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Razzismo e psicopatia

Come fa una persona a respingere l'accusa di razzismo, antisemitismo, sessismo, omofobia, xenofobia, nella stessa conversazione in cui esprime parole offensive nei confronti dei neri, degli ebrei, delle donne, dei gay, degli immigrati, dei rom, dei musulmani? Come può succedere che altre persone siano pronte a difenderlo e a giurare sulla sua buona fede?

Non siamo in grado di fare una diagnosi su una persona, ma la citazione qui sotto potrebbe spiegare la contraddizione a cui si accenna qui sopra. Ci sono varie corrispondenze con quanto avviene in molte discussioni: la negazione dell'intento, quella del significato evidente, la naturalezza del comportamento, il passare per vittima o comunque per brava persona.

Può succedere se si vedono i razzismi (anche) come forme di psicopatia. La psicopatia non è pazzia. Potrebbe collocarsi in una posizione intermedia tra pazzia e normalità. Ed è una condizione molto diffusa, anche solo in modo tendenziale. In fondo, potremmo che di fronte ad alcune realtà, tutti ci comportiamo come fossimo psicopatici. Quali realtà? Quelle nei confronti delle quali non proviamo empatia.

Consideriamo sicuramente crudele e malvagia una persona che abbandona il cane in autostrada, per poter andare in vacanza. Perchè? Perchè empatizziamo con il cane. Ma non consideriamo  crudele e malvagio il macellaio. Perchè? Perchè non empatizziamo con bovini, ovini e suini.

Questa è una caratteristica del razzista. Egli non empatizza con l'oggetto della sua indifferenza, della sua avversione, del suo disprezzo. L'antisemita non empatizza con gli ebrei, il misogino non empatizza con le donne, l'omofobo non empatizza con i gay, lo xenofobo non empatizza con immigrati e rom, l'islamofobo non empatizza con i musulmani. Perciò queste realtà le offende, pensando di non fare nulla di male, e rifiutando (anche con stupore) per questo suo comportamento qualsiasi definizione negativa particolare.

Comportamento psicopatico e personalità psicopatica
di Alexander Lowen

(...) Un altro aspetto del comportamento psicopatico è la quasi totale indifferenza per i sentimenti e la sensibilità degli altri. Egli potrà fare o dire cose che feriranno un altro e tuttavia rimanere inconsapevole dell’effetto delle sue azioni. Potrebbe a ragione negare l’intento, ma va oltre e ne nega il significato evidente. Ci è anche familiare l’idea che la persona psicopatica non ha coscienza, non fa nessuna distinzione tra giusto e sbagliato, buono o cattivo. Di conseguenza, quindi, egli non ha nessun senso di colpa. Perciò in casi estremi lo psicopatico arriverà a rubare o a truffare, come se facesse la cosa più naturale. Certamente sa che rubare è sbagliato ma non vede il proprio comportamento in questa luce. A causa di queste caratteristiche della loro personalità, gli psicopatici possono notoriamente passare anche per brave persone. Possono farvi credere che ciò che essi dicono è vero, forse perché lo credono essi stessi, o perché non credono nulla. Possono convincervi della loro innocenza anche quando siete stati testimoni personalmente della loro azione scorretta. (...) Fonte

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