di Maria Rossi


Il sistema prostituente è intrinsecamente violento, come ho ribadito più volte nei miei articoli, a partire da questo.

Ad essere stuprata, legata, seviziata, crocifissa da un cliente sadico è stata, questa volta, Andreea Cristina Zamfir, una ragazza romena costretta dalla fame (altro che libera scelta!) a prostituirsi. Trenta euro il prezzo del suo atroce assassinio. Cristina non è la sola ad essere stata brutalizzata dall'idraulico fiorentino che  ha ammesso di aver commesso violenza anche nei confronti di altre prostitute.

C'è chi ha affermato che sarebbe sufficiente consentire la costituzione di cooperative di sex workers o la condivisione degli appartamenti ove si lavora per sradicare la violenza che si esercita nei loro confronti. Con tutto il rispetto per chi l'ha formulata, l'ipotesi mi pare piuttosto ingenua per alcuni, semplicissimi motivi. In primo luogo, non esiste alcun sistema di regolamentazione della prostituzione che contempli come unica forma di organizzazione la cooperazione o, comunque, la condivisione di appartamenti fra le donne che la praticano.

Non esiste alcuno Stato neoregolamentarista in cui le cooperative o i bordelli abbiano determinato la scomparsa della prostituzione di strada.

Ci si potrebbe chiedere anche perché, là dove è consentito crearle, le cooperative non si siano diffuse in modo capillare, soppiantando altre forme di organizzazione della pratica prostituente. Formulo, per interpretare il fenomeno, due ipotesi complementari. La costituzione di una società cooperativa richiede generalmente un atto pubblico e l'adempimento di procedure burocratiche, mentre lo stigma, che colpisce le persone prostituite in tutti gli Stati del mondo, le induce a tenere celata la propria attività. La seconda ragione della scarsa diffusione delle cooperative va probabilmente individuata nella concorrenza alimentata dal genere di attività che si vuole esercitare per il più breve tempo possibile, ciò che induce ad incrementare il numero dei clienti e dei rapporti da praticare in un arco temporale ristretto.

Quel che mi preme sottolineare, però, è quanto sia illusorio credere che esercitare la prostituzione nell'ambito di una cooperativa o al chiuso garantisca sicurezza. I rapporti sessuali sono celati allo sguardo altrui, sicché un malintenzionato può escogitare mille espedienti per soffocare le grida della donna nei confronti della quale sta esercitando violenza e impedire l'intervento di altre persone. Anche nel caso in cui le colleghe si rendessero conto di quel che sta accadendo, l'arrivo della polizia potrebbe risultare tardivo, mentre l'irruzione nella stanza potrebbe far correre loro notevoli rischi.

L'omicidio insoluto della vittima ungherese della tratta Bernadette Szabò nel 2009, accoltellata in un bordello legale del quartiere a luci rosse di Amsterdam, mostra come la pratica dei rapporti mercenari in un locale autorizzato non garantisca protezione contro la violenza. Inoltre, anche se il crimine è stato eseguito in una zona controllata, quasi quattro anni dopo, non è stato ancora individuato alcun responsabile né dell'omicidio, né della tratta della donna. Riprenderò in altra occasione il tema della scarsa sicurezza dei bordelli per chi vi opera.

Vorrei soffermarmi un attimo sulle convinzioni "culturali" che potrebbero aver armato la mano dell'assassino. Innanzitutto un numero considerevole di clienti ritiene, una volta esborsato il denaro, di aver diritto di fare qualsiasi cosa desideri, senza tenere in alcuna considerazione le reazioni della donna sulla quale ritiene di aver acquisito un potere temporaneo, sì, ma illimitato.

Inoltre - ed è questa un'osservazione fondamentale - il ricorso alla prostituzione comporta una particolare concezione della donna che la pratica. Quest'ultima non viene riconosciuta come pieno soggetto umano, ma come oggetto,  come merce o, come afferma Julia O' Connell Davidson, come una "persona che è fisicamente viva, ma socialmente morta, cioè senza potere, nascita e onore". [La prostituzione. Sesso, soldi e potere, p.182] "La costruzione delle prostitute come «Altro» serve effettivamente ad offrire ai clienti degli oggetti sessuali disumanizzati e degradati pronti per l'uso" [p.185] Questo rende più facile commettere atti di violenza nei loro confronti.

E' proprio questa concezione che possiamo definire "stigma", il quale risulta quindi connaturato alla prostituzione, nel senso che se non esistesse renderebbe assai più basso, se non prossimo a zero, il numero dei clienti. Per questo lo stigma continua a persistere negli Stati che hanno regolamentato la prostituzione, nella Nuova Zelanda, come in Australia e nei Paesi Bassi.

Per questo sostengo che la prostituzione sia intrinsecamente violenta.

Rendersene conto rappresenta, a mio parere, un primo fondamentale passo per giungere all'implementazione di soluzioni e di progetti che consentano di prevenire l'ingresso nella prostituzione o di facilitarne l'uscita: dall'introduzione di un reddito garantito, alla riduzione dell'orario di lavoro, alla realizzazione di programmi di formazione professionale, al riconoscimento dei titoli di studio delle migranti, all'approvazione di una normativa che consenta la libera circolazione delle persone di cittadinanza extraeuropea ecc.

E' essenziale poi che tutti gli uomini si rendano conto che non esiste una categoria di donne-merci da consumare e sulla quale esercitare un dominio assoluto. Nessuna persona può essere concepita come un "oggetto sessuale disumanizzato, pronto per l'uso".


Vedi anche:
La violenza diminuisce nel modello nordico
Lo stupro a pagamento non è un lavoro come un altro
Intervista a Kajsa Ekis Ekman (Lunanuvola)
Che bello lavorare in un FKK! (Il Ricciocorno Schiattoso)



di Maria Rossi



Queste parole non sono state pronunciate da Alice Schwarzer, la femminista pasionaria tedesca che si batte per l'abolizione della prostituzione ed ha recentemente lanciato un appello in tal senso, sottoscritto anche dalla grande Margarethe von Trotta . No. A pronunciare queste parole è stato Helmut Sporer, commissario generale della polizia criminale di Augusta, città della Baviera di 300.000 abitanti circa, con una delle più elevate concentrazioni di locali dove ci si prostituisce. Le ragazze che praticano rapporti mercenari sono 600-700, disperse in 11 grossi bordelli e 130 appartamenti. Sporer si occupa da 20 anni di lotta contro la tratta e contro lo sfruttamento della prostituzione ed ha constatato un grave deterioramento della situazione dopo la promulgazione della legge del 2002: la ProstG. 

Matthias Lehmann e Sonja Dolinsek vorrebbero farci credere che il fallimento della legge debba attribuirsi alla sua mancata implementazione in molti Stati della Repubblica Federale tedesca dovuta alla persistenza di remore morali nei confronti della prostituzione. 

Le critiche di Matthias Lehmann e Sonja Dolinsek non mi paiono affatto pertinenti. L'inchiesta di Der Spiegel illustra, infatti, i drammatici effetti sulle condizioni di vita delle prostitute prodotti dall'applicazione della ProstG nei legalissimi bordelli e nelle vie di Colonia dove si pratica in conformità della legge, mentre Matthias Lehmann e Sonja Dolinsek ci rendono edotti del fatto che molti Länder (altri evidentemente sì) non consentono di prostituirsi o di sistemare un bel FKK a mezzo metro da un Kinderkrippe (asilo nido), da un Kindergarten (scuola dell'infanzia) o da una Grundschule (scuola elementare). I due studiosi ci informano che vi sono Stati federati che non permettono di prostituirsi o di piazzare un mega bordello a 2 m. dal Duomo di una città, ma ne impongono la costruzione in periferia o consentono di praticare la prostituzione solo di notte. Esisterebbero persino cittadine di 29.000 abitanti e paesini di 300 abitanti che non potrebbero vantare neppure un bordellino in formato mignon! Ora, tutto ciò non ha alcuna attinenza con le questioni sollevate dall'inchiesta di Der Spiegel. Che venga vietato l'esercizio della prostituzione nelle vicinanze di una chiesa cambia forse il modo in cui vengono trattate le ragazze in un legalissimo bordello?

Relativamente alle migranti (il 65% del totale secondo un rapporto Tampep che risale al 2009, pp.22-23) che esercitano la prostituzione in Germania, il 70% proviene da Paesi centro ed est europei e ad esse si applica la ProstG. Inoltre confesso di aver letto frettolosamente la legge tedesca sull'immigrazione (mi riprometto di rileggerla), e quindi, può darsi che l'informazione mi sia sfuggita. Resta il fatto che non sono riuscita ad individuare un articolo che annoveri tra le cause di esclusione del rilascio del permesso di soggiorno l'esercizio della prostituzione. Teniamo presente che l'immigrazione è una materia legislativa di competenza federale.

In realtà, la legge ProstG è un disastro, proprio perché, da un lato (lato business) funziona benissimo, dall'altro (quello dei diritti di chi la pratica) si è rivelata completamente inefficace e non perché molti Länder non permettono di costruire FKK nei pressi dei conventi, ma perché è imperniata sul falso presupposto che la prostituzione sia un lavoro come un altro. 

