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Ciao Lucio Dalla

Oggi sarebbe stato il suo compleanno: 4 marzo 1943. L'ho ascoltato la prima volta senza sapere chi fosse. Era Fumetto, la sigla dei cartoni animati alla TV dei ragazzi, metà pomeriggio. L'ho identificato con una vecchia radio con le monopole, mentre cantava Com'è profondo il mare. Ma devo aver visto la sua faccia soltanto con l'Anno che verrà. E nell'anno che è venuto, con ottomila lire, l'ho comprato in musicassetta. Un nastro arrotolato decine, centinaia di volte da Balla balla ballerino a Futura. Per poi recuperare il disco dell'anno prima, che conteneva Anna e Marco e Cosa sarà. A me piaceva molto Tango. Peccato non aver visto il concerto con De Gregori, Banana Republic. Poi venne 1983, all'epoca giudicato un po' craxiano. Ho continuato ad ascoltarlo, per ritrovarlo veramente nel 1990 con Attenti al lupo e soprattutto con Comunista, dedicata alla fine del Pci. Mi è rimasto sullo sfondo per tutto il tempo successivo come una colonna sonora, fino a decidere di recuperarlo per una estate intera nel 2007, con Due dita sotto il cielo, tutti gli altri pezzi di quell'album e degli album precedenti, tra cui Siciliano. Un cantante lirico mancato. E' il migliore. Si dice adesso. Ma lo si è detto tante volte anche prima. Il nome che per primo associavamo alla parola "cantautori". Il padre dei cantautori si diceva negli anni '80. Gli anni delle antologie che hanno eternizzato canzoni come Piazza Grande. Di quei nastri ricordo una canzone interpretata da Ornella Vanoni, Quale allegria. E altre meno note, come Un'auto targata TO o La casa in riva al mare. Lucio Dalla, Ciao.


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