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Cassano è più importante di Giovanardi

Penso che Cassano sia più importante di Giovanardi. Al contrario di Massimo Gramellini che titola Chissenefrega, ma intanto ne parla pure lui. Il parlarne molto sui giornali e soprattutto in rete dipende, non da una reazione grande ad un episodio piccolo, ma dal fatto che le reazioni sono divergenti e in conflitto tra loro: chi critica il calciatore, chi critica i critici, chi invita ad ignorare.

L'attaccante del Milan e dell'Italia Antonio Cassano, nonostante gli avvertimenti del ct azzurro Cesare Prandelli, risponde alla domanda di un giornalista sulla discutibile dichiarazione di Paolo Cecchi Paone relativa alla presenza di due calciatori gay in nazionale. Risponde che sono "froci", che sono problemi loro e che lui comunque spera non ci siano. Tra risa e sghignazzi. Le sue, sono affermazioni incivili e omofobe, aggravate dal fatto che sono dette da un idolo del calcio, potenzialmente influente su milioni di ragazzi, più di quanto possa esserlo un politico o un religioso. Meriterebbe di essere squalificato, come succede ai calciatori che insultano gli arbitri. O di pagare la class action proposta dal Codacons, giusta nel principio per cui un'affermazione razzista (antisemita, islamofoba, sessista, omofoba) è un'offesa che riguarda ogni singolo individuo facente parte del gruppo colpito. Ogni singolo individuo. D'altra parte, per avere insultato un singolo individuo, il presidente della Sampdoria, Cassano ha già subito l'esclusione e il dimezzamento dello stipendio.

La si potrebbe chiudere qui o anche prima, come si fa con le dichiarazioni di Giovanardi o come si è fatto con le dichiarazioni del grillino Francesco Perra, che ha violato l'embargo televisivo imposto da Grillo ai suoi rappresentanti, per andare a dire in TV che i matrimoni gay sarebbero equivalenti ai matrimoni con gli animali. Aurelio Mancuso, sul settimanale "Gli Altri" le bolla come idee medievali. Quando l'attacco si incarna in un avversario politico o religioso, difendere i diritti degli omosessuali è facile e immediato.

Ma quando l'attacco si incarna in un calciatore che ha milioni di tifosi, il difendere l'idea che anche gli omosessuali hanno il diritto di essere rispettati, diventa più complicato, meno popolare, e si scontra con un risentimento difensivo o una indifferenza opportunista. Ci sono gli Europei, c'è da fare il tifo, non è il momento di guastare l'immagine degli azzurri o di un loro campione, c'è da evitare di essere disturbati, perchè il calcio è più importante di ogni cosa, sicuramente più importante del rispetto dei gay. Il giornalista che ha fatto la domanda è un provocatore che vuole farsi pubblicità (quando un politico, un ecclesiastico, un manager dice qualcosa che non ci piace, ricordiamoci di tener conto delle domande che ha ricevuto e di prendercela con l'intervistatore). I critici di Cassano sono moralisti, giustizialisti, forcaioli, linciatori mediatici, animati da uno spettro che, evidentemente, deve fare molta più paura dell'omofobia: il politicamente corretto. Da condannare se richiesto nei confronti dei gay, ma preteso nei confronti degli omofobi. Le fiere del politically correct linciano Cassano scrive Daniel Rustici sempre sul settimanale "Gli Altri". Questa volta le "idee medievali" sono derubricate a stupidaggini, comunque espressive di una genuina ignoranza proletaria, poco avvezza ai moralismi e ai perbenismi. (come se il rispetto delle persone fosse questione di pubblico decoro). Il razzismo spiegato dal classismo. Miracolosamente omessa la citazione delle origini meridionali del calciatore. Potevano essere un'attenuante in più. Qualche tempo fa, una sentenza di tribunale, in Germania, assolveva o riduceva la pena ad un imputato di violenza sessuale, perchè era sardo e secondo la giuria, per giudicare il suo comportamento bisognava tenere conto del contesto sociale e culturale in cui era vissuto.

Falso dilemma: invece di Cassano, andrebbero disprezzati i notabili del PD e le alte gerarchie vaticane. Che però contro il giocatore non hanno detto nulla. Quasi nelle stesse ore, Beppe Fioroni, il leader cattolico del PD, minacciava di candidarsi alle primarie contro il progetto di Unioni civili proposto da Pier Luigi Bersani. Non risulta abbia speso una parola per censurare il calciatore. Così come non ne hanno spese gli autori di queste citazioni. O di queste altre. A parte Nichi Vendola, nessuno ha fiatato. Non c'è nessuna ipocrisia: l'omofobia nella politica, nella chiesa e nel calcio, nella società vanno perfettamente d'accordo. Una alimenta l'altra, una sostiene l'altra, una tiene conto dell'altra. Non c'è da scegliere chi avversare. L'omofobia è da avversare in tutte le sue forme e manifestazioni. Perchè omofobi linciati per fortuna esistono solo nelle invettive polemiche di chi si batte per una malintesa libertà di espressione. Gay linciati, ne esistono invece ancora troppi. Anche in questi ultimi giorni. Come esistono i gay che si suicidano per sottrarsi al bullismo, o quelli che sopravvivono soffrendo in silenzio, schiacciati da una intolleranza vera.

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