Renato Brunetta è uno dei più antipatici esponenti politici di Forza Italia, pur non mancando di risultare talvolta ridicolo. Un ex socialista craxiano, accasato nel centrodestra di Silvio Berlusconi. Rissoso e arrogante. In gergo volgare si direbbe uno stronzo. Ma è giusto dire un piccolo stronzo?

Protagonista di tante controversie. Da Ministro della funzione pubblica, nel 2008, lancia la campagna contro i dipendenti statali fannulloni, fino a minacciarne il licenziamento. Sul sito del ministero pubblica vignette satiriche contro i dipendenti pubblici. Da Enrico Mentana, si dichiara meritevole di vincere il Premio Nobel per l'economia. Nel 2009, il settimanale L'Espresso rivela che il libro "Microeconomia del Lavoro", di cui Brunetta è co-autore, è ampiamente basato sul più noto testo americano del 1980 (Labor Economics, prima edizione del 1970, edito da Prentice-Hall, Inc.) di Belton M. Fleisher e Thomas J. Kniesner, non citato nel testo italiano. In polemica con Mara Carfagna, attacca le donne impiegate, per dire che fanno la spesa in orario di lavoro. Attacca i poliziotti, panzoni che fanno i passacarte, invece di andare in strada a garantire la sicurezza. Richiamandosi a Sciascia, propone lo scioglimento della commissione antimafia. Attacca il mondo del cinema, riesumando la parola culturame, usata da Mario Scelba. Al convegno del Pdl veneto a Cortina d'Ampezzo, afferma che «Ci sono élite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di Stato» e mette in contrapposizione «i compagni della sinistra per bene» e quella che definisce «la sinistra per male» o «di merda» alla quale augura «vada a morire ammazzata». Definisce mostro il consiglio superiore della magistratura e dichiara che i magistrati si sono montati un po' la testa. L'11 settembre 2010, in una intervista a il Giornale afferma che «Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l'Italia sarebbe il primo Paese in Europa». Il 14 giugno 2011, al termine di una conferenza sull'innovazione nella pubblica amministrazione, una lavoratrice della Rete Precari, chiede di porre una domanda e viene invitata ad avvicinarsi dallo stesso Brunetta, ma quest'ultimo, una volta che la donna si presenta come appartenente alla rete dei precari della pubblica amministrazione, si rifiuta di ascoltarla allontanandosi velocemente dall'aula, dicendo "questa è la peggiore Italia".

Un politico dunque che si presta ad essere sfottuto. Uno dei bersagli preferiti della satira. Che però spesso, pur avendo a disposizione tanti argomenti, preferisce giocare facile e colpire la sua bassa statura fisica. Brunetta non ha gradito le vignette di Vauro nell’ultima puntata (e ora nel sito) di Servizio Pubblico: in una viene ritratto dentro un barattolo che ricorda il carro armato degli pseudo-secessionisti veneti, in un’altra ha le sembianze assai prossime di Dudù (“I cagnolini di Arcore, Dudù e Brubrù”) (...) In una delle vignette di Vauro: dal titolo “Brunetta pronto ad allearsi con il diavolo”, un demone esclama: “Ehi capo. Mi sa che ci hanno mandato il nano sbagliato”. In un’altra: “Incarichi in Forza Italia. Solo Brunetta resta in piedi”; Berlusconi di profilo si gira e spiega: “È l’unico che riesce a leccarmi il sedere anche senza bisogno di chinarsi” (Il Fatto 9.4.2014).

Il politico ha deciso di reagire. Accusa di razzismo e minaccia querela. Sui modi della reazione si può discutere, sul merito penso abbia ragione. Vauro, nella sua divertita autodifesa, sostiene che l'esagerazione e la volgarità sono la cifra della satira. Sarà. Tutto sta a vedere cosa esagerazione e volgarità prendono a bersaglio. Come questa vignetta che equipara una scimmia a Obama, evocandone la morte. Se mirano al colore della pelle, ai tratti somatici, alla appartenenza etnica, nazionale, religiosa, veicolano un contenuto razzista. I nani, non sono una razza dice Vauro. In senso stretto, non lo sono neppure i disabili, i meridionali, i gay, le donne. In senso estensivo, consideriamo razzista, il comportamento intollerante, insultante, dileggiante, contro un gruppo umano svantaggiato, per qualsiasi motivo connotato. Di certo, può considerarsi discriminatorio.

Un argomento a difesa di questa satira, sostiene che esiste uno scarto troppo grande tra la statura fisica di Brunetta e la sua smisurata arroganza e presunzione. Sarebbe ovvio, da parte di battute e vignette evidenziarlo. Come a dire che uno grande e grosso avrebbe più diritto di uno piccolo e basso, ad essere arrogante e presuntuoso. In verità, una buona e valida giustificazione non esiste. Come i politici ricorrono al consenso facile, con proposte e battute demagogiche, questa satira ricorre alla risata facile, con luoghi comuni, stereotipi e cliché. A scuola, i piccoli e i grassi li abbiamo sempre presi in giro. E per insultarci ci davamo tranquillamente dello spastico. La satira può essere meglio? Sembra di no, e allora dagli alla puttana, all'oca, al frocio, al tappo, al panzone, al gobbo. Non fa ridere la nostra intelligenza, ma fa sghignazzare il nostro bullo interiore. Lo riflette, lo conferma e lo riproduce. Come altri strumenti culturali, concorre a formare il nostro modo di vedere e di pensare. La nostra cultura, grazie alla quale esprimiamo rappresentanti politici come Renato Brunetta e oppositori satirici che gli rimproverano di non essere un altro uomo politico, migliore, più competente, più bravo, più onesto, veramente diverso. Cioè, alto, biondo, bello e con gli occhi azzurri.

Dopo la foto che ritrae la compagna del magnate russo Roman Abramovich e editor del magazine Garage Dasha Zhucova seduta su una sedia umana dalle sembianze di una donna di colore, è arrivata una risposta a tono. Un artista gay russo ha infatti diffuso uno scatto che ritrae un uomo di colore seduto su un uomo bianco. Parti invertite quindi dopo l'immagine che la rivista Boro24/7 aveva pubblicato su Instagram (poi rimossa) proprio nel giorno del Martin Luther King Day. Uno scatto che aveva sollevato commenti indignati e aveva costretto la rivista a cancellare la foto dopo le accuse di razzismo. Così Alexander Kargaltsev, fotografo che vive a New York e attivista gay, ha deciso di mettere in scena la sua risposta al ritratto "scandaloso e di cattivo gusto". "Sono stato costretto a lasciare la Russia a causa della discriminazione che ho vissuto come gay", ha scritto Alexander Kargaltsev in una mail all'Huffington Post Usa. "Sono molto deluso - ha aggiunto - dal fatto che la xenofobia sia così forte nel mio paese e che una tale immagine della signora Zhukova possa apparire quasi fosse normale e insignificante. I russi non sembrano dare peso alle offese verso il principio di non discriminazione per ragioni di razza, nazionalità, orientamento sessuale e così via." [Huffington Post 25.01.2013]

Si può capire, ma non sembra una buona idea. Ci ha pensato la stessa Dasha Zhukova dicendo, per provare a riparare, che la sedia ha anche una versione con donna bianca. [Lunanuvola 24.01.2013]. Sarebbe sbagliato voler pareggiare, al razzismo non si risponde con il razzismo. Il fatto è che il razzismo non si pareggia, perchè non è solo una questione formale. L'offesa razzista ha senso perchè gli è dato da un contesto storico e ancora attuale fatto di schiavismo e discriminazioni. La prima immagine ne diventa subito un simbolo evocativo. La seconda, un rovesciamento carnevalesco. Nelle rappresentazioni, i razzismi non si possono invertire, perchè nella realtà la storia e le gerarchie rimangono uguali.



di Tk


(...) Non si può poi, a mio parere, paragonare lo status di persone che vivono con pochi dollari al giorno a quello degli imprenditori che ricorrono ad un prestito bancario, neppure in senso paradossale, perché ciò finisce, lo si voglia o meno, con il comportare la rimozione delle profondissime disparità economiche e sociali che sussistono tra queste due categorie di soggetti. Gli imprenditori semmai sono i trafficanti, non certo le loro vittime!
(Maria Rossi)

