Si è detto fin dal principio, sulla vicenda relativa al caso di violenza psicologica che vede coinvolto un membro associato di Maschile Plurale e sul modo in cui l’associazione l’ha gestita, che questioni così delicate non possono essere discusse in rete, devono essere discusse nelle relazioni in presenza. Di persona. Faccia a faccia. Ciò equivale a dire che è sbagliato esista il vento. Se vogliamo avere un po’ d’aria possiamo usare i ventagli o i ventilatori. 

Negli anni cinquanta, qualcuno avrà pensato che la televisione è uno strumento adatto per trasmettere quiz, varietà, partite di calcio, al limite telegiornali, ma inadatto per il dibattito politico. Per quello esistono le istituzioni, le sezioni di partito, i comizi delle piazze. La prima tribuna politica televisiva è infatti solo del 1961. Giusta o sbagliata la valutazione di opportunità, tenere fuori la politica dalla televisione è stato impossibile, nonostante fosse uno strumento di comunicazione verticale. Ancora meno possibile è controllare e limitare il dibattito in rete, uno strumento di comunicazione orizzontale.

La rete ormai esiste, esistono i blog e i social media, quasi chiunque è dotato di una connessione con dispositivo fisso o mobile. Quella virtuale è diventata e sarà sempre più la forma di comunicazione più diffusa ed immediata a grande distanza. Se non si può pretendere che tutti siano sempre connessi e pronti a commentare e rispondere, ancora più stravagante è l’idea che tutti siano disposti ad attraversare mezzo paese per relazionarsi in presenza. Il dibattito in rete mette in contatto centinaia, a volte migliaia di persone. Le relazioni in presenza possono mettere insieme una decina di persone, salvo convegni di particolare successo. In rete, il dibattito è completamente verbalizzato, non ci si vede in faccia, ma ci si può rileggere e per scrivere siamo obbligati a mettere ordine nella nostra testa. In presenza, siamo aiutati dal linguaggio analogico del corpo, che può essere un vantaggio tanto per la comunicazione, quanto per la manipolazione, ma abbiamo poco tempo per pensare e riflettere a quel che vogliamo dire e ogni parola si disperde nell’aria. In presenza, verba volant.

La parola scritta ha una sua forza documentaria. Che può infastidire. Anche prima che esistesse Internet, quando ho scritto manifesti e volantini che criticavano, non entità astratte, ma personalità nel raggio della mia sfera d’influenza, dal preside all’assessore, mi sono sempre sentito dire che no, non è così che si fa.

Quando ho potuto osservare la medesima comunità di persone, ad esempio una federazione di partito, potersi relazionare sia di persona nelle riunioni, sia in rete in una mailing list, ho notato che la relazione virtuale era più conflittuale, ma non solo e non tanto per le dinamiche proprie della relazione virtuale, quanto per il fatto che in rete era possibile introdurre argomenti di discussione che nella routine delle riunioni erano invece evitate o ignorate. Spesso le differenze convivono nella rimozione. Basta non parlarne e si evitano le divisioni. In rete, invece c’è sempre qualcuno che apre un topic e ne parla.

Con ciò, non voglio preferire una forma o l’altra. Dico invece che non ha senso mettere in contrasto una forma con l’altra. Se è possibile, meglio tutte e due: scriversi e parlarsi. Ma per la maggior parte di noi, è possibile solo scriversi. Dunque, negare la possibilità di affrontare un argomento in rete, equivale ad esprimere un proposito di esclusione e di censura. Un proposito ingenuo, perchè l’unica cosa che si può fare è negare qualche spazio, ma in rete da qualche parte comunque si discuterà.

Riguardo la questione così delicata, che sembra voler significare privata, riservata, non sono d’accordo che la violenza lo sia, non in questi termini. La questione della violenza maschile sulle donne è sempre stata quella del suo occultamento, non quella della sua eccessiva esposizione. Un libro di Patrizia Romito, dedicato alle tattiche e alle strategie di occultamento della violenza maschile, si intitola «Un silenzio assordante», non «Mancanza di delicatezza».

Naturalmente, discutere è difficile, tanto in rete, quanto in presenza. C'è sempre la tentazione di scaricare il disaccordo sul modo o sul mezzo con i quali si discute. Il confronto sui contenuti è potenzialmente inquinato dal confronto sui ruoli. Si tratta di imparare a discutere in modo corretto. Si impara con la pratica. Non c’è un luogo, un mezzo da evitare. C’è da alfabetizzarsi, per saper usare nel modo migliore il mezzo più diffuso.


P.S. TK Brambilla, autrice insieme al Ricciocorno degli articoli in merito alla vicenda di MP, ha dichiarato la sua disponibilità ad un incontro pubblico ed ha proposto come luogo la Libreria delle donne di Milano. Non è chiaro se MP sia ancora dell’idea di incontrarci o se abbia lasciato cadere la proposta, in ogni caso dichiaro di essere disponibile anch’io.


Riferimenti:
Primi interventi di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale (19 aprile 2014)
Violenza di genere: lettera aperta a Maschile Plurale (Il Ricciocorno Schiattoso)
Risposta a Maschile Plurale: i centri antiviolenza rispettano la privacy (Il Ricciocorno Schiattoso)
Un'occasione per riflettere sulla violenza fuori e dentro di noi (Maschile Plurale)
Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione? (Tk)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale
Pubblica denuncia (Il Ricciocorno Schiattoso)
«Maschile Plurale» ambigua e confusa sulla violenza. Inaccettabili le opinioni rivittimizzanti
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di MP (16 giugno 2014)
«Maschile Plurale» tra rimozione e rivittimizzazione
MP più interessato a difendersi che ad ascoltare
Discussione male impostata da MP, tra collusione e disimpegno
Scambio con Sara Gandini (Bacheca Libreria delle donne di Milano)

 




Se i cavalieri e le macchie di Ciccone non erano il tema ma lo erano questa donna e i suoi diritti allora non credi che la discussione sia stata impostata male?
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 23 giugno 2014 alle 12:07)

Si, Stefano, ritengo che questa discussione sia stata impostata malissimo.
Infatti tutto parte da un tuo comunicato omissivo e ambiguo:

Recentemente su questa pagina sono stati pubblicati alcuni commenti, dal contenuto accusatorio, che alludono ad una vicenda a nostro avviso troppo complicata e dolorosa per essere discussa a colpi di post su un social network.
Alcuni di noi si sono da tempo attivati per incontrare e ascoltare le persone coinvolte, cercando di fare chiarezza sull’accaduto e aprendo spazi di riflessione. Intendiamo continuare ad occuparci di questa vicenda, ma con modalità rispettose della sensibilità e dignità di chi vi è coinvolto; perciò d’ora in avanti non pubblicheremo ulteriori commenti che la riguardino.
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP il 19 aprile 2014 alle 8:56)

In cui parli di una vicenda complicata e dolorosa, di cui intendete occuparvi in uno spazio diverso da fb.
Io che ti leggo, non so assolutamente di cosa parli. Cosa è una vicenda “complicata e dolorosa”?
E come da subito rileva il Ricciocorno in maniera chiarissima: "Quali sono le accuse mosse, e contro chi?"
Quali accuse? Violenza psicologica.
A chi? Un membro di Maschile Plurale.
Ci sono voluti gli interventi di Lizzi per capire di cosa stavi parlando: l’accusa di presunta violenza psicologica a carico di un membro dell’associazione MP.

E tu da subito parli di “conflitti sofferenze e proiezioni nelle relazioni”. Basta leggere tutti i tuoi interventi per notare che stai già dando una tua versione della vicenda, fino a esplicitarla chiaramente:

In questo lavoro e in questo confronto che abbiamo fatto io, personalmente e a nome di nessuno, mi sono fatto la mia opinione e questa opinione è che non si tratti né di violenza né di calunnia.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Da subito, Stefano, il punto quindi non sono le macchie di Ciccone ma se, ancora una volta, come sempre accade, la denuncia (anche non penale!) di una violenza subita da parte di una donna la espone a una ulteriore violenza, agita anche attraverso il racconto pubblico che si sceglie di farne o non farne.
Che questo avvenga da parte di chi si occupa proprio di violenza contro le donne è solo un’aggravante.
Se non fossi stato più impegnato a dire, dire e dire ma ti fossi posto davvero in una posizione un po’ meno ego-centrata e di sincero ascolto, avresti messo subito a fuoco la questione posta dai tuoi diversi interlocutori.

