Enrico Mentana, in apertura di Bersaglio mobile, ha suggerito a chi maramaldeggia sul M5S di non seguire la sua trasmissione. Ha poi stigmatizzato la rappresentazione di Nigel Farage come quella di un mostro, di un Hitler, per mettere in cattiva luce il M5S e il suo nuovo alleato europeo, uno che comunque ha vinto le elezioni nel suo paese. 

Tra i temi in discussione, c’è anche questo: quanto sia giusto indignarsi per l’incontro tra Beppe Grillo e il leader nazionalista britannico, e quanto una tale indignazione sia strumentale. Dipende da come si vede il M5S e da come si pensa lo vedano gli altri. Se una forza progressiva o regressiva. Ci è quasi indifferente l’incontro tra Matteo Salvini e Marine Le Pen. Troviamo normale che un partito xenofobo si incontri e si allei con un altro partito xenofobo. Siamo quasi tutti d’accordo sul fatto che la Lega sia un partito xenofobo. Nel 1995, il dibattito sulla Lega era più rumoroso. Quel partito faceva parte della maggioranza di centrosinistra a sostegno del governo Dini e Massimo D’Alema, il segretario del Pds, definiva il movimento di Umberto Bossi una costola della sinistra. Se quella tesi fosse ancora attuale e così autorevolmente sostenuta, l’incontro con il Front National verrebbe brandito come una palese smentita.

Oggi c’è chi vede il M5S allo stesso modo. Come una costola della sinistra. O persino come un movimento la cui collocazione naturale sarebbe a sinistra, almeno nella sinistra intesa come sistema di valori. Io stesso l'ho visto così per molto tempo: il partito delle lotte ambientaliste, contro la Tav, per i beni comuni, a difesa dei consumatori, dei precari. Alle politiche del 2013, sono stato indeciso al senato se votare SEL o M5S. Strada facendo, il M5S ha accentuato le sue ambiguità sul razzismo e sul sessismo. Ha accentuato la sua opposizione antipolitica e antisistema contro la cosiddetta casta, confondendo spesso l’opposizione al governo con l’opposizione al parlamento. Ha pensato di favorire le larghe intese, per speculare e crescere nella logica del tanto peggio tanto meglio. Si è concepito come impresa, azienda politica, che agisce in modo spregiudicato in funzione del consenso. Capace di occupare gli spazi di destra, se si chiudono quelli di sinistra. Il suo leader è un attore abile e predisposto a recitare il ruolo più conveniente.

L’incontro con l’Ukip, sarà in contraddizione con le origini del M5S, ma è coerente con la sua evoluzione. Dato il PD al 40%, Grillo pare scegliere di occupare il campo opposto, dove c’è più spazio per tornare ad espandersi: quello dell’antieuropeismo populista e nazionalista. Poteva provare a mantenere un profilo ibrido, confluendo nel gruppo dei verdi, in linea con le sue origini. Oppure, volendo preferire l’Ukip, avrebbe potuto presentarlo come un accordo esclusivamente tecnico, come fecero i radicali con il Front National nel 1999. Invece ha scelto la via di un accordo politico, con alcuni punti qualificanti, ed ha scelto di difendere sul blog l’immagine del suo interlocutore [1][2].

Sui social media sono state divulgate citazioni di Nigel Farage e di esponenti del suo partito, alcuni espulsi altri no, di chiaro segno razzista e sessista. Si è obiettato trattarsi di frasi estrapolate dal contesto, come se potessero esistere contesti tali da renderle accettabili. Tuttavia, è sufficiente consultare il sito del partito o la scheda inglese di Wikipedia dedicata ai nazionalisti britannici, per vedere quali sono i punti qualificanti del suo programma. Una sintesi in italiano del programma dell'Ukip è stata curata da Renato Brunetta nel novembre 2013, molto prima che l'identità di quel partito fosse motivo di polemica politica in Italia. 

L’Ukip nasce da una scissione a destra del partito conservatore. Nella precedente legislatura del PE faceva gruppo con la Lega Nord. Propone il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Riduzione drastica delle tasse e della spesa pubblica, abolizione dell’imposta di successione, una sola aliquota. Decentramento e riduzione del Servizio sanitario nazionale. Abrogazione della legge sui diritti umani, e ritiro della Gran Bretagna dalla Convenzione europea sui rifugiati e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, per permettere la deportazioni di sospetti criminali e terroristi. Pieno sostegno alla monarchia e al suo ruolo costituzionale. Riduzione dell’immigrazione in Gran Bretagna, blocco dei visti per cinque anni, preferenza per i rifiugiati cristiani. Favore per le unioni civili tra omosessuali, ma opposizione ai matrimoni gay, per rispettare la sensibilità delle fedi religiose, che si vederebbero costrette a celebrare unioni contrarie ai loro precetti. Scetticismo sul cambiamento climatico, contrarietà agli investimenti sulle energie rinnovabili. Isolazionista in politica estera, contrario alle missioni militari, favorevole comunque ad un aumento delle spese della difesa. Vuole il raddoppio della capienza delle carceri.

