tedeschi della Linke, risultato interessante). 13 sono invece i deputati verdi (tra i quali due tedeschi) che hanno votato a favore, ma la maggioranza si è dichiarata contraria alla risoluzione e alcuni si sono astenuti. A favore hanno votato anche 11 deputati di estrema destra.

Altrettanto trasversale è il voto contrario alla risoluzione che include sia deputati del PPE, che del gruppo socialista, così come dei verdi (28), dell'estrema sinistra (9) e dell'estrema destra (9). Tra questi ultimi spicca il neofascista Jean-Marie Le Pen. Anche  l'ultracattolico Lech Wałęsa, contrario all'aborto, prima leader del sindacato Solidarnosc, abbondantemente finanziato da Roberto Calvi del Banco Ambrosiano e dallo IOR (la Banca del Vaticano) poi, come Presidente della Polonia, convinto sostenitore  di spietate politiche neoliberiste ha votato contro la risoluzione abolizionista.

Tra gli italiani hanno votato a favore della risoluzione, tra le altre, le deputate Sonia Alfano e Rita Borsellino, note per il loro impegno contro la mafia, mentre hanno espresso un voto contrario i deputati leghisti Fontana, Morganti, Scottà e Speroni (iscritti al gruppo EFD). Mario Borghezio e Matteo Salvini erano invece assenti.La Bizzotto si è astenuta e nessun leghista ha votato a favore della risoluzione.

Se tra gli abolizionisti non vi sono certo soltanto progressisti, i favorevoli alla prostituzione  non possono tuttavia rallegrarsi, trovandosi in compagnia di Le Pen,  di Wałęsa e  dei leghisti.


Documenti:
Relazione su sfruttamento sessuale e prostituzione, e sulle loro conseguenze per la parità di genere
Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
Relatore: Mary Honeyball
(2013/2103(INI))



Traduzione di Maria Rossi


Che vi siano organizzazioni di sex workers che includano al loro interno anche prosseneti era stato rivelato da una sopravvissuta dellaprostituzione: Stella Marr ed è stato ribadito, a quanto pare, dalla collega Rachel Moran. Che non si tratti di diffamazione risulta dalla audizione rivelatrice della sex worker Laura Lee (pseudonimo) da parte dei componenti del Comitato per la giustizia del Parlamento dell'Irlanda del Nord il 9 gennaio .
Ne offro qui una parziale traduzione e ricordo che Douglas Fox, da quanto risulta dalla consultazione del sito, è ancora membro del sexworkereurope.org 


Dalla trascrizione ufficiale di un'audizione tenutasi nell'Irlanda del Nord
Rapporto ufficiale (Hansard)
Sessione: 2013/2014
Data: Giovedì 9 gennaio 2014
Comitato per la giustizia
Tratta di esseri umani e sfruttamento
(Nuovi provvedimenti e supporto alle vittime)
Audizione: International Union of Sex Workers


Il presidente del Comitato per la giustizia: Do il benvenuto a Laura Lee dell'International Union of Sex Workers (...)
Voglio tornare alla mia domanda. Lei sostiene di parlare a nome della stragrande maggioranza [delle sex workers]. Vorrei cercare di quantificare il numero [delle persone che afferma di rappresentare]. Potrebbe dirmi quante persone pretende di rappresentare?

Ms. Lee: Nel Regno Unito è difficile avere dati certi, perché si tratta in un certo senso di un'industria clandestina, ma si stima che vi siano 80.000 sex workers. Un vasto numero che include webcam girls ecc.

Il presidente del Comitato per la giustizia: Sono tutte iscritte all'International Union?

Ms. Lee: No.

Il presidente del Comitato per la giustizia: Allora, quante sono le iscritte all'International Union of Sex Workers?

Ms. Lee: Non lo so con precisione. Avrei dovuto informarmi prima di venire da Lei.

Il presidente del Comitato per la giustizia: Il fatto è che Lei ha detto di parlare a nome della stragrande maggioranza [delle sex workers].

Ms. Lee: Sì.

Il presidente del Comitato per la giustizia: Sto cercando di stabilire la credibilità dell'organizzazione che Lei pretende di rappresentare. E' importante, perché, ovviamente, si farà riferimento a questa sessione e noi abbiamo bisogno di conoscere se ciò che Lei ha detto è in rappresentanza di un'organizzazione credibile. Quindi: quanti sono gli iscritti alla International Union of Sex Workers?

Ms. Lee: Avrei bisogno di controllare e poi tornare da Lei.

Il presidente del Comitato per la giustizia: Ok. Quanti sono gli iscritti nell'Irlanda del Nord?

