Il maschilismo possiede due definizioni di donna: la puttana e la madonna. La televisione è più ipocrita del web. Marco Travaglio non può offendere la presidente della Camera come fa il suo amico Grillo mediante i propri fans. Così si limita a ironizzare sul suo essere santa, santuzza, santarella, con l’aureola, il piedistallo e i ceri.

Ho visto solo ieri la puntata di Servizio Pubblico titolata La ghigliottina. Giusto per vedere cosa è stato detto e come. Una trasmissione senza sorprese. Numerosa ma poco incisiva la presenza femminile: Concita De Gregorio, Irene Tinagli e Giuditta Pini. Un elemento surreale della trasmissione era il rappresentante del popolo in studio. Quello che denunciava che la gente non arriva alla fine del mese e muore di fame: il milionario Flavio Briatore. 

La questione della violenza simbolica sessista animata dal blog e dalla fanpage di Grillo contro Laura Boldrini è stata di volta in volta trattata come 1) schifo, nel senso di maleducazione, volgarità, vigliaccheria degli anonimi, 2) divertimento, nel senso che le parole pornografiche suscitano immancabilmente risate e sghignazzi soprattutto maschili, uno dei motivi per cui le risposte ironiche non disinnescano un fico secco; e 3) diversivo, nel senso che a dire di Michele Santoro e Marco Travaglio, si parla di queste cose per non parlare dei regali alle banche. Come se il diversivo fosse stato introdotto da chissà chi. Il fatto che Laura Boldrini sia oggetto di una aggressione in quando donna, come Cecile Kyenge lo è stata in quanto nera, non è mai stato messo a fuoco, se non una volta, timidamente dalla ex direttrice dell'Unità.

La trasmissione poteva dire una parola chiara contro la violenza sulle donne, ancorché violenza virtuale. E poi dedicare tre ore di approfondimento alla riforma bancaria e alla liceità della ghigliottina. Avrebbe così evitato l’ambiguità/complicità sul sessismo e avrebbe parlato molto bene di quell'altro che tanto stava a cuore, al conduttore e al suo primo editorialista. Invece ha scelto di essere superficiale su tutto per un tempo spropositato. Irene Tinagli ha detto che la ricapitalizzazione di Bankitalia è soltanto una operazione contabile, non un vero trasferimento di denaro pubblico e tra tutti quelli che desideravano finalmente parlare dei regali alle banche, nessuno si è soffermato a confutarla. Fino all'intervista conclusiva di Marine Le Pen, deputata a scagionare Grillo dall'accusa di fascismo. Con l'effetto complessivo di minimizzare e banalizzare, quindi normalizzare e legittimare la violenza. Se i violenti del blog e della fanpage di Grillo sono i potenziali stupratori, i benevoli e ironici conduttori e commentatori di Servizio Pubblico sono i potenziali indifferenti.

http://www.theguardian.com/politics/2014/feb/09/laura-boldrini-italian-politician-rape-threats
Ancora oggi, la fanpage di Servizio Pubblico ripropone il video amatoriale sulla Boldrini in macchina per, solo in relazione al video, attribuire alla presidente il giudizio di «sessista» e «violento». Seguono una serie di commenti che dicono che no, il video non è tale, è solo uno scherzo. Il modo provocatorio con cui il video è stato usato, la domanda allusiva dello stesso Grillo, la sequenza di insulti, offese e minacce che ne sono prevedibilmente seguite (l'ennesima volta in tanti mesi), tutto offuscato, in un deprimente esercizio di rimozione e negazione collettiva.

In Francia, con la nuova legge per la parità donna-uomo (notare l'ordine) approvata il 24 gennaio, è stato deciso che l'autorità per la vigilanza su Internet potrà indagare e punire gli autori di insulti sessisti, omofobi e contro i portatori di handicap: sono infatti queste le tre categorie di offese più diffuse. (...) La ministra per i Diritti delle Donne, Najat Vallaud-Belkacem, ha fatto l'esempio di un tweet contro la militante antirazzista, Rokhaya Diallo. "Bisogna stuprare questa stronza di Rokhaya, così ci sbarazzeremo dell'antirazzismo", era scritto. Un incitamento alla violenza sessuale, poi oggetto di una sentenza di tribunale. Gli attacchi sessisti non sono certo stati inventati con il web. Ma la facilità con cui, anche in Italia, vengono diffusi e tollerati merita una riflessione, com'è accaduto anche negli ultimi giorni dopo gli attacchi a Laura Boldrini, terza carica dello Stato. [Repubblica 05.02.2014]

In Italia infatti, succede il contrario. Ad una donna, qualsiasi donna, fosse anche la donna più importante della Repubblica, frasi come quelle, si possono scrivere tutti i giorni. Nessuno viene denunciato. Nè l'istigatore, nè i commentatori. Anzi, se la donna che li riceve definisce quelle frasi come commenti che sembrano scritti da potenziali stupratori, è lei ad essere denunciata.

Una maxiquerela contro la presidente della Camera per la frase sui "potenziali stupratori" pronunciata a Che tempo che fa. L'iniziativa di massa contro Laura Boldrini è partita dal Movimento Cinque Stelle su Facebook, con il sostegno di diversi parlamentari. Tra le adesioni quelle del presidente dei senatori Vincenzo Santangelo e dei deputati Massimo De Rosa, Alessandro Di Battista, Paolo Bernini, Sebastiano Barbanti, Alessio Villarosa. Non c'è, invece, la firma del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. [Repubblica 5.02.2014].

