Sul loro sito hanno scritto: Abbiamo voluto trattare un tema importante come l'abbandono degli animali inserendo un pizzico di ironia mischiato l'inconfondibile stile Ferrafilm, il risultato è stato sensazionale: oltre duecentomila contatti in un fine settimana, settecentottantamila condivisioni su facebook, quattrocentosettanatamila visualizzazioni su Youtube. Il segreto di così tanto successo deve stare in quel pizzico d'ironia. Che come un minuscolo foruncolo schiacciato davanti allo specchio, diventa una enorme chiazza di pus purulento. La chiazza di un sarcasmo contro le donne, malcelato dietro la tutela di un cagnolino.

Lei è antipatica, stupida, viziata e cattiva. Si esprime per diminutivi. Usa un tono petulante Si fa servire a tavola e si schifa di quel che le viene servito. Vuole farsi comprare braccialetti e collanine. Vuole andare in vacanza. Nella versione fotografica diffusa su Facebook, lei intima «mi devi portare al mare». Le donne non vanno, sono gli uomini che le portano. Lei vuole abbandonare il cane per strada. Lui dovrebbe farlo per lei. Lei è in competizione con il cane. Ma è Lui quello che sceglie. E sceglie il cane. Abbandona per strada lei. Come una cagna? Il filmato, preso da un pizzico di scrupolo politicamente corretto, la definisce solo una rompicoglioni. Definizione che non ha nessun nesso con la crudeltà verso gli animali.

Sessismo inconsapevole. Sessismo intenzionale. O una trovata provocatoria e pubblicitaria che fa leva sul sessismo come fosse una innocua birichinata e non una modalità di relazione infamante. Tanto, se non basta l'amore per i cani a nascondersi, si può sempre cercare riparo dietro le sottane dell'ironia. Così succede nelle discussioni che seguono al video o alla foto: flame che riguardano, non il rapporto con gli animali, ma il rapporto tra i sessi. Il video impazza in rete, ma rispetto alla sua motivazione ufficiale va completamente fuori bersaglio. Rispetto alla sua motivazione effettiva, va perfettamente a segno. Basti leggere gli insulti liberatori contro le donne, espressi in tanti miserevoli commenti "maschili".

Su YouTube, c'è un video di FerraFilm che dice "No alla violenza sulle donne". Per essere coerenti con questo loro appello, gli stessi produttori dovrebbero evitare nei loro video l'umorismo sessista, perchè l'umorismo sessista favorisce la violenza contro le donne.


Vedi anche:
L'animalismo sessista e altre storie

La prima volta che misi a fuoco Fabrizio Rondolino fu al Circolo Garibaldi di Torino, sede della 25esima sezione del Pci. Passato mezzogiorno, tutti raccolti intorno ad un tavolo ad ascoltare dal telegiornale l'atteso annuncio della morte di Enrico Berlinguer. C'era anche lui e commentò: «Adesso potremo migliorare i nostri rapporti con i compagni socialisti». Erano i socialisti di Craxi. Quelli che tagliavano la scala mobile, quelli che mettevano i missili a Comiso, quelli che prendevano le tangenti. Quelli che erano ormai parte integrante del sistema di potere democristiano e ne acceleravano la degenerazione. Battuta sarcastica, auspicio, previsione. Non ricordo bene. A giudicare dalla sua successiva evoluzione, si direbbe un auspicio. E allora mi parve così. Ne pensai male e già dal quel giorno, avrei risposto alle sue odierne riflessioni: «Si, sei diventato di destra e sei pure un traditore».

«Traditore» è un insulto. Si usa per la carica di disprezzo morale che contiene. Lo si rivolge a chi è passato al campo avverso. Volendolo punire per la sconcertante e irritante sorpresa che ci ha procurato. Oppure è un esorcismo ironico, una parodia dell'intolleranza, un modo per dire scherzando, quel che detto seriamente sarebbe troppo offensivo. In verità, «traditore» è il doppiogiochista. Colui che finge di stare con te, mentre in realtà sta con il tuo nemico e lavora per lui. Contro di te. In questo senso, nessun voltagabbana è un traditore. Semmai un divorziato. Qualcuno che ha cambiato idea o ha cambiato lavoro. Se ne trae vantaggio personale, è un opportunista. Ma non c'entra con il tradimento. In genere, non è un percorso soltanto individuale. Nella tradizione politica italiana è un fenomeno consueto, è trasformismo. Il modo attraverso cui gli elementi dell'opposizione sono cooptati dalla classe dirigente.

