Questa immagine spiega il risultato della sinistra nelle elezioni politiche 2013. E’ stata usata in campagna elettorale dai militanti di Rivoluzione Civile e dice quasi tutta la verità. 

L'immagine dice che il PD è un partner inaffidabile, per una prospettiva di cambiamento. Il suo cuore batte per la continuità dell’agenda Monti, con qualche ritocco. Si unisce formalmente con SEL, ma in realtà flirta con i centristi con cui ha governato nell’ultimo anno e con cui desidera governare ancora, persino ottenendo una maggioranza autosufficiente. «Se avremo il 51% ci comporteremo come se avessimo il 49%» (Bersani). Non è questione di numeri ma di garanzie sul piano internazionale. Il leader del PD ha più credito negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, in Europa, se Monti è suo alleato. Non si può dire esplicitamente in questi termini. Infatti, Bersani parla poco e tiene un profilo basso per tutto il tempo, dalle primarie alle politiche. Unico caso nella storia delle elezioni in cui il partito favorito non occupa il centro della scena della campagna elettorale (Curzio Maltese). Chi vota PD vota per un aggiornamento della politica del governo tecnico. Così molti evitano di votarlo. Ed evitano ancor di più lo stesso Monti, identificato con tagli e tasse, che non migliorano il quadro economico e peggiorano il quadro sociale.

L'immagine dice che Sinistra, ecologia e libertà è un alleato ininfluente. Di facciata. Accolto per coprire il PD a sinistra, in cambio della elezione di un drappello di parlamentari, ma senza la reale possibilità di incidere sulle scelte politiche. SEL partecipando alle primarie ha sottoscritto la carta d’intenti dell’Italia bene comune, la quale prevede il rispetto e l’applicazione dei trattati internazionali, quindi del fiscal compact. 50 mila miliardi di tagli ogni anno per la riduzione del debito, che predetermineranno la politica economica dei prossimi governi per molti anni a venire.

L'immagine dice che la scelta giusta allora è Rivoluzione Civile. Infatti, la foto su Facebook, è diffusa dai militanti e simpatizzanti di Ingroia. Ma se il PD è il partner fedifrago, SEL il partner tradito, Monti l’amante desiderato, in quella foto che posizione occupa l’invisibile Rivoluzione Civile? Quella dello spasimante esplicitamente respinto. Il concorrente di Nichi Vendola, ancora meno fortunato di lui. Che in principio fa la proposta di fidanzamento. Rifiutato, lotta per conquistarsi un ripensamento (nel futuro parlamento i nostri voti potrebbero essere determinanti per la maggioranza di centrosinistra), infine recrimina contro il rifiuto del PD addossandogli la colpa della propria sconfitta.

Il PD subalterno all’austerity europea e all’agenda Monti. SEL e RC subalterne al Partito democratico. La subalternità è la cifra del deludente risultato elettorale della sinistra. Il M5S percepito come unica forza autonoma per il cambiamento.

Andiamo per esclusione. Escludo di astenermi. Ho letto alcune dichiarazioni astensioniste da parte di persone che stimo e rispetto, come la scrittrice femminista Michela Murgia o la militante notav Simonetta Zandiri. Seppure condivida la ragione morale, mi risulta incomprensibile il senso politico. L'astensionismo ha la sua ragion d'essere nei referendum abrogativi per fa mancare il quorum e invalidare la consultazione. Alle elezioni invece il numero dei votanti non cambia la validità del risultato. E neanche la ripartizione dei seggi, come proporrebbe Paolo Flores D'Arcais. Se vota solo il 50%, ad essere ripartito è sempre il 100% dei seggi. Non è vero che non si vota perchè non ci rappresenta nessuno. Gli eletti dagli altri rappresenteranno comunque tutti senza vincolo di mandato. Alla fine, non dare il voto a nessuno, equivale a darlo a tutti.

Escludo di votare Pdl-Lega. Per una questione di pelle. Tutti sono criticabili. Alcuni sono repellenti. Sono repellenti il razzismo, la xenofobia, il sessismo ostentato. L'aziendalismo. Il potere anti istituzionale, l'idea di convivere con la criminalità organizzata, l'essere parte sistemica della corruzione e dell'evasione fiscale, la rivendicazione dell'impunità camuffata da una richiesta di garantismo. La destra italiana ha la pelle di giaguaro, con tutte queste macchie, che il Bersani-Crozza non può togliere. E in questa pelle dimostra di essere a suo agio. Gli scandali non la mettono in crisi. Al governo ha trattato gli affari privati del suo leader, non ha perseguito nè il risanamento, nè lo sviluppo. Come ammise Brunetta nel 2006, anche nel 2011 si poteva dire che il governo Berlusconi aveva fatto correre la spesa corrente, senza migliorare i servizi. Nella maggioranza del governo Monti, la destra ha votato tutte le misure di austerità, compresa l'Imu. In campagna elettorale fa propaganda contro l'austerità. Tra questa destra che ha dato in appalto alla Lega Nord la politica sull'immigrazione e le altre liste, c'è una discriminante di civiltà.

Escludo di votare per Monti, Casini e Fini, perchè sarebbe un voto a favore della recessione e dell'ingiustizia sociale. Mi è capitato di leggere un argomento a favore di questa scelta che in sostanza dice così. Il quadro è brutto, ma immutabile, Monti almeno è il più abile a gestirlo. E' quello che sa parlare con Angela Merkel. Insomma, il miglior leader per un paese colonizzato. Può essere, ma anche la rassegnazione richiede vocazione ed io non mi sento di improvvisare.

Escludo di votare Grillo, anche se gli auguro un buon risultato. Le accuse di fascismo, populismo, qualunquismo, sono giustificate solo in parte, e per quanto ne sappiamo finora, soprattutto per motivi estetici. Dice che sono tutti uguali, ed è sbagliato, ma ogni partito nuovo esordisce così, facendo valere la propria diversità contro tutti. Si rivolge contro una destra e una sinistra che hanno inciuciato e governato insieme. I suoi strali non sono rivolti ingiustamente contro personaggi del calibro di De Gasperi, Togliatti, Nenni, La Malfa, Moro e Berlinguer, ma solo contro Berlusconi, Bersani, Monti, Casini, Fini, in un periodo in cui la sovranità della politica è molto ridotta. Grillo, che ha un curriculum di lotte ambientaliste, contro la Tav, per la tutela dei risparmiatori dalle bancarotte di grandi gruppi, per l'abolizione delle leggi sul precariato, ha fatto affermazioni molto ambigue sulla mafia, sul fascismo, sull'immigrazione. Per sfondare anche a destra, dicono i suoi difensori. E' il suo modo di praticare la politica pigliatutto. Sono tentato di credergli, però se si inoltra per prendere un leghista o un fascista con gli argomenti loro, per adesso è meglio che perda me.