Ha riconosciuto la validità del contratto tra clienti e prostitute, consentendo a queste ultime di rivolgersi alla magistratura per esigerne l'esecuzione, scrivono Matthias Lehmann e Sonja Dolinsek. Peccato che siano pochissime le donne prostituite che hanno denunciato un cliente per mancato pagamento della prestazione. In compenso, dell'esigibilità del contratto profittano clienti e gestori di FKK. "Fedele al motto: "E' bello essere un pascià", l'omonimo locale: il Pascha, il più grande bordello d'Europa, con sede centrale a Colonia e filiali a Monaco, Salisburgo e Linz, offre ai suoi clienti (circa 800 al giorno e 1000 nei week-end) la garanzia "soddisfatti o rimborsati", che si applica, come è noto, alle merci. In fondo, cosa sono le donne, per tanti clienti e proprietari di bordelli, se non prodotti provvisti di organi genitali (oggetti sessuali, appunto), che possono deludere le aspettative dei compratori, i quali possono, pertanto, pretendere il rimborso dell'importo versato? Il Pascha si vanta di essere l'unico bordello al mondo ad offrire questa "fantastica" garanzia ai suoi amati clienti. Chissà che non ve ne siano altri, invece, fra i 3000-3500 esistenti o che la "magnifica" idea non ispiri presto altri ingegnosi gestori di FKK et similia. 

La scrupolosa tenutaria dei bordelli Fun Garden e Ville Auberge a Emmerich nella Renania Settentrionale-Vestfalia, invece, annotava nei registri di contabilità "la qualità delle prestazioni" offerte dalle "sue" ragazze. Ogni cliente era infatti invitato a compilare un questionario di valutazione del rapporto appena consumato, o meglio, della merce appena acquistata, visto che in cambio riceveva un buono acquisto di 5 euro, come nei supermercati.[Der Spiegel 1/2014]. Il contratto deve essere eseguito a regola d'arte dalla prostituta...mica dal cliente! Nel bordello "Su Casa", nella zona industriale di Lechhauser, Sabina viene stuprata da un cliente, ma il tribunale non riconosce la sussistenza del reato, dal momento che la ragazza ha accettato il rapporto sessuale. Trattasi evidentemente, per il giudice in questione, di puro e semplice adempimento del contratto stipulato con il cliente. (Dell'articolo esiste anche anche la traduzione in francese).

Nel 2007 il Ministero della Famiglia, come rivela l'inchiesta di Der Spiegel, ha redatto un rapporto dal quale si evince come la nuova normativa non abbia «apportato alcun apprezzabile miglioramento reale alla sicurezza sociale delle prostitute» e alle loro condizioni di lavoro. Del resto, soltanto l'1% delle donne intervistate aveva dichiarato di aver sottoscritto un contratto di lavoro come prostituta. Analogamente, le iscrizioni delle prostitute alla previdenza sociale sono quasi inesistenti

Quanto all'assicurazione sanitaria, proprio dalla ricerca della dottoressa Barbara Kavemann, cui rinvia l'articolo di Matthias Lehmann e Sonja Dolinsek, si apprende che su un totale di 245 prostitute, solo 13 nel 2007 risultavano iscritte all'assicurazione sanitaria in quanto prostitute. Tutte le altre avevano indicato una professione diversa. [www.cahrv.uni-osnabrueck.de pag. 20].

Matthias Lehmann e Sonja Dolinsek osservano che la legge proibisce l'esercizio di qualsiasi forma di coercizione da parte dei datori di lavoro nei bordelli, ma la questione è che è assai difficile dimostrare l'infrazione di questo divieto in mancanza della testimonianza delle vittime, qualsiasi prova oggettiva si riesca a fornire. E' questo il significato da attribuire alle amare parole di Helmut Sporer, il commissario di polizia che da 20 anni si occupa della lotta contro il prossenetismo e la tratta:

La legge concede ora ai proprietari dei bordelli un potere direttivo sulle donne prostituite. Essi hanno ormai il diritto di dar ordini alle donne. Rimane illegale soltanto imporre le peggiori pratiche sessuali, vale a dire certe specifiche pratiche con alcuni clienti. Ma, concretamente, tutte le forme di subordinazione sono diventate lecite con l'approvazione di questa legge. Ora fanno parte del potere direttivo dei proprietari dei bordelli. Le donne non sono più tutelate [dall'arbitrio] di queste persone e ciò per motivi connessi alla legge: la polizia, molto semplicemente, non può più intervenire. 

E' per altro assai difficile garantire il rispetto del divieto di imposizione di pratiche sessuali non gradite. Nel 2011 i tre gestori del Pascha di Monaco sono stati accusati di sfruttamento della prostituzione. Avrebbero, fra l'altro, costretto alcune donne a praticare rapporti orali senza preservativo. A causa dell'impossibilità di fornire prove inconfutabili di queste accuse, i tre sono stati rilasciati. L'anno scorso una redattrice del periodico femminista Emma si è recata però al Pascha di Colonia, fingendo di essere interessata a esercitare la prostituzione nel locale. Uno dei responsabili le ha fornito l'elenco delle pratiche sessuali obbligatorie: rapporto vaginale in tutte le posizioni desiderate dal cliente, rapporti lesbici se richiesti da quest'ultimo e la fellatio senza preservativo (qui la versione francese dell'inchiesta). Se il più grande bordello d'Europa si permette di infrangere così platealmente la legge, sicuro dell'impunità, attentando alla salute delle ragazze che vi praticano la prostituzione, proviamo ad immaginare cosa possa accadere in un bordello meno famoso che non sia oggetto della costante attenzione dei media.

Inoltre, la concorrenza ha ridotto i prezzi e ha prodotto il deterioramento delle condizioni di lavoro. Helmut Sporer osserva come sempre più frequentemente i clienti richiedano rapporti sessuali senza l'uso del preservativo, che molte prostitute acconsentono a praticare per guadagnare di più e per acquisire un vantaggio nel mercato altamente competitivo del sesso. 

L'articolo di Matthias Lehmann e di Sonja Dolinsek si sofferma poi sulle questioni dello sfruttamento della prostituzione e della tratta.

Relativamente a questi gravi problemi, le critiche rivolte alla legge riguardano il fatto che è diventato impossibile effettuare un'ispezione in un bordello senza che sussistano chiari indizi di commissione di un reato, e, soprattutto, che quest'ultimo, quali che siano le prove oggettive raccolte, non può essere accertato senza la testimonianza delle vittime, le quali raramente sono disposte a presentare querela e a deporre in un processo. [caloupile.blogspot.it] [http://ressourcesprostitution.wordpress.com] 

Oltre al caso del Pascha e di un importante bordello di Augusta, si può citare quel che è accaduto al Fun Garden e a Ville Auberge a Emmerich. La proprietaria dei due bordelli annotava diligentemente nei registri contabili le sanzioni pecuniarie inflitte alle donne che iniziavano il turno in ritardo (50 euro), che non ripulivano la cucina (10 euro), che non volevano o non potevano più lavorare (100 euro), l'orario e i turni di lavoro da rispettare, la durata di ciascun rapporto. Le ragazze non avevano diritto di scegliere o rifiutare i clienti e il "successo delle loro prestazioni" veniva accuratamente annotato. Una parte dei loro guadagni era estorta dalla proprietaria dei due bordelli e dal marito. Questi elementi concorrerebbero, in base all'art.181a del Codice Penale tedesco, a configurare il reato di sfruttamento della prostituzione,  eppure la tenutaria dei due bordelli e il compagno, malgrado avessero lasciato prova scritta del crimine commesso, non sono stati condannati per prossenetismo, per la comprensibile riluttanza delle vittime a testimoniare. Sono stati riconosciuti colpevoli di altri reati, non di questo

In conclusione, il rigore e la drammatica verità dell'inchiesta di Der Spiegel non mi paiono affatto scalfiti dalle critiche in larga misura poco pertinenti di Matthias Lehmann e di Sonja Dolinsek. 



di Maria Rossi


Sulla prostituzione nei Paesi Bassi è stata pubblicata la traduzione di un articolo che mi propongo di confutare.

Nel post si dichiara che il rapporto Schijin-Schaapman, avrebbe decretato che tra il 50 e il 90% delle prostitute operanti nel quartiere a luci rosse di Amsterdam sarebbero vittime di tratta. Questa tesi non troverebbe tuttavia un riscontro, anche alla luce del fatto che il ‘absolute doorlaatverbod’ obbliga legalmente il Dipartimento per le Investigazioni Criminali ad intervenire qualora ci fosse anche solo il dubbio di traffico di esseri umani. I due autori del rapporto non sono mai stati chiamati a rispondere della veridicita’ dei dati da loro utilizzati.

