Marco Travaglio è un lettore di Alessandro Manzoni. O dei discorsi dell deputato leghista Gianluca Buonanno. Che nell’agosto 2013, in occasione del dibattito in aula sul decreto contro il femminicidio, paragonò la presidente della camera a Donna Prassede: personaggio dei Promessi Sposi, moglie bigotta e petulante di Don Ferrante. Nel marzo 2014, il vicedirettore del Fatto Quotidiano giunge allo stesso pensiero. Prende spunto e compone un articolo da maestro, che sorpassa in discesa l’allievo Andrea Scanzi. Fin dall’incipit, lei è Madonna Boldrini, Papessa della Camera

A supporto del paragone, il Travaglio ricostruire e attribuisce, tuttavia calca un filo la mano in forzature e caricature. Insomma, racconta un po' di balle. 

Reazioni e risposte ovvie diventano comunicati alla nazione. Boldrini giudica sessista l'imitazione di Maria Elena Boschi, interpretata da Virginia Raffaele, trasmessa a Ballarò. Lo fa perchè Lucia Annunziata le ha chiesto cosa ne pensa. Glielo ha chiesto perchè su quella imitazione c'è stata polemica per quattro giorni. Basti scansionare sull'argomento Twitter e Facebook della passata settimana. Io stesso ci ho fatto almeno due discussioni e un post. Che una volta chiuso e pubblicato, ho integrato con il commento di Laura Boldrini. Al vicedirettore non piace che ad ogni aprir di bocca dell’autorità in Italia si scateni dibattito. Quindi, vi prende parte. Dopo che tutto è successo prima che l'autorità aprisse bocca. 

Madonna, Papessa e Donna Prassede però non bastano. Così Boldrini è anche la signorina Rottermeier, la rigida, inflessibile, antipatica governante di Heidi. Il Travaglio evita  «signorina». Il politically correct mette un po' in soggezione anche lui. Dunque, Rottermeier di Montecitorio. Ella avrebbe ammonito le giovani italiane contro la tentazione di sfilare a Miss Italia. In realtà, la presidente si limitò ad apprezzare la decisione della Rai di non mandare più in onda la manifestazione annuale di Salsomaggiore. Disse: una scelta di civiltà. Il concorso di bellezza esiste in tutti i paesi occidentali, ma in nessuno è trasmesso dalla TV di stato. Tanti  maschietti italiani ci sono rimasti male. Così come ci rimasero male quando la presidente della camera, intervenendo ad un convegno su donne e media, non redarguì proprio nessuno, solo disse in generale basta alla stereotipo pubblicitario della mamma che serve a tavola. Basta con lo stereotipo, cioè sia solo una tra le tante possibili rappresentazioni. Una ovvietà che scatenò il finimondo.

Forse per scrollarsi di dosso la fama di giustizialista, il vicedirettore rinfaccia alla presidente della camera anche il perseguimento di un reato da parte della polizia postale. Egli rammenta che fu postato sul web un suo fotomontaggio in deshabillé e fare battutacce – sessiste, ça va sans dire – sul suo esimio conto (come se capitasse solo a lei). Fu invece postata la foto di una donna nuda, reale, molto somigliante, una foto tratta da una spiaggia di nudisti, con la didascalia «Il troiaio continua». Una donna nuda non può che essere una troia. Il fatto che ad ogni donna capiti di sentirselo dire, sarebbe appunto il sessismo. Il vicedirettore pare ci veda invece l'uguaglianza e la democrazia. A subire un danno fu anche e forse soprattutto quella persona in carne e ossa, così spalmata sul web, esposta al riconoscimento di parenti, amici, vicini, colleghi. Ma non importa. Per una volta, manettari e libertari convergono: tutto è lecito quando si tratta di dileggiare ed insultare la presidente della camera.

Un'altra lieve mistificazione - anche questa divulgata dal leghista Buonanno - è scrivere che Laura Boldrini avrebbe fatto ristampare intere risme di carta intestata per sostituire la sconveniente dicitura “Il presidente della Camera” con la più decorosa “La presidente della Camera”. Interessante che la differenza tra la prima e la seconda dicitura per il vicedirettore stia nel decoro. Forse egli trova sconveniente che il maschile debba scendere dal piedistallo dell’universale. In ogni caso, la presidente ha più volte precisato che prima di stampare la carta con la dicitura nuova, sarebbe andata ad esaurimento quella con la dicitura vecchia.

C’è da domandarsi se anche quando scrive di cronaca giudiziaria il Travaglio sia così tanto impreciso.

La Madonna, la Papessa, Donna Prassede, Rottermeier è anche una occhiuta vestale della religione del politicamente corretto. Quella religione che al Travaglio ha fatto omettere fin qui il «signorina» davanti a Rottermeier. Ad ogni modo, egli scioglierà le briglie poco più avanti con un colpo di scena: maestrina dalla penna rossa! Dai Promessi sposi al libro Cuore. Succede quando le note politiche sono scritte da letterati e uomini di cultura. Ma un passo alla volta. Dice il nostro moralizzatore legalitario (per altre faccende), che la vestale è intoccabile in quanto buona (pensate se fosse stata toccabile), tralasciando l’ampia letteratura esistente sulla cattiveria dei buoni. Di cui faranno parte pure gli articoli di Ferrara su Travaglio.

Il vicedirettore dice che Boldrini è una santa come volontaria nel terzo mondo, ma non dice cosa è come candidata eletta parlamentare e poi presidente della camera. La religione di cui sopra inibisce di nuovo la sua prosa. Sappiamo che nella cultura in cui agisce e si muove il Travaglio le definizioni di donna sono principalmente due. E che il suo amico Grillo, mediante la pancia dei suoi fans, si dedica spesso a dar voce alla seconda. Tanto se lo sentono dire tutte. La colloca nel listino personale di Vendola, come fosse una sconosciuta qualunque e non la candidata eccezionale di SEL. Eletta da nessuno, poiché le liste sono bloccate. Come fosse la sua personale condizione e non quella di tutto il parlamento. Sui due presidenti delle camere, impossibile evitare di rimarcare che lei è una donna che non ride mai, lui è un uomo che ride sempre. Totale inversione nella divisione dei ruoli sessuali.

