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Una norma «francese» contro gli stupratori virtuali

In Francia, con la nuova legge per la parità donna-uomo (notare l'ordine) approvata il 24 gennaio, è stato deciso che l'autorità per la vigilanza su Internet potrà indagare e punire gli autori di insulti sessisti, omofobi e contro i portatori di handicap: sono infatti queste le tre categorie di offese più diffuse. (...) La ministra per i Diritti delle Donne, Najat Vallaud-Belkacem, ha fatto l'esempio di un tweet contro la militante antirazzista, Rokhaya Diallo. "Bisogna stuprare questa stronza di Rokhaya, così ci sbarazzeremo dell'antirazzismo", era scritto. Un incitamento alla violenza sessuale, poi oggetto di una sentenza di tribunale. Gli attacchi sessisti non sono certo stati inventati con il web. Ma la facilità con cui, anche in Italia, vengono diffusi e tollerati merita una riflessione, com'è accaduto anche negli ultimi giorni dopo gli attacchi a Laura Boldrini, terza carica dello Stato. [Repubblica 05.02.2014]

In Italia infatti, succede il contrario. Ad una donna, qualsiasi donna, fosse anche la donna più importante della Repubblica, frasi come quelle, si possono scrivere tutti i giorni. Nessuno viene denunciato. Nè l'istigatore, nè i commentatori. Anzi, se la donna che li riceve definisce quelle frasi come commenti che sembrano scritti da potenziali stupratori, è lei ad essere denunciata.

Una maxiquerela contro la presidente della Camera per la frase sui "potenziali stupratori" pronunciata a Che tempo che fa. L'iniziativa di massa contro Laura Boldrini è partita dal Movimento Cinque Stelle su Facebook, con il sostegno di diversi parlamentari. Tra le adesioni quelle del presidente dei senatori Vincenzo Santangelo e dei deputati Massimo De Rosa, Alessandro Di Battista, Paolo Bernini, Sebastiano Barbanti, Alessio Villarosa. Non c'è, invece, la firma del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. [Repubblica 5.02.2014].

L'iniziativa può far sorridere, può sembrare paradossale, grottesca, provocatoria. Può far esclamare che questi, oltre a esibire fantasie da potenziali stupratori, hanno anche la faccia come il culo. Ma è la similitudine tra la violenza maschile e la violenza mafiosa, nel tratto subculturale diffuso e nella valenza intimidatoria a consentirgli di poterla avere.

Ha buon gioco Roberto Natale, portavoce di Laura Boldrini a rispondere: "Vuol dire che toccherà sottoporre ai giudici il lunghissimo repertorio di minacce sessiste, di stupri evocati, di oscenità, di insulti che da domenica sono comparsi sul blog e sulla pagina facebook di Beppe Grillo e sentire da loro quale delicata definizione meritino invece gli autori di queste sconcezze, che in nessun modo e in nessuna sede la Presidente Boldrini ha riferito agli aderenti al Movimento 5 Stelle"[Repubblica 5.02.2014].

Ha buon gioco però soltanto difensivo e dal punto di vista giudiziario, se mai si arriverà in tribunale. Iniziative come queste sono trovate per essere annunciate, non per essere portate fino in fondo. Sono propaganda Ottenuto l'effetto, la querela basta ritirarla. Ed è uno dei motivi per cui, io sono favorevole alla irrevocabilità della querela sempre. L'effetto propagandistico va oltre la contesa Boldrini-Grillo. Perchè mette in scena su un grande teatro mediatico e virtuale di dimensione nazionale, quello che accade nelle situazioni di violenza privata. Dopo il fatto, è ancora lui ad intimidire lei. Con l'ambiente circostante indifferente o a lei sfavorevole. Secondo le consuete dinamiche dalla colpevolizzazione della vittima e della vittimizzazione secondaria.

Nel quadro di questa rappresentazione, a Milano viene intercettata una lettera minatoria con proiettile indirizzata a Laura Boldrini [Corriere della Sera 5.02.2014]. Notizia che al momento vede la soddisfazione del 39% dei lettori dell'articolo sul Corriere. Tra le minacce pervenute nella lettera la più esplicita dice: «Ti getteremo dell'acido addosso». I commenti dei detrattori, diffusi sul web, variano dal ben ti sta, al chi semina vento raccoglie tempesta, al se l'è mandata da sola.

Questa storia ci mostra (ci propaganda) che un uomo o più uomini ad una donna possono fare quello che vogliono, possono offenderla e umiliare come vogliono, con tutti gli sfondi sessisti e sessuali che preferiscono, senza subire alcuna conseguenza. Lei non li denuncia, anzi è lei a venire denunciata. Succede persino alla donna che ricopre la carica più alta. Nemmeno lei può permettersi di replicare la cosa più ovvia. Loro possono dirle di tutto, ma è lei che deve stare attenta a quello che dice. E' lei che deve stare zitta e abbassare lo sguardo.

Ho già scritto che, a mio avviso, Laura Boldrini potrebbe, dovrebbe fare come le deputate del PD, che hanno denunciato Massimo De Rosa (ora tra i querelanti annunciati della presidente). Non solo e non tanto per se stessa, ma per tutte le donne che rappresenta. Che non denunciano le violenze, che non le riconoscono come tali. Mi rendo conto che una tale iniziativa farebbe da esempio, ma verrebbe anche deformata, come già succede per la sua sola denuncia all'opinione pubblica. Come si trattasse di una operazione giudiziaria contro gli oppositori e contro poveri elementi popolari già afflitti dal disagio, perseguitati da lei, una donna di potere.

Quando Laura Boldrini ebbe la prima reazione contro l'hate speech, oltre ad accusarla di essere una censora liberticida, le si disse che le leggi a tutela delle persone offese in Italia ci sono già, basta applicarle. Ma a quanto pare, sono leggi passive, che richiedono una querela di parte, per poi eventualmente avviare una istruttoria. Credo questo sia insufficiente e dia luogo alla situazione paradossale per cui alla fine è proprio la persona offesa a poter essere denunciata. La violenza virtuale sessista, omofoba, razzista, non è violenza contro singole persone, ma contro interi gruppi umani. E' una violazione virtuale dei diritti umani. Ha una forte valenza simbolica. Come le offese ingiuriose e le teste di maiale indirizzate contro la Comunità ebraica di Roma. [Repubblica 1.02.2014]

La lotta contro questa violenza ha da essere un compito della collettività, delle sue istituzioni, in una forma attiva di vigilanza, indagine e sanzione. Non deve porsi il problema della denuncia, per chi riceve offese come queste. Sono sotto gli occhi di tutti. Richiedono la procedibilità d'ufficio contro chi le scrive e chi le pubblica. Non è vero che Internet è un rubinetto aperto e che è impossibile controllare ogni messaggio. Gli utenti capiscono molto bene e molto in fretta la politica degli amministratori di una fanpage, di un blog, di un forum, se gli admin istigano alla violenza o la disincentivano, capiscono bene se il luogo in cui entrano è un luogo civile o una fogna. E di conseguenza si adeguano. Perciò, anche in Italia abbiamo bisogno di discutere al più presto di una nuova norma come quella francese.

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