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Travaglio come Buonanno: contro Boldrini

Marco Travaglio è un lettore di Alessandro Manzoni. O dei discorsi dell deputato leghista Gianluca Buonanno. Che nell’agosto 2013, in occasione del dibattito in aula sul decreto contro il femminicidio, paragonò la presidente della camera a Donna Prassede: personaggio dei Promessi Sposi, moglie bigotta e petulante di Don Ferrante. Nel marzo 2014, il vicedirettore del Fatto Quotidiano giunge allo stesso pensiero. Prende spunto e compone un articolo da maestro, che sorpassa in discesa l’allievo Andrea Scanzi. Fin dall’incipit, lei è Madonna Boldrini, Papessa della Camera

A supporto del paragone, il Travaglio ricostruire e attribuisce, tuttavia calca un filo la mano in forzature e caricature. Insomma, racconta un po' di balle. 

Reazioni e risposte ovvie diventano comunicati alla nazione. Boldrini giudica sessista l'imitazione di Maria Elena Boschi, interpretata da Virginia Raffaele, trasmessa a Ballarò. Lo fa perchè Lucia Annunziata le ha chiesto cosa ne pensa. Glielo ha chiesto perchè su quella imitazione c'è stata polemica per quattro giorni. Basti scansionare sull'argomento Twitter e Facebook della passata settimana. Io stesso ci ho fatto almeno due discussioni e un post. Che una volta chiuso e pubblicato, ho integrato con il commento di Laura Boldrini. Al vicedirettore non piace che ad ogni aprir di bocca dell’autorità in Italia si scateni dibattito. Quindi, vi prende parte. Dopo che tutto è successo prima che l'autorità aprisse bocca. 

Madonna, Papessa e Donna Prassede però non bastano. Così Boldrini è anche la signorina Rottermeier, la rigida, inflessibile, antipatica governante di Heidi. Il Travaglio evita  «signorina». Il politically correct mette un po' in soggezione anche lui. Dunque, Rottermeier di Montecitorio. Ella avrebbe ammonito le giovani italiane contro la tentazione di sfilare a Miss Italia. In realtà, la presidente si limitò ad apprezzare la decisione della Rai di non mandare più in onda la manifestazione annuale di Salsomaggiore. Disse: una scelta di civiltà. Il concorso di bellezza esiste in tutti i paesi occidentali, ma in nessuno è trasmesso dalla TV di stato. Tanti  maschietti italiani ci sono rimasti male. Così come ci rimasero male quando la presidente della camera, intervenendo ad un convegno su donne e media, non redarguì proprio nessuno, solo disse in generale basta alla stereotipo pubblicitario della mamma che serve a tavola. Basta con lo stereotipo, cioè sia solo una tra le tante possibili rappresentazioni. Una ovvietà che scatenò il finimondo.

Forse per scrollarsi di dosso la fama di giustizialista, il vicedirettore rinfaccia alla presidente della camera anche il perseguimento di un reato da parte della polizia postale. Egli rammenta che fu postato sul web un suo fotomontaggio in deshabillé e fare battutacce – sessiste, ça va sans dire – sul suo esimio conto (come se capitasse solo a lei). Fu invece postata la foto di una donna nuda, reale, molto somigliante, una foto tratta da una spiaggia di nudisti, con la didascalia «Il troiaio continua». Una donna nuda non può che essere una troia. Il fatto che ad ogni donna capiti di sentirselo dire, sarebbe appunto il sessismo. Il vicedirettore pare ci veda invece l'uguaglianza e la democrazia. A subire un danno fu anche e forse soprattutto quella persona in carne e ossa, così spalmata sul web, esposta al riconoscimento di parenti, amici, vicini, colleghi. Ma non importa. Per una volta, manettari e libertari convergono: tutto è lecito quando si tratta di dileggiare ed insultare la presidente della camera.