Una precisazione: il titolo autentico del rapporto non è quello riportato nella traduzione, ma è questo: Schone Schijn,  che significa Salvare le apparenze La relazione non è stata redatta da due pincopallini qualsiasi, che avrebbero prodotto dati falsi o di dubbia veridicità, come parrebbe doversi dedurre dalla lettura dell'articolo tradotto. No, signori! Essa è stata elaborata dal Korps landelijke politiediensten (KLPD) Dienst Nationale Recherche, come si può agevolmente constatare dalla lettura del frontespizio. Trattasi cioè di un rapporto di polizia, pubblicato nel 2008, dal contenuto, per altro, ancora più dirompente di quello che gli attribuisce l'autore dell'articolo tradotto. A pag.14 si asserisce, infatti, che gli indizi comprovanti la tratta non vengono colti dalla polizia e che nelle tre città oggetto del rapporto: Amsterdam, Utrecht e Alkmar (dunque non solo nel Wallen, il celebre quartiere a luci rosse della capitale) si stima che una percentuale compresa fra il 50% e il 90% di prostitute non lavorino volontariamente, siano cioè soggette a qualche forma di coercizione. [in alle drie de steden schatten zij het percentage onvrijwillig werkende vrouwen op 50-90% ] La stima più prudente, prosegue il rapporto, corrisponde a 4000 vittime di tratta (slachtoffers van mensenhandel) presenti nella sola città di Amsterdam. (Uitgaande van de laagste schatting van 50%, zou dit alleen al in Amsterdam 4.000 slachtoffers van mensenhandel op jaarbasis inhouden). 

Tuttavia, non è solo questo dato (altri, altrettanto significativi, li ritroveremo in ulteriori documenti che vi segnalerò fra poco) a conferire un'indubbia rilevanza al rapporto in questione. Le stesse circostanze che hanno condotto alla sua elaborazione appaiono estremamente interessanti. Esse non sono riconducibili al bisogno di verificare la fondatezza delle asserzioni, comunque importanti dell'ex esponente del partito laburista Karina Schaapman, fondate su uno studio che non ho letto, ma che, stando all'articolo tradotto e pubblicato sul blog Al di là del buco, mi pare approdi a conclusioni inquietanti. Che la maggior parte delle prostitute presenti ad Amsterdam abbia contatti di diversa natura con membri della criminalità legata alla prostituzione mi sembra una notizia tutt'altro che rassicurante, qualsiasi cosa ne pensi il redattore dell'articolo che sto confutando. L'informazione, come vedremo, è, per altro, confermata da altre ricerche. 

La redazione di Schone Schijin da parte della polizia olandese è stata sollecitata dall'individuazione, dall'incriminazione e dall'arresto nel 2007 del gruppo criminale Dürdan, che ha rivelato l'esistenza, la gravità e la diffusione raggiunta nel Paese dai fenomeni della prostituzione coatta e della tratta che si credevano debellati in seguito all'abrogazione del divieto di gestione dei bordelli. [p.10 del rapporto]. Tali spietati magnaccia hanno potuto operare indisturbati in Olanda per dieci anni, grazie all'esistenza di un'ampia rete di complicità e di connivenze che ha rivelato quanto sia agevole la penetrazione della prostituzione coatta nel settore legale e regolamentato. Nel corso degli anni il gruppo criminale ha mantenuto contatti con la polizia, con i proprietari delle vetrine, con un'agenzia di consulenza fiscale incaricata di espletare le operazioni amministrative necessarie al rilascio dell'autorizzazione all'esercizio della prostituzione. Le ragazze sfruttate erano regolarmente registrate nei Comuni in cui erano domiciliate. Numerosi componenti del gruppo e parecchie vittime alloggiavano in un cottage ed avevano ottenuto uno sconto di gruppo, concesso anche da una clinica estetica che aveva eseguito su molte prostitute sfruttate interventi, richiesti dai prosseneti, di mastoplastica additiva. E' plausibile supporre che molte di queste persone fossero a conoscenza o, per lo meno, sospettassero l'esistenza dello sfruttamento della prostituzione, ma nessuno di loro ha mai pensato di rivelare i propri sospetti alla polizia. Inoltre, le ragazze sfruttate dal gruppo criminale, oltre a possedere tutti i documenti richiesti dalla legislazione olandese, avevano stipulato regolari contratti di affitto con i proprietari, legalmente autorizzati, delle vetrine delle cinque città dove esercitavano la prostituzione: Amsterdam, Alkmar, Utrecht, L'Aia e Haarlem. Alcuni gestori delle vetrine mantenevano i rapporti esclusivamente con le prostitute, altri facevano affari direttamente e senza problemi con i magnaccia. Anche i primi, tuttavia, erano spesso consapevoli, come si evince dalle intercettazioni telefoniche, dello sfruttamento cui erano sottoposte le ragazze da parte dei prosseneti, ma nessuno ha mai informato la polizia! [KLPD - Dienst Nationale Recherche, Politie, Korps landelijke politiediensten, Schone Schijn, cit., pp.11-12 e 32-39.] Altro che intervento tempestivo del Dipartimento per le Investigazioni Criminali al minimo sospetto di esistenza della tratta! 

Uno degli obiettivi politici che la regolamentazione intendeva conseguire era quello di sopprimere o, quanto meno, di ridurre drasticamente il fenomeno della tratta e della prostituzione coatta. Gli estensori del rapporto di polizia affermano che questo obiettivo non è stato conseguito. [Ibidem, p.24, Eén van de beleidsdoelen die met de opheffing van het bordeelverbod werd beoogd was de bestrijding van de exploitatie van onvrijwillige prostitutie. Uit het onderzoek Sneep blijkt dat deze doelstelling niet is gehaald]. Aggiungono, anzi, che l'attuale politica olandese non è sufficientemente attrezzata per identificare la tratta e la prostituzione coatta [Ibidem, p.100. Ten eerste is het huidige beleid niet voldoende uitgerust om onvrijwillige prostitutie ofwel mensenhandel te signaleren] ed è per questo che, malgrado l'ampiezza del fenomeno, solo una minuscola frazione di trafficanti e di sfruttatori della prostituzione viene individuata e perseguita.

Gli autori del rapporto, ad ogni modo, si sforzano di individuare alcune delle cause che nei Paesi Bassi intervengono ad ostacolare, se non ad impedire, l'implementazione di un'efficace politica di contrasto ai fenomeni della prostituzione coatta e della traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale.
  • Il decentramento amministrativo conduce ad elaborare strategie di lotta contro la tratta eterogenee, diverse da un comune all'altro e non sufficientemente coordinate sul piano nazionale;
  • la cooperazione e la comunicazione tra le agenzie che dovrebbero contrastare la prostituzione coatta è insufficiente;
  • benché la legge attribuisca ai comuni una fondamentale funzione di controllo della prostituzione, le tre città oggetto del rapporto: Amsterdam, Utrecht e Alkmar non sono intervenute nella fase di segnalazione delle potenziali vittime di tratta e hanno delegato alla polizia i compiti di sorveglianza del settore e di accertamento della regolarità delle licenze di esercizio della prostituzione;
  • riconoscere la presenza della tratta non è compito delle autorità di registrazione. A queste ultime (ad esempio alla Camera di Commercio) possono essere presentati passaporti falsi, come in effetti è avvenuto parecchie volte;
  • le modalità di svolgimento dei controlli operati dalle forze dell'ordine li rende assolutamente inidonei all'identificazione delle vittime della tratta. Gli ispettori di polizia si limitano in genere a controllare la validità e la regolarità dei documenti delle prostitute. Alcuni chiedono soltanto la carta d'identità, altri il passaporto, altri ancora esigono anche il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio e il numero di registrazione alla previdenza sociale obbligatoria. Il possesso dei documenti richiesti, tuttavia, non garantisce che la prostituta sia libera da vincoli coercitivi. Si pensi alle ragazze, perfettamente in regola, sfruttate dal gruppo Dürdan. Inoltre, non è raro che le prostitute possiedano documenti falsi. I controlli durano pochi minuti ed è improbabile che in questo breve lasso di tempo una vittima decida di confidarsi. Il fatto che le donne siano attentamente sorvegliate dai protettori e dalle guardie del corpo rende ciò ancora più improbabile. Inoltre, i controlli della polizia sono rigorosamente limitati al settore legale della prostituzione e trascurano completamente quello informale che - lo si apprende da altri studi- costituisce quasi la metà dell'intero settore.
  • La disponibilità delle vittime a denunciare la tratta è bassa per la paura di subire la violenza e le ritorsioni dei magnaccia o per il rapporto affettivo che hanno instaurato con loro ( è il fenomeno dei loverboys) o, infine, perché sono vincolate da un contratto. 
  • Sono state riscontrate gravi violazioni del codice di condotta cui le forze dell'ordine dovrebbero attenersi. Ispettori di polizia si intrattengono in piacevoli conversazioni nei bar con i proprietari delle vetrine o con i magnaccia e con le guardie del corpo e manifestano nei loro confronti un atteggiamento amichevole. Ciò, ovviamente, aumenta il rischio di collusione e riduce la fiducia delle vittime della tratta nelle forze dell'ordine. [Ibidem, pp.16 e 87. Riporto il brano di p.16: Andere afwijkingen van de gedragscode zijn prostitutiecontroleurs die koffie drinken bij exploitanten of raamverhuurders of controleurs die contacten onderhouden met pooiers of bodyguards. Dit laatste verhoogt ondermeer het risico op collusie of afglijdgevaar, iets waar ook de gedragscode voor waarschuwt. Bovendien komt deze handelswijze het vertrouwen van mogelijke slachtoffers van mensenhandel in de controleurs niet ten goede. Il brano di p.87 è tradotto anche in inglese da un cliente olandese trasferitosi in Gran Bretagna: «{a victim of forced prostitution said:} “When I see [prostitution inspectors] shake hands with pimps or [see] them throw an arm around them, and when I see [prostitution inspectors] drink coffee with the brothel operators, I have the feeling I can’t say anything anymore”». Una vittima delle prostituzione coatta ha dichiarato: «Quando vedo gli ispettori della polizia addetti al controllo della prostituzione stringere la mano agli sfruttatori o li vedo abbracciarli o bere un caffè con i gestori dei bordelli, ho la sensazione di non poter più denunciare nulla»]
  • Può accadere, infine, che, se una prostituta ritira una denuncia, non venga avviata alcuna indagine, malgrado questo comportamento sia illegale, perché la tratta è un reato perseguibile d'ufficio. [Ibidem, p.16]

Al di là di queste ragioni, però, a mio parere, il motivo cruciale dell'insuccesso, anzi, dell'impossibilità di impostare nei Paesi Bassi una seria politica di contrasto alla prostituzione coatta risiede nella legalizzazione stessa, che trascina con sé, inevitabilmente, anche quella di determinate forme di prossenetismo.

