Femmes pour le dire, Femmes pour agir
Associazione di donne (ma comprende anche Uomini) con disabilità

Traduzione di Maria Rossi

Lettera aperta al Presidente della Repubblica François Hollande


Parigi, 27 febbraio 2013

Signor Presidente,

La società acquista coscienza della sessualità e della vita affettiva delle persone con disabilità e noi ne siamo felici. Ma la loro vita sessuale e affettiva deve essere dignitosa. Le persone con disabilità vogliono esercitare la loro libertà di scelta del partner. Esse desiderano sviluppare le proprie relazioni d'amore in un contesto che le sostenga e che sia rispettoso della loro dignità.

Alcune associazioni di persone con disabilità esigono il ricorso all'«assistenza sessuale», sulla base della difficoltà per alcune di loro di soddisfare i propri «bisogni sessuali».

Il loro ragionamento si fonda sull'affermazione che la sessualità sia un «diritto umano fondamentale». Ora: la sessualità non appartiene al campo giuridico. La sessualità riguarda la sfera intima e non può essere subordinata ad un contratto. Parlare di diritto significa non riferirsi più al desiderio, ma ad un'obbligazione, che comporta un «dovere sessuale» per quelle e quelli che saranno incaricati di garantirlo. Su questo argomento il rapporto Bousquet-Geoffroy ci informa che: «Sul piano giuridico, il diritto alla vita sessuale non può essere riconosciuto. Infatti, perché esso sia effettivo, il titolare del diritto deve poterlo far valere, tramite un procedimento, nei confronti di una persona che si configura come debitrice della soddisfazione di tale diritto. Così, il riconoscimento di un diritto a una vita sessuale comporterebbe la creazione di una procedura atta a far rispettare tale diritto e la designazione di un debitore, che sarebbe certamente lo Stato».

Questa richiesta, che è essenzialmente maschile, si iscrive in una concezione della sessualità secondo la quale i corpi delle donne sono messi a disposizione per rispondere a presunti «bisogni sessuali maschili incontrollabili». Che si tratti di un assistente sessuale di sesso maschile o di sesso femminile, il problema della mercificazione dei corpi rimane intatto. L'inclusione dei «servizi sessuali» nell'ambito del mercato genererà inevitabilmente lo sfruttamento della precarietà e della povertà. L'assistenza sessuale pone la questione fondamentale della prostituzione come risposta a presunti «bisogni» o «diritti».

In nessun caso la prostituzione, quale che sia la giustificazione che le si vuol dare, può costituire una risposta. La richiesta di assistenza sessuale non può giustificare un «adattamento» delle leggi sul lenocinio, ora che la Francia ha espresso una posizione abolizionista, ed è impegnata nella lotta contro le violenze sulle donne e contro la tratta degli esseri umani.

D'altra parte, l'«assistenza sessuale» sarebbe una brutta soluzione che perpetuerebbe l'esclusione e l'invisibilità delle persone diversamente abili. In conseguenza della creazione di un servizio specifico a carattere compassionevole, «questi poveri disabili» sarebbero ancora più marginalizzati e ghettizzati.

Noi avversiamo qualsiasi modifica della legge sul lenocinio, da cui trarrebbe beneficio, per espandersi in un mercato lucroso, l'industria del sesso con le sue derive e i suoi traffici. Noi ci siamo opposti/e alla legalizzazione dei «servizi» a pagamento di assistenza sessuale, considerati, d'altra parte, come una forma di prostituzione nei Paesi ove esiste.

La risposta sta nel cambiamento dello sguardo della società e nell'apertura di spazi accessibili che consentano la molteplicità degli incontri; nei centri istituzionali noi chiediamo la disponibilità di luoghi che favoriscano le relazioni tra gli ospiti. Così le persone con disabilità potranno gestire la propria vita affettiva e sessuale nel rispetto della propria dignità e di quella altrui.

Questa questione sollecita tutta la società ad una riflessione sulla sessualità e sulla vita affettiva: come preparare i bambini e i giovani a relazioni sessuali che si svolgano nel rispetto dell'altro? Come informarli delle differenze? Qual è il posto occupato dalla sessualità in una società consumista? Come garantire l'equilibrio tra libertà individuale e costrizioni sociali?

Concludendo, noi le chiediamo due cose, Signor Presidente: da una parte il rafforzamento della politica abolizionista e della lotta contro ogni forma di prossenetismo, senza eccezioni per questa o quell'altra categoria, dall'altra di accelerare la messa a disposizione di spazi sociali di incontro e di convivenza per tutte e tutti!

Voglia gradire, Signor Presidente, l'espressione della nostra rispettosa considerazione.