Escludo di votare le liste del Partito democratico. Il PD ha fatto una politica disastrosa. Ha rinunciato al voto anticipato, dopo le dimissioni di Berlusconi. Ha così ammesso di essere impreparato a governare da solo. Ha creato Monti, ha favorito l'ascesa di Grillo, il recupero di Berlusconi. Ma soprattutto ha votato tutte le leggi dell'austerità: l'aumento dell'età pensionabile, la manomissione dell'articolo 18, i tagli lineari alla pubblica amministrazione, il fiscal compact (50 miliardi da tagliare ogni anno) e il pareggio di bilancio in Costituzione. E promette di continuare così, con un po' più di equità e di lavoro (con quali risorse non si sa). Il PD non si candida al governo per fare una politica diversa, ma per fare, magari controvoglia, questa politica, per farla meglio di altri, per farla in attesa e nella speranza che il prossimo governo tedesco ci detti un'altra politica. Spesso si contesta il leaderismo. Meno la managerialità. Il PD è l'unico partito che si presenta con un candidato premier politico di professione, non un leader, ma un manager del suo ramo. La copertina di un libro anni fa spiegava così la differenza: «Il manager fa le cose nel modo giusto, il leader fa le cose giuste». Mentre gli altri sono partiti di leader (che magari fanno le cose sbagliate), il PD è partito di manager. Che fa le cose sbagliate, nel modo più giusto possibile.

Non escludo di votare Sinistra, ecologia e libertà, almeno al senato. E' il partito che forse mi somiglia di più per sensibilità politica, anche se trovo abbia un nome fatto di parole disgiunte e una collocazione poco influente. Subito con il PD, invece di allearsi con Ingroia per ricostruire un polo di sinistra e poi eventualmente allearsi con il centrosinistra. Una divisione poco comprensibile, pertinente con le esigenze di un personale politico (tornare in parlamento) che non le con ragioni di una strategia politica. SEL chiede il voto per rafforzare la gamba di sinistra del centrosinistra e rendere superflua l'alleanza con Monti. Ma l'importanza dell'ex premier non è solo questione di numeri, ma anche di garanzia a livello internazionale, perciò Bersani ha dichiarato che se pure fa il 51%, si comporterà come se avesse solo il 49%. A quel punto Nichi Vendola dovrà scegliere se digerire il compromesso, magari immaginandosi un'autocritica di Monti, oppure passare all'opposizione. Spero comunque che il 51% riesca a farlo, in modo che si abbia un governo stabile e che il centrosinistra possa essere considerato pienamente responsabile delle scelte che vorrà compiere, senza l'alibi di condizionamenti berlusconiani o centristi. Intanto però, la soglia di sbarramento al senato, per le liste che si presentano da sole è molto alta (8%) e votare RC, ha ragione Chiara Ingrao, è come astenersi, perciò forse si può tentare questa carta.

Infine, penso di votare Rivoluzione Civile alla Camera. Dove l'obiettivo del 4% è a portata di mano, forse più, e dove si può provare a ricostruire una opposizione di sinistra a fronte di una maggioranza di centrosinistra data per certa. Antonio Ingroia, anche se non è sempre disinvolto in TV, mi sembra una persona integerrima e mi ispira fiducia. Capisco che il cartello elettorale (Prc-Pdci-Idv-Arancioni) che lo sostiene, dia un po' da pensare. Ma siamo in un mondo imperfetto.

In sintesi, penso questo. Per fare una politica a favore del lavoro e del welfare occorrono risorse. Le risorse sono strozzate dal debito. Questo, dichiarato o no, è il tema centrale delle elezioni. Come gestiamo il nostro debito. Lo risaniamo o lo rinegoziamo? Io credo che si debba votare per rinegoziarlo. Al senato la scelta può essere M5S per chi si fida di Grillo, per chi non si fida, come me ad esempio, resta solo l'ala sinistra del centrosinistra. Alla camera la scelta più nitida è Rivoluzione Civile.

Però, se avete idee migliori...

Nel 2006 esistevano circa 30 bordelli legali in 10 delle 17 contee del Nevada, mentre la prostituzione era vietata in tutti gli altri Stati USA. Malgrado questa legalizzazione, la prostituzione resta tuttora vietata nelle città del Nevada con più di 400 mila abitanti come Reno o Las Vegas. Si vuole che i "clienti" prostitutori - camionisti, dipendenti dei ranchs, minatori, militari e uomini d'affari - frequentino i bordelli legali situati in zone rurali quasi desertiche. 

Melissa Farley ha intervistato alcuni gestori e 45 prostitute, di diversa provenienza e di età compresa tra i 18 e i 56 anni, di otto bordelli legali. In altri sei si è vista semplicemente rifiutare il diritto di parlare con loro. In un libro di più di 300 pagine, riporta le sue osservazioni e le sue interviste. Ne abbiamo estratto qualche considerazione [..], dal momento che [molti sostengono] i pretesi vantaggi della legalizzazione.

Legalizzare, significherebbe porre fine alla stigmatizzazione delle prostitute
Confinati in zone desertiche, lontani dalla vista e dai luoghi abitati, i bordelli legali sono, al contrario, l'ammissione plateale della volontà di isolare fisicamente le donne e di rifiutarle socialmente. Il loro orizzonte è limitato ai prosseneti e ai clienti prostitutori. L'organizzazione della prostituzione per zone è la manifestazione materiale della stigmatizzazione sociale e psicologica [delle donne che la praticano].

Legalizzare, produrrebbe una riduzione degli stupri e delle violenze legali
In Nevada, il tasso degli stupri è due volte superiore a quello che si registra nello Stato di New York e quattro volte più elevato di quello che si rileva complessivamente negli Stati Uniti. 
Lungi dal costituire un baluardo contro lo stupro, l'esempio del Nevada mostra come la prostituzione legale produca l'effetto opposto, poiché promuove lo sfruttamento sessuale delle donne. [...].

Legalizzare, significherebbe permettere alle persone prostituite di disporre integralmente del denaro che guadagnano
Il 50% dei guadagni sono intascati dai padroni, senza contare la quantità di mance che le donne sono tenute a versare ai cuochi, ai barmans, ai sorveglianti e senza considerare il prezzo proibitivo richiesto per il cibo, l'alloggio e le cure mediche. 
Considerate come indipendenti, esse non hanno diritto all'assicurazione sociale. Secondo Farley, a loro rimane un quinto del guadagno. [...] Ad arricchirsi sono i gestori dei bordelli [...].

Legalizzare consentirebbe di ridurre la tratta delle donne
Il Nevada è un epicentro della tratta delle donne negli Stati Uniti. La maggioranza delle donne che lavorano nei bordelli legali non sarebbe originaria del Nevada. Secondo Farley, questi luoghi sono fortemente legati alla tratta nazionale ed internazionale e alle organizzazioni criminali. [...] 
Quando arriva un cliente, le donne hanno 30 secondi per mettersi in fila come fossero bestiame, prima di subire l'umiliazione delle battute e dei commenti. Il rispetto di cui le donne sono oggetto nel bordello è un riflesso di quello che è loro assicurato nella società: la qualità di vita delle donne del Nevada è fra le peggiori degli Stati Uniti. Su 50 Stati, esse occupano il quarantasettesimo posto per numero di diplomate, il quarantesimo per tasso di occupazione e per livello di reddito, il quarantaduesimo per salute e benessere. Infine, il Nevada è all'ultimo posto, il cinquantesimo, per quanto riguarda la mortalità femminile causata dal cancro ai polmoni e dal suicidio.