La materia è disciplinata dall'art.273 f del Codice Penale che recita: «Chiunque costringe un'altra persona a prostituirsi, induce un minore a prostituirsi, recluta, preleva o rapisce una persona per obbligarla a prostituirsi in un altro Paese (ai sensi della Convenzione Internazionale del 1933 sulla repressione della tratta delle donne maggiorenni), ricava profitti dalla prostituzione forzata o di minorenni, costringe un'altra persona a consegnargli i proventi della prostituzione, è punito con la pena della reclusione fino ad un massimo di otto anni». [Dutch Ministry of Foreign Affairs, Dutch Policy on Prostitution, Questions and Answers 2012, What penalties are imposed?, p.4]

Si noterà come l'articolo, introdotto nel Codice Penale nel 2005, a differenza di quanto prevede la legislazione italiana, non includa tra le fattispecie di reato il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione altrui, salvo che questo sia esercitato secondo modalità coercitive. Dunque: vivere dei proventi della vendita dei corpi altrui costituisce un'attività legale, legittima, socialmente riconosciuta nei Paesi Bassi. 

La legalizzazione del prossenetismo esercitato in forme non violente è un'ovvia conseguenza della trasformazione della figura dello sfruttatore in rispettabile imprenditore del sesso (proprietario di un sex club, di una vetrina ecc.). Nei Paesi Bassi si è proceduto anche alla legittimazione dell'intermediario parassita, una figura simile al "caporale": un individuo che vive dei proventi della prostituzione altrui.

La distinzione tra lenocinio coercitivo e lenocinio non violento rende peraltro assai difficile perseguire tanto il primo quanto la tratta, per la difficoltà di distinguere il primo dal secondo.

Inoltre: quando il prossenetismo può definirsi non coattivo? Perché una prostituta dovrebbe consegnare una parte, più o meno cospicua , dei propri guadagni a un magnaccia, se non perché subisce una qualche forma di costrizione? Perché un'operaia o una donna delle pulizie non condivide il suo reddito con un estraneo e una prostituta invece sì? O tutto lo sfruttamento della prostituzione è coercitivo o l'esercizio della prostituzione si configura come un'attività molto pericolosa che comporta un rischio elevatissimo di subire violenza e rende pertanto necessario ricorrere ai servizi a pagamento di un protettore. Entrambe le ipotetiche risposte al quesito appaiono inquietanti.

Riguardo alla prostituzione coatta, comunque, i poliziotti intervistati da Anton van Wijk e dai suoi collaboratori in una ricerca del 2010 sulla pratica dei rapporti mercenari ad Amsterdam propongono una stima compresa fra il 30-40% e il 90% [Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep. Een onderzoek naar de prostitutiebranche in Amsterdam. Una professione vulnerabile. Un'indagine sul settore della prostituzione di Amsterdam, 2010, p.164].

E' da questo studio, che reca il titolo di Kwetsbaar beroep, che si apprende che nelle vetrine del celebre quartiere a luci rosse di Amsterdam: De Wallen, tutte o almeno il 90% delle prostitute risultano assoggettate ad un magnaccia, che estorce loro almeno la metà dei proventi. Il dato è fornito dalle stesse ragazze che praticano rapporti mercenari e confermato da poliziotti ed assistenti sociali. [Ibidem, p.165 Op de Wallen is er vrijwel geen prostituee die zonder pooier werkt, althans dat zeggen verschillende geïnterviewde respondenten, zowel politie en hulpverlening als de prostituees zelf.[...] Over hun collega-prostituees op de Wallen, zeggen zij dat 90 procent voor een pooier werkt aan wie zij een groot deel van de inkomsten moet afdragen (na aftrek van de raamhuur de helft van de opbrengsten). Di questi due periodi esiste anche una traduzione in inglese: "On De Wallen there is virtually no prostitute who works without a pimp, at least that's what several interviewed respondents say, police as well as social work and the prostitutes themselves. [..] About their colleague-prostitutes on De Wallen, they say that 90 percent work for a pimp to whom they have to hand over a large part of their income (after deduction of the window rent half of the revenue)]. Questa informazione è rilanciata nel rapporto Gemeente Amsterdam, Ministerie van Veiligheid en Justitie, Projectgroep Emergo, De gezamenlijke aanpak van de zware ( georganiseerde) misdaad in het hart van Amsterdam [L'approccio comune alle forme gravi di criminalità (organizzata) nel cuore di Amsterdam], 2011, p.84]

La prostituzione coatta, diffusissima nelle vetrine, è presente anche in altri settori più opachi e scarsamente controllati dalla polizia. Nella regione di Groningen , ad esempio, ogni 3 o 4 settimane, i sex club ricevono una visita da parte di magnaccia che "offrono" ai proprietari le prestazioni di una o più prostitute, anche se la situazione negli ultimi tempi sembra lievemente migliorata. [A.L. Daalder, Prostitution in the Netherlands since the lifting of the brothel ban, 2007, p.79] L'attività di controllo e di ispezione della polizia, ad ogni modo, è concentrata nel settore legale e ciò limita le attività di monitoraggio e di indagine sulle forme di sfruttamento della prostituzione penalmente sanzionate nel settore non autorizzato, (che è molto esteso, per altro) [Ibidem, p.11]. La stessa critica è formulata da Anton van Wijk e collaboratori nella ricerca Kwetsbaar beroep, nella quale si lamenta la mancata attivazione della polizia e del Comune di Amsterdam nella ricerca di possibili club e case chiuse clandestine [Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep, cit, p.70] Nei sex club legali le ragazze possono essere sottoposte a pressioni da parte dei prosseneti, presenti all'esterno dei locali, i cui proprietari, pur essendo a conoscenza del fenomeno, non intervengono per paura di provocare risse e perché spesso le prostitute sono considerate lavoratrici autonome e i gestori non si assumono la responsabilità dell'allontanamento dei magnaccia. [Ibidem, p.84] Quanto alle agenzie di escort ad Amsterdam, si presume che la tratta non vi sia presente su larga scala, ma questo è un settore opaco che rappresenta la parte meno visibile e controllabile della prostituzione, [Ibidem, p.68] tant'è vero che da un terzo alla metà delle ragazze non dipende dalle agenzie, ma opera nel settore illegale [Ibidem, p.98]. Di loro, ovviamente, non si sa nulla, tanto meno se sono vittime di tratta o sfruttate dai magnaccia. 

Date le condizioni illustrate dai rapporti sopracitati, in particolare da quello redatto dalla polizia, è facile intuire come i dati ufficiali sulla tratta risultino notevolmente sottostimati. Non è forse inutile notare, en passant, come la registrazione di tali dati sia affidata ad un'Ong: CoMensha, che, come ho scoperto recentemente, è integralmente finanziata dal Governo, il quale, ovviamente, è favorevole alla legalizzazione della prostituzione, opinione, guarda caso, condivisa anche dall'organizzazione in parola. 

Qualche tempo fa, il ricercatore universitario Pietro Saitta scriveva a proposito delle Ong contrarie alla prostituzione: "Ciò nonostante, malgrado i chiari limiti e i sospetti relativi alla effettiva neutralità delle agenzie che le producono ed esibiscono con intenti “lobbistici” (volti per lo più allo stanziamento di fondi pubblici per progetti di intervento), queste statistiche influenzano le scelte dei legislatori e degli organi sovranazionali"

Chissà se Saitta sarebbe disposto ad estendere questa accusa a CoMensha! Quanto a me, non nutro alcun dubbio sulla diligenza con cui questa Ong assolve la funzione che le è stata affidata. Ogni anno essa registra un incremento del numero delle vittime della tratta. 