Al limite il paragone si può fare con chi, a causa delle ingiuste politiche economiche che regolano il credito, si trova costretto a “scegliere” di mettersi nelle mani degli usurai. Così come, seguendo il ragionamento di Pietro Saitta, a causa delle restrittive politiche migratorie, le immigrate sono costrette a “scegliere” di mettersi nelle mani delle reti che gestiscono la tratta di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione.
Vittime di usura e vittime di tratta condividono “consapevolezza” e una “libertà” ben virgolettata?
Vogliamo definire l’usura “forma razionale di resistenza”? Possiamo sostenere che le vittime di usura e usurai sono dei “resistenti” che stanno dalla stessa parte contro l’ingiusto ordine mondiale?
Definire gli usurai criminali e l’usura (con la violenza che ne è parte sostanziale) come crimine che come tale va perseguito, è in contraddizione con la denuncia dell’ingiusto sistema che regola il credito e delle ingiuste politiche economiche mondiali?
Io dico di no.
Significa guardare con sguardo “coloniale”, significa “sovradeterminare”?
Dico di no.
Io dico che per esprimersi contro le disumane e scellerate politiche immigratorie non è necessario nobilitare tratta e sfruttamento fino a farne razionali atti di resistenza, nonché espressione di libertà. Così come per dirsi contrari alle scellerate e disumane guerre per “esportare democrazia” non è necessario ricorrere al relativismo culturale estremo che fa dei dittatori dei benefattori del popolo, negando a quei popoli la titolarità di diritti che sono universali, nonostante ci siano tra loro molti che subiscono (lo “scelgono”??) o addirittura appoggiano quelle dittature. 
Si può essere contrari alle disumane “guerre umanitarie” e contemporaneamente al fianco di chi lotta per vedersi riconosciuta la dignità di essere umano.
Il punto è che arrivati a donne e immigrati, da sempre, quello che per gli altri (maschi, bianchi e etero ) si chiama sfruttamento e alienazione, diventa “anche opportunità e investimento”. Quelli che per i maschi bianchi e etero sono vantaggi paradossali per loro impensabili, per donne e esseri umani di mondi altri sono “vantaggi” per cui è accettabile, perfino espressione di autodeterminazione e dignità di agency, decidere (decidere… mettiamoci un paio di virgolette e siamo a posto!) di prestarsi (!!) allo sfruttamento.
E allora legalizziamo il lavoro nero e magari anche la schiavitù. Signori miei, c’è crisi e per mangiare si può anche essere disposti a scegliere di prestarsi a qualche frustata. O no?!
Questa si che è una visione emica.

Dopo la strage di Lampedusa e la vergogna di veder indagati i profughi sopravvissuti, due senatori del Movimento 5 Stelle, Andrea Buccarella e Maurizio Cioffi, hanno presentato un emendamento in commissione giustizia, per abrogare il reato di immigrazione clandestina

L'emendamento è stato approvato da PD, SEL, Scelta Civica, M5S e bocciato dalla Lega Nord. Il PDL si è diviso. L'iniziativa è stata una sorpresa che ha contraddetto l'immagine xenofoba che più volte Beppe Grillo ha voluto darsi in modo peraltro abbastanza convincente. Infatti Grillo ha reagito subito, ha reagito più volte dal suo blog. Prima pubblica un post in cui prova a presentare l'abrogazione del reato di clandestinità come un provvedimento che facilita l'espulsione dei clandestini. Poi, in un secondo post, prende posizione insieme con Gianroberto Casaleggio, contro l'emendamento dei due senatori, presentato come una illegittima iniziativa personale che non rispecchia il programma del movimento. Un terzo post avverte infine che eventuali cambiamenti di programma, concordati con il movimento, saranno comunque rinviati alla legislatura successiva.

I due leader si dichiarano in dissenso nel metodo e nel merito. Nel metodo, perchè i due senatori, definiti portavoce, non possono arrogarsi una decisione così importante su un problema molto sentito a livello sociale senza consultarsi con nessuno. Nel merito, perchè se durante le elezioni politiche avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Sostituirsi all'opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono "educare" i cittadini, ma non è la nostra

E' sempre questione discutibile se i parlamentari debbano la loro elezione ad un partito o se il partito debba il suo consenso ai voti attratti dai candidati eletti. Sta di fatto che l'articolo 67 della Costituzione - quella Costituzione che i grillini sostengono di difendere arrampicandosi sul tetto del parlamento - sancisce che: Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Dunque, deputati e senatori non sono portavoce di un partito (di dio o del popolo) vincolati alla consultazione dei suoi leader, di un blog o di altre istanze, ma rappresentanti della nazione senza vincolo di mandato

Anche in altri paesi civili esiste il reato di clandestinità. Vero, ma riguarda proprio l'essere clandestini, cioè il fatto di nascondersi, di voler risiedere illegalmente entro i confini del paese ospitante, non la semplice condizione di irregolare. Viene valutata la persona: se si tratta di un delinquente o di un rifugiato richiedente asilo o di un lavoratore a cui è scaduto il permesso perchè licenziato. Negli altri paesi si fanno queste distinzioni, la legge italiana invece non distingue e infatti abbiamo la vergognosa assurdità di aver messo sotto inchiesta i profughi scampati alla strage di Lampedusa. Grazie alla legge voluta dalla Lega e oggi difesa da Grillo e Casaleggio, perchè - secondo la loro percezione - avrebbe il consenso popolare e il M5S non vuole assumersi il compito di educare ma solo quello di fare il portavoce. Come se i portavoce non alimentassero la voce. Come se gli amplificatori, motivati da ragioni di facile consenso, non svolgessero di fatto una cattiva pedagogia.

C'è da chiedersi se Grillo sia pronto allora a sostenere qualsiasi cosa, purchè voluta da quella che a lui sembra essere la maggioranza. Ad esempio, la pena di morte. Quello che appare sempre più chiaro è che la coppia Grillo-Casaleggio sia del tutto priva di una cultura democratica e liberale, e possieda piuttosto una visione plebiscitaria e fascistoide della politica. Conta solo la presunta maggioranza. Le minoranze sono annullate. Ed insieme ad esse l'autonomia del parlamento, mera cassa di risonanza di portavoce inquadrati da partiti amplificatori. O magari da un unico partito amplificatore (del 100%). Una visione estranea alla cultura dei diritti umani e dei diritti civili. I quali invece esistono anche per tutelarsi dal dispotismo e dalla follia delle maggioranze.


Vedi anche:
Beppe Grillo e l'immigrazione: le sparate degli ultimi anni (di Wil Nonleggerlo)
Cosa diceva Grillo su clandestini e flussi migratori un anno e mezzo fa

Francesco Alberoni scrive sul Giornale. Il suo articolo di oggi espone in prima pagina una visione molto 'semplice' in materia di immigrazione.

Tutto il mondo è informato che può raggiungere l’Italia e l’Europa imbarcandosi su una carretta nel mediterraneo. Gli italiani fanno a gara per salvare, assistere, rinfocillare i migranti e per ospitarli in centri di accoglienza da cui poi se li fanno scappare. Capita perchè noi italiani siamo vecchi e i nostri giovani non hanno voglia di lavorare. Dunque abbiamo bisogno degli immigrati. Ma ora siamo in recessione e il lavoro agli immigrati lo dà la criminalità organizzata. Inoltre, il flusso è così rapido da ridurre presto la popolazione italiana in minoranza, senza permettere l’integrazione. Prima facevamo dei buoni accordi con i paesi nordafricani perchè trattenessero i migranti sulle loro coste. Poi è venuta la primavera araba, i governi sono stati destabilizzati, gli accordi sono saltati, la notizia si è diffusa e i viaggi rischiosi sono ripresi e aumentati. Bisogna tornare a fare nuovi trattati, dare mezzi e finanziamenti ai nuovi governi nordafricani perchè trattengano nuovamente gli immigrati e noi, con tutta l’assistenza possibile, dobbiamo respingere in mare le imbarcazioni. Le partenze rischiose si ridurranno appena sarà questa notizia a fare il giro del mondo.