Legalizzare equivarrebbe a garantire diritti e libertà alle persone prostituite
Vita da carcerate, sorveglianza elettronica permanente. 
Le "impiegate" sono abbandonate all'arbitrio dei padroni e alle multe, in luoghi dove la polizia fa poche ispezioni perché «non è un bene per il business». 
In occasione di un appuntamento con il proprietario di un bordello legale non lontano da Las Vegas, Melissa Farley è stata minacciata con una pistola. 
In questo bordello, le donne non avevano il diritto di possedere un'auto. In un altro, erano tenute chiuse dietro ad una grata simile alla cella di una prigione, in un altro ancora dovevano sottostare al divieto di frequentare da sole i bar e i ristoranti. Farley sottolinea l'esistenza di un abisso tra le rappresentazioni libertarie e il filo spinato che recinta i bordelli legali [...]

Legalizzare significherebbe circoscrivere e controllare la prostituzione
La prostituzione legale non rappresenta che un settore irrisorio dell'industria del sesso in Nevada. Il 90% della prostituzione è illegale: di strada, escorts, strip-clubs, sale massaggio. [...]

Legalizzare garantirebbe la salute pubblica.
Le persone prostituite hanno l'obbligo di effettuare test di individuazione dell'HIV, ma i loro clienti ne sono dispensati e ciò è indice, quanto meno, di una concezione sessista e reazionaria (oltre all'inganno derivante dal fatto che un test dell'HIV conferma la presenza del virus solo dopo che siano trascorsi tre mesi dal contagio). 
Questa logica dimostra che importa soltanto il cliente e che viene sacrificata la salute delle donne che sono al suo servizio. Farley constata l'esistenza di una mobilità incessante delle prostitute tra bordelli legali ed illegali. Non si vede, quindi, quali garanzie offra il preteso controllo sanitario.

Claudine Legardinier

(Traduzione di Maria Rossi)

Vedi anche: California, le case chiuse non sono al riparo dalla violenza

E' completamente sbagliato supporre che le case chiuse siano al riparo dalla violenza.
Non posso evitare di esprimere la mia profonda tristezza quando vedo gli sforzi che le organizzazioni favorevoli alla prostituzione compiono per ottenere la decriminalizzazione dell'atto di comprare una persona per fare sesso.
Mi è semplicemente impossibile comunicare per iscritto il dolore intenso e il dissenso [a questa proposta] che mi derivano dalla mia esperienza di prostituta.
Ho scelto di lavorare come prostituta perché credevo di non avere altra scelta. Sono entrata nella prostituzione a causa di stress emotivi e di problemi economici estremi e a causa dell'assenza di aiuto da parte della mia famiglia.
Poiché ero bianca e non presentavo segni evidenti di grave tossicodipendenza, ho potuto lavorare nei saloni di massaggio «chic» [in California].
Anche se la prostituzione di strada era estremamente pericolosa, fu completamente sbagliato supporre che le case chiuse fossero al riparo dalla violenza.
Vi si realizzavano tentativi di strangolamento e di sequestro. I clienti si sfilavano intenzionalmente i preservativi, contro la volontà della prostituta. Richiedevano spesso atti di masochismo e di sadismo.
Se i gestori ritenevano che la domanda del cliente fosse ragionevole, la prostituta era obbligata a sottostare [a questa decisione], se non voleva cercarsi un'altra casa chiusa.
Ho scelto ora di difendere il diritto delle prostitute a liberarsi dai vincoli che impediscono loro di abbandonare questo ambiente.
Invito urgentemente le persone che nutrono simpatia nei loro confronti a consultare i dati demografici e ad ascoltare i desideri espressi dalle donne, dagli uomini, dai bambini, dai transgender che esercitano la prostituzione.
Questa documentazione mostra che le organizzazioni che operano a favore di una banalizzazione della prostituzione non rappresentano che una minoranza molto piccola della popolazione prostituita.

Una sopravvissuta che sceglie di rimanere anonima.

Traduzione di Maria Rossi

Il confronto tra Loretta Napoleoni e Michele Boldrin a Piazzapulita è stato raccontato da alcuni blog come una «caduta di Napoleoni» che ne sarebbe uscita con le «ossa rotte». Perchè ha compiuto due errori, che le avrebbero fatto fare una brutta figura.

Ho guardato il video del faccia a faccia, mediato da Claudio Formigli, per vedere se è andata così e mi è parso di no. Certo, in televisione Loretta Napoleoni pare più impacciata, con la respirazione in affanno, poco abile nell’incassare il sarcasmo del suo avversario. Michele Boldrin è invece più tranquillo e disinvolto. Loretta Napoleoni espone le sue tesi. Michele Boldrin espone le sue tesi ma le condisce continuamente con battute e provocazioni a scopo di irritare l'interlocutrice. Alla fine le nega anche la qualifica di economista e lei gli dà del cafone. In ambienti in cui l'arroganza e l'aggressività sono stimate, sono sinonimo della capacità di farsi valere, i cafoni possono dare effettivamente l'impressione di essere vincenti, di aver ottenuto ragione. Ma vediamo cosa è successo.