Come rileva, però, il Relatore Nazionale sulla Tratta nel rapporto Trafficking in Human Beings le statistiche non rispecchiano la reale entità del fenomeno che rimane in gran parte occulto, anche perché poche vittime presentano denuncia [National Rapporteur on Trafficking in Human Beings, Trafficking in Human Beings. Ten years of independent monitoring, 2010, p. 89]. "Since human trafficking is often hidden and victims are often unwilling or afraid to speak out (or do not realise that they are victims), there are probably a large number of unknown cases of human trafficking(a large ‘dark number’). Consequently, statistical trends based on the number of known cases of human trafficking usually do not directly reflect developments in the total number of cases of human trafficking". La stessa osservazione la ritroviamo nel già citato rapporto Kwetsbaar beroep a p.162.

Il rapporto della polizia olandese, la ricerca di Anton van Wijk e dei suoi collaboratori sulla prostituzione ad Amsterdam, lo studio De gezamenlijke aanpak van de zware ( georganiseerde) misdaad in het hart van Amsterdam, che riprende i dati riportati nel testo di van Wijk e che è stato redatto dal comune di Amsterdam e dal Ministero della Giustizia, la relazione Trafficking in Human Beings. Ten years of independent monitoring del Relatore Nazionale sulla tratta che include il brano sopracitato sono evidentemente considerati da Marco Leening robaccia da gettare nella pattumiera in quanto priva di qualsiasi validità scientifica. Polizia, Ministero della Giustizia, Municipio di Amsterdam, studiosi sarebbero tutti incompetenti secondo l'autore dell'articolo in questione.

Qualche ricerca che, secondo l'insindacabile giudizio di Marco Leening, appaia ispirata a rigorosi criteri scientifici però c'è. Una di queste l'ho letta. Si tratta del rapporto di Regioplan, redatto nel 2007 dallo studioso A.Daalder. Ne esiste anche una versione in lingua inglese che reca il titolo di Prostitution in the Netherlands since the lifting of the brothel ban. w164574-prosentret.php5.dittdomene.no/.../nederl...Farò riferimento ad essa. A p.13 è effettivamente riportata la notizia che solo l'8% delle donne operanti nel settore legale del mercato del sesso ha rivelato all'intervistatore di essere stata costretta a prostituirsi. Tuttavia, lo studioso prosegue osservando che ad ostacolare la lotta contro la prostituzione coatta è il fatto che gli addetti al rilascio delle licenze prestino la propria attenzione unicamente ai proprietari dei locali che le richiedono e non ai magnaccia che possono operare in modo occulto, esercitando forme di coercizione. Aggiunge che il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione è ancora molto diffuso soprattutto nelle vetrine, nelle case e fra le escort [Pimps are still a very common phenomenon. Prostitutes with pimps mainly work behind the windows, in the escort business, and at home.] La bassa percentuale di prostitute che rivelano all'intervistatore di essere state costrette a prostituirsi, a questo punto, mi pare facilmente spiegabile. Come rivelano le inchieste e i rapporti sopracitati, le donne assoggettate ad un magnaccia non aprono bocca né con la polizia, né con i ricercatori, né con le assistenti sociali. Tuttavia, se il quesito viene formulato in modo diverso, chiedendo alle prostitute se conoscono qualche collega subordinata a un pappone, si ottiene una risposta affermativa. Le donne che esercitano rapporti mercenari nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, ad esempio, affermano che tutte o almeno il 90% delle loro colleghe risultano assoggettate ad un magnaccia, che estorce loro almeno la metà del reddito percepito. [Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep, cit, p.165].

Faccio notare anche come il fatto che nessuna prostituta abbia rivelato all'intervistatore di essere vittima di tratta, viene accolto positivamente dall'autore dell'articolo in commento, quando, in realtà, ciò dovrebbe destare sospetti sulla veridicità delle dichiarazioni delle donne intervistate, giustamente preoccupate di garantire la propria incolumità, malgrado l'intervista sia, ovviamente, anonima. Vi pare possibile che fra le 354 prostitute intervistate non vi sia neppure una vittima di tratta?

Potrei soffermarmi ancora ad analizzare questo interessante rapporto, tutt'altro che ottimista, ma non vorrei abusare della vostra pazienza. 

Anche del secondo rapporto citato da Marco Leening esiste una versione in lingua inglese che rende il contenuto accessibile a tutti. Si intitola Final Report of the international comparative study of prostitution policy: Austria ant the Netherlands A p.77 si osserva come esiste ormai nel dibattito nazionale un ampio consenso sul fatto che la tratta a fini di sfruttamento sessuale sia aumentata in seguito alla legalizzazione della prostituzione. A p.33 invece gli autori affermano che solo il 10% delle prostitute da loro intervistate (44 di cui, presumo 22 in Austria e 22 in Olanda, p.37) sostiene di essere stata ingannata in merito al lavoro che avrebbe successivamente svolto. Gli autori ne deducono che la tratta è assai meno diffusa di quanto ritenga l'opinione pubblica, salvo poi ammettere che l'ingresso volontario nella prostituzione non garantisce l'assenza di condizioni di sfruttamento più o meno intenso. Appunto! Prescindendo pure da ogni considerazione sulla diffidenza che le vittime di tratta possono nutrire nei confronti degli intervistatori, resta il fatto che anche se una migrante- poniamo - sa che praticherà la prostituzione nel Paese di destinazione, non è però cosciente delle condizioni concrete di esercizio dell'attività. Una migrante che ha contratto un debito, ad esempio, potrà sottrarsi alla pratica prostituzionale, se la non la gradisce, e dedicarsi ad un'altra attività o sarà costretta dal creditore ad esercitarla fino alla corresponsione della somma imposta? Temo che la seconda ipotesi sia quella corretta. La tratta indica, peraltro, il reclutamento, il trasferimento e il trasporto di una persona anche tramite l'abuso di una posizione di vulnerabilità a scopo di sfruttamento e non solo tramite la forza o l'inganno.
Il terzo link indicato da Marco Leening rinvia ad una pagina vuota, sicché non posso sapere a quale ricerca sui centri massaggio egli faccia riferimento. Quel che posso asserire è che Anton van Wijk è pervenuto alla conclusione opposta a quella enunciata nell'articolo in questione. Nella sua ricerca, si può leggere che nelle sale massaggio cinesi e thailandesi possono essere offerte illegalmente prestazioni sessuali. Nel 2005 vi erano 150 locali di questo tipo nei Paesi Bassi. Vi erano impiegate circa 400 donne, assoggettate ad un intenso sfruttamento, costrette a massacranti orari di lavoro, prive di contratto e scarsamente retribuite (3-5 euro lordi all'ora). Ad Amsterdam esistono 22 sale massaggio, in 18 delle quali è probabile vengano praticati rapporti mercenari. [Anton van Wijk , Kwetsbaar beroep, cit, p.134-135] Poiché è illegale offrire prestazioni sessuali nelle sale non provviste di apposita licenza, in esse mancano i preservativi e, dunque, presumibilmente, i rapporti sessuali sono praticati senza l'uso dei condom. In un forum di clienti è ripetutamente segnalata la pratica di rapporti sessuali non sicuri. [Ibidem, p.137].

In conclusione, non ritengo che l'articolo di Marco Leening abbia dimostrato alcunché e, alla luce dei rapporti che ho citato, non mi pare affatto convincente.

 


di Maria Rossi


Vorrei rivolgere un caloroso plauso (sto facendo dell'ironia) ai parlamentari della Repubblica italiana. A Bruxelles i loro colleghi hanno appena approvato una risoluzione che riconosce la prostituzione come una forma di violenza contro le donne, anzi, di schiavitù incompatibile con la dignità umana e con i diritti umani fondamentali. Hanno appreso e condiviso l'affermazione che la prostituzione comporta effetti dannosi per la salute delle persone che la praticano, le quali sono più soggette a traumi sessuali, fisici e psichici, alla contrazione di malattie sessualmente trasmissibili, alla dipendenza da stupefacenti e alcool, alla perdita di autostima così come a un tasso di mortalità superiore rispetto al resto della popolazione. Hanno ricevuto informazioni importanti, come quella che le persone che esercitano la prostituzione risultano particolarmente vulnerabili dal punto di vista sociale, economico, fisico, psicologico, emozionale e familiare e sono maggiormente esposte al rischio di subire violenza e pregiudizio rispetto agli individui impegnati in qualsiasi altra attività. In particolare sanno, per averlo letto nella risoluzione che hanno approvato, che il 62% delle donne prostituite ha subito almeno uno stupro nel corso della propria attività, il 68% soffre di sindrome da stress post-traumatico (una percentuale analoga a quella delle vittime di tortura) e l'80-95% è stato assoggettato a forme di violenza (stupro, incesto, pedofilia), prima di iniziare a praticare rapporti mercenari.

Riconoscono inoltre che la prostituzione incide sulla violenza contro le donne in generale, dal momento che vi sono dati sugli acquirenti di servizi sessuali che dimostrano come questi uomini siano più inclini a commettere atti sessualmente coercitivi e ad adottare altri comportamenti maltrattanti contro le donne e spesso mostrino tendenze misogine. La prostituzione esercita un impatto considerevole sulla percezione che i giovani hanno della sessualità e delle relazioni tra donne e uomini.