Siamo partiti da qui:

In questo lavoro e in questo confronto che abbiamo fatto io, personalmente e a nome di nessuno, mi sono fatto la mia opinione e questa opinione è che non si tratti né di violenza né di calunnia.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Passando per:

L’altro rimprovero è di non citare la violenza se non in un riferimento generale alle relazioni tra i sessi. Anche in questo caso credo sia corretto non fare riferimento alla violenza se non si è verificato, o si ritiene di averlo fatto, che questa violenza ci sia stata. Non mi pare utile confondere conflitti e violenza, vissuti di sofferenza e violenza, indisponibilità al confronto, incomprensione reciproca, ottusità, ostilità, rivalsa, rancore, delusione con violenza.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Quindi la nostra scelta non è di “non dare un nome alle cose” ma di dargli il nome che riteniamo corretto, e di confrontarci su questo con chi è coinvolta/o senza esprimere giudizi sommari.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Posso, cioè non considerare violenta la dinamica tra due persone ma non per questo condannare come calunniatrice la donna che la chiama così.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Per arrivare a:

Io ho detto che non posso io a sapere cosa c’è stato (…) Quello che ho provato a dire e che provo a ripetere è che io non posso dire se c’è stata o no violenza.
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 12 giugno 2014 alle 12:12)

E questo per me è un buon primo passo in un percorso di verità, per il quale vale la pena proporre e ri-proporre, anche correndo il rischio di tediare chi legge.

Ma se nel confronto ti ostini a ribadire inaccettabili esternazioni, aggiungendo ogni volta dettagli non dirimenti ma che vanno nella direzione della conferma della tua opinione personale secondo cui non c’è stata violenza, io mi trovo costretta a ribadire e ribadire, anche se tedierò il mondo intero.

Se alla questione del rischio di aspetti collusivi continui a rispondere dicendo che ve la siete posta senza però risolverla, per esempio come suggeriva Loredana Galano, inviando ad altri la riflessione personale con “lui”, a me non rimane che ri-proportela n-volte: il dato di fatto è che avete preso atto del rischio e avete deciso di conviverci. Punto.

Se tu racconti di un percorso con la donna all’insegna dell’ascolto, della cura e della sensibilità e a domanda rispondi di non sapere nulla del coinvolgimento di un centro, tanto che “lei” ritiene di smentirti in proposito attraverso il Ricciocorno, tua interlocutrice, devo chiedermi e chiederti se sei proprio sicuro che l’ascolto prestato sia stato reale.

Se “lei” ti ha detto del suo percorso con un centro antiviolenza e tu non ne conosci gli esiti perché a lei non chiedi nulla ma rimani in attesa di verifiche terze da parte di “donne della città”, verifiche secondo te utili, io non posso che restituirti l’immagine che ne deriva: qualcosa si deve essere seriamente inceppato in questo percorso e confronto con la donna. Due domande me le farei. Non mi limiterei alla difesa ad oltranza della profondità del percorso di verifica intrapreso e di quanto bravo sono ad ascoltare e mettermi in discussione.

Te lo dico, io sto facendo una fatica titanica a confrontarmi con te. E decisamente non mi sento ascoltata. Certamente sarà reciproco, non lo metto in dubbio ma mai oserei definire ‘sta roba un confronto basato sull’ascolto, la sensibilità e la cura.

Almeno un’ultima cosa mi preme puntualizzare, mi scrivi:

Devo dire che non mi pare di aver percepito una corrispondente disponibilità all’ascolto, ma non ne faccio un rimprovero. Se si vuole essere onesti si può notare che in questa discussione è stata caricata una (legittima) diffidenza verso maschile plurale, un fastidio per un impegno maschile sulla violenza a cui /(legittimamente) non si crede fino in fondo, la convinzione (di nuovo legittima) che gli uomini in quanto “oppressori” non possano genuinamente essere parte di un impegno contro la violenza. Non sarebbe stato più corretto discutere di questo e non “usare” una vicenda personale di cui (a tutt’oggi) i protagonisti non ci hanno detto ancora nulla e parliamo per sentito dire?
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 23 giugno 2014 alle 12:07)

Questa cosa, per esempio, non credo sia esattamente dimostrazione di ascolto.
Nei miei interventi non ho mai sostenuto che gli uomini, in quanto oppressori, non possano genuinamente essere parte di un impegno contro la violenza. Visto che ti interessa, sappi che sono convinta che gli uomini non solo possano ma debbano essere parte di un impegno contro la violenza e non ho nessun fastidio per l’impegno maschile sulla violenza. Nessuno. Ne ho molto quando non lo vedo.
Che sia stata mossa da diffidenza nei confronti di MP è una illazione tua, che respingo.
Quindi no, non sarebbe stato “più corretto” parlare di questo, mentre è scorretto che tu mi dica che ho usato una vicenda personale per parlare di altro. Vicenda che peraltro non sono stata io a rendere pubblica.
E non si tratta di una vicenda di cui parliamo per sentito dire. Ne sto parlando con te che sostieni che con MP l’hai verificata, analizzata, sviscerata insieme alle due persone coinvolte.
Sto invece discutendo di come questa vicenda viene pubblicamente raccontata da te che, diversamente da me, ne parli perché la conosci. Anzi, ne parli proprio con l’autorevolezza di chi la conosce.

Ti seguo perfettamente quando dici che denunciare il contesto maschilista in cui il gesto individuale si inserisce non riduce la responsabilità del singolo ma permette di non fermarsi alla condanna del singolo gesto.
Ma se passando dalla teoria alla pratica, questo impianto teorico si inceppa, non ti seguo più. La teoria non mi basta.
Nella richiesta di chiarimenti sul modo di MP di gestire questa vicenda, che è sembrato quantomeno incline a una facile rimozione, se il tuo interlocutore è uomo, riesci a leggere solo la necessità di emettere giudizi rassicuranti e tranquillizzanti che confermano l’estraneità alla violenza. Fino ad arrivare a dire che non ti interessa esprimere un giudizio di condanna dell’uno o dell’altro, riducendo la condanna della violenza a una gara tra maschietti a chi è più buono e, in concreto, ridimensionando l’importanza della condanna del singolo gesto.
Se invece la tua interlocutrice è donna nella richiesta di chiarimenti riesci a leggere solo le aspettative deluse in un cavaliere senza macchia o un principe azzurro, figure dell’immaginario patriarcale a cui attribuisci quindi la denuncia e la condanna del singolo gesto. Aspettative deluse a cui naturalmente, da uomo liberato, non ti interessa corrispondere. Riesci così in un colpo solo a essere sminuente nei confronti di un femminile che ti richiama al tuo impegno contro la violenza e, ancora, a ridimensionare l’importanza della condanna del gesto singolo.

Una bella confusione. E ne avevamo proprio bisogno!

Da n-post, che hai chiamato polemichetta su fb, sto tentando inutilmente di dirti che invece ti deve interessare. Soprattutto se a oggi non sei in grado di sapere se c’è stata violenza o conflitto. E soprattutto se dal racconto che hai fatto deduco che qualche errore è stato commesso. Certamente nella relazione con la donna.
Se mi dici che non siete arrivati a nulla e che sostanzialmente siete in attesa che lei di sua spontanea volontà (lei che ti smentisce attraverso un tuo interlocutore) o il centro o verifiche terze vi illuminino di immenso, in effetti quello che mi arriva è che non ti interessa abbastanza. A te e MP.
E quindi, si, per correttezza devo dire che adesso, alla luce di questo confronto con te, sono molto perplessa sull’impegno di MP. Sicuramente in questa vicenda. Adesso si.


Riferimenti:
Primi interventi di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale (19 aprile 2014)
Violenza di genere: lettera aperta a Maschile Plurale (Il Ricciocorno Schiattoso)
Risposta a Maschile Plurale: i centri antiviolenza rispettano la privacy (Il Ricciocorno Schiattoso)
Un'occasione per riflettere sulla violenza fuori e dentro di noi (Maschile Plurale)
Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione? (Tk)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale
Pubblica denuncia (Il Ricciocorno Schiattoso)
«Maschile Plurale» ambigua e confusa sulla violenza. Inaccettabili le opinioni rivittimizzanti
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di MP (16 giugno 2014)
«Maschile Plurale» tra rimozione e rivittimizzazione
MP più interessato a difendersi che ad ascoltare





Stefano, continui a chiedere cosa avreste dovuto fare: sostituirvi all’unica persona titolata a fare una eventuale denuncia? Sostituirvi a soggetti (centri antiviolenza e forze dell’ordine) che hanno un ruolo specifico?
Davvero mi stupisce, mi stupisce assai, che siamo ancora fermi a questo.

