(...) Al di là dei giudizi e dei perchè di chi si prostituisce, il punto vero è che nel momento in cui regoliamo la mercificazione della sessualità, non stiamo più parlando della sessualità di Morgane o chi per lei ma della sessualità di tutte noi. La stiamo definendo e oggettivizzando, tornando indietro e cancellando importanti conquiste. Le morgane facessero ciò che ritengono di loro stesse, sono libere di farlo ma non è possibile che si ridefinisca ancora la sessualità femminile come una cosa, un oggetto, un bene, che può essere reso disponibile, messo sottochiave, che può essere vendibile e comprabile o risarcibile. "Sante o puttane" è esattamente questo.

In gioco non c'è solo che quella roba in mezzo alle gambe non è una cosa di proprietà degli uomini di famiglia o degli uomini tutti. E' che non è una cosa ma la persona stessa. L'emancipazione non è che a venderla sono le proprietarie di questo oggetto e non più i padri. E' che non è vendibile, poichè non è un oggetto. La sessualità femminile è stata finalmente riconosciuta come espressione della soggettività femminile, del suo esserci, lì dove è stata venduta, comprata usata come un oggetto ad uso e consumo dell'unico soggetto da sempre riconosciuto, il maschio.

E qui credo che ci sia una confusione tra "libertà di" e "emancipazione da". Fare liberamente di sè della merce non è certo emanciparsi da quella cultura patriarcale che fa del corpo delle donne e della loro sessualità un oggetto al servizio della sessualità maschile. Questa è solo la libertà di monetizzare questo uso del proprio corpo. E ribadisco l'esempio del contratto di schiavitù di cui si è parlato di recente. Può lo stato ritenerlo valido e riconoscerlo nel senso di regolarizzarlo? No. Sarebbe aberrante. Poi che ognuno abbia la libertà di fare ciò che ritiene di sè, se non si danneggiano terzi, è un'altra cosa.

Mi fa direi tenerezza l'illusione di emancipazione di certe prostitute basata sulla profonda, profondissima interiorizzazione di ciò che alle donne è stato insegnato: il nostro corpo è una cosa. Ci si convince che siamo altro rispetto al nostro corpo e che se siamo noi a venderlo ci siamo emancipate. Questa alienazione dal proprio corpo, è la strategia che viene messa in atto dalla nostra mente per sopravvivere a uno stupro, agli abusi dell'infanzia e alla tortura. Leggere testimonianze di donne che si sono vendute a un numero esorbitante di uomini ma che ritengono di essersi salvaguardate poichè loro il cliente non lo baciano, mette una tristezza infinita, mista a tenerezza. Che incredibili cazzate riusciamo a raccontarci per sopravvivere a una nulla considerazione di noi stesse. 

E aggiungo che la prostituzione maschile (a prescindere dalle considerazioni sui condizionamenti culturali per cui anche in quel caso il maschio conduce il gioco e non diviene il gioco stesso) non risolve la questione con un pari e patta ma contribuisce casomai alla ridefinizione dell'individuo ancora in maniera degradante e inaccettabile: merce. (TK)


Vedi anche:
Legalizzare la prostituzione? /4
Legalizzare la prostituzione? /2
Legalizzare la prostituzione?
Punire il cliente. La strada svedese (Chiara Valentini, 26.02.2010)
Dieci motivi per non legalizzare la prostituzione

Academia del placer - Scuola di prostituzione (Valencia)
(La legalizzazione della prostituzione) è un argomento che smuove mille dubbi e riflessioni di vario genere a cui non sono sicura di sapere dare con certezza delle risposte. Certo c'è la questione della libertà individuale e del rispetto dovuto alle scelte e all'autodeterminazione, ed è per questo che sono assolutamente contraria alla criminalizzazione delle prostitute (donne, trans o uomini che siano). quello è un principio irrinunciabile. 

Ma se da una parte ci sono le scelte individuali che riguardano il privato degli individui dall'altro ci sono anche le ricadute che l'uscita dal privato provoca rispetto a principi che divengono quindi generali, non più scelte relative al privato dei singoli. E mi pongo questo problema rispetto alla prostituzione.