E’ tutta una questione di news. Vi sono notizie che fanno il giro del mondo e altre che non raggiungono neppure professori ed editorialisti. Una notizia apparentemente ignota è che quattro quinti dell’immigrazione giunge in Italia via terra, attraverso il confine orientale. Gli sbarchi sono più appariscenti e anche più evocativi per chi immagina invasioni bibliche, ma costituiscono una quota nettamente minoritaria del flusso migratorio. Anche se gli sbarchi nel 2013 sono aumentati, continuano a rappresentare una cifra irrisoria per un paese accogliente di 60 milioni di abitanti. Quest’anno i migranti sbarcati sono stati poco meno di 8 mila. Con ottomila abitanti una frazione non ha titolo per diventare un comune. 

Altre notizie poco girovaghe sono quelle che riguardano le condanne che l’Italia ha ricevuto dalla Corte europea per i diritti umani a causa della politica dei respingimenti in mare e dalle organizzazioni non governative per la condizione dei centri di accoglienza. Centri a cui è vietato l’accesso alle organizzazioni umanitarie, come ha evidenziato persino il New York Times nel 2011. D’altra parte, se davvero l’Italia volesse assistere, accogliere e impiegare migranti, con la beata solerzia raccontata da Alberoni, permetterebbero loro di raggiungere le nostre coste attraverso le linee di normali navi passeggere, senza impedimenti che provochino viaggi rischiosi.

Gli immigrati, è vero, coprono le mancanze del nostro declino demografico. Producono un decimo della ricchezza nazionale, permettono di mantenere la previdenza in pareggio, pagano in tasse più di quello che ricevono in assistenza. Se c’è domanda di lavoro immigrato, il decreto flussi andrebbe abolito o quanto meno reso proporzionato alla domanda effettiva. Altrimenti quel che programma sono centinaia di migliaia di immigrati irregolari. Quelli che gli xenofobi amano chiamare «clandestini», nonostante sia gente che non si nasconde e che anzi si presenti con nome, cognome, residenza e domicilio per chiedere di essere regolarizzata o per fare domanda di asilo. Ricordo un dato che mi è rimasto impresso. Nel 1998, a Genova vi era domanda per 4 mila colf, ma secodo il decreto flussi potevano rispondere solo in 200. Una insensatezza, che si è ripetuta in tutta Italia negli anni seguenti. Gli immigrati, non solo lavorano come dipendenti, ma anche imprendono. Il primo nome più diffuso tra gli imprenditori milanesi è Mohamed. Quest’anno ha sorpassato Giuseppe.

Ma adesso c’è la crisi. E difatti - altre notizie sconosciute - è cominciato un flusso di ritorno ai paesi di origine e si è ridimensionato il flusso di arrivo per motivi economici, avendo l’Italia perso attrattività.

In Egitto, Libia, Tunisia, Siria, qualunque cosa le popolazioni sappiano degli accordi inapplicati causa instabilità politica - accordi fatti anche con regimi violatori dei diritti umani - di sicuro risultano informate, direttamente sulla propria pelle, delle notizie relative alla repressione e alla guerra civile. E in tanti hanno reagito come profughi in fuga dalla guerra o come emigranti che prevedono il peggio. Finendo per lambire anche il nostro paese. Ben lontano dall’essere tra i primi importatori di profughi, sia rispetto agli altri paesi europei, sia rispetto ad altri paesi ben più poveri del nostro. A fronte di questa situazione, far fare l’ennesimo giro del mondo alla notizia che «vogliamo aiutarli a casa loro», dopo aver provato ad affondarli, potrà avere ben poca influenza. Come ne ha avuta poca tanto sui migranti quanto sugli editorialisti più bellicosi la notizia che in vent'anni la politica europea dei respingimenti ha provocato 20 mila morti nel mediterraneo.

Difficile credere che un'alleanza tra PD e PDL sia fatta per integrare gli immigrati ed estendere i diritti di cittadinanza. Possibile invece che il tema dell'immigrazione sia utile al PD per coprirsi a sinistra. Era già questa l'intenzione del governo Monti poi spazzata via dalle bordate di Grillo contro lo jus soli e dalle invasioni di partorienti paventate dall'allora ministra dell'interno Anna Maria Cancellieri. Copione replicato sotto il governo Letta con il presidente del Senato Pietro Grasso nella parte di Cancellieri e Grillo nella parte di Grillo. Primo atto di delegittimazione della ministra all'integrazione.

Con una variante. Appunto: Cecile Kyenge. Prima ministra nera nella storia della repubblica. Nominata come fiore (dei diritti) all'occhiello del governo. Divenuta ben presto il bersaglio di una violenta e crescente sequenza di insulti e minacce di stampo razzista, da parte di fascisti e leghisti, fino ai vertici istituzionali nella persona del vicepresidente del senato Roberto Calderoli. Una campagna rivelatrice dell'arretratezza e dell'inciviltà di una parte del Paese.

Campagna fronteggiata da alcune reazioni forti nel mondo politico istituzionale: Laura Boldrini, Enrico Letta e Nichi Vendola. E da tante reazioni blande, volte a stigmatizzare gli insulti, facendo molta attenzione a non qualificarne la matrice xenofoba e razzista. Reazioni contente di attestarsi sull'abilità della ministra di incassare i colpi e di reagire in modo misurato e talvolta persino ironico.

Infine, sussurra e silenzi da parte dei protagonisti della politica, quelli considerati più importanti ed autorevoli. Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha fatto cenno all'imbarbarimento del linguaggio nel dibattito politico, dopo che Calderoli ha paragonato Cecilie Kyenge ad un orango durante un comizio. Beppe Grillo ha ricordato chi è Calderoli: colui che andò in televisione a esibire una maglietta con l'immagine di una vignetta contro Maometto, provocando undici morti in Libia. Colui che seminava sterco di porco sui terreni dove dovevano sorgere le moschee. Grillo è sensibile all'islamofobia. Ma non alla xenofobia. Per Cecile Kyenge non ha speso una parola di solidarietà. La ministra potrebbe somigliare anche ad uno dei tanti Kabobo d'Italia. Titolo di un post, competitivo con gli argomenti leghisti. 

Berlusconi, Alfano, Monti, Casini, D'Alema, Veltroni, Bersani, Franceschini, Renzi, spesso presenzialisti e loquaci, in queste circostanze sono stati molto discreti, per non dire assenti. Forse hanno dichiarato qualcosa. A me è sfuggito.

Il PDL ha comunque ritenuto di salvare il vicepresidente del senato, opponendosi alle sue dimissioni e il PD non ne ha fatto un dramma. Intanto, la Lega ha convocato a Torino, per settembre, una manifestazione contro gli immigrati.

Una deputata del M5S, Serenella Fucsia ha ritenuto di essere leggera, ma anche seria. Da animalista attribuisce una accezione positiva a tutti gli animali. L'orango è anche bello. Forse Calderoli voleva fare un complimento. Lei per autoironia si autodefinisce papera. Una blogger di Panorama, Annalisa Chirico, ha sdrammatizzato allo stesso modo: a lei succede di essere paragonata ad una cavalla e di riderci su. Secondo una commentatrice, riderebbe di meno se fosse paragonata ad una vacca. Il Giornale della famiglia Berlusconi - uno dei due principali azionisti del governo - ha pubblicato una delicata vignetta in cui la Kyenge dichiara di non aver bisogno di essere stuprata perchè dispone della scorta. Sempre sul Giornale un intellettuale di punta, Marcello Veneziani, ha scritto che la Kyenge non si può toccare perchè è nera. Il direttore Alessandro Sallusti ha ricordato che Berlusconi è stato paragonato ad un caimano. Che un paragone voglia prendere di mira il comportamento di una persona, mentre un altro voglia colpire l'appartenenza ad un intero popolo, per il direttore non conta. Sul Corriere della Sera, Giovanni Sartori ha scritto che Cecile Kyenge non è competente in materia di integrazione, perchè è un medico oculista. Avvocando tale competenza a sè stesso, forse in quanto esperto di sistemi elettorali.

Dunque, non siamo in presenza di una minoranza di stolti (Mara Carfagna) isolata da un popolo accogliente e antirazzista. Siamo in presenza di una divisione nazionale. Due Italie. Di cui una, quella favorevole all'accoglienza, si dimostra troppo tranquilla. Pensa di avere il corso storico dalla sua parte.

L'Italia sarà un paese multietnico. In parte lo è già. Il razzismo non può cambiare questa realtà. Può però incidere sulla qualità della convivenza. Si può essere multietnici su basi di pari diritti e pari dignità o in uno stato di sostanziale apartheid. Il razzismo non ha il potere di respingere ed espellere gli immigrati. Ma può negare loro i diritti. O rallentarne di molto l'estensione.