L'iniziativa può far sorridere, può sembrare paradossale, grottesca, provocatoria. Può far esclamare che questi, oltre a esibire fantasie da potenziali stupratori, hanno anche la faccia come il culo. Ma è la similitudine tra la violenza maschile e la violenza mafiosa, nel tratto subculturale diffuso e nella valenza intimidatoria a consentirgli di poterla avere.

Ha buon gioco Roberto Natale, portavoce di Laura Boldrini a rispondere: "Vuol dire che toccherà sottoporre ai giudici il lunghissimo repertorio di minacce sessiste, di stupri evocati, di oscenità, di insulti che da domenica sono comparsi sul blog e sulla pagina facebook di Beppe Grillo e sentire da loro quale delicata definizione meritino invece gli autori di queste sconcezze, che in nessun modo e in nessuna sede la Presidente Boldrini ha riferito agli aderenti al Movimento 5 Stelle"[Repubblica 5.02.2014].

Ha buon gioco però soltanto difensivo e dal punto di vista giudiziario, se mai si arriverà in tribunale. Iniziative come queste sono trovate per essere annunciate, non per essere portate fino in fondo. Sono propaganda Ottenuto l'effetto, la querela basta ritirarla. Ed è uno dei motivi per cui, io sono favorevole alla irrevocabilità della querela sempre. L'effetto propagandistico va oltre la contesa Boldrini-Grillo. Perchè mette in scena su un grande teatro mediatico e virtuale di dimensione nazionale, quello che accade nelle situazioni di violenza privata. Dopo il fatto, è ancora lui ad intimidire lei. Con l'ambiente circostante indifferente o a lei sfavorevole. Secondo le consuete dinamiche dalla colpevolizzazione della vittima e della vittimizzazione secondaria.

Nel quadro di questa rappresentazione, a Milano viene intercettata una lettera minatoria con proiettile indirizzata a Laura Boldrini [Corriere della Sera 5.02.2014]. Notizia che al momento vede la soddisfazione del 39% dei lettori dell'articolo sul Corriere. Tra le minacce pervenute nella lettera la più esplicita dice: «Ti getteremo dell'acido addosso». I commenti dei detrattori, diffusi sul web, variano dal ben ti sta, al chi semina vento raccoglie tempesta, al se l'è mandata da sola.

Questa storia ci mostra (ci propaganda) che un uomo o più uomini ad una donna possono fare quello che vogliono, possono offenderla e umiliare come vogliono, con tutti gli sfondi sessisti e sessuali che preferiscono, senza subire alcuna conseguenza. Lei non li denuncia, anzi è lei a venire denunciata. Succede persino alla donna che ricopre la carica più alta. Nemmeno lei può permettersi di replicare la cosa più ovvia. Loro possono dirle di tutto, ma è lei che deve stare attenta a quello che dice. E' lei che deve stare zitta e abbassare lo sguardo.

Ho già scritto che, a mio avviso, Laura Boldrini potrebbe, dovrebbe fare come le deputate del PD, che hanno denunciato Massimo De Rosa (ora tra i querelanti annunciati della presidente). Non solo e non tanto per se stessa, ma per tutte le donne che rappresenta. Che non denunciano le violenze, che non le riconoscono come tali. Mi rendo conto che una tale iniziativa farebbe da esempio, ma verrebbe anche deformata, come già succede per la sua sola denuncia all'opinione pubblica. Come si trattasse di una operazione giudiziaria contro gli oppositori e contro poveri elementi popolari già afflitti dal disagio, perseguitati da lei, una donna di potere.

Quando Laura Boldrini ebbe la prima reazione contro l'hate speech, oltre ad accusarla di essere una censora liberticida, le si disse che le leggi a tutela delle persone offese in Italia ci sono già, basta applicarle. Ma a quanto pare, sono leggi passive, che richiedono una querela di parte, per poi eventualmente avviare una istruttoria. Credo questo sia insufficiente e dia luogo alla situazione paradossale per cui alla fine è proprio la persona offesa a poter essere denunciata. La violenza virtuale sessista, omofoba, razzista, non è violenza contro singole persone, ma contro interi gruppi umani. E' una violazione virtuale dei diritti umani. Ha una forte valenza simbolica. Come le offese ingiuriose e le teste di maiale indirizzate contro la Comunità ebraica di Roma. [Repubblica 1.02.2014]

La lotta contro questa violenza ha da essere un compito della collettività, delle sue istituzioni, in una forma attiva di vigilanza, indagine e sanzione. Non deve porsi il problema della denuncia, per chi riceve offese come queste. Sono sotto gli occhi di tutti. Richiedono la procedibilità d'ufficio contro chi le scrive e chi le pubblica. Non è vero che Internet è un rubinetto aperto e che è impossibile controllare ogni messaggio. Gli utenti capiscono molto bene e molto in fretta la politica degli amministratori di una fanpage, di un blog, di un forum, se gli admin istigano alla violenza o la disincentivano, capiscono bene se il luogo in cui entrano è un luogo civile o una fogna. E di conseguenza si adeguano. Perciò, anche in Italia abbiamo bisogno di discutere al più presto di una nuova norma come quella francese.

Vedi anche:

Intervenuta a Che tempo che fa, Laura Boldrini ha pronunciato due affermazioni relative al M5S, che hanno suscitato molta discussione. Quella sui potenziali stupratori e quella sugli eversori.

