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Brunetta e la statura della satira

Renato Brunetta è uno dei più antipatici esponenti politici di Forza Italia, pur non mancando di risultare talvolta ridicolo. Un ex socialista craxiano, accasato nel centrodestra di Silvio Berlusconi. Rissoso e arrogante. In gergo volgare si direbbe uno stronzo. Ma è giusto dire un piccolo stronzo?

Protagonista di tante controversie. Da Ministro della funzione pubblica, nel 2008, lancia la campagna contro i dipendenti statali fannulloni, fino a minacciarne il licenziamento. Sul sito del ministero pubblica vignette satiriche contro i dipendenti pubblici. Da Enrico Mentana, si dichiara meritevole di vincere il Premio Nobel per l'economia. Nel 2009, il settimanale L'Espresso rivela che il libro "Microeconomia del Lavoro", di cui Brunetta è co-autore, è ampiamente basato sul più noto testo americano del 1980 (Labor Economics, prima edizione del 1970, edito da Prentice-Hall, Inc.) di Belton M. Fleisher e Thomas J. Kniesner, non citato nel testo italiano. In polemica con Mara Carfagna, attacca le donne impiegate, per dire che fanno la spesa in orario di lavoro. Attacca i poliziotti, panzoni che fanno i passacarte, invece di andare in strada a garantire la sicurezza. Richiamandosi a Sciascia, propone lo scioglimento della commissione antimafia. Attacca il mondo del cinema, riesumando la parola culturame, usata da Mario Scelba. Al convegno del Pdl veneto a Cortina d'Ampezzo, afferma che «Ci sono élite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di Stato» e mette in contrapposizione «i compagni della sinistra per bene» e quella che definisce «la sinistra per male» o «di merda» alla quale augura «vada a morire ammazzata». Definisce mostro il consiglio superiore della magistratura e dichiara che i magistrati si sono montati un po' la testa. L'11 settembre 2010, in una intervista a il Giornale afferma che «Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l'Italia sarebbe il primo Paese in Europa». Il 14 giugno 2011, al termine di una conferenza sull'innovazione nella pubblica amministrazione, una lavoratrice della Rete Precari, chiede di porre una domanda e viene invitata ad avvicinarsi dallo stesso Brunetta, ma quest'ultimo, una volta che la donna si presenta come appartenente alla rete dei precari della pubblica amministrazione, si rifiuta di ascoltarla allontanandosi velocemente dall'aula, dicendo "questa è la peggiore Italia".

Un politico dunque che si presta ad essere sfottuto. Uno dei bersagli preferiti della satira. Che però spesso, pur avendo a disposizione tanti argomenti, preferisce giocare facile e colpire la sua bassa statura fisica. Brunetta non ha gradito le vignette di Vauro nell’ultima puntata (e ora nel sito) di Servizio Pubblico: in una viene ritratto dentro un barattolo che ricorda il carro armato degli pseudo-secessionisti veneti, in un’altra ha le sembianze assai prossime di Dudù (“I cagnolini di Arcore, Dudù e Brubrù”) (...) In una delle vignette di Vauro: dal titolo “Brunetta pronto ad allearsi con il diavolo”, un demone esclama: “Ehi capo. Mi sa che ci hanno mandato il nano sbagliato”. In un’altra: “Incarichi in Forza Italia. Solo Brunetta resta in piedi”; Berlusconi di profilo si gira e spiega: “È l’unico che riesce a leccarmi il sedere anche senza bisogno di chinarsi” (Il Fatto 9.4.2014).

Il politico ha deciso di reagire. Accusa di razzismo e minaccia querela. Sui modi della reazione si può discutere, sul merito penso abbia ragione. Vauro, nella sua divertita autodifesa, sostiene che l'esagerazione e la volgarità sono la cifra della satira. Sarà. Tutto sta a vedere cosa esagerazione e volgarità prendono a bersaglio. Come questa vignetta che equipara una scimmia a Obama, evocandone la morte. Se mirano al colore della pelle, ai tratti somatici, alla appartenenza etnica, nazionale, religiosa, veicolano un contenuto razzista. I nani, non sono una razza dice Vauro. In senso stretto, non lo sono neppure i disabili, i meridionali, i gay, le donne. In senso estensivo, consideriamo razzista, il comportamento intollerante, insultante, dileggiante, contro un gruppo umano svantaggiato, per qualsiasi motivo connotato. Di certo, può considerarsi discriminatorio.

Un argomento a difesa di questa satira, sostiene che esiste uno scarto troppo grande tra la statura fisica di Brunetta e la sua smisurata arroganza e presunzione. Sarebbe ovvio, da parte di battute e vignette evidenziarlo. Come a dire che uno grande e grosso avrebbe più diritto di uno piccolo e basso, ad essere arrogante e presuntuoso. In verità, una buona e valida giustificazione non esiste. Come i politici ricorrono al consenso facile, con proposte e battute demagogiche, questa satira ricorre alla risata facile, con luoghi comuni, stereotipi e cliché. A scuola, i piccoli e i grassi li abbiamo sempre presi in giro. E per insultarci ci davamo tranquillamente dello spastico. La satira può essere meglio? Sembra di no, e allora dagli alla puttana, all'oca, al frocio, al tappo, al panzone, al gobbo. Non fa ridere la nostra intelligenza, ma fa sghignazzare il nostro bullo interiore. Lo riflette, lo conferma e lo riproduce. Come altri strumenti culturali, concorre a formare il nostro modo di vedere e di pensare. La nostra cultura, grazie alla quale esprimiamo rappresentanti politici come Renato Brunetta e oppositori satirici che gli rimproverano di non essere un altro uomo politico, migliore, più competente, più bravo, più onesto, veramente diverso. Cioè, alto, biondo, bello e con gli occhi azzurri.

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