La sostanza del nuovo articolo 18 voluto dal governo Monti-Fornero consiste nel fatto che i padroni potranno licenziare chi vogliono per "motivi economici". Mal che gli vada, pagheranno una multa. E' la monetizzazione del lavoro. Sarà esteso a tutti, ma non tutelerà più nessuno. Con l'articolo vigente, un licenziamento ingiustificato per motivi disciplinari o per motivi economici, comporta il reintegro. In alternativa il lavoratore può scegliere l'indennizzo e spuntare un buon indennizzo anche grazie alla possibilità del reintegro. Con il nuovo articolo 18, in caso di licenziamento ingiustificato per motivi disciplinari, il giudice potrà scegliere tra indennizzo e reintegro. Nel caso di licenziamento ingiustificato per motivi economici, il giudice dovrà obbligatoriamente decidere l'indennizzo, tra la quindicesima e la ventisettesima mensilità. Qualunque lavoratore l'azienda voglia espellere, perchè comunista, delegato Fiom, omosessuale, ebreo, madre incinta, etc. gli sarà sufficiente giustificare il licenziamento con "motivi economici" e se gli va male, pagare l'indennizzo. Il reintegro varrà ancora per il licenziamento discriminatorio, ma toccherà al lavoratore licenziato dimostrare che sia così e gli sarà molto difficile, poichè gli occorrerà la testimonianza dei colleghi, potenziali candidati al licenziamento per «motivi economici». Una tale disciplina dei licenziamenti, associata all'aumento dell'età pensionabile, è un dispositivo micidiale per i lavoratori ultracinquantenni.


Riferimenti:

Michele Serra scrive che Twitter gli fa schifo, perchè con il limite dei suoi 140 caratteri induce a pensare in modo semplificato e binario. Il dialogo e il pensiero complesso, la capacità di scrivere, si possono imparare solo altrove. Il medium è il messaggio. A questo suo scritto, segue un coro di critiche, la cui sostanza (per semplificare) è: il medium non è il messaggio, dipende da chi lo usa e come lo usa.

In effetti, 140 caratteri possono incoraggiare ad esprimersi in modo spiccio e lapidario. Tuttavia, permettono di esprimersi anche a chi ha solo pensieri spicci e lapidari e non saprebbe cosa farsene di un bel foglio protocollo. Cominciare ad esprimere pensierini e pensieracci in brevi battute è comunque un primo passo nel mondo della scrittura e della riflessione. Chissà che poi non venga voglia di farne un altro. Comunicare non è sufficiente per ragionare, ma ragioniamo in conseguenza o in funzione di uno scambio comunicativo. Affermare di esistere, distinguere solo il bianco dal nero, reagire con riflessi condizionati, ottenere ragione con l'ultima parola, sono impulsi e modi primitivi, rispetto a cui si può maturare, ma è da lì che si comincia, ed è un bene che tutti abbiano la possibilità di cominciare. 140 caratteri possono anche insegnare a mettere a fuoco la sostanza dei propri pensieri, ad essere sintetici, a comporre aforismi, slogan e titoli efficaci. A valorizzare l'ipertesto. Pure con Twitter si possono esprimere e divulgare pensieri complessi. Basta scriverli su un blog, un forum, una qualsiasi pagina web e linkarli, magari con il link preceduto da un bel titolo, composto dalle parole chiave che permettono di identificare l'argomento. Quale che sia la qualità di questo post, se lo "twitto" mi avanzano ancora 90 caratteri. Twitter funziona anche come motore di ricerca ed è molto utile per trovare le notizie più recenti, immediate. Se Twitter è un medium parziale, è un medium che si integra con altri medium.

Nel replicare alle critiche, Michele Serra ribadisce che Twitter è un medium che conta in sé, nel quale i suoi utenti si identificano, in modo persino più snob e corporativo dei giornalisti. Infatti, l'amaca in cui contesta il linguaggio urlato e sensazionalista dei giornali è accolta dall'approvazione generale, l'amaca in cui contesta il linguaggio semplificato e contrapposto di Twitter riceve solo critiche e proteste. 

Credo che la differente reazione sia dovuta ad un altro aspetto. Noi, persone di mezza età e oltre, siamo tutti cresciuti con i giornali, la radio, la televisione e li diamo per scontati. Il fatto di criticarli anche duramente non ne mette in dubbio l'esistenza. Invece, Twitter, Facebook, Internet con tutte le sue forme di comunicazione, li abbiamo scoperti da poco, stiamo imparando ad usarli e il fatto di vederceli criticare da chi non li usa, da chi è autorevole esponente dei media tradizionali, ci porta a recepire la critica come fosse una delegittimazione, una indicazione a non usare questi mezzi, un pronunciamento per la loro messa al bando. Questi nuovi medium non sono ancora dati per scontati e la censura su Internet e di Internet da parte di regimi e governi è una spada di damocle sospesa in modo permanente sulla testa di milioni di utenti. Lo stesso Michele Serra conclude diversamente le sue due critiche. Dopo aver detto male del sensazionalismo dei giornali, continua a scrivere sul suo giornale. Dopo aver detto male di Twitter, dichiara "Twitter mi fa schifo, per fortuna io non twitto".