Nel nostro paese, fin dai tempi della legislazione di centrosinistra (legge Turco-Napolitano) abbiamo centri di identificazione, che consistono in strutture paracarcerarie per immigrati irregolari, finalizzate all'identificazione e all'espulsione. Strutture più volte messe sotto accusa dalle associazioni per i diritti umani. Abbiamo un'assurda legge capestro, la Bossi-Fini, la quale pretende che gli immigrati entrino in Italia già con un contratto di lavoro in tasca. E che rientrino nel loro paese per regolarizzarsi ancora, qualora perdano il lavoro e ne trovino un altro. Nel mezzo sono irregolari. Potenziali reclusi nei CIE. Abbiamo un accordo con la Libia affinchè i migranti possano essere da noi respinti in mare e da loro bloccati e trattenuti alla partenza, infine destinati a campi di detenzione. Abbiamo il reato di clandestinità, che prevede il carcere per chi non ottempera al mandato di via. Una legge inapplicabile. Che però costituisce un principio di criminalizzazione. Mentre sullo sfondo campagne di stampa xenofobe danno periodicamente ampio spazio alla cronaca nera che ha per protagonisti gli stranieri immigrati dall'est o dal sud del mondo. E abbiamo ancora lo Ius sanguinis: i figli degli immigrati, anche se cresciuti e scolarizzati in Italia, non possono ricevere automaticamente la cittadinanza italiana. Tutto questo, mentre il lavoro degli immigrati costituisce un argine ad una rovinosa recessione e al crollo del Welfare.

Rifiutare la violenza verbale ed esigere un linguaggio corretto e rispettoso nei confronti degli stranieri e dei diversi è una elementare questione di civiltà. Va fatto e non si fa abbastanza. Non ci si può però accontentare di convertire il razzismo in ipocrisia. Occorre convertire l'antirazzismo in una concreta politica di accoglienza e di estensione dei diritti, a cominciare dallo smantellamento di una legislazione vessatoria dettata dalla paura e dalla introduzione dello Ius soli. Il governo Letta queste cose in agenda non le ha o le ha solo nominalmente. Perciò le sue dure prese di posizione sono ignorate e i vari big che si contendono la leadership restano in silenzio. Se c'è da agire dal basso, come dice Gad Lerner, c'è agire anche su di loro. Su tutti quelli che nella sinistra al governo hanno paura di una fantomatica invasione di partorienti invece di chi piazza manichini insanguinati e lancia banane.



di TK


Non ho letto il libro recensito da Enrica su Un altro genere di comunicazione. Parla delle mutilazioni (modificazioni?) genitali femminili (MGF) praticate su donne adulte.

Il discorso lo seguo perfettamente rispetto al tentativo di esplorare lo sguardo occidentale sulle donne di altre culture. Condivido l’invito all’autocritica. Ma scegliere di escludere dal discorso le bambine sottoposte alla pratica brutale delle MGF e riferirsi alle MGF non invasive è fare delle MGF soltanto un espediente narrativo e niente più.

Il dato di fatto è che le MGF sono sostanzialmente praticate su bambine e, come dice l'articolo, si tratta di una sorta di rito di passaggio che determina un ruolo sociale ed in particolare quello di genere. Dopo questa pratica le bambine modificano perfino il loro modo di camminare e ovviamente di giocare. Saranno fisicamente impedite nel fare certi movimenti, oltre alle conseguenze drammatiche per la loro futura vita sessuale e il significato simbolico di questa pratica.

La grande attenzione rivolta alle MGF deriva proprio dal fatto che si tratta di devastanti mutilazioni praticate su bambine e ragazzine. Questo non è un dato da cui si può prescindere. L’attenzione sulle MGF l’hanno portata proprio le donne di culture altre. Davvero Enrica di UAGDC e Federica Ruggiero credono che queste donne hanno bisogno delle occidentali per capire che essere macellate in questo modo lede i loro diritti di esseri umani? Davvero?

Posso seguirle finchè denunciano l’ipocrisia di politicanti e improvvisati difensori dei diritti delle donne, pronti a individuare e scagliarsi contro le barbarie di pratiche misogine e sessiste di culture altre ma muti di fronte alla stessa barbarie della misoginia e del sessismo nostrano. Certamente interessanti le questioni su cui si interrogano, come la chirurgia plastica, e tutte quelle pratiche mosse da un più subdolo e quindi particolarmente insidioso sessismo e maschilismo della cultura occidentale, in cui ciò che appare espressione di autodetermiazione non lo è affatto. Ne sono convinta: non basta credere di scegliere, per farlo veramente.

Certo mi chiedo come mai siamo in grado di vedere che tipo di cultura (patriarcale, maschilista e misogina) sta dietro queste pratiche occidentali, che dubito fortemente siano considerate dal femminismo espressione di autodeterminazione ed emancipazione, mentre dovremmo divenire cieche e sorde di fronte a pratiche “altre” dello stesso tipo se non ben peggiori.

D’accordo anche sul razzismo che muove questo tipo di interesse per i diritti delle migranti, allo scopo di demonizzare l’uomo nero e avvalorare la tesi dell’inconciliabilità tra culture diverse. Quello stesso razzismo che nega i diritti umani di quelle donne e quegli uomini nel nostro paese. Quello stesso razzismo di fondo che alimenta l’atteggiamento paternalistico di chi guarda a quelle donne come a poverette che vanno salvate poiché incapaci di ribellarsi a un sistema di dominio maschile esercitato sui loro corpi e le loro vite.

Ma non le seguo più quando, parlando di MGF, introducono la falsità dell’universalismo dei diritti umani. Di universalismo dei diritti umani si è lungamente dibattuto, il mio punto di vista è che l’universalismo riguarda la titolarità dei diritti. Ogni essere umano ne è titolare. A prescindere dal fatto che l’intera umanità ne condivida i fondamenti etici. La dichiarazione universale dei diritti umani esprime principi etici non condivisi unanimemente neanche nella società occidentale che li ha codificati e adottati. Si tratta di paletti a tutela dell’individuo, del singolo individuo che ne è titolare. Il punto non è che siano condivisi dalla maggioranza, direi addirittura che sono contro la maggioranza.

E più che valori imposti dall’alto, sono frutto di lotte dal basso. Le stesse lotte che avvengono anche nei paesi “altri”, quelle per cui le prigioni sono piene di dissidenti. Non solo gli esseri umani occidentali chiedono e hanno diritto a perseguire la propria felicità e realizzazione. Trovo profondamente razzista negare questa evidenza in nome di un astratto rispetto nei confronti di culture altre.

Peraltro cosa sono queste culture altre non è dato saperlo. Il concetto stesso di cultura trovo non sia facile da definire. Certo “cultura” non è un monolite, e il sistema valoriale che esprime non è unanimemente condiviso dal gruppo umano che l’ha prodotto. Né è un’isola incontaminata. Anzi, cultura è contaminazione. Ancora di più in un mondo globalizzato in cui le idee e gli esseri umani si muovono ad una incredibile velocità, in una relazione di scambio che non può essere ridotta a “neocolonialismo”. Perché questo equivale a commettere quello stesso errore che Enrica di UAGDC e Federica Ruggiero intendono denunciare: non ritenere capaci gli esseri umani “altri” di produrre e creativamente rielaborare istanze di emancipazione e libertà.

Chandra Talpade Mohanty, se ricordo bene, sostanzialmente rifiuta l’immagine neocoloniale della “donna non occidentale” che è un’inesistente costruzione che nega pluralità. Attenzione a non commettere esattamente questo errore. Se anche ci fossero donne per cui queste pratiche non sono che la loro tradizione, ciò che definisce la loro identità e non le vivono come violazione dei diritti umani, ne esistono proprio lì altre che da anni si battono perché le loro società non impongano queste barbare mutilazioni che segneranno drammaticamente la vita di bimbe e ragazze, quando non ne causano la morte.

Chi di queste è rappresentativa di quella cultura altra? Quali istanze di quella cultura altra dobbiamo essere pronte ad ascoltare? Quale di queste rivendicazioni va favorita?