E' davvero tutto mercificabile? Ogni cosa ha un prezzo e si può vendere e comprare rientrando nelle logiche che regolano il mercato? Basta che ci sia la volontarietà? Allora perchè proibire lo sfruttamento della prostituzione? E' un lavoro come un altro, una compravendita come un'altra, una prestazione come un'altra. Perchè non possono guadagnare anche gli intermediari? Cosa c'è di male?

Che cosa è il sesso? Cosa è quello che (si definisce) una "prestazione sessuale"? Quando si compra e vende sesso, cosa si sta comprando e vendendo, ginnastica? Come si sposa tutto questo con la conquista del riconoscimento della sessualità femminile come espressione di soggettività? Cosa è la soggettività nella sessualità? Non è desiderio e piacere?

E tutto questo come lo mettiamo insieme alla violenza sessuale? Cosa rende diverso uno stupro dalla momentanea privazione della libertà e, che ne so, dall'essere obbligata a fare delle flessioni contro la propria volontà? E perchè non farne solo una questione di risarcimento. Del resto è merce. Te la rubano? Che paghino un giusto prezzo, si potrebbe pensare a un listino.

Academia del placer - Scuola di prostituzione (Valencia)
E se la prostituzione è espressione di libertà, cosa è libertà? Per esercitarla la prima condizione necessaria è essere soggetto, ma se una prostituta lo è nel momento della trattativa, non lo è più dal momento in cui è stata comprata la sua sessualità e il suo corpo dal quale si aliena, poichè diviene oggetto, usabile e comprabile.

Basta davvero solo la volontarietà? Per dire, se qualcuno fosse disposto, in cambio di un mantenimento, di soldi insomma, a sottostare a un contratto (matrimoniale?) che prevede, tra altre cose il soddisfacimento sessuale della controparte a prescindere dal proprio, a richiesta, dici che lo stato dovrebbe riconoscerlo e prevederlo come un'opzione poichè frutto di libera scelta? Del resto se ci si può vendere a numerosi clienti perchè non a uno solo ma di quelli buoni? E visto che si tratta di compravendita, una volta stipulato il contratto tra prostituta e cliente, se lei cambia idea, magari durante, che succede? Paga una penale? La si obbliga a terminare il lavoro? Perchè dovrebbe essere diverso da ogni altra compravendita?

Io capisco che nella regolamentazione si cerca il riconoscimento sociale e il rispetto a cui ogni essere umano ha diritto ma purtroppo non è così che è successo lì dove c'è stata la regolamentazione. In molte non si regolarizzano proprio per la stigmatizzazione sociale che permane. Anche se si pagano le tasse. Non basta questo per fare della prostituzione un lavoro come un altro. Io sono ben convinta che prostituirsi non sia certo la peggiore cosa che un individuo possa scegliere per sè (per esempio comprare qualcuno è di gran lunga cosa peggiore) ma neanche questo ne fa un lavoro come un altro.

Io davvero non so quale sia l'argomentazione più efficace per convincere un maschilista a rispettare la prostituta che sta comprando mentre la sta comprando. anche se la compra per 20 minuti, in quei venti minuti è cosa sua, lei non esiste. In verità non so neanche come si stabilisce il confine tra rispetto e umiliazione in quel contesto. L'uso della forza? Anche senza l'uso della forza ci può essere umiliazione e mancanza di rispetto. (Tk)


Vedi anche:
Legalizzare la prostituzione? /3
Legalizzare la prostituzione?

Il finanziamento pubblico dei giornali è entrato nel novero delle cose abominevoli. Beppe Grillo lo mette sempre all'indice. Quando nasce un giornale nuovo, se può, dichiara orgoglioso di non ricevere finanziamenti pubblici. Il primo è stato Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio. Ora lo fa anche Pubblico di Luca Telese. Lo ha fatto Gli Altri di Piero Sansonetti. Il messaggio che comunicano questi giornali è: non riceviamo soldi pubblici, non abbiamo editori, quindi al contrario degli altri giornali possiamo garantire di essere liberi e indipendenti, perchè non abbiamo padroni. Al momento non c'è motivo di dubitarne.

Proprio in questi giorni, il settimanale di Sansonetti è stato indicato tra i beneficiari dei finanziamenti della Regione Lazio, presieduta da Renata Polverini. (...) a dicembre 2011 acquista 4 pagine di pubblicità istituzionale dalla società Le Altre srl per una presenza sul settimanale “Gli altri”, l'ex quotidiano di Piero Sansonetti che il 4 dicembre del 2009 è diventato settimanale. Per la “sinistra quotidiana” Renata Polverini ha stanziato 18.747 euro (affaritaliani.it 19.09.2012). 