Quanto alla regolamentazione, i parlamentari europei, italiani inclusi, avendo approvato la risoluzione Honeyball, dimostrano di aver acquisito la consapevolezza che i mercati della prostituzione alimentano la tratta di donne e minori e aggravano la violenza nei loro confronti, soprattutto nei Paesi in cui l'industria del sesso è stata legalizzata. I dati dimostrano che la criminalità organizzata svolge un ruolo di rilievo laddove la prostituzione è legale. I nostri rappresentanti a Bruxelles condividono l'idea che considerare la prostituzione un "lavoro sessuale", depenalizzare l'industria del sesso in generale e rendere legale lo sfruttamento della prostituzione non sia una soluzione idonea a tutelare dalla violenza e dallo sfruttamento donne e ragazze minorenni vulnerabili, ma sortisca l'effetto contrario, esponendole al pericolo di subire un livello più elevato di violenza, promuovendo al contempo i mercati della prostituzione e, di conseguenza, accrescendo il numero delle persone oggetto di abusi. Considerano che la criminalità organizzata, la tratta di esseri umani, i crimini estremamente violenti e la corruzione prosperano all'ombra della prostituzione e che qualsiasi quadro di regolamentazione va a beneficio in primis dei protettori, che riescono a trasformarsi in "uomini d'affari". Condannano qualsiasi tentativo politico o dissertazione basati sull'idea che la prostituzione possa essere una soluzione per le donne migranti in Europa.

Hanno appreso, poi, che in Germania vi sono 400.000 prostitute ma solo 44 sono ufficialmente registrate presso gli enti per la previdenza sociale a seguito della regolamentazione; che non sussistono indicazioni affidabili attestanti che tale normativa abbia ridotto la criminalità e che un terzo dei pubblici ministeri tedeschi è del parere che tale legislazione abbia reso più complesso il loro lavoro finalizzato a perseguire la tratta di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione.

I nostri rappresentanti a Bruxelles ritengono, pertanto, che il modo più efficace per combattere la tratta di donne e ragazze minorenni a fini di sfruttamento sessuale e per rafforzare la parità di genere sia di seguire il modello attuato in Svezia, Islanda e Norvegia (il cosiddetto modello nordico), adottato il 4 dicembre anche dall'Assemblea Nazionale francese.

Dopo aver solennemente approvato due giorni fa a Bruxelles questa risoluzione, alcuni esponenti degli stessi partiti, come se nulla fosse accaduto e in modo alquanto schizofrenico, presentano oggi a Palazzo Madama un disegno di legge che prevede nientepopodimeno che... la regolamentazione della prostituzione! Uao! Che coerenza, ragazzi! Che gigantesca presa per i fondelli!

Quale straordinario mutamento sarà avvenuto nel giro di due giorni? Il ddl in questione, infatti, , viene giustificato in nome di un profondo cambiamento che si sarebbe verificato nel sistema prostitutivo e che ne esigerebbe l'immediata regolamentazione. Nel giro di due giorni, dunque, la realtà descritta dalla risoluzione Honeyball è stata completamente sovvertita? Le donne che praticano la prostituzione non vengono più stuprate, non subiscono più reiterate violenze nel corso della loro attività, non soffrono più di sindrome da stress post-traumatico? O forse il modello tedesco e quello olandese, che sono stati giudicati fallimentari l'altro ieri, sono diventati oggi efficientissimi e non alimentano più la tratta e il crimine organizzato?

Resta il fatto che i nostri parlamentari, anziché predisporre "misure finalizzate a ridurre la povertà", come richiede la risoluzione Honeyball, che evidenzia nella recessione economica, nella disoccupazione che ne consegue e nella marginalità una delle maggiori cause della prostituzione, anziché "affrontare i problemi sociali più profondi che inducono uomini, donne e bambini a prostituirsi" e aiutare le persone vulnerabili "a trovare modi alternativi per guadagnarsi da vivere", si preoccupano di assoggettare chi si prostituisce al regime fiscale e previdenziale. In un periodo di recessione economica i nostri rappresentanti, anziché approntare misure che ne permettano il superamento e che, soprattutto, sottraggano le persone più vulnerabili alla miseria che le costringe a prostituirsi, si apprestano a riscuotere le tasse sui corpi mercificati delle donne che la povertà induce a praticare rapporti mercenari, trasformando lo Stato in magnaccia. Anziché esigere con determinazione che gli evasori delle classi dominanti adempiano ai loro obblighi fiscali, consentendo così di ampliare il welfare state e di erogare un reddito adeguato a tutti o, quanto meno, a chi non ne dispone, escogitano la bella idea di trarre profitto economico dalla mercificazione del corpo di ragazze e donne ridotte in povertà. Così, anziché confrontarci con uno Stato che adotta provvedimenti miranti a liberare dalla miseria le ragazze e le donne dei ceti subalterni affinché non siano costrette a prostituirsi, ci troveremo di fronte ad uno Stato che sfrutta le persone povere indotte dall'assenza di risorse a praticare rapporti sessuali mercenari. La povertà e la conseguente necessità di esercitare la prostituzione si trasformeranno pertanto in un'opportunità economica per la Repubblica italiana. Bel risultato! Che poi l'esercizio della prostituzione implichi un elevato tasso di mortalità e sia strettamente connesso a violenze come stupri e pesanti aggressioni fisiche e psicologiche, come sottolinea la risoluzione Honeyball, non è questione che paia turbare particolarmente i nostri parlamentari a Roma, a differenza dei colleghi di Bruxelles appartenenti agli stessi partiti. Non bisogna vittimizzare... le vittime, si sa! E uno stupro, poi, che sarà mai?

Quanto all'assoggettamento delle persone prostituite al regime previdenziale previsto dal disegno di legge in questione, presentato dalla senatrice del PD Maria Spilabotte, si tratta, anche in questo caso, di una forma di esazione di denaro (contributi) attuata ai danni di persone che non otterranno mai l'erogazione di un assegno pensionistico connesso all'attività della prostituzione. O forse qualcuno crede che una donna pratichi rapporti mercenari per almeno 40 anni e fino al compimento del sessantaseiesimo anno di età o più?

Tra i cofirmatari del disegno di legge in questione vi sono quattro senatori e senatrici del PD, due del M5S e Alessandra Mussolini di Forza Italia. Chissà che ne pensano le femministe pro-prostituzione? Ma sì! Del resto pure Jean-Marie Le Pen ha votato contro la risoluzione Honeyball ed è favorevole alla regolamentazione della prostituzione. Marine Le Pen condivide le idee del padre, ovviamente.

Quanto agli effetti reali prodotti dalla regolamentazione della prostituzione, vi invito a leggere, se volete, questi miei due articoli:

I miti sulla regolamentazione della prostituzione
Lo Stato magnaccia

 



Approvato il rapporto Honeyball
Lo sfruttamento della prostituzione 
è una violazione dei diritti umani


di Maria Rossi


Il Parlamento europeo ha approvato oggi con 343 voti a favore, 139 contrari e 105 astensioni il rapporto della deputata laburista Mary Honeyball sullo sfruttamento sessuale, sulla prostituzione e sul loro impatto sulla parità di genere, il cui contenuto ho illustrato in un precedente articolo.

La prostituzione viene riconosciuta come una violazione dei diritti umani e come una forma di violenza contro le donne, che concorre a perpetuare le diseguaglianze di genere. Ciò, del resto, è attestato da ricerche e testimonianze.

La risoluzione invita gli Stati membri dell'UE ad adottare una normativa ispirata al modello nordico (Svezia, Norvegia e Islanda, cui si è aggiunta recentemente la Francia), che prevede la sanzione dell'acquisto delle prestazioni sessuali e, contemporaneamente, la depenalizzazione della loro vendita. Tale modello si è rivelato molto più efficiente di quello regolamentarista, che ha prodotto risultati negativi.

La risoluzione sollecita, inoltre, le autorità nazionali ad approntare adeguati servizi sociali che consentano alle donne che lo desiderano di abbandonare la prostituzione e di fruire di altre fonti di reddito.

Viene caldeggiata anche l'implementazione di politiche di prevenzione della prostituzione e si raccomanda, in particolare,  agli Stati membri dell'UE di prestare attenzione all'impatto della recessione sull'incremento della pratica dei rapporti mercenari che dovrebbe essere evitato predisponendo soluzioni alternative per donne e ragazze disoccupate.

La risoluzione non è vincolante, ma la sua approvazione attesta comunque l'avvenuto mutamento di sensibilità dei deputati europei nei confronti di un'istituzione la cui esistenza concorre a riprodurre e ad eternare il sistema patriarcale e quello capitalista e a perpetuare la violenza contro le donne.

Riguardo a quest'ultima, una risoluzione approvata ieri dal  Parlamento europeo invita ad affrontare la questione a livello comunitario e sollecita la Commissione ad adottare, prima della fine dell'anno, misure legislative di prevenzione della violenza di genere.