La famosa punturina di cui si parla come rito alternativo è stata rifiutata dalle stesse attiviste che si battono, in quei paesi, perché la cultura maschilista e misogina di cui quelle pratiche sono espressione non sia più imposta attraverso pressioni sociali, che in ultimo annullano ogni possibilità di autodeterminazione. È una strada già tentata e che si è dimostrata fallimentare: non è stata considerata una soluzione accettabile da chi voleva sottoporre le proprie figlie a MGF, con l’aggravante di avere vanificato il lavoro di decostruzione dei fondamenti culturali dietro a queste pratiche: il rito simbolico legittima ciò di cui è simbolo. Mi pare evidente.

Chi è che va ascoltato, chi vuole proteggere i diritti di bambine e ragazze o chi rivendica la legittimità di una tradizione e cultura? Io scelgo i diritti senza ombra di dubbio. Ogni singolo essere umano vale infinitamente di più di qualsiasi cultura e tradizione. E per questo mi sento serenamente di dire che non solo il mio intento non è difendere le MGF ma è di condannarle fortemente e di denunciare la cultura misogina e sessista che le legittima e che, a tutte le latitudini, opprime le donne.


Riferimenti:
Modificazioni genitali femminili. Un approccio post-coloniale (Enrica - UAGDC)
Conversazione con Wild Mauz e Federica Ruggiero (Facebook)

A Jesolo la Federconsorzi ha annunciato che i gestori delle spiagge quest'anno non assumeranno bagnine, ma solo bagnini. Perchè le bagnine non sono accettate dai venditori ambulanti stranieri. Non ne riconoscono l'autorità. Non accettano di essere rimproverati da una donna. 

Non è chiaro perchè compito dei bagnini e delle bagnine dovrebbe essere quello di rimproverare gli ambulanti. In tal caso, se la motivazione è questa, non si tratta di una discriminazione sessista in funzione xenofila, ma in funzione xenofoba. Gli ambulanti stranieri vanno allontanati, perciò i maschi sarebbero più efficaci. 

Dato che il comune ha minacciato di non finanziare i gestori delle spiagge, la decisione è rientrata. Le bagnine saranno assunte anche quest'anno. Ma scortate da colleghi maschi, quando dovranno «rimproverare» gli ambulanti stranieri.

La scelta di discriminare le donne, escludendole dall'assunzione o mettendole sotto scorta, è stata l'occasione per la consueta rassegna di dichiarazioni forza-leghiste di orientamento razzista. Dalle più blande alle più vergognose.

Va da sè che le donne devono poter essere assunte ed operare in condizioni di pari dignità rispetto agli uomini. Magari entrambi esonerati da impropri compiti di ordine pubblico. E' una questione che neanche si discute. E se proprio c'è da discuterne, la controparte è la Federconsorzi e non gli ambulanti immigrati. Ho conosciuto un imprenditore che ha scritto di non voler più assumere donne nella sua azienda, per non avere problemi con la moglie. Una decisione discriminatoria, per la quale ce la prendiamo con lui e non con la moglie, o con la categoria delle «donne gelose».

La scelta di escludere le donne, per quieto vivere o per far meglio la guerra, è una scelta che riguarda la nostra cultura, non meno di quella altrui. Riguarda il maschilismo che accomuna la nostra cultura a qualsiasi altra. Basti citare italianissimi esempi di disconoscimento della pubblica autorità, quando è impersonata da una donna.

Vigilessa insultata via radio a Imperia, Bozzano (Sulpm): "Anonimato da condannare, parli in faccia"
Oria - Multato, insulta la vigilessa: “Sei una p……”. Lei però lo perdona: una ragazzata macché oltraggio a pubblico ufficiale


Riferimenti:

Una donna nera è diventata ministra dell'integrazione. E' stata subito ricoperta di insulti razzisti. Ha proposto la riforma della cittadinanza nel senso dello Ius soli e ha detto che il reato di immigrazione clandestina non dovrebbe esistere. Si sono alzati gli scudi della destra e del M5S, insieme con i richiami alla prudenza di una parte della sinistra. Episodi di cronaca nera con protagoniste persone immigrate sono tornate in primo piano. Complice un delitto efferato compiuto a Milano: Mada Kabobo, ghanese di 31 anni, armato di un piccone, ha ucciso tre persone.

Su Facebook è iniziata a circolare la foto che ritrae affiancati il volto di Cecile Kyenge e quello del «picconatore». Forza Nuova si proclama «unica forza di opposizione contro l'immigrazione» e pubblica manifesti al grido di «l'immigrazione uccide». Mario Borghezio eurodeputato della Lega Nord accusa del delitto «le forze politiche buoniste che vogliono cambiare la legge sulla cittadinanza».

Infine, Beppe Grillo si piazza alla testa di questo corteo mediatico xenofobo con un solo post. Kobobo d'Italia. Il messaggio principale è la faccia sovrastante del «negro», come fosse concepita per coalizzare lombrosiani e razzisti. Poi il titolo che allude a tanti neri come lui, in mezzo ai bianchi come noi. Poi l'elenco di tre delitti, aventi per autore un angolano, un senegalese e il ghanese di cui sopra. 

Domande retoriche sui colpevoli. Nessuno lo è. Due motivi plausibili per le forze dell'ordine (che rischiano la vita nell'arrestare i delinquenti), per la magistratura (che deve sottostare alle leggi). E un motivo implausibile per il parlamento: che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale tra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del razzismo in Italia. Dunque, al posto della sicurezza abbiamo gli immigrati clandestini (i Kabobo), quindi il razzismo. Alla fine non è neanche colpa di Kabobo. Perchè tanto non sarà punito seriamente. O perchè la responsabilità individuale è degli esseri umani. Se un dobermann aggredisce qualcuno e lo uccide, non ne facciamo una colpa a lui, ma a chi lo ha lasciato incustodito.

La soluzione non è esplicitata, ma soltanto lasciata immaginare: mandare via gli immigrati irregolari. Una soluzione non soltanto ingiusta, perchè corrispondente ad una criminalizzazione indiscriminata, ma assolutamente inapplicabile, come ha già dimostrato l'introduzione del reato di clandestinità. Grillo, mettendosi in competizione con la Lega Nord e con Forza Nuova, inizia a praticare pure lui il peggiore dei voti di scambio. Quello dei partiti xenofobi. Alimenta fobie per ricevere voti. Cosa che ha già cominciato a fare, opponendosi allo Ius soli. Non sarà meno peggio, sarà lo sdoganamento definitivo del razzismo. Pdl e Pd non tarderanno a farci i conti e a farseli tra loro. E' appena alle spalle la stagione dei sindaci sceriffo e delle ordinanze securitarie.

Vedi anche:
Quando la propaganda razzista cavalca una tragedia
La paura dell'uomo nero (Michael Braun)

Lo Ius sanguinis (il diritto del sangue) è adatto per i paesi di emigrazione. Al fine di riconoscere la cittadinanza del paese di origine ai figli dei propri cittadini emigrati all’estero. Lo Ius soli (il diritto del suolo) è adatto per i paesi di immigrazione. Al fine di riconoscere la cittadinanza del paese di accoglienza ai figli delle persone immigrate. L’Italia si è trasformata da paese di emigrazione a paese di immigrazione. Deve perciò adattare la sua legislazione in materia di cittadinanza, assumendo anche lo Ius soli. Pena il formarsi nel paese di una situazione di apartheid che divide le persone in cittadini e non cittadini, con figli di serie A e figli di serie B.

Quanto scrive Grillo sul suo blog è impreciso. In Europa lo Ius soli esiste in Francia, Gran Bretagna, Finlandia, Grecia e Portogallo. Non è «estremamente regolamentato». In Francia ha subito una restrizione dal 1994: chi è nato in territorio francese da genitori stranieri ottiene la cittadinanza francese non più in modo automatico ma se ne fa richiesta, se è vissuto stabilmente sul territorio francese per almeno cinque anni. In Italia invece è necessario aver vissuto in modo stabile e ininterrotto per tutti i 18 anni, con una pausa non superiore ai 6 mesi. Questa norma capestro, Grillo la usa per definire lo Ius soli un «fatto già acquisito». E’ falso che in linea di diritto o di opportunità, modificare questa norma richieda un referendum. Gli esseri umani sono tutti uguali e devono avere gli stessi diritti. La maggioranza non può negare i diritti delle minoranze.

