di Christine Rama


Spero mi sia concesso rivolgere critiche squisitamente politiche a un articolo pubblicato sul blog Abbatto i muri in concomitanza con la ratifica della Convenzione di Istanbul senza essere accusata di cyberstalking. Non sono animata da alcun livore nei confronti dell'autrice, non intendo diffamarla, linciarla, massacrarla. Mi permetto soltanto di confutarne le idee che giudico non condivisibili. Chi gestisce un blog esprime pubblicamente le proprie convinzioni e accetta che vengano valutate criticamente, senza per questo sentirsi perseguitata e pretendere la censura del pensiero altrui. Mi auguro, quindi, che le mie osservazioni vengano accolte serenamente, senza alcuna drammatizzazione.

L'articolo che intendo commentare è corredato da un video dall'impatto emotivo molto forte che ne rafforza il messaggio e che meriterebbe di essere commentato in un topic a parte.

L'autrice si oppone al concetto di vittima come essere debole, passivo, che si affida alla tutela delle forze dell'ordine e istituisce un parallelismo tra le donne che subiscono violenza dai partner, alle quali non riconosce lo statuto di oppresse, ma quello di protagoniste di « una rivoluzionaria azione di resistenza agli autoritarismi», che parrebbe risolversi nel «prendere» in eroico silenzio «legnate», senza legittimare Stato e tutori fascisti, e le manifestanti ribelli che, in quanto tali, si beccano le manganellate della polizia. Le legnate ricevute per affermare la propria autodeterminazione, i maltrattamenti subiti sembrano essere ridefiniti e riconfigurati come nobilitanti ed eroici atti di resistenza, come medaglie da appuntare al petto, purché vengano affrontati in solitudine o, quanto meno, a debita distanza dai «paternalismi dei tutori». 

Questi apprezzamenti rivolti alle donne che subiscono violenza paiono finalizzati ad evitare che esse sporgano denuncia contro i partner, rivolgendosi alle forze dell'ordine (o del disordine) autoritarie e repressive, identificate col nemico. Questo messaggio è confermato ed enfatizzato dalle immagini del video che riproducono con insistenza atti di violenza commessi dagli agenti di polizia nei confronti delle donne, sollecitate, quindi, dalle rappresentazioni visive a non fidarsi delle istituzioni preposte alla repressione dei reati. Inoltre le vittime non si prestano forse a legittimare, con la denuncia dei partner maltrattanti, le violente forze di polizia che le strumentalizzano per rafforzare fascismi e autoritarismi? Non si rendono così complici e corresponsabili del mantenimento di un sistema patriarcale e repressivo, se non dittatoriale? Le immagini del video suggeriscono queste riflessioni.

Vorrei evidenziare ora un paradosso. L'autrice dell'articolo che sto commentando individua i più strenui nemici delle donne maltrattate nei tutori dell'ordine pubblico, che, in realtà, si prospettano essere i suoi più fedeli alleati, in quanto condividono la sua particolare concezione del rapporto tra sfera pubblica e sfera privata. Sì, perché, in linea generale, alle autorità di polizia e a quelle giudiziarie non si può imputare un atteggiamento di eccessiva ingerenza nelle relazioni intime. Al contrario. Il loro comportamento è ispirato al principio di non intervento nello spazio domestico. Il 70% dei casi di femminicidio ha riguardato donne che avevano già segnalato il partner alle forze dell'ordine o ai servizi sociali, ma le cui denunce non sono state prese in considerazione

L'orientamento prevalente delle istituzioni preposte all'applicazione della legge è quello di archiviare le denunce, non in quanto infondate, ma in quanto concepite come mere manifestazioni di conflittualità familiare, pregiudizio che comporta l'occultamento del fenomeno della violenza domestica sulle donne. «A volte - osserva Francesca Garisio, avvocata della Cadmi, (Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano) - la Procura non ritiene sufficiente un solo certificato medico» per procedere al rinvio a giudizio del querelato. http://www.milanotoday.it/cronaca/violenza-sessuale-donne-milano.html

In altri casi, l'intervento delle forze dell'ordine è finalizzato alla dissuasione dalla presentazione della denuncia di violenza, sostituita da forme arbitrarie di mediazione che implicano la derubricazione dei maltrattamenti a semplici diatribe coniugali che presuppongono l'esistenza di una relazione paritaria tra i partner, ritenuti entrambi responsabili del "litigio". 

Insomma, l'autrice dell'articolo, in perfetta consonanza, anziché in dissidio, con le autorità giudiziarie e di polizia pare impegnata, se non interpreto male il suo pensiero, a promuovere e a legittimare la configurazione dello spazio domestico come luogo escluso, in via generale, dall'applicazione delle norme penali poste a tutela dell'integrità fisica e psicologica delle persone. La sua simpatia va, infatti, come esplicita nel video correlato all'articolo, alle <<donne che si autodeterminano, non vogliono essere difese, si ribellano a qualsiasi ingerenza autoritaria e patriarcale>>. Immagino che <<non voler essere difese>> significhi, per la blogger, anche rinunciare a denunciare il maltrattante e che <<l'ingerenza autoritaria>> sia da identificarsi con l'intervento delle forze dell'ordine e della magistratura contro l'autore della violenza. Se non è così, l'autrice dovrebbe spiegarsi meglio.

E' da rilevare come la deroga al diritto penale (e non solo) non abbia mai cessato di costituire il fondamento della sfera privata nel nostro sistema patriarcale, anche perché sottrarre una donna maltrattata alla protezione della legge significa contemporaneamente proteggere un uomo violento dalla sanzione penale prevista da quella stessa legge. Il non intervento dello Stato si configura, in realtà, come un intervento a favore del soggetto più forte cui viene riconosciuta piena libertà di agire senza subire le conseguenze dei propri atti. Ecco perché mi auguro che si attui una più rigorosa applicazione della legge e auspico che, tra le istituzioni, si diffonda una mentalità che non sottovaluti, come accade oggi, la violenza sulle donne confondendola con il normale conflitto.

Vorrei infine proporre un'analogia tra le posizioni della blogger in questione, che ritengo espressione delle concezioni post-femministe e la definizione dei rapporti di lavoro nel modo di produzione capitalista neoliberista.

In questi ultimi decenni abbiamo assistito alla progressiva precarizzazione e deregolamentazione dei rapporti di lavoro e, in una certa misura, alla privatizzazione dei contratti ( si pensi ai contratti di collaborazione o a quelli di lavoro intermittente, ad esempio). Analogamente, sembra trasparire dall'articolo commentato l'auspicio che le relazioni tra i partner vengano sottratte ad ogni ingerenza definita, tout court, «autoritaria e patriarcale»; in altre parole ci si augura che esse vengano deregolamentate. Il rischio che si corre, però, è di privatizzare l'esercizio della violenza. Saranno, così, i nudi rapporti di forza, privi della mediazione del diritto, a determinare la sorte delle relazioni tra vittime e autori delle violenze, così come l'esito delle relazioni economiche tra padroni e lavoratori dipendenti. La deregolamentazione attinge ispirazione dal principio liberista secondo il quale entrambi i soggetti della relazione sono collocati su di un piano di parità, di perfetta uguaglianza e dunque sono in grado di regolare da soli rapporti ed eventuali conflitti di cui sono corresponsabili. Sono il neoliberismo e il patriarcato ad occultare la subordinazione e il dominio che sostanziano i rapporti di classe e quelli tra i generi.


Nella pubblicistica virtuale dei neomaschilisti i «padri separati» diventano una autentica categoria maschile. La prova più consistente di un mondo rappresentato alla rovescia. Nel quale sono gli uomini a doversi equiparare in diritti e poteri alle donne. Secondo tale pubblicistica questi uomini, i «padri separati», subiscono gravi discriminazioni. Sono privati dei figli. Sono spremuti da esosi assegni di mantenimento. Sono falsamente accusati di abusi e violenze. Sono vittime della Pas: madri malevole plagiano i figli mettendoli contro i padri. In conseguenza di tutto ciò i «padri separati» si suicidano in massa, e quelli che sopravvivono dormono nelle auto e mangiano alla Caritas. Qualcuno si candida con la Lega Nord.

Questa pubblicistica talvolta riesce ad influenzare televisioni e giornali. Così si possono leggere inchieste sulla povertà, che citano come esempio i «padri separati». O avere notizie di una sentenza della Corte di Strasburgo, che riguarda la vicenda di un padre separato ostacolato nel vedere la figlia, ma raccontata come se costituisse una situazione generalizzata. O assistere a trasmissioni televisive, come le Iene, che fanno da tribuna alla causa dei «padri separati». Si leggono purtroppo anche notizie relative a sentenze che sottraggono i figli alle madri per rinchiuderli in case famiglia e sottoporli ad un «controlavaggio del cervello» per guarirli dalla PaS in modo da riconciliarli con i padri. Come nel caso di Cittadella o nel caso di Battipaglia. Succede soprattutto nel nord-est, dove le associazioni neomaschiliste sono più forti.