La maestrina dalla penna rossa - eccoci arrivati, riprendendo con le imprecisioni - porta a spasso il suo monumento di rappresentante della società civile, con scorte, auto blu e voli di stato, tipo quello che l’ha portata in Sudafrica ai funerali di Mandela. Tipo? L’unico, insieme ad un volo nel capoluogo pugliese per la Fiera di Bari in sostituzione del presidente della repubblica. Le polemiche che ne seguirono furono immancabilmente bollate di “sessismo” e morte lì. Colpirono la presidente e il suo compagno, ma non il presidente del consiglio e sua moglie. Mai un presidente fu contestato per essere accompagnato dal coniuge. Le polemiche durarono giorni, non sono morte lì, hanno strascichi ancora oggi, come dimostra lo stesso Travaglio con il suo testo. Sessista è anche chi fa timidamente notare che una presidente della Camera messa lì da un partito clandestino dovrebbe astenersi dal trattare il maggior movimento di opposizione come un branco di baluba da rieducare, dallo zittire chi dice “il Pd è peggio del Pdl” con un bizzarro “non offenda”, dal levare la parola a chi osi nominare Napolitano invano, dal dare di “potenziale stupratore” a “chi partecipa al blog di Grillo”, dal ghigliottinare l’ostruzionismo per agevolare regali miliardari alle banche. Siamo al vero tasto dolente, per il nostro giornalista simpatizzante grillino. Il modo in cui la presidente tratta il M5S, quando dà del boia a Napolitano, quando si arrampica sui tetti, quando occupa le commissioni, cioè quando usa il parlamento come fosse una piazza. Da notare il disprezzo assoluto per le minoranze. L'esponente di un piccolo partito, se anche riveste una carica istituzionale, dovrebbe cedere il passo alle prepotenze e alle insolenze dei rappresentanti di un partito più grande del suo.

Poichè al vicedirettore non piace il punto di vista della presidente della camera, neanche quando si difende dai «zuzzerelloni» che scrivono sul blog di Grillo di volerle fare rompere il culo da un capo villaggio rom - disse ai rom e ai sinti di essere orgogliosi della loro identità, «patrimonio da tutelare e far conoscere», ai razzisti non è piaciuto - si rivolge a lei come farebbe ogni uomo «non sessista» nei confronti di una donna che parla più di quanto lui reputi opportuno. Le dice di stare zitta. E lo fa nel modo più dolce possibile, suggerendole di ghigliottinarsi la lingua. Quindi attacca, parlando a nome di tutti, senza bisogno di essere eletto da qualcuno: vorremmo soltanto essere lasciati in pace, a vivere e a ridere come ci pare, magari a goderci quel po’ di satira che ancora è consentito in tv, senza vederle alzare ogni due per tre il ditino ammonitorio e la voce monocorde da navigatore satellitare inceppato non appena l’opposizione si oppone. Se qualcuno l’avesse mai eletta, siamo certi che non l’avrebbe fatto perché lei gli insegnasse a vivere: eventualmente perché difendesse la Costituzione da assalti tipo la controriforma del 138 (che la vide insolitamente silente) e il potere legislativo dalle infinite interferenze del Quirinale e dai continui decreti del governo con fiducia incorporata (che la vedono stranamente afona). La presidente, non ha un dito, ma un ditino. Il limitante politically correct, questa gabbia mentale dell’espressione umana, non permette a Travaglio di fare considerazioni sulle tette e sul culo. Neanche sulla bocca sta bene. Ma almeno la voce! Come si fa a criticare una donna senza dire qualcosa almeno sulla sua voce! Anche l’allievo Scanzi ha scritto parole fondamentali su questo dato imprescindibile. La presidente avrebbe una voce molto più assonante e musicale, se permettesse ai cinque stelle di fare quello che vogliono e se facesse pure lei opposizione al governo e alla maggioranza. Tornerebbe santa e sarebbe pure imparziale.

Esaurito il repertorio delle definizioni, si torna a Donna Prassede. Il Travaglio recita alcuni passi dei Promessi Sposi. Per chiarire la sua confusione circa quel che ha rilievo privato e quel che ha rilievo pubblico, quando si parla di una donna. Ma come concludere un articolo inutile, offensivo e insultante, senza che la conclusione appiaia più debole di tutto il testo? Evocando la morte! La peste si portò via anche lei, ma la cosa fu così liquidata dal Manzoni: “Di donna Prassede, quando si dice ch’era morta, è detto tutto”. Amen.

Dato, lo spessore culturale del testo, l'articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano di oggi, è stato in giornata riprodotto sul sito di Micromega, la rivista di filosofia politica di Flores D'Arcais. Ho letto sull'Huffington Post che il direttore della rivista ha lasciato il gruppo dei garanti della lista Tsipras, per un dissenso sulle candidature. Pare che parte della rivista abbia spinto anche per candidature di peso (Travaglio e Scanzi).

Rispetto molte di queste persone, per l'opposizione che negli anni hanno fatto al berlusconismo ed anche per come hanno sempre criticato il centrosinistra. Ora però, vedo quest'area dimostrare di avere una difficoltà notevole nel misurarsi in modo civile con l'avversario politico quando è un'avversaria. Credo sia un ostacolo grande. Troppo grande per poter convivere.


Il maschilismo possiede due definizioni di donna: la puttana e la madonna. La televisione è più ipocrita del web. Marco Travaglio non può offendere la presidente della Camera come fa il suo amico Grillo mediante i propri fans. Così si limita a ironizzare sul suo essere santa, santuzza, santarella, con l’aureola, il piedistallo e i ceri.

Ho visto solo ieri la puntata di Servizio Pubblico titolata La ghigliottina. Giusto per vedere cosa è stato detto e come. Una trasmissione senza sorprese. Numerosa ma poco incisiva la presenza femminile: Concita De Gregorio, Irene Tinagli e Giuditta Pini. Un elemento surreale della trasmissione era il rappresentante del popolo in studio. Quello che denunciava che la gente non arriva alla fine del mese e muore di fame: il milionario Flavio Briatore. 

La questione della violenza simbolica sessista animata dal blog e dalla fanpage di Grillo contro Laura Boldrini è stata di volta in volta trattata come 1) schifo, nel senso di maleducazione, volgarità, vigliaccheria degli anonimi, 2) divertimento, nel senso che le parole pornografiche suscitano immancabilmente risate e sghignazzi soprattutto maschili, uno dei motivi per cui le risposte ironiche non disinnescano un fico secco; e 3) diversivo, nel senso che a dire di Michele Santoro e Marco Travaglio, si parla di queste cose per non parlare dei regali alle banche. Come se il diversivo fosse stato introdotto da chissà chi. Il fatto che Laura Boldrini sia oggetto di una aggressione in quando donna, come Cecile Kyenge lo è stata in quanto nera, non è mai stato messo a fuoco, se non una volta, timidamente dalla ex direttrice dell'Unità.

La trasmissione poteva dire una parola chiara contro la violenza sulle donne, ancorché violenza virtuale. E poi dedicare tre ore di approfondimento alla riforma bancaria e alla liceità della ghigliottina. Avrebbe così evitato l’ambiguità/complicità sul sessismo e avrebbe parlato molto bene di quell'altro che tanto stava a cuore, al conduttore e al suo primo editorialista. Invece ha scelto di essere superficiale su tutto per un tempo spropositato. Irene Tinagli ha detto che la ricapitalizzazione di Bankitalia è soltanto una operazione contabile, non un vero trasferimento di denaro pubblico e tra tutti quelli che desideravano finalmente parlare dei regali alle banche, nessuno si è soffermato a confutarla. Fino all'intervista conclusiva di Marine Le Pen, deputata a scagionare Grillo dall'accusa di fascismo. Con l'effetto complessivo di minimizzare e banalizzare, quindi normalizzare e legittimare la violenza. Se i violenti del blog e della fanpage di Grillo sono i potenziali stupratori, i benevoli e ironici conduttori e commentatori di Servizio Pubblico sono i potenziali indifferenti.

http://www.theguardian.com/politics/2014/feb/09/laura-boldrini-italian-politician-rape-threats
Ancora oggi, la fanpage di Servizio Pubblico ripropone il video amatoriale sulla Boldrini in macchina per, solo in relazione al video, attribuire alla presidente il giudizio di «sessista» e «violento». Seguono una serie di commenti che dicono che no, il video non è tale, è solo uno scherzo. Il modo provocatorio con cui il video è stato usato, la domanda allusiva dello stesso Grillo, la sequenza di insulti, offese e minacce che ne sono prevedibilmente seguite (l'ennesima volta in tanti mesi), tutto offuscato, in un deprimente esercizio di rimozione e negazione collettiva.