E’ grave l'opposizione di Grillo ai diritti per i nuovi italiani. Che va ad aggiungersi alla xenofobia esplicita o lantente della destra e di una parte della sinistra. La nuova ministra dell’integrazione ha dichiarato di voler conseguire l’approvazione dello Ius soli. Ha fatto seguito l’opposizione del Pdl. L’intervento del presidente del senato Pietro Grasso, che si è messo a predicare prudenza e cautela, in favore di uno Ius soli temperato, pena l’invasione del paese di tante partorienti straniere. Gli insulti fascisti di Forza Nuova contro Cecylie Kyenge.

Su questo tema, Grillo non ha paura di ammucchiarsi ad altri. Lui come altri percepisce un paese xenofobo e pensa solo ad accarezzargli il pelo. Lui come altri dà più importanza ai voti che ai diritti. Lui come altri non ha timore di essere ambiguo, opportunista e schizofrenico. Prima candida Stefano Rodotà alla presidenza della repubblica, il più insigne giurista dei diritti civili. Poi nega il diritto alla cittadinanza ai figli degli immigrati. Eppure, secondo inchieste e sondaggi, otto italiani su dieci sarebbero favorevoli allo Ius soli. La xenofobia, prima ancora che essere una pulsione del paese, è una proiezione interessata di larga parte della classe politica. Anche chi ha paura degli immigrati come realtà astratta - paura suggerita da tanti discorsi razzisti o prudenziali che provengono dai media o dalla politica - non ha paura degli immigrati in carne e ossa, suoi amici, vicini di casa, colleghi di lavoro, compagni di scuola. 

Nel rappresentarci come impauriti e ostili allo straniero, Grillo è uno zombie come i dirigenti del Pdl, della Lega e come i prudentissimi esponenti della sinistra. A partire dal deludentissimo presidente del senato. Anche lui, a fronte della concessione di un elementare diritto, a fronte della nuova realtà dell’immigrazione, ha scelto di parlare il linguaggio del pericolo e della paura, ha scelto di evocare fantasmi. Lo Ius soli puro esiste negli Stati Uniti, nel Canadà e in tutto il continente americano. Nessuno di questi paesi è stato invaso da partorienti. Ma soprattutto, nessuno dei venti ddl presentati in parlamento propongono uno Ius soli senza condizioni. Nè lo ha proposto la nuova ministra dell’integrazione.

Abbiamo un brutto quadro politico. Una destra razzista e corrotta. Una sinistra senza identità e senz’anima. Un nuovo movimento, il M5S, che, superato l’effetto novità, rischia di diventare la sintesi del peggio degli altri due. Non possiamo rassegnarci a scegliere tra questi qui.

Il blog Nocensura.com ha una pagina su Facebook con 417 mila fans. Moltissimi di sinistra. In effetti, sembra trattarsi di una pubblicazione di sinistra. Come da titolo, è contro la censura: "Dice le cose che nessuno ti dirà". Perchè, se non stiamo attenti i media ci faranno odiare le persone che vengono oppresse ed amare quelle che opprimono.

Tra le cose che nessuno ci dirà, compare per due volte una notizia riportata dal Corriere della Sera e dai principali quotidiani, ma che la pagina FB preferisce linkare da Signoraggio.it, relativa all'incontro tra il presidente della camera dei deputati Laura Boldrini e la comunità Rom della capitale. Incontro durante il quale, Boldrini dichiara che i Rom possono essere orgogliosi della propria storia, che bisogna fare di più per farla conoscere, per renderla nota ai giovani; altrimenti prevale il pregiudizio e con esso la discriminazione. E annuncia due richieste al parlamento: il riconoscimento dei rom tra le minoranze culturali tutelate e l’eliminazione dei campi rom a “favore di case popolari”. Due richieste di elementare civilità, che però, secondo la fonte, avrebbero generato lo stupore di tutti i cittadini italiani. La stessa fonte non manca di chiosare in conclusione che probabilmente sarebbe meglio destinare le case popolari alle famiglie italiane che si trovano in condizioni disperate. Chiosa introduttiva al primo post direttamente sulla pagina di FB. La notizia è commentata da oltre duecento interventi. Molti gli insulti vergognosi contro la comunità Rom e contro la stessa presidente della camera.

Le teorie del complotto sul signoraggio sono diffuse nelle aree politiche rosso-brune o nè di destra, nè di sinistra, Che, quando si parla di nazionalità o di altre diversità, fanno prevalere nettamente il bruno sul rosso, la destra sulla sinistra. Così anche sui Rom, invece delle cose che nessuno ci dirà, ritornano i feroci pregiudizi di sempre.

Pregiudizi suggeriti dallo stesso articolo linkato, il quale sembra sostenere che: 1) i rom non siano italiani; 2) gli italiani abbiano un diritto di precedenza o siano più disperati; 3) i Rom possano fare a meno delle case perchè in fondo sono nomadi, quindi parassiti, per i quali non si dovrebbero spendere soldi.

I rom sono 160 mila in Italia, lo 0,2% della popolazione. Il 70 per cento è nato in Italia. In 70 mila hanno la cittadinanza italiana (Repubblica, agosto 2010).

Il 60 per cento dei rom sono nomadi o seminomadi. Dunque, non hanno fissa dimora e questa è una condizione disperata: sono ospitati in strutture procurate a titolo provvisorio da enti o associazioni di volontariato, oppure in campi abusi. Non si tratta di stabilire una corsia preferenziale per i nomadi, ma di considerare la loro condizione tale e quale la condizione di emergenza abitativa dei sedentari che perdono la casa, quindi di stabilire un principio di uguaglianza e pari opportunità nell’assegnazione delle “case popolari”. Come ha dovuto fare il comune di Roma.

Il 40 per cento dei rom ha una casa, quindi è già integrato. Da una ricerca realizzata nel 2010 per l'Osservatorio nazionale permanente per la tutela dei diritti fondamentali e il contrasto alla discriminazione, risulta che: il 75 per cento vive dove si trova da almeno quattro anni, il 61 per cento pensa ad un suo futuro migliore e immagina una casa. Sei su dieci un lavoro ce l'hanno (fra ambulanti, operai, muratori o nella raccolta del metallo) e che proprio il lavoro è in cima ai loro desideri (76,5 per cento). Ma anche che l'accattonaggio non è la norma (2 per cento), né il campare genericamente di 'espedienti' (12 per cento). Pochi i domatori, trapezisti e musicisti (5 per cento) e ancora più rari i giostrai che, a sorpresa, sono meno dei mediatori culturali (3 per cento contro il 2,5). (...) quando gli chiedi: "Chi ti può aiutare a essere più felice?", il 55 per cento ti risponda "le istituzioni". Addirittura più della propria comunità (47,5). Una risposta da cittadini modello.

I rom non sono nomadi per cultura, ma per costrizione, a causa delle persecuzioni. Persecuzioni che di fatto proseguono con l'improvvisazione di periodici picchi emergenziali, per cui si procedere a sgomberi, senza offrire alternative, come hanno fatto per alcuni anni i nostri sindaci sceriffo, anche di centrosinistra, o persino a politiche di deportazione nazionale, come fece Sarkozy tre anni fa in Francia. Come altri paesi fanno alla chetichella. La Ue ha già denunciato di avere investito 20 miliardi di euro per i Rom, dal 2003, fondi spesi poco e male dai vari governi europei. Ricordo una intervista di un amministratore comunale italiano, il quale diceva che l'integrazione dei Rom è possibile, ma non conviene, perchè costa soldi e non porta voti. In termini elettorali sono molto più redditizi gli sgomberi. I Rom dell'est europeo emigrati dalla Romania o fuggiti dalle guerre balcaniche, in larga maggioranza vivevano in case, andavano a scuola e avevano un lavoro. Giunti ai nostri uffici stranieri per chiedere una sistemazione adeguata, si sono sentiti rispondere di appoggiarsi ai campi nomadi già esistenti.

Queste sono cose che vengono dette, ma molto raramente e poiché in genere non stiamo attenti, i media tradizionali e quelli pseudoalternativi ci fanno da sempre odiare i rom e amare i loro persecutori.

Per la concessione della cittadinanza ad un operaio marocchino c'era tutto il necessario: nulla osta della Questura di Venezia, parere favorevole del Ministero degli Affari Esteri di Roma e notifica del provvedimento con esito positivo da parte della Prefettura di VeneziaMa Damiano Zecchinato, sindaco leghista di Vigonovo, ha interrotto e rinviato di sei mesi la cerimonia di giuramento. Perchè, sostiene il sindaco, l’operaio marocchino non conosce l’italiano, non sa leggere la formula di giuramento, e uno straniero che non conosce la nostra lingua non può diventare cittadino italiano. 