I «padri separati» sono gruppi di pressione sorti in vari paesi occidentali in reazione alla parificazione dei coniugi nel diritto di famiglia e agiscono per influenzare le leggi e le sentenze sulle cause di separazione al fine di diminuire o annullare l’assegno di mantenimento e imporre l’affido alternato incondizionato, anche nel caso in cui un partner abbia commesso violenza sull’ex coniuge o sui figli. L'affido alternato esclude l’assegno di mantenimento, limita l’autonomia delle donne, imponendo alla madre di vivere vicino all’abitazione del padre, e obbliga i figli a continui cambiamenti di domicilio. Il padre, anche se violento, può continuare ad esercitare un controllo sulla vita della ex moglie e dei figli. Per favorire questi esiti legislativi e giuridici, alcuni psicologi antifemministi hanno elaborato una teoria pseudoscientifica, la sindrome di alienazione parentale (PaS). Della sindrome sarebbero affetti i bambini manipolati più abitualmente dalla madre contro il padre. Motivo per cui i bambini rifiuterebbero il rapporto con il padre o lo accuserebbero di violenze. Di pari passo questi teorici diffondono la credenza secondo cui sarebbero in aumento da parte delle madri le accuse di falsi abusi a scopo estorsivo nelle cause di separazione.

Tali rappresentazioni sono però smentite dalla realtà. La crisi ha aggravato la condizione di quasi tutti. Degli uomini e delle donne. Degli scapoli, dei coniugati e dei separati. Che in questo aggravamento ci sia però una specifica emergenza economica dei padri separati non è dimostrato. In confronto risulta invece complessivamente peggiore la condizioni delle madri separate.

Le statistiche ci dicono che, dopo una separazione, sono le donne (24%) quelle a rischio povertà rispetto agli uomini (15,3%), sono le donne (39%) che tornano dai genitori più spesso degli uomini (32%) e sempre le donne (36,8%) prendono in affitto un’altra abitazione, gli uomini (30,5%) in percentuale minore.
Le donne guadagnano meno degli uomini, a parità di mansioni. Ci sono studi e studi sull’argomento.
Ci racconta Save the children: gli effetti della crisi colpiscono le mamme in modo sempre più grave, evidenziando, in Italia, un circolo vizioso che lega il basso tasso di occupazione femminile, l’assenza di servizi di cura all’infanzia, le scarne misure di conciliazione tra famiglia e lavoro e la bassa natalità, con una pesante ricaduta sul benessere dei bambini.
Gli ex mariti non si preoccupano di contribuire al mantenimento dei propri figli, e questo ce lo dice lo stesso disegno di legge 957, nell’introduzione: (…) la scarsissima propensione dell’obbligato a versare all’aborrito ex partner, come lui affidatario, un contributo che non deve a lui, ma ai figli. Con il risultato di una altissima percentuale di inadempienze, a danno anche queste essenzialmente della prole.
Le separazioni che si concludono con l’assegno di mantenimento al coniuge (di solito, il marito alla moglie) sono 1 su 5 (21,1% dei casi nel 2009). In 4 casi su 5 nessuno dei due coniugi si deve niente. I giudici sempre meno riconoscono un assegno di mantenimento alla moglie, neppure nel caso in cui sia casalinga. Se è in età da lavoro, in nome della parità, si dice che deve attivarsi.
Prendiamo un’altra fonte: la Caritas Italiana. Del 12,7% di separati/divorziati che chiede aiuto alla Caritas, il 66,5% è donna, il 33,5% è uomo e “non ci sono modifiche significative nel tempo di questo rapporto”, dicono all’Ufficio studi dell’organizzazione pastorale della Cei (Conferenza episcopale italiana), e aggiungono: non riscontriamo il fenomeno dei padri separati che ricorrono alla Caritas così come viene descritto.

(The illusion of truth - Il ricciocorno schiattoso)

Se aumentano le denunce per violenza, aumenteranno in proporzione i ritiri delle stesse, le archiviazioni, le assoluzioni per insufficienza di prove. Ma non è corretto citare questi dati per sostenere che siano in aumento le denunce di falsi abusi a scopo estorsivo.

In una ricerca negli Stati Uniti (Thoennes N. e Tjaden P. – 1990 -, The extent, nature and validity of sexual abuse allegations in custody/visitations disputes), furono analizzati 9000 casi di divorzio in cui c’erano conflitti per l’affido dei figli. In meno del 2% dei casi uno dei genitori aveva sporto denuncia di abuso sessuale.
Per decidere se le denunce fossero fondate o meno, le autrici si sono basate sulla valutazione di esperti, operatori dei servizi di protezione dei minori o di salute mentale: tra queste denunce fatte nel contesto di divorzi conflittuali, la metà era fondata; un terzo era poco probabile; negli altri casi, non c’erano abbastanza informazioni per decidere. Alcuni dei criteri per decidere che un caso era poco probabile erano però discutibili: il bambino era molto piccolo, c’era stato un solo episodio di abuso e, addirittura, c’era un grave conflitto tra i genitori.
Come notano giustamente Malacrea e Lorenzini (Malacrea M. e Lorenzini S. – 2002 – Bambini abusati, Cortina, Milano), il fatto che non si riesca sempre ad accertare l’attendibilità di una denuncia può essere più un’indicazione delle difficoltà degli operatori che una prova della falsità della denuncia stessa.
In un altro studio in Canada (Trocmé, N. e Bala, N. – 2005 – False allegations of abuse and neglect when parents separate) sono stati analizzati 7.672 casi di maltrattamenti su bambini segnalati ai servizi sociali: solo il 4% di questi casi era costituito da false denunce. In presenza di conflitti perl’affido dei figli dopo la separazione, questa proporzione era più elevata, 12%; l’oggetto principale delle false denunce era tuttavia la trascuratezza (neglect) e non l’abuso sessuale. Inoltre, le false denunce erano formulate più spesso dai genitori non affidatari, di solito i padri (15%), che dal genitore affidatario, di solito la madre (2%). Su 7.672 casi di maltrattamento, c’erano solo 2 false denunce contro un padre non affidatario.
In sintesi, le denunce di abuso fatte dal genitore affidatario dopo la separazione sono infrequenti e solo molto raramente sono false.
Mancano a tutt’oggi ricerche italiane su campioni ampi e significativi, quindi non si può che far riferimento a ricerche internazionali.
Fonte: CRISMA, M., ROMITO, P. (2007) L’occultamento delle violenze sui minori: il caso della Sindrome da Alienazione Parentale. Rivista di Sessuologia, 31(4):263-270

(Sui falsi abusi - Il ricciocorno schiattoso)

La sindrome di alienazione parentale non è riconosciuta dalla comunità scientifica. Il suo utilizzo in alcuni tribunali di fatto reintroduce il reato di plagio, abolito nel 1981 perchè incostituzionale. O estende indiscriminatamente ai minori il reato di circonvenzione di incapace previsto per i deficienti psichici. E nega in radice il diritto all’ascolto del minore. Anzi, lo usa come prova a sfavore della «madre malevola». Se il bambino manifesta la volontà di stare con la madre e di non voler incontrare il padre, dimostra di essere affetto dalla sindrome di alienazione parentale. E se la madre non lo obbliga ad avere un buon rapporto con il padre, dimostra di non essere collaborativa. La sindrome non esiste, ma i teoremi si. Dato il mancato riconoscimento scientifico della sindrome, ora i teorici antifemministi provano a riproporre la PaS come mobbing genitoriale o disturbo relazionale. Nonostante la legge già sanzioni come maltrattamento psicologico la strumentalizzazione dei figli da parte di un genitore contro l'altro. Solo che la strumentalizzazione deve essere dimostrata. Prove, non psicodiagnosi.

Revocare la podestà genitoriale alle madri dopo la separazione, come succede quando sono accusate di PaS, non è una opportunità per superare i tradizionali ruoli di genere, ma il semplice ripristino della podestà patriarcale. Lui poi affiderà i figli ad un altra donna, la nuova compagna o la propria madre. Si può essere più che favorevoli al superamento della divisione sessuale dei ruoli familiari. Che i padri occupino più tempo nell’accudimento e nell’educazione dei figli e per converso le madri ne occupino di meno. Per realizzare questo riequilibrio però la battaglia ha da cominciare non alla fine di un matrimonio, ma all’inizio, o comunque quando il bambino sta per nascere. I gruppi neomaschilisti, se davvero ci tenessero alla bigenitorialità, non lotterebbero per la PaS o per l’affido alternato. Lotterebbero per ottenere un congedo di paternità parificato al congedo di maternità. Invece, i padri usufruiscono in modo molto scarso anche delle opportunità offerte dalla legislazione attuale.