Un'altra lieve mistificazione - anche questa divulgata dal leghista Buonanno - è scrivere che Laura Boldrini avrebbe fatto ristampare intere risme di carta intestata per sostituire la sconveniente dicitura “Il presidente della Camera” con la più decorosa “La presidente della Camera”. Interessante che la differenza tra la prima e la seconda dicitura per il vicedirettore stia nel decoro. Forse egli trova sconveniente che il maschile debba scendere dal piedistallo dell’universale. In ogni caso, la presidente ha più volte precisato che prima di stampare la carta con la dicitura nuova, sarebbe andata ad esaurimento quella con la dicitura vecchia.

C’è da domandarsi se anche quando scrive di cronaca giudiziaria il Travaglio sia così tanto impreciso.

La Madonna, la Papessa, Donna Prassede, Rottermeier è anche una occhiuta vestale della religione del politicamente corretto. Quella religione che al Travaglio ha fatto omettere fin qui il «signorina» davanti a Rottermeier. Ad ogni modo, egli scioglierà le briglie poco più avanti con un colpo di scena: maestrina dalla penna rossa! Dai Promessi sposi al libro Cuore. Succede quando le note politiche sono scritte da letterati e uomini di cultura. Ma un passo alla volta. Dice il nostro moralizzatore legalitario (per altre faccende), che la vestale è intoccabile in quanto buona (pensate se fosse stata toccabile), tralasciando l’ampia letteratura esistente sulla cattiveria dei buoni. Di cui faranno parte pure gli articoli di Ferrara su Travaglio.

Il vicedirettore dice che Boldrini è una santa come volontaria nel terzo mondo, ma non dice cosa è come candidata eletta parlamentare e poi presidente della camera. La religione di cui sopra inibisce di nuovo la sua prosa. Sappiamo che nella cultura in cui agisce e si muove il Travaglio le definizioni di donna sono principalmente due. E che il suo amico Grillo, mediante la pancia dei suoi fans, si dedica spesso a dar voce alla seconda. Tanto se lo sentono dire tutte. La colloca nel listino personale di Vendola, come fosse una sconosciuta qualunque e non la candidata eccezionale di SEL. Eletta da nessuno, poiché le liste sono bloccate. Come fosse la sua personale condizione e non quella di tutto il parlamento. Sui due presidenti delle camere, impossibile evitare di rimarcare che lei è una donna che non ride mai, lui è un uomo che ride sempre. Totale inversione nella divisione dei ruoli sessuali.

La maestrina dalla penna rossa - eccoci arrivati, riprendendo con le imprecisioni - porta a spasso il suo monumento di rappresentante della società civile, con scorte, auto blu e voli di stato, tipo quello che l’ha portata in Sudafrica ai funerali di Mandela. Tipo? L’unico, insieme ad un volo nel capoluogo pugliese per la Fiera di Bari in sostituzione del presidente della repubblica. Le polemiche che ne seguirono furono immancabilmente bollate di “sessismo” e morte lì. Colpirono la presidente e il suo compagno, ma non il presidente del consiglio e sua moglie. Mai un presidente fu contestato per essere accompagnato dal coniuge. Le polemiche durarono giorni, non sono morte lì, hanno strascichi ancora oggi, come dimostra lo stesso Travaglio con il suo testo. Sessista è anche chi fa timidamente notare che una presidente della Camera messa lì da un partito clandestino dovrebbe astenersi dal trattare il maggior movimento di opposizione come un branco di baluba da rieducare, dallo zittire chi dice “il Pd è peggio del Pdl” con un bizzarro “non offenda”, dal levare la parola a chi osi nominare Napolitano invano, dal dare di “potenziale stupratore” a “chi partecipa al blog di Grillo”, dal ghigliottinare l’ostruzionismo per agevolare regali miliardari alle banche. Siamo al vero tasto dolente, per il nostro giornalista simpatizzante grillino. Il modo in cui la presidente tratta il M5S, quando dà del boia a Napolitano, quando si arrampica sui tetti, quando occupa le commissioni, cioè quando usa il parlamento come fosse una piazza. Da notare il disprezzo assoluto per le minoranze. L'esponente di un piccolo partito, se anche riveste una carica istituzionale, dovrebbe cedere il passo alle prepotenze e alle insolenze dei rappresentanti di un partito più grande del suo.