In Francia, con la nuova legge per la parità donna-uomo (notare l'ordine) approvata il 24 gennaio, è stato deciso che l'autorità per la vigilanza su Internet potrà indagare e punire gli autori di insulti sessisti, omofobi e contro i portatori di handicap: sono infatti queste le tre categorie di offese più diffuse. (...) La ministra per i Diritti delle Donne, Najat Vallaud-Belkacem, ha fatto l'esempio di un tweet contro la militante antirazzista, Rokhaya Diallo. "Bisogna stuprare questa stronza di Rokhaya, così ci sbarazzeremo dell'antirazzismo", era scritto. Un incitamento alla violenza sessuale, poi oggetto di una sentenza di tribunale. Gli attacchi sessisti non sono certo stati inventati con il web. Ma la facilità con cui, anche in Italia, vengono diffusi e tollerati merita una riflessione, com'è accaduto anche negli ultimi giorni dopo gli attacchi a Laura Boldrini, terza carica dello Stato. [Repubblica 05.02.2014]

In Italia infatti, succede il contrario. Ad una donna, qualsiasi donna, fosse anche la donna più importante della Repubblica, frasi come quelle, si possono scrivere tutti i giorni. Nessuno viene denunciato. Nè l'istigatore, nè i commentatori. Anzi, se la donna che li riceve definisce quelle frasi come commenti che sembrano scritti da potenziali stupratori, è lei ad essere denunciata.

Una maxiquerela contro la presidente della Camera per la frase sui "potenziali stupratori" pronunciata a Che tempo che fa. L'iniziativa di massa contro Laura Boldrini è partita dal Movimento Cinque Stelle su Facebook, con il sostegno di diversi parlamentari. Tra le adesioni quelle del presidente dei senatori Vincenzo Santangelo e dei deputati Massimo De Rosa, Alessandro Di Battista, Paolo Bernini, Sebastiano Barbanti, Alessio Villarosa. Non c'è, invece, la firma del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. [Repubblica 5.02.2014].

L'iniziativa può far sorridere, può sembrare paradossale, grottesca, provocatoria. Può far esclamare che questi, oltre a esibire fantasie da potenziali stupratori, hanno anche la faccia come il culo. Ma è la similitudine tra la violenza maschile e la violenza mafiosa, nel tratto subculturale diffuso e nella valenza intimidatoria a consentirgli di poterla avere.

Ha buon gioco Roberto Natale, portavoce di Laura Boldrini a rispondere: "Vuol dire che toccherà sottoporre ai giudici il lunghissimo repertorio di minacce sessiste, di stupri evocati, di oscenità, di insulti che da domenica sono comparsi sul blog e sulla pagina facebook di Beppe Grillo e sentire da loro quale delicata definizione meritino invece gli autori di queste sconcezze, che in nessun modo e in nessuna sede la Presidente Boldrini ha riferito agli aderenti al Movimento 5 Stelle"[Repubblica 5.02.2014].

Ha buon gioco però soltanto difensivo e dal punto di vista giudiziario, se mai si arriverà in tribunale. Iniziative come queste sono trovate per essere annunciate, non per essere portate fino in fondo. Sono propaganda Ottenuto l'effetto, la querela basta ritirarla. Ed è uno dei motivi per cui, io sono favorevole alla irrevocabilità della querela sempre. L'effetto propagandistico va oltre la contesa Boldrini-Grillo. Perchè mette in scena su un grande teatro mediatico e virtuale di dimensione nazionale, quello che accade nelle situazioni di violenza privata. Dopo il fatto, è ancora lui ad intimidire lei. Con l'ambiente circostante indifferente o a lei sfavorevole. Secondo le consuete dinamiche dalla colpevolizzazione della vittima e della vittimizzazione secondaria.

Nel quadro di questa rappresentazione, a Milano viene intercettata una lettera minatoria con proiettile indirizzata a Laura Boldrini [Corriere della Sera 5.02.2014]. Notizia che al momento vede la soddisfazione del 39% dei lettori dell'articolo sul Corriere. Tra le minacce pervenute nella lettera la più esplicita dice: «Ti getteremo dell'acido addosso». I commenti dei detrattori, diffusi sul web, variano dal ben ti sta, al chi semina vento raccoglie tempesta, al se l'è mandata da sola.

Questa storia ci mostra (ci propaganda) che un uomo o più uomini ad una donna possono fare quello che vogliono, possono offenderla e umiliare come vogliono, con tutti gli sfondi sessisti e sessuali che preferiscono, senza subire alcuna conseguenza. Lei non li denuncia, anzi è lei a venire denunciata. Succede persino alla donna che ricopre la carica più alta. Nemmeno lei può permettersi di replicare la cosa più ovvia. Loro possono dirle di tutto, ma è lei che deve stare attenta a quello che dice. E' lei che deve stare zitta e abbassare lo sguardo.

Ho già scritto che, a mio avviso, Laura Boldrini potrebbe, dovrebbe fare come le deputate del PD, che hanno denunciato Massimo De Rosa (ora tra i querelanti annunciati della presidente). Non solo e non tanto per se stessa, ma per tutte le donne che rappresenta. Che non denunciano le violenze, che non le riconoscono come tali. Mi rendo conto che una tale iniziativa farebbe da esempio, ma verrebbe anche deformata, come già succede per la sua sola denuncia all'opinione pubblica. Come si trattasse di una operazione giudiziaria contro gli oppositori e contro poveri elementi popolari già afflitti dal disagio, perseguitati da lei, una donna di potere.