Da uno studio sui flussi elettori, pubblicato dal Financial Times, nel 2013, l'Ukip risulta votato al 57% da uomini, al 71% da over 50, al 77% da persone con un reddito inferiore alle 40 mila sterline (49 mila euro). Al 60% da conservatori, al 7% da laburisti, al 15 % da liberaldemocratici.

Il Guardian, giornale della sinistra britannica, ha indicato dieci buoni motivi per non votare Ukip. 1) L’Ukip si oppone a tutto ciò che riguarda il parlamento europeo, anche a provvedimenti vantaggiosi o di puro buon senso, a norme che aumentano la sicurezza stradale, riducono il potere delle lobby, aumentano la trasparenza e l’accesso al pubblico, combattono il riciclaggio di denaro sporco, tutelano i consumatori. 2) L’Ukip ha brutte amicizie in Europa, con cui forma il suo gruppo europarlamentare (2009-2014): la Lega Nord di Umberto Bossi e Mario Borghezio; i Veri Finlandesi; il Partito del popolo danese. 3) Sul piano interno attira tipi poco raccomandabili, che si qualificano per affermazioni razziste, islamofobe o soltanto offensive. 4) Tratta in modo benevolo i suoi esponenti che esprimono misoginia e razzismo, solo di recente con la crescita elettorale è ricorso a qualche provvedimento disciplinare; 5) Odia la UE, ma ne incassa i finanziamenti, gli stipendi e le indennità. 6) Gli eurodeputati dell’Ukip vogliono distruggere il PE dall’interno, ma sono famosi per le loro assenze. 7) L’Ukip è vulnerabile agli interessi particolari, per esempio quelli del businessman Paul Sykes, finanziatore della sua costosa campagna elettorale. 8) L’Ukip mente o parla con lingua biforcuta. 9) L’Ukip è troppo dipendente dal suo leader. 10) L'Ukip ha reso semplicistico e impossibile il dibattito sull’Europa e l’immigrazione.

Il M5S ha votato contro la legge che impedisce le dimissioni in bianco. Ciò nonostante, il M5S ha rivendicato di essere dalla parte delle lavoratrici più di chiunque altro.

Il DDL contro le dimissioni in bianco a firma di Titti Di Salvo (SEL), ripristina di fatto la Legge Damiano, poi cancellata dal governo Berlusconi (comma 10, art. 39, legge 133/2008)

La lettera di dimissioni volontarie, volta a dichiarare l'intenzione di recedere dal contratto di lavoro, è presentata dalla lavoratrice, dal lavoratore, nonché dal prestatore d'opera e dalla prestatrice d'opera, pena la sua nullità, su appositi moduli predisposti e resi disponibili gratuitamente, oltre che con le modalità di cui al comma 5, dalle direzioni provinciali del lavoro e dagli uffici comunali, nonché dai centri per l'impiego.

Per Beppe Grillo, in tal modo il governo ha approvato una legge contro le donne. Perchè: «Fin dal 2001 esiste l’ottimo istituto della convalida: quando una lavoratrice dà le dimissioni, deve poi confermarle presso i Centri per l’Impiego o le Direzioni territoriali del Lavoro, in modo da certificare ufficialmente che non sia stata costretta (...) Su pressioni della lobby di Confindustria, vista nei corridoi della Camera a ronzare intorno ai deputati della maggioranza, infatti, ecco che a Montecitorio passa una legge che neutralizza la convalida».

E’ incomprensibile il motivo per cui i 5 stelle ritengano che andare alla direzione provinciale del lavoro a convalidare le dimissioni in bianco firmate all’atto dell’assunzione sia una tutela più efficace della sola possibilità di andare alla direzione provinciale del lavoro a firmare un modulo di dimissioni datato e valido solo per quindici giorni.

Davide De Luca sul Post e su Libero sostiene la tesi del M5S. La nuova soluzione proposta dal DDL Di Salvo tutela meno i lavoratori dalle cosiddette “dimissioni estorte”. Immaginiamo che il datore di lavoratore riesca ad obbligare un dipendente particolarmente debole a firmare il modulino valido per 15 giorni. A quel punto non c’è più niente da fare per il dipendente, che sarà costretto ad abbandonare il posto di lavoro. Con il sistema attuale, invece, è sempre possibile per il lavoratore recarsi alla Direzione territoriale del lavoro e dichiarare che le sue dimissioni sono state estorte

Ma così dicendo non si considera che è molto più facile estorcere dimissioni in azienda all'atto dell'assunzione che non alla direzione del lavoro, e che, con il medesimo ragionamento, è possibile anche estorcere la convalida. Infatti, l’istituto della convalida non ha impedito il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici. De Luca sparge generico scetticismo sui dati della Cgil, ma ignora quelli dell’Istat: (...) a fronte della stabilità tra le diverse generazioni della quota di madri che interrompono il lavoro per la nascita di un figlio, tra quelle più giovani generazioni aumentano le interruzioni più o meno imposte dal datore di lavoro. In questo contesto, le ‘dimissioni in bianco’ quasi si sovrappongono al totale delle dimissioni.