Riferimenti:
Michele Serra risponde alla critiche su Twitter

Esiste una vecchia pagina di Paolo Attivissimo dedicata alla morte di Rachel Corrie, attivista statunitense dell'Ism, uccisa il 16 marzo 2003 da una ruspa israeliana, mentre con altri suoi compagni tentava di impedire la demolizione di case palestinesi. La pagina di Attivissimo si concentra nella confutazione, o quanto meno nell'analisi critica, del testo di un appello che accusa il conducente del caterpillar di aver ucciso Rachel a sangue freddo e del fatto che la documentazione fotografica non è sufficiente per dimostrare questa tesi. Infine, Attivissimo mostra una foto che ritrae Rachel mentre brucia una bandiera americana, al fine di introdurre un dubbio sulla sua identità pacifista.

Nulla da obiettare sugli specifici ragionamenti dell'esperto antibufale. Qualcosa da obiettare c'è invece su ciò che egli ha scelto di mettere a fuoco. Il privilegiare un fotogramma rispetto al contesto. Che Rachel Corrie sia stata uccisa in modo doloso o colposo dal conducente del caterpillar è questione secondaria, rispetto alla responsabilità complessiva dell'esercito israeliano. Era in atto una operazione volta a demolire case palestinesi. Erano presenti manifestanti civili intenzionati a resistere in modo non violento a tale operazione, interponendo i propri corpi tra le case e le ruspe. L'esercito avrebbe dovuto sospendere le operazioni e allontanare i manifestanti, in ogni caso, dare la precedenza alla salvaguardia della vita e dell'incolumità delle persone presenti. Invece l'esercito ha scelto di dare la priorità alla demolizione delle case, correndo il rischio dell'incidente. Volontario o involontario. Che poi è avvenuto, causando la morte di una ragazza. E la giustizia israeliana ha frettolosamente archiviato il caso.

Per quanto concerne la definizione di pacifismo, non so se l'ISM - il movimento di cui Rachel faceva parte - si autodefinisca così o in altro modo. Rachel si definiva "osservatore dei diritti umani". L'ISM è un movimento di solidarietà con il popolo palestinese. Quale che sia la sua teoria, la sua prassi è non violenta. Tuttavia, il dare fuoco alla bandiera americana può lo stesso conciliarsi con il pacifismo, dato che parliamo di attivisti statunitensi, non europei, che bruciano la bandiera del proprio paese, non quella del paese di altri. Un atto simbolico, dimostrativo fin dai tempi del movimento contro la guerra del Vietnam, che esprimeva opposizione ad un nazionalismo che si faceva imperialismo e militarismo. Un modo dissacrante per dire già allora "Non in mio nome". Negli Stati Uniti, sia pure tra molto controversie, bruciare la bandiera del paese, fa parte della libertà di espressione.


Riferimenti:
Rachel va a teatro. Non si uccidono così le giovani pacifiste (Mario Vargas Llosa, La Stampa 7.11.2006)
«Grazie a Rachel Corrie scoprimmo i palestinesi» (Elisabeth W. Corrie, il Manifesto 30.12.2003)
Rachel Corrie su YouTube
Rachel Corrie Foundation (Facebook)

La condizione di un carnivoro è moralmente sostenibile? Almeno per me stesso, non saprei sostenerla. Finora ho accettato e convissuto con questa parte immorale di me (e magari non solo con questa). Cavandomela con l'idea che tra il mangiare carne e il diventare vegetariani ci sia in mezzo tutta la questione dell'allevamento industriale intensivo le cui modalità alla fine, oltre ad essere causa di indicibili sofferenze per gli animali, sono anche un danno per la salute dei consumatori. Siamo civili, non possiamo consolarci con le leggi di natura, con il fatto che il leone mangia l'antilope. E tuttavia, siamo ben oltre il leone che mangia l'antilope.