Ms. Lee: Bella domanda. Onestamente non lo so, ma lo scoprirò e glie lo riferirò.

Il presidente del Comitato per la giustizia: Ok. Quindi non può rispondermi.

Un altro membro del Comitato, Mr Wells, Le chiede se Laura Lee sia il suo vero nome. Lei risponde di no e svela la sua identità. Non riporto questa parte dell'audizione.

Mr. Wells (altro membro del Comitato): Ci sono dei protettori o delle persone che traggono profitto dall'organizzazione dei servizi sessuali nell'International Union of Sex Workers?

Ms. Lee: Alcuni membri sono managers, certo.

Mr. Wells: Allora ci sono dei magnaccia.

Ms. Lee: Beh, se vuole usare quel termine, sì, ci sono.

Mr. Wells: Quindi, non è soltanto un sindacato di sex workers, ma anche di persone che esercitano un controllo sulle sex workers.

Ms. Lee: Sì.

Mr. Wells: i quali realizzano forti profitti e controllano la vita delle sex workers.

Ms. Lee: Non posso sapere quanti soldi guadagnano gli altri.

Mr. Wells: Uno di questi è Mr. Douglas Fox?

Ms. Lee: Sì.

Mr. Wells: Lei è a conoscenza delle operazioni di Mr. Douglas Fox nell'Inghilterra del Nord?

Ms. Lee: Sì, lo sono.

Mr. Wells: Lei sa che controlla uno dei maggiori siti web di escort nel Regno Unito?

Ms. Lee: No, non ero a conoscenza di questo fatto.

Mr. Wells: Il "The Northern Echo" ha riportato la notizia che Fox e il suo partner controllavano effettivamente un sito che vende le prestazioni delle prostitute.

Ms. Lee: Ok. Ero a conoscenza del fatto che il partner di Douglas è coinvolto nella gestione di un'agenzia di escort, ma questo è tutto ciò che so.

Mr. Wells: Di nuovo, riprendendo la domanda di Mr. Givan, sto cercando di capire che cosa sia esattamente la sua organizzazione. Lei appartiene ad un'organizzazione che rappresenta l'industria del sesso, compresi quelli come il signor Fox che ricavano ingenti somme di denaro dalla vendita di prestazioni sessuali femminili.

Ms. Lee: Lasciamo da parte queste cose. Io parlo più per me stessa, come sex worker irlandese, e parlo sulla base delle mie esperienze. E' questa la cosa fondamentale qui.

Mr. Wells: Se uno dei suoi sostenitori e finanziatori è qualcuno che si sa che gestisce un sito web di vendita di servizi sessuali che vende migliaia di donne ogni anno, ciò chiaramente offre una prospettiva leggermente diversa sul significato dell'International Union of Sex Workers.

Ms. Lee: Io non vedo come ciò possa intaccare la mia personale credibilità.

Mr. Wells: Quanto possa intaccarla, Ms. Lee, è chiaro. Se coloro che supportano e forse finanziano il suo sindacato sono fortemente coinvolti nella vendita delle prestazioni sessuali delle donne, Lei non appartiene a un sindacato che rappresenta comuni donne di strada o prostitute che esercitano negli appartamenti. Lei sta rappresentando un'organizzazione che ricava ingenti profitti dalla vendita delle donne.

Ms. Lee: Io non lavoro solo con l' International Union of Sex Workers, ma anche con SCOTPEP ad Edimburgo. Lavoro con un sacco di gente. Il mio obiettivo non è quello di tutelare gli interessi finanziari di altri, il mio scopo è di salvare vite umane qui.

Mr. Wells: Lei ha fatto la straordinaria affermazione di non aver mai incontrato una donna vittima di tratta o costretta a vendere prestazioni sessuali.

Ms. Lee: Sì, è vero [...]

La parità di genere nella rappresentanza politica e istituzionale ha un valore importante, che merita di essere riconosciuto e rispettato. Per una elementare questione di giustizia. Donne e uomini sono ciascuno metà del genere umano. 50 e 50. E non esiste una buona ragione perchè una di queste due metà - quella maschile - occupi il 70-80-90-100% delle sedi decisionali, a cominciare dagli esecutivi e dalle assemblee elettive.

La parità di genere ha pure un valore necessario, perchè le leggi riguardano sia gli uomini, sia le donne ed alcune leggi hanno particolare rilevanza per le donne: la fecondazione assistita, l’interruzione di gravidanza, l'affiidamento dei figli in caso di separazione, la violenza sessuale, il femminicidio.