Così il voto contrario di Grillo non si capisce. Se non per il fatto di essere un voto contro il governo e forse a favore delle piccole e medie imprese, specie del nord-est, tra cui il M5S raccoglie un consenso molto ampio.


Riferimenti:

http://www.huffingtonpost.it/2014/03/24/lista-tsipras-spinelli-possibile-iniziare-rapporto_n_5022402.html?utm_hp_ref=italy
Barbara Spinelli, candidata e garante della Lista Tsipras, ha dichiarato all'Huffington Post: «La vittoria di Le Pen è una brutta notizia, ma non è una sorpresa: è noto che l'estrema destra populista sta avanzando. Il Fronte Nazionale vuole meno Europa, noi invece vogliamo più Europa, per questo non abbiamo nulla a che vedere con Le Pen. Abbiamo linee totalmente opposte. Possiamo invece iniziare un rapporto con Grillo in Europa come peraltro lui ha lasciato intendere negli ultimi giorni. Il Movimento 5 Stelle potrebbe rivelarsi molto meno antieuropeista di quello che sembri». Di fatto è la proposta di una alleanza o di un rapporto preferenziale. Una proposta che non condivido, perchè azzardata e generica. 

La previsione per cui il M5S potrebbe rivelarsi meno antieuropeista di quello che sembra si basa solo sul rifiuto dell'alleanza con il Front National di Marine le Pen. A cui peraltro Grillo dedica parole più gentili e civili di quelle che solitamente rivolge (o fa rivolgere) alle sue avversarie politiche italiane: «Marine Le Pen è una bella signora di grande successo. Nessuno la odia. Ha però un'appartenza politica diversa dal M5S e per questo non sono possibili accordi. Rien d'autre. Adieu». Ma finora Grillo ha rifiutato alleanze con chiunque e ha voluto distinguersi e contrapporsi a qualsiasi altra forza politica, facendo del suo isolamento, del suo essere solo contro tutti, un dato identitario. E tuttavia, a Marine Le Pen non si contrappone, dichiara solo di voler evitare accordi con lei. Senza però escludere alleanze su singoli temi con la destra e i populisti.

La speranza che il M5S si riveli in futuro meno antieuropeista di quello che sembra significa che nel presente lo sembra ancora abbastanza. Il primo punto del suo programma è il referendum sulla permanenza dell'euro. Nel programma vi sono anche richieste condivisibili come l'abolizione del fiscal compact, l'emissione di eurobond. Però, se la UE rifiuterà queste richieste è obbligatorio uscire dall'euro, non c'è scelta, il M5S farà un referendum per ritornare alla lira. E' evidente come su singoli punti ci possa essere confronto, intesa e collaborazione tanto con il M5S quanto con il Partito socialista europeo, ma ha poco senso sbilanciarsi in una dichiarazione di preferenza nei confronti di un movimento la cui impostazione politica generale è ambigua o persino contraria a quella della Lista Tsipras, per la quale la lotta per una Europa diversa non può avere subordinate nazionaliste. O peggio, tardo secessioniste. Solo pochi giorni fa, l'ipotesi grillina di dividere domani l'Italia - se ci apparisse per quello che è diventata, un'arlecchinata di popoli, di lingue, di tradizioni che non ha più alcuna ragione di stare insieme - ha ben predisposto alla collaborazione anche Matteo Salvini, il nuovo segretario della Lega Nord.

Poco importa che le sparate del comico siano strumentali e vogliano solo approfittare della crisi della destra. Se l'unità nazionale può essere buttata nel frullatore della contesa politica solo strumentalmente vuol dire che non è importante. Come non sono importanti il sessismo, il razzismo, il fascismo. Dall'uso delle invettive sessiste per punire virtualmente le avversarie, alla contrarietà alla concessione della cittadinanza, alla criminalizzazione dei migranti (i Kabobo d'Italia) e dei rom, alle aperture a Casapound. L'intesa su alcuni temi di politica economica e finanziaria, per quanto importante, non può mettere in secondo piano l'incompatibilità con l'uso e l'abuso di istinti e umori misogini e xenofobi, con la sistematica violenza verbale rivolta contro persone e istituzioni, anche se si tratta di condotte che riscuotono consenso nell'opinione pubblica. La civiltà non può dipendere dai sondaggi.

Dai sondaggi possono dipendere valutazioni di opportunità. E c'è da dubitare che l'apertura di una piccola forza politica, in lotta per superare la soglia di sbarramento, nei confronti di un movimento saldamente sopra il 20% possa far guardagnare punti alla prima, specie se, come probabile, non è ricambiata. Il messaggio che dice di voler collaborare con Grillo confermerà i grillini nelle loro posizioni. Invece potrà orientare alcuni potenziali simpatizzanti di Tsipras a votare direttamente per il M5S come voto utile oppure a preferire il PD come male minore.

