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Rivoluzione Civile troppo maschile

Conferenza stampa di Rivoluzione Civile oggi a Torino
Ha detto Nichi Vendola: «Le liste di Rivoluzione Civile puzzano di antico perchè le rivoluzioni fatte solo dai maschi sono incivili». Nichi Vendola è un concorrente politico-elettorale di Antonio Ingroia, al quale contende lo stesso bacino di voti. La sua affermazione è abnorme. Dobbiamo considerare incivili la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa? In buona parte è una affermazione strumentale. Però, ha ragione: le liste e l’immagine di Rivoluzione Civile sono prettamente maschili.

Il movimento si qualifica per la questione morale e il rispetto della legalità. Un legalitarismo opposto, non ai ladri di polli, ai tossicodipendenti, agli immigrati, ma ai potenti e alla criminalità organizzata. Si qualifica per la questione sociale, i diritti del lavoro. Il movimento è gran parte dei telespettatori di Servizio Pubblico, dei lettori del Fatto Quotidiano, di Micromega e del Manifesto, estimatori di Michele Santoro e Marco Travaglio (che vota Ingroia alla camera e Grillo al senato, come Flores D'Arcais), magistrati prima impegnati nelle inchieste sul rapporto tra politica e affari, politica e mafia, come Di Pietro, De Magistris e adesso lo stesso Ingroia, ora alleati direttamente in politica con i verdi di sinistra e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto. Con sostenitori, sia pure critici, di tutto rilievo, come Marco Revelli.

Ottimi uomini, o almeno brave persone, sicuramente rispettabili, i più a sinistra che ci sono, ma appunto uomini. E senza essere dotati di una particolare sensibilità sulle questioni di genere. Comunisti, ambientalisti, pacifisti, onesti e moralizzatori. Ma non femministi, a parte qualche dichiarazione formale, quando è sollecitata. Come la risposta di Ingroia a Luisa Betti.

La maschilità del movimento si manifesta nella formazione delle liste. Di una adeguata presenza femminile non si è forse neanche posto il problema, o lo ha rimosso con il semplicismo dell’idea che a contare sono il merito e la competenza e non il genere, come se i meccanismi di selezione fossero neutri e la disparità di genere nella rappresentanza esprimesse una disparità di qualità. Evidentemente, uomini più in gamba delle donne.

Se si mettono a confronto le candidature delle varie liste, si nota come le donne conquistino una presenza paritaria nei partiti che hanno effettuato la selezione mediante una qualche forma di consultazione popolare, le primarie per il PD e Sel, le parlamentarie per il M5S. Invece, le donne rimangono nettamente sotto rappresentate nelle liste di Ingroia, Monti (30%) e Berlusconi (20%) dove a decidere è stata la cooptazione dal vertice. A dirla tutta, nelle liste di Ingroia le donne non sono esattamente sotto rappresentate: in alcune regioni, ad esempio le Marche, nella lista del senato, guidata da Sandra Amurri, raggiungono addirittura il 75%. Ma al senato RC non eleggerà nessuno e nelle teste di lista per la camera le donne sono effettivamente poche. Una simulazione de “La Stampa” sulla composizione del prossimo parlamento attribuisce a RC il 16,7 per cento di donne elette contro il 38,2 del PD e il 38,5 di Sel.

Anche nella sintesi del programma del movimento, nell’indicazione delle sue priorità, si esprime una neutralità che rimuove la contraddizione di genere. Lotta al femminicidio e alla violenza, sostegno alla maternità, pari opportunità di accesso al lavoro e alla carriera, ridefinizione dei tempi e degli orari. Solo una riga in un paragrafo: Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere.

Forme di sessismo si esprimono nel linguaggio dello stesso movimento. A Servizio Pubblico, una aggressiva Mara Carfagna si sente opporre almeno due battute, una allusiva, l'altra sminuente, degne di un esponente del suo partito: «Al limite può insegnarmi altro! Ma non la Costituzione» e «Stia calmina» su cui Mila Spicola ha scritto un intero post. Battute subito enfatizzate dai seguaci su Facebook, con volgarità e doppi sensi mirate contro Carfagna, come già era successo contro Daniela Santanché. D’accordo, si tratta di pagine amatoriali e non ufficiali, ma parlano di una subcultura sessista presente nella pancia del movimento, e forse in larga parte della sinistra, che almeno nell’immediato, come mostrano i vari topic dei botta e risposta, delle contestazioni, sembra refrattaria e impermeabile a qualsiasi correzione.

Con ciò, voglio forse dire che destra e sinistra sono ugualmente sessiste? No, a destra il maschilismo è assunto a ideologia e non provoca contraddizioni, se non tra chi sdogana la prostituzione come metodo lecito per far carriera e chi vuole fare retate di prostitute. Voglio dire che Rivoluzione Civile va bocciata a favore del centrosinistra? Neanche questo. Le donne, almeno apparentemente sono un punto a favore del centrosinistra - a cui pure gli incidenti non mancano - ma la politica che concretamente sostiene e propone, l’austerità con un po’ più di equità, penalizza le donne più degli uomini. Senza l’articolo 18, saranno le donne le prime ad essere più facilmente licenziabili, con i tagli lineari della spending review saranno i centri antiviolenza i primi a finire sotto la scure del risanamento. Forse, l’esercito di donne che Bersani dice eleggerà in parlamento, contrasterà tutto questo, forse entrerà in conflitto con l’ambito alleato, il Super Mario, ma è normale dare più fiducia a chi mette questo obiettivo subito nel suo programma. Meglio Grillo, che apre a Casapound? Non direi proprio e non da oggi. Si veda il trattamento riservato a Federica Salsi. Meglio Nichi Vendola? Individualmente sarà meglio, ma non è candidato premier e per quanto sia apprezzabile rischia di diventare la foglia di fico di sinistra di un governo Monti-Bersani. Altrimenti, dovrà andare all’opposizione con Ingroia. Quello che voglio dire è che la prevalente maschilità di Rivoluzione Civile è un grave punto debole, una tara strutturale che va messa a fuoco e bruciata, perchè senza femminismo non c’è rivoluzione e senza donne non c’è un movimento capace di espandersi e di incidere, c'è solo un movimento residuale di resistenza, che oscilla intorno alle soglie di sbarramento.. Tutte le critiche sulla formazione delle liste, sul dualismo tra partiti e società civile, si sarebbero potute evitare in un movimento bisessuato, che già in partenza vuole includere la rappresentanza delle due metà del paese.

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