E’ stato appena eletto il consiglio regionale della Sardegna. Maggioranza di centrosinistra. Su 60 consiglieri sono stati eletti 56 uomini e 4 donne. Una sproporzione palese che ha un significato discriminatorio ingiustificabile. In assenza di una norma che imponga la parità di genere, in Italia nel 2014, essere donna è ancora motivo di esclusione dalla politica, salvo meteore ed eccezioni.

Di segno opposto la composizione del nuovo governo di Matteo Renzi. Sedici ministri: otto uomini (età media 52 anni) e otto donne (età media 45 anni). Alle donne anche ministero di peso.

Economia e finanze: Pier Carlo Padoan (Roma, 1949). Interno: Angelino Alfano (Agrigento, 1970). Difesa: Roberta Pinotti (Genova, 1961). Esteri: Federica Mogherini (Roma, 1973). Lavoro e welfare: Giuliano Poletti (Imola, 1951). Istruzione: Stefania Giannini (Lucca, 1960). Sviluppo economico: Federica Guidi (Modena, 1969). Giustizia: Andrea Orlando (La Spezia, 1969). Agricoltura e politiche forestali: Maurizio Martina (1978). Cultura e turismo: Dario Franceschini (Ferrara, 1958). Ambiente: Gianluca Galletti (Bologna, 1961). Trasporti e infrastrutture: Maurizio Lupi (Milano, 1959). Salute: Beatrice Lorenzin (Roma, 1971). Riforme e rapporti con il parlamento: Maria Elena Boschi (Montevarchi, 1981). Semplificazione e pubblica amministrazione: Marianna Madia (Roma, 1980). Affari regionali: Maria Carmela Lanzetta (Mammola, 1955).

Alcuni apprezzano, altri no. Tra coloro che non apprezzano, prevalgono due posizioni: 1) le ministre sono state scelte solo perchè donne, senza avere meriti e competenze, dunque sono delle favorite in virtù delle loro relazioni con i maschi; 2) Renzi le ha scelte per farsi bello con le quote rosa, così strumentalizza la questione di genere.

Riguardo il primo argomento, il pregiudizio è evidente. Nonostante il governo sia composto da giovani sconosciuti e sconosciute, l’esame di merito e competenza viene fatto solo alle giovani sconosciute. A nessuno interessa sapere di Andrea Orlando (classe 1969), già anonimo ministro all'Ambiente del governo Letta, che è stato preferito, per il ministero della giustizia, al magistrato Nicola Gratteri, in prima linea contro la ‘ndrangheta. Totalmente ignorato, Maurizio Martina (classe 1978), nuovo ministro dell’Agricoltura. Portano entrambi la giacca, la cravatta e i pantaloni. Sapranno il fatto loro. Tutta la curiosità inquisitoria è concentrata sulle donne. Alla pari dell'ossessione mediatica per vestiti, scarpe, sederi e pancioni. In un insieme di consuete e banali modalità di delegittimazione.

Particolare accanimento è dedicato a Marianna Madia, «vergine botticelliana», «amazzone renziana», etc. Da anni si occupa di lavoro e precariato. Era responsabile del lavoro nella nuova segreteria del PD. Ha presentato vari progetti di legge in materia di occupazione. Ma è nota solo per essere bionda e carina, per aver avuto come fidanzato il figlio di Giorgio Napolitano, per avere il pancione, e per saper scatenare un putiferio appena commette un errore insignificante o dice qualcosa di poco intelligente. Non voglio dire che invece ci troviamo di fronte ad una grande personalità. Cosa è, lo vedremo. Voglio dire che il livore che si esprime nei suoi confronti è sproporzionato ed eccessivo. Il prof. Oddifreddi ha sentito il bisogno di scrivere un post per esprimere indignazione per la sua nomina, definita una vergogna. Niente di meno. Neanche fosse responsabile di un caso Shalabayeva come l'esperto, competente e legittimato ministro Alfano. E insieme a lui, tanti blog, tanti profili FB, hanno sentito l’impellenza di dover postare qualcosa contro Marianna Madia. Alcune donne hanno protestato, per la sua nomina in stato di gravidanza, nel momento in cui tante donne nella sua condizione sono escluse dal lavoro. Ecco cosa sono la democrazia, la giustizia, l’uguaglianza, la parità: che tutte le donne siano discriminate allo stesso modo, senza distinzione di censo, di classe o di casta.