In Italia i padri sono assenti. A dirlo è una statistica che rivelerebbe che soltanto un 6,8% di neopadri usufruisce del congedo di paternità. Eppure anche nel nostro Paese il congedo parentale dei papa’ è regolato dal 2000 con la legge 53.
I motivi? Principalmente culturali ma anche economici, poichè la norma consente ad entrambi di stare a casa per un certo periodo di tempo, subendo però una riduzione del salario di circa il 30%.
Finora sono le donne a sacrificare il proprio stipendio per stare a casa con i bambini. Bisognerebbe pensare ad una legge che consente il congedo di parentale come un diritto fondamentale per entrambi i coniugi senza subire riduzioni di stipendio. Qualcuno ci ha provato o quasi: Il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha introdotto l’obbligo di astenersi dal lavoro per 3 giorni dopo la nascita del bimbo, senza variazioni di stipendio, ma non sono nulla al confronto con i 30 giorni concessi dalla Svezia.
Ma siamo sicuri che con l’introduzione di una legge simile a quella svedese assisteremo in massa a papà disposti a rinunciare per un mese al lavoro per stare accanto ai loro bambini?

(Congedo di paternità: pochi padri italiani lo chiedono - Un’altro genere di comunicazione)

Chi fa il padre subito, sempre e per davvero, poi è anche più credibile in una eventuale causa di separazione, senza l’ausilio di sindromi immaginarie e di condivisioni coatte. E magari la separazione la scongiura persino.


Vedi anche:
"Padri separati"… not in my name (Majora premunt)
Pas? No, mobbing gentoriale (Luisa Betti)
L'alienazione genitoriale sul Ricciocorno Schiattoso 
Pagina della Rete Interattiva
Alienazione genitoriale
Infobigenitorialità
Il blog di Maria Serenella Pignotti
Il falso mito dei padri a casa (Claudio Rossi Marcelli)



di Free Irish Woman


Se ti piace il sesso, questa lettera non è per te. Se ti piacciono le donne, questa lettera non è per te. Se hai in qualche modo unito queste due cose e hai stabilito che esse ti diano il diritto di comprare  ciò che ti piace, questa lettera è per te.
Se sei un bastardo misogino, che si eccita facendo del male alle donne, questa lettera non è per te. A parte il fatto che qui non c'è nulla che possa essere approvato, non vorrei sprecare per te la mia fottuta abilità di scrivere.
Se sei un uomo che compra sesso e pensa di essere impegnato in una transazione reciprocamente vantaggiosa, che non causa danni, io sto parlando con te.
Ho incontrato molti di voi. Proprio tanti. Troppi. E mi  avete sempre stupita. Mi sono sempre chiesta come potevate giustificarvi con voi stessi. Come potevate dire a voi stessi - e crederci - che io fossi felice di avere dita, peni e lingue di estranei infilate nelle mie parti intime? Come avete fatto a convincervi che io fossi felice di ciò che neppure nei peggiori incubi augurerei alle vostre figlie? Mi sono chiesta, soprattutto, come avete potuto guardarmi e non vedermi.
Lascia che ti dica chi sei: tu sei il cliente "per bene". Tu sei l'uomo che sorride con la donna che sta comprando. Tu sei l'uomo che le accarezza i capelli. Le domanda come è stata la sua giornata. Come si sente. Perché sta facendo questo. Hai mai pensato di chiederlo a te stesso?
Tu sei il cliente "per bene". Se vedi un livido sul suo corpo, le chiedi se sta bene. C'è qualcuno che la maltratta? Sì, molti uomini. Vai in bagno. Ne troverai uno [davanti allo specchio ] del lavandino.
La verità, da cui fuggi inorridito, è che tu sei proprio simile a uno stupratore gentile. Il tuo atteggiamento e il tuo comportamento non rendono meno grave ciò che fai. Il danno che stai provocando è incalcolabile, ma tu dici a te stesso che non stai facendo nulla di male qui e usi i sorrisi delle donne che compri come una sorta di moneta corrente; essi ti permettono di comprare le balle che ti racconti. Vorrei distinguere; ho donato molte volte quella moneta, abbiamo dato entrambi monete, in modo diverso,  io e te.
Sei venuto qui perché volevi spendere ciò che hai dovuto spendere, il tuo potere, che significa anche  il tuo denaro; e mi hai guardato e mi hai toccato e mi hai scopato e poi mi hai pagato. Questa era sempre la cosa peggiore. Voglio che tu lo sappia. Questa era sempre la cosa peggiore.
Non volevo essere pagata da te. Non volevo essere abbracciata. Non ti volevo accanto a me, tanto meno dentro di me. Le tue braccia che mi avvolgevano mi facevano venir voglia di vomitare, più di quanto facesse il tuo pene. Ho rimosso questa cosa; era troppo orribile. Ogni momento con te era una menzogna, e ho odiato ogni secondo di ciò [che facevamo]. E tu hai comprato quella menzogna; credimi: era una menzogna ciò che compravi. Lo so, perché l'ho venduta.
In Costa Rica si dice: "Chi è più colpevole, colui che commette un peccato per pagare o colui che paga per peccare?" Queste parole sono tratte da un libro su uomini come te: "The Johns" di Victor Malarek. Riesci a scorgere la verità di queste parole?
Puoi farlo, ma non vuoi prenderne atto. Non vuoi affrontare la realtà. Non è conforme alla tua percezione di quel che fai. Non è conforme alla tua percezione di quel che sei. Ma io so chi sei.
Io posso vederti ora. Tu sei il cliente "per bene". Tieni le mani sulle orecchie. Tu sei il cliente "per bene". E non vuoi sentire.

(Traduzione di Maria Rossi)





Che spettacolo veramente penoso. Un pestaggio virtuale in piena regola con tanto di velate minacce di future rappresaglie basate sulla decontestualizzazione strumentale di altri futuri concetti e commenti, commentatrici sessiste che ridacchiano stupidamente di persone che non conoscono (e bambole gonfiabili e penosi approcci immaginari da discoteca pomeridiana per liceali) e fatti che non sanno e presunte delatrici-etichettatrici che non hanno capito un'acca ma sono sicure di avere capito tutto. Tutto cosa? Le delegittimazioni di chi? Dove? Come? Quando? E perché? E come fai ad avere trasformato un tentativo patetico di screditamento di Roderigo in una prova di colpevolezza? Semmai è il contrario, visto che stai leggendo Faxe che mette alla berlina Roderigo, no?

Magari non sarebbe male arrivare alle origini della faccenda perché è un pochino superficiale colei che ha letto solo gli ultimi 4 post ed è convintissima di avere in mano la situazione.

L'unica nota positiva è che Faxe (il fax di FKS che interpreta i messaggi medianici della defunta dall'oltretomba e se ne fa tramite) restituisce l'autodeterminazione rubata a quella famigerata lurida banda di complici di Roderigo. Vere delinquenti, non capisco perché non finiscano in galera. Prendiamole e spelliamole vive! Come possono, poi, stabilire chi è femminista e chi no? Boh, del resto sono mesi che si vedono negare il riconoscimento di essere femministe. Perché possono essere delegittimate e non delegittimare? 
Chi è che veramente sta pretendendo di definire le altre femministe come geishe se non la stessa che le ha dequalificate ad ancelle?
Sono, però, autodeterminate solo in quelle che lei vuole fare identificare come cattive azioni. 
Per tutto il resto, restano ancelle. Ancelle autodeterminate, anzi no, questa gustosa scoperta ci autorizza a chiamarle geishe femministe. Ah ah ah che ridere. Si inaugura un nuovo capitolo, più stupido del precedente: il processo ai presunti gusti di Roderigo in fatto di donne. 

Del resto gli veniva rinfacciato proprio che non parlasse mai del suo percorso privato, che apparisse asessuato e predicatore e quindi pretino perché abolizionista, antiprostituzione, ma soprattutto perché distaccato, non intimamente esposto. Insomma, niente diario personale delle scoperte intime di Roderigo, non una dettaglio che ce lo faccia immaginare a ravanarsi nelle mutande, nemmeno per grattarsi. Ovviamente, è una scusa capziosa per spostare l’attenzione scomoda su di lui e distrarlo da sé stessa. Il privato di Roddie è ininfluente nel dibattito generale.

Ma a queste obiezioni non ho potuto fare a meno di pormi delle domande: per lei la sessualità maschile è univocamente associata alla prostituzione femminile? E questo non sarebbe sessismo? La formazione dell’identità di un uomo interessato al femminismo deve passare per forza per un percorso sessuale di qualche tipo? Non sarebbe maschilismo mascherato da determinismo biologico? Perché allora le accuse di “uterismo” rivolte alle donne, che devono rinnegare di avere un utero e non sarebbero legate alla propria natura in alcun modo e nessun “testicolismo” attribuito agli uomini di cui lei non mette in discussione la necessità biologica di inseminare? Insomma, la biologia applicata alle donne è bestemmia mammista, donnista, uterista, pure nazifemminista ma applicata agli uomini è antisessismo. 
La donna deve imparare a rinunciare alla maternità, per il proprio bene. L’uomo, invece, non può perdere il suo diritto ad usufruire della prostituzione. L’ antisessismo di FKS sta nel consigliare alle madri di trombare, anche col primo che capita, come un maschilista qualsiasi che dica ad una donna che per non essere acida deve trombare di più.
E questo non è che uno dei tantissimi messaggi totalmente incoerenti che però non puoi mettere in questione, pena la persecuzione mediatica fino alla settima generazione.
E, perdinci, se si applica alla persecuzione mediatica! Me la immagino lì, seduta al pc, intenta a scavare in rete e dissezionare cadaveri di blog come un’anatomopatologa forense di cold cases, con la lente d’ingrandimento per vedere se per una volta hai scritto “fica” e come ti piacerebbe che questa “fica” fosse. 
Dove le resta il tempo per la soddisfazione delle sue pulsioni, un altro dei suoi temi ossessivi e ricorrenti? Io già ci vedo molta perversione in questa spasmodica ricerca del mondo segreto di Roderigo.