Il direttore si difende: Noi degli Altri siamo un piccolo gruppo di giornalisti che ci facciamo il giornale in casa. Non abbiamo editore, non abbiamo capitali e non abbiamo finanziamento pubblico. Siamo svantaggiatissimi rispetto a gran parte dei giornali simili al nostro che vivono di finanziamento pubblico e che hanno editori ricchi. Siamo però anche molto avvantaggiati: siamo liberi e non dipendiamo da nessuno, né pubblico né privato. Noi viviamo di vendite e di pubblicità. (...) Cosa volete da noi, che rinunciamo alla pubblicità? Non avendo né editore né finanziamento pubblico non potremmo farcela. (Gli Altri 21.09.2012),

Il discorso è onesto. Non si può chiedere ai giornali senza editore e senza finanziamento pubblico di rinunciare alla pubblicità. Ma è vero che questi giornali, mantenendosi con la pubblicità, sono più liberi?

"I soldi di pubblicità al manifesto li ho bloccati" (Renata Polverini, Piazzapulita del 20 settembre). Il 26 agosto il manifesto ha denunciato che la governatrice ha usato da sola un intero reparto dell'ospedale Sant'Andrea da 25 posti letto per un'operazione chirurgica urgente (fonte). Se questa denuncia fosse stata fatta da Gli Altri, forse anche il settimanale di Sansonetti sarebbe stato ripagato con il blocco della pubblicità.

Dice Noam Chomsky a proposito dei giornali. "(...) la stampa non fa i soldi con la gente che compra i giornali; in realtà con i lettori i giornali ci rimettono. Ma i giornali interessano ai grandi investitori commerciali: i grandi giornali ai grandi investitori, i piccoli giornali ai più modesti investitori locali, ma in un caso come nell'altro i giornali sono imprese tenute in vita da altre imprese attraverso la pubblicità.. (...) una volta ho parlato con un altro redattore che conosco al Boston Globe, domandandogli perché il loro modo di trattare il conflitto israeliano-palestinese fosse così orrendo; e di fatto lo era. Si è messo a ridere e mi ha chiesto: «Quanti inserzionisti arabi credi che abbiamo?». E lì è finita la conversazione. (Capire il potere, Noam Chomsky, 2003)

Ora, Il Fatto Quotidiano, Pubblico, Gli Altri, non saranno venditori di lettori agli inserzionisti pubblicitari, ma è improbabile che possano vantare in assoluto una maggiore autonomia rispetto ad un giornale che vive soprattutto di finanziamento pubblico, come ad esempio il manifesto. Tra tutte le forme di finanziamento, quello pubblico è di certo il meno soggetto agli umori, capricci e interessi dell'erogatore, il quale è vincolato ad una legge uguale per tutti.

Credo che la prostituzione sia argomento delicatissimo che tocca questioni diverse. Non credo sia un lavoro come un altro. Il sesso non è ginnastica, il corpo non è un oggetto come un altro. Il corpo non è altro dalla persona.

Comprendo il desiderio delle prostitute di chiamarsi sex worker o di regolarizzare la loro posizione. E' certo un modo per restituire dignità a persone che, fuori da ogni ipocrisia, sono considerate ai margini della società. Ma non basta questo per farne un lavoro come un altro o una mera compravendita come tante altre. A cominciare dal ruolo che la donna, liberamente o meno, accetta di rivestire. 

La condizione necessaria per la prostituzione è la negazione della sessualità femminile, fatta di desidero e piacere, come quella dell’uomo. sessualità femminile che, ancora una volta, è al servizio di quella dell’uomo. nella prostituzione la donna non vive la sua sessualità ma si fa oggetto di quella maschile. Questo determina i ruoli in un rapporto di dominio.

Lo descrive benissimo (un certo discorso): esiste una sessualità maschile e una femminile, determinata dal dna, che ci racconta di mandrilli scopaioli che vanno spurgati frequentemente. E se il mandrillo come le altre bestie finalizza lo spurgo alla continuazione della specie, l’uomo, bestia evoluta, spurga come se urinasse o defecasse, e poiché se aiutato la piacevolezza di questo bisogno fisiologico è maggiore, è disposto a pagare (alcuni meno evoluti, si fanno aiutare con la forza).