Il maschilismo possiede due definizioni di donna: la puttana e la madonna. La televisione è più ipocrita del web. Marco Travaglio non può offendere la presidente della Camera come fa il suo amico Grillo mediante i propri fans. Così si limita a ironizzare sul suo essere santa, santuzza, santarella, con l’aureola, il piedistallo e i ceri.

Ho visto solo ieri la puntata di Servizio Pubblico titolata La ghigliottina. Giusto per vedere cosa è stato detto e come. Una trasmissione senza sorprese. Numerosa ma poco incisiva la presenza femminile: Concita De Gregorio, Irene Tinagli e Giuditta Pini. Un elemento surreale della trasmissione era il rappresentante del popolo in studio. Quello che denunciava che la gente non arriva alla fine del mese e muore di fame: il milionario Flavio Briatore. 

La questione della violenza simbolica sessista animata dal blog e dalla fanpage di Grillo contro Laura Boldrini è stata di volta in volta trattata come 1) schifo, nel senso di maleducazione, volgarità, vigliaccheria degli anonimi, 2) divertimento, nel senso che le parole pornografiche suscitano immancabilmente risate e sghignazzi soprattutto maschili, uno dei motivi per cui le risposte ironiche non disinnescano un fico secco; e 3) diversivo, nel senso che a dire di Michele Santoro e Marco Travaglio, si parla di queste cose per non parlare dei regali alle banche. Come se il diversivo fosse stato introdotto da chissà chi. Il fatto che Laura Boldrini sia oggetto di una aggressione in quando donna, come Cecile Kyenge lo è stata in quanto nera, non è mai stato messo a fuoco, se non una volta, timidamente dalla ex direttrice dell'Unità.

La trasmissione poteva dire una parola chiara contro la violenza sulle donne, ancorché violenza virtuale. E poi dedicare tre ore di approfondimento alla riforma bancaria e alla liceità della ghigliottina. Avrebbe così evitato l’ambiguità/complicità sul sessismo e avrebbe parlato molto bene di quell'altro che tanto stava a cuore, al conduttore e al suo primo editorialista. Invece ha scelto di essere superficiale su tutto per un tempo spropositato. Irene Tinagli ha detto che la ricapitalizzazione di Bankitalia è soltanto una operazione contabile, non un vero trasferimento di denaro pubblico e tra tutti quelli che desideravano finalmente parlare dei regali alle banche, nessuno si è soffermato a confutarla. Fino all'intervista conclusiva di Marine Le Pen, deputata a scagionare Grillo dall'accusa di fascismo. Con l'effetto complessivo di minimizzare e banalizzare, quindi normalizzare e legittimare la violenza. Se i violenti del blog e della fanpage di Grillo sono i potenziali stupratori, i benevoli e ironici conduttori e commentatori di Servizio Pubblico sono i potenziali indifferenti.

http://www.theguardian.com/politics/2014/feb/09/laura-boldrini-italian-politician-rape-threats
Ancora oggi, la fanpage di Servizio Pubblico ripropone il video amatoriale sulla Boldrini in macchina per, solo in relazione al video, attribuire alla presidente il giudizio di «sessista» e «violento». Seguono una serie di commenti che dicono che no, il video non è tale, è solo uno scherzo. Il modo provocatorio con cui il video è stato usato, la domanda allusiva dello stesso Grillo, la sequenza di insulti, offese e minacce che ne sono prevedibilmente seguite (l'ennesima volta in tanti mesi), tutto offuscato, in un deprimente esercizio di rimozione e negazione collettiva.

Intervenuta a Che tempo che fa, Laura Boldrini ha pronunciato due affermazioni relative al M5S, che hanno suscitato molta discussione. Quella sui potenziali stupratori e quella sugli eversori.

La prima questione è più semplice. Per giustificare una reazione censoria, i sostenitori grillini hanno tradotto la frase come fosse riferita indiscriminatamente ai frequentatori del blog di Beppe Grillo. In realtà, la frase sembrano quasi dei potenziali stupratori è riferita agli autori dei post violenti e sessisti, sollecitati dallo stesso Grillo con la domanda su cosa fareste se vi trovaste la Boldrini in macchina. Per accreditare questa versione è stato anche falsificato lo screenshot di un tweet della presidente della camera, per poi dire che il tweet era stato da lei cancellato.

Naturalmente, non è possibile stabilire se le persone che hanno scritto quei post siano realmente pericolose. Possiamo fare solo speculazioni e ipotizzare che molti siano solo degli squallidi fanfaroni e solo qualcuno pericoloso. Che alcuni siano innocui da soli e pericolosi in gruppo. Stupisce che si tratti di persone che si presentano con la propria foto, con il proprio nome e cognome, senza curarsi del rischio di conseguenze penali. E' probabile che sia proprio la dimensione del gruppo, del branco, e la sollecitazione dall'alto a rendere plausibile nella mente di ciascuno il poter proferire insulti e offese a sfondo sessuale fino all'augurio o all'incitamento dello stupro.