Quando Laura Boldrini ebbe la prima reazione contro l'hate speech, oltre ad accusarla di essere una censora liberticida, le si disse che le leggi a tutela delle persone offese in Italia ci sono già, basta applicarle. Ma a quanto pare, sono leggi passive, che richiedono una querela di parte, per poi eventualmente avviare una istruttoria. Credo questo sia insufficiente e dia luogo alla situazione paradossale per cui alla fine è proprio la persona offesa a poter essere denunciata. La violenza virtuale sessista, omofoba, razzista, non è violenza contro singole persone, ma contro interi gruppi umani. E' una violazione virtuale dei diritti umani. Ha una forte valenza simbolica. Come le offese ingiuriose e le teste di maiale indirizzate contro la Comunità ebraica di Roma. [Repubblica 1.02.2014]

La lotta contro questa violenza ha da essere un compito della collettività, delle sue istituzioni, in una forma attiva di vigilanza, indagine e sanzione. Non deve porsi il problema della denuncia, per chi riceve offese come queste. Sono sotto gli occhi di tutti. Richiedono la procedibilità d'ufficio contro chi le scrive e chi le pubblica. Non è vero che Internet è un rubinetto aperto e che è impossibile controllare ogni messaggio. Gli utenti capiscono molto bene e molto in fretta la politica degli amministratori di una fanpage, di un blog, di un forum, se gli admin istigano alla violenza o la disincentivano, capiscono bene se il luogo in cui entrano è un luogo civile o una fogna. E di conseguenza si adeguano. Perciò, anche in Italia abbiamo bisogno di discutere al più presto di una nuova norma come quella francese.

Vedi anche:

Intervenuta a Che tempo che fa, Laura Boldrini ha pronunciato due affermazioni relative al M5S, che hanno suscitato molta discussione. Quella sui potenziali stupratori e quella sugli eversori.

La prima questione è più semplice. Per giustificare una reazione censoria, i sostenitori grillini hanno tradotto la frase come fosse riferita indiscriminatamente ai frequentatori del blog di Beppe Grillo. In realtà, la frase sembrano quasi dei potenziali stupratori è riferita agli autori dei post violenti e sessisti, sollecitati dallo stesso Grillo con la domanda su cosa fareste se vi trovaste la Boldrini in macchina. Per accreditare questa versione è stato anche falsificato lo screenshot di un tweet della presidente della camera, per poi dire che il tweet era stato da lei cancellato.

Naturalmente, non è possibile stabilire se le persone che hanno scritto quei post siano realmente pericolose. Possiamo fare solo speculazioni e ipotizzare che molti siano solo degli squallidi fanfaroni e solo qualcuno pericoloso. Che alcuni siano innocui da soli e pericolosi in gruppo. Stupisce che si tratti di persone che si presentano con la propria foto, con il proprio nome e cognome, senza curarsi del rischio di conseguenze penali. E' probabile che sia proprio la dimensione del gruppo, del branco, e la sollecitazione dall'alto a rendere plausibile nella mente di ciascuno il poter proferire insulti e offese a sfondo sessuale fino all'augurio o all'incitamento dello stupro.

Quello che si è svolto nella fanpage e nel blog di Grillo ai danni della presidente della camera è di fatto uno stupro di gruppo virtuale, simbolico, il cui danno maggiore è costituito dalla normalizzazione dello stupro come pratica punitiva da infliggere all'avversario quando è una donna. Una pubblica e collettiva manifestazione di cultura dello stupro. A cui finiscono per concorre anche tutti coloro che eludono la matrice sessista di questa violenza verbale, parlando genericamente di volgarità; che la intendono come pura rabbia, disagio, malcontento popolare rivolto contro il potere (ormai anche nelle cronache ci viene proposta la crisi come chiave di lettura dei femminicidi). La cultura dello stupro trova sempre la sua giustificazione in una proprietà della vittima. Oppure in tutti coloro che, dopo aver speso qualche formale parola di circostanza per biasimare i post violenti, si concentrano e si impegnano soprattutto per censurare la reazione della presidente della camera: non è tanto grave esprimersi come un potenziale stupratore, è grave dire che quelle espressioni sono da potenziale stupratore. Motivo per cui quelle modalità di espressione violente e sessiste sono avvolte da sufficiente indifferenza, comprensione, giustificazione, per continuare a ripetersi, come sempre si riproduce la violenza sulle donne. Della medesima violenza da parte di gente dello stesso tipo sono vittime giornaliste, comuni blogger, qualsiasi donna si esponga nel dibattito pubblico

Stupefacente, la replica di Claudio Messora, responsabile comunicazione del movimento, il quale traducendo in modo generalizzato quanto detto da Laura Boldrini, le ha comunicato via tweet di stare tranquilla, perché se anche i 5 stelle fossero dei potenziali stupratori, lei non correrebbe nessun rischio. A differenza di Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo. Come se lo stupro fosse un premio da dedicare alle donne appetibili dal punto di vista dello stupratore, come se lo stupro fosse una prova di passionale e irrefrenabile desiderio mosso dalla donna attraente, come se vi fossero donne stuprabili le quali dovrebbero pure sentirsi lusingate di esserlo. Un messaggio davvero tranquillizzante. Poi Claudio Messora si è scusato per i toni da bar sport e per la sua scarsa eleganza. Ma qui non c'entrano i toni e l'eleganza. O gli errori di cui parla Scanzi, che il M5S non potrebbe mai permettersi di commettere: le pagliuzze. Queste sono impronte digitali di una forma mentale. Di una visione del mondo e del rapporto tra gli uomini e le donne. Già messa nero su bianco sul blog di Grillo alcuni anni nel post «Il nuovo femminismo». Strada facendo i 5 stelle stanno assumendo la cifra del maschilismo come la Lega ha assunto la cifra della xenofobia. La litania grillina secondo cui non si può criticare Laura Boldrini perché è una donna e subito ti accusano di sessismo è uguale alla litania leghista secondo cui non si può criticare Cecile Kyenge perché è nera e subito ti accusano di razzismo.

Pur riferendosi solo agli autori dei post violenti e sessisti e non a tutti i seguaci del blog di Grillo, aggiungo io che esiste un problema anche per tutti gli altri, poiché nessuno di essi, in mezzo a quelle esibizioni di dominio sessuale simbolico volto ad umiliare ed offendere, sembra abbia mai voluto o potuto fare da anticorpo. I violenti su quelle pagine, sul quel blog passano assolutamente indisturbati. E c'è da ricordare che topic come quello della Boldrini in macchina, non sono un fatto isolato ed episodico, ma quasi una prassi. Che questa volta ha avuto rilievo, perchè Repubblica ha deciso di darglielo.

E' stato fatto notare che in tutta questa vicenda, l'unica donna picchiata è stata la deputata 5 stelle Loredana Lupo, schiaffeggiata dal questore deputato di Scelta Civica Stefano Dambruoso. Non faccio differenze e graduatorie tra questa e quella violenza sulle donne. Sono allo stesso modo solidale con Laura Boldrini, con le deputate del PD, come in passato con le donne di Forza Italia, e allo stesso modo oggi con Loredana Lupo. Penso anche lei abbia il diritto dovere di denunciare ed esigere giustizia e che il questore che l'ha aggredita sia intanto dimesso dal suo incarico. Peraltro, l'ufficio di presidenza della camera, nella sua relazione, ha già stabilito che il comportamento di Dambruoso nella seduta del 29 gennaio scorso in Aula "è risultato estraneo alle funzioni da questi ricoperte" nella qualità di questore.