Riguardo il secondo argomento, la strumentalizzazione di Renzi della nomina delle ministre, è certamente possibile. Anche se alcune le aveva già nominate nella segreteria del PD, e Maria Elena Boschi, ad esempio, è una sua stretta collaboratrice già al comune di Firenze. Paradossalmente, la scelta di Renzi ha più rilievo, proprio perchè opportunista e funzionale al consenso e non il colpo di testa isolato di un idealista. Vuol dire che ha bisogno di tener conto delle donne. Tuttavia, sembra strumentale pure il giudizio degli oppositori antirenziani. Poichè il principio di parità lo ha applicato Renzi anziché Che Guevara o un altro leader preferito, allora non va bene. Poichè le donne scelte sono della Confindustria, cattoliche, di destra, moderate, in maternità, di Snoq, invece che sindacaliste, anarco-insurrezionaliste, comuniste, femministe, etc, allora non vanno bene. Anzi, è proprio il principio della parità a non andar bene o a non aver nessuna importanza. Dato che lo gestisce un altro, dato che le designate non corrispondono alle aspettative. Come sostenere che non va bene o non ha alcuna importanza il principio del suffragio universale quando non piacciono i risultati elettorali. O qualsiasi principio, quando viene applicato in modo diverso da come piacerebbe a noi. Ma anche questo ha la sua rilevanza. Dice quanto è ancora marginale la questione di genere nelle opposizioni di sinistra, forse su questo terreno più arretrate della sinistra moderata. Il moderato e opportunista Renzi sa di aver bisogno delle donne. Gli alternativi di sinistra invece non lo sanno. Pensano ancora di poterne fare a meno, perchè le questioni importanti sono altre. Anche per questo il primo governa e i secondi sono ridotti ai minimi termini.

La critica alla composizione del governo confonde piani che invece sono da tenere distinti. Il riconoscimento della parità è pregiudiziale. Poi si può mettere in discussione ogni singolo ministro od ogni singola ministra o anche la compagine tutta intera. Si può contestare il programma, l’impostazione, la legittimità del governo. Il fatto che manchi il ministero delle pari opportunità o quello dell’integrazione. Mancanze che lasciano presagire l’assenza di una visione, di una politica in merito, l’intenzione e la capacità di produrre una legislazione.

Un altro argomento dice che le donne non sono migliori degli uomini. Vero, ma neanche peggiori e dunque ingiustificato il fatto che siano sotto rappresentate. Ad essere migliori sono le istituzioni paritarie rispetto a istituzioni solo o prevalentemente maschili. Il valore del principio paritario applicato nella composizione del governo Renzi sarà importante perchè potrà valere come precedente, potrà essere emulato dagli altri organi e organismi dello stato. Potrà diventare un principio di legge o una consuetudine. Sarà interessante verificare il rispetto dello stesso principio nella nomina dei sottosegretari, dove l’effetto immagine è minore. Per intanto, condivido e sottoscrivo quanto detto da Zauberei:

Sono molto contenta del numero di donne scelte, e dei ministeri che sono stati loro affidati. Considero questo numero di donne un progresso e voglio riflettere su questo progresso, rilanciando una osservazione che avevo fatto già in passato parlando di quote rosa. La discriminazione di genere infatti, riguarda in una parte consistente l’accessibilità al potere. Essere discriminati per una certa caratteristica vuol dire, che solo per quella caratteristica tu, a prescindere, non potrai ricoprire un certo ruolo. Quindi se si constata che quella caratteristica smette di essere di ostacolo all’acquisizione del potere si deve essere soddisfatti, perchè un risultato si sta conquistando.


Riferimenti:
Metà donne, siamo contente? (Roberta Carlini 22.02.2014)
Intigno (Zauberei 23.02.2014)

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Nel gruppo di Maschile Plurale



Traduzione di Maria Rossi




L'associazione CAP (Coalition for the Abolition of Prostitution) International e i suoi membri, tra i quali il Mouvement du Nid, esprimono il loro pieno sostegno alla risoluzione "sullo sfruttamento sessuale e sulla prostituzione e sul loro impatto sulla parità di genere" sottoposta al voto del Parlamento europeo in seduta plenaria.
CAP International è una coalizione che raggruppa diverse associazioni che operano sul campo e offrono un sostegno sociale, giuridico e medico a migliaia di donne e di uomini in condizione di prostituzione in Europa.
E' a partire da questa esperienza sul campo che siamo in grado di affermare che la prostituzione è:
  • una forma di violenza, le cui conseguenze sulla salute fisica e psicologica sono estremamente gravi.
  • Un ostacolo fondamentale alla parità tra uomini e donne, tra paesi ricchi e paesi poveri, tra maggioranze e minoranze etniche.
  • Una violazione dei diritti umani, come afferma la Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione (1949).