Poichè al vicedirettore non piace il punto di vista della presidente della camera, neanche quando si difende dai «zuzzerelloni» che scrivono sul blog di Grillo di volerle fare rompere il culo da un capo villaggio rom - disse ai rom e ai sinti di essere orgogliosi della loro identità, «patrimonio da tutelare e far conoscere», ai razzisti non è piaciuto - si rivolge a lei come farebbe ogni uomo «non sessista» nei confronti di una donna che parla più di quanto lui reputi opportuno. Le dice di stare zitta. E lo fa nel modo più dolce possibile, suggerendole di ghigliottinarsi la lingua. Quindi attacca, parlando a nome di tutti, senza bisogno di essere eletto da qualcuno: vorremmo soltanto essere lasciati in pace, a vivere e a ridere come ci pare, magari a goderci quel po’ di satira che ancora è consentito in tv, senza vederle alzare ogni due per tre il ditino ammonitorio e la voce monocorde da navigatore satellitare inceppato non appena l’opposizione si oppone. Se qualcuno l’avesse mai eletta, siamo certi che non l’avrebbe fatto perché lei gli insegnasse a vivere: eventualmente perché difendesse la Costituzione da assalti tipo la controriforma del 138 (che la vide insolitamente silente) e il potere legislativo dalle infinite interferenze del Quirinale e dai continui decreti del governo con fiducia incorporata (che la vedono stranamente afona). La presidente, non ha un dito, ma un ditino. Il limitante politically correct, questa gabbia mentale dell’espressione umana, non permette a Travaglio di fare considerazioni sulle tette e sul culo. Neanche sulla bocca sta bene. Ma almeno la voce! Come si fa a criticare una donna senza dire qualcosa almeno sulla sua voce! Anche l’allievo Scanzi ha scritto parole fondamentali su questo dato imprescindibile. La presidente avrebbe una voce molto più assonante e musicale, se permettesse ai cinque stelle di fare quello che vogliono e se facesse pure lei opposizione al governo e alla maggioranza. Tornerebbe santa e sarebbe pure imparziale.

Esaurito il repertorio delle definizioni, si torna a Donna Prassede. Il Travaglio recita alcuni passi dei Promessi Sposi. Per chiarire la sua confusione circa quel che ha rilievo privato e quel che ha rilievo pubblico, quando si parla di una donna. Ma come concludere un articolo inutile, offensivo e insultante, senza che la conclusione appiaia più debole di tutto il testo? Evocando la morte! La peste si portò via anche lei, ma la cosa fu così liquidata dal Manzoni: “Di donna Prassede, quando si dice ch’era morta, è detto tutto”. Amen.

Dato, lo spessore culturale del testo, l'articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano di oggi, è stato in giornata riprodotto sul sito di Micromega, la rivista di filosofia politica di Flores D'Arcais. Ho letto sull'Huffington Post che il direttore della rivista ha lasciato il gruppo dei garanti della lista Tsipras, per un dissenso sulle candidature. Pare che parte della rivista abbia spinto anche per candidature di peso (Travaglio e Scanzi).

Rispetto molte di queste persone, per l'opposizione che negli anni hanno fatto al berlusconismo ed anche per come hanno sempre criticato il centrosinistra. Ora però, vedo quest'area dimostrare di avere una difficoltà notevole nel misurarsi in modo civile con l'avversario politico quando è un'avversaria. Credo sia un ostacolo grande. Troppo grande per poter convivere.


One Response to “Travaglio come Buonanno: contro Boldrini”

  1. Propongo unilateralmente un aggettivo per l'ultimo contributo del giornalista (se lo è) Marco Travaglio che, sono certa, incontrerà la sua approvazione: "isterico", piace?

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