Ci riprovo, cercando di essere sintetica. I punti essenziali non meritano di perdersi in mezzo a tanto dire.

- Una donna sostiene di avere subito violenza psicologica da un vostro associato, decide di non denunciare legalmente ma sceglie di non stare in silenzio e di parlarne a voi di MP.
Da quel momento la vicenda vi riguarda.
E ti rimando, come ho già fatto, alle domande poste da Loredana Galano, secondo me ancora aperte:

In base alla relazione di amicizie e stima si sono presi in considerazione gli aspetti collusivi? si è valutata l’ipotesi che, essendo l’uomo coinvolto appartenente all’associazione forse la “riflessione” personale sarebbe stata meglio inviarla ad altri? Si è intrapresa anche una “riflessione” con la donna?
(Loredana Galano sulla bacheca di MP 5 giugno 2014 alle 20.54)

- Ritengo che nel racconto pubblico di una presunta violenza le opinioni personali, dichiaratamente non suffragate da fatti e che negano ci sia stata violenza, siano assolutamente inaccettabili: si tratta di insinuazioni potenzialmente rivittimizzanti.

- Ritengo che MP avesse il dovere di seguire il percorso intrapreso dalla donna che a voi si era rivolta, proprio perché è stata lei a scegliere di rivolgersi a voi e di mettervi a conoscenza del coinvolgimento del centro. E perché è vicenda che vi riguarda da vicinissimo. Siete coinvolti.
Non siete stati chiamati a dirimerla ma a occuparvene. Non siete stati chiamati a scavalcare la donna o assumerne il ruolo di tutore ma a riconoscerla come soggetto, chiedendole di seguire l’esito del percorso da lei intrapreso e da lei stessa a voi rivelato, al fine di confrontarvi con il centro antiviolenza e scongiurare ogni pericolo di possibile rimozione.

Io ho detto che non posso scavalcarla e contattare il centro e che il centro non ci ha contattati e che non è emersa dal suo percorso nel centro una denuncia pubblica. Descrivi questo come un attorcigliamento.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno 19 giugno 2014 alle 17.10)

In verità descrivo questo come un lavarsene le mani.
Che dal suo percorso non sia emersa una denuncia pubblica, come ben sappiamo, non è dirimente di nulla. È invece un’altra esternazione allusiva che va nella direzione della negazione e che certamente fa parte di quelle che contribuiscono a creare un clima che inibisce la scelta della denuncia.
Che tutto ciò arrivi da un ambiente sensibile a queste tematiche, ritengo possa avere un effetto devastante.

Tutte queste preoccupazioni non vi hanno invece impedito di scavalcarla, accettando di parlare di lei con soggetti che non hanno alcuno specifico ruolo (amici, colleghi, ex e non meglio identificate “donne della città”) e scegliendo di fare pubblici cenni allusivi relativi a questi confronti, ancora una volta con esternazioni che hanno il sapore dell’insinuazione e del chiacchiericcio: valutazioni tra loro diverse avute da amici e colleghi e nessuna verifica terza andata a buon fine.

Non c’è nulla in ciò che ho detto che possa essere equivocato come una richiesta di sostituirvi all’unica persona titolata a una eventuale denuncia o di sostituirvi a soggetti (centri antiviolenza e forze dell’ordine) che hanno un ruolo specifico. Né tantomeno una richiesta di nomi e cognomi. Nulla. Altrimenti indicami esattamente dove, e mi correggerò.
Spero vivamente che con il tuo prossimo intervento non si debba ricominciare sempre da queste argomentazioni.

Mi colpisce la conclusione del tuo ultimo post. Mi colpisce davvero che tu l’abbia scritta.:

Vedi poi un clima omertoso e di ossequio per “Stefano Ciccone dall’esperienza ventennale e la prestigiosa MP.” Io credo che la pratica politica, la vita delle persone abbiano un valore e che i giudizi si costruiscano anche sulla relazione concreta con le persone. Devo dire che mi fa piacere vedere la fiducia (non cieca e incondizionata) nella mia storia e nel mio impegno. Ma, ripeto, non ci tengo ad essere l’uomo buono e non faccio questo per l’approvazione di qualcun altro. Lo faccio per me e perché lo considero un percorso di libertà, di conflitto con un sistema di potere, di rottura con una complicità con un ordine oppressivo. Puoi ironizzare, se vuoi, su questo. Ma questa è la mia vita.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno 19 giugno 2014 alle 17.10)

No, Stefano, la mia non è affatto ironia. Proprio perchè so bene che i giudizi si costruiscono sulla relazione con le persone e sulla fiducia.
In realtà stiamo parlando proprio di questo: è esattamente ciò che molto lucidamente è stato subito messo a fuoco da Loredana Galano.
Per tutta questa discussione ho fatto continuamente lo sforzo di dimenticare che sei Stefano Ciccone di MP. Ho cercato di leggerti e formarmi un’opinione nonostante tu sia Ciccone di MP.

Perchè Stefano, il punto è anche questo:

“Lui” è uno di MP, amico di Ciccone di MP.
Ciccone di MP si è interessato alla vicenda come membro di MP ( “un’associazione che da anni conduce una riflessione sulle molteplici forme di violenza maschile – dalle più eclatanti alle più sottili, da quelle fisiche a quelle psicologiche – che attraversano le relazioni tra i sessi e che ci devono interrogare quotidianamente e personalmente.” ) ma “in primo luogo sulla base di relazioni di amicizia e stima” .

“Lei” invece è solo “lei”:
- La donna che secondo Ciccone di MP non ha subito violenza ma ha un vissuto di sofferenza.
- La donna di cui perfino amici, ex e colleghi danno valutazioni diverse. E ce lo dice Ciccone di MP.
- La donna che sostiene di avere intrapreso un percorso in un centro antiviolenza su cui però nessuna verifica terza è andata a buon fine. E ce lo dice Ciccone di MP.
- La donna che si è rivolta a un centro antiviolenza ma del cui percorso non si sa nulla se non che non ha portato a una denuncia pubblica. E ce lo dice Ciccone di MP.

Stiamo parlando esattamente di questo. E trovo incredibile che non ti sia evidente. E trovo che a molti non sia evidente proprio perché sei Ciccone di MP.

Si, ho letto il comunicato di MP e non c’è nulla rispetto a ciò di cui stiamo discutendo, non posso che dedurne che MP non abbia nulla da dire sulle cose che scrivi passando con disinvoltura dall’ “io” al “noi”.
Di ciò che accade qui e adesso, non una parola in quel comunicato.

In conclusione davvero, Stefano, nessuna di queste obiezioni ti fornisce motivo di ripensamento e riflessione sulla modalità scelta per affrontare questa vicenda, che a mio parere non è affatto espressione del percorso politico che rivendichi? Nulla?
Vedo solo un atteggiamento difensivo e, questo si, ha a che fare con l’immagine di Ciccone “uomo buono”.
A proposito di cavalieri e principi azzurri, a cui ho visto fare cenno, vorrei precisare che qui il punto non è l’aspettativa di cavalieri senza macchia, qui si sta chiedendo di non fare danno. Sto denunciando una modalità che, a mio parere, ha esposto questa donna a una rivittimizzazione.

I cavalieri e le macchie di Ciccone non sono l’elemento importante in questa discussione.
Lo è questa donna e i suoi diritti.
I suoi diritti, non l’aspettativa di gesta eroiche di un principe azzurro che corre in suo aiuto.
È doveroso prendere parola per denunciare il trattamento che sta subendo in questo tuo racconto pubblico della possibile violenza da lei subita. Credo che almeno questo le sia dovuto.
Per essere ulteriormente chiara: non mi stupisce che un’associazione di uomini faccia cerchio per garantire a uno di loro il diritto a non essere esposto a scorretti processi virtuali. Mi stupisce e mi duole profondamente che le donne, soprattutto quelle che si occupano in prima linea di violenza, non si siano strette intorno a questa donna per garantirle lo stesso diritto.
È questa la mia aspettativa delusa. È questa la delusione con cui devo fare i conti.

Per quanto mi riguarda sono assolutamente disponibile a incontri pubblici in presenza. Non penso debba essere l’unica modalità per proseguire una discussione ma è certamente un modo per integrarla. Anche se a questo punto ammetto di essere abbastanza perplessa rispetto al senso di un confronto, in cui mi pare tu sia più concentrato a dire che ad ascoltare.
Come luogo propongo la Libreria delle donne di Milano.