Richiamiamo anche la vostra attenzione sull'"Appello di Bruxelles. Insieme per un'Europa libera dalla prostituzione" che è stato firmato da più di 200 associazioni di tutta l'Europa, ivi compresi i sottoscrittori di questo comunicato. Questo appello richiede l'implementazione di politiche pubbliche che riconoscano i danni causati dalla prostituzione, rifiutino di criminalizzare le persone prostituite e colpiscano le strutture che permettono di perpetuare questo sfruttamento. La proposta di risoluzione sullo sfruttamento sessuale e sulla prostituzione e sul loro impatto sulla parità di genere accoglie queste osservazioni e queste raccomandazioni.
D'altra parte, questa proposta di risoluzione è perfettamente coerente con la risoluzione del Parlamento europeo del 6 febbraio 2013 sull'eliminazione di tutte le forme di violenza contro le ragazze e contro le donne, adottata in occasione della quinta sessione della conferenza delle Nazioni Unite sulla condizione della donna.
Invitiamo tutti i deputati e le deputate ad approvare questa proposta di risoluzione del Parlamento europeo.

Firmatari
Ruhama (Irlanda)
Reden International (Danimarca)
Malos Tratos (Spagna)
Solwodi (Germania)
Mouvement du Nid (Francia)
Fondation Scelles (Francia)
KFUKS (Danimarca)
Apne Aap (India)
La CLES (Canada)




sullo sfruttamento sessuale, sulla prostituzione 



Come rete globale di ricercatori noi sosteniamo la  mozione di Mary Honeyball volta all'approvazione di una risoluzione  sullo sfruttamento sessuale, sulla prostituzione e sul loro impatto sulla parità di genere. Lo facciamo in base alle profonde e sistematiche competenze acquisite nella ricerca sulle dinamiche della prostituzione, dell'industria del sesso, della tratta e della violenza sulle donne. La nostra ricerca  si fonda su prove, indagini storiche e filosofiche e soprattutto sulla testimonianza delle persone sopravvissute al sistema della prostituzione. Molti/e di noi hanno lavorato direttamente con le donne prostituite. Abbiamo legami individuali e collettivi con una vasta gamma di organizzazioni  impegnate nell'abolizione della prostituzione come istituzione della disuguaglianza di genere e dello sfruttamento. Per esprimere la nostra decisa approvazione della relazione di Mary Honeyball e della sua raccomandazione di adottare il "modello Nordico" come approccio europeo alla prostituzione, facciamo riferimento contemporaneamente  alle prove di cui disponiamo e ai nostri studi accademici.
Crediamo che sia importante sottolineare come la nostra posizione sulla prostituzione non sia fondata su un approccio moralistico o su una qualsiasi forma di ostilità nei confronti delle donne coinvolte nel sistema della prostituzione. Né la nostra posizione è legata a considerazioni relative al mantenimento dell''ordine pubblico'.  Le nostre fondamentali preoccupazioni sono i diritti umani che tutelano la dignità di tutte le donne e  la fine di tutte le forme di subordinazione e di degradazione di queste ultime.
Il rapporto Honeyball richiama l'attenzione su una serie di questioni fondamentali:
  • l'asimmetria di genere dell'industria del sesso, nel senso che gli uomini sono la schiacciante maggioranza di coloro che acquistano atti sessuali, mentre le donne e le ragazze sono le persone il cui corpo viene comprato;
  • i Paesi che hanno sanzionato l'acquisto degli atti sessuali hanno  assistito alla contrazione del mercato del sesso e alla riduzione della tratta. E' un successo per questi Stati e l'adozione da parte del Parlamento Europeo del modello Nordico offre la possibilità di replicare questo progresso in tutta l'Europa;
  • gli atteggiamenti mutano nei Paesi nei quali l'acquisto degli atti sessuali è stato criminalizzato. Le inchieste effettuate in Svezia, ad esempio, mostrano che una consistente maggioranza di cittadini ritiene inaccettabile l'acquisto di atti sessuali. La legge è un potente strumento che agisce sulla definizione e sul cambiamento di ciò che è o non è un comportamento socialmente accettabile.

