Capita di leggere online elenchi di "buone cose" compiute dal fascismo, o magari di ascoltarne un cenno dalle parole di Silvio Berlusconi nel giorno della memoria. Elenchi che variano da dieci a cento punti. I treni in orario, la refezione scolastica, la bonifica dell'agro pontino, il doposcuola, la lotta alla mafia, etc. Tra le cose buone capita di leggere anche quelle che in verità sarebbero cattive: la guerra d'Abissinia e le opere pubbliche in Etiopia, il Tribunale Speciale, il patto Anti-Comintern, i Patti lateranensi, etc. Di solito, tra le "buone" ci vengono risparmiate le leggi razziali, attribuite direttamente a Hitler: non si possono dare tutti i meriti a Mussolini. Insomma, cose buone, cose false, cose cattive, cose che avrebbe fatto qualsiasi governo, in quegli anni, per modernizzare il paese. Ma la sostanza del fascismo quale fu?

Prendiamo un qualsiasi soggetto, anche inventato, per esempio, Hannibal Lecter. L'elenco dei suoi pregi supera probabilmente quello dei suoi difetti. Uomo di cultura e gusti raffinati, intenditore di arte e di letteratura, degustatore di vini e di cibi, ottimo cuoco, signore galante, cortese, gentiluomo, amabile conversatore, intelligenza analitica, coraggio, forza. Qualità autentiche, mica come le "cose buone" del fascismo. Ma commetteva delitti efferati, benchè animato da una morale nobile. Così neppure di lui, per quanto ci sia simpatico, riusciamo a farci una idea positiva. Dovremmo essere più indulgenti con Mussolini? La violenza squadrista per schiacciare gli oppositori, il carcere e il confino per gli antifascisti, le guerre di aggressione, le leggi razziali, l'alleanza con Hitler, la distruzione del paese nella seconda guerra mondiale. Non è questa la sostanza del fascismo? E d'altra parte, i fascisti di oggi non sono tali essenzialmente nell'identificazione identitaria con la storia di quel regime?

Si invita a contestualizzare, a non guardare a ieri con gli occhi di oggi, così come facciamo con Giulio Cesare, senza troppo curarci di quello che fu il destino dei galli. Ma gli occhi di Giacomo Matteotti, dei fratelli Rosselli, di Giovanni Amendola, di Pietro Gobetti, di Antonio Gramsci, sono di ieri o di oggi? E con Cesare come ci comportiamo? Noi vediamo la guerra gallica anche dal punto di vista dei galli. Tra le cose buone di Cesare non includiamo il massacro di un milione di galli. Abbiamo una idea vagamente positiva di Vercingetorige. E abbiamo da molti anni un fumetto molto popolare (Asterix e Obelix) che simpatizza per i galli e ridicolizza i conquistatori romani. Di Cesare pensiamo bene, perchè gli attribuiamo una funzione progressiva, lo collochiamo nel campo democratico dell'epoca, la migliore fra tutte le alternative, perchè migliorò la condizione materiale di vita nelle province. Ma pensiamo piuttosto male del resto del suo triumvirato: di Pompeo e soprattutto di Crasso, di cui ricordiamo la fallimentare spedizione contro i parti, quasi quasi solidarizzando con i parti che, si narra (e la leggenda ce la tramandiamo fino ad oggi come se fosse stata una sorte più meritata che crudele) lo uccisero facendogli bere dell'oro fuso, per punirlo della sua avidità. Nell'Italia degli anni 1922-1945, sarebbe Mussolini l'equivalente di Cesare? Il più democratico di tutti i leaders, a parte Clodio? E Pompeo e Crasso chi sarebbero? E le province che migliorano le proprie condizioni di vita, quali? Libia e Abissinia? E le gloriose imprese militari che ne illustrano l'onore e il coraggio, quali? L'aggressione alla Francia già battuta dalla Germania?

Per spiegare cosa rimane del fascismo, si arriva anche a citare Giuseppe Mazzini il padre dei repubblicani. E' vero che tempo fa comparve un articolo di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera che riconduceva la triade Dio-Patria-Famiglia, non al fascismo, ma a Mazzini. Tuttavia, il riferimento è molto generico e il modo di declinare quelle parole può essere completamente diverso. In nome di dio si è fatto di tutto e il suo contrario. La famiglia possono essere anche le coppie di fatto, le unioni omosessuali. L'idea di patria ha un valore, se vuoi unire un paese diviso in tanti stati e liberarlo dalla dominazione straniera, per divenire uno stato sovrano tra stati sovrani. Ne assume uno diverso se vuoi soggiogare altri popoli, per divenire un impero.