Riferimenti:
Primi interventi di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale (19 aprile 2014)
Violenza di genere: lettera aperta a Maschile Plurale (Il Ricciocorno Schiattoso)
Risposta a Maschile Plurale: i centri antiviolenza rispettano la privacy (Il Ricciocorno Schiattoso)
Un'occasione per riflettere sulla violenza fuori e dentro di noi (Maschile Plurale)
Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione? (Tk)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale
Pubblica denuncia (Il Ricciocorno Schiattoso)
«Maschile Plurale» ambigua e confusa sulla violenza. Inaccettabili le opinioni rivittimizzanti
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di MP (16 giugno 2014)
«Maschile Plurale» tra rimozione e rivittimizzazione

La violenza contro le donne ci riguarda: prendiamo la parola come uomini
 (Maschile Plurale 2006)




Non conosco la donna coinvolta, non l’ho mai incontrata, non ho mai parlato con lei.
Leggo di questa vicenda e mi sono fatta bastare la tua versione, Stefano Ciccone.
Esiste una donna che sostiene di avere subito violenza psicologica e un uomo che sostiene di essere accusato ingiustamente. Non ci sono versioni “altre”. Non ci sono fatti che chi ti legge conosce e che portano a fare una valutazione altra, né sto esprimendo un giudizio su una vicenda che io non conosco e tu si.
Per essere chiari: mi sto esprimendo su come Stefano Ciccone e MP hanno pubblicamente raccontato la loro gestione della vicenda.

Ti dico cosa vedo io che vi leggo.
Si viene a sapere, con post allusivi, che un membro di MP è stato accusato di violenza psicologica e vi si chiede se questo fatto è vero e come l’avete gestito.
Tu lo confermi e scrivi fiumi di parole, da cui però ti smarchi continuamente. Ma le scrivi. E io le leggo.
Il succo qual è? Dici che questa donna ha scelto di non fare una denuncia pubblica, né ad oggi si è mossa per vie legali. E dici che la sua scelta va rispettata.
D’accordissimo.
Ma questa donna, come tu stesso racconti, non ha fatto la scelta del silenzio: vi è venuta a cercare e si è rivolta a voi. E non vi ha posto un caso generico di violenza ma un caso in cui è coinvolto un vostro membro.
È venuta da voi, Stefano.
E tu, voi, che avete fatto? Ci racconti di confronti, ascolto, cura e sensibilità. Ma sostanzialmente non avete fatto nulla.
Di lei non sai niente.
Hai sostenuto di non sapere del coinvolgimento di un centro.

Non sono in nessun disaccordo con nessun centro antiviolenza e non ho nessuna notizia di un centro antiviolenza che abbia “preso in carico”.
Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 9 maggio 2014 alle 17:16

Alla sua smentita, sostanzialmente hai risposto che sono cose che riguardano solo lei.
E dopo averci detto che hai parlato perfino con amici, ex e colleghi anche di lei (avevi la sua autorizzazione?) dici che per il rispetto della sua privacy non hai neanche tentato di conoscere il percorso da lei intrapreso presso il centro.
Dici di non essere stato contattato da nessun centro.
Il centro doveva contattare te? Davvero, Stefano?
Adesso chiedi cosa avresti dovuto fare, scavalcare lei e contattare il centro? Scavalcarla?!
Ma Stefano, se è lei che è venuta da voi! Maddai, questi sono attorcigliamenti inutili e che mi stupiscono. Bastava semplicemente chiedere a lei del suo percorso e a lei il consenso a parlare in sua presenza con le operatrici. E lo sai. Devo dirtelo io? Dai…
Lo hai fatto? Lei ti ha negato il consenso?
Immagino di no.

Semplicemente non volevate sapere.

Sostanzialmente di lei, che a voi ha fatto la sua denuncia, ve ne siete lavati le mani.
Ma purtroppo non ti sei limitato a questo.
L’hai ripetutamente esposta in maniera grossolana, a una rivittimizzzione, e MP te l’ha silenziosamente lasciato fare, scegliendo di comunicare e ribadire la tua personale opinione: né violenza, né calunnia. Solo un vissuto di sofferenza.
Di lei, naturalmente.
Quella che è venuta da voi e di cui dichiari di non sapere nulla del percorso che ha intrapreso.

In questo lavoro e in questo confronto che abbiamo fatto io, personalmente e a nome di nessuno, mi sono fatto la mia opinione e questa opinione è che non si tratti né di violenza né di calunnia.
Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11

Mentre proseguendo sosterrai:

io rivendico la mia scelta di non eergermi a giudice di situazioni che non conosco e rivendico per maschile plurale un ruolo e una pratica differenti”.
Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 16 giugno alle 11.38

In breve per smarcarvi dalla “rimozione”, avete sostenuto di esservi occupati della vicenda, di avere approfondito e verificato come voi da sempre fate e sapete fare (ascolto, cura e sensibilità) e che la violenza non è stata “rimossa”, non c’era. C’erano i vissuti.
Quando vi si è chiesto conto di questo giudizio o opinione, quando vi si è chiesto come ci siete giunti e come si metteva insieme al coinvolgimento di un centro antiviolenza, quando vi si è posto il problema che queste esternazioni correvano il rischio di essere rivittimizzanti, per smarcarvene avete sostenuto che si trattava di mera opinione personale, neanche suffragata da verifica di fatti, e sostanzialmente che non siete in grado di distinguere tra conflitto e violenza quando dalla teoria (dai libri e dalle conferenze) si passa alla concretezza della vita delle persone. Di più, avete sostenuto che questo è compito di polizia e magistratura.
Questa è rimozione.
Hai scritto tanto, Stefano. Tantissimo. Ne hai dette di cose. Spesso una cosa e anche il suo contrario.
Fin dall’inizio di questa discussione hai fatto una sorta di elenco di ciò che non potevate fare quando vi siete trovati a gestire questa vicenda:

Non puoi archiviare la cosa solo perché conosci quell’uomo e ti fidi di lui, non puoi agire burocraticamente e “sospenderlo” salvando la tua coscienza e l’immagine della tua associazione, non puoi dire che si tratta di una vicenda privata che devono risolversi tra loro. Non puoi intervenire tu per dirimere la situazione come fossi polizia, servizi o magistratura. Non puoi emettere come Associazione una sentenza: né di condanna né di assoluzione.
Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 19 giugno 2014 alle 17:10

Io ti ho letto e ho letto MP. E in buona sostanza avete archiviato la cosa come vicenda privata che devono risolversi da soli.
Anzi che lei deve risolversi da sola.
Spetta alle donne denunciare. E quindi sta a lei: o deve fare una denuncia penale o/e può farsi accompagnare da un centro in un percorso di cui non vi interessa nulla e di cui non vi siete scomodati di sapere qualcosa. Sono fatti suoi.

Di lei, che ha scelto di “denunciarla” a te, a voi di MP.
A voi che “la violenza ci riguarda”.

Ma non vi siete limitati a questo.
Lo ribadisco e ribadisco ancora.
Avete emesso una sentenza di cui però non vi assumete la responsabilità e la sdoganate (ma intanto la propinate!) poichè opinione personale per di più non supportata da verifica di fatti (che significa, che non eravate presenti al verificarsi della presunta violenza?!) ma basata solo sull’opera di ascolto che richiede cura e sensibilità.
Insomma solo esternazioni allusive, che ci raccontano di una violenza che non c’è stata e di una donna dal vissuto di sofferenza.

Il chiacchiericcio, come lo chiami tu, che avete interrotto è quello che alludeva a un membro di MP accusato di violenza.
In compenso avete trattato la vicenda con post allusivi in cui si fa del chiacchiericcio su una violenza che non c’è stata e su una donna dal vissuto di sofferenza.

Questo trattamento è inaccettabile e non è questione da lasciare alla sensibilità o al buon cuore di chi può vantare un’esperienza ventennale sulla violenza tra i sessi: è un diritto di questa donna non essere esposta a una possibile rivittimizzazione a suon di opinioni personali per di più rivendicate come “disinformate” poiché non supportate da verifica di fatti.
Io, voi e anche tu, come tu dici, non sappiamo se questa donna ha subito violenza oppure no. Tu quindi non puoi esporla, con la connivenza di MP, a una possibile rivittimizzazione.

Non lo puoi fare. Anche questa è una forma di violenza.