Gli identikit dei clienti parlano chiaro. la ricerca sul campo parla di 23-50enni, sposati spesso con figli in cerca non solo di sesso ma della remissività e la sottomissione. Questo è un dato che torna ripetutamente.

Questo è la prostituzione. E' prestarsi a questa cosa qui. E' ridursi a oggetto a uso e consumo del maschio in un rapporto di dominio. E, come dice (questo articolo), monetizzare la propria umiliazione non è esattamente essere più libere. Non c'è emancipazione nel monetizzare la propria umiliazione.

Altra questione è invece impedire per legge che sia scelta la propria umiliazione. Perchè non c'è percorso di emancipazione se non c'è libera scelta. E' per questo che sono contraria alla criminalizzazione delle prostitute. Se una donna liberamente sceglie di farlo e non è sfruttata e obbligata, credo che nessuno possa impedirglielo. Ma è qualcosa in cui lo stato mai, secondo me, può intervenire regolarizzando e trasformandosi in sfruttatore. Abbiamo visto di recente che esistono contratti che prevedono la volontaria riduzione in schiavitù. Se uno liberamente decide di fare questo di sè, nessuno glielo può impedire ma se la legge riconoscesse la validità di quel contratto, sarebbe un'abominio.

Per quanto riguarda la criminalizzazione del cliente, tra dubbi e perplessità, sono favorevole. anche se questo, di fatto, significa impedire a chi esercita liberamente, di farlo facilmente. Ma è l'unico modo per tentare di ridurre la domanda che viene soddisfatta proprio da chi è vittima di sfruttamento. E' quel tipo di cliente che verrà colpito. Cosa accade nell'abitazione, o luogo privato, di chi liberamente decide di prostituirsi rimane e deve rimanere solo un suo fatto privato. (Tk)


Vedi anche:
Legalizzare la prostituzione? /3
Legalizzare la prostituzione? /2
Legalizzare o non legalizzare - la situazione in Olanda (Siddharth Kira)
La prostituzione in Germania - La riforma del 2002 (Wikipedia)

Elsa Fornero è la ministra del lavoro e può essere attaccata o sbeffeggiata in quanto ministra del lavoro. Che sia donna non importa. Invece, insulti, critiche e sberleffi se li becca spesso in quanto donna.

Una ministra che attende la telefonata di un potente dovrebbe dare la stessa impressione di un ministro che attende la telefonata di un potente. Invece, con un banale doppio senso Fornero che attende di essere chiamata da Marchionne diventa una squillo per il vignettista Vauro. Così viene accusato di maschilismo dalla ministra, ma anche difeso da un profluvio di commenti che negano l'evidenza, si arrampicano sugli specchi, glissano, rivendicano e rilanciano l'insulto, come succede quando ci si rifiuta di riconoscere la sostanza di uno stereotipo.

Una deludente Norma Rangeri posta su Facebook e sul suo stesso giornale: ''Forse Vauro avrebbe potuto disegnare le calze a rete anche sulle gambe di Monti, come già fece con quelle di Alfano, per sottolineare il ruolo ancillare, subalterno, di alcuni politici verso il potente di turno: a conferma che, per chi fa satira, spesso il sesso è quello degli angeli''.

Il sesso sarà pure quello degli angeli, ma intanto come al solito una donna si becca della puttana e la metafora della subalternità è sempre femminile. Pure quando si tratta di un uomo: basta conciarlo come una donna. L'antisessimo dunque non è scontato da nessuna parte. Neanche sul Manifesto.

Risponde Gianna Massari: mi dispiace Norma Rangeri che tu la pensi così. Ma nell'attuale situazione in cui si trovano le donne, la vignetta non è neutra! E chi non pone attenzione a ciò, costitusce un freno, rema contro agli stereotipi che fin'ora ci hanno imprgionato. Manca solo di dire che Fornero è una puttana e poi siamo a posto! E' una avversaria politica, è una stronza, è una serva del capitale....quello che vuoi in questi termini e mi trovi daccordo, ma purtoppo oggi di neutro non c'è nulla e una vignetta così contribuisce ad affermare gli stereotipi. Non ce lo possiamo permettere. La nostra è una battaglia nella battaglia e siamo tornate tanto indietro. Veramente non avrei mai creduto di dover difendere Fornero....ma così è!