La prima questione è più semplice. Per giustificare una reazione censoria, i sostenitori grillini hanno tradotto la frase come fosse riferita indiscriminatamente ai frequentatori del blog di Beppe Grillo. In realtà, la frase sembrano quasi dei potenziali stupratori è riferita agli autori dei post violenti e sessisti, sollecitati dallo stesso Grillo con la domanda su cosa fareste se vi trovaste la Boldrini in macchina. Per accreditare questa versione è stato anche falsificato lo screenshot di un tweet della presidente della camera, per poi dire che il tweet era stato da lei cancellato.

Naturalmente, non è possibile stabilire se le persone che hanno scritto quei post siano realmente pericolose. Possiamo fare solo speculazioni e ipotizzare che molti siano solo degli squallidi fanfaroni e solo qualcuno pericoloso. Che alcuni siano innocui da soli e pericolosi in gruppo. Stupisce che si tratti di persone che si presentano con la propria foto, con il proprio nome e cognome, senza curarsi del rischio di conseguenze penali. E' probabile che sia proprio la dimensione del gruppo, del branco, e la sollecitazione dall'alto a rendere plausibile nella mente di ciascuno il poter proferire insulti e offese a sfondo sessuale fino all'augurio o all'incitamento dello stupro.

Quello che si è svolto nella fanpage e nel blog di Grillo ai danni della presidente della camera è di fatto uno stupro di gruppo virtuale, simbolico, il cui danno maggiore è costituito dalla normalizzazione dello stupro come pratica punitiva da infliggere all'avversario quando è una donna. Una pubblica e collettiva manifestazione di cultura dello stupro. A cui finiscono per concorre anche tutti coloro che eludono la matrice sessista di questa violenza verbale, parlando genericamente di volgarità; che la intendono come pura rabbia, disagio, malcontento popolare rivolto contro il potere (ormai anche nelle cronache ci viene proposta la crisi come chiave di lettura dei femminicidi). La cultura dello stupro trova sempre la sua giustificazione in una proprietà della vittima. Oppure in tutti coloro che, dopo aver speso qualche formale parola di circostanza per biasimare i post violenti, si concentrano e si impegnano soprattutto per censurare la reazione della presidente della camera: non è tanto grave esprimersi come un potenziale stupratore, è grave dire che quelle espressioni sono da potenziale stupratore. Motivo per cui quelle modalità di espressione violente e sessiste sono avvolte da sufficiente indifferenza, comprensione, giustificazione, per continuare a ripetersi, come sempre si riproduce la violenza sulle donne. Della medesima violenza da parte di gente dello stesso tipo sono vittime giornaliste, comuni blogger, qualsiasi donna si esponga nel dibattito pubblico

Stupefacente, la replica di Claudio Messora, responsabile comunicazione del movimento, il quale traducendo in modo generalizzato quanto detto da Laura Boldrini, le ha comunicato via tweet di stare tranquilla, perché se anche i 5 stelle fossero dei potenziali stupratori, lei non correrebbe nessun rischio. A differenza di Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo. Come se lo stupro fosse un premio da dedicare alle donne appetibili dal punto di vista dello stupratore, come se lo stupro fosse una prova di passionale e irrefrenabile desiderio mosso dalla donna attraente, come se vi fossero donne stuprabili le quali dovrebbero pure sentirsi lusingate di esserlo. Un messaggio davvero tranquillizzante. Poi Claudio Messora si è scusato per i toni da bar sport e per la sua scarsa eleganza. Ma qui non c'entrano i toni e l'eleganza. O gli errori di cui parla Scanzi, che il M5S non potrebbe mai permettersi di commettere: le pagliuzze. Queste sono impronte digitali di una forma mentale. Di una visione del mondo e del rapporto tra gli uomini e le donne. Già messa nero su bianco sul blog di Grillo alcuni anni nel post «Il nuovo femminismo». Strada facendo i 5 stelle stanno assumendo la cifra del maschilismo come la Lega ha assunto la cifra della xenofobia. La litania grillina secondo cui non si può criticare Laura Boldrini perché è una donna e subito ti accusano di sessismo è uguale alla litania leghista secondo cui non si può criticare Cecile Kyenge perché è nera e subito ti accusano di razzismo.

Pur riferendosi solo agli autori dei post violenti e sessisti e non a tutti i seguaci del blog di Grillo, aggiungo io che esiste un problema anche per tutti gli altri, poiché nessuno di essi, in mezzo a quelle esibizioni di dominio sessuale simbolico volto ad umiliare ed offendere, sembra abbia mai voluto o potuto fare da anticorpo. I violenti su quelle pagine, sul quel blog passano assolutamente indisturbati. E c'è da ricordare che topic come quello della Boldrini in macchina, non sono un fatto isolato ed episodico, ma quasi una prassi. Che questa volta ha avuto rilievo, perchè Repubblica ha deciso di darglielo.

E' stato fatto notare che in tutta questa vicenda, l'unica donna picchiata è stata la deputata 5 stelle Loredana Lupo, schiaffeggiata dal questore deputato di Scelta Civica Stefano Dambruoso. Non faccio differenze e graduatorie tra questa e quella violenza sulle donne. Sono allo stesso modo solidale con Laura Boldrini, con le deputate del PD, come in passato con le donne di Forza Italia, e allo stesso modo oggi con Loredana Lupo. Penso anche lei abbia il diritto dovere di denunciare ed esigere giustizia e che il questore che l'ha aggredita sia intanto dimesso dal suo incarico. Peraltro, l'ufficio di presidenza della camera, nella sua relazione, ha già stabilito che il comportamento di Dambruoso nella seduta del 29 gennaio scorso in Aula "è risultato estraneo alle funzioni da questi ricoperte" nella qualità di questore.

