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Femminismo amorale



Marina Terragni la rappresenta come una disputa tra femministe moraliste e femministe amoraliste. La sua antagonista, Angela Azzaro la rappresenta come una disputa tra femministe che scopano e femministe che non scopano. Ciascuna parla della proiezione dell'altra. Nel gergo delle comunità virtuali, sarebbe lo scontro fra un troll e un flamer. Lo scontro prosegue su Facebook, nelle bacheche delle duellanti, con partecipato coinvolgimento delle relative amicizie. Più disciplinato lo schieramento di Azzaro, i cui esponenti di tanto in tanto esclamano: "Io sto con Angela Azzaro!". Qualche amico di entrambe, esprime il proprio scoramento e la richiesta di smetterla. Militanti anti-autolesionisti.

Poco edificante, ma neppure particolarmente distruttivo. Nati e cresciuti spettatori di media tradizionali, abbiamo coltivato un'idea sacrale di leader e intellettuali, immaginandoli nei loro comportamenti sempre retti, autorevoli e composti. Come Napolitano. Da attori di media interattivi, li cogliamo invece nelle loro umane debolezze attraverso quelle pareti di vetro che sono i nostri monitor. Il mezzo induce all'immediatezza. Basta un attimo di stanchezza, un moto di irritazione, un nervo scoperto e scoppiano i fuochi d'artificio. Alcuni non si espongono e si limitano a postare comunicati stampa. Altri si mettono in gioco, corpo a corpo, facendo anche democratiche figuracce. Sono preferibili. Se non diventa una modalità di relazione, se non si rompe la comunicazione, se si scoprono le carte.

Ridotto all'osso, il pensiero di Marina Terragni è abbastanza chiaro: non le piace che nella televisione il corpo femminile sia ridotto a cosa per vendere le cose. In questo senso la sua critica (come quella di Lorella Zanardo e Loredana Lipperini) è rivolta alla televisione, ad un modello, ad un sistema. Ridurre all'osso il pensiero di Angela Azzaro è un po' più complicato. In sostanza dice di non sentirsi rappresentata dalla candidatura di Lorella Zanardo al cda della Rai, perchè il suo pensiero è "pericoloso" e "moralista". Non riconosce la soggettività delle donne quando esprimono comportamenti che a lei non piacciono, quindi non riconosce la libertà delle donne. Stigmatizza la sessualità e il corpo invece di contestare i ruoli, invece di puntare sulla moltiplicazione delle immagini di donne. In questo senso la sua critica è rivolta a Lorella Zanardo. Moralizza la "moralista". Ma non è chiaro se esprima una critica alternativa alla televisione, al modello, al sistema, o se difenda di fatto l'esistente. Una femminista "moralista" nel cda della Rai non è comunque meglio di un qualsiasi maschista? E' pure molto dubbio che la critica a Zanardo centri il bersaglio e non sia frutto di un grande fraintendimento. L'autrice del Corpo delle donne, ha più volte chiarito di non voler contestare la scelta di una ragazza di fare la velina, ma di voler mettere in discussione la rappresentazione televisiva dominante del femminile.

Però, il fraintendimento insiste e insiste con parole spettrali, spesso seminate en passant: burqa, intolleranza, pericolo, conformismo, moralismo, censura, oltre al divieto di scopare. Forse perchè consente di darsi un ruolo e uno spazio (essere l'anti-Zanardo). Alle divergenze ideologiche, si accompagnano anche competizioni professionali. Forse perchè si teme una cosa sola: la sessuofobia. E questo fa velo all'uso sessista e strumentale dei corpi femminili. Come chi avesse paura della siccità e sentisse criticare l'acqua minerale in bottiglie di plastica. O forse perchè sono io ad aver frainteso. Vedrò di farmi altre letture. Magari sul postfemminismo, sul femminismo individualista. Su Gli Altri e su un articolo del Foglio commentato da Gad Lerner e diffuso su FB dalla stessa Azzaro - è citato un libro di Valeria Ottonelli. La libertà delle donne. Contro il femminismo moralista, che Lidia Ravera riassume in «Libera coscia in libero mercato» Me lo procurerò. Intanto, segnalo la recensione di Brunella Casalini e quella di Miriam Ronzoni su Micromega. Azzardo solo un appunto. Assolutizzando un punto di vista è sempre possibile costruire una critica antimoralistica. Se dico che fumare fa male a sè e agli altri che stanno intorno, sto dicendo una cosa ovvia e di buon senso o sto criminalizzando i fumatori?

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