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Con i funerali di Nelson Mandela, destrorsi e sessisti provano a seppellire (di fango) Laura Boldrini

Mentre nell'indifferenza generale, Laura Boldrini viene usata tutti i giorni più volte al giorno sulla pagina di Beppe Grillo come ricettacolo degli umori maschili - negli stessi termini con cui tali umori si mettono nero su bianco sopra i manifesti delle pubblicità progresso antiviolenza - al Giornale della famiglia Berlusconi è venuta l'idea di mettere la presidente della camera sulla graticola, per la sua partecipazione ai funerali di Nelson Mandela. Perchè la presidente vi ha partecipato con il suo compagno Vittorio Longhi, ospiti sull'aereo del presidente del consiglio. Anch'egli accompagnato dalla moglie Gianna Fregonara. Ma lui soltanto sfiorato dalla polemica.

Il Giornale prova a ricamare sui costi, aprendo con un parallelo improbabile. Il premier israeliano Netanyahu, per non trasportare staff e scorta di sicurezza, ha rinunciato a partecipare ai funerali di Mandela, risparmiando un milione di euro. Cifra tonda. Il premier di uno stato perennemente in guerra (più rischiose le trasferte, più impegnativo garantirne la sicurezza): Uno stato che aveva buoni rapporti con il regime dell'apartheid. Tanto che i palestinesi si sono più volte ispirati a Mandela e l'Anc come modello ed esempio per la loro causa nazionale. Un assenza dunque politicamente opportuna dal punto di vista israeliano e perciò molto criticata da JCall, il network di cittadini europei di origine ebraica. Alla fine però Israele ha partecipato, rappresentato - pensa un po' - proprio dal presidente del parlamento (la Knesset), Yoel Edelstein.

Tuttavia, sui costi si può ricamare poco. Il Giornale deve riferire che la partecipazione della presidente della Camera non ha comportato spese aggiuntive.

Per me e per il mio staff non c'è stata nessuna spesa di viaggio a carico del bilancio della Camera: siamo stati ospiti sul volo del Presidente del Consiglio dei Ministri. Né ci sono state spese di soggiorno: la delegazione ha viaggiato di notte, sia all'andata che al ritorno, anche perché urgeva essere di ritorno a Montecitorio per non tralasciare i lavori d'aula. Infine, nessuna indennità di missione. [Laura Boldrini, FB 14.12.2013]

Il Giornale prova a ricamare su un secondo argomento. La partecipazione di Laura Boldrini sarebbe stata illegittima, poichè l'invito è stato ricevuto solo da Enrico Letta. Come si trattasse di un semplice invito privato rivolto ad una persona, invece dell'invito rivolto ad uno stato. Dovrebbe essere evidente che lo stato invitato decide in autonomia la composizione della propria delegazione. Come ha fatto ogni stato partecipante, pur ricevendo un unico invito.

Barack Obama (...) accompagnato sull'Air Force One dalla moglie Michelle e, solo per fare i nomi che contano, dall'intera famiglia Clinton - Hillary, Bill e la figlia Chelsea - e dall'ex presidente George W. Bush con consorte.Il premier inglese David Cameron è arrivato con l'alleato Nick Clegg, e gli ex primi ministri John Major e Tony Blair, si presume con la consueta folla di accompagnatori. Da Parigi è arrivato il presidente François Hollande, in compagnia di Valérie Trierweiler e del suo predecessore Nicolas Sarkozy, oltre allo staff. E dalla Grecia, hanno fatto notare i ben informati, sono partiti persino ex ministri: oltre al premier Antonis Samaras, c'era l'ex titolare degli Esteri. [Lettera43 12.12.2013].

Il ricamo sull'argomento decisivo riguarda la presenza del suo compagno Vittorio Longhi. Sia pure a costo zero. Compagno chiamato insistemente "fidanzato". E' una scelta precisa. Che ha a che fare con la presunta illegittimità della sua presenza, in contrapposizione a mogli e consorti e con il fatto che lei è una donna, divorziata e che il suo compagno ha 11 anni meno di lei. "Fidanzato" evoca la provvisorietà di una relazione.
Ora, possiamo ritenere che la presenza dei congiunti sia sempre e comunque inopportuna. In tal caso lo è tanto la presenza del compagno di lei (la presidente della camera) quanto la presenza della moglie di lui (il presidente del consiglio). Ed allora è inaccettabile che nell'occhio del ciclone ci finisca solo lei. Giusto per chiarire il punto ai sessisti che fanno i finti tonti, e respingono sdegnati l'accusa di sessismo.

