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Mutilazioni genitali femminili, uno sguardo troppo relativista



di TK


Non ho letto il libro recensito da Enrica su Un altro genere di comunicazione. Parla delle mutilazioni (modificazioni?) genitali femminili (MGF) praticate su donne adulte.

Il discorso lo seguo perfettamente rispetto al tentativo di esplorare lo sguardo occidentale sulle donne di altre culture. Condivido l’invito all’autocritica. Ma scegliere di escludere dal discorso le bambine sottoposte alla pratica brutale delle MGF e riferirsi alle MGF non invasive è fare delle MGF soltanto un espediente narrativo e niente più.

Il dato di fatto è che le MGF sono sostanzialmente praticate su bambine e, come dice l'articolo, si tratta di una sorta di rito di passaggio che determina un ruolo sociale ed in particolare quello di genere. Dopo questa pratica le bambine modificano perfino il loro modo di camminare e ovviamente di giocare. Saranno fisicamente impedite nel fare certi movimenti, oltre alle conseguenze drammatiche per la loro futura vita sessuale e il significato simbolico di questa pratica.

La grande attenzione rivolta alle MGF deriva proprio dal fatto che si tratta di devastanti mutilazioni praticate su bambine e ragazzine. Questo non è un dato da cui si può prescindere. L’attenzione sulle MGF l’hanno portata proprio le donne di culture altre. Davvero Enrica di UAGDC e Federica Ruggiero credono che queste donne hanno bisogno delle occidentali per capire che essere macellate in questo modo lede i loro diritti di esseri umani? Davvero?

Posso seguirle finchè denunciano l’ipocrisia di politicanti e improvvisati difensori dei diritti delle donne, pronti a individuare e scagliarsi contro le barbarie di pratiche misogine e sessiste di culture altre ma muti di fronte alla stessa barbarie della misoginia e del sessismo nostrano. Certamente interessanti le questioni su cui si interrogano, come la chirurgia plastica, e tutte quelle pratiche mosse da un più subdolo e quindi particolarmente insidioso sessismo e maschilismo della cultura occidentale, in cui ciò che appare espressione di autodetermiazione non lo è affatto. Ne sono convinta: non basta credere di scegliere, per farlo veramente.

Certo mi chiedo come mai siamo in grado di vedere che tipo di cultura (patriarcale, maschilista e misogina) sta dietro queste pratiche occidentali, che dubito fortemente siano considerate dal femminismo espressione di autodeterminazione ed emancipazione, mentre dovremmo divenire cieche e sorde di fronte a pratiche “altre” dello stesso tipo se non ben peggiori.

D’accordo anche sul razzismo che muove questo tipo di interesse per i diritti delle migranti, allo scopo di demonizzare l’uomo nero e avvalorare la tesi dell’inconciliabilità tra culture diverse. Quello stesso razzismo che nega i diritti umani di quelle donne e quegli uomini nel nostro paese. Quello stesso razzismo di fondo che alimenta l’atteggiamento paternalistico di chi guarda a quelle donne come a poverette che vanno salvate poiché incapaci di ribellarsi a un sistema di dominio maschile esercitato sui loro corpi e le loro vite.

Ma non le seguo più quando, parlando di MGF, introducono la falsità dell’universalismo dei diritti umani. Di universalismo dei diritti umani si è lungamente dibattuto, il mio punto di vista è che l’universalismo riguarda la titolarità dei diritti. Ogni essere umano ne è titolare. A prescindere dal fatto che l’intera umanità ne condivida i fondamenti etici. La dichiarazione universale dei diritti umani esprime principi etici non condivisi unanimemente neanche nella società occidentale che li ha codificati e adottati. Si tratta di paletti a tutela dell’individuo, del singolo individuo che ne è titolare. Il punto non è che siano condivisi dalla maggioranza, direi addirittura che sono contro la maggioranza.

E più che valori imposti dall’alto, sono frutto di lotte dal basso. Le stesse lotte che avvengono anche nei paesi “altri”, quelle per cui le prigioni sono piene di dissidenti. Non solo gli esseri umani occidentali chiedono e hanno diritto a perseguire la propria felicità e realizzazione. Trovo profondamente razzista negare questa evidenza in nome di un astratto rispetto nei confronti di culture altre.