E visto che dici che spetta alle donne denunciare la violenza e a voi il percorso di liberazione, mentre voi chiacchierate per liberarvi, io che sono una donna, denuncio pubblicamente questa inaccettabile cosa.
Nonostante i tuoi “che palle!”, il rischio del ridicolo cui fai cenno se si continua a discutere di questa storia e le preghiere di metterci un punto di Andrea de Giacomo.

Quindi, Stefano, tutto tranne che un processo alle intenzioni. Dei vostri “perché” in questa storia, dei vostri “moventi” non me ne occupo. Forse addirittura non mi interessano. Fatevi le vostre riflessioni collelttive, nel percorso di verità.

Sto apertamente criticando il vostro modo di affrontare questa vicenda, sto denunciando apertamente e pubblicamente il vostro disinteresse nei confronti di questa donna che a voi si è rivolta per denunciarvi una possibile violenza subita da uno di voi. Sto pubblicamente denunciando il trattamento a cui l’avete sotttoposta nel vostro racconto pubblico di una possibile violenza. Sto criticando il vostro mettervela a posto facile, con un io non so, non son poliziotto! che vi permette di far sparire la violenza, mentre contemporaneamente sostenete di non sapere se c’è stata o meno. Sparisce la violenza e sparisce completamente lui, quello che non sapete se ha agito violenza oppure no su quella donna. Di lui fate cenno solo per dire che potrà decidere di querelare per calunnia. Niente altro. Sparisce dalla narrazione protetto dal chiacchiericcio su di lui.
Se a trattare in questo modo un fatto di presunta violenza sulle donne fosse stato un giornalista magari alle prime armi, tante voci si sarebbero levate. Tante decostruzioni minuziose sarebbero piovute, altro che analisi delle virgole!
Ma a parlarne è Stefano Ciccone dall’esperienza ventennale e la prestigiosa MP. E tutte/i tacciono.
Ammetto, questo silenzio mi ha profondamente scossa.


Riferimenti:
Primi interventi di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale (19 aprile 2014)
Violenza di genere: lettera aperta a Maschile Plurale (Il Ricciocorno Schiattoso)
Risposta a Maschile Plurale: i centri antiviolenza rispettano la privacy (Il Ricciocorno Schiattoso)
Un'occasione per riflettere sulla violenza fuori e dentro di noi (Maschile Plurale)
Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione? (Tk)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale
Pubblica denuncia (Il Ricciocorno Schiattoso)
«Maschile Plurale» ambigua e confusa sulla violenza. Inaccettabili le opinioni rivittimizzanti
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di MP (16 giugno 2014)

  


di Tk 


In risposta al mio post, in cui affermo che Stefano Ciccone:

sceglie di comunicare, e ribadire più volte, il suo giudizio informato sulla vicenda: non c’è stata violenza ma il “resto”. Ciccone non occulta il caso o nasconde la realtà. Ciccone sceglie di comunicare pubblicamente la sua versione della realtà: non c’è stata violenza

Stefano Ciccone si chiede dove io abbia letto questa affermazione.

L’ho letta qui:

In questo lavoro e in questo confronto che abbiamo fatto io, personalmente e a nome di nessuno, mi sono fatto la mia opinione e questa opinione è che non si tratti né di violenza né di calunnia.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

Mi sembra che Ciccone dica che non c’è stata violenza. E concede che non ci sia stata neanche calunnia: quelle di lei non sono false accuse, sono solo il suo vissuto. È una questione di “vissuto”. Di lei, naturalmente. E non è sembrato soltanto a me, ma anche alle commentatrici che hanno partecipato al dibattito con Ciccone. Basta leggere per verificare che il Ricciocorno più volte si dichiara sollevata da questa conclusione e mai Ciccone la corregge in proposito.

Io lo trovo grave.

Ciccone ripeterà per tutto il confronto che bisogna distinguere tra violenza e conflitto e che questa è stata la strada scelta da MP e che

Quindi la nostra scelta non è di “non dare un nome alle cose” ma di dargli il nome che riteniamo corretto, e di confrontarci su questo con chi è coinvolta/o senza esprimere giudizi sommari.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno schiattoso 8 maggio 2014 alle 21:11)

La sua opinione immagino quindi non sia un giudizio sommario. Ma informato.

Questo non è scegliere di non parlare pubblicamente di una vicenda delicata per non esporre nessuno a tribunali virtuali. Questo è scegliere di parlarne a suon di opinioni personali che hanno il sapore di verdetti virtuali, per di più incontestabili poiché ci giungono da chi sostiene che nascano da un serio lavoro di verifica e ascolto. Ribadisco quindi che Ciccone si è assunto una grande responsabilità nell’esprimere questo giudizio. Cosa che io trovo grave. Tanto più che oggi ci dice che lui non sa se c’è stata violenza oppure no.

Io ho detto che non posso io a sapere cosa c’è stato (...) Quello che ho provato a dire e che provo a ripetere è che io non posso dire se c’è stata o no violenza.
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 12 giugno 2014 alle 12:12)

E ribadisco che, se esiste una donna che ha subito violenza, quel tipo di esternazioni pubbliche ne rappresentano la sua rivittimizzazione.

E non ho letto che MP ne abbia preso le distanze.

Quindi, se esiste una donna che ha subito violenza (e pare che Ciccone e MP non lo sappiano ad oggi) questa sarebbe la sua rivittimizzazione per mano di Ciccone, sotto gli occhi di MP. E visto che nessuno sa se questa donna ha subito violenza oppure no, trovo sconcertante che proprio chi si occupa di violenza contro le donne corra, in una maniera così grossolana, il rischio di rivittimizzarla pubblicamente. Che accada per mano di un’associazione maschile è ancora più sconcertante.

Tra le tante altre cose, Ciccone scrive:

Siamo d’accordo sul fatto che la violenza va distinta dal resto (conflitti, rancori, incomprensioni, scorrettezze, delusioni, tradimenti, ripicche, ottusità…) che si verifica nelle relazioni e che la violenza va denunciata se si ritiene che si sia verificata.
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno Schiattoso 9 maggio 2014 alle 09:20)

Sorvolo la questione della denuncia, direi che sarebbe già importante nominarla (che non è esattamente la stessa cosa) se si ritiene che si sia verificata. Era questa del resto la sostanza della questione posta da subito a MP. E poiché mai viene nominata da Ciccone (se non per dire che la sua opinione è che non si è trattato di violenza) né da MP, se si esclude la rimozione e la reticenza, significa che non si ritiene ci sia stata, visto il lavoro di ascolto e approfondimento svolto. Ma evidentemente è tutto un malinteso. E da questa ultima risposta di Ciccone forse ne capisco anche l’origine. Il lavoro di confronto, approfondimento, che richiede ascolto, sensibilità, cura, capacità di misurarsi con la complessità e la realtà delle singole storie, non è sufficiente per stabilire se una dinamica relazionale è violenta oppure no. Quando Ciccone sostiene di non avere riscontrato violenza, per spiegare il fatto che non la nomini mai, non vuole dire che non c’è stata, vuole dire che mesi di confronto, approfondimento per fare chiarezza e blabla non sono sufficienti per distinguere una dinamica relazionale violenta da una conflittuale. Ciccone ci spiega che MP si occupa di distinguere conflitto e violenza senza dare deleghe agli esperti ma senza sostituirsi a loro. Ci dice che in casi come questo non può approntare un tribunale per accertare la verità. Tira in mezzo polizia, servizi e magistratura.

Ma qui il tema era nominare la violenza quando c’è. Una gara di severità contro la violenza sulle donne? Qui siamo all’incapacità di stabilire cosa è conflitto e cosa è violenza.

Ciccone dice anche:

Come dovremmo confrontare le mie opinioni, quelle di Ricciocorno, quelle di TKBrambilla, di Massimo Lizzi o di chi interviene su facebook se non conosciamo direttamente la storia, le persone coinvolte e nemmeno le loro versioni e i loro racconti? Di cosa parliamo?
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 12 giugno 2014 alle 12.11)

Di cosa parliamo? Parliamo di come MP affronta un caso di presunta violenza che vede coinvolto un suo membro. Parliamo di come MP si occupa di violenza sulle donne quando dalla teoria si passa alla realtà, per di più a lei assai prossima. E rimando alle domande, a mio avviso ancora inevase, poste da Loredana Galano:

in base alla relazione di amicizie e stima si sono presi in considerazione gli aspetti collusivi? si è valutata l'ipotesi che, essendo l'uomo coinvolto appartenente all'associazione forse la "riflessione" personale sarebbe stata meglio inviarla ad altri? Si è intrapresa anche una "riflessione" con la donna?
(Loredana Galano sulla bacheca di MP 5 giugno 2014 alle 20.54)

E, come minimo, quello che io vedo è che la complessità diviene confusione. Una confusione che può avere conseguenze concrete e gravi. Di questo parliamo.