La prima domanda di Formigli chiede se e come è possibile mantenere i servizi pubblici e abolire l'Imu, cioè mantenere la spesa sociale e rinunciare ad una entrata fiscale così importante. Loretta Napoleoni risponde che è possibile, capovolgendo lo schema di Reagan e Thatcher. Loro dicevano: «Lo stato è il problema, il mercato la soluzione». Il mercato lasciato a se stesso ha portato alla crisi finanziaria. Oggi dobbiamo tornare allo stato sociale. Che è solidarietà. Per esempio, istituendo il reddito di cittadinanza. Che esiste in quasi tutti i paesi europei.
Annunciata da un po' di smorfie e sguardi di sufficienza, qui si introduce la prima interruzione del Boldrin: il reddito di cittadinanza non c'è in quasi tutti i paesi europei e non c'è in Germania, in Spagna, dove Napoleoni non sarebbe stata consulente di Zapatero. Napoleoni ribadisce l'esistenza del reddito di cittadinanza in Spagna. Sul punto specifico invece ha ragione Boldrin. Zapatero fece solo il progetto del reddito di cittadinanza, senza riuscire a legiferarlo. Loretta Napoleoni si confonde con il salario minimo interprofessionale spagnolo innalzato a oltre 600 euro. L'impressione che se ne ricava, e che verrà riportata su articoli e post, è che questo punto se lo aggiudica Boldrin. Ma è solo un'impressione. Perchè lo stesso Boldrin stava negando l'esistenza del reddito di cittadinanza anche in Germania, dove invece esiste: vi è lo Arbeitslosengeld II - Allo Arbeitslosengeld II, in più, sono aggiunte le coperture statali dei costi di affitto e di riscaldamento. Tutto questo per garantire una dignitosa dimora a qualunque cittadino. Dunque, un errore per uno. Inoltre, l'argomentazione principale di Napoleoni non viene inficiata dalle obiezioni di Boldrin: il reddito di cittadinanza esiste praticamente in tutta Europa. Non basta togliere un paese per dire che non è vero. Dunque, è possibile anche in Italia.
Ma con quali risorse abolire l'Imu e istituire il reddito di cittadinanza. Loretta Napoleoni snocciola le cifre di alcune gravi anomalie italiane, che costituiscono pensantissimi costi e che possono essere superate con una rivoluzione sociale, con un ritorno all'etica: 70 miliardi di corruzione, 150 miliardi di evasione fiscale, 150 miliardi di fatturato per la mafia, 23 miliardi di costi per la politica. Oltre 400 miliardi. Il solo fondo salva stati europeo è di 300 miliardi.
Prima di rispondere a sua volta, Boldrin rivendica il secondo posto del suo movimento (Fare per fermare il declino - Oscar Giannino) nei consensi degli artigiani veneti. Formigli lo corregge: solo quarto. Errore condonato nei commenti. Secondo Boldrin i numeri citati da Napoleoni sono «fantasie». Non perchè non esistano, ma perchè è rassegnato a non recuperarli. Per togliere l’Imu bisogna tagliare i costi veri, cioè quelli disponibili. Boldrin usa «vero» e «falso» per dire «disponibile» e «non disponibile». Le cifre da tagliare per lui «vere» sono ben più ridotte: 8 miliardi della casta burocratica e 25 miliardi di sussidi alle imprese (Trenitalia, Rai, Poste). Tagli che forse - ma lui non lo dice - aggiungerebbero un po’ di disoccupazione.
E il reddito di cittadinanza si può fare? Si, per Napoleoni, a condizione che non si conferisca a lavoratori in nero, ma si accompagni ad una attività di volontariato. No, per Boldrin perchè non ci sono i soldi. Però si può abolire la cassa integrazione e istituire il sussidio di disoccupazione per tutti. Cita l’esempio della Spagna e torna a rinfacciare a Napoleoni l’errore precedente sul reddito di cittadinanza. Sussidio di disoccupazione che con il tempo diminuisce e incentiva a cercarsi un nuovo lavoro. Boldrin non fa cifre nè sui soldi nè sui tempi, ma se il riferimento è la Spagna, funzionerebbe così: In Spagna per l'indennità di disoccupazione serve aver lavorato almeno tre anni negli ultimi sei. E' previsto un sussidio di "assistenza" con un minimo di tre mesi di contribuzione. L'indennità di disoccupazione è pari al 70% della base contributiva media negli ultimi sei mesi. La percentuale scende dopo i primi sei mesi al 60%. C'è un tetto massimo per l'indennità di disoccupazione che varia dal 175% al 225%, a seconda del numero dei figli, dell'Iprem (indicatore del reddito minimo), pari per il 2011 a 532,51 euro al mese*.

Altra domanda di Formigli: referendum sull’euro, siete favorevoli?. Risponde Napoleoni. Non si può fare perchè l’euro, come il fondo salva stati, è un trattato internazionale, e la nostra Costituzione esclude i trattati internazionali dalla competenza dei referendum. Se si cambiasse la Costituzione, lei sarebbe favorevole, perchè da dieci anni l’euro ha aggravato la nostra condizione economica, non permettendo più la rivalutazione del marco e la svalutazione della lira. L’euro avrebbe dovuto essere un punto di arrivo di una convergenza economica e fiscale e non, come è stato, un punto di partenza, che dal 1998 ad oggi ha divaricato gli indicatori economici tra aree forti e aree deboli.
Risponde Boldrin. Il referendum sull’euro non si può fare per motivi legali (aggiunge battuta: almeno queste cose che ha detto sono corrette), ma se si potesse fare sarebbe un errore uscire dall’euro, perchè non è vero che è stata una rovina. Grazie all’euro abbiamo tenuto lo spread basso per dieci anni. Non è colpa dell’euro se la giustizia non funziona, se la scuola non funziona, se la produttività è bassa. Competere con la Cina con la svalutazione della lira significa abbassare i salari operai al livello di quelli cinesi, cioè abbassarli del 60-70% (sguardi stralunati di Napoleoni). La competitività si fa migliorando il prodotto, non affamando i salari.
Replica Napoleoni, ricordando la svalutazione del 1992. E qui fa un secondo errore di nozione. Dice che è stata del 40%. I salari non furono affamati e la bilancia dei pagamenti fu messa in ordine, aiutando il risanamento fino al 1996. Boldrin contesta il dato della svalutazione del 40%, ma lo sbaglia anche lui. Dice che è stata solo del 12% (la signora fa confusione). E che non ha comportato nessun effetto (secondo errore). Il risanamento si è fatto solo con le tasse di Ciampi e Prodi.

La sera del 13 settembre, Amato comunicava in diretta tv agli italiani la svalutazione della lira «che a conti fatti – rievoca – si attestò tra il 20 e il 25 per cento. Grazie all'accordo di luglio, tenemmo fermissimo il controllo dei costi interni, il che permise alle imprese di guadagnare 20-25 punti veri di competitività» (Il Sole24Ore 30 aprile 2010). La percentuale del 40% arriva forse dal confronto diretto con il marco. (...) la lira in 3 mesi perse il 40% circa del suo valore antecedente rispetto al marco tedesco (Intermarket & More 30.09.2011), mentre la percentuale del 12% potrebbe riguardare il dato immediato della svalutazione decisa il 13.09.92 o dei giorni immediatamente successivi.

Ultima domanda, sempre sulle proposte di Grillo. Abolire la pignorabilità della prima casa per mancato pagamento del mutuo. E’ possibile. Si, secondo Napoleoni, distinguendo la casa che vale cinque milioni da quella che vale 250 mila euro e ricorda l’Inghilterra del dopo 1992, quando a causa della recessione molti inglesi persero la casa. Siamo di nuovo in una situazione di crisi molto forte, la proposta è giustificata.
Replica Bordin con un’altra battuta sferzante: la gente dice cose incorrette e fa confusione. Abolire la pignorabilità della casa per mancato pagamento del mutuo, significa abolire i mutui con i crediti al consumo, che in mancanza di garanzia, avrebbero tassi molto alti.

Conclusione: su queste cose anche gli economisti litigano tra loro. Boldrin: No, Napoleoni non è una economista. Napoleoni: Boldrin è un cafone. io non sono venuta qui per farmi insultare.