L'altra affermazione di Laura Boldrini che ha fatto scandalo è quella con cui ha definito l'assalto ai banchi del governo e della presidenza e poi l'occupazione delle commissioni parlamentari da parte del gruppo dei 5 stelle, un comportamento eversivo. Si è obiettato che anche in anni passati il parlamento è stato teatro di episodi violenti. Vero. Ma si è trattato di episodi circostanziati, in genere messi in atto da piccoli gruppi, come il partito radicale. Inimmaginabile il PCI che assale il governo, occupa e paralizza le commissioni, aggredisce verbalmente le deputate, costringere la presidente della camera a blindare i suoi uffici. E questo oggi avviene nel quadro di una opposizione che non distingue il governo dalle istituzioni, che insulta in modo becero il presidente della repubblica e la presidente della camera, che mette alla gogna i giornalisti che criticano il movimento, che usa blog e fanpage condivisi da centinaia di migliaia di persone per inscenare linciaggi virtuali e stupri simbolici.

Ciò detto, l'aggettivo eversivo attribuito a questo o quel comportamento del M5S è discutibile, quanto meno impreciso, perchè parlare di eversione evoca l'esistenza di un disegno eversivo. Molto improbabile che il M5S persegua un disegno di questo tipo. Ammesso che persegua un disegno di qualsiasi tipo. Più persuasiva la valutazione di Corrado Augias, in onore del quale è stato inscenato un rogo virtuale di libri, secondo cui i 5 stelle esprimono un fascismo inconsapevole. Pensano di fare una cosa bella, nuova, pulita pura, e non si rendono conto che attaccare quelle cosa da piazza in parlamento significa mimare ciò che avvenne negli anni '20 in Italia e negli anni '30 in Germania con esiti che conosciamo. In questo dico inconsapevole: per età, inesperienza e, azzardo, scarse letture non si rendono conto di quello che stanno facendo. Augias aggiunge però che i fascisti inconsapevoli possono essere più pericolosi dei fascisti dichiarati, quali sono Storace o La Russa.

I più recenti sondaggi dimostrerebbero che il M5S ha tratto vantaggio dagli insulti. Alessandro Giglioli sembra ricavarne la conseguenza che lo sdegno unanime verso parolacce o malaparate dei grillini produce solo un effetto boomerang, perché «chi ha seminato per decenni ineguaglianza e darwinismo sociale non può che raccogliere rancore; chi è stato selvaggiamente espulso e vittimizzato, tenuto fuori dei cancelli delle ville dove scorre il punch, non può essere anche cortese ed educato come un Lord inglese. Ragionamenti che rimuovono la matrice sessista e razzista di queste «parolacce» derubricati a volgarità e maleducazione. La civiltà non è questione di sondaggi. Il razzismo e il sessismo sono mezzi per attrarre consensi, per parlare alle pance, per offrire capri espiatori, per proporsi come catalizzatori, ma il loro uso è molto difficilmente calibrabile. Sono piani inclinati. Che portano sempre più giù. Un errore casomai è stato non porre un argine prima. E prima o dopo si arriva al punto in cui non si può più fare finta di niente. Per l'antisemitismo lo abbiamo giustamente chiaro e non c'è crisi che tenga. In ogni caso, parliamo di congetture, non sappiamo quali sarebbero stati gli orientamenti senza lo sdegno, e se la polarizzazione in fondo non abbia avvantaggiato entrambi. Quello che mi sembra si possa dire è che l'ordine di grandezza del M5S, dopo un anno, non è mutato, continua a rappresentare da un quinto ad un quarto dell'elettorato. L'idea che propagandavano il suo leader e molti suoi adepti, secondo cui le larghe intese avrebbero portato il movimento oltre il 40 o addirittura oltre la maggioranza assoluta, non si sta avverando.

E' probabile che la coppia Grillo-Casaleggio non ci abbia mai creduto davvero, che si renda conto che la dimensione massima del M5S è questa, punto in più punto in meno, e che non sia nei loro progetti né odierni né futuri quello di investirla in una strategia delle alleanze finalizzata al governo. A volte si direbbe - ricordando una inchiesta di Milena Gabanelli - che la loro strategia sia soprattutto commerciale, come se entrambi non avessero in fondo mai smesso di fare il loro mestiere, il comico ed il manager, ma solo adottato la politica come circo più grande, per fare molti più soldi. Come se il presidente della repubblica, la presidente della camera, il governo, le istituzioni, fossero solo pretesti per organizzare come già vent'anni fa quelle stesse piazze insultanti ricordate da una vecchia cartolina di Andrea Barbato in più grandi arene virtuali di sfogo collettivo, che generino sempre più traffico, e rendano moltissimo in pubblicità.

Riferimenti:
Violenza a 5 stelle (Luisa Betti 3.02.2014)
Auguri di stupro, i perché dell'immondizia pentastellata (Lorenza Valentini 3.02.2013)
Armi di distrazione di massa (Maria Rossi 3.02.2014)
Non è normale, nè inevitabile (Maria G. Di Rienzo 4.03.2014)
Cosa ha detto Laura Boldrini e come invece l'hanno tradotto (Mazzetta 3.02.2014)

Israele è accusato di essere come i nazisti. Una accusa che evoca la shoah e dice nel sottotesto che le vittime sono come i carnefici. Una accusa provocatoria e offensiva. Che relativizza tutto. Infatti piace molto agli antisemiti. Ma lo stato ebraico nega l’autodeterminazione palestinese, assedia Gaza, occupa la Cigiordania. Allora cosa è più grave, l’antisemitismo o l’oppressione dei palestinesi? La risposta la fornisce lo stesso fondatore dello Stato d’Israele. Nel 1930, gli inglesi, che hanno il mandato sulla Palestina, stilano un rapporto sulla regione, con allegato un libro bianco che dispone la riduzione dell’immigrazione ebraica, per contenere il conflitto con la popolazione araba autoctona. Nel 1939, la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania nazista. Per la sopravvivenza del popolo ebraico, cosa è più grave? L’impedimento inglese all’immigrazione ebraica in Palestina o la persecuzione tedesca degli ebrei in Europa? A Tel Aviv, David Ben Gurion dichiarò: “il nostro compito, ora, è quello di aiutare gli inglesi come se non esistesse il Libro bianco, e di opporci al Libro bianco come se non esistesse la guerra”. Si può non condividere la sua causa, ma il criterio con cui l’ha risolta è una regola di vita. Una regola contro ogni falso dilemma.

Sulle meno tragiche attuali vicende italiane, ci viene proposto un dilemma simile. E’ più grave la politica economica del governo o la subcultura misogina, xenofoba e fascistoide dell’opposizione? Ce lo propone Andrea Scanzi, mettendo a confronto M5S e PD. Il blogger/giornalista del Fatto rimprovera l’informazione di considerare più grave il sessismo contro Laura Boldrini e le deputate del PD piuttosto che il regalo di miliardi di soldi pubblici alla banche private. Più altre coppie di esempi. Scanzi ha ragione. Ma lui commette lo stesso errore al contrario. Quel che si può imputare al suo partito è una pagliuzza (ancorché indifendibile), quel che si può imputare al suo partito avversario è un’architrave. Un po' in conflitto di interessi, perchè quelle cose che reputa pagliuzze le produce lui stesso con i suoi articoli. La sua indulgenza nei confronti dei 5 stelle è auto indulgenza.