Mi permetto ancora un paio di puntualizzazioni.

- Nella discussione sul Ricciocorno schiattoso, Ciccone scrive:

Non sono in nessun disaccordo con nessun centro antiviolenza e non ho nessuna notizia di un centro antiviolenza che abbia “preso in carico”
(Stefano Ciccone sul Ricciocorno Schiattoso 9 maggio 2014 alle 17:16)

Eppure apprendiamo dal Ricciocorno che la donna, quella con cui MP ha avuto un confronto “diffuso”, ci tiene a precisare almeno una cosa, in una discussione in cui si racconta di lei:

lei si è rivolta al centro antiviolenza. (...) Alcuni membri dell’Associazione Maschile Plurale sapevano di questo suo percorso, tra questi anche Stefano Ciccone
(Ricciocorno Schiattoso 29 maggio 2014)

Non ho motivo alcuno di dubitare di questa cosa, a meno che Ciccone ci dica che “lei” sta mentendo.

Dal primo post comparso deduco che questa donna ha intrapreso un percorso in un centro antiviolenza almeno da gennaio. Circa sei mesi. Almeno. E lei dice che MP e Ciccone lo sapevano. E visto che i centri non rivelano queste notizie, per di più all’amico del presunto violento, immagino l’abbiano saputo proprio da lei. Ovviamente quando chiedo se hanno provato a contattare le operatrici, intendo attraverso lei. Solo lei può dare il consenso.

Ribadisco che se Ciccone e MP si sono dimenticati di questo dettaglio, non depone bene rispetto alle capacità di ascolto di cui tanto abbiamo letto. A meno che naturalmente non ci dicano che lei stia mentendo. E ribadisco che contattare le operatrici poteva essere utile a fare chiarezza, vista la difficoltà a farla, a meno che non ci dicano che lei ha negato il consenso.

Non ho capito invece cosa intende Ciccone quando scrive:

Un centro antiviolenza, poi, avvia un ascolto di una donna senza preventivamente dare una valutazione sulla sua affidabilità: le fornisce supporto e strumenti
(Stefano Ciccone sulla bacheca di MP 12 giugno 2014 alle 12.12)

Quanti mesi ci mette un centro per fare una valutazione sull'affidabilità della donna?

- Ciccone dice che scrive a titolo personale, dato che, come ovvio, non parla a nome dell’associazione. No, non è ovvio. Ciccone parla come uno che si è impegnato in questa vicenda:

in primo luogo sulla base di relazioni di amicizia e stima, ma anche in quanto parte di un’associazione che da anni conduce una riflessione sulle molteplici forme di violenza maschile - dalle più eclatanti alle più sottili, da quelle fisiche a quelle psicologiche - che attraversano le relazioni tra i sessi e che ci devono interrogare quotidianamente e personalmente
(Maschile Plurale 02 Giugno 2014 01:40)

Riferimenti:
Primi interventi di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale (19 aprile 2014)
Violenza di genere: lettera aperta a Maschile Plurale (Il Ricciocorno Schiattoso)
Risposta a Maschile Plurale: i centri antiviolenza rispettano la privacy (Il Ricciocorno Schiattoso)
Un'occasione per riflettere sulla violenza fuori e dentro di noi (Maschile Plurale)
Differenza di sguardo tra «Maschile Plurale» e centro antiviolenza - Un caso di rivittimizzazione? (Tk)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di Maschile Plurale
Pubblica denuncia (Il Ricciocorno Schiattoso)
Repliche di Stefano Ciccone sulla bacheca di MP (16 giugno 2014)



di TK 


Sinceramente sono sconcertata.
MP fa un comunicato per dire che un suo membro è stato accusato di violenza psicologica dalla sua ex compagna. E che alcuni di loro, come amici ma anche come membri dell’associazione, si sono impegnati in un confronto con le parti coinvolte, che richiede cura, ascolto e sensibilità.
E poi MP comunica che vuole organizzare momenti di riflessione su alcune questioni fondamentali. Per esempio, su quali segni ci permettono di distinguere i conflitti di coppia dalla violenza.
Una novità. Un lampo di genio. Esistono i conflitti e esiste la violenza. Come non averci pensato prima?! 
Ma i centri antiviolenza non si occupano di questo? E così gli operatori, gli psicologi e gli avvocati che si occupano di violenza contro le donne?
L’8 maggio Il Ricciocorno schiattoso scrive questo post.
Seguono una serie di scambi con Ciccone.
Prima ne fa una questione di privacy, priva di ogni fondamento poiché nessuno ha chiesto di violarla. E infatti per tutta la discussione non una volta è necessario fare nomi.
Poi sostiene che si tratta di una disputa tra maschietti che si ergono a difensori delle donne e predicatori da pulpito che si vogliono sentire buoni in opposizione ai cattivi uomini violenti.
E poi è anche una questione di luogo: facebook non è quello adatto. 
Ciccone, rispondendo alle obiezioni che vengono poste, spiega che per nominare la violenza occorre prima di tutto verificare che ci sia stata. Occorre distinguerla “dal resto” (conflitti, rancori, incomprensioni, scorrettezze, delusioni, tradimenti, ripicche, ottusità...).
Ci ricorda che bisogna avere il coraggio di misurarsi con la complessità delle relazioni, fatta di “incomprensioni, relazioni di potere, vincoli reciproci, condizionamenti…”, a cui può aggiungersi la violenza oppure no.
Ma sebbene Ciccone dica che non si parlerà pubblicamente della vicenda poiché fb e il web non sono il luogo adatto per farlo, rifiutandone le dinamiche dell’invettiva reciproca, della cultura del sospetto, dello schieramento a prescindere, del giudizio disinformato… sceglie di comunicare, e ribadire più volte, il suo giudizio informato sulla vicenda: non c’è stata violenza ma il “resto”.
Ciccone non occulta il caso o nasconde la realtà. Ciccone sceglie di comunicare pubblicamente la sua versione della realtà: non c’è stata violenza. 
Se avesse ritenuto che ci fosse stata, l’avrebbe denunciata.
Da questo altro post del Ricciocorno apprendiamo che la “lei” ci tiene a precisare che si è rivolta a un centro antiviolenza, che del suo percorso era a conoscenza Ciccone e che il centro che la segue non è mai stato contattato da MP.
Se esiste un centro antiviolenza che la segue, all’approfondita verifica effettuata da MP è sfuggito questo determinante fatto? Male, malissimo.
MP non ha cercato un contatto con le operatrici che seguono il caso? Male, malissimo.
Se esiste un centro antiviolenza che la segue, significa che c’è stata violenza e non si è trattato solo “del resto”.
O quantomeno significa che MP, la più autorevole e nota associazione maschile che si occupa di violenza contro le donne, e i centri antiviolenza fanno una diversa valutazione di ciò che è violenza e ciò che è solo complessità e conflitto.
La riflessione più urgente credo si debba fare su questa differenza di sguardo.
Ma la questione ancora più importante, almeno per me, è che se è vero che esiste una “lei” seguita da un centro antiviolenza poiché vittima di violenza, per mano di Ciccone e quindi di MP, la “lei” ha pubblicamente subito una rivittimizzazione. 
Sotto gli occhi di tutti e nel silenzio di molti/e, forse intimiditi e influenzati dal prestigio a livello nazionale di MP. Cosa che rende ancora più grave la vicenda intera. 
Questa donna, se esiste, si è vista negare pubblicamente il suo stato di vittima. Le è stato pubblicamente negato di avere subito violenza.
Decidere di non affrontare pubblicamente questa vicenda per non esporre nessuno a gogne e giudizi sommari è una rispettabile scelta. 
Prendere parola pubblicamente per comunicare un giudizio preciso, informato, frutto di approfondimento e confronto con le due parti e i loro conoscenti, per stabilire una verità, cioè che non c'è stata violenza, è una cosa ben diversa. 
È una scelta precisa, che ha conseguenze reali e concrete. 
È una scelta che può essere un’ulteriore violenza inflitta a una vittima di violenza. E se così fosse, sarebbe gravissimo. 
Gravissimo.
Credo che Ciccone e MP si siano assunti una grande responsabilità scegliendo di stabilire questa verità pubblicamente.
Se non è certa di sapere riconoscere segni e tratti che permettono di comprendere quando ci si trova davanti a conflitti di coppia invece che a violenza, su cui invoca momenti di riflessione, MP forse dovrebbe tacere.
Io credo che un’associazione maschile (in questo caso per me un’aggravante) che si occupa di violenza contro le donne dovrebbe essere molto cauta quando si muove su un terreno come questo: stabilire pubblicamente se una donna ha subito violenza oppure no.