Ed io te lo dicevo, Roddie : “Costei vuole sapere che hai nelle mutande, Roddie, se ti tocchi, quante volte ti tocchi, come la Moana Pozzi di Sabina Guzzanti col povero Pierfrancesco Loche”. Avevo ragione. Però quella era una caricatura. Questa è un’arma di distrazione di massa.

E infatti il discorso è stato spinto dal piano politico alla pubblica derisione per i presunti gusti (sentimentali più che sessuali) di un Roderigo del 2009.

Spero che il canone per l'ascensore lo paghi lei perché è sua la responsabilità di avere portato un dibattito pubblico e politico sui contenuti a diventare una squallida gogna sul personale.

E insomma, io riassumo per l’economia del dibattito:
questo cattivone di un impenitente Roderigo assiste alla metamorfosi politica di FKS da anarcofemminista, che combatte i mascolinisti e il patriarcato a colpi di shots ( li vogliamo chiamare "dossieraggi"? Non saprei, non amo le iperboli drammatiche che FKS usa affinché chi la legge la creda perseguitata dalla CIA), li monitora nei loro forum (le vogliamo chiamare "ronde"? Non saprei, non amo il lessico fascistizzante che FKS usa affinché si capisca subito chi è il cattivo e chi è il buono e il "popolo" si schieri emotivamente reagendo ad un impulso "di pancia"), li ridicolizza a colpi di satira (lo vogliamo chiamare "cyberbullismo"? Non saprei, non amo far passare quella dei "buoni" come satira e quella dei "cattivi" come un abuso), conduce la lotta alla PAS, conduce la lotta al "condiviso bis", conduce la lotta alla mediazione familiare, scova disegni di legge, precorre allarmisticamente sogni mascolinisti di leggi che darebbero all'inseminatore il diritto di dire la sua sull'utero dell'inseminata, lancia campagne di boicottaggio di aziende mascoliniste creatrici di siti-fotocopia, eccetera eccetera... 

...a post-femminista, antifemminista, o unica-femminista-degna-di-questa-definizione (perché lei è libertaria e quindi sono le altre che devono smettere di dirsi femministe per amore della libertà e dell'autodeterminazione. Le sue libertà ed autodeterminazione, ovviamente.) che promuove la mediazione, promuove la lotta all'alienazione parentale, sostiene che la violenza sulle donne sia frutto di corresponsabilità, sostiene che gli inseminatori abbiano il diritto di rifiutare la paternità di figli indesiderati (la responsabilità è tua che sei rimasta incinta) o il diritto alla paternità per chi la pretende (sì, dai, stiamo ad aspettare che decida lui, intanto lo allevo io, poi lui torna dopo 10 anni e vuole fare il padre e se non obbligo il bambino ad amare il padre, sono una madre possessiva e frustrata, che non scopa, eccetera) e forse, quel che è davvero peggio ed indigeribile per tante persone (e ripeto forse) va  a collaborare proprio con quella pagina di cui parlava malissimo con grande frequenza. Quella pagina da dove partivano istigazioni alla violenza che lei stessa prima denunciava dal suo blog. Quella pagina nella quale andavano a confluire le diffamazioni dei centri antiviolenza. Forse proprio lei da quella stessa pagina ha poi scritto male dei centri antiviolenza.

Questo è ciò che concerne la base del contenuto politico che Roderigo ha osato analizzare.

A qualcuno pare poco? A me no. Mi basterebbe solo la storia della collaborazione con quella pagina per porre pubblicamente mille domande e pretendere dei chiarimenti. Sì, perché se una delle femministe più in vista ribalta battaglie appartenenti a tante persone e comincia a trasmettere messaggi che minano queste battaglie, è ovvio che le arrivino contestazioni, domande, persino richieste di prese di distanza. La scelta è la tua ma tu sei un personaggio pubblico e la materia è di interesse comune. 
E quindi, Massimo lo fa. Chiede ragione e conferma dell’appoggio alle politiche mascoliniste. Chiede se sia proprio la stessa persona quella che l’anno prima stroncava le misogine didascalie e i feroci commentatori abituali, corredo dei ritrovi virtuali di disinformazione e condannava il cyberbullismo mascolinista contro le femministe, contro le lesbiche e l’anno seguente collabora con la stessa pagina e capovolge le accuse contro quelle che fino a pochi mesi prima chiamava “sorelle”. 

Che c’è di male? Lei sarà pure autodeterminata nei suoi voltafaccia ma stupirsi, indignarsi, analizzare, obiettare, cercare di capire, contestare, non fidarsi più di quel che si legge ma anche avallare, concordare, condividere, sono tutti diritti di chi legge materiale pubblico su questioni di interesse pubblico.
E lei non può impedire queste perplessità, queste obiezioni a suon di piagnistei, accuse, qualifiche sessiste, pubbliche denunce di presunti complotti e, soprattutto minacciando di esporre pubblicamente le riflessioni naif del Roderigo del 2009 per screditare il Roderigo del 2013 e quindi screditare il lavoro di analisi critica che inchioda FKS alla contraddittorietà di ciò che scrive. 
Anche Kalandar ha ripetuto questo concetto molte volte ma la signora nicchia, va avanti a testa bassa: nessuno mi può giudicare, nemmeno tu (io però giudico tutto e tutti).

Sei un personaggio pubblico, scrivi su un blog pubblico e di argomenti di vitale interesse collettivo. Tu non puoi imporre che i tuoi contenuti non siano mai messi in discussione. 
Soprattutto, non in questo modo perché, come tu stessa scrivesti in tempi non sospetti, questo è il metodo mascolinista: scovare qualsiasi informazione su di te, dal partito che voti al passato di tua nonna, ed usartela contro. 
FKS sa cosa sta facendo e sa di stare usando il metodo dei mascolinisti. Sa che screditare la voce è screditare le parole. 
Persino il passaggio della polemica da Abbattoimuri a FaS è strategico e mi ha lascia sconcertata, quasi dispiaciuta (se solo la signora non si vantasse costantemente di essere una “cattiva ragazza” autoassolvendosi da ogni tattica sleale) constatare che panico abbia scatenato in lei l’essere semplicemente contraddetta.

Adesso che pensa di avere trovato il punto debole di Roderigo, è inarrestabile. Scatena le sue fantasie erotiche ricamando su quella frase. Nell’ultimo scritto è impegnata ad immaginare un Roderigo che la seduce ed è da lei umiliato e rifiutato. Lei è lì con questa carne che le sguscia da tutte le parti (coraggiosa, non teme di evocare flaccidità!), insidiata da ben due uomini, di cui uno algido e morboso, l’altro solo lubrico. L’algido (che al tempo stesso riesce a rispondere a monosillabi ed a stordire a chiacchiere ) vuole sottometterla con la sua mancanza di logica (ma lei ha già la propria carenza di logica, grazie), lei lo ignora ma si lascia trascinare in camera sua, perde i capelli (per lo stress?) e infine non gliela dà. Suprema umiliazione per un antisessista. E anche questa è da includere nella categoria “masturbazione”, immagino.
Lei è così, del resto, non è colpa sua se è bellissima e sexy, irresistibile, tagliente, di arguzia sovrumana, una guida per i popoli, eccetera. Per questo può persino permettersi di appendere i maschilisti a testa in più per le palle e poi difenderli dalle femministe che non usavano i suoi stessi toni estremi, accusandole di volerli appendere a loro volta a testa in giù per le palle, come se fosse stata sempre dalla parte di quei poveracci. E quelli ci cascano! 

Andiamo, bisogna essere idiot* per non capire cosa intendesse Roddie con la geisha femminista.
Geisha si riferisce alla sfera intima della relazione e femminista chiarisce che non intende con questo di desiderare una donna sottomessa. In due parole ha reso un’immagine di donna indipendente, forte, autonoma, con opinioni personali ma dolce e accudente nell’intimità.
Era un periodo in cui non lo leggeva nessuno e poteva permettersi di non essere accurato nel trasmettere il proprio pensiero agli altri, non per questo non ha scritto anche su questo blog riflessioni di pregio come questa, questa o questa. L’interesse di Roderigo era orientato alla parità dei diritti anche nel 2009 ed i suoi testi erano meno cripto-maschilisti di quelli di Abbattoimuri. 
Non mi sento sconvolta da altro che da questo patetico tentativo di metterlo in cattiva luce.

Sul blog di Roderigo 2009 non trovo un solo inchino al patriarcato. Su Abbattoimuri si bastonano femministe e disertori che non seguono la svolta di FKS/Eretica nell’inchinarsi al patriarcato. O che non si inchinano alla defunta FKS mentre si inchina al patriarcato.
Com’è che lei può scrivere tutte le sciocchezze contraddittorie che vuole e vorrebbe coprire il capo di cenere a quest’uomo per un concetto mal posto?