Maudy Piot, presidentessa di Femmes pour le dire, Femmes pour agir


Associazioni firmatarie:
Amicale du Nid : Geneviève DUCHÉ, présidente
Assemblée des Femmes, Danielle BOUSQUET, présidente
Association des femmes franco-africaines de Paris - AFAF, Françoise MORVAN
Centre National d’Information sur les Droits des Femmes et des Familles – CNIDFF, Annie GUILBERTEAU, Directrice Générale
Centre de recherches internationales et de formation sur l’inceste et la pédocriminalité, (CRIFIP), Sandrine APERS
Coordination française pour le lobby européen des femmes (CLEF – regroupant environ 70 associations françaises membres), Olga TROSTIANSKY, présidente
Collectif ruptures :Marie-Josée SALMON
Conseil National des femmes françaises (CNFF), Claudie Bougon-Guibert
ECVF élus contre les violences faites aux femmes : Geneviève COURAUD, Présidente
Les efFRONTé-e-s, Fatima-Ezzahra BEN-OMAR
L’égalité, c'est pas sorcier, Henriette ZOUGHEBI
Encore Féministes, Florence MONTREYNAUD
Fédération nationale GAMS, Isabelle GILLETTE-FAYE, Directrice Générale
Femmes libres, Nelly TRUMEL
Fédération nationale solidarités femmes, Françoise BRIÉ
Femmes pour le dire, femmes pour agir, Claire DESAINT, secrétaire générale adjointe
Femmes solidaires, Sabine SALMON, Présidente nationale
Fondation Scelles, Philippe SCELLES Président d'honneur, Yves SCELLES, vice-président
Le CRI Bordeaux, Raymonde PLEDRAN
Le Monde à travers un regard, Sandrine APERS
Ligue du Droit international des Femmes, (LDIF), Annie SUGIER, présidente
Marche mondiale des Femmes France: Nelly MARTIN
Mémoire Traumatique et Victimologie, Dre Muriel SALMONA, présidente
Mouvement du Nid: Grégoire THERY
Mouvement.Jeunes.Femmes, Marie-Cécile MOULLIN, Présidente :
Osez le féminisme, Magali de HAAS
Rajfire, Dora CANTOS
Regards de Femmes : Robert PIGEON, Michèle VIANES, Présidente
Réseau féministe ruptures: Bernard BOSC, Monique DENTAL, Animatrice du réseau
Résistances de Femmes: Sandrine GOLDSCHMIDT Présidente
Zéromacho
Zonta Clubs de France : Nicole HERB

Personalità firmatarie
Françoise HERITIER, anthropologue, professeure honoraire au Collège de France
Malka MARCOVICH, CATW International (Coalition Against Trafficking in Women)
Ernestine RONAI, militante féministe
Anne Marie VIOSSAT, Militante féministe, Animatrice au Planning 94


Vedi anche:
Assistenza sessuale: un binario morto per i disabili




Traduzione di Maria Rossi


L'assistenza sessuale è un tema di dibattito importante oggi nell'ambiente dei disabili. Ho l'impressione che il discorso dominante su questa questione sia favorevole in Francia all'applicazione di questo dispositivo, attualmente illegale.

Io sono assolutamente contrario. Non sono il solo, eh!, ma penso che questa posizione debba essere ribadita il più frequentemente possibile. Una presa di posizione interessante si trova sul blog Celinextenso.

Bene! Allora perché sono contrario, perché?
Per un sacco di ragioni serissime.

Possiamo chiederci  in che cosa differisca dalla prostituzione l'assistenza sessuale. Il principio è sempre quello di pagare delle persone per compiere atti sessuali su un'altra. D'accordo: saranno pagate a prestazione, non ci sarà la pressione di un magnaccia, l'assistenza sessuale non determinerà grandi traffichi di carne umana, ma il principio, in fondo, è sempre quello della prostituzione.

Ciò che più colpisce, è che la maggior parte dei disabili che chiedono l'attuazione  di un servizio di assistenza sessuale sono uomini, generalmente eterosessuali. Non vedo come l'implementazione di un servizio di assistenza sessuale possa combattere efficacemente la riproduzione dell'oppressione patriarcale. E' altresì chiaro come il termine le «assistenti sessuali» (donne) sia molto più usato del termine l' «assistente sessuale» (uomo). Possiamo fare questa constatazione quando vediamo l'intervista di Eric Fassin su Libération. L'impiego dell'espressione «sessualità per tutti»,  l'assenza dell'uso del genere femminile per il termine di handicappato [i francesi usano questo vocabolo, anziché quello di disabile o diversamente abile) non sono ambigui.

Sembrerebbe, una volta di più, che la sessualità femminile non susciti alcuna preoccupazione. Ciò, francamente, non è né nuovo, né sorprendente. Ciò va di pari passo con l'idea sbagliata che gli uomini abbiano dei «bisogni»  da appagare assolutamente.