Quello che si è svolto nella fanpage e nel blog di Grillo ai danni della presidente della camera è di fatto uno stupro di gruppo virtuale, simbolico, il cui danno maggiore è costituito dalla normalizzazione dello stupro come pratica punitiva da infliggere all'avversario quando è una donna. Una pubblica e collettiva manifestazione di cultura dello stupro. A cui finiscono per concorre anche tutti coloro che eludono la matrice sessista di questa violenza verbale, parlando genericamente di volgarità; che la intendono come pura rabbia, disagio, malcontento popolare rivolto contro il potere (ormai anche nelle cronache ci viene proposta la crisi come chiave di lettura dei femminicidi). La cultura dello stupro trova sempre la sua giustificazione in una proprietà della vittima. Oppure in tutti coloro che, dopo aver speso qualche formale parola di circostanza per biasimare i post violenti, si concentrano e si impegnano soprattutto per censurare la reazione della presidente della camera: non è tanto grave esprimersi come un potenziale stupratore, è grave dire che quelle espressioni sono da potenziale stupratore. Motivo per cui quelle modalità di espressione violente e sessiste sono avvolte da sufficiente indifferenza, comprensione, giustificazione, per continuare a ripetersi, come sempre si riproduce la violenza sulle donne. Della medesima violenza da parte di gente dello stesso tipo sono vittime giornaliste, comuni blogger, qualsiasi donna si esponga nel dibattito pubblico

Stupefacente, la replica di Claudio Messora, responsabile comunicazione del movimento, il quale traducendo in modo generalizzato quanto detto da Laura Boldrini, le ha comunicato via tweet di stare tranquilla, perché se anche i 5 stelle fossero dei potenziali stupratori, lei non correrebbe nessun rischio. A differenza di Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo. Come se lo stupro fosse un premio da dedicare alle donne appetibili dal punto di vista dello stupratore, come se lo stupro fosse una prova di passionale e irrefrenabile desiderio mosso dalla donna attraente, come se vi fossero donne stuprabili le quali dovrebbero pure sentirsi lusingate di esserlo. Un messaggio davvero tranquillizzante. Poi Claudio Messora si è scusato per i toni da bar sport e per la sua scarsa eleganza. Ma qui non c'entrano i toni e l'eleganza. O gli errori di cui parla Scanzi, che il M5S non potrebbe mai permettersi di commettere: le pagliuzze. Queste sono impronte digitali di una forma mentale. Di una visione del mondo e del rapporto tra gli uomini e le donne. Già messa nero su bianco sul blog di Grillo alcuni anni nel post «Il nuovo femminismo». Strada facendo i 5 stelle stanno assumendo la cifra del maschilismo come la Lega ha assunto la cifra della xenofobia. La litania grillina secondo cui non si può criticare Laura Boldrini perché è una donna e subito ti accusano di sessismo è uguale alla litania leghista secondo cui non si può criticare Cecile Kyenge perché è nera e subito ti accusano di razzismo.

Pur riferendosi solo agli autori dei post violenti e sessisti e non a tutti i seguaci del blog di Grillo, aggiungo io che esiste un problema anche per tutti gli altri, poiché nessuno di essi, in mezzo a quelle esibizioni di dominio sessuale simbolico volto ad umiliare ed offendere, sembra abbia mai voluto o potuto fare da anticorpo. I violenti su quelle pagine, sul quel blog passano assolutamente indisturbati. E c'è da ricordare che topic come quello della Boldrini in macchina, non sono un fatto isolato ed episodico, ma quasi una prassi. Che questa volta ha avuto rilievo, perchè Repubblica ha deciso di darglielo.

E' stato fatto notare che in tutta questa vicenda, l'unica donna picchiata è stata la deputata 5 stelle Loredana Lupo, schiaffeggiata dal questore deputato di Scelta Civica Stefano Dambruoso. Non faccio differenze e graduatorie tra questa e quella violenza sulle donne. Sono allo stesso modo solidale con Laura Boldrini, con le deputate del PD, come in passato con le donne di Forza Italia, e allo stesso modo oggi con Loredana Lupo. Penso anche lei abbia il diritto dovere di denunciare ed esigere giustizia e che il questore che l'ha aggredita sia intanto dimesso dal suo incarico. Peraltro, l'ufficio di presidenza della camera, nella sua relazione, ha già stabilito che il comportamento di Dambruoso nella seduta del 29 gennaio scorso in Aula "è risultato estraneo alle funzioni da questi ricoperte" nella qualità di questore.