Sulla sua fan page molto seguita, il giornalista del Fatto lamenta di essere accusato di sessismo dalle veterofemministe (espressione frequente nel gergo maschilista) sol perchè critica Laura Boldrini di essere una politica disastrosa, per aver ghigliottinato il dibattito parlamentare sul decreto IMU-Bankitaglia. Nella sua critica politica, Scanzi inserisce vari riferimenti alla voce/vocetta della presidente, al suo carattere sussiegoso e respingente, e al fatto di essere una veterofemminista. Tutti argomenti pertinenti con la tagliola, quanto Bankitalia è pertinente con l’IMU. Dal decreto omnibus al dissenso omnibus. Non che lo Scanzi abbia torto: si può criticare una donna senza perciò essere sessisti. Solo che a lui non riesce. D’altra parte, sarebbe conveniente?

Nel giorno in cui le deputate del PD venivano omaggiate per le loro presunte ed esclusive abilità sessuali da un oppositore del governo amico delle banche, un collega di Fatto dello Scanzi, il Mario De Maglie denunciava una cosa veramente grave: la moda dell’antisessismo: L’accusa sembrerebbe finalizzata esclusivamente a portare acqua al proprio mulino denigrando l’avversario a colpo sicuro, sembrerebbe esserci quasi del piacere che l’altro abbia attuato quel tipo di comportamento o atteggiamento perché si è reso attaccabile senza che si debba dover faticare più di tanto a trovare altri argomenti. “Hai usato la parola sessista o il comportamento aggressivo? Ti ringrazio, mi rendi tutto più facile, ora ti faccio vedere io”. E’ un po’ quel che sembra avvenire nella testa di coloro che puntano spesso il dito. Si può capire il disappunto. Uno fatica e suda, ricercando argomento su argomento per elaborare un'offesa sessista e zac! arriva un altro oziosamente a prenderlo in castagna. Il De Maglie deve aver subito qualcosa del genere quando provò a difendere la critica politica di Battiato, secondo cui il parlamento è pieno di troie. Una critica ancora a più ampio raggio del ragionamento generale proposto dell’onorevole De Rosa. 

Si adombra il sospetto che tutto questo antisessismo sia strumentale al fine di denigrare il M5S. Che in effetti, c’è l’ha con Laura Boldrini non solo perchè è una donna, ma anche per altre ragioni. Ad esempio, è favorevole agli immigrati. La presidente della camera, sulla fan page di Grillo riceve insulti sessisti, dai più irridenti ai più violenti, praticamente tutti i giorni, anche più volte al giorno. Se Repubblica se n’è accorta solo oggi, avrà il suo tornaconto. E’ pur sempre il giornale che, qualche volta, mostra come sfondo del suo sito online pubblicità di donne seminude. E la sua base di lettori non lesina insulti sessisti alle donne berlusconiane. Nel 2008 (i lettori) avrànno fatto il tifo per Sabina Guzzanti contro Mara Carfagna. Possiamo immaginare cosa pensa un comune lettore di Repubblica di Daniela Santanché, senza che il suo quotidiano lo educhi troppo a pensarla diversamente. Repubblica è arrivata persino a pubblicare una inchiesta che millantava lo stupro come prima fantasia erotica femminile. A leggerla sembrava di stare su Abbatto i muri.

Almeno in parte, tutta questa diffidenza può avere un fondamento. Tuttavia, l’eventuale strumentalità di una contestazione non dimostra che la contestazione sia ingiusta. C’è chi dice che l’opposizione grillina al decreto IMU-Bankitalia sia stata strumentale, motivata dall’ostilità alla nuova legge elettorale, che indurrebbe il M5S a paralizzare il parlamento. Insinuazione fondata o infondata, l’opposizione al decreto rimane giusta.

Il M5S e i loro sostenitori, invece di fare la graduatoria delle schifezze, dovrebbero spiegarci una cosa. Se hanno delle buone ragioni sulle quali ottenere il nostro consenso, perchè vogliono rifilarci anche la loro robaccia? Se è motivo di divisione, la tolgano di mezzo. Se sono solo pagliuzze, sono così tante da poter mettere su una industria di balle di paglia. Così funzionano i razzismi e i sessismi: producono a getto continuo tante piccole tossine, per poi disperderle nell'aria Quelle architravi che si chiamano femminicidi e stupri sono possibili anche grazie alla produzione continua di pagliuzze misogine, da quelle soft a quelle hard, da quelle benevole a quelle ostili. I 5 stelle ripuliscano i loro articoli, le loro pagine, perchè no?

Il decreto omnibus è concepito in questo modo. Ti propongono una cosa buona (o di facile consenso) per rifilarti cose cattive, che tu incassi con distrazione. Bene fa il M5S a chiedere lo stralcio. E a rifiutare tutto se lo stralcio non viene concesso. Un buon metodo. Da imitare. Lo imito subito e chiedo al M5S di stralciare dalla sua politica di opposizione, il sessismo, il razzismo, l’indifferenza al fascismo. Se il paccchetto rimane omnibus, proprio come farebbe il M5S, lo rifiuto tutto intero.

Da molti anni ormai non sono e non mi sento più un uomo di partito, non mi interessa scegliere tra M5S e PD. Valuto caso per caso, senza inutili graduatorie e falsi dilemmi, sperando si formi una proposta nuova per un progetto migliore, nel segno del terzo articolo della Costituzione. Intanto, avverso la politica del governo come se non esistesse la subcultura dell’opposizione e avverso la subcultura dell’opposizione come se non esistesse la politica del governo.

Se l’antisessismo può essere strumentale, può esserlo anche il sessismo. Ciascuno adopera gli strumenti più prossimi ai codici del suo mondo. Il tipo di solletico più efficace per le sue pance di riferimento. Certo, si può ritenere che sia sbagliato interrompere un dibattito parlamentare (o un ostruzionismo) e porre in votazione un decreto d’autorità. Si può ritenere sia antidemocratico. Ma l’argomento democratico quanto consenso raccoglie, quanti like, quanti commenti, quanta attenzione? Non è più efficace suggerire l’idea che la presidente della camera sia una prostituta? Non pesca e mobilita molto di più? D’altra parte le donne, specie quelle di potere, sono più odiate delle banche e “troia” è più comprensibile della critica ad una riforma bancaria. Grillo e i grillini non possono ora nascondersi dietro le pance. Le sequenze di insulti le sollecitano loro stessi con i propri incipit. Ricevendo tutti i giorni commenti di questo tenore, cosa significa voler chiedere a quei commentatori cosa succederebbe se si ritrovassero la Boldrini in macchina? Che risposta si voleva o si pensava di ottenere? Quale luna si voleva indicare?