Avverto impellente il bisogno di autodenunciarmi per evitare che mi scoprano in qualche modo: confesso di avere lavato la schiena ed i capelli al mio compagno qualche volta e di avergli portato il caffè mentre faceva il bagno. Gli ho fatto anche massaggi e portato la novalgina quando aveva mal di testa, tagliato i capelli e regolato i baffi. E non mi sono sentita meno femminista. Non mi sento meno femminista con la gonna, quando cucino, quando pulisco il bagno. Una femminista non è meno femminista se sforna i muffins, si spalma la crema antirughe ed ha un marito e due figli.
E non mi sento meno femminile quando sfoglio Quattroruote o maneggio un trapano.
E con questa, mi sono alienata per sempre ogni possibilità di essere presa sul serio, immagino.
Qualora ne avessi avuta una.

A questo punto, non mi resta che lanciare l’idea della “ Roderigo’s Virtual blowjobbers’ walk” o “Geishe virtuali’s walk”, sicura di ottenere la sua approvazione perché secondo lei rivendicare un insulto equivarrebbe a trasformare l’insulto in un complimento e rivendicare la dignità di un ruolo incollato dal patriarcato alle donne proprio perché indignitoso.


Vedi anche:
Un inaspettato registro sessista
Sminuire la lotta alla violenza maschile
Quella blogger che si firmava Rossellatdg è Fikasicula o no?

di Kalandar - Metaforum.it

La polemica con FikaSicula (fks) - Abbatto i muri/Femminismo a Sud - ha fin da subito preso una sgradevole piega. Con mio grandissimo stupore la modalità di risposta ad ogni obiezione e critica è stata da parte di fas/fks caratterizzata da un inaspettato registro sessista. Stupore che da subito ho esternato, e ribadito credo in ogni mio post, perchè rimango convinta del fatto che il sessismo è il pane con cui veniamo allevate/i e per questo il nostro linguaggio e perfino i nostri pensieri ne sono anche inconsapevolmente intrisi. Occorre guardarlo e riconoscerselo.

Spesso sul nostro forum abbiamo fatto proprio questo, analizzando il linguaggio comune, modalita’ e ragionamenti da sempre percepiti come “normali” e accettabili. Oggi io stessa credo di avere una sensibilità diversa rispetto a qualche anno fa anche grazie a queste discussioni.

Abbiamo puntato il dito su queste modalita’ anche autodenunciandoci.

Abbiamo discusso, guardando con sguardo critico anche alla sinistra, la nostra parte politica, pronta a condannare il sessismo dell’avversario ma per nulla immune dallo stesso becero sessismo quando si è trattato di dare addosso al femminile della parte avversa.

Non sempre critica e autocritica sono state comprese e accolte, a volte la reazione è stata addirittura di irrigidimento e inasprimento dei toni nel tentativo di ribadire e perfino rivendicare l’uso di una modalità e di un linguaggio sessista.

Io credo che non sia più accettabile abbozzare.

Quindi non abbozzerò.

Anche negli scambi con fas/fks sottolineare questa modalità sessista è servito solo a vedere alzare il tiro sempre di più.

Cominciamo con questo post in cui faccio riferimento a testi di Finchè morte non vi separi che, purtroppo, sono stati resi inaccessibili ma che allora sono stati letti da molti e non sono stati contestati quando li ho riportati.

Da subito fas/fk hanno ritenuto di screditare le voci femminili che hanno espresso critiche nei loro confronti, delegittimandole in quanto donne:

"Da ciò che vedo parrebbe essere una crociata quella di smontare le donne che hanno subito violenza e che la raccontano senza farsi editare il testo da lui o dal suo entourage di amiche. Forse per l’abitudine a “difendere” donne mute, evidentemente, perché quelle parlanti e autodeterminate invece che ascoltarle si sente l’esigenza di aggiustarle e censurarle. E deve prendersi tanto sul serio se ritiene per davvero di poter farmi stare zitta con questo piglio paternalista e autoritario. Perché se sono sopravvissuta ad un uomo che mi ha quasi uccisa, ad ogni violenza, a tutto quello che ho passato, pensa davvero costui che io non possa sopravvivere a un agente virtuale in servizio a tutela del buon nome e della onorabilità dei tutori? Ma poi, giusto per dire, si rende conto costui che non è per nulla “femminista” armarsi contro una donna che racconta della violenza che ha subito motivato dalla discussione con una serie di fanciulle sedicenti offese che lo fanno sentire il salvatore delle vittime della perfida narratrice? Chiedo: com’è che costoro hanno delegato a LUI il compito di aggiustatore della blogger non ortodossa? (L'agente virtuale a tutela della onorabilità dei tutori)".

Da qui in poi è stato solo un crescendo di insulti e insinuazioni sessiste. Ne inserisco alcune per rendere l’idea. Cercarle tutte è un lavoro avvilente a cui mi sottraggo volentieri (tralascerò volutamente gli insulti non sessisti, elargiti con generosità, che attengono solo alla civiltà e buona educazione):

Il bene “donna” che a lui piace è esattamente quello che soddisfa il suo ego di difensore, tutore della vulva. E’ quello che lo elegge e legittima a sorvegliante autorizzato il quale potrà moraleggiare sulle pratiche altrui, potrà offenderle, sovradeterminarle ed elargire i suoi sermoni al mondo intero avendo come pubblico delle fanciulle che lo beeranno di cotanta presenza.
Sostanzialmente cerca discepole che gli dicano quanto lui sia forte e bravo e virile nella sua battaglia contro il male e quelle che invece gli ricordano che le donne si difendono da sole e che da sole stabiliscono la propria narrazione e la propria autorappresentazione è ovvio che non carezzano il suo ego e meritano tutta la sua vendetta e disapprovazione.
L’attimo prima sono lì che ti difendono dal maschilista e l’attimo dopo vogliono che gli carezzi l’uccello che gli corrisponde all’ego.

Da: I sermoni e le scomuniche dei patriarchi del terzo millennio
«Le Signore spronano, coadiuvano, forniscono metaforici massaggi virtuali ai patriarchi affinché essi compiano il proprio sporco lavoro…»

Da: Signore e istigatrici dei patriarchi del terzo millennio vs FikaSicula autodeterminata
«Lui che, per ciò che scrive, riassume tutte le caratteristiche del compagno che le nostre amiche un po’ più grandi di noi, a suo tempo, scansavano come la peste, ché erano quelli che avevano gli harem che li compiacevano tutto attorno e autoinvestendosi come “femministi” in realtà trovavano ancora il modo di togliere voce alle donne e di inventarsi nuove formule di patriarcato.»
«E lo informiamo che le donne autodeterminate sono quelle che certo esigono che gli uomini riconoscano che le donne subiscono violenze ma sono anche quelle che poi non compiacciono l’ego, con mille pompini metaforici, di uomini che come unica chance per differenziarsi dai violenti sanno solo essere paternalisti e tutori.»

Da Don Roderigo Savonarola scomunica e rogo a FikaSicula
«Si sono ricavati questo ruolo di salvezza salvifica salvamentare in cui si definisce che il loro hobby preferito è fare la loro personale guerra con un maschile altro al quale si contrappongono dovendo dimostrare a tutti i costi che il loro pene è addomesticato, civilissimo, pulito e sorride anche a comando.
Il loro ruolo è delegittimante e perfino rappresentativo di un’area di donne (?) che o per rosicamenti e antipatie personali o per chissacché, non sa raccontarsi e delega, preferisce affidarsi al maschio di turno che ha la penna eretta e subito pronta a dare scudisciate virtuali per lavare l’offesa.»

Da: Patriarchi del terzo millennio vs fikasicula rip autodeterminata

Del resto, certo sotto la voce “satira” (la stessa voce che sdogana battute e vignette sessiste, insomma) le “madri separate” (una cetegoria?) vengono sbeffeggiate in questi termini:

Devo dire a voi mamme che così proprio non va. State andando dritte verso la depressione e per salvare voi stesse e le vostre vittime (sul web 2.0) che devono subire i vostri scleri, la vostra più che giustificata frustrazione, la vostra grande insoddisfazione personale, la vostra ricerca militante di inculare l’uomo con il quale eravate sposate o gli uomini in generale (tutti brutti e cattivi, of course), il vostro incontenibile bisogno di illustrare al mondo la meraviglia della maternità (ma guardate come state piuttosto e pettinatevi!), di celebrare questa nuova religione mammesca in cui fingete di essere mamme non trombanti, depresse e felici bisogna proprio che io vi dia dei consigli.
Voi volete:

fare crescere i figli in una specie di regime militare; educare tutte le donne a pensare che gli uomini siano tutti molto cattivi; perciò vi dedicate a problemi di ampio respiro come la pedofilia, la violenza sulle donne, i disagi delle altre donne, per evitare di guardare alla vostra misera e piccola vita, rinchiuse come siete nel vostro piccolo e misero mondo.