In questo modo una cerimonia di giuramento è stata arbitrariamente trasformata in un esame di lingua italiana.

Eppure questo lavoratore straniero di 47 anni, con la fedina penale pulita, ha la residenza regolare in Italia, vive nel nostro paese da 21 anni (almeno 10 sono necessari per presentare la richiesta), ha una regolare famiglia con due figli che frequentano le scuole elementari, occupa un posto fisso come sabbiatore di metalli, un lavoro duro e insalubre, fatto con la costante presenza di una maschera respiratoria sul viso, un'attività che nessun italiano vuole più fare.

Un argomento, quello del sindaco, che al di fuori di una concezione del diritto duale, porterebbe a negare la cittadinanza a tanti italiani quasi quanti ne occorrono per fare la città di Torino. Sono circa 800 mila gli analfabeti in Italia secondo l’ultima rilevazione dell’Istat. 

C’è chi si domanda se sia più ignorante e meno integrato, chi ha difficoltà a leggere oppure un razzista.

Gli analfabeti italiani sono cittadini per nascita, d'accordo. Lo Ius sanguinis però è il fondamento della cittadinanza dei paesi di emigrazione, per poter riconoscere come cittadini i figli degli emigranti. I paesi di immigrazione, come ormai è diventata l’Italia, hanno invece bisogno di riconoscere la cittadinanza agli immigrati, quindi fondano il diritto sul suolo (Ius soli), sulla permanenza. E’ perciò anacronistico in Italia continuare a rivendicare il primato del diritto del sangue.

La frase di rito da pronunciare era soltanto questa: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi, riconoscendo la pari dignità sociale di tutte le persone». Forse bastava aiutare anzichè cogliere la palla al balzo per creare un caso, come ammette di aver fatto lo stesso sindaco:

Zecchinato dice di aver “voluto far scoppiare il caso perché a monte c'e' un problema: la mancanza del rispetto della procedura da parte di prefettura e questura, enti preposti al controllo delle regolarità dell'ingresso dell'immigrato, sul soggiorno, la residenza, ma anche l'integrazione del soggetto tramite un colloquio, in cui si verifica la conoscenza della lingua italiana e dei principi fondamentali del nostro ordinamento, cosa che evidentemente non è stata fatta''. E il sindaco di Vigonovo incalza: ''Ho fatto una verifica tra i miei colleghi sindaci e ho scoperto che in casi simili al mio si fa finta di niente e la prassi e' che si procede per evitare problemi. Ma a me non sta bene, la cittadinanza italiana per me e' una cosa molto seria che prevede diritti e doveri e non si può dare con leggerezza. Spero che in questi sei mesi l'uomo riesca ad imparare un po' di italiano e così da parte mia non ci saranno problemi a concludere la cerimonia di conferimento della cittadinanza italiana''.


Tuttavia, i requisiti dell’operaio marocchino sono tutti in regola, a parte la difficoltà a leggere l’italiano, che comunque, nonostante varie proposte, non è mai diventato un requisito di legge. Non si capisce per quale motivo, una persona onesta, che fa un duro lavoro, e mantiene una famiglia, non possa far parte a pieno titolo della nostra comunità nazionale, solo perchè al pari di centinaia di migliaia di nostri concittadini, ha difficoltà a leggere. Non si capisce quale danno ciò provocherebbe al nostro paese, nè si capisce quale sia il vantaggio di tenere questa persona ai margini del diritto.

Dunque, il sindaco, che è della Lega Nord, un partito programmaticamente xenofobo, ha trovato una scusa per discriminare un immigrato nordafricano, dato che ciò paga presso una parte di opinione pubblica. Una iniziativa solo simbolica. Non ha il potere di negare la cittadinanza, tanto meno di espellere lo straniero. Ha solo inflitto una umiliazione pubblica ad una persona, sfruttata nel nostro paese da 21 anni, da concittadini (e magari elettori) del sindaco. Il suo autentico messaggio non è che gli stranieri non devono stare qui. Ma che devono starci senza diritti. Solo a fare da manovalanza.

Gli esperti legali di Stranieriinitalia.it segnalano, però, un particolare importante.


L’articolo 10 della legge sulla cittadinanza (l. 91/1992) recita: “Il decreto di concessione della cittadinanza non ha effetto se la persona a cui si riferisce non presta, entro sei mesi dalla notifica del decreto medesimo, giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato”. Il rinvio imposto dal sindaco di Vigonovo potrebbe insomma complicare la vita dell’aspirante cittadino per molto più di sei mesi. Una volta pronto per il giuramento, sarebbe infatti quasi oltre tempo massimo. E rischiare di essere costretto a presentare altri documenti che dimostrano che può diventare italiano.

Il sindaco nega qualsiasi intenzione razzista da parte sua, afferma anzi di aver chiesto all’operaio se era emozionato, se voleva imparare la frase a memoria, ma non c’è stato niente da fare, quasi fosse stato lui a respingere ogni aiuto possibile. Sarà, ma è almeno la seconda volta che gli succede. Aveva gia' fatto lo stesso con una donna araba che si è ripresentata dopo tre mesi, dopo avere imparato a memoria la frase. Anche lei si era rifiutata di farsi aiutare?

Inoltre, perchè mai suggerire di imparare il giuramento a memoria a chi addirittura rappresenta un pericolo? In un'altra sua dichiarazione, il sindaco così si è espresso: «Mi sono preoccupato perché questa totale mancanza di integrazione può essere pericolosa per sè e per gli altri. Un qualsiasi inconveniente, piccolo incidente, o una diatriba anche di poco conto potrebbe avere conseguenze spiacevoli proprio per questa totale mancanza di comprensione della nostra lingua». Cioè una persona vive per 21 anni in un paese, ci cresce i figli, ci lavora, ha una impeccabile fedina penale e rifiutargli la cittadinanza dovrebbe fare scampare a lui e la comunita' tutta pericolosi incidenti dovuti al fatto che non sa leggere o non conosce benissimo la lingua.

Il movimento delle donne, non è l'unico movimento di liberazione, l'unico soggetto discriminato, nei confronti del quale viene ribaltata la realtà. Una militante femminista, recentemente scomparsa (di cui non ricordo il nome) disse che «il maschio in crisi di dominazione si spaccia per dominato». Ciò potrebbe dirsi per qualsiasi dominatore traballante o messo in discussione.  E' la vecchia favola del lupo e dell'agnello.

Nell'apartheid sudafricano, i boeri giustificavano il loro sistema segregazionista con l'argomento secondo cui i neri essendo maggioranza avrebbero usato nella democrazia la forza del loro numero, per scacciare i bianchi. Così, la discriminazione dei neri era necessaria per prevenire quella dei bianchi, poichè nella rappresentazione boera erano i neri ad essere ostili ai bianchi. Israele, mentre nega ai palestinesi sia la sovranità indipendente sui loro territori, sia la cittadinanza dello stato occupante, li accusa di voler distruggere lo stato ebraico, e mentre bombarda Gaza rivendica il diritto alla difesa. Nei vecchi film western, i cowboy erano i buoni, i pellerossa i cattivi, quando questo copione è diventato inaccettabile, i pellerossa sono stati rimossi. Gli autoctoni xenofobi dei paesi ricchi accusano gli immigrati provenienti dai paesi poveri di essere dei colonizzatori, di costituire una minaccia per la loro cultura, sicurezza, livello dei redditi e di occupazione, di precederli nell'assegnazione delle case popolari, di sottrarre risorse al loro welfare, nonostante gli immigrati siano sfruttati, sottopagati, contribuiscano in misura importante alla formazione del Pil e all'equilibrio dei bilanci previdenziali, e permettano ad una parte della società occidentale di non svolgere i lavori più umili, pesanti e pericolosi. I leghisti accusano il sud di aver colonizzato e sfruttato il nord, nonostante il meridione sia stato depredato dall'unificazione nazionale condotta dai piemontesi, ridotto a mercato e bacino di manodopera immigrata per il triangolo industriale. Quando il proletariato si è ribellato allo sfruttamento della borghesia, gli è stato attribuito l'odio di classe e classisti sarebbero stati i comunisti e non i liberali. Gli ebrei, il gruppo umano più discriminato della storia, sono stati accusati con il falso dei protocolli dei savi di sion, di voler dominare il mondo. Nel 1933, all'avvento del nazismo al potere, appena un decennio prima della shoah, una incredibile prima pagina del Daily Express titolava: «Gli ebrei dichiarono guerra alla Germania». 

