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Regolamentare la prostituzione?

Credo che la prostituzione sia argomento delicatissimo che tocca questioni diverse. Non credo sia un lavoro come un altro. Il sesso non è ginnastica, il corpo non è un oggetto come un altro. Il corpo non è altro dalla persona.

Comprendo il desiderio delle prostitute di chiamarsi sex worker o di regolarizzare la loro posizione. E' certo un modo per restituire dignità a persone che, fuori da ogni ipocrisia, sono considerate ai margini della società. Ma non basta questo per farne un lavoro come un altro o una mera compravendita come tante altre. A cominciare dal ruolo che la donna, liberamente o meno, accetta di rivestire. 

La condizione necessaria per la prostituzione è la negazione della sessualità femminile, fatta di desidero e piacere, come quella dell’uomo. sessualità femminile che, ancora una volta, è al servizio di quella dell’uomo. nella prostituzione la donna non vive la sua sessualità ma si fa oggetto di quella maschile. Questo determina i ruoli in un rapporto di dominio.

Lo descrive benissimo (un certo discorso): esiste una sessualità maschile e una femminile, determinata dal dna, che ci racconta di mandrilli scopaioli che vanno spurgati frequentemente. E se il mandrillo come le altre bestie finalizza lo spurgo alla continuazione della specie, l’uomo, bestia evoluta, spurga come se urinasse o defecasse, e poiché se aiutato la piacevolezza di questo bisogno fisiologico è maggiore, è disposto a pagare (alcuni meno evoluti, si fanno aiutare con la forza).

Gli identikit dei clienti parlano chiaro. la ricerca sul campo parla di 23-50enni, sposati spesso con figli in cerca non solo di sesso ma della remissività e la sottomissione. Questo è un dato che torna ripetutamente.

Questo è la prostituzione. E' prestarsi a questa cosa qui. E' ridursi a oggetto a uso e consumo del maschio in un rapporto di dominio. E, come dice (questo articolo), monetizzare la propria umiliazione non è esattamente essere più libere. Non c'è emancipazione nel monetizzare la propria umiliazione.

Altra questione è invece impedire per legge che sia scelta la propria umiliazione. Perchè non c'è percorso di emancipazione se non c'è libera scelta. E' per questo che sono contraria alla criminalizzazione delle prostitute. Se una donna liberamente sceglie di farlo e non è sfruttata e obbligata, credo che nessuno possa impedirglielo. Ma è qualcosa in cui lo stato mai, secondo me, può intervenire regolarizzando e trasformandosi in sfruttatore. Abbiamo visto di recente che esistono contratti che prevedono la volontaria riduzione in schiavitù. Se uno liberamente decide di fare questo di sè, nessuno glielo può impedire ma se la legge riconoscesse la validità di quel contratto, sarebbe un'abominio.

Per quanto riguarda la criminalizzazione del cliente, tra dubbi e perplessità, sono favorevole. anche se questo, di fatto, significa impedire a chi esercita liberamente, di farlo facilmente. Ma è l'unico modo per tentare di ridurre la domanda che viene soddisfatta proprio da chi è vittima di sfruttamento. E' quel tipo di cliente che verrà colpito. Cosa accade nell'abitazione, o luogo privato, di chi liberamente decide di prostituirsi rimane e deve rimanere solo un suo fatto privato. (Tk)


Vedi anche:
Legalizzare la prostituzione? /3
Legalizzare la prostituzione? /2
Legalizzare o non legalizzare - la situazione in Olanda (Siddharth Kira)
La prostituzione in Germania - La riforma del 2002 (Wikipedia)

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