La pubblicità con un culo di fuori, l’articolo dove non si dice chiaramente che gli uomini bisogna impiccarli per le palle o quell’altro in cui le donne non sono tutte vomitevolmente martiri. Ci fate un bel post indignato e via con la comunicazione virale dalla quale pensate di poter trarre popolarità che dovrebbe ripagarvi dei mancati orgasmi.

Ripetete con me: non bisogna cercare un nuovo compagno ma un@ con cui trombare…

Nel dubbio, si intende, toccatevi, con gusto, a lungo e prima di mettere mano alla tastiera…

Da: Mamma toccati: la militanza nel web 2.0
E fin quando non capite quanto sia necessario che voi abbiate una sana vita sessuale bisogna che sappiate che la vostra frustrazione si sfogherà sul vostro ex, sui figli, sulla compagna del vostro ex perché perdinci lui tromba e voi invece no e ciò non va affatto bene.

non inventate regole morali arcaiche per attaccarvi ai bimbi in mancanza di trombate perché se c’è una cosa della quale i bambini risentono è l’oppressione di una mamma che non gode e che è livorosa nei confronti di chiunque abbia una vita sessuale che ella non ha.

Nel dubbio, dunque, toccatevi…

Da: Mamma toccati che la toccata è gratis
Da: Mamma toccati: idee regali per le feste

Solo qualche assaggio, che di più proprio non si può.

Insomma, riepilogando, le diverse donne che hanno osato contraddire fas/fks sono state delegittimate in tutti i modi. 
Si sono viste negare soggettivita’ descritte come branco e autodeterminazione, poichè narrate come incapaci donne mute, a cui dà e toglie voce a suo piacimento un fantomatico patriarca. Contemporaneamente però sono state raccontate anche come le sue istigatrici, giusto per non farsi mancare niente. 
A questi stereotipi sessisti si sono accompagnati, fin da subito, gli insulti sessisti: ancelle, fanciulle sedicenti offese, accarezzatrici di non si sa bene cosa e massaggiatrici fino a pompinare (vs autodeterminate) e questo solo perchè hanno osato concordare e divulgare i suoi contenuti.

Credo di essermi spesa molto nel tentativo di discutere di contenuti e continuerò a farlo ogni volta che lo riterrò opportuno ma il dialogo con queste persone, per me, finisce oggi. 
Non le riconosco più come interlocutrici.

Questo signore e le sue amiche (geishe femministe?) da tempo non fanno altro che cercare di delegittimarvi.
Questo tra i commenti del loro ultimo colpo di teatro.

Ci ho messo un po’ ma l’ho finalmente capito, mi hanno convinta: come avevano detto loro stesse, fas/fks hanno molto più in comune con gli/le antifemministe/i che con me:

“Ma Kalandar difende Lizzi perchè lo vuole tutto per sè perchè
Citazione
non ambisce ad un rapporto alla pari con gli uomini: gli uomini devono stare sotto di lei, a godersi la sua possessività, il suo autoritarismo. Ci pensa lei a difenderli dalle altre e a fargli il deserto intorno.
oppure perchè è già diventata un'autentica geisha femminista?

Da: La questione maschile

Abbandono il dialogo e vi saluto.

I motivi per cui scrivo e pubblico i miei scritti sono legati al fatto che da quando esiste Internet, si sono diffusi i forum, i blog e i socialnetwork, che hanno permesso anche alle persone comuni, non professioniste della comunicazione, di scrivere e pubblicare i loro testi interagendo con altri. Se ciò costituisca un vantaggio o uno svantaggio ho provato a dirlo qui.

I motivi per cui scrivo spesso su questioni di genere li ho raccontati in questo post. Non ne ho altri. I motivi per cui scrivo non sono legati ad alcun progetto professionale: non voglio diventare giornalista, non voglio scrivere libri.

Non credo in nessun determinismo genetico o biologico. Per me le relazioni umane sono cultura e la cultura può sempre cambiare. Il comportamento può cambiare anche la biologia.

Sono un uomo che simpatizza per il movimento delle donne. Nel farlo mi sento del tutto normale e perfettamente a mio agio. Nè particolare, nè diverso. Sono come qualsiasi altro uomo civile e non sento il bisogno di giustificarmi. A doversi giustificare sono semmai gli indifferenti e i misogini.

Preferisco non attribuirmi definizioni. Ricevo volentieri come fossero complimenti tutte le definizioni della sinistra. La definizione alla quale mi sento più legato è quella che ho maturato da ragazzo e mi ha portato ad aderire al partito comunista. Con ciò intendendo aderire a tutti i movimenti di liberazione. L'operaismo, l'anticolonialismo, il pacifismo, l'ambientalismo, il femminismo, l'antirazzismo. Per l'affermazione dei diritti civili del liberalismo. Dei diritti politici della democrazia. Dei diritti sociali del socialismo. L'insieme di questi tre diritti ho inteso come comunismo. So che non vale per tutti, ma per me vale così.

Sono contrario alle leggi liberticide e repressive. Non considero liberticida o repressivo, l'adeguato perseguimento dei reati e il mettere nelle condizioni di non nuocere le persone socialmente pericolose, secondo il principio della responsabilità individuale.

Riconosco il pluralismo politico e il pluralismo di ogni area politica o culturale. Fino ad un certo punto. Riconosco il pluralismo della sinistra, ma non fino al punto da ammettervi i liberisti. Riconosco il pluralismo della democrazia, ma non fino al punto da ammettervi i fascisti. Riconosco il pluralismo dell'antirazzismo, ma non fino al punto da ammettervi i razzisti. Riconosco il pluralismo del femminismo, ma non fino al punto da ammettervi i maschilisti.

Per stare alle discussioni di questi giorni, non è vero che io «scomunico» chi sostiene il postporno o la regolamentazione della prostituzione. Dissento, ma riconosco la presenza e la legittimità di queste posizioni nell'ambito del femminismo. Ritengo che invece chi va a braccetto (o a prendere il té) con maschilisti, mascolinisti, misogini e cosiddetti «padri separati» si scomunichi da solo (o da sola).

Per dieci anni ho gestito un forum generalista che conteneva un po' di tutto. Anche un'area community. Un archivio di dieci anni a cielo aperto. Vi ho scritto oltre 30 mila post. Alcuni ponderati, altri immediati. Alcuni seri, altri ironici. Ho scritto sicuramente tante sciocchezze. Chiunque può andare a cercarle, ripescarle e rinfacciarmele, per provare a squalificarmi. Ci ha provato oggi Fasse.

In questi ultimi anni non sono cambiato. Ho solo radicalizzato le mie posizioni. Prima mi succedeva di fare la parodia del maschilista. Poi ho smesso di farla. Perchè mi sono reso conto che si tratta di un umorismo molto ambiguo. Perchè gli stessi maschilisti sdoganano i loro umori e pensieri attraverso l'ironia. Diventa molto confuso fare la parodia del burlesque. Come nel caso del sondaggio ripescato da Fasse su indirizzo di Reduan alias Jaspar. Lo stesso che in fondo al topic del sondaggio scrive: «io penso che, vista la risposta di Rod, questo 3d starebbe meglio nella sezione mondo all'incontrario».

di Kalandar - Metaforum.it

Seguendo la polemica ingaggiata da Femminismo a sud/FikaSicula (fas/fks) e Questione maschile  (qm) contro Massimo Lizzi, provo a fare alcune considerazioni su alcune argomentazioni ricorrenti che mi hanno particolarmente colpita.

Un capitombolo logico permette a fas/fks e qm di sostenere che gli episodi di violenza maschile sulle donne sono usati per criminalizzare un intero genere, su base genetica (!) così come succede quando crimini compiuti da immigrati vengono utilizzati per criminalizzare, su base etnica, tutti gli immigrati.

Questa è la rappresentazione di un mondo rovesciato.

L’analogia corretta è esattamente opposta: parlare di violenza maschile contro le donne è come parlare di razzismo, di antisemitismo o di apartheid: è la denuncia di un sistema in cui i “bianchi” o gli “autoctoni” esercitano un potere che li mette in una posizione di dominio, assicurato e perpetuato anche attraverso l’uso della violenza.

In questo caso si oserebbe sostenere che “razzismo degli italiani” è razzista nei confronti degli italiani o che significa attribuire per sangue un’infamia come il razzismo?

Si, osano farlo i razzisti.

Si sta per caso sostenendo che tutti gli italiani o tutti i bianchi sono razzisti e violenti?
No.
Si sta forse sostenendo che non esistono immigrati che delinquono?
No.

E perchè non parliamo di razzismo e violenza di gino e pino, dei singoli individui ma di razzismo bianco o italiano? Stiamo negando la responsabilita’ dei singoli? Stiamo condannando i bianchi tutti e gli italiani tutti, pre-determinandone etnicamente la natura razzista e violenta?
No

Stiamo denunciando una cultura e la violenza da essa giustificata e usata per perpetuare un sistema di dominio (espresso anche attraverso le leggi, il linguaggio, la politica…) che stabilisce, in questo caso si su base etnica, chi sta sopra e chi sta sotto.

