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Solidarietà a Kyenge: si allo Ius soli, no alle leggi xenofobe

Difficile credere che un'alleanza tra PD e PDL sia fatta per integrare gli immigrati ed estendere i diritti di cittadinanza. Possibile invece che il tema dell'immigrazione sia utile al PD per coprirsi a sinistra. Era già questa l'intenzione del governo Monti poi spazzata via dalle bordate di Grillo contro lo jus soli e dalle invasioni di partorienti paventate dall'allora ministra dell'interno Anna Maria Cancellieri. Copione replicato sotto il governo Letta con il presidente del Senato Pietro Grasso nella parte di Cancellieri e Grillo nella parte di Grillo. Primo atto di delegittimazione della ministra all'integrazione.

Con una variante. Appunto: Cecile Kyenge. Prima ministra nera nella storia della repubblica. Nominata come fiore (dei diritti) all'occhiello del governo. Divenuta ben presto il bersaglio di una violenta e crescente sequenza di insulti e minacce di stampo razzista, da parte di fascisti e leghisti, fino ai vertici istituzionali nella persona del vicepresidente del senato Roberto Calderoli. Una campagna rivelatrice dell'arretratezza e dell'inciviltà di una parte del Paese.

Campagna fronteggiata da alcune reazioni forti nel mondo politico istituzionale: Laura Boldrini, Enrico Letta e Nichi Vendola. E da tante reazioni blande, volte a stigmatizzare gli insulti, facendo molta attenzione a non qualificarne la matrice xenofoba e razzista. Reazioni contente di attestarsi sull'abilità della ministra di incassare i colpi e di reagire in modo misurato e talvolta persino ironico.

Infine, sussurra e silenzi da parte dei protagonisti della politica, quelli considerati più importanti ed autorevoli. Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha fatto cenno all'imbarbarimento del linguaggio nel dibattito politico, dopo che Calderoli ha paragonato Cecilie Kyenge ad un orango durante un comizio. Beppe Grillo ha ricordato chi è Calderoli: colui che andò in televisione a esibire una maglietta con l'immagine di una vignetta contro Maometto, provocando undici morti in Libia. Colui che seminava sterco di porco sui terreni dove dovevano sorgere le moschee. Grillo è sensibile all'islamofobia. Ma non alla xenofobia. Per Cecile Kyenge non ha speso una parola di solidarietà. La ministra potrebbe somigliare anche ad uno dei tanti Kabobo d'Italia. Titolo di un post, competitivo con gli argomenti leghisti. 

Berlusconi, Alfano, Monti, Casini, D'Alema, Veltroni, Bersani, Franceschini, Renzi, spesso presenzialisti e loquaci, in queste circostanze sono stati molto discreti, per non dire assenti. Forse hanno dichiarato qualcosa. A me è sfuggito.

Il PDL ha comunque ritenuto di salvare il vicepresidente del senato, opponendosi alle sue dimissioni e il PD non ne ha fatto un dramma. Intanto, la Lega ha convocato a Torino, per settembre, una manifestazione contro gli immigrati.

Una deputata del M5S, Serenella Fucsia ha ritenuto di essere leggera, ma anche seria. Da animalista attribuisce una accezione positiva a tutti gli animali. L'orango è anche bello. Forse Calderoli voleva fare un complimento. Lei per autoironia si autodefinisce papera. Una blogger di Panorama, Annalisa Chirico, ha sdrammatizzato allo stesso modo: a lei succede di essere paragonata ad una cavalla e di riderci su. Secondo una commentatrice, riderebbe di meno se fosse paragonata ad una vacca. Il Giornale della famiglia Berlusconi - uno dei due principali azionisti del governo - ha pubblicato una delicata vignetta in cui la Kyenge dichiara di non aver bisogno di essere stuprata perchè dispone della scorta. Sempre sul Giornale un intellettuale di punta, Marcello Veneziani, ha scritto che la Kyenge non si può toccare perchè è nera. Il direttore Alessandro Sallusti ha ricordato che Berlusconi è stato paragonato ad un caimano. Che un paragone voglia prendere di mira il comportamento di una persona, mentre un altro voglia colpire l'appartenenza ad un intero popolo, per il direttore non conta. Sul Corriere della Sera, Giovanni Sartori ha scritto che Cecile Kyenge non è competente in materia di integrazione, perchè è un medico oculista. Avvocando tale competenza a sè stesso, forse in quanto esperto di sistemi elettorali.

Dunque, non siamo in presenza di una minoranza di stolti (Mara Carfagna) isolata da un popolo accogliente e antirazzista. Siamo in presenza di una divisione nazionale. Due Italie. Di cui una, quella favorevole all'accoglienza, si dimostra troppo tranquilla. Pensa di avere il corso storico dalla sua parte.

L'Italia sarà un paese multietnico. In parte lo è già. Il razzismo non può cambiare questa realtà. Può però incidere sulla qualità della convivenza. Si può essere multietnici su basi di pari diritti e pari dignità o in uno stato di sostanziale apartheid. Il razzismo non ha il potere di respingere ed espellere gli immigrati. Ma può negare loro i diritti. O rallentarne di molto l'estensione.

Nel nostro paese, fin dai tempi della legislazione di centrosinistra (legge Turco-Napolitano) abbiamo centri di identificazione, che consistono in strutture paracarcerarie per immigrati irregolari, finalizzate all'identificazione e all'espulsione. Strutture più volte messe sotto accusa dalle associazioni per i diritti umani. Abbiamo un'assurda legge capestro, la Bossi-Fini, la quale pretende che gli immigrati entrino in Italia già con un contratto di lavoro in tasca. E che rientrino nel loro paese per regolarizzarsi ancora, qualora perdano il lavoro e ne trovino un altro. Nel mezzo sono irregolari. Potenziali reclusi nei CIE. Abbiamo un accordo con la Libia affinchè i migranti possano essere da noi respinti in mare e da loro bloccati e trattenuti alla partenza, infine destinati a campi di detenzione. Abbiamo il reato di clandestinità, che prevede il carcere per chi non ottempera al mandato di via. Una legge inapplicabile. Che però costituisce un principio di criminalizzazione. Mentre sullo sfondo campagne di stampa xenofobe danno periodicamente ampio spazio alla cronaca nera che ha per protagonisti gli stranieri immigrati dall'est o dal sud del mondo. E abbiamo ancora lo Ius sanguinis: i figli degli immigrati, anche se cresciuti e scolarizzati in Italia, non possono ricevere automaticamente la cittadinanza italiana. Tutto questo, mentre il lavoro degli immigrati costituisce un argine ad una rovinosa recessione e al crollo del Welfare.

Rifiutare la violenza verbale ed esigere un linguaggio corretto e rispettoso nei confronti degli stranieri e dei diversi è una elementare questione di civiltà. Va fatto e non si fa abbastanza. Non ci si può però accontentare di convertire il razzismo in ipocrisia. Occorre convertire l'antirazzismo in una concreta politica di accoglienza e di estensione dei diritti, a cominciare dallo smantellamento di una legislazione vessatoria dettata dalla paura e dalla introduzione dello Ius soli. Il governo Letta queste cose in agenda non le ha o le ha solo nominalmente. Perciò le sue dure prese di posizione sono ignorate e i vari big che si contendono la leadership restano in silenzio. Se c'è da agire dal basso, come dice Gad Lerner, c'è agire anche su di loro. Su tutti quelli che nella sinistra al governo hanno paura di una fantomatica invasione di partorienti invece di chi piazza manichini insanguinati e lancia banane.

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