Poi ciascuno, ripensando al suo percorso prova a razionalizzarlo, per ricostruirne la coerenza. Una coerenza è possibile ci sia, ma chissà quale. La libertà? Tutti, compresi i neofiti del libertarismo, hanno un rapporto problematico con la libertà, specie quella degli altri. A proposito di America, Alexis de Tocqueville valorizzava molto la libertà di stampa: Le opinioni che si stabiliscono in America sotto l'impero della libertà di stampa sono spesso più tenaci di quelle che si formano altrove sotto il regime della censura. E ancora: Per godere degli inestimabili benefici che la libertà della stampa assicura, è necessario sottomettere gli inevitabili mali che provoca. Ma il neolibertario Rondolino al pari del neolibertario Sansonetti vorrebbe una legge bavaglio in nome della privacy. Ecco che la libertà diventa per lui variabile dipendente di un altro valore.

Il Pci degli anni '70 era un partito che nel nome della lotta al terrorismo voleva realizzare un compromesso di governo con la Democrazia cristiana, che approvava la legislazione emergenziale e la linea della fermezza sul caso Moro. Un partito che reprimeva il movimento giovanile del '77. Un partito che, sia pure criticamente e in modo sempre più tenue, era collocato nel campo dell'Urss di Breznev. Un partito che si riconosceva in un ideale di liberazione. Ma non di libertà, intesa come valore delle libertà individuali. Come ammette lo stesso Rondolino era l'idea per cui la libertà di tutti era condizione della libertà di ognuno e non il contrario. Forse un borghese entrando in quel movimento poteva liberare se stesso dalla propria estrazione sociale e familiare. Forse. Ma una volta libero, avrebbe dovuto sentire presto il bisogno di liberarsi di nuovo.

Può succedere ci si riconosca in una idea forte. Che poi fallisce. Allora si sente il bisogno di trovare una nuova idea forte: una nuova ideologia, il riformismo, il liberalismo, un nuovo leader, Craxi, anche solo come riferimento spirituale, un nuovo stato guida, l'America. E ci si converta. Può succedere che ci si riconosca in una idea annunciatrice del futuro. Poi il futuro va da un altra parte. E allora ci si converte all'idea che va da quella parte. Per sentirsi sempre nel senso della storia. Può succedere si creda in una grande idea, in una grande chiesa, in una grande storia collettiva. Poi tutto questo finisce e allora si smetta di credere e ci si disponga a stare sul mercato, perchè tanto non c'è niente di meglio da fare.

C'entra poco il giudicare un percorso individuale. Con la crisi e poi il crollo del comunismo, questo è stato un percorso collettivo. Di un intero partito o di intere sue correnti. E' vero: il gruppo dirigente dalemiano degli anni '90 voleva fare del partito della sinistra, erede del Pci, un partito più liberale di Forza Italia, il partito di Berlusconi. Era già quello un collocarsi a destra. E non lo dicevano solo i veterocomunisti. Lo diceva Norberto Bobbio, che infatti, proprio a partire dal progetto dalemiano, sentì l'esigenza di scrivere un libretto «Destra e Sinistra», per rimettere le cose a posto, per dire che compito della sinistra non è la rivoluzione liberale, ma l'uguaglianza. In Italia, la destra è stata storicamente identificata con il fascismo. Così, il sistema politico italiano, tre mani le ha sempre avute, perchè tutti i destri non fascisti si definivano di centro. Di centro era la Dc. Lo stesso D'Alema diceva «Andiamo al centro». Ma in qualsiasi paese europeo, si sarebbe trattato di una sovrapposizione alla tradizione liberal-conservatrice, alla destra, a quella parte politica che si è sempre proposta di tagliare la spesa pubblica e di abbassare le tasse. E così in parte è stato, soprattutto con Blair, ma pure con le altre socialdemocrazie, chi più, chi meno, tutte attratte dall'orbita neoliberista, dopo il crollo dell'Urss e la crisi fiscale dello stato assistenziale.