Un sistema per cui anche chi non è razzista, per la sua sola appartenenza etnica gode del privilegio di stare sopra.

Un banale esempio è questo: fas e fks sono in aperta polemica con Lizzi, lo insultano pesantemente e ripetutamente, gli negano perfino il diritto ad avere un' opinione su femminismo e violenza di genere poichè uomo e, pare, senza curriculum eppure… eppure, per il solo fatto di essere uomo, a lui spetta di stare sopra.
Lui è un patriarca.
Mentre alle donne che hanno espresso contenuti simili ai suoi o che li hanno condivisi, per il solo fatto di essere donne, tocca di stare sotto.
Sono ancelle, donne mute, fanciulle da salvare ma soprattutto massaggiatrici e pompinare.

Questa cultura, questo sistema di dominio su base sessista è talmente radicato che perfino chi si dichiara femminista (con il curriculum, mica un Lizzi che non si sa chi cazz’è!) attribuisce ruoli sulla sola base dell’appartenenza di genere.


Questo, a mio parere, è un capitombolo analogo. Un capitombolo un po’ furbetto.

Se proprio vogliamo fare un paragone con il conflitto mediorientale, le posizioni di fas e qm seguono la stessa logica di chi, nel fronte filoisraeliano interpretato come tifoseria, delegittima la sacrosanta lotta di liberazione dei palestinesi in nome dei crimini commessi dagli stessi, pretendendo di stabilire una distribuzione di colpe, secondo cui la violenza è esercitata da entrambi i popoli. Così vengono strumentalizzate le vittime civili israeliane per negare la strutturale violazione dei diritti umani che consegue al sistema di dominio di un popolo su un altro popolo.

Questo tipo di tifoseria filoisraeliana, userebbe le stesse argomentazioni di fas e qm, per tacciare fas di antisemitismo, per il solo fatto di avere scritto nella frase qui riportata «israeliani che criminalizzano un intero popolo» o chi dice che gli «israeliani violano i diritti umani dei palestinesi»: questa è criminalizzazione su base etnica, è antisemitismo. tuonerebbero!

Seguendo lo schema di fas e di qm, quando parliamo di occupazione israeliana o violenza israeliana stiamo sostenendo che gli israeliani sono geneticamente occupanti e violenti.

Insomma una stupidaggine che si fa beffe della logica.

Un’altra delle argomentazioni ricorrenti di fas/fks e qm è la presunta innocenza della vittima (in quanto santa e mamma) attribuita dal femminismo (il donnismo, praticamente tutto il femminismo, tranne fas) alle donne. La vittima è assolta, dicono.

E questa è ancora una volta l’argomentazione tipica di chi per esempio taccia di buonismo l’antirazzismo.

O, se vogliamo proprio rimestare nel conflitto mediorientale, è l’argomentazione di chi nasconde le violazioni israeliane dei diritti dei palestinesi e la violenza contro un popolo oppresso, strutturali in un ingiusto sistema che prevede il dominio di un popolo su un altro, con l’asso nella manica della distribuzione delle colpe e la coresponsabilità: vittime e carnefici sono sullo stesso piano, le responsabilità si mescolano, i torti e le ragioni si confondono.

Nessuno è innocente, nelle migliore delle ipotesi. Fino ad arrivare alle tifoserie per cui esiste un vero ribaltamento: le vittime sono carnefici.

Perché per vedersi riconosciuti i più basilari diritti (per esempio quello alla vita e all’incolumità fisica) occorre essere innocenti. È davvero curioso che l’innocenza della vittima divenga argomento di discussione.

No, se le vittime sono donne, in effetti non è così insolito che divenga argomento pertinente l’innocenza della vittima e la sua eventuale coresponsabilita’.

Funzionale a questa confusione, a questo gioco delle tre carte, c’è lo slittamento per cui la violenza di genere non è più la violenza contro uno (o più generi) esercitata all’interno di un preciso sistema, quello patriarcale, che prevede precisi rapporti di potere per cui la posizione dominante è del genere maschile ma diviene un generico concetto di violenza indebitamente attribuita ad un solo genere, quello maschile, come se fosse caratteristica geneticamente determinata.

Ecco, questa che viene chiamata, se capisco bene, ortodossia della violenza maschile è semplicemente una sciocchezza. Non trovo altro modo per definirla.

Un po’ come se parlando di violenza dei bianchi contro i neri si intendesse dire che i neri sono delle Maria Goretti e i bianchi sono geneticamente violenti, razzisti e, gia’ che ci siamo, pure stronzi.

A proposito di beatificazione della vittima ho letto riferimenti a Maria Goretti sia su Abbatto i muri (altro blog di fks) che su qm.

Stiamo parlando di una bimba dodicenne, una bimba che non si è rivolta alla famiglia e non è riuscita a chiedere aiuto quando il suo carnefice tentò di abusarne e la minacciò di ucciderla se avesse parlato.
Addirittura, la piccola Maria, fedele al suo (in quanto donna) ruolo di cura, quando il suo carnefice le chiese di rammendargli i vestiti, non osò rifiutarsi.
Ma ciò che poi, se non erro, le valse la santificazione, fu il suo perdono riservato in punto di morte al suo carnefice.

Maria Goretti credo abbia più a che fare con quella donna narrata da Finchè morte non vi separi e Abbatto i muri (entrambi blog di fks). Quella donna, magari ancora in un letto di ospedale, per esempio con la milza spappolata, a cui è richiesto anche di occuparsi del proprio carnefice, a cominciare dalla sua reputazione, sia mai ne facciano un mostro.

A me invece piace ricordare Franca Viola. Una donna, per quanto giovane, che alla legge fa ricorso, fino a farla cambiare, perché pretende che la legge la tuteli. Puntando il dito contro un sistema intero, contro una cultura di cui anche le leggi sono espressione.
Lei non dice no soltanto al suo carnefice, lei pretende le sia riconosciuto il suo stato di vittima che ha subito un irreparabile danno. E lei dice no ad un intero sistema, a un mondo che non riconosce il suo aguzzino come carnefice.

Quella di Franca Viola è una lezione di autodeterminazione che ancora non abbiamo bene imparato.

Riferimenti:


Per cambiare 'sta benedetta cultura cominciamo ad evitare di chiamare vendetta, rancore, livore e odio la denuncia di un reato. Anche così cambia la percezione di ciò che si subisce.
Questo evviva di Maria Goretti che perdona in punto di morte, ha del surreale.
Smettiamo anche di definire la violenza (quella che ti riduce anche in un letto di ospedale) come una faccenda di relazione. La violenza è violenza ed è un reato. Punto.

Perchè se è vero che un percorso di emancipazione non può essere imposto, favorirlo dovrebbe essere un imperativo, soprattutto se ci si definisce femministe. Queste grossolane confusioni vanno nella direzione opposta.

Occorre fare ordine nella complessita'. Alimentare la confusione è da irresponsabili.

Una volta era il delitto d’onore. Poi è diventato delitto passionale. E’ lo è ancora ai nostri giorni, insieme con il raptus: uomini assassini ciechi d’amore e gelosia che reagiscono ad un abbandono, un tradimento, un rifiuto. Ma comincia a diventare anche femminicidio: uomini assassini con una cultura patriarcale che rifiutano l’autodeterminazione della donna, il suo sottrarsi ad una funzione subalterna, che rompe la relazione o la ricontratta come fosse una persona di pari dignità e non la proprietà di lui.

L'ingresso della parola femminicidio nel linguaggio istituzionale inizia a provocare una reazione, uno sbarramento, che si oppone alla parola e al suo concetto, mentre al tempo stesso gli nega rilevanza sociale. Le uccisioni di donne sarebbero omicidi come tutti gli altri e neanche molti, ma strumentalizzate per secondi fini. Abbiamo letto in tal senso articoli di Marcello Adriano Mazzola e di Fabrizio Tonello sul Fatto Quotidiano, di Valeria Braghieri sul Giornale, di Filippo Facci su Libero. Per non dire di quelli che mi sfuggono.

Oggi è il turno di Angela Azzaro, vicedirettora degli Altri. Il titolo del suo pezzo capeggia in prima pagina e riconosce che la lotta è giusta. Ma lei si concentra sulla parola sbagliata. Sbagliata in quanto portatrice di vittimismo e moralismo. Due ingredienti della violenza. Perchè fanno la donna debole.

Vittimismo e moralismo sono due parole frequenti nel lessico postfemminista e antifemminista. Con la denuncia del vittimismo si vuole esprimere l’opposizione alle leggi che tutelano le donne dalla violenza e dalle molestie, e l’idea che le donne debbano difendersi da sole, fino a proporre corsi di autodifesa. Con la denuncia del moralismo si vuole difendere la donna oggetto o la presunta scelta soggettiva della donna di farsi oggetto. L’ha voluto lei, nessuno l’ha costretta. Perciò, quando leggo queste due parole nei testi relativi al dibattito sulla violenza, divento un po' diffidente.