Abbiamo il diritto di mangiare gli animali? Immagini che un giorno gli alieni invadano il nostro pianeta. Esseri simili a quelli del film hollywoodiano Independence Day. Sono incredibilmente intelligenti e di gran lunga superiori all’uomo. Poiché non si ha sempre a disposizione un presidente statunitense pronto a guardare in faccia la morte a bordo di un cacciabombardiere, e visto che questa volta non si trova nessun genio sconosciuto capace di paralizzare i computer extraterrestri con i virus della Terra, gli alieni fanno presto a sconfiggere e a catturare gli uomini. Inizia un regime di terrore inimmaginabile. Gli extraterrestri usano gli uomini per esperimenti medici, con la loro pelle fanno scarpe, sedili per macchine, lampadari, utilizzano i loro capelli, le loro ossa e i loro denti. Per di più mangiano gli esseri umani e sono particolarmente ghiotti di bambini e neonati. Li preferiscono perchè sono morbidi e la loro carne è tenerissima. Mentre tirano fuori un uomo dal carcere per effettuare dei test, questi gli urla in faccia: «Come osate fare qualcosa del genere? Non vedete che abbiamo sentimenti e che ci fate male? Come potete prendere i nostri figli per ucciderli e mangiarli? Non vi rendete conto di quanto soffriamo? Non vi vergognate di essere così barbari e crudeli? Non conoscete alcuna compassione, non avete nessuna morale?» Gli extraterrestri annuiscono. «Si certo», dice uno di loro «può darsi che siamo un tantino crudeli. Ma vedete», prosegue, «siamo superiori a voi, e più ragionevoli. Sappiamo fare un sacco di cose che voi non sapete fare. Siamo una specie di gran lunga superiore, un’entità che si colloca a un livello completamente diverso. Ecco perchè possiamo trattarvi come ci pare. Paragonata alla nostra, la vostra vita non vale quasi nulla. E poi - anche se il nostro comportamento non fosse del tutto corretto - una cosa è sicura: la vostra carne è buonissima!» (Richard David Precht, 2009, pag.11)

Silvio Berlusconi vince le elezioni politiche del 2001. In Piazza Navona, rivolgendosi al palco del centrosinistra, Nanni Moretti si sfoga così: "Con questi dirigenti non vinceremo mai!". Erano Francesco Rutelli e Piero Fassino, avrebbero potuto essere anche Massimo D'Alema e Walter Veltroni. Tuttavia, a quegli stessi dirigenti aveva già regalato un prezioso parafulmine: la colpa di Fausto Bertinotti. L'unico italiano che il cavaliere deve ringraziare per la sua vittoria.

A distanza di molti anni, Nanni Moretti torna a farsi portavoce della vulgata diessina sulla crisi del 1998: 1) Fausto Bertinotti unico responsabile della caduta del governo di Romano Prodi. 2) Caduta che riportò Berlusconi al potere. Vulgata buona per la propaganda dell'epoca, un po' meno per la ricostruzione storica.

Si dà per scontato che la rottura di Bertinotti causò il ritorno al governo della destra. Che in effetti poi avvenne nel 2001. Ma un evento che succede ad un altro, peraltro in tempi molto differiti, non è necessariamente una sua conseguenza.

La vulgata pidiessina ha due implicazioni: 1) Che tra la rottura di Bertinotti e il ritorno della destra, in mezzo non ci sia nulla. Invece c'è oltre mezza legislatura. Quasi tre anni di governi D'Alema e Amato, durante i quali i precursori del Partito democratico hanno potuto dispiegare liberamente la loro politica di liberismo temperato, senza rotture di scatole a sinistra. Politica che, evidentemente, non è piaciuta alla maggioranza degli italiani. 2) Che il declino di consenso dell'Ulivo cominci dopo la rottura di Bertinotti. Invece comincia prima: l'Ulivo perse le elezioni amministrative della primavera 1998 (la crisi sarà a ottobre). In sintesi, si crede o si lascia credere che le maggioranze di governo, prima si dividono e poi perdono consenso. Invece di solito succede il contrario: prima perdono consenso e poi si dividono.

Nel 1998, Rifondazione non ha mancato ad una promessa. Quello del 1996, era solo un accordo di desistenza, per battere la destra, non un accordo di programma per governare insieme. Era dichiarato fin dall'inizio che il PRC avrebbe consentito la nascita del governo Prodi, per poi valutare ogni suo atto nel merito e di conseguenza ribadirne, oppure no, l'appoggio. Lo stesso l'Ulivo, riguardo il suo programma, non promise affatto in campagna elettorale, un ulteriore taglio delle pensioni, l'estensione del precariato, e la guerra del Kosovo.