L'altra affermazione di Laura Boldrini che ha fatto scandalo è quella con cui ha definito l'assalto ai banchi del governo e della presidenza e poi l'occupazione delle commissioni parlamentari da parte del gruppo dei 5 stelle, un comportamento eversivo. Si è obiettato che anche in anni passati il parlamento è stato teatro di episodi violenti. Vero. Ma si è trattato di episodi circostanziati, in genere messi in atto da piccoli gruppi, come il partito radicale. Inimmaginabile il PCI che assale il governo, occupa e paralizza le commissioni, aggredisce verbalmente le deputate, costringere la presidente della camera a blindare i suoi uffici. E questo oggi avviene nel quadro di una opposizione che non distingue il governo dalle istituzioni, che insulta in modo becero il presidente della repubblica e la presidente della camera, che mette alla gogna i giornalisti che criticano il movimento, che usa blog e fanpage condivisi da centinaia di migliaia di persone per inscenare linciaggi virtuali e stupri simbolici.

Ciò detto, l'aggettivo eversivo attribuito a questo o quel comportamento del M5S è discutibile, quanto meno impreciso, perchè parlare di eversione evoca l'esistenza di un disegno eversivo. Molto improbabile che il M5S persegua un disegno di questo tipo. Ammesso che persegua un disegno di qualsiasi tipo. Più persuasiva la valutazione di Corrado Augias, in onore del quale è stato inscenato un rogo virtuale di libri, secondo cui i 5 stelle esprimono un fascismo inconsapevole. Pensano di fare una cosa bella, nuova, pulita pura, e non si rendono conto che attaccare quelle cosa da piazza in parlamento significa mimare ciò che avvenne negli anni '20 in Italia e negli anni '30 in Germania con esiti che conosciamo. In questo dico inconsapevole: per età, inesperienza e, azzardo, scarse letture non si rendono conto di quello che stanno facendo. Augias aggiunge però che i fascisti inconsapevoli possono essere più pericolosi dei fascisti dichiarati, quali sono Storace o La Russa.

I più recenti sondaggi dimostrerebbero che il M5S ha tratto vantaggio dagli insulti. Alessandro Giglioli sembra ricavarne la conseguenza che lo sdegno unanime verso parolacce o malaparate dei grillini produce solo un effetto boomerang, perché «chi ha seminato per decenni ineguaglianza e darwinismo sociale non può che raccogliere rancore; chi è stato selvaggiamente espulso e vittimizzato, tenuto fuori dei cancelli delle ville dove scorre il punch, non può essere anche cortese ed educato come un Lord inglese. Ragionamenti che rimuovono la matrice sessista e razzista di queste «parolacce» derubricati a volgarità e maleducazione. La civiltà non è questione di sondaggi. Il razzismo e il sessismo sono mezzi per attrarre consensi, per parlare alle pance, per offrire capri espiatori, per proporsi come catalizzatori, ma il loro uso è molto difficilmente calibrabile. Sono piani inclinati. Che portano sempre più giù. Un errore casomai è stato non porre un argine prima. E prima o dopo si arriva al punto in cui non si può più fare finta di niente. Per l'antisemitismo lo abbiamo giustamente chiaro e non c'è crisi che tenga. In ogni caso, parliamo di congetture, non sappiamo quali sarebbero stati gli orientamenti senza lo sdegno, e se la polarizzazione in fondo non abbia avvantaggiato entrambi. Quello che mi sembra si possa dire è che l'ordine di grandezza del M5S, dopo un anno, non è mutato, continua a rappresentare da un quinto ad un quarto dell'elettorato. L'idea che propagandavano il suo leader e molti suoi adepti, secondo cui le larghe intese avrebbero portato il movimento oltre il 40 o addirittura oltre la maggioranza assoluta, non si sta avverando.

E' probabile che la coppia Grillo-Casaleggio non ci abbia mai creduto davvero, che si renda conto che la dimensione massima del M5S è questa, punto in più punto in meno, e che non sia nei loro progetti né odierni né futuri quello di investirla in una strategia delle alleanze finalizzata al governo. A volte si direbbe - ricordando una inchiesta di Milena Gabanelli - che la loro strategia sia soprattutto commerciale, come se entrambi non avessero in fondo mai smesso di fare il loro mestiere, il comico ed il manager, ma solo adottato la politica come circo più grande, per fare molti più soldi. Come se il presidente della repubblica, la presidente della camera, il governo, le istituzioni, fossero solo pretesti per organizzare come già vent'anni fa quelle stesse piazze insultanti ricordate da una vecchia cartolina di Andrea Barbato in più grandi arene virtuali di sfogo collettivo, che generino sempre più traffico, e rendano moltissimo in pubblicità.