La vicedirettora degli Altri sostiene che il femminicidio parla di femmine, non di donne, toglie dal banco degli imputati la famiglia e l'identità maschile. Punta l'attenzione non su chi uccide, ma sulla vittima e le converisce la V maiuscola. In verità la parola femminicidio va ad intaccare proprio una certa visione della famiglia e del rapporto uomo/donna, del rapporto di coppia. Finora la violenza è stata resa nell’immaginario come la violenza del maniaco sconosciuto che aggredisce in un parco, in un portone o in un vicolo cieco. Invece i violenti sono soprattutto mariti e fidanzati e poi amici, conoscenti, colleghi. Tutte persone già in relazione con la vittima, che non ne rispettano la volontà e l’autodeterminazione. Femminicidio va a scalzare una lettura tradizionale che assolve la responsabilità dell’aggressore e attribuisce responsabilità alla vittima, va a scalzare espressioni come raptus e delitto passionale. Femminicidio è una parola di origine messicana ed è ormai di uso internazionale. Non tutte le vittime sono adulte. Tutti i delitti si definiscono dal lato della vittima: omicidio, uxoricidio, infanticidio, genocidio. Se non è una vittima con la V maiuscola una morta ammazzata, chi può esserlo?

Il vittimismo, secondo Azzaro, è dato ancora dall’idea di leggi speciali a tutela della donna. Che la ridurrebbero a panda e le toglierebbero autorevolezza sociale. Mentre andrebbero mantenute e applicate meglio le leggi esistenti. Qui occorre una distinzione. Leggi speciali sono quelle che derogano al dettato costituzionale. Sono perciò discutibili sotto il profilo del diritto, perchè violano principi e limitano libertà e diritti. Sono le leggi antiterrorismo e antimafia. O le leggi contro l’immigrazione. Sono discutibili perchè consegnano alle autorità un potere che può diventare più facilmente abusivo. O perchè possono colpire in modo indiscriminato una categoria di persone. I poveri, gli immigrati, i musulmani. O tutte le persone. Ma non si è mai posta la questione che i potenziali beneficiari di queste leggi possano ridursi a panda o vedersi ridotta la propria autorevolezza sociale. Nuove leggi conforme alla Costituzione, sono leggi ordinarie. Una potrebbe essere l’introduzione dell’aggravante di femminicidio. Sarebbe pari a quella già prevista per l’odio razziale. Che nessuno ritiene tolga autorevolezza alle potenziali vittime. Che senso ha avere questo timore proprio per le donne? Le donne sono trasformate in vittime dalla violenza maschile, non dal contrasto alla violenza.

Il vittimismo, per Azzaro è alimentato dal moralismo. Poichè, la presidente della camera, Laura Boldrini ha collegato il tema della violenza a quello della strumentalizzazione della donna nella pubblicità. Su un punto sono d’accordo con Azzaro. Questa strumentalizzazione non riguarda solo l’uso del corpo, ma l’insieme dei ruoli femminili. Nella pubblicità la donna è sempre casalinga o cameriera, oltre che oggetto sessuale. L’ultimo intervento di Laura Boldrini su Repubblica tratta infatti l’insieme di questi ruoli. Dubito invece che ci si debba porre il falso dilemma se sia meglio la donna nuda in auto o la donna che pulisce i cessi. Questione di gusti, ma sono entrambe due funzioni accessorie. Non può essere un traguardo quello di arrivare a rappresentare la migliore serva possibile. C’è un limite anche al migliorismo.

Per nulla d’accordo invece là dove Azzaro fa un singolare parallelo tra la considerazione secondo cui l’uso della donna oggetto come bene sempre disponibile induce alla violenza e l’idea secondo cui la donna che gira con la minigonna provoca la violenza. Una donna che indossa la minigonna e cammina per strada, potrà essere seducente, ma non è una donna oggetto. Non si propone come bene a disposizione. Non fa da muta decorazione nè alla strada, nè alle automobili, nè ad altri prodotti, nè a persone e personaggi ritenuti più esperti e autorevoli di lei. Niente e nessuno la usa. E’ solo una persona che si veste come le pare e se ne va per i fatti suoi. Il punto per quanto riguarda varietà e pubblicità non è, e non è mai stato, il nudo. Ma la sua rappresentazione oggettivata, subalterna, degradante e umiliante. Questo è un giudizio politico sull’uso dei corpi, non moralistico. Nulla c’entra la libertà individuale di veline, ballerine e modelle. Data questa televisione, le donne sfruttano le opportunità che a loro si offrono, è ovvio. Non sono le ragazze ad essere sotto accusa, ma questa televisione, i suoi palinsesti, i suoi autori. Così come a suo tempo Angela Azzaro ha frainteso Lorella Zanardo, oggi fraintende Laura Boldrini.

In compenso, Angela Azzaro non è fraintesa dalla blogger di Abbatto i muri. Fuoriuscita più tardi, ma più rapidamente dal femminismo, oggi Eretica/FicaSicula riprende l'articolo degli Altri, che ovviamente condivide molto sui vittimismi e i moralismi, oltre che sulla opposizione alla parola femminicidio. Ma non manca di bacchettare da destra. La violenza non è maschile, ma è prodotta da una cultura veicolata da tutti, vittime comprese e poi non si può criminalizzare un genere e santificarne un altro. Femminicidio è un riduzionismo biologico, che esclude le altre vittime, tra cui le trans. Gli stereotipi pubblicitari riguardano tanto le donne quanto gli uomini. Se c’è lei che pulisce i cessi, c’è pure lui sul macchinone che fa brum brum.

E’ la visione di un mondo astratto dove i rapporti tra i generi sono simmetrici. Dove la violenza è solo il prodotto di una cultura sospesa per aria senza radici materiali, senza essere funzionale ai rapporti di potere tra i generi. E dove gli stereotipi sono speculari. Che uno sia valorizzante e l’altro inferiorizzante, non importa.


Vedi anche:
Sbagliato mietere vittime (Il Ricciocorno schiattoso)
Vittimismo: facciamo chiarezza (Il Ricciocorno schiattoso)
L'attacco alle vittime (Patrizia Romito)

Una donna nera è diventata ministra dell'integrazione. E' stata subito ricoperta di insulti razzisti. Ha proposto la riforma della cittadinanza nel senso dello Ius soli e ha detto che il reato di immigrazione clandestina non dovrebbe esistere. Si sono alzati gli scudi della destra e del M5S, insieme con i richiami alla prudenza di una parte della sinistra. Episodi di cronaca nera con protagoniste persone immigrate sono tornate in primo piano. Complice un delitto efferato compiuto a Milano: Mada Kabobo, ghanese di 31 anni, armato di un piccone, ha ucciso tre persone.

Su Facebook è iniziata a circolare la foto che ritrae affiancati il volto di Cecile Kyenge e quello del «picconatore». Forza Nuova si proclama «unica forza di opposizione contro l'immigrazione» e pubblica manifesti al grido di «l'immigrazione uccide». Mario Borghezio eurodeputato della Lega Nord accusa del delitto «le forze politiche buoniste che vogliono cambiare la legge sulla cittadinanza».

Infine, Beppe Grillo si piazza alla testa di questo corteo mediatico xenofobo con un solo post. Kobobo d'Italia. Il messaggio principale è la faccia sovrastante del «negro», come fosse concepita per coalizzare lombrosiani e razzisti. Poi il titolo che allude a tanti neri come lui, in mezzo ai bianchi come noi. Poi l'elenco di tre delitti, aventi per autore un angolano, un senegalese e il ghanese di cui sopra. 

Domande retoriche sui colpevoli. Nessuno lo è. Due motivi plausibili per le forze dell'ordine (che rischiano la vita nell'arrestare i delinquenti), per la magistratura (che deve sottostare alle leggi). E un motivo implausibile per il parlamento: che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale tra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del razzismo in Italia. Dunque, al posto della sicurezza abbiamo gli immigrati clandestini (i Kabobo), quindi il razzismo. Alla fine non è neanche colpa di Kabobo. Perchè tanto non sarà punito seriamente. O perchè la responsabilità individuale è degli esseri umani. Se un dobermann aggredisce qualcuno e lo uccide, non ne facciamo una colpa a lui, ma a chi lo ha lasciato incustodito.

La soluzione non è esplicitata, ma soltanto lasciata immaginare: mandare via gli immigrati irregolari. Una soluzione non soltanto ingiusta, perchè corrispondente ad una criminalizzazione indiscriminata, ma assolutamente inapplicabile, come ha già dimostrato l'introduzione del reato di clandestinità. Grillo, mettendosi in competizione con la Lega Nord e con Forza Nuova, inizia a praticare pure lui il peggiore dei voti di scambio. Quello dei partiti xenofobi. Alimenta fobie per ricevere voti. Cosa che ha già cominciato a fare, opponendosi allo Ius soli. Non sarà meno peggio, sarà lo sdoganamento definitivo del razzismo. Pdl e Pd non tarderanno a farci i conti e a farseli tra loro. E' appena alle spalle la stagione dei sindaci sceriffo e delle ordinanze securitarie.

Vedi anche:
Quando la propaganda razzista cavalca una tragedia
La paura dell'uomo nero (Michael Braun)

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