L'altra affermazione di Laura Boldrini che ha fatto scandalo è quella con cui ha definito l'assalto ai banchi del governo e della presidenza e poi l'occupazione delle commissioni parlamentari da parte del gruppo dei 5 stelle, un comportamento eversivo. Si è obiettato che anche in anni passati il parlamento è stato teatro di episodi violenti. Vero. Ma si è trattato di episodi circostanziati, in genere messi in atto da piccoli gruppi, come il partito radicale. Inimmaginabile il PCI che assale il governo, occupa e paralizza le commissioni, aggredisce verbalmente le deputate, costringere la presidente della camera a blindare i suoi uffici. E questo oggi avviene nel quadro di una opposizione che non distingue il governo dalle istituzioni, che insulta in modo becero il presidente della repubblica e la presidente della camera, che mette alla gogna i giornalisti che criticano il movimento, che usa blog e fanpage condivisi da centinaia di migliaia di persone per inscenare linciaggi virtuali e stupri simbolici.

Ciò detto, l'aggettivo eversivo attribuito a questo o quel comportamento del M5S è discutibile, quanto meno impreciso, perchè parlare di eversione evoca l'esistenza di un disegno eversivo. Molto improbabile che il M5S persegua un disegno di questo tipo. Ammesso che persegua un disegno di qualsiasi tipo. Più persuasiva la valutazione di Corrado Augias, in onore del quale è stato inscenato un rogo virtuale di libri, secondo cui i 5 stelle esprimono un fascismo inconsapevole. Pensano di fare una cosa bella, nuova, pulita pura, e non si rendono conto che attaccare quelle cosa da piazza in parlamento significa mimare ciò che avvenne negli anni '20 in Italia e negli anni '30 in Germania con esiti che conosciamo. In questo dico inconsapevole: per età, inesperienza e, azzardo, scarse letture non si rendono conto di quello che stanno facendo. Augias aggiunge però che i fascisti inconsapevoli possono essere più pericolosi dei fascisti dichiarati, quali sono Storace o La Russa.

I più recenti sondaggi dimostrerebbero che il M5S ha tratto vantaggio dagli insulti. Alessandro Giglioli sembra ricavarne la conseguenza che lo sdegno unanime verso parolacce o malaparate dei grillini produce solo un effetto boomerang, perché «chi ha seminato per decenni ineguaglianza e darwinismo sociale non può che raccogliere rancore; chi è stato selvaggiamente espulso e vittimizzato, tenuto fuori dei cancelli delle ville dove scorre il punch, non può essere anche cortese ed educato come un Lord inglese. Ragionamenti che rimuovono la matrice sessista e razzista di queste «parolacce» derubricati a volgarità e maleducazione. La civiltà non è questione di sondaggi. Il razzismo e il sessismo sono mezzi per attrarre consensi, per parlare alle pance, per offrire capri espiatori, per proporsi come catalizzatori, ma il loro uso è molto difficilmente calibrabile. Sono piani inclinati. Che portano sempre più giù. Un errore casomai è stato non porre un argine prima. E prima o dopo si arriva al punto in cui non si può più fare finta di niente. Per l'antisemitismo lo abbiamo giustamente chiaro e non c'è crisi che tenga. In ogni caso, parliamo di congetture, non sappiamo quali sarebbero stati gli orientamenti senza lo sdegno, e se la polarizzazione in fondo non abbia avvantaggiato entrambi. Quello che mi sembra si possa dire è che l'ordine di grandezza del M5S, dopo un anno, non è mutato, continua a rappresentare da un quinto ad un quarto dell'elettorato. L'idea che propagandavano il suo leader e molti suoi adepti, secondo cui le larghe intese avrebbero portato il movimento oltre il 40 o addirittura oltre la maggioranza assoluta, non si sta avverando.

E' probabile che la coppia Grillo-Casaleggio non ci abbia mai creduto davvero, che si renda conto che la dimensione massima del M5S è questa, punto in più punto in meno, e che non sia nei loro progetti né odierni né futuri quello di investirla in una strategia delle alleanze finalizzata al governo. A volte si direbbe - ricordando una inchiesta di Milena Gabanelli - che la loro strategia sia soprattutto commerciale, come se entrambi non avessero in fondo mai smesso di fare il loro mestiere, il comico ed il manager, ma solo adottato la politica come circo più grande, per fare molti più soldi. Come se il presidente della repubblica, la presidente della camera, il governo, le istituzioni, fossero solo pretesti per organizzare come già vent'anni fa quelle stesse piazze insultanti ricordate da una vecchia cartolina di Andrea Barbato in più grandi arene virtuali di sfogo collettivo, che generino sempre più traffico, e rendano moltissimo in pubblicità.

Riferimenti:
Violenza a 5 stelle (Luisa Betti 3.02.2014)
Auguri di stupro, i perché dell'immondizia pentastellata (Lorenza Valentini 3.02.2013)
Armi di distrazione di massa (Maria Rossi 3.02.2014)
Non è normale, nè inevitabile (Maria G. Di Rienzo 4.03.2014)
Cosa ha detto Laura Boldrini e come invece l'hanno tradotto (Mazzetta 3.02.2014)

Israele è accusato di essere come i nazisti. Una accusa che evoca la shoah e dice nel sottotesto che le vittime sono come i carnefici. Una accusa provocatoria e offensiva. Che relativizza tutto. Infatti piace molto agli antisemiti. Ma lo stato ebraico nega l’autodeterminazione palestinese, assedia Gaza, occupa la Cigiordania. Allora cosa è più grave, l’antisemitismo o l’oppressione dei palestinesi? La risposta la fornisce lo stesso fondatore dello Stato d’Israele. Nel 1930, gli inglesi, che hanno il mandato sulla Palestina, stilano un rapporto sulla regione, con allegato un libro bianco che dispone la riduzione dell’immigrazione ebraica, per contenere il conflitto con la popolazione araba autoctona. Nel 1939, la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania nazista. Per la sopravvivenza del popolo ebraico, cosa è più grave? L’impedimento inglese all’immigrazione ebraica in Palestina o la persecuzione tedesca degli ebrei in Europa? A Tel Aviv, David Ben Gurion dichiarò: “il nostro compito, ora, è quello di aiutare gli inglesi come se non esistesse il Libro bianco, e di opporci al Libro bianco come se non esistesse la guerra”. Si può non condividere la sua causa, ma il criterio con cui l’ha risolta è una regola di vita. Una regola contro ogni falso dilemma.

