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La visione emica dell'uomo bianco



di Tk


(...) Non si può poi, a mio parere, paragonare lo status di persone che vivono con pochi dollari al giorno a quello degli imprenditori che ricorrono ad un prestito bancario, neppure in senso paradossale, perché ciò finisce, lo si voglia o meno, con il comportare la rimozione delle profondissime disparità economiche e sociali che sussistono tra queste due categorie di soggetti. Gli imprenditori semmai sono i trafficanti, non certo le loro vittime!
(Maria Rossi)

Al limite il paragone si può fare con chi, a causa delle ingiuste politiche economiche che regolano il credito, si trova costretto a “scegliere” di mettersi nelle mani degli usurai. Così come, seguendo il ragionamento di Pietro Saitta, a causa delle restrittive politiche migratorie, le immigrate sono costrette a “scegliere” di mettersi nelle mani delle reti che gestiscono la tratta di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione.
Vittime di usura e vittime di tratta condividono “consapevolezza” e una “libertà” ben virgolettata?
Vogliamo definire l’usura “forma razionale di resistenza”? Possiamo sostenere che le vittime di usura e usurai sono dei “resistenti” che stanno dalla stessa parte contro l’ingiusto ordine mondiale?
Definire gli usurai criminali e l’usura (con la violenza che ne è parte sostanziale) come crimine che come tale va perseguito, è in contraddizione con la denuncia dell’ingiusto sistema che regola il credito e delle ingiuste politiche economiche mondiali?
Io dico di no.
Significa guardare con sguardo “coloniale”, significa “sovradeterminare”?
Dico di no.
Io dico che per esprimersi contro le disumane e scellerate politiche immigratorie non è necessario nobilitare tratta e sfruttamento fino a farne razionali atti di resistenza, nonché espressione di libertà. Così come per dirsi contrari alle scellerate e disumane guerre per “esportare democrazia” non è necessario ricorrere al relativismo culturale estremo che fa dei dittatori dei benefattori del popolo, negando a quei popoli la titolarità di diritti che sono universali, nonostante ci siano tra loro molti che subiscono (lo “scelgono”??) o addirittura appoggiano quelle dittature. 
Si può essere contrari alle disumane “guerre umanitarie” e contemporaneamente al fianco di chi lotta per vedersi riconosciuta la dignità di essere umano.
Il punto è che arrivati a donne e immigrati, da sempre, quello che per gli altri (maschi, bianchi e etero ) si chiama sfruttamento e alienazione, diventa “anche opportunità e investimento”. Quelli che per i maschi bianchi e etero sono vantaggi paradossali per loro impensabili, per donne e esseri umani di mondi altri sono “vantaggi” per cui è accettabile, perfino espressione di autodeterminazione e dignità di agency, decidere (decidere… mettiamoci un paio di virgolette e siamo a posto!) di prestarsi (!!) allo sfruttamento.
E allora legalizziamo il lavoro nero e magari anche la schiavitù. Signori miei, c’è crisi e per mangiare si può anche essere disposti a scegliere di prestarsi a qualche frustata. O no?!
Questa si che è una visione emica.

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