Peraltro cosa sono queste culture altre non è dato saperlo. Il concetto stesso di cultura trovo non sia facile da definire. Certo “cultura” non è un monolite, e il sistema valoriale che esprime non è unanimemente condiviso dal gruppo umano che l’ha prodotto. Né è un’isola incontaminata. Anzi, cultura è contaminazione. Ancora di più in un mondo globalizzato in cui le idee e gli esseri umani si muovono ad una incredibile velocità, in una relazione di scambio che non può essere ridotta a “neocolonialismo”. Perché questo equivale a commettere quello stesso errore che Enrica di UAGDC e Federica Ruggiero intendono denunciare: non ritenere capaci gli esseri umani “altri” di produrre e creativamente rielaborare istanze di emancipazione e libertà.

Chandra Talpade Mohanty, se ricordo bene, sostanzialmente rifiuta l’immagine neocoloniale della “donna non occidentale” che è un’inesistente costruzione che nega pluralità. Attenzione a non commettere esattamente questo errore. Se anche ci fossero donne per cui queste pratiche non sono che la loro tradizione, ciò che definisce la loro identità e non le vivono come violazione dei diritti umani, ne esistono proprio lì altre che da anni si battono perché le loro società non impongano queste barbare mutilazioni che segneranno drammaticamente la vita di bimbe e ragazze, quando non ne causano la morte.

Chi di queste è rappresentativa di quella cultura altra? Quali istanze di quella cultura altra dobbiamo essere pronte ad ascoltare? Quale di queste rivendicazioni va favorita?

La famosa punturina di cui si parla come rito alternativo è stata rifiutata dalle stesse attiviste che si battono, in quei paesi, perché la cultura maschilista e misogina di cui quelle pratiche sono espressione non sia più imposta attraverso pressioni sociali, che in ultimo annullano ogni possibilità di autodeterminazione. È una strada già tentata e che si è dimostrata fallimentare: non è stata considerata una soluzione accettabile da chi voleva sottoporre le proprie figlie a MGF, con l’aggravante di avere vanificato il lavoro di decostruzione dei fondamenti culturali dietro a queste pratiche: il rito simbolico legittima ciò di cui è simbolo. Mi pare evidente.

Chi è che va ascoltato, chi vuole proteggere i diritti di bambine e ragazze o chi rivendica la legittimità di una tradizione e cultura? Io scelgo i diritti senza ombra di dubbio. Ogni singolo essere umano vale infinitamente di più di qualsiasi cultura e tradizione. E per questo mi sento serenamente di dire che non solo il mio intento non è difendere le MGF ma è di condannarle fortemente e di denunciare la cultura misogina e sessista che le legittima e che, a tutte le latitudini, opprime le donne.


Riferimenti:
Modificazioni genitali femminili. Un approccio post-coloniale (Enrica - UAGDC)
Conversazione con Wild Mauz e Federica Ruggiero (Facebook)

10 Responses to “Mutilazioni genitali femminili, uno sguardo troppo relativista”

  1. Ciao TK e Max, non avevo visto che ieri avete messo questo...
    che dite, rendiamo noto anche il dialogo completo del 9 luglio che fu uno spunto per queste riflessioni?
    http://www.facebook.com/wild.mauz/posts/569542573088901 (comunque FB deve decidersi a implementare funzioni di ricerca dei post vecchi, perchè altrimenti è un delirio ritrovare cose più vecchie del giorno prima)
    Ok, spero che Federica Ruggiero intervenga anche qui, ma soprattutto spero che possiamo leggere tutti e tre il suo libro (che parla di *Modificazioni* genitali femminili) e i lavori di altre antropologhe serie su questi temi, prima di continuare ad attribuire a lei e ad altre studiose alcune intenzioni che mi paiono lontane dal reale, seppur nel giusto intento di questo articolo di sostenere e dar man forte a tutte quelle donne che lottano da anni in tanti paesi del mondo per eradicare in parte o del tutto una serie di pratiche altamente invasive ed anche invalidanti.