Laura Boldrini potrebbe fare come le sette deputate del PD che hanno denunciato il deputato pentastellato per aver rivolto loro insulti sessisti. Lei riceve insulti analoghi, peggiori, feroci, fino agli incitamenti allo stupro e alle minacce di morte, da mesi su una pagina condivisa da 1,4 milioni di persone e intestata al leader politico del M5S. Insulti spesso sollecitati dagli incipit dello stesso Grillo..Lei ha il diritto e forse anche il dovere di denunciare. Non solo per se stessa, ma per tutte le donne che rappresenta..Perchè in quanto donna viene insultata. In Italia, le donne non denunciano le violenze, a volte non le riconoscono nemmeno come tali. Il suo incassare con garbato silenzio tutto questo odio misogino, quale messaggio comunica loro? Le donne, specie le donne che rivestono cariche pubbliche, hanno il diritto e il dovere di non abbozzare più, di non subire più l'insolenza e la violenza maschile. Per tutte le donne.

Mentre nell'indifferenza generale, Laura Boldrini viene usata tutti i giorni più volte al giorno sulla pagina di Beppe Grillo come ricettacolo degli umori maschili - negli stessi termini con cui tali umori si mettono nero su bianco sopra i manifesti delle pubblicità progresso antiviolenza - al Giornale della famiglia Berlusconi è venuta l'idea di mettere la presidente della camera sulla graticola, per la sua partecipazione ai funerali di Nelson Mandela. Perchè la presidente vi ha partecipato con il suo compagno Vittorio Longhi, ospiti sull'aereo del presidente del consiglio. Anch'egli accompagnato dalla moglie Gianna Fregonara. Ma lui soltanto sfiorato dalla polemica.

Il Giornale prova a ricamare sui costi, aprendo con un parallelo improbabile. Il premier israeliano Netanyahu, per non trasportare staff e scorta di sicurezza, ha rinunciato a partecipare ai funerali di Mandela, risparmiando un milione di euro. Cifra tonda. Il premier di uno stato perennemente in guerra (più rischiose le trasferte, più impegnativo garantirne la sicurezza): Uno stato che aveva buoni rapporti con il regime dell'apartheid. Tanto che i palestinesi si sono più volte ispirati a Mandela e l'Anc come modello ed esempio per la loro causa nazionale. Un assenza dunque politicamente opportuna dal punto di vista israeliano e perciò molto criticata da JCall, il network di cittadini europei di origine ebraica. Alla fine però Israele ha partecipato, rappresentato - pensa un po' - proprio dal presidente del parlamento (la Knesset), Yoel Edelstein.

Tuttavia, sui costi si può ricamare poco. Il Giornale deve riferire che la partecipazione della presidente della Camera non ha comportato spese aggiuntive.

Per me e per il mio staff non c'è stata nessuna spesa di viaggio a carico del bilancio della Camera: siamo stati ospiti sul volo del Presidente del Consiglio dei Ministri. Né ci sono state spese di soggiorno: la delegazione ha viaggiato di notte, sia all'andata che al ritorno, anche perché urgeva essere di ritorno a Montecitorio per non tralasciare i lavori d'aula. Infine, nessuna indennità di missione. [Laura Boldrini, FB 14.12.2013]

Il Giornale prova a ricamare su un secondo argomento. La partecipazione di Laura Boldrini sarebbe stata illegittima, poichè l'invito è stato ricevuto solo da Enrico Letta. Come si trattasse di un semplice invito privato rivolto ad una persona, invece dell'invito rivolto ad uno stato. Dovrebbe essere evidente che lo stato invitato decide in autonomia la composizione della propria delegazione. Come ha fatto ogni stato partecipante, pur ricevendo un unico invito.

Barack Obama (...) accompagnato sull'Air Force One dalla moglie Michelle e, solo per fare i nomi che contano, dall'intera famiglia Clinton - Hillary, Bill e la figlia Chelsea - e dall'ex presidente George W. Bush con consorte.Il premier inglese David Cameron è arrivato con l'alleato Nick Clegg, e gli ex primi ministri John Major e Tony Blair, si presume con la consueta folla di accompagnatori. Da Parigi è arrivato il presidente François Hollande, in compagnia di Valérie Trierweiler e del suo predecessore Nicolas Sarkozy, oltre allo staff. E dalla Grecia, hanno fatto notare i ben informati, sono partiti persino ex ministri: oltre al premier Antonis Samaras, c'era l'ex titolare degli Esteri. [Lettera43 12.12.2013].

Il ricamo sull'argomento decisivo riguarda la presenza del suo compagno Vittorio Longhi. Sia pure a costo zero. Compagno chiamato insistemente "fidanzato". E' una scelta precisa. Che ha a che fare con la presunta illegittimità della sua presenza, in contrapposizione a mogli e consorti e con il fatto che lei è una donna, divorziata e che il suo compagno ha 11 anni meno di lei. "Fidanzato" evoca la provvisorietà di una relazione.
Ora, possiamo ritenere che la presenza dei congiunti sia sempre e comunque inopportuna. In tal caso lo è tanto la presenza del compagno di lei (la presidente della camera) quanto la presenza della moglie di lui (il presidente del consiglio). Ed allora è inaccettabile che nell'occhio del ciclone ci finisca solo lei. Giusto per chiarire il punto ai sessisti che fanno i finti tonti, e respingono sdegnati l'accusa di sessismo.

Non sono fissato con i costi della politica. Penso siano altrettanto importanti e forse di più, i costi di altre caste: imprenditoriali, manageriali, e finanziarie. Sono favorevole ad una riduzione dei costi, ad un allineamento agli standard europei, senza particolari ossessioni e vessazioni. Se l'amministrazione della Camera dei Deputati va in tale direzione, questo è ciò che va riconosciuto e valorizzato.

Possiamo anche ritenere che i congiunti dovrebbero sempre e comunque pagare un biglietto, come succede in Germania, ma non ho letto nessuno che lo abbia proposto, mentre conduceva la sua campagna surreale contro una persona che comunque si difende dignitosamente.