Ricordo che la Finanziaria 1997 comportava un taglio alle pensioni di circa 5 mila miliardi, che la prima crisi con il PRC, ridusse a 3 mila. Appena due anni prima c'era stata la riforma Dini. Per ottenere il voto sulla finanziaria del 1997, Prodi si impegnò ad approvare entro il gennaio 1998, una legge per la riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore settimanali, a partire dal 2001. Prodi non solo non mantenne quell'impegno, ma addirittura fece passare un decreto nel quale si consentiva all'industria privata di non pagare lo straordinario fino alla 48 esima ora settimanale, a fronte di un orario legale settimanale di 40 ore. E' assurdo rimproverare un partito di non essersi accontentato di un impegno non mantenuto.

Tra gli argomenti di rimprovero al Prc, vi era quello dell'ingratitudine, in quanto il partito di Bertinotti avrebbe dovuto all'accordo con l'Ulivo l'elezione dei suoi parlamentari. Nel 1996 il PRC ottenne 35 deputati con quasi il 9% dei voti. In un sistema proporzionale ne avrebbe ottenuto circa 60. Quindi, Rifondazione fu quasi dimezzata rispetto alla sua reale consistenza nell'elettorato. Inoltre, gli accordi di desistenza, prevedevano per il partito di Bertinotti l'elezione di circa 45-50 deputati, ma in ben undici circoscrizioni l'accordo non fu rispettato. I "collegi blindatissimi" furono usati da tutti i partiti della coalizione, per eleggere i propri candidati "preferiti". E' questa una delle tante distorsioni del sistema maggioritario uninominale.

Esisteva nel popolo di sinistra un sentire comune (declinante), secondo cui il governo Prodi era il "nostro" governo. Rispetto ai governi precedenti, poteva esserlo per esclusione. Aveva realizzato l'ingresso dell'Italia nell'euro senza colpire drammaticamente lo stato sociale. Tuttavia, molte cose importanti gli possono essere contestate, tra cui: l'introduzione del lavoro in affitto, l'apertura dei centri di detenzione temporanea per immigrati; l'avvio delle privatizzazioni di settori strategici dell'economia nazionale; e il mancato impegno sulla riduzione dell'orario di lavoro. Infatti, durante la crisi del 1998, tale sentire comune si fece sentire molto meno rispetto alla crisi del 1997, quando un pullman di metalmeccanici guidati da Maurizio Zipponi scese da Brescia per mettere d'accordo le due sinistre.

Nel 1998, l'ingresso dell'Italia nell'Euro è già concluso. L'alleanza Ulivo-Rifondazione ha esaurito il suo compito (attraverso i propri conflitti interni), quello di garantire il risanamento, senza colpire lo stato sociale. E non è più capace di darsi un obiettivo nuovo. Rifondazione dice: dopo l'Euro, il governo deve scegliere tra il proseguimento di una politica monetarista o il rilancio di una politica di sviluppo, deve scegliere in Europa tra Blair e Jospin. E' un problema che si pone anche in Germania, con la rottura tra Schroeder e Lafontaine. Sia Prodi che D'Alema rifiutano un accordo che con il PRC che comprenda la riduzione d'orario (promessa in occasione della finanziaria precedente), le assunzioni al sud dei lavoratori socialmente utili (promessi in occasione dell'approvazione del pacchetto Treu), una legge per il recupero dell'evasione fiscale e la golden share nella privatizzazione dei settori strategici dell'economia nazionale. Lo sviluppo viene unicamente affidato a finanziamenti, agevolazioni e decontribuzioni alle imprese. Nel frattempo, in parlamento, nasce l'Udr di Francesco Cossiga e da giugno si dà per certa la scissione dei cossuttiani. In tal modo il Prc perde la sua funzione deterrente e viene messo di fronte ad un prendere o lasciare.

La Dc ha governato il paese per quarant'anni. Eppure i suoi governi duravano in media nove mesi. Tante crisi nell'arco di una lunga stabilità. Una crisi di governo non costituisce per forza una rottura definitiva tra le parti in causa. Può costituire la ricontrattazione di un rapporto. Nulla impediva all'Ulivo di ricontrattare il suo rapporto con Rifondazione Comunista, relazionandosi a quel partito come fosse un alleato, non un portatore d'acqua obbligato. Fu l'Ulivo a scegliere la rottura definitiva, confidando sulla scissione del Prc o su nuovi portatori d'acqua. Perchè - si disse - Bertinotti non era più affidabile. Così il centrosinistra si diede nuovi alleati con il principio dell'affidabilità: Cossiga e Mastella.

P.s. Altermondialismo vs alterprovincialismo:
Michele Serra ci scherza su, ma è ovvio che Porto Alegre sia stato più importante dell'Ulivo.