La conversione neoliberale della sinistra in buona parte si è realizzata e i governi di sinistra hanno fatto le loro politiche di privatizzazione, di precarizzazione del lavoro, di risanamento finanziario, quindi di redistribuzione del reddito alla rovescia. Ma l'elettorato votante, ha per lo più preferito affidarsi all'originale tradizione liberal-conservatrice che, in particolare in Italia, non ha esitato ad allargare i cordoni della borsa e a indebitarsi, per gestire il consenso. In questo senso la sinistra neoliberale ha fallito. La sua conversione è stata più amministrativa che valoriale, cioè mero strumento per vincere. Invece quasi sempre ha perso e quando ha vinto non ha saputo tenere tutti i suoi pezzi insieme, quindi ha perso di nuovo. Inoltre, dal 2006-2007, la nuova ideologia è parsa responsabile di una crisi finanziaria globale di proporzioni paragonate, a torto o a ragione, a quella del 1929, e sembra incapace di indicare la via d'uscita, ancora oggi nel 2012. Ora, una sinistra in crisi di riferimenti tende a rivalutare il keynesismo. In parte anche la destra, anche l'America. Obama, più ancora di Hollande, cerca di convincere la Merkel ad attenuare le politiche di austerità, ad allungare i piani di rientro dei paesi in difficoltà, e ad avviare un politica di sviluppo. Obama è stato accusato di tante cose spaventose per la destra: di essere musulmano, socialista, comunista, marxista. E' stato l'unico leader della sinistra occidentale, ad aver tentato una riforma in senso univeralistico, la riforma sanitaria.

Così è possibile, che un ex militante di sinistra, oggi collaboratore di Sallusti, qualche domanda sulla sua collocazione, se la possa fare anche quando atterra a New York. Se poi piace la sensazione di essere di sinistra stando a destra o di essere di destra stando a sinistra, direi che questo ormai non è precluso neanche in Italia. Ma per rispondere alla domanda direi: «Si, sei diventato di destra, come il tuo ex partito dopo l'89. Forse con qualche intuizione già prima. Adesso ti trovi in un altro giornale, in un'altra collocazione, perchè la somiglianza favorisce tutti quei cambiamenti che in fondo non cambiano poi molto». La vedova Almirante si dice pronta a votare Pd.

Se categorizzare entro i limiti di una categoria svantaggiata o discriminata concorre a rinforzare lo svantaggio e la discriminazione, categorizzare le persone, o almeno i comportamenti individuali, è in certa misura inevitabile. E' stato detto, relativamente allo scandalo delle olgettine, che giudicare quelle ragazze è moralistico, censorio, è un riproporre la divisione tra ragazze per bene e ragazze per male, madonne e puttane. Ed è stato biasimato il fatto che siano state soprattutto quelle ragazze ad essere indicate al pubblico ludibrio, sovraesposte una infinità di volte con nome, cognome, e foto in primo piano.

Sono d'accordo. Se una ragazza si vende per accedere ad un posto, a delle risorse, prima di tutto bisogna mettere sotto accusa il sistema che la seleziona in quel modo, per rappresentarla come puro e semplice corpo, anzi di pezzi di corpo, o come «oca». Ma ciò vuol dire che, secondariamente, come nota a margine non si possa dire proprio nulla sulla complicità di quella ragazza? E' sempre è soltanto una vittima (come le bad girls di Donna Summer) oppure solo una persona libera che fa con diritto quello che vuole?

Credo che una persona possa fare ciò che vuole, finchè è innocuo per gli altri. Un individuo può fumare, bere, drogarsi, se non fa del male a nessuno, perchè no? Ma io, senza pretendere di proibire nulla, posso osservare che quel comportamento è nocivo per la propria salute? Posso criticare un ambiente, un sistema, una cultura che induce a quei comportamenti? O anche meno: ciascuno si veste come gli pare, va da sè. Ma io posso dire che un dato abbigliamento non mi piace? A me non piacciono le scarpe a punta. Sto infierendo su coloro che le indossano? A me non piacciono i cappelli con la visiera davanti, quelli tipici dei giocatori di baseball. Voglio imporre il cilindro a tutti?

Non mi piacciono i lavoratori che non aderiscono allo sciopero. Li chiamo crumiri. Sono già intollerante? In effetti, non ho ancora risolto il nodo se il picchetto sia una violenza ammissibile. Su questo sospendo il giudizio. Sul piano storico potrò avere una idea non edificante degli ascari? Se un indigeno vuole stare dalla parte dei colonizzatori, saranno fatti suoi. Il mio giudizio va ad interferire con la sua libertà di scelta? Qui però si tratta già di un comportamento che, forse, danneggia gli altri indigeni.