Può darsi che la mancata rinuncia di Barbara Spinelli al seggio di Strasburgo sia un male.

Tuttavia, gli argomenti contro la sua mancata rinuncia sono pessimi. Argomenti forse comprensibili nel fronte interno degli attivisti, ma piuttosto oscuri nel fronte più ampio degli elettori simpatizzanti, quelli che non si identificano con un pezzo preciso, hanno solo aderito ad un punto di vista di sinistra contro le politiche dell’austerità europea, contro il ritorno dei nazionalismi, e forse anche ad una occasione di riunificazione e di ricostruzione di una sinistra in Italia. 

Si può avere ragione con argomenti sbagliati. Cerco di capire la ragione. Per adesso, vedo solo gli argomenti sbagliati. Conditi da tanti, troppi insulti, che non possono che suscitare una reazione di solidarietà.

1) Il più gettonato è che Barbara Spinelli con la sua mancata rinuncia sarebbe venuta meno ad una promessa elettorale. Come spesso fanno i politici dopo le elezioni. Un simile argomento presuppone che Spinelli abbia ottenuto voti promettendo qualcosa di vantaggioso o appetibile per gli elettori. Come nel caso di un candidato che prometta di difendere lo Statuto dei lavoratori, ottiene i voti per questo, poi una volta eletto appoggia la manomissione dell’articolo 18. Qui è chiaro che la promessa corrisponde al vantaggio dei lavoratori e il successivo comportamento corrisponde allo svantaggio dei lavoratori. Contraddizione e incoerenza sono palesi. Nel caso di Barbara Spinelli invece non è affatto chiaro perchè mai gli elettori avrebbero dovuto pensare di trarre un vantaggio dalla sua annunciata rinuncia, addirittura decidere di votarla proprio per questo motivo e oggi dopo averla eletta quasi in 80 mila sentirsi defraudati dalla sua investitura invece che dalla sua rinuncia.

Quel che Barbara Spinelli avrebbe promesso poteva essere un vantaggio per i candidati della sua stessa lista, che non ce l’avrebbero fatta ad essere eletti con i loro voti, un vantaggio per SEL e Rifondazione, che non ce l’avrebbero fatta a raggiungere il quorum. Ed ora sono Marco Furfaro e SEL a sentirsi svantaggiati e defraudati. Si può ben capire, ma è una questione che attiene alla logica di partito, i suoi candidati, dirigenti, militanti, simpatizzanti. Diversa è invece la logica dell’elettorato, per cui conta il consenso.

Chi perde in una competizione elettorale (in competizione con gli altri partiti, o con i candidati della sua stessa lista), ha tutte le ragioni per sentirsi deluso. Non ne ha, per sentirsi vittima di un tradimento. Il ripensamento di Barbara Spinelli, giusto o sbagliato sul piano dell’opportunità politica, è inattaccabile sul piano del diritto e della morale, perchè attiene ad una questione che è nella sua piena e totale disponibilità. Come il ripensamento di una ragazza che prima ti dice di si e poi ti dice di no. La reazione di molti compagni di SEL somiglia infatti alla reazione di quei ragazzi delusi, incapaci di accettare un rifiuto, perchè prima lei si era impegnata. Talvolta quei ragazzi reagiscono in modo violento. Prima lei era grandissima, una ventata d’aria fresca, ora è una miserabile voltagabbana, una borghese piccola piccola, priva della facoltà politica. Trovo che insultare, attaccare sul piano morale, personale, denigrare, dileggiare, pretendere la sua rinuncia, come sta succedendo da giorni e in particolare in queste ore nei confronti di Barbara Spinelli, sia una violenza. Una modalità che definisce le identità politiche, molto più dei pasticci e dei ripensamenti.

2) Barbara Spinelli con la sua mancata rinuncia avrebbe rotto un equilibrio. Sarebbe stata una buona tripartizione avere come eletti Curzio Maltese, Marco Furfaro e Eleonora Forenza, perchè voleva dire avere eletti uno della società civile, uno di SEL e una di Rifondazione Comunista. Una parte dei militanti della lista possono ragionare così. Per tanti elettori invece questa tripartizione può avere scarso o nessun significato. Io non aderisco nè a SEL, nè a Rifondazione comunista dal 2009, non mi sono più legato a nessun gruppo, alle elezioni politiche 2013 ho votato RC alla camera e SEL al senato. Non mi sento in alcun modo «società civile». Possono essere significative altre ripartizioni. L’aver eletto due donne e un uomo. Un’anziana, un adulto e una giovane. Uno del nord, una del centro, una del sud. Anche sul piano più strettamente politico si può vedere un equilibrio, fuori dalle appartenenze, perchè Curzio Maltese è tendenzialmente filo-PD, Barbara Spinelli filo-M5S e Eleonora Forenza più autonoma.

La rottura dell'equilibrio tripartito sarebbe la fine del progetto. Perchè se un partito non ottiene il suo seggio, il progetto non vale più. Ergo, il progetto è il seggio. Come spiegare altrimenti? Buon senso vorrebbe che se si forma una lista insieme, qualunque eletto rappresenta tutta la lista e tutta la lista lo riconosce come suo rappresentante. Perchè mai i compagni di SEL non dovrebbero riconoscere come propria rappresentante Eleonora Forenza e viceversa i compagni di Rifondazione perchè non avrebbero dovuto riconoscersi in Marco Furfaro se fosse passato lui? Quali profonde differenze politiche giustificano queste rigide separazioni di appartenenza? Come si può pensare che tutto questo sia comprensibile a chiunque non frequenti assiduamente i direttivi di circolo?

3) Barbara Spinelli andrebbe a Strasburgo solo perchè è la figlia di Altiero Spinelli, poiché Alexis Tsipras ne ha fatto cenno nella sua lettera di sollecitazione. Come se fosse una giovinetta senza una sua biografia, una sua storia. Un argomento che squalfica la stessa scelta della Lista Tsipras di averla come sua garante, candidata e capolista e che ancora una volta disconosce il suo primato elettorale. Io, che sono una persona di media cultura, leggo Barbara Spinelli da molti anni, da quando scriveva sulla Stampa, l’ho sempre considerata una delle più autorevoli editorialiste italiane, non sempre d’accordo con lei specie ai tempi della prima guerra del golfo, più d’accordo sul conflitto mediorientale, solo da pochi anni ho scoperto che è figlia di Altiero Spinelli. Credo che ai più non sia affatto noto e che forse sia abbastanza ignota la stessa figura di Altiero Spinelli.

4) Vi sono argomenti che fanno leva su riflessi condizionati. Uno è un argomento «grillino»: Barbara Spinelli sarebbe attaccata alla poltrona. Come se fosse stata nominata e non eletta. Come se il suo eventuale successore non eletto, al posto suo, andrebbe ad accomodarsi su una panchetta di legno. L’altro è un argomento «renziano»: Barbara Spinelli è vecchia e toglie posto ai giovani. Come se il conflitto generazionale potesse essere una leva per la rinascita della sinistra. Se anche lo fosse il conflitto andrebbe praticato sul serio, prima, non dopo il voto. Matteo Renzi ha vinto le primarie contro il vecchio gruppo dirigente del suo partito, non si è fatto sdoganare da un candidato civetta.

5) Barbara Spinelli ha deciso da sola. Un sequestro proprietario. Una scelta elitaria e individualista. Oppure una piena assunzione di responsabilità rispetto a ciò che è di propria competenza? Poteva optare per il collegio centro, per il collegio sud o per nessuno dei due e lasciare decidere al sorteggio della cassazione. Ha scelto il collegio centro, dove era capolista, dove ha preso più voti, dove è la sua città. Una scelta razionale. In una lettera ai promotori della lista, spiega di aver deciso da sola l'ultimo tratto dopo il fallimento di tutti i negoziati.