Riferimenti:

Anni fa, la pensavo così (abbastanza rigidamente):

Succede nella gestione di un forum di trovarsi di fronte a due o più persone che manifestano tra loro una decisa incompatibilità di carattere, fino ad entrare in conflitto e proporsi uno l'esclusione dell'altro, magari cercando di ottenere l'alleanza dell'admin e l'aiuto determinante a conseguire l'obiettivo, a volte in modo surrettizio, a volte in modo ultimativo: "o me o lui, o me o lei", fino all'esternazione del tipico dilemma: "come puoi rinunciare a questo per tenerti quello?"
Bisogna scegliere? Secondo me, è importante, prima di trovarsi in situazioni di questo tipo, stabilire un principio sul modello di forum. Cosa voglio? Un'associazione selezionata di tipo privato, tipo il circolo Arci? Oppure, un luogo di discussione pubblico che funzioni secondo le regole neutre, imparziali di un servizio pubblico, tipo l'esercizio commerciale ottenuto con pubblica licenza?
A me viene sempre in mente il modello del tram. Fa il suo percorso e ad ogni fermata apre le porte, chi sale sale, chi scende scende. Porte aperte a tutti, in entrata e in uscita, si penalizzano, quando occorre, solo i comportamenti. Ho sempre predicato, e cercato di praticare, questo modello, anche quando amministravo in coppia.

Oggi la penso in modo più flessibile. Credo che i comportamenti recidivi possano comportare bannaggi od esclusioni per periodi molto lunghi. L'importanza dei forum - di ogni forum - con il tempo si è di molto relativizzata. All'epoca, a cavallo tra gli anni '90 e i 2000, pochi forum erano l'unico effettivo spazio virtuale di dibattito pubblico. Esserne esclusi significava quasi essere messi a tacare. Oggi i forum sono tantissimi e chiunque può con facilità aprirsi un blog o una pagina su Facebook, registrarsi su Twitter e far valere quel che pensa su qualsiasi cosa e pure su chi lo ha bannato.

Non so dire se i forum vadano male rispetto ai blog o ai social-network, perchè non esiste nulla che stia a monitorarli. Qui stiamo andando come l'anno scorso. E se facessi rientrare i bannati (che sono ben cinque tutti molto attivi) andremmo persino meglio. Però i forum hanno sicuramente un difetto. Blog e socialnetwork permettono i confronti alle giuste distanze e ciascuno è responsabile della sua tribuna. Frequentazioni e non frequentazioni si autoregolano. I forum invece, oltre a dipendere da admin «dittatori», funzionano come una classe scolastica, un ufficio aziendale, un reparto di lavoro. Le persone che entrano in conflitto sono costrette a continuare quotidianamente a vedersi, a incontrarsi, a frequentarsi. E questo forma il clima.

Era stata La Stampa a titolare "Mette in fuga i due rom che violentano la sorella". Ne seguì un pogrom, ma l'accusa risultò falsa e il quotidiano torinese chiese scusa. Oggi è il Corriere della Sera a titolare "Travolto dai Rom, ecco come è morto il 28enne". Nemmeno due o quattro, ma i Rom. Un intero popolo. La cui identità dev'essere causa o aggravante di tali crimini e delitti. E la notizia è vera. Stavolta un eventuale pogrom sarà giustificato. 
Che dire? Non conosco l'identità del titolista. Che pure conosce i nomi di quei pirati della strada. Potrei prenderla alla larga come lui. Una larghezza a caso. I bianchi, gli stanziali, gli europei, gli italiani, i milanesi, i brianzoli, i cristiani (o i laici?), i settentrionali, i padani! Insomma, quelli del Corriere della Sera fanno titoli vergognosi.


Riferimenti:

Ogni movimento di liberazione ha avuto una controparte dominatrice che, in qualità e quantità, ha espresso importanti traditori. Personalità (in apparenza) contro i propri interessi, schierate dalla parte della liberazione. Aristocratici alla testa delle rivoluzioni liberali. Borghesi teorici del socialismo, fondatori di sindacati e partiti operai. Bianchi, storici, politici e militari, in lotta contro il colonialismo e lo schiavismo. Cristiani e laici, intellettuali, militanti, contro l'antisemitismo e la preservazione della memoria. Nulla di corrispondente sembra esistere nei confronti del movimento delle donne. Non saprei citare uomini che abbiano dato un contributo significativo, teorico e pratico al femminismo, all'uguaglianza tra i sessi, alla ridefinizione delle identità di genere. Rispetto al femminismo, gli uomini sembrano capaci soltanto di tre atteggiamenti: 1) l'ostilità; 2) l'indifferenza; 3) il rapporto aleatorio contro un nemico comune.