Sulle meno tragiche attuali vicende italiane, ci viene proposto un dilemma simile. E’ più grave la politica economica del governo o la subcultura misogina, xenofoba e fascistoide dell’opposizione? Ce lo propone Andrea Scanzi, mettendo a confronto M5S e PD. Il blogger/giornalista del Fatto rimprovera l’informazione di considerare più grave il sessismo contro Laura Boldrini e le deputate del PD piuttosto che il regalo di miliardi di soldi pubblici alla banche private. Più altre coppie di esempi. Scanzi ha ragione. Ma lui commette lo stesso errore al contrario. Quel che si può imputare al suo partito è una pagliuzza (ancorché indifendibile), quel che si può imputare al suo partito avversario è un’architrave. Un po' in conflitto di interessi, perchè quelle cose che reputa pagliuzze le produce lui stesso con i suoi articoli. La sua indulgenza nei confronti dei 5 stelle è auto indulgenza.

Sulla sua fan page molto seguita, il giornalista del Fatto lamenta di essere accusato di sessismo dalle veterofemministe (espressione frequente nel gergo maschilista) sol perchè critica Laura Boldrini di essere una politica disastrosa, per aver ghigliottinato il dibattito parlamentare sul decreto IMU-Bankitaglia. Nella sua critica politica, Scanzi inserisce vari riferimenti alla voce/vocetta della presidente, al suo carattere sussiegoso e respingente, e al fatto di essere una veterofemminista. Tutti argomenti pertinenti con la tagliola, quanto Bankitalia è pertinente con l’IMU. Dal decreto omnibus al dissenso omnibus. Non che lo Scanzi abbia torto: si può criticare una donna senza perciò essere sessisti. Solo che a lui non riesce. D’altra parte, sarebbe conveniente?

Nel giorno in cui le deputate del PD venivano omaggiate per le loro presunte ed esclusive abilità sessuali da un oppositore del governo amico delle banche, un collega di Fatto dello Scanzi, il Mario De Maglie denunciava una cosa veramente grave: la moda dell’antisessismo: L’accusa sembrerebbe finalizzata esclusivamente a portare acqua al proprio mulino denigrando l’avversario a colpo sicuro, sembrerebbe esserci quasi del piacere che l’altro abbia attuato quel tipo di comportamento o atteggiamento perché si è reso attaccabile senza che si debba dover faticare più di tanto a trovare altri argomenti. “Hai usato la parola sessista o il comportamento aggressivo? Ti ringrazio, mi rendi tutto più facile, ora ti faccio vedere io”. E’ un po’ quel che sembra avvenire nella testa di coloro che puntano spesso il dito. Si può capire il disappunto. Uno fatica e suda, ricercando argomento su argomento per elaborare un'offesa sessista e zac! arriva un altro oziosamente a prenderlo in castagna. Il De Maglie deve aver subito qualcosa del genere quando provò a difendere la critica politica di Battiato, secondo cui il parlamento è pieno di troie. Una critica ancora a più ampio raggio del ragionamento generale proposto dell’onorevole De Rosa. 

Si adombra il sospetto che tutto questo antisessismo sia strumentale al fine di denigrare il M5S. Che in effetti, c’è l’ha con Laura Boldrini non solo perchè è una donna, ma anche per altre ragioni. Ad esempio, è favorevole agli immigrati. La presidente della camera, sulla fan page di Grillo riceve insulti sessisti, dai più irridenti ai più violenti, praticamente tutti i giorni, anche più volte al giorno. Se Repubblica se n’è accorta solo oggi, avrà il suo tornaconto. E’ pur sempre il giornale che, qualche volta, mostra come sfondo del suo sito online pubblicità di donne seminude. E la sua base di lettori non lesina insulti sessisti alle donne berlusconiane. Nel 2008 (i lettori) avrànno fatto il tifo per Sabina Guzzanti contro Mara Carfagna. Possiamo immaginare cosa pensa un comune lettore di Repubblica di Daniela Santanché, senza che il suo quotidiano lo educhi troppo a pensarla diversamente. Repubblica è arrivata persino a pubblicare una inchiesta che millantava lo stupro come prima fantasia erotica femminile. A leggerla sembrava di stare su Abbatto i muri.

Almeno in parte, tutta questa diffidenza può avere un fondamento. Tuttavia, l’eventuale strumentalità di una contestazione non dimostra che la contestazione sia ingiusta. C’è chi dice che l’opposizione grillina al decreto IMU-Bankitalia sia stata strumentale, motivata dall’ostilità alla nuova legge elettorale, che indurrebbe il M5S a paralizzare il parlamento. Insinuazione fondata o infondata, l’opposizione al decreto rimane giusta.