Riferimenti:
Violenza a 5 stelle (Luisa Betti 3.02.2014)
Auguri di stupro, i perché dell'immondizia pentastellata (Lorenza Valentini 3.02.2013)
Armi di distrazione di massa (Maria Rossi 3.02.2014)
Non è normale, nè inevitabile (Maria G. Di Rienzo 4.03.2014)
Cosa ha detto Laura Boldrini e come invece l'hanno tradotto (Mazzetta 3.02.2014)

Israele è accusato di essere come i nazisti. Una accusa che evoca la shoah e dice nel sottotesto che le vittime sono come i carnefici. Una accusa provocatoria e offensiva. Che relativizza tutto. Infatti piace molto agli antisemiti. Ma lo stato ebraico nega l’autodeterminazione palestinese, assedia Gaza, occupa la Cigiordania. Allora cosa è più grave, l’antisemitismo o l’oppressione dei palestinesi? La risposta la fornisce lo stesso fondatore dello Stato d’Israele. Nel 1930, gli inglesi, che hanno il mandato sulla Palestina, stilano un rapporto sulla regione, con allegato un libro bianco che dispone la riduzione dell’immigrazione ebraica, per contenere il conflitto con la popolazione araba autoctona. Nel 1939, la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania nazista. Per la sopravvivenza del popolo ebraico, cosa è più grave? L’impedimento inglese all’immigrazione ebraica in Palestina o la persecuzione tedesca degli ebrei in Europa? A Tel Aviv, David Ben Gurion dichiarò: “il nostro compito, ora, è quello di aiutare gli inglesi come se non esistesse il Libro bianco, e di opporci al Libro bianco come se non esistesse la guerra”. Si può non condividere la sua causa, ma il criterio con cui l’ha risolta è una regola di vita. Una regola contro ogni falso dilemma.

Sulle meno tragiche attuali vicende italiane, ci viene proposto un dilemma simile. E’ più grave la politica economica del governo o la subcultura misogina, xenofoba e fascistoide dell’opposizione? Ce lo propone Andrea Scanzi, mettendo a confronto M5S e PD. Il blogger/giornalista del Fatto rimprovera l’informazione di considerare più grave il sessismo contro Laura Boldrini e le deputate del PD piuttosto che il regalo di miliardi di soldi pubblici alla banche private. Più altre coppie di esempi. Scanzi ha ragione. Ma lui commette lo stesso errore al contrario. Quel che si può imputare al suo partito è una pagliuzza (ancorché indifendibile), quel che si può imputare al suo partito avversario è un’architrave. Un po' in conflitto di interessi, perchè quelle cose che reputa pagliuzze le produce lui stesso con i suoi articoli. La sua indulgenza nei confronti dei 5 stelle è auto indulgenza.

Sulla sua fan page molto seguita, il giornalista del Fatto lamenta di essere accusato di sessismo dalle veterofemministe (espressione frequente nel gergo maschilista) sol perchè critica Laura Boldrini di essere una politica disastrosa, per aver ghigliottinato il dibattito parlamentare sul decreto IMU-Bankitaglia. Nella sua critica politica, Scanzi inserisce vari riferimenti alla voce/vocetta della presidente, al suo carattere sussiegoso e respingente, e al fatto di essere una veterofemminista. Tutti argomenti pertinenti con la tagliola, quanto Bankitalia è pertinente con l’IMU. Dal decreto omnibus al dissenso omnibus. Non che lo Scanzi abbia torto: si può criticare una donna senza perciò essere sessisti. Solo che a lui non riesce. D’altra parte, sarebbe conveniente?

Nel giorno in cui le deputate del PD venivano omaggiate per le loro presunte ed esclusive abilità sessuali da un oppositore del governo amico delle banche, un collega di Fatto dello Scanzi, il Mario De Maglie denunciava una cosa veramente grave: la moda dell’antisessismo: L’accusa sembrerebbe finalizzata esclusivamente a portare acqua al proprio mulino denigrando l’avversario a colpo sicuro, sembrerebbe esserci quasi del piacere che l’altro abbia attuato quel tipo di comportamento o atteggiamento perché si è reso attaccabile senza che si debba dover faticare più di tanto a trovare altri argomenti. “Hai usato la parola sessista o il comportamento aggressivo? Ti ringrazio, mi rendi tutto più facile, ora ti faccio vedere io”. E’ un po’ quel che sembra avvenire nella testa di coloro che puntano spesso il dito. Si può capire il disappunto. Uno fatica e suda, ricercando argomento su argomento per elaborare un'offesa sessista e zac! arriva un altro oziosamente a prenderlo in castagna. Il De Maglie deve aver subito qualcosa del genere quando provò a difendere la critica politica di Battiato, secondo cui il parlamento è pieno di troie. Una critica ancora a più ampio raggio del ragionamento generale proposto dell’onorevole De Rosa. 

Si adombra il sospetto che tutto questo antisessismo sia strumentale al fine di denigrare il M5S. Che in effetti, c’è l’ha con Laura Boldrini non solo perchè è una donna, ma anche per altre ragioni. Ad esempio, è favorevole agli immigrati. La presidente della camera, sulla fan page di Grillo riceve insulti sessisti, dai più irridenti ai più violenti, praticamente tutti i giorni, anche più volte al giorno. Se Repubblica se n’è accorta solo oggi, avrà il suo tornaconto. E’ pur sempre il giornale che, qualche volta, mostra come sfondo del suo sito online pubblicità di donne seminude. E la sua base di lettori non lesina insulti sessisti alle donne berlusconiane. Nel 2008 (i lettori) avrànno fatto il tifo per Sabina Guzzanti contro Mara Carfagna. Possiamo immaginare cosa pensa un comune lettore di Repubblica di Daniela Santanché, senza che il suo quotidiano lo educhi troppo a pensarla diversamente. Repubblica è arrivata persino a pubblicare una inchiesta che millantava lo stupro come prima fantasia erotica femminile. A leggerla sembrava di stare su Abbatto i muri.