* * *

(...) cosa hanno fatto gli uomini per loro stessi (?) 
La cultura maschilista prevede anche per loro ruoli e modelli che, nonostante li collochino in una posizione di potere, immagino siano comunque una gabbia.
Mi pare che nel loro percorso le donne abbiano in qualche modo cercato di guardare a loro stesse certamente come donne e rispetto agli uomini ma in ultima analisi fondamentalmente, rivendicando una pluralità di modelli, si sono pensate come esseri umani, con aspirazioni e caratteristiche diverse. il femminismo, credo, nella sua eterogeneità e pluralità di idee, ha dato un respiro universalista alla lotta di emancipazione femminile, dando rilievo alla differenza più che all'uguaglianza.
Gli uomini hanno fatto un percorso di questo tipo, che scardinasse i ruoli in cui la cultura patriarcale li ingabbia? E lo hanno fatto come ripensamento di sè profondo, con la stessa capacità di coinvolgimento di massa che ha avuto il femminismo, che ha coinvolto donne diversissime, appartenenti a tutte le classi sociali?
Non so, è che mi pare di sentire sempre considerazioni su come sono cambiate le donne e su quanto sono disorientati gli uomini che non sanno più cosa vogliono le donne e blabla. (Tk)



Per il Giornale un cretinetti, per Libero se l'è meritata, per il deputato PD Esposito (soprannominato "il disonorevole") uno sfigato, e via cantando per l'Italia meno civile. Per qualcuno, un incosciente, che si mostra esasperato o disperato. E più che probabile che i valsusini siano esasperati o disperati. Forse che hanno un qualche sbocco politico, una qualche interlocuzione? Qualcuno li ascolta? La violenza contro gli altri contro le cose non va bene. La violenza contro se stessi non va bene.Vanno bene solo le passeggiate per avere un trafiletto sul giornale. Per avere in cambio cosa? Il risparmio dei rimproveri genitoriali? Chi lo ha detto che Luca Abbà è stato incosciente? Può avere con coscienza scelto di rischiare la propria incolumità e la propria vita. C'è gente che si da fuoco per protesta. E' incosciente? E tutto ciò non toglie - e dovreste stare al centro di qualsiasi discorso morale - che chi aveva la responsabilità di garantire la sua incolumità non lo ha fatto. Ha fatto il contrario.Un poliziotto lo ha inseguito sul traliccio. Mentre avrebbero dovuto staccare le condutture dell'alta tensione, fermare i lavori, far intervenire i vigili del fuoco.

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I no tav si oppongono agli espropri, non perchè sono contrari all'istituto in sè, ma perchè dissentono dalle motivazioni di pubblica utilità e, persino, di assoluta urgenza. In questo caso, l'interesse dei proprietari dei terreni coincide con l'interesse pubblico. Se i no tav vinceranno la loro causa, sarà perchè le ragioni di pubblica utilità e di assoluta urgenza non esistono, o perchè non si sono usate le procedure corrette, non perchè la proprietà privata è sacra.

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Fosse per le assemblee elettive (cioè per l'inciucio PD-PDL) sarebbero nell'interesse pubblico il nucleare e la privatizzazione dell'acqua. Cosa è l'interesse pubblico lo dovrebbe stabilire un referendum.

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Tutta la TAV in Italia trasporta 300 mila passeggeri al costo di 98 miliardi. I pendolari sono 2 milioni e 600 mila. Al costo di 4 miliardi. Sul solo piano economico, potrei anche essere favorevole alla Tav se se la pagasse chi la usa. 

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La prima ferrovia sostituiva davvero le mulattiere. Era una nuova infrastruttura fatta in un contesto senza infrastrutture. La Tav invece è come l'ultimo modello di cellulare. E' Windows che ti viene venduto per la quindicesima volta.
L'investimento pubblico non esclude la partecipazione di investimenti privati.
Se costa poco - come dicono - se è un grande e fruttuoso investimento, persino indispensabile, per non essere tagliati fuori dall'Europa, come mai i privati non ci mettono una lira? A fronte di tutte le difficoltà della finanza pubblica.

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In Italia abbiamo costruito varie linee Tav negli ultimi vent'anni e possiamo permetterci una prima valutazione, poichè abbiamo visto che sono costate anche fino a sei volte le spese preventivate e che non hanno poi avuto un carico passeggeri sufficienti a giustificare la spesa e a rientrare nei costi.

La ferrovia attuale del Frejus è stata appena rinnovata e ampliata per permettere il trasporto dei cargo. La nuova linea Tav, decisa oltre vent'anni fa, non è stata giustificata con la necessità di un trasporto di dimensioni più grandi, ma con la previsione della saturazione della vecchia linea. Previsione completamente sbagliata, dato che la linea attuale è sfruttata solo per un terzo delle sue capacità e passeggeri e merci sono ulteriormente in calo.
Dati questi risultati e il sopraggiungere della crisi economica, è difficile trovare un argomento razionale per voler insistere a fare un grande buco nella montagna, al costo di decine e decine di miliardi, a fronte di ben altre priorità, persino nel trasporto pubblico, quando vengono tagliate per centinaia di milioni di euro le linee regionali dei pendolari.