La composizione del voto

Il voto favorevole alla risoluzione abolizionista della prostituzione è trasversale. I voti provengono sia dal  gruppo del PPE, che ha vinto con un'ampia maggioranza le elezioni europee del 2009, che da quello socialista, che ha votato a favore della risoluzione in grande maggioranza, compresa l'eurodeputata Edite Estrela. L'estrema sinistra: il GUE, gruppo esiguo, ha votato in maggioranza (sottolineo in maggioranza) a favore della risoluzione (15 deputati, tra i quali tre tedeschi della Linke, risultato interessante). 13 sono invece i deputati verdi (tra i quali due tedeschi) che hanno votato a favore, ma la maggioranza si è dichiarata contraria alla risoluzione e alcuni si sono astenuti. A favore hanno votato anche 11 deputati di estrema destra.

Altrettanto trasversale è il voto contrario alla risoluzione che include sia deputati del PPE, che del gruppo socialista, così come dei verdi (28), dell'estrema sinistra (9) e dell'estrema destra (9). Tra questi ultimi spicca il neofascista Jean-Marie Le Pen. Anche  l'ultracattolico Lech Wałęsa, contrario all'aborto, prima leader del sindacato Solidarnosc, abbondantemente finanziato da Roberto Calvi del Banco Ambrosiano e dallo IOR (la Banca del Vaticano) poi, come Presidente della Polonia, convinto sostenitore  di spietate politiche neoliberiste ha votato contro la risoluzione abolizionista.

Tra gli italiani hanno votato a favore della risoluzione, tra le altre, le deputate Sonia Alfano e Rita Borsellino, note per il loro impegno contro la mafia, mentre hanno espresso un voto contrario i deputati leghisti Fontana, Morganti, Scottà e Speroni (iscritti al gruppo EFD). Mario Borghezio e Matteo Salvini erano invece assenti.La Bizzotto si è astenuta e nessun leghista ha votato a favore della risoluzione.

Se tra gli abolizionisti non vi sono certo soltanto progressisti, i favorevoli alla prostituzione  non possono tuttavia rallegrarsi, trovandosi in compagnia di Le Pen,  di Wałęsa e  dei leghisti.


Documenti:
Relazione su sfruttamento sessuale e prostituzione, e sulle loro conseguenze per la parità di genere
Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
Relatore: Mary Honeyball
(2013/2103(INI))



Traduzione di Maria Rossi




L'associazione CAP (Coalition for the Abolition of Prostitution) International e i suoi membri, tra i quali il Mouvement du Nid, esprimono il loro pieno sostegno alla risoluzione "sullo sfruttamento sessuale e sulla prostituzione e sul loro impatto sulla parità di genere" sottoposta al voto del Parlamento europeo in seduta plenaria.
CAP International è una coalizione che raggruppa diverse associazioni che operano sul campo e offrono un sostegno sociale, giuridico e medico a migliaia di donne e di uomini in condizione di prostituzione in Europa.
E' a partire da questa esperienza sul campo che siamo in grado di affermare che la prostituzione è:
  • una forma di violenza, le cui conseguenze sulla salute fisica e psicologica sono estremamente gravi.
  • Un ostacolo fondamentale alla parità tra uomini e donne, tra paesi ricchi e paesi poveri, tra maggioranze e minoranze etniche.
  • Una violazione dei diritti umani, come afferma la Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione (1949).

Richiamiamo anche la vostra attenzione sull'"Appello di Bruxelles. Insieme per un'Europa libera dalla prostituzione" che è stato firmato da più di 200 associazioni di tutta l'Europa, ivi compresi i sottoscrittori di questo comunicato. Questo appello richiede l'implementazione di politiche pubbliche che riconoscano i danni causati dalla prostituzione, rifiutino di criminalizzare le persone prostituite e colpiscano le strutture che permettono di perpetuare questo sfruttamento. La proposta di risoluzione sullo sfruttamento sessuale e sulla prostituzione e sul loro impatto sulla parità di genere accoglie queste osservazioni e queste raccomandazioni.
D'altra parte, questa proposta di risoluzione è perfettamente coerente con la risoluzione del Parlamento europeo del 6 febbraio 2013 sull'eliminazione di tutte le forme di violenza contro le ragazze e contro le donne, adottata in occasione della quinta sessione della conferenza delle Nazioni Unite sulla condizione della donna.
Invitiamo tutti i deputati e le deputate ad approvare questa proposta di risoluzione del Parlamento europeo.

Firmatari
Ruhama (Irlanda)
Reden International (Danimarca)
Malos Tratos (Spagna)
Solwodi (Germania)
Mouvement du Nid (Francia)
Fondation Scelles (Francia)
KFUKS (Danimarca)
Apne Aap (India)
La CLES (Canada)




sullo sfruttamento sessuale, sulla prostituzione 



Come rete globale di ricercatori noi sosteniamo la  mozione di Mary Honeyball volta all'approvazione di una risoluzione  sullo sfruttamento sessuale, sulla prostituzione e sul loro impatto sulla parità di genere. Lo facciamo in base alle profonde e sistematiche competenze acquisite nella ricerca sulle dinamiche della prostituzione, dell'industria del sesso, della tratta e della violenza sulle donne. La nostra ricerca  si fonda su prove, indagini storiche e filosofiche e soprattutto sulla testimonianza delle persone sopravvissute al sistema della prostituzione. Molti/e di noi hanno lavorato direttamente con le donne prostituite. Abbiamo legami individuali e collettivi con una vasta gamma di organizzazioni  impegnate nell'abolizione della prostituzione come istituzione della disuguaglianza di genere e dello sfruttamento. Per esprimere la nostra decisa approvazione della relazione di Mary Honeyball e della sua raccomandazione di adottare il "modello Nordico" come approccio europeo alla prostituzione, facciamo riferimento contemporaneamente  alle prove di cui disponiamo e ai nostri studi accademici.
Crediamo che sia importante sottolineare come la nostra posizione sulla prostituzione non sia fondata su un approccio moralistico o su una qualsiasi forma di ostilità nei confronti delle donne coinvolte nel sistema della prostituzione. Né la nostra posizione è legata a considerazioni relative al mantenimento dell''ordine pubblico'.  Le nostre fondamentali preoccupazioni sono i diritti umani che tutelano la dignità di tutte le donne e  la fine di tutte le forme di subordinazione e di degradazione di queste ultime.
Il rapporto Honeyball richiama l'attenzione su una serie di questioni fondamentali:
  • l'asimmetria di genere dell'industria del sesso, nel senso che gli uomini sono la schiacciante maggioranza di coloro che acquistano atti sessuali, mentre le donne e le ragazze sono le persone il cui corpo viene comprato;
  • i Paesi che hanno sanzionato l'acquisto degli atti sessuali hanno  assistito alla contrazione del mercato del sesso e alla riduzione della tratta. E' un successo per questi Stati e l'adozione da parte del Parlamento Europeo del modello Nordico offre la possibilità di replicare questo progresso in tutta l'Europa;
  • gli atteggiamenti mutano nei Paesi nei quali l'acquisto degli atti sessuali è stato criminalizzato. Le inchieste effettuate in Svezia, ad esempio, mostrano che una consistente maggioranza di cittadini ritiene inaccettabile l'acquisto di atti sessuali. La legge è un potente strumento che agisce sulla definizione e sul cambiamento di ciò che è o non è un comportamento socialmente accettabile.

Mentre riconosciamo che alcune donne sostengono di individuare nella vendita di atti sessuali una forma di piena realizzazione economica e personale, queste  singole storie non sono una prova della legittimità della prostituzione come istituzione sociale. Il sistema della prostituzione ci ricorda il persistere delle diseguaglianze tra uomini e donne: il divario retributivo fra i generi, la sessualizzazione dei corpi femminili nella cultura popolare, le storie di violenze e di abusi  subiti sia durante l'infanzia che nell'età adulta che spingono molte donne ad entrare nell'industria del sesso. La persistenza di queste diseguaglianze economiche e sociali in tutti i Paesi europei (e nel mondo) è ben documentata da una miriade di ricerche accademiche. Questi molteplici svantaggi esperiti dalle donne stanno a significare che le cosiddette libere scelte sono in realtà decisioni prese in condizioni caratterizzate dall'esistenza di diseguaglianze e discriminazioni. Le scelte delle donne non dovrebbero essere valutate a partire semplicemente dalla decisione finale (la prostituzione), ma dovrebbero essere considerate le circostanze nelle quali le scelte sono state effettuate. Scelte fatte in condizioni di disuguaglianza non possono essere considerate "libere".
Il rapporto Honeyball  rappresenta un punto di svolta perché sposta l'attenzione sulla scelta degli uomini di acquistare atti sessuali. Un'articolata ricerca effettuata in Norvegia e nel Regno Unito, in particolare, rivela che gli uomini che comprano atti sessuali lo fanno perché credono che esistano pulsioni che spingano ad aver bisogno di far sesso con molte donne. Alcuni uomini riferiscono apertamente di acquistate atti sessuali perché agiscono in un contesto (la prostituzione) in cui non devono pensare alle donne come esseri umani uguali a loro e dotati di sentimenti, desideri ed esigenze proprie. I racconti degli uomini sulla prostituzione, raccolti sul sito The Invisible Men, offrono un quadro agghiacciante della realtà della prostituzione per le donne: [una realtà fatta di] violenza, disperazione, subordinazione e perdita della speranza.
Questo è il motivo per cui il rapporto Honeyball chiarisce che l'idea e la realtà che il corpo delle donne possa essere comprato - e venduto - dagli uomini per gli uomini crei e perpetui relazioni gerarchiche tra gli uomini e le donne.
La prostituzione, come afferma il rapporto Honeyball, è un tipo, una causa e una conseguenza della diseguaglianza di genere. Realizzare la parità tra i sessi significa compiere passi verso un mondo nel quale i progressi vadano oltre il  miglioramento  dello status di ciascuna donna  che si trovi in una condizione di discriminazione, ma combattano tali condizioni. Criminalizzare l'acquisto di atti sessuali, depenalizzarne la vendita e fornire supporto specialistico alle donne che vogliono abbandonare la prostituzione sono misure che combattono direttamente le diseguaglianze di genere.
Questa settimana deciderai con il tuo voto se contestare o meno la finzione che sia naturale ed inevitabile per gli uomini comprare l'accesso ai corpi delle donne per godere della libertà sessuale, e se opporti o meno a questa forma profondamente radicata di diseguaglianza di genere.
Il Parlamento Europeo ha l'opportunità storica di agire come un faro a livello mondiale  per promuovere l'uguaglianza di genere, seguendo il pioneristico esempio dei Paesi nordici. Invitiamo te e tutti i membri del tuo partito a non sprecare questa opportunità e a votare la mozione Honeyball.