Esistono discussioni sempre verdi. Una di queste è: si possono tollerare gli intolleranti? Oppure, si devono tollerare gli intolleranti? Perchè c’è anche da scegliere su come impostare la discussione: sul piano dell’opportunità o sul piano dei principi. Sul piano dell’opportunità io non sono per correre a sciogliere d’autorità tutte le organizzazioni naziste, fasciste o razziste. Potrebbe essere controproducente. Valuterei caso per caso. In linea di massima, cercherei di lasciar sopravvivere. Altra cosa però è mettersi a proclamare il diritto, la libertà di essere fascisti, scrivendo articoli, firmando appelli, ribadendo quello che si è scritto e firmato anche dopo una strage.

A lato della polemica tra Marina Terragni, «Gli Altri» e «Femminismo a sud», il blog Metilparaben ha scritto un post in cui spiega «Perchè sono contrario a chiudere Casapound» (15.12.2011); poi ha scritto il post «Fiancheggiatori della democrazia» (23.12.2011), in simpatia con coloro che sostengono la libertà di essere fascisti; poi ha intervistato Emanuele Toscano, un “sociologo di sinistra”, per dirci: «Che errore chiudere Casapound»; oggi ha scritto il post: «Un nervo scoperto», che sarebbe, non il suo, ma quello di chi vorrebbe creare un tabù sul tema di ammettere la libertà di espressione anche per le opinioni (le chiama proprio così) dei fascisti.

Riguardo l’argomento posto e riprosto da Metilparaben, non mi sento di rimproverare violazioni di alcun sacro principio. Semmai una certa ridondanza, a cui partecipo anch’io come commentatore. E poi il ribadire più che l’interloquire. Non ho trovato in questo ultimo post alcuna risposta alle tante obiezioni fatte ai post precedenti, anche da altri intervenuti. Evidentemente, la si pensa in modo diverso e ciascuno resta della sua opinione (mi fa un po’ impressione adesso usare questa parola). Non mi pare sia in atto una corsa a chiudere alcunché. Non capisco l’esigenza di questo catenaccio quasi quotidiano. Salvo la passione per l’argomento. E per il posizionamento.

Nel merito dico questo. I tabù non sono sempre e soltanto cose negative. Alcune cose non possono essere razionalmente confutate e sono perciò inibite con dei tabù: il desiderio di amoreggiare con la propria madre. L'idea che gli ebrei vadano gasati, allo stesso modo non può essere confutata, può essere solo inibita. Queste idee non sono opinioni, sono minacce alla convivenza civile.

Tale carattere di minaccia non può essere stabilito in assoluto, poichè non c'è un dio che lo decide o un’autorità superiore ai contendenti. Può essere stabilito da un contratto sociale che voglia essere inclusivo anche degli ebrei. Dico gli ebrei come potrei dire i neri, i rom, i gay, etc. Dal punto di vista di chi non appartiene a nessuna di queste categorie, di chi non corre il rischio di essere capro espiatorio, la questione è puramente etica o estetica. O di immagine di sé.

In nome di una malintesa libertà, si può concedere piena libertà a fascisti e razzisti e poi, poco importa se ciò concretamente limita la libertà delle loro vittime potenziali. Per me Casapound può esistere, esprimersi, e manifestare come meglio crede. Anche a Firenze. Tanto io non sono senegalese. Teorizzare l’inferiorità dei neri è soltanto una opinione per me, che da bianco posso discutere democraticamente con altri bianchi.

Su Facebook è stata rivolta a Metilparaben una domanda molto arguta: «Se sei a favore della libertà di espressione sempre, senza se e senza ma, perché i commenti al tuo blog sono moderati?» Alessandro Capriccioli risponde: «Perché c'era gente che faceva spamming brutale e impediva, di fatto, di fruire del blog. Direi che l'esempio è calzantissimo: quei troll non esprimevano opinioni, ma finivano per impedire agli altri di farlo». Risposta più che condivisibile, ma che non risolve la contraddizione. Chi si oppone al principio della libertà di espressione per fascisti e razzisti, pensa esattamente questo: che fascisti e razzisti siano in una società democratica, quello che troll e flamer sono in un blog. Alessandro Capriccioli potrebbe provare a spiegarci cosa c'è di sbagliato in questo parallelo.


Riferimenti:


Il blog "Femminismo a sud" ha prodotto un ampio articolo documentario su giornali e giornalisti che in questi anni hanno accreditato Casapound come un movimento politico presentabile e si sono persino battuti, con l'adesione ad un appello, perchè non si vietassero le manifestazioni del movimento neofascista.
Chi ha sdoganato Casapound.