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Riguardo le cifre “reali” dei costi, se si va a vedere le linee Tav già esistenti e si metteno a confronto i preventivi con i consuntivi, le cifre esposte nei manifesti notav potranno apparire meno leggendarie.
I lavori di ammodernamento della vecchia linea sono terminati nel 2010. Il tunnel dell’attuale ferrovia è stato rifatto proprio per permettere il transito dei grandi container. La sua sagoma è di 4.08 metri. Quella della nuova Torino Lione sarebbe di 4.20. Un’opera colossale per dodici centimetri di differenza e tredici minuti di anticipo.
Anche il traffico autostradale è in calo. Si è ridotto di un terzo rispetto al 2000. E in genere, le linee Tav in Europa non hanno ridotto il traffico stradale.

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Dicevano (vent'anni fa) che la Tav bisogna farla subito perchè la linea ferroviaria attuale è satura. Stimavano che in cinque anni i passeggeri sarebbero passati da 1,5 milioni a 4,3 milioni milioni. E le merci da 8,5 milioni di tonnellate a 14,3 milioni. Oggi i passeggeri sono 700 mila. Le merci, poco più di 2 milioni di tonnellate. L'esatto contrario di quanto previsto e di quanto motivato per fare l'opera.


Riferimenti:

Facebook indulgente con la misoginia ingannevole è (coerentemente) inflessibile con le immagini di madri che allattano al seno. Riedizione virtuale del biasimo reale nei confronti dell'allattamento in pubblico. Che a volte dà luogo ad abusi molto sgradevoli.
Come il caso avvenuto in un albergo a Madonna di Campiglio. Nell'anno 2009, in epoca di esibizionismi senza confini, un direttore d'albergo chiede alla mamma di «nascondersi», mentre nutre il suo piccolo al seno. «Non è colpa mia se qualche cliente ha protestato», dice. suscitando giustamente la protesta dell'allora sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. O il caso avvenuto al Prado, dove una signora, che si era permessa di dare il seno al neonato mentre si godeva i capolavori della pittura fiamminga, era stata pregata da un sorvegliante di accomodarsi alla toilette.
Tale biasimo esternato o persino agito non è solo moralismo e maleducazione. E' un comportamento socialmente nocivo, poichè induce le madri a differire il soddisfacimento della richiesta di nutrimento del bambino, a evitare di uscire oppure a nutrire il figlio con il latte in polvere, contravvenendo alle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, che raccomanda allattamento materno esclusivo per i primi 6 mesi. La raccomandazione che vale per le madri, non può non valere anche per il mondo circostante, parenti, amici, conoscenti, vicini, colleghi ed estranei, i quali, in ogni situazione, dovrebbero assumere un atteggiamento almeno non dissuasivo. Allontare, apostrofare o comunque importunare una donna che allatta, in qualsiasi luogo, dovrebbe essere un reato. E' evidente che le esigenze della madre e del bambino sono prioritarie rispetto al malinteso senso del pudore di un maschio adulto (il quale, per sostenere il suo punto di vista, è persino capace di paragonare l'allattamento ad un atto sessuale, ad una esibizione pornografica, o peggio ad un espletamento fisiologico).

Il senso del pudore che avversa la visione di certe pratiche naturali e fisiologiche e le trova vergognose, non si è formato in un astratto mondo dellle idee, ma nel concreto di reali ragioni igienico-sanitarie. Che non sussistono nel caso dell'allattamento materno.

Anche se l'allattamento è un atto naturale, non vuol dire che non possa essere difficoltoso. Specie in Italia dove abbiamo molti parti cesarei e i bambini non sono messi subito a contatto con la madre. Cosa che interferisce negativamente nel rapporto di intimità tra madre e bambino e quindi anche nella "naturalezza" dell'allattamento al seno. Nei reparti di maternità si fanno lezioni ed esercizi di postura. A volte la corretta postura riesce ad essere raggiunta con un seno e non con l'altro, mentre però è salutare l'alternanza. Se l'attaccamento del bambino non è corretto, la madre può sentire dolore, il seno può infiammarsi, avere le ragadi.
Insomma, quando una madre si trova con il bambino in un ristorante, in un parco, o in qualsiasi luogo pubblico è importante che corrisponda subito alla richiesta di nutrimento del bambino e non lo faccia aspettare per cercare il posto giusto. La sua posizione, la sua postura, il suo orientamento, dipenderanno dalla necessità di allattare in modo corretto, considerando che se non ha nessun ausilio, tiene per diversi minuti anche un peso sollevato.
E' evidente che l'essere "plateale" o "discreta" sia l'ultimo dei suoi problemi.
In quel frangente è la "platea" circostante che si deve adattare.
Come si dice... "Prima le donne e i bambini..."