Mentre riconosciamo che alcune donne sostengono di individuare nella vendita di atti sessuali una forma di piena realizzazione economica e personale, queste  singole storie non sono una prova della legittimità della prostituzione come istituzione sociale. Il sistema della prostituzione ci ricorda il persistere delle diseguaglianze tra uomini e donne: il divario retributivo fra i generi, la sessualizzazione dei corpi femminili nella cultura popolare, le storie di violenze e di abusi  subiti sia durante l'infanzia che nell'età adulta che spingono molte donne ad entrare nell'industria del sesso. La persistenza di queste diseguaglianze economiche e sociali in tutti i Paesi europei (e nel mondo) è ben documentata da una miriade di ricerche accademiche. Questi molteplici svantaggi esperiti dalle donne stanno a significare che le cosiddette libere scelte sono in realtà decisioni prese in condizioni caratterizzate dall'esistenza di diseguaglianze e discriminazioni. Le scelte delle donne non dovrebbero essere valutate a partire semplicemente dalla decisione finale (la prostituzione), ma dovrebbero essere considerate le circostanze nelle quali le scelte sono state effettuate. Scelte fatte in condizioni di disuguaglianza non possono essere considerate "libere".
Il rapporto Honeyball  rappresenta un punto di svolta perché sposta l'attenzione sulla scelta degli uomini di acquistare atti sessuali. Un'articolata ricerca effettuata in Norvegia e nel Regno Unito, in particolare, rivela che gli uomini che comprano atti sessuali lo fanno perché credono che esistano pulsioni che spingano ad aver bisogno di far sesso con molte donne. Alcuni uomini riferiscono apertamente di acquistate atti sessuali perché agiscono in un contesto (la prostituzione) in cui non devono pensare alle donne come esseri umani uguali a loro e dotati di sentimenti, desideri ed esigenze proprie. I racconti degli uomini sulla prostituzione, raccolti sul sito The Invisible Men, offrono un quadro agghiacciante della realtà della prostituzione per le donne: [una realtà fatta di] violenza, disperazione, subordinazione e perdita della speranza.
Questo è il motivo per cui il rapporto Honeyball chiarisce che l'idea e la realtà che il corpo delle donne possa essere comprato - e venduto - dagli uomini per gli uomini crei e perpetui relazioni gerarchiche tra gli uomini e le donne.
La prostituzione, come afferma il rapporto Honeyball, è un tipo, una causa e una conseguenza della diseguaglianza di genere. Realizzare la parità tra i sessi significa compiere passi verso un mondo nel quale i progressi vadano oltre il  miglioramento  dello status di ciascuna donna  che si trovi in una condizione di discriminazione, ma combattano tali condizioni. Criminalizzare l'acquisto di atti sessuali, depenalizzarne la vendita e fornire supporto specialistico alle donne che vogliono abbandonare la prostituzione sono misure che combattono direttamente le diseguaglianze di genere.
Questa settimana deciderai con il tuo voto se contestare o meno la finzione che sia naturale ed inevitabile per gli uomini comprare l'accesso ai corpi delle donne per godere della libertà sessuale, e se opporti o meno a questa forma profondamente radicata di diseguaglianza di genere.
Il Parlamento Europeo ha l'opportunità storica di agire come un faro a livello mondiale  per promuovere l'uguaglianza di genere, seguendo il pioneristico esempio dei Paesi nordici. Invitiamo te e tutti i membri del tuo partito a non sprecare questa opportunità e a votare la mozione Honeyball.

