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La banalità dell'informazione xenofoba

Francesco Alberoni scrive sul Giornale. Il suo articolo di oggi espone in prima pagina una visione molto 'semplice' in materia di immigrazione.

Tutto il mondo è informato che può raggiungere l’Italia e l’Europa imbarcandosi su una carretta nel mediterraneo. Gli italiani fanno a gara per salvare, assistere, rinfocillare i migranti e per ospitarli in centri di accoglienza da cui poi se li fanno scappare. Capita perchè noi italiani siamo vecchi e i nostri giovani non hanno voglia di lavorare. Dunque abbiamo bisogno degli immigrati. Ma ora siamo in recessione e il lavoro agli immigrati lo dà la criminalità organizzata. Inoltre, il flusso è così rapido da ridurre presto la popolazione italiana in minoranza, senza permettere l’integrazione. Prima facevamo dei buoni accordi con i paesi nordafricani perchè trattenessero i migranti sulle loro coste. Poi è venuta la primavera araba, i governi sono stati destabilizzati, gli accordi sono saltati, la notizia si è diffusa e i viaggi rischiosi sono ripresi e aumentati. Bisogna tornare a fare nuovi trattati, dare mezzi e finanziamenti ai nuovi governi nordafricani perchè trattengano nuovamente gli immigrati e noi, con tutta l’assistenza possibile, dobbiamo respingere in mare le imbarcazioni. Le partenze rischiose si ridurranno appena sarà questa notizia a fare il giro del mondo.

E’ tutta una questione di news. Vi sono notizie che fanno il giro del mondo e altre che non raggiungono neppure professori ed editorialisti. Una notizia apparentemente ignota è che quattro quinti dell’immigrazione giunge in Italia via terra, attraverso il confine orientale. Gli sbarchi sono più appariscenti e anche più evocativi per chi immagina invasioni bibliche, ma costituiscono una quota nettamente minoritaria del flusso migratorio. Anche se gli sbarchi nel 2013 sono aumentati, continuano a rappresentare una cifra irrisoria per un paese accogliente di 60 milioni di abitanti. Quest’anno i migranti sbarcati sono stati poco meno di 8 mila. Con ottomila abitanti una frazione non ha titolo per diventare un comune. 

Altre notizie poco girovaghe sono quelle che riguardano le condanne che l’Italia ha ricevuto dalla Corte europea per i diritti umani a causa della politica dei respingimenti in mare e dalle organizzazioni non governative per la condizione dei centri di accoglienza. Centri a cui è vietato l’accesso alle organizzazioni umanitarie, come ha evidenziato persino il New York Times nel 2011. D’altra parte, se davvero l’Italia volesse assistere, accogliere e impiegare migranti, con la beata solerzia raccontata da Alberoni, permetterebbero loro di raggiungere le nostre coste attraverso le linee di normali navi passeggere, senza impedimenti che provochino viaggi rischiosi.

Gli immigrati, è vero, coprono le mancanze del nostro declino demografico. Producono un decimo della ricchezza nazionale, permettono di mantenere la previdenza in pareggio, pagano in tasse più di quello che ricevono in assistenza. Se c’è domanda di lavoro immigrato, il decreto flussi andrebbe abolito o quanto meno reso proporzionato alla domanda effettiva. Altrimenti quel che programma sono centinaia di migliaia di immigrati irregolari. Quelli che gli xenofobi amano chiamare «clandestini», nonostante sia gente che non si nasconde e che anzi si presenti con nome, cognome, residenza e domicilio per chiedere di essere regolarizzata o per fare domanda di asilo. Ricordo un dato che mi è rimasto impresso. Nel 1998, a Genova vi era domanda per 4 mila colf, ma secodo il decreto flussi potevano rispondere solo in 200. Una insensatezza, che si è ripetuta in tutta Italia negli anni seguenti. Gli immigrati, non solo lavorano come dipendenti, ma anche imprendono. Il primo nome più diffuso tra gli imprenditori milanesi è Mohamed. Quest’anno ha sorpassato Giuseppe.

Ma adesso c’è la crisi. E difatti - altre notizie sconosciute - è cominciato un flusso di ritorno ai paesi di origine e si è ridimensionato il flusso di arrivo per motivi economici, avendo l’Italia perso attrattività.

In Egitto, Libia, Tunisia, Siria, qualunque cosa le popolazioni sappiano degli accordi inapplicati causa instabilità politica - accordi fatti anche con regimi violatori dei diritti umani - di sicuro risultano informate, direttamente sulla propria pelle, delle notizie relative alla repressione e alla guerra civile. E in tanti hanno reagito come profughi in fuga dalla guerra o come emigranti che prevedono il peggio. Finendo per lambire anche il nostro paese. Ben lontano dall’essere tra i primi importatori di profughi, sia rispetto agli altri paesi europei, sia rispetto ad altri paesi ben più poveri del nostro. A fronte di questa situazione, far fare l’ennesimo giro del mondo alla notizia che «vogliamo aiutarli a casa loro», dopo aver provato ad affondarli, potrà avere ben poca influenza. Come ne ha avuta poca tanto sui migranti quanto sugli editorialisti più bellicosi la notizia che in vent'anni la politica europea dei respingimenti ha provocato 20 mila morti nel mediterraneo.

One Response to “La banalità dell'informazione xenofoba”

  1. "Capita perchè noi italiani siamo vecchi e i nostri giovani non hanno voglia di lavorare." Questa favoletta dei giovani che non hanno voglia di lavorare ha un po' rotto le scatole. I giovani italiani, per loro fortuna, non sono nelle condizioni di dover accettare, per sopravvivere, le disumane condizioni di lavoro cui i nuovi schiavisti sottopongono gli immigrati, che non avendo qui alcuna rete di sostegno familiare, non possono dire di no.
    Neanche le notizie come questa fanno scalpore in Italia: http://ilquotidianoweb.it/news/cronache/712842/Sfruttavano-clandestini-per-lavorare-i-campi.html
    Gli immigrati "servono" perché su di loro i datori di lavoro possono impunemente esercitare violenza, tanto non importa a nessuno.

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