Non sono fissato con i costi della politica. Penso siano altrettanto importanti e forse di più, i costi di altre caste: imprenditoriali, manageriali, e finanziarie. Sono favorevole ad una riduzione dei costi, ad un allineamento agli standard europei, senza particolari ossessioni e vessazioni. Se l'amministrazione della Camera dei Deputati va in tale direzione, questo è ciò che va riconosciuto e valorizzato.

Possiamo anche ritenere che i congiunti dovrebbero sempre e comunque pagare un biglietto, come succede in Germania, ma non ho letto nessuno che lo abbia proposto, mentre conduceva la sua campagna surreale contro una persona che comunque si difende dignitosamente.

E vengo, Presidente Sardoni, alla questione che ha suscitato qualche polemica in questi ultimi giorni: il mio viaggio in Sud Africa per l'estremo saluto a Nelson Mandela. Lei me l'ha posta in modo diretto e schietto, e voglio fare lo stesso io nel risponderle. Sgombriamo subito il campo dalla questione dei costi: lei li definisce "probabilmente non particolarmente elevati". Posso confermarglielo senza timore di smentite: non c'è stato un euro di spesa in più per le casse pubbliche, essendo la delegazione di Montecitorio ospite del volo di Stato che portava a Johannesburg il presidente del Consiglio, capo della delegazione italiana. E colgo l'occasione di questo incontro con voi per ricordare che, in 9 mesi di mandato, l'aereo di Stato l'ho preso in una sola altra occasione: il 4 novembre, per una manifestazione a Bari nella giornata delle Forze Armate, alla quale sono andata a rappresentare, su sua richiesta, il Capo dello Stato. Eppure le opportunità non sono mancate, viste le 96 iniziative alle quali come Presidente ho partecipato fuori Roma, talvolta all'estero. Avrei potuto usarli, i voli di Stato. Se qualcuno pensa che io abbia cambiato idea rispetto agli iniziali proclami di sobrietà, si sbaglia di grosso: questo dato è lì a dimostrarlo, incontestabile. Lei sembra intendere che io non fossi legittimata ad andare. O meglio: che la Camera stessa non fosse legittimata ad andare. Presidente Sardoni, questo non posso condividerlo; e le spiego perché. Le faccio presente che ogni Stato ha deciso in autonomia la composizione della propria delegazione, non essendovi un invito. E nel caso dell'Italia si è convenuto che fossero il Presidente del Consiglio e la Presidente della Camera. Di altri Paesi erano presenti folte delegazioni composte anche da esponenti delle istituzioni non più in carica. Riguardo a quelle che lei chiama "questioni sessiste", sì, ritengo che abbiano pesato. Non si ha memoria di obiezioni simili a generi rovesciati, né in Italia né altrove, come evidenziato dallo stesso Presidente Letta; ma anche dall'onorevole La Russa, col quale pure negli anni passati non sono mancati, come è noto, scontri aspri su altre materie. Colgo l'occasione per ringraziare i tanti deputati, dei più diversi orientamenti politici, che in questi giorni mi hanno espresso sostegno, dal vicepresidente Baldelli alla Presidente Bindi, dal Presidente Dellai al Presidente Migliore, dalla deputata Locatelli all'onorevole Martino, per citarne solo alcuni. Il cuore della sua domanda, però, attiene alla "dimensione simbolica" di questa trasferta, ed è a questa soprattutto che voglio rispondere. Mi rivolge un appello alla sobrietà che diventa - mi scusi se la traduco - "ma non se ne poteva stare a casa?". La mia risposta è "no"! Non perché la rinuncia mi sarebbe costata, come lei suggerisce, "in termini di storia personale". Sono andata lì per il lavoro che faccio oggi: presidente della Camera dei deputati, una Camera che ha avuto l'onore di ospitare per ben due volte Nelson Mandela, nel '90 e nel '98. Sono andata lì perché per la morte di Mandela ci si è mossi da tutti gli angoli della Terra. La "sobrietà" che lei chiede sento di averla pienamente praticata. Ma mi permetta di dirle che la partecipazione era importante proprio rispetto alla "dimensione simbolica" che lei ha richiamato: è scomparso un grande della Storia, un gigante della lotta per la libertà. Questo è il simbolo! E stare lì significava dire che il Parlamento italiano questi simboli li riconosce e li onora. Mi sente così determinata perché in questi giorni qualcuno ha provato a dire che tutto è uguale a tutto: l'estremo omaggio a Madiba varrebbe come un Gran Premio di Formula Uno oppure come una festa estiva privata. Ho fiducia piena nei miei connazionali: sono certa che sappiano distinguere tra il volo di Stato per partecipare ufficialmente alla cerimonia funebre di Mandela e il volo di Stato per andare a ballare il flamenco, o per trasportare pesce fresco!  [Laura Boldrini, 19.12.2013]