Scrive Luisa Betti sulla sua bacheca: «Come se il maschilismo fosse una prerogativa della destra, ma scherziamo? il maschilismo a sinistra è peggio, perché ti aspetti sempre qualcosa di diverso che invece stenta a mostrarsi. Ed è per questo che da sempre parliamo di trasversalità che riguarda la discriminazione di genere, perché è una cosa che riguarda politicamente sia la destra che la sinistra. Il maschilismo non ha colore, è ovunque. La verità (vera) è che il maschilismo a sinistra è molto più che una semplice svista. E si possono trovare tanti modi per criticare una donna: basta vederla come una persona, che magari fa nefandezze e questo va sottolineato, ma una persona.»

A corredo del post di Norma Rangeri, una vignetta di Vauro che megafona: "Zitti no!". Vauro è una persona libera e le persone libere si possono liberamente giudicare nelle loro opere. L'opera di Vauro in questa circostanza fa schifo. Non è la prima volta. Le politiche antioperaie di Fornero non lo giustificano. Sono due argomenti distinti. Nessun drone giustificherebbe una battura razzista contro Obama, nessuna rappresaglia giustificherebbe una battuta antisemita contro Netanyahu. Le politiche antioperaie non giustificano le vignette sessiste. Nè l'ironia può giustificarsi da sola. Nessuna censura: un vignettista deve poter scarabocchiare quello che vuole, ma la satira è soltanto una modalità di comunicazione, non sottrae alla critica ciò che comunica.


Vedi anche:
#Siamo tutte puttane (Un altro genere di comunicazione)
Vauro-Fornero: maschilismo o satira? (Lorenzo Gasparrini)
Vauro e Fornero: siamo ancora alle donne tutte puttane (Matteo Pascoletti)
Vauro: i du’ schiaffi che male non farebbero (Baruda)

Da oggi Pubblico è in edicola. Il nuovo giornale di Luca Telese. Una scissione dal Fatto Quotidiano (e da Marco Travaglio). Sul come e perchè posso intuire, ma ne so poco. Invece mi colpisce questa cosa: un nuovo giornale di carta, mentre tutti i giornali perdono lettori e le grandi testate di fama internazionale discutono della loro possibile futura chiusura in vista di una trasmigrazione integrale sul web. Già il Fatto Quotidiano mi aveva stupito. Ha avuto un successo notevole, 50-100 mila lettori. Sono tanti, per un giornale di carta. Mi stupisce il Manifesto che resiste, resiste, resiste a voler sopravvivere in edicola per qualche migliaio di lettori. Perchè puntare ancora sulla carta? E' una questione di status o c'è un vantaggio reale? E' scomodo leggere sul monitor, specie gli articoli di approfondimento, ma non è detto. Sul monitor puoi regolarti lo zoom e i font come preferisci. Puoi stamparti la pagina che ti interessa. Una edizione online può prevedere il formato pdf, per i singoli articoli o per tutto il giornale, magari pensato proprio per il formato A4. E può prevedere altri formati per i nuovi dispositivi. Ormai si legge sul cellulare, sull'iphone, sull'ebook-reader (es. Kindle), sull'ipad, dispositivi sempre più diffusi, destinati forse a soppiantare non solo quel che resta della carta, ma gli stessi computer. Allora perchè puntare ancora su un supporto obsoleto e costoso, che ci racconta oggi offline quello che abbiamo già letto ieri online?


La Stampa si compiace della rivincita di Bill Clinton alla convention democratica di Charlotte. Vede Obama virare verso le posizioni moderate non ostili a Wall Street del suo predecessore, capace di guidare una delle amministrazioni di maggior successo sul piano economico nella storia americana.

Ma, senza nulla togliere alle colpe di Bush, proprio Bill Clinton è tra i responsabili della crisi finanziaria globale. Sua è la revoca del Glass-Steagall-Act.