Firme:
1. Dr Maddy Coy, Reader in Sexual Exploitation and Gender Equality, London Metropolitan
University
2. Dr Helen Pringle, Senior Lecturer, School of Social Sciences, University of New South
Wales, Australia
3. Dr Esohe Aghatise, Visiting Lecturer, United Nations Interregional Crime and Justice
Research Institute (UNICRI), Turin and Faculty of Law, University of Turin (Master of Laws
in International Crime and Justice Programme), Italy
4. Professor Ivana Bacik, Law School, Trinity College Dublin, Ireland
5. Professor Kathleen Barry, PhD, Professor Emerita, Penn State University, US
6. Dr Karen Bell, Faculty of Social Sciences and Law, University of Bristol, UK
7. Janine Benedet, Associate Professor, Faculty of Law, University of British Columbia,
Canada
8. Ciaran Benson, Emeritus Professor of Psychology, University College Dublin, Ireland
9. Dr Oona Brooks, Lecturer in Criminology, The Scottish Centre for Crime and Justice
Research, University of Glasgow, UK
10. Thema Bryant-Davis, Associate Professor of Psychology, Pepperdine University, US
11. Lisa Carson, doctoral researcher, University of Melbourne, Australia
12. Heather Cole, doctoral researcher, London Metropolitan University, UK
13. Dr Emma Dalton, Lecturer, Japanese Studies Research Institute, Kanda University of
International Studies, Chiba, Japan
14. Professor Michelle M. Dempsey, Professor of Law, Villanova University School of Law, US
15. Dr Gail Dines, Professor of Sociology and Women's Studies, Wheelock College, Boston,
US
16. David Duriesmith, doctoral researcher, University of Melbourne, Australia
17. Helen Easton, Senior Lecturer and PhD candidate in Criminology, London South Bank
University, UK
18. Gunilla S. Ekberg, international human rights lawyer, PhD in Law candidate, University of
Glasgow, UK
19. Fiona Elvines, doctoral researcher, London Metropolitan University, UK
20. Professor Maria Eriksson, Professor of Social Work, School for Health, Care, and Social
Welfare, Mälardalen University, Sweden
21. Dr Elizabeth Evans, Faculty of Social Sciences and Law, University of Bristol, UK
22. Dr Karen Evans, Senior Lecturer, School of Sociology, Social Policy and Criminology,
University of Liverpool, UK
23. Dr Matthew Ezzell, Assistant Professor in Sociology, James Madison University, US
24. Kate Farhall, doctoral researcher, University of Melbourne, Australia
25. Dr Melissa Farley, Prostitution Research and Education, US
26. Maria Garner, doctoral researcher, London Metropolitan University, UK
27. Professor Gene Feder, Professor of primary health care, School of Social and Community
Medicine, University of Bristol, UK
28. Dr Aisha K. Gill, Reader in Criminology, University of Roehampton, UK
29. Professor Victor Goode, Professor in Law, CUNY Law School, US
30. Dr Kieran McGrath, Visiting Research Associate, Dept of Social Studies, Trinity College,
Dublin, Ireland
31. Professor Marianne Hester, Chair in Gender, Violence and International Policy, School for
Policy Studies, University of Bristol, UK
32. Dr Miranda Horvath, Reader in Forensic Psychology, Middlesex University, UK
33. Donna M. Hughes, Professor & Eleanor M. and Oscar M. Carlson Endowed Chair, Gender
and Women's Studies Program, University of Rhode Island, US
4
34. Professor Sheila Jeffreys, School of Social and Political Sciences, University of Melbourne,
Australia
35. Dr Robert Jensen, Professor, School of Journalism, University of Texas at Austin, US
36. Helen Johnson, Doctoral Candidate in Criminology, University of Kent, UK
37. Patricia Kelleher, PhD, Adjunct Senior Lecturer in Social Exclusion, University of Limerick,
Ireland
38. Professor Liz Kelly, Director, Child and Woman Abuse Studies Unit, London Metropolitan
University, UK
39. Dr Christopher Kendall, Barrister, John Toohey Chambers, Honorary Research Fellow,
Law School, The University of Western Australia
40. Dr Mark P. Lagon, Professor in the Practice of International Affairs, Georgetown
University, and Former U.S. Ambassador at Large to Combat Trafficking in Persons, US
41. Dr Ronit Lentin, Associate Professor, Department of Sociology, Trinity College Dublin,
Ireland
42. Dr Nancy Lombard, Lecturer of Sociology and Social Policy, Glasgow Caledonian
University, UK
43. Dr Julia Long, Lecturer in Sociology, Anglia Ruskin University, UK
44. Jo Lovett, Senior Research Fellow, London Metropolitan University, UK
45. Professor Kathleen Lynch, UCD Professor of Equality Studies, Head of the UCD School of
Social Justice, University College Dublin, Ireland
46. Dr Finn Mackay, Centre for Gender & Violence Research, University of Bristol, UK
47. Catharine A. MacKinnon, Elizabeth A. Long Professor of Law, University of Michigan,
James Barr Ames Visiting Professor of Law (long term), Harvard Law School, Special
Gender Adviser to the Prosecutor, International Criminal Court, 2008-2012 (affiliations
for identification only)
48. Professor Jeffrey Masson, New Zealand
49. Kristina Massey, Lecturer in Criminal Psychology, Canterbury Christchurch University, UK
50. Professor Roger Matthews, Professor of Criminology, University of Kent, UK
51. Dr Melanie McCarry, Guild Research Fellow, School of Social Work, University of Central
Lancashire
52. Professor Hiroshi Nakasatomi, University of Tokushima, Japan
53. Dr Izabela Naydenova, Lecturer, School of Physics, College of Sciences and Health, Dublin
Institute of Technology, Ireland
54. Dr Caroline Norma, Lecturer in Global, Urban and Social Studies, RMIT University,
Australia
55. Dr Monica O'Connor, Independent Researcher, Ireland
56. Ruth Phillips, doctoral researcher, London Metropolitan University, UK
57. Dr Jane Pillinger, Independent Researcher and Policy Advisor, Ireland
58. Professor Keith Pringle, Professor in Sociology with a specialism in social work, Uppsala
University, Sweden; Adjungeret Professor, Aalborg University, Denmark; and Honorary
Professor, University of Warwick, UK
59. Dr Kaye Quek, Lecturer in Political Science, University of Melbourne and RMIT University,
Australia
60. Jody Raphael, Visiting Professor of Law, De Paul University College of Law, US
61. Professor Janice G. Raymond, Professor Emerita, University of Massachusetts, Amherst,
US
5
62. Dr Emma Rush, Lecturer in Ethics and Philosophy, Charles Sturt University, Australia
63. Nicola Sharp, Research Fellow, London Metropolitan University, UK
64. Professor Helena Sheehan, Professor Emerita, Dublin City University, Ireland
65. Dr Olivia Smith, Lecturer in Criminology, Anglia Ruskin University, UK
66. Dr Mary Sullivan, Independent Researcher, Australia
67. Dr Jackie Turner, Research Fellow, London Metropolitan University, UK
68. Dr Meagan Tyler, Lecturer in Sociology, Victoria University, Australia
69. Dr Bridget Vincent, McKenzie Postdoctoral Research Fellow, University of Melbourne,
Australia
70. Max Waltman, PhD Candidate, Department of Political Science, Stockholm University,
Sweden
71. Professor Nicole Westmarland, Co-Director, Centre for Research on Violence and Abuse,
Durham University, UK
72. Dr Rebecca Whisnant, Associate Professor in Philosophy and Director of Women's and
Gender Studies, University of Dayton, US
73. Dr Emma Williamson, Senior Research Fellow, Centre for Gender and Violence Research,
School for Policy Studies, University of Bristol, UK
74. Nusha Yonkova, doctoral researcher, School of Social Justice, University College Dublin,
Ireland
75. Dr Eileen Zurbriggen, Professor of Psychology, University of California, Santa Cruz, US