Riferimenti:
Indennità di disoccupazione in Europa
Reddito di cittadinanza in Europa
Lira nello Sme 1979-1992
Un tuffo nella storia: la svalutazione della Lira del 1992
Aggiornamento: Tutte le balle di Boldrin con la Napoleoni
Loretta Napoleoni intervistata da Claudio Messora

Io non so se la signora sognava questo tipo di attenzioni. Tutto è possibile. Certo lei doveva salire su quel palco poichè migliore venditrice. E questo l'aveva fatta sentire gratificata. 
Non ha reagito. ieri sera pare abbia avuto un crollo e non abbia più voluto parlare di ciò che è successo (e si, ha detto che non è stato nulla di brutto, lei ha pensato volesse metterla a suo agio).
Eppure non lo sapremo mai. Perchè non solo Berlusconi è Berlusconi e lei la signora nessuno, su un palco, davanti a una platea divertita, ma il suo datore di lavoro si presenta nelle liste del Pdl e ha dichiarato che Berlusconi era simpaticissimo.
Se le è piaciuto, non lo sapremo mai.
Per questo chi sta sopra dovrebbe imparare (o glielo si dovrebbe fare imparare) a stare al suo posto.
Mi preme sottolineare che se è un dato di fatto che l'uomo medio è avvezzo ad un linguaggio sessista, squallido e avvilente, che la donna media sogni questo tipo di attenzioni è un'illazione.
Quella stessa illazione per cui l'uomo medio si sente autorizzato a sbracare molestando e importunando. (TK - 10:06)


(...) l'uomo medio italiano è maschilista, e lo è in maniera trasversale: non credo proprio che i sinistri siano davvero superiori alla media rispetto a sessismo e maschilismo. Il siparietto di Ballarò è di due giorni fa. E Marcorè e Floris (che se la rideva) non sono proprio due machi. Le schifezze che girano su Carfagna e Santanchè sono parti di sinistri.
Ma soprattutto non vedo sinistri (o ne vedo davvero pochi) che si stracciano le vesti per fare pulizia in casa propria, al massimo prendono parola per dire io no no!.
Per quanto riguarda le donne, certamente le sinistre, la loro voce l'hanno fatta e la fanno sentire. solo che in genere vengono usate contro il nemico ma in casa sono considerate delle rompicoglioni.
Perchè se lo schiaffone non arriva, vuol dire che tutto sommato le piaceva e se arriva, epperò non esageriamo, ci sono tempi lunghi e modi giusti per farsi valere.
Orde di sottoposte a fare la fila dal direttore macho, sono sintomatiche del fatto che a loro piace essere oggetto di quelle attenzioni?
Fermo restando che certo ci saranno pure, ammetto che non mi stupisce che le donne in questo paese (in questo mondo?) abbiano questa percezione di sè. 
Come la signora Anna Bruno che non sa come districarsi, perchè caspita le donne devono sapere schivare colpi con grazia, senza esagerare, con un sorriso e la battuta pronta. Anzi no, contrordine: fermezza e uno schiaffone ben assestato, altrimenti le piaceva.
Per non parlare che il capo e il capo dei capi incombono!
Ribadisco: l'uomo medio è quella roba lì o qualcosa che ci si avvicina molto, la donna media è invece una buona incassatrice. (Tk - 14:05)

Trovo che siano state indecenti anche le pressioni che la signora ha dovuto subire da parte di chi, comodamente a casa, l'ha duramente giudicata. Bisognava fare quadrato, non costringerla ad esporsi. Non si prende il fuoco con le mani degli altri. (Tk - 13.02.2013 -17,40)

Vedi anche:
Misoginia italica. Se Berlusconi sbaglia. E Ballarò pure - Lorella Zanardo 

I doppi sensi sulle donne, da Berlusconi a Marcorè - Giovanna Cosenza
Ancora sui doppi sensi e Marcorè - Giovanna Cosenza
Basta con le “battutine”- Luisa Betti
Questo si chiama "Molestie sul lavoro" - La rete delle reti femminili

La ragazza offesa da Silvio: "Mi sono divertita"
Angela Bruno: «Ma che onorata, imbarazzata»
«Io onorata? Falso. Ero imbarazzata» L'azienda: stupiti delle sue parole
«Ne trarremo le conseguenze» - Alessandro Gilioli
(Aggiornamento): Parla Angela Bruno: «Berlusconi mi chieda scusa»
Pdl, l’intimidazione di Galan: “Angela Bruno sappia che io ho suoi sms privati”

Chi manifesta la propria contrarietà alla prostituzione, alla pornografia o ad altre istituzioni che incarnano l'ordine patriarcale viene accusata di essere moralista. L'accusa può essere ribaltata. Per farlo, mi avvalgo delle parole di Ronan David, sociologo marxista ricercatore all'Università di Caen. (Maria Rossi)

Un punto cruciale del pensiero postmoderno è anche quello dell'assenza di valori o della tolleranza assoluta e dell'equivalenza generale. La morale dell'immoralità diventa la rivendicazione ideologica delle correnti postmoderne. Nessuno è in grado di giudicare, nessuno è in posizione tale da poter condannare [un comportamento]. Non esisterebbero più punti di riferimento o valori comuni che permetterebbero di valutare determinate pratiche sociali, ma anche di orientarsi verso una verità storica o di percepire la necessità oggettiva di rifiutare o di condannare una situazione di dominazione. Come ricorda Vladimir Jankélévitch, «per avere il coraggio di fare la rivoluzione e di scendere in strada, per passare dal piano della speculazione a quello ben diverso dell'azione militante, per oltrepassare questa vertiginosa soglia, ci vuole una grande idea e questa grande idea non può nascere che dall'indignazione morale» [Vladimir Jankélévitch, Le Paradoxe de la morale, Paris, Éditions du Seuil, 1981, p. 29.] La morale resta anch'essa una vecchia eredità del pensiero moderno che conviene liquidare al più presto per permettere la liberazione e la piena espressione di ciascuno, il diritto a vivere la propria vita, il diritto di scegliere di essere dominato. [Ronan David, Postmodernité et différence de sexes, in «Illusio», n.4/5 , p.49]

Non si tratta di difendere la morale sessuale borghese e puritana, la morale dei parroci e degli imams, di difendere il matrimonio, l'astinenza, la castità o, ancora, i rapporti eterosessuali come i soli legittimi [...] Si tratta piuttosto di stabilire una differenza tra la liberazione del corpo e della sessualità e lo sfruttamento postmoderno, mercantile e cinico della sessualità. Perché il presunto immoralismo dell'età postmoderna è legato, una volta di più, alla logica capitalista di reificazione del corpo e della sessualità. [Ronan David, Postmodernité et différence de sexes, in «Illusio», n.4/5 , 2007, p.49]

Quest'età [postmoderna] che suppone d'altronde che tutte le produzioni culturali, scientifiche, artistiche si equivalgano, che si dichiara tollerante nei confronti di tutti gli stili di vita, ivi compresi quelli che si iscrivono in una logica di oppressione o di repressione, (prostituzione [...] ecc.), è, in effetti, una vera postura ideologica che maschera la realtà concreta dei rapporti sociali. La società postmoderna descritta dagli intellettuali si fonda infatti su basi materiali, economiche e politiche derivate e confuse con la modernità liberale. Nel reale vissuto dagli individui e non nello spirito puro degli intellettuali postmoderni, esistono realmente rapporti di sfruttamento, di asservimento, di dominazione che non sono costruzioni teoriche del pensiero occidentale moderno, ma che costituiscono realtà dolorose per le popolazioni dominate. Questa equivalenza generale dei valori va inevitabilmente a profitto delle classi dominanti nella misura in cui le basi materiali della società di classe non sono state sradicate, ma permangono identiche. In questo senso, la postmodernità e i suoi discorsi sono alla base della modernità liberale e costituiscono una nuova forma di accrescimento della dominazione...[...] [Ronan David, Postmodernité et différence de sexes, in «Illusio», n.4/5 , 2007, pp.33-34]