Ci sono comportamenti individuali che danneggiano gli altri, la cui critica però viene ugualmente tacciata di moralismo. Per esempio, quei comportamenti iscrivibili nella concorrenza sleale. Commercianti e imprenditori che evadono il fisco, corrompono la guardia di finanza, fanno i saldi fuori stagione, taroccano i prodotti, pagano tangenti. Se un politico chiede la tangente ad un imprenditore è concussione. Se è l'imprenditore che la offre, è corruzione. Non è così anche nello scambio tra sesso e potere? A danno di persone che hanno lavorato, studiato, percorso la strada corretta, legale, per arrivare al medesimo risultato. Non si può dire? E' moralismo?



Marina Terragni la rappresenta come una disputa tra femministe moraliste e femministe amoraliste. La sua antagonista, Angela Azzaro la rappresenta come una disputa tra femministe che scopano e femministe che non scopano. Ciascuna parla della proiezione dell'altra. Nel gergo delle comunità virtuali, sarebbe lo scontro fra un troll e un flamer. Lo scontro prosegue su Facebook, nelle bacheche delle duellanti, con partecipato coinvolgimento delle relative amicizie. Più disciplinato lo schieramento di Azzaro, i cui esponenti di tanto in tanto esclamano: "Io sto con Angela Azzaro!". Qualche amico di entrambe, esprime il proprio scoramento e la richiesta di smetterla. Militanti anti-autolesionisti.

Poco edificante, ma neppure particolarmente distruttivo. Nati e cresciuti spettatori di media tradizionali, abbiamo coltivato un'idea sacrale di leader e intellettuali, immaginandoli nei loro comportamenti sempre retti, autorevoli e composti. Come Napolitano. Da attori di media interattivi, li cogliamo invece nelle loro umane debolezze attraverso quelle pareti di vetro che sono i nostri monitor. Il mezzo induce all'immediatezza. Basta un attimo di stanchezza, un moto di irritazione, un nervo scoperto e scoppiano i fuochi d'artificio. Alcuni non si espongono e si limitano a postare comunicati stampa. Altri si mettono in gioco, corpo a corpo, facendo anche democratiche figuracce. Sono preferibili. Se non diventa una modalità di relazione, se non si rompe la comunicazione, se si scoprono le carte.

Ridotto all'osso, il pensiero di Marina Terragni è abbastanza chiaro: non le piace che nella televisione il corpo femminile sia ridotto a cosa per vendere le cose. In questo senso la sua critica (come quella di Lorella Zanardo e Loredana Lipperini) è rivolta alla televisione, ad un modello, ad un sistema. Ridurre all'osso il pensiero di Angela Azzaro è un po' più complicato. In sostanza dice di non sentirsi rappresentata dalla candidatura di Lorella Zanardo al cda della Rai, perchè il suo pensiero è "pericoloso" e "moralista". Non riconosce la soggettività delle donne quando esprimono comportamenti che a lei non piacciono, quindi non riconosce la libertà delle donne. Stigmatizza la sessualità e il corpo invece di contestare i ruoli, invece di puntare sulla moltiplicazione delle immagini di donne. In questo senso la sua critica è rivolta a Lorella Zanardo. Moralizza la "moralista". Ma non è chiaro se esprima una critica alternativa alla televisione, al modello, al sistema, o se difenda di fatto l'esistente. Una femminista "moralista" nel cda della Rai non è comunque meglio di un qualsiasi maschista? E' pure molto dubbio che la critica a Zanardo centri il bersaglio e non sia frutto di un grande fraintendimento. L'autrice del Corpo delle donne, ha più volte chiarito di non voler contestare la scelta di una ragazza di fare la velina, ma di voler mettere in discussione la rappresentazione televisiva dominante del femminile.

Però, il fraintendimento insiste e insiste con parole spettrali, spesso seminate en passant: burqa, intolleranza, pericolo, conformismo, moralismo, censura, oltre al divieto di scopare. Forse perchè consente di darsi un ruolo e uno spazio (essere l'anti-Zanardo). Alle divergenze ideologiche, si accompagnano anche competizioni professionali. Forse perchè si teme una cosa sola: la sessuofobia. E questo fa velo all'uso sessista e strumentale dei corpi femminili. Come chi avesse paura della siccità e sentisse criticare l'acqua minerale in bottiglie di plastica. O forse perchè sono io ad aver frainteso. Vedrò di farmi altre letture. Magari sul postfemminismo, sul femminismo individualista. Su Gli Altri e su un articolo del Foglio commentato da Gad Lerner e diffuso su FB dalla stessa Azzaro - è citato un libro di Valeria Ottonelli. La libertà delle donne. Contro il femminismo moralista, che Lidia Ravera riassume in «Libera coscia in libero mercato» Me lo procurerò. Intanto, segnalo la recensione di Brunella Casalini e quella di Miriam Ronzoni su Micromega. Azzardo solo un appunto. Assolutizzando un punto di vista è sempre possibile costruire una critica antimoralistica. Se dico che fumare fa male a sè e agli altri che stanno intorno, sto dicendo una cosa ovvia e di buon senso o sto criminalizzando i fumatori?