Firme:
1. Dr Maddy Coy, Reader in Sexual Exploitation and Gender Equality, London Metropolitan
University
2. Dr Helen Pringle, Senior Lecturer, School of Social Sciences, University of New South
Wales, Australia
3. Dr Esohe Aghatise, Visiting Lecturer, United Nations Interregional Crime and Justice
Research Institute (UNICRI), Turin and Faculty of Law, University of Turin (Master of Laws
in International Crime and Justice Programme), Italy
4. Professor Ivana Bacik, Law School, Trinity College Dublin, Ireland
5. Professor Kathleen Barry, PhD, Professor Emerita, Penn State University, US
6. Dr Karen Bell, Faculty of Social Sciences and Law, University of Bristol, UK
7. Janine Benedet, Associate Professor, Faculty of Law, University of British Columbia,
Canada
8. Ciaran Benson, Emeritus Professor of Psychology, University College Dublin, Ireland
9. Dr Oona Brooks, Lecturer in Criminology, The Scottish Centre for Crime and Justice
Research, University of Glasgow, UK
10. Thema Bryant-Davis, Associate Professor of Psychology, Pepperdine University, US
11. Lisa Carson, doctoral researcher, University of Melbourne, Australia
12. Heather Cole, doctoral researcher, London Metropolitan University, UK
13. Dr Emma Dalton, Lecturer, Japanese Studies Research Institute, Kanda University of
International Studies, Chiba, Japan
14. Professor Michelle M. Dempsey, Professor of Law, Villanova University School of Law, US
15. Dr Gail Dines, Professor of Sociology and Women's Studies, Wheelock College, Boston,
US
16. David Duriesmith, doctoral researcher, University of Melbourne, Australia
17. Helen Easton, Senior Lecturer and PhD candidate in Criminology, London South Bank
University, UK
18. Gunilla S. Ekberg, international human rights lawyer, PhD in Law candidate, University of
Glasgow, UK
19. Fiona Elvines, doctoral researcher, London Metropolitan University, UK
20. Professor Maria Eriksson, Professor of Social Work, School for Health, Care, and Social
Welfare, Mälardalen University, Sweden
21. Dr Elizabeth Evans, Faculty of Social Sciences and Law, University of Bristol, UK
22. Dr Karen Evans, Senior Lecturer, School of Sociology, Social Policy and Criminology,
University of Liverpool, UK
23. Dr Matthew Ezzell, Assistant Professor in Sociology, James Madison University, US
24. Kate Farhall, doctoral researcher, University of Melbourne, Australia
25. Dr Melissa Farley, Prostitution Research and Education, US
26. Maria Garner, doctoral researcher, London Metropolitan University, UK
27. Professor Gene Feder, Professor of primary health care, School of Social and Community
Medicine, University of Bristol, UK
28. Dr Aisha K. Gill, Reader in Criminology, University of Roehampton, UK
29. Professor Victor Goode, Professor in Law, CUNY Law School, US
30. Dr Kieran McGrath, Visiting Research Associate, Dept of Social Studies, Trinity College,
Dublin, Ireland
31. Professor Marianne Hester, Chair in Gender, Violence and International Policy, School for
Policy Studies, University of Bristol, UK
32. Dr Miranda Horvath, Reader in Forensic Psychology, Middlesex University, UK
33. Donna M. Hughes, Professor & Eleanor M. and Oscar M. Carlson Endowed Chair, Gender
and Women's Studies Program, University of Rhode Island, US
4
34. Professor Sheila Jeffreys, School of Social and Political Sciences, University of Melbourne,
Australia
35. Dr Robert Jensen, Professor, School of Journalism, University of Texas at Austin, US
36. Helen Johnson, Doctoral Candidate in Criminology, University of Kent, UK
37. Patricia Kelleher, PhD, Adjunct Senior Lecturer in Social Exclusion, University of Limerick,
Ireland
38. Professor Liz Kelly, Director, Child and Woman Abuse Studies Unit, London Metropolitan
University, UK
39. Dr Christopher Kendall, Barrister, John Toohey Chambers, Honorary Research Fellow,
Law School, The University of Western Australia
40. Dr Mark P. Lagon, Professor in the Practice of International Affairs, Georgetown
University, and Former U.S. Ambassador at Large to Combat Trafficking in Persons, US
41. Dr Ronit Lentin, Associate Professor, Department of Sociology, Trinity College Dublin,
Ireland
42. Dr Nancy Lombard, Lecturer of Sociology and Social Policy, Glasgow Caledonian
University, UK
43. Dr Julia Long, Lecturer in Sociology, Anglia Ruskin University, UK
44. Jo Lovett, Senior Research Fellow, London Metropolitan University, UK
45. Professor Kathleen Lynch, UCD Professor of Equality Studies, Head of the UCD School of
Social Justice, University College Dublin, Ireland
46. Dr Finn Mackay, Centre for Gender & Violence Research, University of Bristol, UK
47. Catharine A. MacKinnon, Elizabeth A. Long Professor of Law, University of Michigan,
James Barr Ames Visiting Professor of Law (long term), Harvard Law School, Special
Gender Adviser to the Prosecutor, International Criminal Court, 2008-2012 (affiliations
for identification only)
48. Professor Jeffrey Masson, New Zealand
49. Kristina Massey, Lecturer in Criminal Psychology, Canterbury Christchurch University, UK
50. Professor Roger Matthews, Professor of Criminology, University of Kent, UK
51. Dr Melanie McCarry, Guild Research Fellow, School of Social Work, University of Central
Lancashire
52. Professor Hiroshi Nakasatomi, University of Tokushima, Japan
53. Dr Izabela Naydenova, Lecturer, School of Physics, College of Sciences and Health, Dublin
Institute of Technology, Ireland
54. Dr Caroline Norma, Lecturer in Global, Urban and Social Studies, RMIT University,
Australia
55. Dr Monica O'Connor, Independent Researcher, Ireland
56. Ruth Phillips, doctoral researcher, London Metropolitan University, UK
57. Dr Jane Pillinger, Independent Researcher and Policy Advisor, Ireland
58. Professor Keith Pringle, Professor in Sociology with a specialism in social work, Uppsala
University, Sweden; Adjungeret Professor, Aalborg University, Denmark; and Honorary
Professor, University of Warwick, UK
59. Dr Kaye Quek, Lecturer in Political Science, University of Melbourne and RMIT University,
Australia
60. Jody Raphael, Visiting Professor of Law, De Paul University College of Law, US
61. Professor Janice G. Raymond, Professor Emerita, University of Massachusetts, Amherst,
US
5
62. Dr Emma Rush, Lecturer in Ethics and Philosophy, Charles Sturt University, Australia
63. Nicola Sharp, Research Fellow, London Metropolitan University, UK
64. Professor Helena Sheehan, Professor Emerita, Dublin City University, Ireland
65. Dr Olivia Smith, Lecturer in Criminology, Anglia Ruskin University, UK
66. Dr Mary Sullivan, Independent Researcher, Australia
67. Dr Jackie Turner, Research Fellow, London Metropolitan University, UK
68. Dr Meagan Tyler, Lecturer in Sociology, Victoria University, Australia
69. Dr Bridget Vincent, McKenzie Postdoctoral Research Fellow, University of Melbourne,
Australia
70. Max Waltman, PhD Candidate, Department of Political Science, Stockholm University,
Sweden
71. Professor Nicole Westmarland, Co-Director, Centre for Research on Violence and Abuse,
Durham University, UK
72. Dr Rebecca Whisnant, Associate Professor in Philosophy and Director of Women's and
Gender Studies, University of Dayton, US
73. Dr Emma Williamson, Senior Research Fellow, Centre for Gender and Violence Research,
School for Policy Studies, University of Bristol, UK
74. Nusha Yonkova, doctoral researcher, School of Social Justice, University College Dublin,
Ireland
75. Dr Eileen Zurbriggen, Professor of Psychology, University of California, Santa Cruz, US

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