Conferenza stampa di Rivoluzione Civile oggi a Torino
Ha detto Nichi Vendola: «Le liste di Rivoluzione Civile puzzano di antico perchè le rivoluzioni fatte solo dai maschi sono incivili». Nichi Vendola è un concorrente politico-elettorale di Antonio Ingroia, al quale contende lo stesso bacino di voti. La sua affermazione è abnorme. Dobbiamo considerare incivili la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa? In buona parte è una affermazione strumentale. Però, ha ragione: le liste e l’immagine di Rivoluzione Civile sono prettamente maschili.

Il movimento si qualifica per la questione morale e il rispetto della legalità. Un legalitarismo opposto, non ai ladri di polli, ai tossicodipendenti, agli immigrati, ma ai potenti e alla criminalità organizzata. Si qualifica per la questione sociale, i diritti del lavoro. Il movimento è gran parte dei telespettatori di Servizio Pubblico, dei lettori del Fatto Quotidiano, di Micromega e del Manifesto, estimatori di Michele Santoro e Marco Travaglio (che vota Ingroia alla camera e Grillo al senato, come Flores D'Arcais), magistrati prima impegnati nelle inchieste sul rapporto tra politica e affari, politica e mafia, come Di Pietro, De Magistris e adesso lo stesso Ingroia, ora alleati direttamente in politica con i verdi di sinistra e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto. Con sostenitori, sia pure critici, di tutto rilievo, come Marco Revelli.

Ottimi uomini, o almeno brave persone, sicuramente rispettabili, i più a sinistra che ci sono, ma appunto uomini. E senza essere dotati di una particolare sensibilità sulle questioni di genere. Comunisti, ambientalisti, pacifisti, onesti e moralizzatori. Ma non femministi, a parte qualche dichiarazione formale, quando è sollecitata. Come la risposta di Ingroia a Luisa Betti.

La maschilità del movimento si manifesta nella formazione delle liste. Di una adeguata presenza femminile non si è forse neanche posto il problema, o lo ha rimosso con il semplicismo dell’idea che a contare sono il merito e la competenza e non il genere, come se i meccanismi di selezione fossero neutri e la disparità di genere nella rappresentanza esprimesse una disparità di qualità. Evidentemente, uomini più in gamba delle donne.

Se si mettono a confronto le candidature delle varie liste, si nota come le donne conquistino una presenza paritaria nei partiti che hanno effettuato la selezione mediante una qualche forma di consultazione popolare, le primarie per il PD e Sel, le parlamentarie per il M5S. Invece, le donne rimangono nettamente sotto rappresentate nelle liste di Ingroia, Monti (30%) e Berlusconi (20%) dove a decidere è stata la cooptazione dal vertice. A dirla tutta, nelle liste di Ingroia le donne non sono esattamente sotto rappresentate: in alcune regioni, ad esempio le Marche, nella lista del senato, guidata da Sandra Amurri, raggiungono addirittura il 75%. Ma al senato RC non eleggerà nessuno e nelle teste di lista per la camera le donne sono effettivamente poche. Una simulazione de “La Stampa” sulla composizione del prossimo parlamento attribuisce a RC il 16,7 per cento di donne elette contro il 38,2 del PD e il 38,5 di Sel.

Anche nella sintesi del programma del movimento, nell’indicazione delle sue priorità, si esprime una neutralità che rimuove la contraddizione di genere. Lotta al femminicidio e alla violenza, sostegno alla maternità, pari opportunità di accesso al lavoro e alla carriera, ridefinizione dei tempi e degli orari. Solo una riga in un paragrafo: Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere.

Forme di sessismo si esprimono nel linguaggio dello stesso movimento. A Servizio Pubblico, una aggressiva Mara Carfagna si sente opporre almeno due battute, una allusiva, l'altra sminuente, degne di un esponente del suo partito: «Al limite può insegnarmi altro! Ma non la Costituzione» e «Stia calmina» su cui Mila Spicola ha scritto un intero post. Battute subito enfatizzate dai seguaci su Facebook, con volgarità e doppi sensi mirate contro Carfagna, come già era successo contro Daniela Santanché. D’accordo, si tratta di pagine amatoriali e non ufficiali, ma parlano di una subcultura sessista presente nella pancia del movimento, e forse in larga parte della sinistra, che almeno nell’immediato, come mostrano i vari topic dei botta e risposta, delle contestazioni, sembra refrattaria e impermeabile a qualsiasi correzione.

Con ciò, voglio forse dire che destra e sinistra sono ugualmente sessiste? No, a destra il maschilismo è assunto a ideologia e non provoca contraddizioni, se non tra chi sdogana la prostituzione come metodo lecito per far carriera e chi vuole fare retate di prostitute. Voglio dire che Rivoluzione Civile va bocciata a favore del centrosinistra? Neanche questo. Le donne, almeno apparentemente sono un punto a favore del centrosinistra - a cui pure gli incidenti non mancano - ma la politica che concretamente sostiene e propone, l’austerità con un po’ più di equità, penalizza le donne più degli uomini. Senza l’articolo 18, saranno le donne le prime ad essere più facilmente licenziabili, con i tagli lineari della spending review saranno i centri antiviolenza i primi a finire sotto la scure del risanamento. Forse, l’esercito di donne che Bersani dice eleggerà in parlamento, contrasterà tutto questo, forse entrerà in conflitto con l’ambito alleato, il Super Mario, ma è normale dare più fiducia a chi mette questo obiettivo subito nel suo programma. Meglio Grillo, che apre a Casapound? Non direi proprio e non da oggi. Si veda il trattamento riservato a Federica Salsi. Meglio Nichi Vendola? Individualmente sarà meglio, ma non è candidato premier e per quanto sia apprezzabile rischia di diventare la foglia di fico di sinistra di un governo Monti-Bersani. Altrimenti, dovrà andare all’opposizione con Ingroia. Quello che voglio dire è che la prevalente maschilità di Rivoluzione Civile è un grave punto debole, una tara strutturale che va messa a fuoco e bruciata, perchè senza femminismo non c’è rivoluzione e senza donne non c’è un movimento capace di espandersi e di incidere, c'è solo un movimento residuale di resistenza, che oscilla intorno alle soglie di sbarramento.. Tutte le critiche sulla formazione delle liste, sul dualismo tra partiti e società civile, si sarebbero potute evitare in un movimento bisessuato, che già in partenza vuole includere la rappresentanza delle due metà del paese.