Il M5S e i loro sostenitori, invece di fare la graduatoria delle schifezze, dovrebbero spiegarci una cosa. Se hanno delle buone ragioni sulle quali ottenere il nostro consenso, perchè vogliono rifilarci anche la loro robaccia? Se è motivo di divisione, la tolgano di mezzo. Se sono solo pagliuzze, sono così tante da poter mettere su una industria di balle di paglia. Così funzionano i razzismi e i sessismi: producono a getto continuo tante piccole tossine, per poi disperderle nell'aria Quelle architravi che si chiamano femminicidi e stupri sono possibili anche grazie alla produzione continua di pagliuzze misogine, da quelle soft a quelle hard, da quelle benevole a quelle ostili. I 5 stelle ripuliscano i loro articoli, le loro pagine, perchè no?

Il decreto omnibus è concepito in questo modo. Ti propongono una cosa buona (o di facile consenso) per rifilarti cose cattive, che tu incassi con distrazione. Bene fa il M5S a chiedere lo stralcio. E a rifiutare tutto se lo stralcio non viene concesso. Un buon metodo. Da imitare. Lo imito subito e chiedo al M5S di stralciare dalla sua politica di opposizione, il sessismo, il razzismo, l’indifferenza al fascismo. Se il paccchetto rimane omnibus, proprio come farebbe il M5S, lo rifiuto tutto intero.

Da molti anni ormai non sono e non mi sento più un uomo di partito, non mi interessa scegliere tra M5S e PD. Valuto caso per caso, senza inutili graduatorie e falsi dilemmi, sperando si formi una proposta nuova per un progetto migliore, nel segno del terzo articolo della Costituzione. Intanto, avverso la politica del governo come se non esistesse la subcultura dell’opposizione e avverso la subcultura dell’opposizione come se non esistesse la politica del governo.

Se l’antisessismo può essere strumentale, può esserlo anche il sessismo. Ciascuno adopera gli strumenti più prossimi ai codici del suo mondo. Il tipo di solletico più efficace per le sue pance di riferimento. Certo, si può ritenere che sia sbagliato interrompere un dibattito parlamentare (o un ostruzionismo) e porre in votazione un decreto d’autorità. Si può ritenere sia antidemocratico. Ma l’argomento democratico quanto consenso raccoglie, quanti like, quanti commenti, quanta attenzione? Non è più efficace suggerire l’idea che la presidente della camera sia una prostituta? Non pesca e mobilita molto di più? D’altra parte le donne, specie quelle di potere, sono più odiate delle banche e “troia” è più comprensibile della critica ad una riforma bancaria. Grillo e i grillini non possono ora nascondersi dietro le pance. Le sequenze di insulti le sollecitano loro stessi con i propri incipit. Ricevendo tutti i giorni commenti di questo tenore, cosa significa voler chiedere a quei commentatori cosa succederebbe se si ritrovassero la Boldrini in macchina? Che risposta si voleva o si pensava di ottenere? Quale luna si voleva indicare?

Laura Boldrini potrebbe fare come le sette deputate del PD che hanno denunciato il deputato pentastellato per aver rivolto loro insulti sessisti. Lei riceve insulti analoghi, peggiori, feroci, fino agli incitamenti allo stupro e alle minacce di morte, da mesi su una pagina condivisa da 1,4 milioni di persone e intestata al leader politico del M5S. Insulti spesso sollecitati dagli incipit dello stesso Grillo..Lei ha il diritto e forse anche il dovere di denunciare. Non solo per se stessa, ma per tutte le donne che rappresenta..Perchè in quanto donna viene insultata. In Italia, le donne non denunciano le violenze, a volte non le riconoscono nemmeno come tali. Il suo incassare con garbato silenzio tutto questo odio misogino, quale messaggio comunica loro? Le donne, specie le donne che rivestono cariche pubbliche, hanno il diritto e il dovere di non abbozzare più, di non subire più l'insolenza e la violenza maschile. Per tutte le donne.

Ricordo che da bambino e da adolescente un valore fondamentale era dato dalla forza. In classe o nella banda di amici in strada era importante essere il più alto, il più robusto, il più forte. Bisognava prevalere nelle contese corpo a corpo. Era importante anche saper dileggiare e saper rispondere a tono ai dileggi. Se non si era abbastanza forti, si poteva provare a diventare amici dei più forti, in genere i ragazzi più grandi. Se si era perdenti si poteva scegliere tra il vendere cara la pelle - poteva valere la pena di prenderne un bel po’, ma una volta sola, perchè se anche il più forte ne prendeva, la volta dopo ci pensava bene prima di attaccare di nuovo briga - oppure si poteva scegliere la resistenza passiva, in modo che per l’altro l’infierire diventasse presto noioso. I bulli non solo picchiavano, offendevano e umiliavano, ma colonizzavano anche la mente delle loro vittime. Il codice d’onore di tutti, era il codice del bullo. Si poteva chiedere aiuto all’amico più grande, ci si poteva coalizzare, ci si poteva misurare una banda contro l’altra, ma una cosa era fuori discussione: non si poteva dire niente, nè ai genitori, nè agli insegnanti. Significava avere paura, essere deboli, essere vigliacchi.

Da adulti si forma una idea più matura delle relazioni personali. Anche se la prestanza fisica può rimanere un vantaggio, la forza è data dall’istruzione, dalla competenza, dal consenso, e dalla disponibilità di risorse. I rapporti si regolano con delle norme e si praticano mediante discussioni, trattative, votazioni. In caso di controversie non risolte, si ricorre all’arbitraggio di una parte terza. Se si ritiene di aver subito un danno, un sopruso, un reato, è reputato incivile farsi giustizia da sè, ci si appella alla giustizia dell’organizzazione sociale. La cui tutela è rivendicata da tutti come un diritto. Nella maturità, l’uomo che porta la sua denuncia al giudice non è più il bambino che lo dice alla mamma o alla maestra.