Barbara Spinelli è dunque difendibile su tutta la linea? Penso di no. Ha sbagliato a prestarsi inizialmente come finta candidata e a candidarsi in più di una circoscrizione. Fare da specchietto per le allodole al fine di raccogliere voti a favore di chi non ha sufficiente consenso è un imbroglio ai danni degli elettori. Per questo va criticata. Anzi, andava severamente criticata. Oggi, i «delusi» esigono il rispetto di questo imbroglio. Lo fanno parlando senza veli, come se dicessero cose rispettabili.


Riferimenti:
Barbara Spinelli: «Accetto l'elezione al Parlamento europeo»
Barbara Spinelli a chi deve coerenza?
Prima le persone (Enrico Sitta)
Il file da ricominciare (Alessandro Gilioli)
Marco Furfaro, la risposta a Barbara Spinelli
Non c'è futuro possibile, a sinistra, per questo modo di fare politica (Maso Notarianni)
Paola Bacchiddu Vs Barbara Spinelli: "La sua decisione di andare a Bruxelles è una truffa"
Considero grave e sbagliata la scelta di Barbara Spinelli (Nicola Fratoianni)
Adesso costruiamo la Syriza italiana (Paolo Ferrero)
Lite Tsipras, Barbara Spinelli spiega
Barbara Spinelli lista Tsipras: "Vado in Europa per tutta la sinistra. Le accuse di Sel sono false e ingiuste"
Barbara Spinelli: «Vado in Europa per tutta la sinistra». Intervista a Repubblica.
Enrico Mentana difende Barbara Spinelli: «Ha cambiato idea? E dove sta il dramma?»

Enrico Mentana, in apertura di Bersaglio mobile, ha suggerito a chi maramaldeggia sul M5S di non seguire la sua trasmissione. Ha poi stigmatizzato la rappresentazione di Nigel Farage come quella di un mostro, di un Hitler, per mettere in cattiva luce il M5S e il suo nuovo alleato europeo, uno che comunque ha vinto le elezioni nel suo paese. 

Tra i temi in discussione, c’è anche questo: quanto sia giusto indignarsi per l’incontro tra Beppe Grillo e il leader nazionalista britannico, e quanto una tale indignazione sia strumentale. Dipende da come si vede il M5S e da come si pensa lo vedano gli altri. Se una forza progressiva o regressiva. Ci è quasi indifferente l’incontro tra Matteo Salvini e Marine Le Pen. Troviamo normale che un partito xenofobo si incontri e si allei con un altro partito xenofobo. Siamo quasi tutti d’accordo sul fatto che la Lega sia un partito xenofobo. Nel 1995, il dibattito sulla Lega era più rumoroso. Quel partito faceva parte della maggioranza di centrosinistra a sostegno del governo Dini e Massimo D’Alema, il segretario del Pds, definiva il movimento di Umberto Bossi una costola della sinistra. Se quella tesi fosse ancora attuale e così autorevolmente sostenuta, l’incontro con il Front National verrebbe brandito come una palese smentita.

Oggi c’è chi vede il M5S allo stesso modo. Come una costola della sinistra. O persino come un movimento la cui collocazione naturale sarebbe a sinistra, almeno nella sinistra intesa come sistema di valori. Io stesso l'ho visto così per molto tempo: il partito delle lotte ambientaliste, contro la Tav, per i beni comuni, a difesa dei consumatori, dei precari. Alle politiche del 2013, sono stato indeciso al senato se votare SEL o M5S. Strada facendo, il M5S ha accentuato le sue ambiguità sul razzismo e sul sessismo. Ha accentuato la sua opposizione antipolitica e antisistema contro la cosiddetta casta, confondendo spesso l’opposizione al governo con l’opposizione al parlamento. Ha pensato di favorire le larghe intese, per speculare e crescere nella logica del tanto peggio tanto meglio. Si è concepito come impresa, azienda politica, che agisce in modo spregiudicato in funzione del consenso. Capace di occupare gli spazi di destra, se si chiudono quelli di sinistra. Il suo leader è un attore abile e predisposto a recitare il ruolo più conveniente.

L’incontro con l’Ukip, sarà in contraddizione con le origini del M5S, ma è coerente con la sua evoluzione. Dato il PD al 40%, Grillo pare scegliere di occupare il campo opposto, dove c’è più spazio per tornare ad espandersi: quello dell’antieuropeismo populista e nazionalista. Poteva provare a mantenere un profilo ibrido, confluendo nel gruppo dei verdi, in linea con le sue origini. Oppure, volendo preferire l’Ukip, avrebbe potuto presentarlo come un accordo esclusivamente tecnico, come fecero i radicali con il Front National nel 1999. Invece ha scelto la via di un accordo politico, con alcuni punti qualificanti, ed ha scelto di difendere sul blog l’immagine del suo interlocutore [1][2].

Sui social media sono state divulgate citazioni di Nigel Farage e di esponenti del suo partito, alcuni espulsi altri no, di chiaro segno razzista e sessista. Si è obiettato trattarsi di frasi estrapolate dal contesto, come se potessero esistere contesti tali da renderle accettabili. Tuttavia, è sufficiente consultare il sito del partito o la scheda inglese di Wikipedia dedicata ai nazionalisti britannici, per vedere quali sono i punti qualificanti del suo programma. Una sintesi in italiano del programma dell'Ukip è stata curata da Renato Brunetta nel novembre 2013, molto prima che l'identità di quel partito fosse motivo di polemica politica in Italia. 

L’Ukip nasce da una scissione a destra del partito conservatore. Nella precedente legislatura del PE faceva gruppo con la Lega Nord. Propone il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Riduzione drastica delle tasse e della spesa pubblica, abolizione dell’imposta di successione, una sola aliquota. Decentramento e riduzione del Servizio sanitario nazionale. Abrogazione della legge sui diritti umani, e ritiro della Gran Bretagna dalla Convenzione europea sui rifugiati e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, per permettere la deportazioni di sospetti criminali e terroristi. Pieno sostegno alla monarchia e al suo ruolo costituzionale. Riduzione dell’immigrazione in Gran Bretagna, blocco dei visti per cinque anni, preferenza per i rifiugiati cristiani. Favore per le unioni civili tra omosessuali, ma opposizione ai matrimoni gay, per rispettare la sensibilità delle fedi religiose, che si vederebbero costrette a celebrare unioni contrarie ai loro precetti. Scetticismo sul cambiamento climatico, contrarietà agli investimenti sulle energie rinnovabili. Isolazionista in politica estera, contrario alle missioni militari, favorevole comunque ad un aumento delle spese della difesa. Vuole il raddoppio della capienza delle carceri.

Da uno studio sui flussi elettori, pubblicato dal Financial Times, nel 2013, l'Ukip risulta votato al 57% da uomini, al 71% da over 50, al 77% da persone con un reddito inferiore alle 40 mila sterline (49 mila euro). Al 60% da conservatori, al 7% da laburisti, al 15 % da liberaldemocratici.

Il Guardian, giornale della sinistra britannica, ha indicato dieci buoni motivi per non votare Ukip. 1) L’Ukip si oppone a tutto ciò che riguarda il parlamento europeo, anche a provvedimenti vantaggiosi o di puro buon senso, a norme che aumentano la sicurezza stradale, riducono il potere delle lobby, aumentano la trasparenza e l’accesso al pubblico, combattono il riciclaggio di denaro sporco, tutelano i consumatori. 2) L’Ukip ha brutte amicizie in Europa, con cui forma il suo gruppo europarlamentare (2009-2014): la Lega Nord di Umberto Bossi e Mario Borghezio; i Veri Finlandesi; il Partito del popolo danese. 3) Sul piano interno attira tipi poco raccomandabili, che si qualificano per affermazioni razziste, islamofobe o soltanto offensive. 4) Tratta in modo benevolo i suoi esponenti che esprimono misoginia e razzismo, solo di recente con la crescita elettorale è ricorso a qualche provvedimento disciplinare; 5) Odia la UE, ma ne incassa i finanziamenti, gli stipendi e le indennità. 6) Gli eurodeputati dell’Ukip vogliono distruggere il PE dall’interno, ma sono famosi per le loro assenze. 7) L’Ukip è vulnerabile agli interessi particolari, per esempio quelli del businessman Paul Sykes, finanziatore della sua costosa campagna elettorale. 8) L’Ukip mente o parla con lingua biforcuta. 9) L’Ukip è troppo dipendente dal suo leader. 10) L'Ukip ha reso semplicistico e impossibile il dibattito sull’Europa e l’immigrazione.

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