L'articolo ha suscitato una reazione allarmata e indignata da parte di alcuni dei giornalisti citati, in particolare da parte di Alessandra Di Pietro, giornalista della rivista Gioia.
Sono la prima della lista.

La reazione di protesta, è stata sostenuta da Marina Terragni, che mette sotto accusa in particolare l'elenco dei nomi, qualificandolo come "lista di proscrizione".
Liste e femministe

Anche la risposta de «Gli Altri» a firma di Andrea Colombo ritiene di misurarsi con una "lista di proscrizione" e ribadisce la sua posizione a favore della libertà di manifestare per i fascisti.
Casapound. Ci avete proscritto ma non ci offendiamo

In verità, quell'elenco di nomi è la riproduzione di una petizione pubblica, che si può leggere sulle stesse pagine di Casapound.
Appelli di intellettuali artisti e politici per la libertà di manifestare

Parte dell'elenco si può leggere pure in un articolo di Piero Sansonetti in difesa dell'appello pro-Casapound.
Libertà di piazza per i fasci, c'è una sinistra da legge Scelba

Altre esponenti femministe, tra cui Loredana Lipperini, hanno disapprovato l'asprezza e il tono della protesta contro il blog "Femminismo a sud", poiché teso ad emarginare un gruppo di ragazze che da molti anni lavora per le donne, invece di scegliere di discutere con loro.
Occhi aperti, per favore

Ampia parte di questa discussione si può leggere sul forum di "Se non ora quando".

Intanto, la figlia di Ezra Pound, Mary de Rachewiltz, ha avviato un procedimento legale contro il gruppo neofascista, per inibirgli l'uso del nome di suo padre, dopo la strage dei senegalesi, la «goccia che ha fatto traboccare il vaso».
Pound mio padre non abita a Casapound



Uno dei primi blog politici italiani (e di sinistra) spiega perchè è contrario alla chiusura di Casa Pound.
Se vogliamo discutere di un principio, dobbiamo discutere della Costituzione.

La Costituzione della Repubblica Italiana, alla XII delle Disposizioni transitorie e finali, stabilisce: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».

Siamo favorevoli o contrari a questa disposizione costituzionale? Se siamo favorevoli, possiamo valutare l'opportunità che singole formazioni neofasciste possano esistere. Non perchè ne abbiano il diritto, ma perchè l'autorità valuta opportuno non scioglierle.

Poi, c'è la questione di quale autorità. Non siamo in una realtà nella quale un arco costituzionale si distingue e si contrappone nettamente al neofascismo. Un intero schieramento politico, il centrodestra, non esita ad espandersi fino alla destra estrema.

Secondo me, una formazione neofascista può esistere fino a che non combina un guaio. Quando i suoi militanti iniziano ad essere responsabili di episodi di violenza politica, quando addirittura provocano morti e feriti, la loro formazione può essere sciolta.

Non si tratta di nascondere la polvere sotto il tappeto. Si tratta di togliere la polvere, sapendo che in breve tempo si riforma. Non c'è la possibilità pratica, concreta di eliminare i fascisti, i razzisti e il fatto che essi si diano forme organizzate. Si può però rendere la cosa la più difficile e complicata possibile. Sciogliere una organizzazione, vuol dire farle cambiare nome, simbolo, marchio, sede, spezzarne la continuità organizzativa. Non è risolutivo, ma può essere utile, quando quell'organizzazione dimostra di voler forzare i limiti che la democrazia e la legalità le impongono.

Un altro dato a favore è che lo scioglimento di Casa Pound è una richiesta della comunità senegalese di Firenze.

* * *

Io faccio una ipotesi di corresponsabilità. Naturalmente, deve esserci una inchiesta, un processo, una sentenza. Quello che mi sembra certo è che CasaPound abbia avuto subito un atteggiamento omissivo, non collaborativo, cercando di cancellare ogni traccia della partecipazione del militante omicida al loro movimento.



Che Mussolini fosse pericoloso lo capì molto tardi lo stesso Croce, che in principio aderì al fascismo, pensando che avrebbe riportato ordine in Italia. Poi ancora dopo il delitto Matteotti, a Mussolini votò la fiducia, perche secondo lui il sostegno dei liberali avrebbe potuto sottrarlo all'estremismo delle squadracce.

Quella di Croce era una strategia di evitamento del conflitto. Dovuto anche all'idea che il fascismo fosse un male morale che, necessariamente, sarebbe stato superato dalla storia.

Ingrao spiega così la sua scelta comunista: "Prima ci rivolgemmo a Benedetto Croce, per chiedergli cosa dovevamo fare. Lui ci rispose: tornate a studiare."

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.