Almeno in parte, tutta questa diffidenza può avere un fondamento. Tuttavia, l’eventuale strumentalità di una contestazione non dimostra che la contestazione sia ingiusta. C’è chi dice che l’opposizione grillina al decreto IMU-Bankitalia sia stata strumentale, motivata dall’ostilità alla nuova legge elettorale, che indurrebbe il M5S a paralizzare il parlamento. Insinuazione fondata o infondata, l’opposizione al decreto rimane giusta.

Il M5S e i loro sostenitori, invece di fare la graduatoria delle schifezze, dovrebbero spiegarci una cosa. Se hanno delle buone ragioni sulle quali ottenere il nostro consenso, perchè vogliono rifilarci anche la loro robaccia? Se è motivo di divisione, la tolgano di mezzo. Se sono solo pagliuzze, sono così tante da poter mettere su una industria di balle di paglia. Così funzionano i razzismi e i sessismi: producono a getto continuo tante piccole tossine, per poi disperderle nell'aria Quelle architravi che si chiamano femminicidi e stupri sono possibili anche grazie alla produzione continua di pagliuzze misogine, da quelle soft a quelle hard, da quelle benevole a quelle ostili. I 5 stelle ripuliscano i loro articoli, le loro pagine, perchè no?

Il decreto omnibus è concepito in questo modo. Ti propongono una cosa buona (o di facile consenso) per rifilarti cose cattive, che tu incassi con distrazione. Bene fa il M5S a chiedere lo stralcio. E a rifiutare tutto se lo stralcio non viene concesso. Un buon metodo. Da imitare. Lo imito subito e chiedo al M5S di stralciare dalla sua politica di opposizione, il sessismo, il razzismo, l’indifferenza al fascismo. Se il paccchetto rimane omnibus, proprio come farebbe il M5S, lo rifiuto tutto intero.

Da molti anni ormai non sono e non mi sento più un uomo di partito, non mi interessa scegliere tra M5S e PD. Valuto caso per caso, senza inutili graduatorie e falsi dilemmi, sperando si formi una proposta nuova per un progetto migliore, nel segno del terzo articolo della Costituzione. Intanto, avverso la politica del governo come se non esistesse la subcultura dell’opposizione e avverso la subcultura dell’opposizione come se non esistesse la politica del governo.

Se l’antisessismo può essere strumentale, può esserlo anche il sessismo. Ciascuno adopera gli strumenti più prossimi ai codici del suo mondo. Il tipo di solletico più efficace per le sue pance di riferimento. Certo, si può ritenere che sia sbagliato interrompere un dibattito parlamentare (o un ostruzionismo) e porre in votazione un decreto d’autorità. Si può ritenere sia antidemocratico. Ma l’argomento democratico quanto consenso raccoglie, quanti like, quanti commenti, quanta attenzione? Non è più efficace suggerire l’idea che la presidente della camera sia una prostituta? Non pesca e mobilita molto di più? D’altra parte le donne, specie quelle di potere, sono più odiate delle banche e “troia” è più comprensibile della critica ad una riforma bancaria. Grillo e i grillini non possono ora nascondersi dietro le pance. Le sequenze di insulti le sollecitano loro stessi con i propri incipit. Ricevendo tutti i giorni commenti di questo tenore, cosa significa voler chiedere a quei commentatori cosa succederebbe se si ritrovassero la Boldrini in macchina? Che risposta si voleva o si pensava di ottenere? Quale luna si voleva indicare?

Laura Boldrini potrebbe fare come le sette deputate del PD che hanno denunciato il deputato pentastellato per aver rivolto loro insulti sessisti. Lei riceve insulti analoghi, peggiori, feroci, fino agli incitamenti allo stupro e alle minacce di morte, da mesi su una pagina condivisa da 1,4 milioni di persone e intestata al leader politico del M5S. Insulti spesso sollecitati dagli incipit dello stesso Grillo..Lei ha il diritto e forse anche il dovere di denunciare. Non solo per se stessa, ma per tutte le donne che rappresenta..Perchè in quanto donna viene insultata. In Italia, le donne non denunciano le violenze, a volte non le riconoscono nemmeno come tali. Il suo incassare con garbato silenzio tutto questo odio misogino, quale messaggio comunica loro? Le donne, specie le donne che rivestono cariche pubbliche, hanno il diritto e il dovere di non abbozzare più, di non subire più l'insolenza e la violenza maschile. Per tutte le donne.

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