E vengo, Presidente Sardoni, alla questione che ha suscitato qualche polemica in questi ultimi giorni: il mio viaggio in Sud Africa per l'estremo saluto a Nelson Mandela. Lei me l'ha posta in modo diretto e schietto, e voglio fare lo stesso io nel risponderle. Sgombriamo subito il campo dalla questione dei costi: lei li definisce "probabilmente non particolarmente elevati". Posso confermarglielo senza timore di smentite: non c'è stato un euro di spesa in più per le casse pubbliche, essendo la delegazione di Montecitorio ospite del volo di Stato che portava a Johannesburg il presidente del Consiglio, capo della delegazione italiana. E colgo l'occasione di questo incontro con voi per ricordare che, in 9 mesi di mandato, l'aereo di Stato l'ho preso in una sola altra occasione: il 4 novembre, per una manifestazione a Bari nella giornata delle Forze Armate, alla quale sono andata a rappresentare, su sua richiesta, il Capo dello Stato. Eppure le opportunità non sono mancate, viste le 96 iniziative alle quali come Presidente ho partecipato fuori Roma, talvolta all'estero. Avrei potuto usarli, i voli di Stato. Se qualcuno pensa che io abbia cambiato idea rispetto agli iniziali proclami di sobrietà, si sbaglia di grosso: questo dato è lì a dimostrarlo, incontestabile. Lei sembra intendere che io non fossi legittimata ad andare. O meglio: che la Camera stessa non fosse legittimata ad andare. Presidente Sardoni, questo non posso condividerlo; e le spiego perché. Le faccio presente che ogni Stato ha deciso in autonomia la composizione della propria delegazione, non essendovi un invito. E nel caso dell'Italia si è convenuto che fossero il Presidente del Consiglio e la Presidente della Camera. Di altri Paesi erano presenti folte delegazioni composte anche da esponenti delle istituzioni non più in carica. Riguardo a quelle che lei chiama "questioni sessiste", sì, ritengo che abbiano pesato. Non si ha memoria di obiezioni simili a generi rovesciati, né in Italia né altrove, come evidenziato dallo stesso Presidente Letta; ma anche dall'onorevole La Russa, col quale pure negli anni passati non sono mancati, come è noto, scontri aspri su altre materie. Colgo l'occasione per ringraziare i tanti deputati, dei più diversi orientamenti politici, che in questi giorni mi hanno espresso sostegno, dal vicepresidente Baldelli alla Presidente Bindi, dal Presidente Dellai al Presidente Migliore, dalla deputata Locatelli all'onorevole Martino, per citarne solo alcuni. Il cuore della sua domanda, però, attiene alla "dimensione simbolica" di questa trasferta, ed è a questa soprattutto che voglio rispondere. Mi rivolge un appello alla sobrietà che diventa - mi scusi se la traduco - "ma non se ne poteva stare a casa?". La mia risposta è "no"! Non perché la rinuncia mi sarebbe costata, come lei suggerisce, "in termini di storia personale". Sono andata lì per il lavoro che faccio oggi: presidente della Camera dei deputati, una Camera che ha avuto l'onore di ospitare per ben due volte Nelson Mandela, nel '90 e nel '98. Sono andata lì perché per la morte di Mandela ci si è mossi da tutti gli angoli della Terra. La "sobrietà" che lei chiede sento di averla pienamente praticata. Ma mi permetta di dirle che la partecipazione era importante proprio rispetto alla "dimensione simbolica" che lei ha richiamato: è scomparso un grande della Storia, un gigante della lotta per la libertà. Questo è il simbolo! E stare lì significava dire che il Parlamento italiano questi simboli li riconosce e li onora. Mi sente così determinata perché in questi giorni qualcuno ha provato a dire che tutto è uguale a tutto: l'estremo omaggio a Madiba varrebbe come un Gran Premio di Formula Uno oppure come una festa estiva privata. Ho fiducia piena nei miei connazionali: sono certa che sappiano distinguere tra il volo di Stato per partecipare ufficialmente alla cerimonia funebre di Mandela e il volo di Stato per andare a ballare il flamenco, o per trasportare pesce fresco!  [Laura Boldrini, 19.12.2013]


Vittorio Feltri, nel replicare ad Enrico Letta, ripete la sciocchezza secondo cui Laura Boldrini non sarebbe stata invitata ai funerali e - dato che il più immediato paragone con Letta e consorte proprio non gli riesce - paragona la sua trasferta in Sudafrica al volo di Clemente Mastella su un aereo di stato insieme con figlio per recarsi al Gran Premio di Monza

Caro Presidente, la ringrazio delle sue osserva­zioni. Vorrei solo aggiungere (per completezza d’informazione) che, qualora non fosse esistito un cla­moroso precedente contrassegnato da polemiche infuocate, mai mi sarei oc­cupato della presidente della Camera, signora Laura Boldrini, «rea» di essersi recata in Sud Africa con un aereo di Sta­to - accompagnata dal fidanzato - pur non essendo né capo di governo né ca­po di Stato, quindi non formalmente in­vitata ad assistere ai funerali di Nelson Mande­la.Mi riferisco alla trasferta di Cle­mente Mastella, ministro della Giustizia nell’ultimo governo Prodi, effettuata a Milano con analogo aereo di Stato, sul quale venne ospitato il di lui figlio che ambiva a essere spettatore del Gran premio automobilistico di Monza. Nella circostanza, il mini­stro, che era venuto nel capoluo­go lombardo per motivi istituzio­nali e non sportivi, fu attaccato con furore da ogni parte e accusa­to di familismo per avere conces­so un «passaggio», non oneroso per la pubblica amministrazio­ne, al proprio erede. Continuo a non capire, signor presidente, perché sia considera­to lecito il viaggio di Laura Boldri­ni (con fidanzato) e, invece, giudi­cato illecito quello di Clemente Mastella (con figlio). Mi sarei aspettato una spiegazione di buon senso e mi rammarica che lei non me l’abbia fornita.Cordiali saluti Vittorio Feltri.

I motivi istituzionali riguardavano la premiazione dei vincitori del Gran Premio e competevano al vicepremier Rutelli. Altri, non meglio precisati impegni istituzionali erano soltanto l'improvvisata giustificazione di Mastella. Resta il fatto che occorre spiegare a Feltri la differenza tra il Gran Premio di Monza e i funerali del del padre del nuovo Sudafrica, bandiera del secolo nella lotta al razzismo, e magari la differenza tra Nelson Mandela e Fernando Alonso. D'altra parte si è visto che sulla identità dello stesso Mandela il Giornale non ha le idee molto chiare.

Il caso montato dal Giornale è stato cavalcato anche da altri. Dal Codacons, dall'Huffington Post che gli ha fatto la prima pagina, ovviamente da Beppe Grillo, da Lettera43, da Corrado Augias, dal Simplicissimus, alcuni più garbati, altri più insolenti e diffamatori, più o meno con lo stesso pregiudizio sessista, gli stessi argomenti antipolitici e con i paragoni più improbabili, dove tutto viene mescolato in un unico calderone di illegalità, immoralità e inopportunità.

Luca Sofri riassume il tutto con categorie che non chiamano immediatamente in causa il sessismo e il qualunquismo:

Bisogna essere cretini. Si fatica a credere che ci sia in giro gente che aizza odio e forconi contro la presidente Boldrini perché è andata alla cerimonia per Mandela accompagnata dal marito, come qualunque altro leader politico mondiale: e come riportato dalla fonte originale, senza speseE quindi, chiedendosi cosa animi simili sciocchezze, le risposte che ci si possono dare purtroppo sono due: uno, che abbia ragione Boldrini quando dice che a lei donna vengono contestate cose ritenute normali quando si tratta degli uomini, e che il maschilismo si saldi alla stupidità; due, che i nemici politici di Boldrini abbiano da tempo in moto per lei una personale macchinina del fango. Fosse per la constatazione che in giro ci sono dei cretini, è dolorosa ma abbiamo imparato a conviverci: alla fine queste stupidaggini sono state dette da uno squinternato professore filogrillino e da un titolo del Giornale. Ma se magari il resto dei media evitasse di montarci la panna con estesi titoli che le chiamano “polemiche” e “del M5S” – sapendo di attingere alle stesse reazioni – forse sarebbero meno complici della ulteriore diffusione della cretineria.

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