Penso che Cassano sia più importante di Giovanardi. Al contrario di Massimo Gramellini che titola Chissenefrega, ma intanto ne parla pure lui. Il parlarne molto sui giornali e soprattutto in rete dipende, non da una reazione grande ad un episodio piccolo, ma dal fatto che le reazioni sono divergenti e in conflitto tra loro: chi critica il calciatore, chi critica i critici, chi invita ad ignorare.

L'attaccante del Milan e dell'Italia Antonio Cassano, nonostante gli avvertimenti del ct azzurro Cesare Prandelli, risponde alla domanda di un giornalista sulla discutibile dichiarazione di Paolo Cecchi Paone relativa alla presenza di due calciatori gay in nazionale. Risponde che sono "froci", che sono problemi loro e che lui comunque spera non ci siano. Tra risa e sghignazzi. Le sue, sono affermazioni incivili e omofobe, aggravate dal fatto che sono dette da un idolo del calcio, potenzialmente influente su milioni di ragazzi, più di quanto possa esserlo un politico o un religioso. Meriterebbe di essere squalificato, come succede ai calciatori che insultano gli arbitri. O di pagare la class action proposta dal Codacons, giusta nel principio per cui un'affermazione razzista (antisemita, islamofoba, sessista, omofoba) è un'offesa che riguarda ogni singolo individuo facente parte del gruppo colpito. Ogni singolo individuo. D'altra parte, per avere insultato un singolo individuo, il presidente della Sampdoria, Cassano ha già subito l'esclusione e il dimezzamento dello stipendio.

La si potrebbe chiudere qui o anche prima, come si fa con le dichiarazioni di Giovanardi o come si è fatto con le dichiarazioni del grillino Francesco Perra, che ha violato l'embargo televisivo imposto da Grillo ai suoi rappresentanti, per andare a dire in TV che i matrimoni gay sarebbero equivalenti ai matrimoni con gli animali. Aurelio Mancuso, sul settimanale "Gli Altri" le bolla come idee medievali. Quando l'attacco si incarna in un avversario politico o religioso, difendere i diritti degli omosessuali è facile e immediato.

Ma quando l'attacco si incarna in un calciatore che ha milioni di tifosi, il difendere l'idea che anche gli omosessuali hanno il diritto di essere rispettati, diventa più complicato, meno popolare, e si scontra con un risentimento difensivo o una indifferenza opportunista. Ci sono gli Europei, c'è da fare il tifo, non è il momento di guastare l'immagine degli azzurri o di un loro campione, c'è da evitare di essere disturbati, perchè il calcio è più importante di ogni cosa, sicuramente più importante del rispetto dei gay. Il giornalista che ha fatto la domanda è un provocatore che vuole farsi pubblicità (quando un politico, un ecclesiastico, un manager dice qualcosa che non ci piace, ricordiamoci di tener conto delle domande che ha ricevuto e di prendercela con l'intervistatore). I critici di Cassano sono moralisti, giustizialisti, forcaioli, linciatori mediatici, animati da uno spettro che, evidentemente, deve fare molta più paura dell'omofobia: il politicamente corretto. Da condannare se richiesto nei confronti dei gay, ma preteso nei confronti degli omofobi. Le fiere del politically correct linciano Cassano scrive Daniel Rustici sempre sul settimanale "Gli Altri". Questa volta le "idee medievali" sono derubricate a stupidaggini, comunque espressive di una genuina ignoranza proletaria, poco avvezza ai moralismi e ai perbenismi. (come se il rispetto delle persone fosse questione di pubblico decoro). Il razzismo spiegato dal classismo. Miracolosamente omessa la citazione delle origini meridionali del calciatore. Potevano essere un'attenuante in più. Qualche tempo fa, una sentenza di tribunale, in Germania, assolveva o riduceva la pena ad un imputato di violenza sessuale, perchè era sardo e secondo la giuria, per giudicare il suo comportamento bisognava tenere conto del contesto sociale e culturale in cui era vissuto.