E la donna che porta la sua denuncia al giudice?

A leggere alcuni articoli di area queer o postfemminista, sembra che le loro autrici vivano il rapporto con il diritto alla tutela con le stesse inibizioni di quei bambini, di quegli adolescenti che avevano paura di fare una figuraccia nel ricorrere alla mamma. Come se le donne, per non sentirsi inferiori agli uomini, dovessero aspirare al pari di quei ragazzini ad un infantile modello di virilità autosufficiente e diventare capaci di salvarsi da sole: le donne che non devono chiedere mai. Altrimenti sono deboli e bisognose di protezione.

La storica di genere Natalina Lodato scrive che le sette deputate del PD, bersaglio di pesanti offese sessiste proferite da un disonorevole pentastellato, hanno sbagliato a sporgere denuncia. Una denuncia che lei rappresenta come un rifugiarsi all’ombra del penale. Molto simile ad andarsi a nascondere dietro le sottane della mamma. Esigere giustizia dall’autorità sarebbe quindi dimostrazione di debolezza. Proprio come la pensano i bambini. Natalina Lodato trova la prova di questa debolezza nel fatto che le deputate offese - in particolare Michela Marzano - non abbiano saputo reagire neanche con un liberatorio vaffanculo. Per poi magari impegnarsi in una spirale di insulti o in una rissa, come si usa tra persone invulnerabili. Il rimprovero di debolezza è declamato fin dal titolo dell’articolo: Le deputate offese che non trovano altre “parole per dire”… 

Poco male. Le parole per dire le offre Eretica/FikaSicula nel post successivo. Una descrizione delle proprie abilità nell’eseguire una fellatio. All’apparenza una banale provocazione. Invece è l’applicazione di una raffinata teoria performativa. Quella secondo cui puoi incassare una offesa, rivendicandola come fosse un complimento. Nella speranza che l’offensore si lasci incantare dal tuo nuovo ordine simbolico, almeno il tempo di divertirsi. Se l’incantesimo riesce, dura poco e lo intuisce la stessa performatora nelle due righe conclusive del suo post. Quando l’onorevole FikaSicula esporrà il suo pensiero sulle riforme istituzionali, la legge elettorale, la legge di stabilità, in dissenso con il suo maschile interlocutore, questi la rimanderà alla performance precedente.

Un altro dato dell’adolescenza è l’ossessione per il sesso. Gli adolescenti lo hanno scoperto da poco e ne parlano in continuazione. Lo vivono come una grande trasgressione. Visto con occhi adolescenziali, l’offensore a cinque stelle è un Pierino. Le sette deputate del PD, donne un po’ rigide e moraliste, che stigmatizzano il sesso invece di farci su una risata. Magari ammiccante. Con occhi adulti, è più chiaro che il sesso è cultura. Può essere mezzo e metafora di tante cose. Può comunicare amore, dare piacere, esprimere arte, essere un espediente per aumentare il traffico nel proprio blog,  essere usato come clava per umiliare e offendere. La dignità delle donne è un concetto ambivalente. Può riferirsi alla tradizionale idea di moralità sessuale femminile o riferirsi semplicemente alla dignità umana delle donne. Da riconoscere e rispettare alla pari di quella degli uomini.

La sostanza dell’offesa ricevuta dalle deputate del PD, non c’entra nulla con lo stigma di questa o quella pratica sessuale. C'entra con la riduzione della donna a mero sesso, ad organi genitali al servizio di questo o quell'uomo, che rappresenta una grave forma di mutilazione della donna, mai percepita come persona dotata di corpo e mente. C’entra con il pregiudizio fortemente sessista per cui qualsiasi donna abbia conseguito una carica o abbia raggiunto una posizione mediamente elevata lo debba non tanto alle sue competenze intellettuali, alle sue doti organizzative ecc ecc, ma soltanto alle sue capacità sessuali. Perché pare ovvio che la donna sia intellettualmente inferiore all'uomo e che l'unica dote che possieda sia, accanto al cucinare e allo stirare, fare sesso, ossia porsi al servizio dei bisogni e dei desideri maschili. Qualsiasi posizione una donna ricopra, la occupa  immeritatamente. 

In sostanza, quella offesa dice semplicemente State zitte e ritornate al vostro posto. In effetti è stata proferita da chi cercava di impedire ad una commissione parlamentare di svolgere le sue funzioni. Al di là del tempo e del luogo, quella offesa continua a dirlo, perchè in rete è diventata un virus. Perciò, bene hanno fatto quelle deputate a riappropriarsi della propria soggettività, nella forma che hanno ritenuto più opportuna. Se un uomo pubblico venisse accusato ingiustamente di essere un ladro, un corrotto, un corruttore, un mafioso, e decidesse di tutelarsi con una querela, non ci sarebbe discussione, nessuno si sognerebbe di immaginarselo solo per questo debole, vulnerabile, bisognoso di protezione.