di Maria Rossi


Il 23 gennaio 2014 la Commissione dei diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere del Parlamento europeo ha approvato un rapporto sulla prostituzione, redatto dalla deputata laburista inglese Mary Honeyball, che verrà sottoposto alla fine di febbraio al voto dell'assemblea.

Dopo aver richiamato dichiarazioni, risoluzioni e anche convenzioni internazionali di ispirazione abolizionista mai rispettate, la relatrice osserva come la prostituzione sia intrinsecamente connessa alla disuguaglianza tra i generi ed influenzi la percezione delle relazioni tra uomini e donne, rileva come il mercato del sesso alimenti la tratta, in particolare nei Paesi regolamentaristi come i Paesi Bassi, una delle principali destinazioni delle vittime. Mary Honeyball osserva poi come lo sfruttamento della prostituzione sia legalizzato in Germania, in Olanda e in Grecia, come il governo del primo dei tre Stati succitati abbia ammesso nel 2007 che "non esistono valide indicazioni che consentano di pensare che la legge che regolamenta la prostituzione abbia ridotto la criminalità" connessa al settore. Un terzo dei giudici tedeschi ritengono, anzi, che la normativa in questione ostacoli la loro attività di repressione della tratta e del prossenetismo.

Il rapporto sottolinea come la prostituzione e lo sfruttamento sessuale possano produrre effetti devastanti sulle persone che vi sono implicate, oltre al fatto di costituire contemporaneamente la causa e la conseguenza della diseguaglianza di genere e di concorrere a perpetuare stereotipi come l'idea che il corpo delle donne e delle ragazze debba essere venduto al fine di soddisfare la domanda maschile di sesso. Tra gli effetti devastanti citati la sindrome da stress post-traumatico che colpisce il 68% delle prostitute. Il 62% di queste donne dichiara di essere stata stuprata durante la propria attività e ciò dimostra come l'esercizio di rapporti mercenari presenti fortissimi rischi. I dati sono attinti da uno studio di Melissa Farley e collaboratori pubblicato nel 1998 (Prostitution in five countries: violence and post-traumatic stress desorder) e confermati dalla ricerca della medesima autrice effettuata nel 2003 ed estesa a nove Stati (Prostitution and trafficking in nine countries: an update on violence and post-traumatic stress desorder). L'89% delle persone coinvolte vorrebbe abbandonare la pratica della prostituzione.

Dopo aver fornito questi dati, il rapporto invita gli Stati Membri dell'UE ad abrogare le norme che criminalizzano le persone prostituite, sottolinea come i dati confermino l'effetto dissuasivo sulla tratta del modello nordico che sanziona l'acquisto delle prestazioni sessuali, osserva come la legalizzazione aumenti la vulnerabilità delle persone prostituite allo sfruttamento e il rischio di subire violenze.

Il rapporto richiama poi l'attenzione dei governi sull'impatto esercitato dalla crisi economica sull'incremento del numero delle ragazze costrette a prostituirsi e li invita a predisporre per loro soluzioni alternative e ad approntare servizi adeguati che consentano a chi lo desidera di uscire dalla prostituzione.

Esorta infine gli Stati membri a prendere in considerazione la possibilità di sanzionare l'acquisto delle prestazioni sessuali.


Vedi anche:
Appello a favore della relazione di Mary Honeyball

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