Falso dilemma: invece di Cassano, andrebbero disprezzati i notabili del PD e le alte gerarchie vaticane. Che però contro il giocatore non hanno detto nulla. Quasi nelle stesse ore, Beppe Fioroni, il leader cattolico del PD, minacciava di candidarsi alle primarie contro il progetto di Unioni civili proposto da Pier Luigi Bersani. Non risulta abbia speso una parola per censurare il calciatore. Così come non ne hanno spese gli autori di queste citazioni. O di queste altre. A parte Nichi Vendola, nessuno ha fiatato. Non c'è nessuna ipocrisia: l'omofobia nella politica, nella chiesa e nel calcio, nella società vanno perfettamente d'accordo. Una alimenta l'altra, una sostiene l'altra, una tiene conto dell'altra. Non c'è da scegliere chi avversare. L'omofobia è da avversare in tutte le sue forme e manifestazioni. Perchè omofobi linciati per fortuna esistono solo nelle invettive polemiche di chi si batte per una malintesa libertà di espressione. Gay linciati, ne esistono invece ancora troppi. Anche in questi ultimi giorni. Come esistono i gay che si suicidano per sottrarsi al bullismo, o quelli che sopravvivono soffrendo in silenzio, schiacciati da una intolleranza vera.

Riprendo la vicenda del post precedente, per considerare alcune dinamiche delle discussioni che ne sono seguite su Facebook. Dinamiche simili a situazioni analoghe, verificatesi in comunità virtuali, dove qualcuno aggredisce privatamente qualcun altro e poi viene pubblicamente denunciato. La denuncia pubblica e la solidarietà con essa, può rispondere a tre motivazioni: 1) L'ostilità nei confronti del denunciato. E' una occasione strumentale per attaccarlo. 2) L'amicizia nei confronti della vittima. E' una persona cara, fa parte del proprio gruppo, occorre difenderla per testimoniare l'affinità. 3) Il fatto è caricato o letto attraverso le lenti di significati ulteriori. Ad esempio, un uomo che aggredisce una donna è un fatto che può iscriversi nel tema della violenza sulle donne, specie se lui ha usato parole ed espressioni di natura sessista. Condannare quel fatto significa contribuire a contrastare la violenza sulle donne. Tacere o addirittura difendere il denunciato, significa fare il contrario. Eloquente il commento di quella militante notav che si rivolge ai difensori del prof. Zucchetti, per dire loro: «Voi italiani non cambierete mai, siete sempre quelli di "Processo per stupro"». Anche se l'insulto sessista e la minaccia non sono una violenza realizzata, la subcultura che li presiede è la stessa. Molte volte la violenza fisica è preceduta da violenza psicologica. Ed è difficile stabilire una gerarchia di gravità tra violenza fisica e violenza psicologica. Se anche il fatto è circoscritto, fa comunque allertare.

Questa terza motivazione sembra essere quella prevalente nelle prese di posizione, di denuncia, di solidarietà, delle donne notav, almeno di quelle che si sono espresse in questo senso. La seconda motivazione fa capolino nel comunicati del Collettivo comunista piemontese, che mettono l'accento sul fatto che è stata colpita una comunista, una proletaria e che perciò tutti i comunisti, tutte le donne proletarie sono state colpite. Sorge così il dubbio che se ad essere oggetto dell'aggressione privata fosse stata una donna di altro orientamento politico o di altra condizione sociale, l'aggressione sarebbe stata considerata meno grave. La prima motivazione non l'ho riscontrata, anche per le ragioni che ho scritto qui al terzo paragrafo, se non nelle possibili intenzioni di qualche avversario. Ci torno tra breve.