Vedi anche:
Wonder Woman (Il Ricciocorno 01.02.2014)
Le italiane non sono brave solo a fare quello (Lucina Di Meco 01.02.2014)
M5S, insulti sessuali: perchè le donne? (Monica Lanfranco 02.02.2014)

Il governo Letta ancora una volta è ricorso alla formula del decreto omnibus, per fare approvare nello stesso provvedimento un insieme di norme eterogenee, senza relazione tra loro. In particolare, la sospensione del pagamento della seconda rata dell’IMU, e la riforma della Banca d’Italia. Con questo provvedimento, i contribuenti risparmiano 2,2 miliardi di tasse sulla casa, incamerano circa un miliardo di imposte dalle banche, ma concedono 7,5 miliardi alla ricapitalizzazione di Bankitalia che frutteranno plusvalenze miliardarie ai due principali azionisti Intesa San Paolo e Unicredit.

A sinistra, molti commentatori giudicano la sospensione della seconda rata dell’IMU come la foglia di fico di un grande regalo alle banche ed esprimono preoccupazione circa lo stato di salute dei bilanci bancari da quest’anno sottoposti al controllo della BCE, ragione per cui il grande regalo sarebbe necessario per riportare i conti in attivo. Il fatto che la riforma sia stata elaborata dagli uffici della stessa Banca d’Italia e messa a punto dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, già direttore generale della Banca d’Italia, è visto come un grave limite di autonomia della politica.

Il ministro Saccomanni asserisce che la ricapitalizzazione non costa nulla ai contribuenti poichè è realizzata con il ricorso alle riserve statutarie di Bankitalia. Si tratta in ogni caso di denaro pubblico, che in tempi di crisi economica viene utilizzato a favore di grandi banche private, senza che sia chiaro il vantaggio sociale di un tale trasferimento.

Il decreto è stato approvato in modo relativamente facile al Senato, ma ha incontrato una opposizione ostruzionistica alla Camera da parte del M5S, forse incattivito dall’accordo elettorale tra Renzi e Berlusconi, che può ridimensionare la rappresentanza grillina nella prossima legislatura. Motivo che può avere indotto il M5S anche alla presentazione della messa in stato d’accusa del presidente della repubblica, definito «boia» in parlamento dall’on. pentastalleto Giorgio Sorial.

Il governo ha accusato l’ostruzionismo grillino di impedire la sospensione della seconda rata dell’IMU. Il M5S ha proposto lo stralcio dal decreto della normativa relativa alla Banca d'Italia. Il governo ha rifiutato, l’ostruzionismo è proseguito. Giunti all’ultimo giorno utile per l’approvazione,  la presidente della Camera ha applicato per la prima volta nella storia repubblicana la regola della tagliola. Cioè ha posto in votazione il decreto prima della mezzanotte, interrompendo il dibattito, o meglio il filibustering dei deputati grillini tutti iscritti a parlare.

Ne è sorta una bagarre. I grillini hanno occupato i banchi del governo e poi le sedi delle commissioni parlamentari, tra cui quella degli Affari costituzionali dove si discute la legge elettorale. Durante l’assalto ai banchi del governo, un questore di Scelta Civica, Stefano Dambruoso, ha schiaffegiato una deputata grillina, Loredana Lupo, rivendicando (a dire di lei): «Nella mia vita ho picchiato tante donne, non sei la prima»Durante l’occupazione della Commissione Affari costituzionali, un deputato grillino, Massimo Felice De Rosa, ha proferito pesanti offese sessiste alle deputate del PD Micaela Campana e Alessandra Moretti. Un articolo dagli accenti sessisti è stato scritto da Andrea Scanzi contro la presidente della Camera, mentre Pierluigi Battista ha difeso i virili schiaffi del questore, che il 21 febbraio a Milano interverrà come relatore ad un convegno sul contrasto alla violenza di genere.

Laura Boldrini ha giustificato la sua decisione con la volontà di evitare agli italiani il pagamento della seconda rata dell’IMU. Una giustificazione discutibile, sia perchè il decreto contiene anche la riforma bancaria e il dare e avere non è certo sia vantaggioso per gli italiani, sia perchè si tratta di una valutazione di merito, non di necessaria pertinenza per la presidente dell’assemblea.

La tagliola, al contrario di quanto viene diffusamente detto, non è di per sè un istituto antidemocratico. Lo sarebbe se venisse applicato in modo arbitrario, per stroncare un dibattito parlamentare vero. Può essere invece una legittima risposta all’ostruzionismo. Al Senato, la tagliola è praticamente inscritta nelle regole del dibattito sui decreti, in quanto viene preventivamente deciso il termine previsto per la votazione e i tempi degli interventi dei senatori sono contingentati.

Dato che un decreto deve essere convertito in legge entro 60 giorni dalla sua presentazione, escludere la tagliola e permettere l’ostruzionismo, consegnerebbe ad una opposizione poco responsabile un potere di veto mai aggirabile. Ricordiamo che in tutta la sua storia parlamentare, dal 1946 al 1991, il Partito comunista italiano, principale partito di opposizione nella cosiddetta prima repubblica, ha fatto l’ostruzionismo solo in due occasioni. Una relativa alla collocazione internazionale dell’Italia (l’adesione al Patto atlantico), l’altra relativa allo storico istituto della scala mobile, che difendeva il potere d’acquisto dei salari dall’inflazione (il decreto Craxi che taglia d’autorità quattro punti di contingenza).

Laura Boldrini di fronte all’ostruzionismo può evitare di giustificarsi. Tuttavia essendo la presidente della camera può difendere le prerogative del parlamento nei confronti del governo. Dunque, garantire l’approvazione, maggioranza permettendo, entro il tempo stabilito di decreti leggi omogenei, aventi il requisito di necessità ed urgenza, ma non garantire affatto l’approvazione di decreti omnibus, che mettono insieme norme disomogenee, prive del requisito di necessità ed urgenza. Come è il caso del decreto IMU-Bankitalia.

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