Per la concessione della cittadinanza ad un operaio marocchino c'era tutto il necessario: nulla osta della Questura di Venezia, parere favorevole del Ministero degli Affari Esteri di Roma e notifica del provvedimento con esito positivo da parte della Prefettura di VeneziaMa Damiano Zecchinato, sindaco leghista di Vigonovo, ha interrotto e rinviato di sei mesi la cerimonia di giuramento. Perchè, sostiene il sindaco, l’operaio marocchino non conosce l’italiano, non sa leggere la formula di giuramento, e uno straniero che non conosce la nostra lingua non può diventare cittadino italiano. 

In questo modo una cerimonia di giuramento è stata arbitrariamente trasformata in un esame di lingua italiana.

Eppure questo lavoratore straniero di 47 anni, con la fedina penale pulita, ha la residenza regolare in Italia, vive nel nostro paese da 21 anni (almeno 10 sono necessari per presentare la richiesta), ha una regolare famiglia con due figli che frequentano le scuole elementari, occupa un posto fisso come sabbiatore di metalli, un lavoro duro e insalubre, fatto con la costante presenza di una maschera respiratoria sul viso, un'attività che nessun italiano vuole più fare.

Un argomento, quello del sindaco, che al di fuori di una concezione del diritto duale, porterebbe a negare la cittadinanza a tanti italiani quasi quanti ne occorrono per fare la città di Torino. Sono circa 800 mila gli analfabeti in Italia secondo l’ultima rilevazione dell’Istat. 

C’è chi si domanda se sia più ignorante e meno integrato, chi ha difficoltà a leggere oppure un razzista.

Gli analfabeti italiani sono cittadini per nascita, d'accordo. Lo Ius sanguinis però è il fondamento della cittadinanza dei paesi di emigrazione, per poter riconoscere come cittadini i figli degli emigranti. I paesi di immigrazione, come ormai è diventata l’Italia, hanno invece bisogno di riconoscere la cittadinanza agli immigrati, quindi fondano il diritto sul suolo (Ius soli), sulla permanenza. E’ perciò anacronistico in Italia continuare a rivendicare il primato del diritto del sangue.

La frase di rito da pronunciare era soltanto questa: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi, riconoscendo la pari dignità sociale di tutte le persone». Forse bastava aiutare anzichè cogliere la palla al balzo per creare un caso, come ammette di aver fatto lo stesso sindaco:

Zecchinato dice di aver “voluto far scoppiare il caso perché a monte c'e' un problema: la mancanza del rispetto della procedura da parte di prefettura e questura, enti preposti al controllo delle regolarità dell'ingresso dell'immigrato, sul soggiorno, la residenza, ma anche l'integrazione del soggetto tramite un colloquio, in cui si verifica la conoscenza della lingua italiana e dei principi fondamentali del nostro ordinamento, cosa che evidentemente non è stata fatta''. E il sindaco di Vigonovo incalza: ''Ho fatto una verifica tra i miei colleghi sindaci e ho scoperto che in casi simili al mio si fa finta di niente e la prassi e' che si procede per evitare problemi. Ma a me non sta bene, la cittadinanza italiana per me e' una cosa molto seria che prevede diritti e doveri e non si può dare con leggerezza. Spero che in questi sei mesi l'uomo riesca ad imparare un po' di italiano e così da parte mia non ci saranno problemi a concludere la cerimonia di conferimento della cittadinanza italiana''.


Tuttavia, i requisiti dell’operaio marocchino sono tutti in regola, a parte la difficoltà a leggere l’italiano, che comunque, nonostante varie proposte, non è mai diventato un requisito di legge. Non si capisce per quale motivo, una persona onesta, che fa un duro lavoro, e mantiene una famiglia, non possa far parte a pieno titolo della nostra comunità nazionale, solo perchè al pari di centinaia di migliaia di nostri concittadini, ha difficoltà a leggere. Non si capisce quale danno ciò provocherebbe al nostro paese, nè si capisce quale sia il vantaggio di tenere questa persona ai margini del diritto.

Dunque, il sindaco, che è della Lega Nord, un partito programmaticamente xenofobo, ha trovato una scusa per discriminare un immigrato nordafricano, dato che ciò paga presso una parte di opinione pubblica. Una iniziativa solo simbolica. Non ha il potere di negare la cittadinanza, tanto meno di espellere lo straniero. Ha solo inflitto una umiliazione pubblica ad una persona, sfruttata nel nostro paese da 21 anni, da concittadini (e magari elettori) del sindaco. Il suo autentico messaggio non è che gli stranieri non devono stare qui. Ma che devono starci senza diritti. Solo a fare da manovalanza.

Gli esperti legali di Stranieriinitalia.it segnalano, però, un particolare importante.


L’articolo 10 della legge sulla cittadinanza (l. 91/1992) recita: “Il decreto di concessione della cittadinanza non ha effetto se la persona a cui si riferisce non presta, entro sei mesi dalla notifica del decreto medesimo, giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato”. Il rinvio imposto dal sindaco di Vigonovo potrebbe insomma complicare la vita dell’aspirante cittadino per molto più di sei mesi. Una volta pronto per il giuramento, sarebbe infatti quasi oltre tempo massimo. E rischiare di essere costretto a presentare altri documenti che dimostrano che può diventare italiano.

Il sindaco nega qualsiasi intenzione razzista da parte sua, afferma anzi di aver chiesto all’operaio se era emozionato, se voleva imparare la frase a memoria, ma non c’è stato niente da fare, quasi fosse stato lui a respingere ogni aiuto possibile. Sarà, ma è almeno la seconda volta che gli succede. Aveva gia' fatto lo stesso con una donna araba che si è ripresentata dopo tre mesi, dopo avere imparato a memoria la frase. Anche lei si era rifiutata di farsi aiutare?

Inoltre, perchè mai suggerire di imparare il giuramento a memoria a chi addirittura rappresenta un pericolo? In un'altra sua dichiarazione, il sindaco così si è espresso: «Mi sono preoccupato perché questa totale mancanza di integrazione può essere pericolosa per sè e per gli altri. Un qualsiasi inconveniente, piccolo incidente, o una diatriba anche di poco conto potrebbe avere conseguenze spiacevoli proprio per questa totale mancanza di comprensione della nostra lingua». Cioè una persona vive per 21 anni in un paese, ci cresce i figli, ci lavora, ha una impeccabile fedina penale e rifiutargli la cittadinanza dovrebbe fare scampare a lui e la comunita' tutta pericolosi incidenti dovuti al fatto che non sa leggere o non conosce benissimo la lingua.