(...) Il cosiddetto Tarp (Troubled asset relief program) prevedeva un programma di interventi statali in più fasi nel cuore dell'economia Usa, ponendo fine al modello economico della deregulation reganiana impiegato negli Stati Uniti durante gli anni seguiti alla caduta del muro di Berlino e alla fine della Guerra Fredda. Gli ingenti piani di nazionalizzazione e di intervento nel sistema economico americano ponevano fine a un'epoca in cui l'amministrazione americana, soprattutto negli anni 90 (presidenza Clinton), aveva esercitato pressioni sulle banche semipubbliche perché concedessero più credito ai ceti meno abbienti, secondo il credo nel sogno americano, adoperandosi per rimuovere la separazione del sistema bancario americano (sostituendo il Glass-Steagall Act con il Gramm-Leach-Billey Act che ha legittimato la nascita di grandi conglomerati finanziari) tra attività bancaria tradizionale e investment banking. 
(Crisi economica del 2008-2012 - Wikipedia)

La parte più laica e di sinistra della sinistra si mostra sofferente e protestante di fronte alla prospettiva di una alleanza tra il Pd e Sel con l'Udc di Pierferdinando Casini. Nichi Vendola ha definito tale alleanza «contro natura». D'Alema ha definito propaganda le dichiarazioni contrarie di Nichi Vendola ricambiato da altrettante dichiarazioni speculari del leader democristiano. Oggi parlano per tranquillizzare i rispettivi elettorati, ma sanno che dopo il voto, in caso di vittoria, dovranno stare insieme. Pd e Udc già convivono nell'attuale maggioranza di governo. La loro alleanza è già stata sperimentata nelle regionali del 2009. Per l'Udc è l'epilogo obbligato di una traiettoria, dopo la rottura con il Pdl e l'impossibilità di crearsi uno spazio autonomo al centro, salvo una diversa legge elettorale. Il Pd ha sempre cercato di mettere insieme tutti gli alleati possibili, specie quelli moderati, contro Berlusconi. Adesso anche contro la cosiddetta «antipolitica». Cioè contro Beppe Grillo e Antonio Di Pietro.

Il copione non è nuovo. Da quando esiste il sistema maggioritario (prima uninominale, ora con il premio di maggioranza), la sinistra radicale ha vissuto il dilemma se allearsi con la sinistra moderata autoannullandosi, oppure presentarsi da sola con il rischio di essere assorbita dal «voto utile» o di fare involontariamente «il gioco della destra». Di volta in volta, il dilemma dell'alleanza con il Pds/Ds (infine Pd) scaricava la sua tensione contro l'alleato più moderato. Se il Pds/Ds si allea con quello, non può allearsi con noi. Infine ci si alleava lo stesso tutti insieme, Oppure si restava fuori. Nel 1994, l'alleato moderato era Alleanza Democratica di Ferdinando Adornato (che oggi ritroviamo nell'Udc). Nel 1996, era il Partito popolare. Nel 2006 l'Udeur di Clemente Mastella. Per le prossime elezioni, l'Udc.

Tuttavia, se si guarda ai provvedimenti più avversi alla sinistra radicale - le riforme delle pensioni, del mercato del lavoro, le privatizzazioni, le leggi sull'immigrazione, le missioni militari - si nota che il ruolo di questi partiti moderati non è mai stato molto rilevante. La vera controparte è sempre stata rappresentata dal Pds/Ds. I cattolici moderati, comunque già presenti nel Pd (Marco Follini, Beppe Fioroni) possono essere di ostacolo alla promozione di leggi sui diritti civili, come quella sul matrimonio tra gay o la necessaria riforma della legge 40 sulla fecondazione eterologa, ma non necessariamente: le più importanti leggi laiche (divorzio e aborto) sono state approvate con la Democrazia cristiana al governo, in posizione dominante.

Il Pci di Togliatti si alleò persino con Badoglio e lo fece per una buona ragione: portare l'Italia fuori dal fascismo e dalla guerra. Le buone ragioni del Pd nella sua strategia delle alleanze invece sono dubbie. L'alleanza con i cattolici moderati non piace, non è mai piaciuta a sinistra, perchè in realtà non piace il partito di D'Alema, Veltroni e Bersani. Fare del rapporto con l'Udc la cartina di tornasole è pretestuoso. E' il rapporto con il Pd che va messo direttamente sotto esame, per valutare se quel partito è ancora l'interlocutore obbligato o se è possibile guardare ad una nuova prospettiva.

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.