Tra i taciturni e i difensori valgono le stesse motivazioni a rovescio. 1) Il denunciato è un amico, un compagno, un collega, un personaggio meritevole di grande stima. E' il momento di sostenerlo. Mal che gli vada lui è un po' matto. Nel contesto di una intemperanza maschile, dare della troia ad una donna e minacciarla di violenza viene considerato normale, quindi digeribile, il significato sessista di un tale comportamento è negato, non riconosciuto o semplicemente considerato non grave. Al limite, lui deve curarsi. 2) La vittima al contrario è disistimata o non è considerata sufficientemente importante. Non ha senso rovinare lui solo per una come lei. Che infatti viene colpevolizzata a sua volta. 3) La difesa è proposta anch'essa attraverso significati ulteriori: la salvezza di una causa, identificata con la difesa dell'immagine di una organizzazione, il classico buon nome dell'istituto, logica che vale per tutte le organizzazioni, istituzionali, politiche, sociali, religiose. Possiamo presumere valga anche per il movimento notav, movimento reputato di estrema sinistra, ma diretto da Alberto Perino e Sandro Plano, due maschi anziani, di origine democristiana, forse non particolarmente sensibili alla questione femminile. D'altra parte, loro hanno da fermare un treno e questo è il limite dei movimenti monotematici: saper vedere una cosa sola. E però l'esistenza di squadracce e servizi d'ordine al soldo di qualcuno, almeno questa dovrebbero sentire l'esigenza di smentirla.

Lui, l'accusato, ha una forte legittimazione pubblica, lei, la vittima accusatrice, è una sconosciuta. Così in difesa di lui agiscono contro-accuse del tipo: Gettate il mostro in prima pagina. Cosa che si può dire di cittadini sospettati di delitti, senza prove certe, accusati sulla stampa in modo sensazionalistico. Ma qui le prove ci sono. Mancano i titoli sensazionalistici. Volete sputtanarlo con i pettegolezzi. Cosa che si dice del vociferare in forma anonima e spesso privata di comportamenti personali deplorevoli, ma che non fanno del male a nessuno: mettersi le dita nel naso, drogarsi, ubriacarsi, vestire in modo trasandato, non lavarsi. Qui invece si tratta di una aggressione ad una persona, le denunce sono scritte in forma pubblica e firmate con nome e cognome. In ultimo, Taci che il nemico ti ascolta, ergo I panni sporchi si lavano in famiglia. In questo caso però pure il nemico sembra tapparsi le orecchie. L'ultras dei SiTav Stefano Esposito ha postato la notizia a tutta pagina sulla sua bacheca di FB. Ma dopo un po' l'ha rimossa. La Stampa se n'è occupata con un breve e distaccato articoletto, scritto da un giornalista diverso da quello che segue la vicenda dei notav, poi non ci è più tornata. Repubblica, giornale SiTav, incline ai pettegolezzi veri e ai retroscena non ne ha parlato. Una mia amica SiTav ha commentato che «Oramai bisogna far attenzione a quel che si scrive su Fb perchè scripta manent». Insomma, quasi un mezzo che limita la nostra libertà di espressione (legittima?).

Non saprei dire come i panni sporchi si lavano in famiglia. I fenomeni di corruzione che attanagliano i partiti e la chiesa, dimostrano che non si può. In famiglia, al riparo del giudizio dell'opinione pubblica, i panni sporchi si nascondono soltanto. La chiesa cattolica che non vuole denunciare i preti pedofili alla giustizia, finora non ha dimostrato di saper fare giustizia da sé, ha solo dimostrato di saper trasferire un prete da una parrocchia all'altra. Ma questo non ha rinforzato l'immagine dei partiti e della chiesa. Eppure pare esistere un codice d'onore condiviso da amici e nemici, per cui la famiglia è una zona franca. Famiglia intesa come qualsiasi dimensione privata nell'ambito di qualsiasi gruppo di appartenenza. Se l'aggressore, il molestatore agisce per via privata per colpire il suo bersaglio, e il fatto si viene a sapere, scatta in tutti un riflesso omertoso, come se fosse giusto, naturale, rispettare la privacy, l'intimità di quell'individuo. E' la cultura del paese, una cultura mafiosa, o è il fatto che in tanti si identificano con lui, perchè ciascuno - si pensa - nel suo privato ha le sue cose di cui vergognarsi (senza tanto distinguere se nuociono oppure no agli altri). Come che sia, anche in questa cultura - che in rapporto alla famiglia si riassume nel detto "Tra moglie e marito non mettere il dito" e che viene fatta valere anche quando lei non è la moglie - si può leggere un significato ulteriore, una condizione favorevole alla violenza privata, quella condizione che fa si che le vittime non denuncino, che permette il dilagare della violenza domestica, della violenza sulle donne, dei femminicidi, che una volta ogni due giorni ci obbligano, quando ormai è troppo tardi, ad occuparci dei cosiddetti affari privati di qualcuno.

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