[La banalizzazione della pornografia e della prostituzione e il neoliberismo fanno parte di] un'ideologia che tenta di farci credere che la libertà risieda nel pensiero positivo e che possiamo innalzarci al di sopra dell'oppressione istituzionalizzata, affermando che non esiste.
[...] E pertanto noi, noi che dovremmo considerarci progressisti, abbiamo accolto questa ideologia, che cancella i sistemi di dominio e di subordinazione e ci dice che la nostra emancipazione dipende soltanto dal nostro modo di definire questa pretesa oppressione.
(Meghan E. Murphy, The F Word , Prostitution et "slutwalk" - Bâtir un mouvement féministe progressiste à l’époque individualiste)

Al giorno d'oggi, è di moda adottare la posizione femminista che definisce l'industria del sesso come uno spazio potenzialmente in grado di garantire autonomia ad una donna, dal momento che costei «sceglie» di parteciparvi.
Ma per una donna cosa c'è di radicale o di progressista nel vendere il suo corpo agli uomini? Che cosa c'è di rivoluzionario nel legalizzare e, così facendo, nel normalizzare la definizione delle donne come merci sessuali? Questi concetti, riflesso di un periodo in cui il sessismo è non soltanto accettato, ma promosso come potenziale percorso di liberazione, mi sembrano ben lontani dall'essere progressisti.
(Meghan E. Murphy, The F Word , Prostitution et "slutwalk" - Bâtir un mouvement féministe progressiste à l’époque individualiste)

Quando non esistono servizi sociali che assicurino la sopravvivenza e la sicurezza delle donne, quando le donne non dispongono di vere scelte, esse «scelgono» la prostituzione. E chi ne approfitta? Gli uomini.
Un divario crescente tra ricchi e poveri garantisce che le donne continuino ad essere costrette alla «scelta» della prostituzione come fattore di sopravvivenza.
((Meghan E. Murphy, The F Word , Prostitution et "slutwalk" - Bâtir un mouvement féministe progressiste à l’époque individualiste)

Se non ci sosteniamo a vicenda, se non indirizziamo lo sguardo verso la costruzione di un mondo nel quale le opzioni di sopravvivenza delle donne non passino per la vendita del loro corpo ai detentori del potere, allora il nostro movimento [femminista] non può essere definito progressista. Non può essere neppure chiamato movimento. Questo criterio non deve essere interiorizzato soltanto dal movimento femminista, è qualcosa che tutta la sinistra deve capire. L'etica del «ciascuno per sé» non è mai stata la nostra concezione della libertà, eppure, quando si tratta di donne, siamo stati manipolati/e al punto da scorgervi una formula liberatrice.
(Meghan E. Murphy, The F Word , Prostitution et "slutwalk" - Bâtir un mouvement féministe progressiste à l’époque individualiste)

Traduzione di Maria Rossi

Molte femministe hanno studiato e detto molto sulla neutralizzazione e sulla presunta neutralità del soggetto e dell'oggetto di conoscenza in chiave di genere eppure ancora oggi queste analisi e gli strumenti che ne sono derivati vengono minacciati e rischiano di perdere efficacia. Entrando nel specifico della tratta assistiamo spesso a discorsi in base ai quali il fenomeno della prostituzione sarebbe un fenomeno che colpisce in misura indifferente donne e uomini e vengono utilizzati a sostegno di questa tesi dati e numeri decisamente ambigui e poco attendibili, mentre di contro esistono studi e numerosi dati statistici che dicono il contrario. Viene da chiedersi come mai si voglia arrivare ad affermare una cosa così palesemente non corrispondente al vero. Una delle risposte potrebbe essere che la neutralizzazione del fenomeno della tratta elimina una componente determinante del fenomeno e cioè la dimensione di genere, elimina dal discorso il fatto che sono le donne ad essere oggetto di sfruttamento e lo sono in quanto donne. Stessa cosa sta avvenendo per la violenza contro le donne, il fenomeno della neutralizzazione è lo stesso e uguali i risultati e cioè l'eliminazione delle componente determinante del fenomeno della violenza di genere, che è violenza contro le donne in quanto donne. 
Ecco come prostituzione e violenza contro le donne vengono neutralizzati e di conseguenza non compresi e diventa quindi impossibile predisporre strumenti di analisi che siano in grado di affrontare in modo adeguato entrambi.
(Riflessioni di Maria Grazia)

* * *

La prostituzione è considerata divertente, inevitabile o comoda, la prostituta è schernita, punita, o farisaicamente informata che la sua situazione se l’è scelta lei e che quindi “è colpa sua. Poiché le cause della prostituzione femminile sono da ricercarsi nella posizione economica delle donne, insieme al danno psicologico che subiscono attraverso il sistema di condizionamento al ruolo sessuale nella società patriarcale, questo modo convenzionale di trovare soddisfacente il destino della prostituta non è soltanto ingiusto, ma semplicistico.
Recentemente, gli apologisti di questa tratta delle donne che noi chiamiamo prostitute hanno rimesso a nuovo lo stanco meccanismo del doppio metro e hanno chiamato “libertà sessuale” questa schiavitù femminile. Questo per rovesciare la promessa della liberazione sessuale e ridurla alla triste licenza di sfruttare ulteriormente le donne attraverso i bordelli di stato provvisti di assistenza medica perché gli uomini che li frequentano possano farlo senza rischio. Un’altra ironia è che la nostra etica legale perseguiti chi è obbligato (economicamente o psicologicamente) a offrirsi in vendita come oggetto, ma passi sopra all’azione di comprare un essere umano come un oggetto. 
La cosa peggiore della prostituzione è che non sei costretta soltanto a vendere il sesso, ma anche la tua umanità. E’ la cosa peggiore: quello che vendi è la tua dignità umana. Non tanto a letto, ma mentre tratti l’affare – quando diventi una persona comprata.” Quando mi sentivo più puttana era quando dovevo parlare con loro, era allora che mi vendevo di più, solo a parlargli. E' per questo che non mi è mai piaciuto andare a cena o passare la notte con loro. Perché se si mettono a parlare dei "negri", per esempio, non puoi far altro che dire "già, già" e essere d'accordo con loro. E' questo che non potevo sopportare. Questo tipo di cose. [...] E' questa la cosa più umiliante-dover sempre dargli ragione perché ti hanno comprata. E' per questo che non è così semplice come dire "la prostituzione è vendere un servizio". Perché si vende la propria anima e non solo un servizio. Anche la gente d'affari vende la propria anima ed è per questo che gli affari distruggono le persone-come ti sentiresti se tu vendessi enciclopedie alle famiglie povere? Ma c'è un'indegnità speciale nella prostituzione, come se il sesso fosse una cosa sporca e gli uomini potessero goderlo soltanto con qualcuno che sta in basso. Implica una specie di disprezzo, una specie di trionfo sopra un altro essere umano.[...] Quando ci si prostituisce - non fosse che per riuscire a farcela - si devono avere delle formidabili difese. Devi astrarti, in qualche modo. Devi togliere la comunicazione, o con la droga o con la forza di volontà. [...] Una delle cose peggiori era quella di fingere. Dovevi fingere di avere l'orgasmo. Loro lo vogliono perché quella è una prova della loro virilità. E' una delle cose peggiori. E' sentirsi davvero una puttana, a essere così disonesta. Non so come facciano a crederci. Non capisco davvero come possono crederci, i clienti."
(Kate Millet, Prostituzione)

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