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(...) In televisione e nella pubblicità. una donna mezza nuda per vendere, che ne so, una macchina, non disturba nessuno. le famigliole riunite a tavola, le nonne che accompagnano i bambini a scuola, gli stessi bambini (che vuoi che sia!). nè vedo orde di maschi italiani protestare per la loro sensibilità ferita da queste immagini sbattute in faccia ad ogni angolo di strada, in ogni casa a qualunque ora, su ogni rivista e perfino quotidiano.
Però un seno non visto, solo percepito come presente (ma hai mai visto allattare una donna? non mi pare si tratti di tette al vento. certo meno al vento di tante magliettine, toppettini, abitini griffati e non) in un contesto in cui solo un pervertito potrebbe intravedere qualcosa di sessuale, provoca scandalo, urta le sensibilità...si richiede discrezione!

Discrezione?
Ecco si, chiunque abbia pruriti strani, direi osceni, dovrebbe avere la decenza e discrezione di sparire quando una donna allatta. e se nello sparire si vergognasse anche un po', per avere solo pensato ciò che ha pensato, non sarebbe male.
Trovo scandaloso, offensivo, sporco, perfino immorale fare accostamenti tra una donna che allatta e la para-pornografia o non so che altra porcheria (Tk).

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(...) Viene da chiedersi se oltre a manipolazioni del senso del pudore altrui, volte a spingere l'allattamento artificiale si affianchi anche a altro, il ruolo della donna, per esempio.
E' curioso che, in una "cultura" in cui il corpo della donna viene oggettivato continuamente (in televisione a tutte le ore, sui giornali per vendere pure le gomme delle macchine) e viene usato impunemente, quando è in qualche modo percepito come epressione di libertà soggettiva (prendere il sole e perfino nutrire il proprio bambino) improvvisamente diviene motivo di scandalo. viene avvertito come prepotente, indiscreto, indecoroso, irrispettoso...
Stessa dinamica in Iran, con tutte le differenze del caso ma anche con le stesse contradizioni profonde. la donna non può disporre del proprio corpo, percepito come indecoroso, turbativo, scorgendo implicazioni sessuali solo dove una mente malata può intravederle. Alle ragazze si insegna un rigido senso del "pudore". Ecco, quelle stesse ragazze dovrebbero poi mettere a disposizione proprio il loro corpo magari ancora di bambina, al primo sconosciuto (forse un timorato "pudico") che altri decidono ne diventi il marito.

Un corpo femminile libero è impudico, un corpo femminile usato, no (Tk).


Riferimenti:

Oggi sarebbe stato il suo compleanno: 4 marzo 1943. L'ho ascoltato la prima volta senza sapere chi fosse. Era Fumetto, la sigla dei cartoni animati alla TV dei ragazzi, metà pomeriggio. L'ho identificato con una vecchia radio con le monopole, mentre cantava Com'è profondo il mare. Ma devo aver visto la sua faccia soltanto con l'Anno che verrà. E nell'anno che è venuto, con ottomila lire, l'ho comprato in musicassetta. Un nastro arrotolato decine, centinaia di volte da Balla balla ballerino a Futura. Per poi recuperare il disco dell'anno prima, che conteneva Anna e Marco e Cosa sarà. A me piaceva molto Tango. Peccato non aver visto il concerto con De Gregori, Banana Republic. Poi venne 1983, all'epoca giudicato un po' craxiano. Ho continuato ad ascoltarlo, per ritrovarlo veramente nel 1990 con Attenti al lupo e soprattutto con Comunista, dedicata alla fine del Pci. Mi è rimasto sullo sfondo per tutto il tempo successivo come una colonna sonora, fino a decidere di recuperarlo per una estate intera nel 2007, con Due dita sotto il cielo, tutti gli altri pezzi di quell'album e degli album precedenti, tra cui Siciliano. Un cantante lirico mancato. E' il migliore. Si dice adesso. Ma lo si è detto tante volte anche prima. Il nome che per primo associavamo alla parola "cantautori". Il padre dei cantautori si diceva negli anni '80. Gli anni delle antologie che hanno eternizzato canzoni come Piazza Grande. Di quei nastri ricordo una canzone interpretata da Ornella Vanoni, Quale allegria. E altre meno note, come Un'auto targata TO o La casa in riva al mare. Lucio Dalla, Ciao.


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