Del resto, ciò si ricollega ad un'altra argomentazione proposta dai sostenitori dell'assistenza sessuale: che la sessualità sia un diritto e che il suo accesso debba essere garantito alle persone diversamente abili. Non sono convinto che si tratti di un bisogno vitale. Certo: una sessualità appagante concorre al benessere, ma considerarla un diritto dell'essere umano mi pare un po' esagerato. Quest'idea suscita un altro interrogativo. Com'è che le difficoltà sessuali dei diversamente abili costituiscono il fondamento di una proposta come l'assistenza sessuale? Ciò vorrebbe forse dire che soltanto noi ci troviamo in questa situazione? Che le persone non disabili che sono sole, in uno stato di carenza affettiva e sessuale non possono far altro che andare a puttane? Che la disabilità è l'unica valida ragione per porre rimedio alla situazione? 

Bah!, la loro sessualità caritatevole alla mordi e fuggi (avranno pure il diritto di essere frettolose le assistenti sessuali o no?) se la possono tenere per sé. Noi poveri piccoli sulle sedie a rotelle, incapaci di masturbarci da soli davanti ad un porno (o davanti a niente, immaginazione quanto sei travolgente!), vittime della nostra incapacità di masturbarci siamo i soli degni di essere salvati! Siano affittati i nuovi preti della sessualità di Stato, standardizzata ed asettica. Che bel futuro!

Separare la sessualità dal suo carattere eccitante, vederla come un atto medico necessario distrugge, a mio parere, l'interesse della cosa.  Tanto più che si concepisce l'assistenza sessuale come un aiuto alla masturbazione e ciò limita fortemente l'accesso alla sessualità, che è multiforme.

Concepire questa cosa come la sessualità cui abbiamo diritto, mi deprime. E' una soluzione di ripiego, un binario morto per i disabili. Tentano di venderci un diritto al ribasso. E' una ragione in più per non accettarlo. «Di cosa vi lamentate? Avete l'assistenza sessuale per scopare, no? Allora cosa rompete le scatole con il vostro desiderio di uguaglianza?» L'assistenza sessuale evita, a mio parere, la fatica di porsi le domande cruciali. Non si indaga sul motivo del rifiuto sessuale dei disabili. Ci si offre una soluzione che evita di  interrogarci sulla nostra società.

Una sessualità a doppio binario, insomma! Ebbene! A me fa schifo la loro sessualità specifica per i disabili! Non ho bisogno dell'aiuto di professioniste per divertirmi! Certo, un sacco di disabili non fa la vita che faccio io, che non ho bisogno di quei mortori che sono le istituzioni. Ma, per me, offrire ai disabili infermi un dispositivo sessuale specifico rinforza la loro emarginazione.

Un altro problema che riguarda l'assistenza sessuale è l'idea che esista UNA sessualità, alla quale abbiamo diritto. Essa  si ispirerà a precisi criteri, sarà codificata se verrà introdotta l'assistenza sessuale. Ma chi deciderà quale tipo di sessualità è accettabile? L'atto sarà connesso alla preferenza per una determinata persona? Proprio per niente, dal momento che i sostenitori dell'assistenza sessuale considerano l'atto sessuale come separato dall'affettività, un atto semplicemente medico. Non mi interessa una sessualità conforme alle norme della nostra società borghese. E i diversamente abili adepti del bondage o del sesso sadomaso cosa faranno? Ci sarà un'educazione all'uso delle corde nell'ambito della futura assistenza sessuale? Specializzazione  nell'uso della cera calda? No, seriamente, è qualcosa che mi inquieta davvero.

Credo veramente che l'assistenza sessuale non sia la buona soluzione per garantire l'accesso più ampio a una sessualità dignitosa per  le persone diversamente abili. A coloro che vedono nell'assistenza sessuale un modo dignitoso per far sesso, io dico che si sbagliano alla grande. Dove sta la dignità nel riservare sei ore alla masturbazione, prendere appuntamento ecc.? Che dignità c'è nel farsi masturbare da un lavoratore a fine giornata? Una mano sul pube e l'altra a nascondere uno sbadiglio... No, francamente, questa società futura mi fa veramente, veramente venir voglia di... non lo dico.

D'altra parte , per riallacciarmi a quanto scritto su Rue 89 [è un sito de Le Nouvel Observateur], penso che sarebbe interessante che gli ergoterapeuti e i produttori di sex-toys si occupassero dell'adattamento dei giocattoli erotici alle esigenze dei disabili. Liberi di aver bisogno di aiuto per installare il giocattolo, ma per poi usarlo da soli, in base alle nostre fantasie. Sono sicuro che  potrebbe esserci un fottuto mercato per questi sex-toys! Esistono soluzioni, ma l'assistenza sessuale, per me, è la peggiore.

Quando diremo finalmente che tutta la società deve impegnarsi ad accettarci? Che la maggioranza dei non disabili devono arrivare a comprendere che noi siamo tutti dei potenziali partner? Che il sesso può essere super anche quando l'uomo non sta sopra e non ha dei bei muscoli possenti, anche quando le ragazze non hanno le fattezze di una Barbie? 

Disabili e non, quando ci renderemo conto che esistono molte vie che conducono al piacere? Bisogna avere una mentalità più aperta! Considerare la coercizione fonte di innovazione, è forse intelligente?
Allora, che aspettate a corteggiarci, merda!

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