    In quanto però al termine "RELATIVISTA" che compare nel titolo, credo che andrebbe individuato e affermato meglio il significato reale di "relativismo" (quale? quello etico? ..o quello culturale elaborato dalla disciplina antropologica?), altrimenti si rischia di usarlo nell'accezione errata datagli dal senso comune, cioè nel senso in cui Marcello Pera e Benedetto XVI dichiararono "troppo pericolosamente relativista" l'idea di famiglie di fatto che non avessero alla base l'unione eterosessuale uomo-donna..... Mica per nulla Remotti ci scrisse un intero libro su questo, eh... (Contro Natura 2008).
    ...D'altro canto è tristemente usuale che gli antropologi debbano sempre combattere contro l'uso politico scorretto di un concetto che significa altro dal modo in cui viene comunemente usato... quindi non sarebbe una cosa nuova o strana se accadesse anche qui.

  2. Wildsidez non ero a conoscenza di quella conversazione,grazie di averla tirata fuori. Credo che l'intervento di Federica Ruggiero sia chiaro e quindi scrivere in questo post che l'autrice del libro e io, che ho scritto un post che sostanzialmente ricostruisce l'analisi della Ruggiero dopo la lettura del suo interessantissimo libro, vogliamo difendere le mgf credo sia scorretto.
    Non so se dal mio post, anche se nei tanti commenti l'ho spesso chiarito, ma sicuramente dalla lettura del libro (è stato letto il libro da chi scrive?) si capiscono le intenzioni dell'autrice, tra l'altro le ha esplicitamente ribadite lei in una conversazione a cui anche chi ha scritto questo post ha partecipato. Anche io spero che l'autrice intervenga anche qui e per quanto mi riguarda personalmente mia intenzione non è giustificare tali pratiche, farmi dire il contrario non è corretto.

  3. Con i post e i topic di Facebook sono sempre in difficoltà, perchè le bacheche non sono accessibili a tutti e perchè non so se gli autori gradiscono essere citati, linkati, riprodotti. Intanto, preciso i riferimenti in fondo all'articolo. Lo stesso post di Tk è l'insieme dei suoi interventi nella conversazione citata, che ho appena un po' rimaneggiato per farne un articolo.
    Ovviamente a nessuno è attribuita la difesa delle mitulazionie genitali femminili. Credo però sia insufficiente non difendere. Il punto semmai è la mancata condanna, che finisce per comunicare una ambiguità.

  4. ciao enrica.
    essere scorretta mi dispiacerebbe assai, mi preme quindi chiarire questo punto.
    mi diresti per favore dove ho sostenuto che tu e federica ruggiero intendete difendere le mgf? se me lo indichi, mi spiego meglio.

  5. Scusami ma hai letto il libro di cui si discute?

  6. nella prima riga dell'articolo che tu hai sicuramente letto, c'è scritto "Non ho letto il libro recensito da Enrica su Un altro genere di comunicazione."
    e lo ripeto più volte anche nella mia conversazione con federica ruggiero.
    ho espresso considerazioni su ciò che ho letto nel tuo articolo e su ciò che gentilmente federica è venuta a rispondermi.
    ora, se abbiamo chiarito che non ho commesso la scorrettezza che mi hai imputato, se ci sono delle mie considerazioni a cui vuoi obiettare e su cui vuoi discutere, io sono a disposizione. sono convinta ne potrebbero venire fuori riflessioni interessanti. io nei vostri interventi ne ho riscontrate molte, credo di averle anche evidenziate.

  7. T Brandi nel passo conclusivo del tuo post dove dici di stare dalla parte di chi difende i diritti no dalla parte di chi rivendica la legittimità di una tradizione e cultura, dove starei io secondo questa analisi. Mi sbaglio?

  8. Enrica, io sinceramente non ho capito dove stai tu, nel momento in cui contesti l'universalismo dei diritti. Credo tu sia presa da due esigenze, che avverti in contraddizione nel dibattito occidentale sulle MGF. Una antipatriarcale e una antirazzista. E però la contraddizione non la risolvi. Sospendi il giudizio.

  9. T Brandi scusami non mi riferivo a te quando ti chiedevo del libro ma a massimo lizzi che a quanto pare sa sempre meglio di me quello che voglio dire.

  10. ho scritto che in quelle culture altre, ci sono donne che rivendicano la tradizione e donne che rivendicano i diritti negati da quella tradizione. io dico che scelgo le istanze delle seconde senza nessuna difficolta'. e che questo non fa di me una razzista.
    dove stai tu? credo tu stia dove hai detto di essere: tra coloro che sospendono il "giudizio di valore".
    tu mi pare ti sia collocata tra chi non difende le mgf, io tra chi le condanna.

    se ho capito male, aiutami a comprendere meglio.

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