Dunque, per quanto sia farneticante, è tristemente «normale» che a qualcuno salti in mente di contrastare il femminismo raccontando che sono gli uomini ad essere provocati, sottomessi, discriminati e violentati dalle donne.


Vedi anche:

Ogni razzista ha la sua fissa preferita. C'è quello che c'è l'ha con gli ebrei, quello che c'e l'ha con i musulmani, quello che diprezza i "negri", quello che non sopporta i gay, quello che dice sempre male dei meridionali, quello che odia le donne. Tutti insieme sono colleghi e solidali. Se ne solleciti uno sulle preferenze degli altri, si capisce subito che le gradisce anche lui. La Lega rappresenta bene questo insieme di razzismi. Ha esordito contro i meridionali, poi di volta in volta se l'è presa con gli immigrati, quelli che a turno facevano più paura: gli albanesi, gli arabi, i romeni, i rom (che sono pure italiani). Nella Lega è presente pure una componente filo-nazista e lo stesso Bossi occasionalmente ha esternato contro gli ebrei di Wall Street. Neanche a dirlo, la Lega è machista.

Eppure alla scrittrice, giornalista e blogger Marina Terragni pare di scorgere oggi una pericolosa saldatura tra razzismo e antifemminismo. La vede in Francia nelle parole dell'arguto e brillante Eric Zemmour, firma di "Le Figaro", che contesta la neoministra alla Giustizia Christiane Taubira, perche “ha già scelto chi sono sono le vittime e i carnefici… Le donne e i giovani delle banlieu stanno dalla parte dei buoni, gli uomini bianchi da quella dei cattivi La ministra è dolce e compassionevole, come una mamma con i suoi figli, quei poveri figli delle periferie che rubano, spacciano, torturano, minacciano, violentano, e qualche volta pure uccidono”. Se il brillante giornalista se la fosse presa solo con i giovani delle banlieu, magari opportunamente scaricati dalla neoministra della giustizia, le donne avrebbero potuto tirare un bel respiro di sollievo.

Invece una ulteriore prova di questa saldatura, Marina Terragni la trova nel commento postato in un blog maschile italiano (maschile? In verità si trova su metromaschile, un bel forum di misogini): Credo che i vari uffici di Pari Opportunità, i vari propugnatori di “quote rosa” debbano sentire la responsabilità di queste tre morti. Perchè quell’uomo con le proprie forze forse ce l’avrebbe fatta, se non gli fosse passato avanti una volta una donna, un’altra un tossico, un’altra un immigrato, tutti con meno meriti“. Qui cara Marina, non c'è scampo, la passione sono le donne, sta al tossico e all'immigrato provare a smarcarsi.

Ma ecco la controprova definitiva di questa preoccupante saldatura. Le femministe francesi mobilitate a favore di Hollande scrivono un documento la cui sostanza dice che il loro femminismo non deve essere strumentalizzato a favore di politiche neocoloniali e di criminalizzazione degli immigrati. Invece di pensare a salvare la propria pelle, eccole queste scriteriate saltare sul carro di tutti gli sfigati, e piazzarsi dritte, dritte nel mirino di Zemmour (e di Metromaschile), con il disappunto delle loro simili, meno idealiste e più moderate.

Ciò è sbagliato, secondo Terragni, perchè il maschio bianco e occidentale non può essere il nemico comune di donne, immigrati, gay e tossici. O almeno, non delle donne. Un maschio nero non è detto sia più amico delle donne di un maschio bianco (mentre magari un islamofobo potrebbe essere un buon alleato) e perchè la lotta delle donne è ben altro. Le donne, quelle bianche naturalmente, vogliono essere principesse pari al loro principe azzurro, mica delle accattone che si accontentano di un permesso di soggiorno.

Ogni lotta di liberazione ha le sue varianti, due in particolare: 1) Prima di tutto penso a liberarmi io, se il mio oppressore trova altri capri espiatori tanto meglio per me, nel caso gli dò pure una mano, sarà un'occasione per farmelo amico. 2) Liberando me stesso, lotto per la libertà di tutti. Lotto per valori e principi universali.

La controparte non è il maschio bianco e occidentale. La controparte è la discriminazione, l'esclusione, la gerarchia. Chiunque sia a metterle in atto, chiunque sia la vittima. Perchè in un mondo gerarchizzato, le donne, quelle bianche ovviamente, potrebbero star sopra gli immigrati, ma comunque sotto i maschi bianchi. E' la logica dell'ordine gerarchico. O ne metti in discussione il fondamento, o ti accontenti di piazzarti in uno strato, tra il primo e l'ultimo, secondo il principio della servitù volontaria: mi sottometto a qualcuno perchè così posso dominare qualcun altro.

La più importante controprova di quella saldatura, si trova nella Costituzione italiana all'articolo tre: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E senza distinzione tra queste distinzioni.

Liberamente tratto da Facebook

Come fa una persona a respingere l'accusa di razzismo, antisemitismo, sessismo, omofobia, xenofobia, nella stessa conversazione in cui esprime parole offensive nei confronti dei neri, degli ebrei, delle donne, dei gay, degli immigrati, dei rom, dei musulmani? Come può succedere che altre persone siano pronte a difenderlo e a giurare sulla sua buona fede?

Non siamo in grado di fare una diagnosi su una persona, ma la citazione qui sotto potrebbe spiegare la contraddizione a cui si accenna qui sopra. Ci sono varie corrispondenze con quanto avviene in molte discussioni: la negazione dell'intento, quella del significato evidente, la naturalezza del comportamento, il passare per vittima o comunque per brava persona.

Può succedere se si vedono i razzismi (anche) come forme di psicopatia. La psicopatia non è pazzia. Potrebbe collocarsi in una posizione intermedia tra pazzia e normalità. Ed è una condizione molto diffusa, anche solo in modo tendenziale. In fondo, potremmo che di fronte ad alcune realtà, tutti ci comportiamo come fossimo psicopatici. Quali realtà? Quelle nei confronti delle quali non proviamo empatia.

Consideriamo sicuramente crudele e malvagia una persona che abbandona il cane in autostrada, per poter andare in vacanza. Perchè? Perchè empatizziamo con il cane. Ma non consideriamo  crudele e malvagio il macellaio. Perchè? Perchè non empatizziamo con bovini, ovini e suini.

Questa è una caratteristica del razzista. Egli non empatizza con l'oggetto della sua indifferenza, della sua avversione, del suo disprezzo. L'antisemita non empatizza con gli ebrei, il misogino non empatizza con le donne, l'omofobo non empatizza con i gay, lo xenofobo non empatizza con immigrati e rom, l'islamofobo non empatizza con i musulmani. Perciò queste realtà le offende, pensando di non fare nulla di male, e rifiutando (anche con stupore) per questo suo comportamento qualsiasi definizione negativa particolare.

Comportamento psicopatico e personalità psicopatica
di Alexander Lowen

(...) Un altro aspetto del comportamento psicopatico è la quasi totale indifferenza per i sentimenti e la sensibilità degli altri. Egli potrà fare o dire cose che feriranno un altro e tuttavia rimanere inconsapevole dell’effetto delle sue azioni. Potrebbe a ragione negare l’intento, ma va oltre e ne nega il significato evidente. Ci è anche familiare l’idea che la persona psicopatica non ha coscienza, non fa nessuna distinzione tra giusto e sbagliato, buono o cattivo. Di conseguenza, quindi, egli non ha nessun senso di colpa. Perciò in casi estremi lo psicopatico arriverà a rubare o a truffare, come se facesse la cosa più naturale. Certamente sa che rubare è sbagliato ma non vede il proprio comportamento in questa luce. A causa di queste caratteristiche della loro personalità, gli psicopatici possono notoriamente passare anche per brave persone. Possono farvi credere che ciò che essi dicono è vero, forse perché lo credono essi stessi, o perché non credono nulla. Possono convincervi della loro innocenza anche quando siete stati testimoni personalmente della loro azione scorretta. (...) Fonte

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