Vittorio Feltri, nel replicare ad Enrico Letta, ripete la sciocchezza secondo cui Laura Boldrini non sarebbe stata invitata ai funerali e - dato che il più immediato paragone con Letta e consorte proprio non gli riesce - paragona la sua trasferta in Sudafrica al volo di Clemente Mastella su un aereo di stato insieme con figlio per recarsi al Gran Premio di Monza

Caro Presidente, la ringrazio delle sue osserva­zioni. Vorrei solo aggiungere (per completezza d’informazione) che, qualora non fosse esistito un cla­moroso precedente contrassegnato da polemiche infuocate, mai mi sarei oc­cupato della presidente della Camera, signora Laura Boldrini, «rea» di essersi recata in Sud Africa con un aereo di Sta­to - accompagnata dal fidanzato - pur non essendo né capo di governo né ca­po di Stato, quindi non formalmente in­vitata ad assistere ai funerali di Nelson Mande­la.Mi riferisco alla trasferta di Cle­mente Mastella, ministro della Giustizia nell’ultimo governo Prodi, effettuata a Milano con analogo aereo di Stato, sul quale venne ospitato il di lui figlio che ambiva a essere spettatore del Gran premio automobilistico di Monza. Nella circostanza, il mini­stro, che era venuto nel capoluo­go lombardo per motivi istituzio­nali e non sportivi, fu attaccato con furore da ogni parte e accusa­to di familismo per avere conces­so un «passaggio», non oneroso per la pubblica amministrazio­ne, al proprio erede. Continuo a non capire, signor presidente, perché sia considera­to lecito il viaggio di Laura Boldri­ni (con fidanzato) e, invece, giudi­cato illecito quello di Clemente Mastella (con figlio). Mi sarei aspettato una spiegazione di buon senso e mi rammarica che lei non me l’abbia fornita.Cordiali saluti Vittorio Feltri.

I motivi istituzionali riguardavano la premiazione dei vincitori del Gran Premio e competevano al vicepremier Rutelli. Altri, non meglio precisati impegni istituzionali erano soltanto l'improvvisata giustificazione di Mastella. Resta il fatto che occorre spiegare a Feltri la differenza tra il Gran Premio di Monza e i funerali del del padre del nuovo Sudafrica, bandiera del secolo nella lotta al razzismo, e magari la differenza tra Nelson Mandela e Fernando Alonso. D'altra parte si è visto che sulla identità dello stesso Mandela il Giornale non ha le idee molto chiare.

Il caso montato dal Giornale è stato cavalcato anche da altri. Dal Codacons, dall'Huffington Post che gli ha fatto la prima pagina, ovviamente da Beppe Grillo, da Lettera43, da Corrado Augias, dal Simplicissimus, alcuni più garbati, altri più insolenti e diffamatori, più o meno con lo stesso pregiudizio sessista, gli stessi argomenti antipolitici e con i paragoni più improbabili, dove tutto viene mescolato in un unico calderone di illegalità, immoralità e inopportunità.

Luca Sofri riassume il tutto con categorie che non chiamano immediatamente in causa il sessismo e il qualunquismo:

Bisogna essere cretini. Si fatica a credere che ci sia in giro gente che aizza odio e forconi contro la presidente Boldrini perché è andata alla cerimonia per Mandela accompagnata dal marito, come qualunque altro leader politico mondiale: e come riportato dalla fonte originale, senza speseE quindi, chiedendosi cosa animi simili sciocchezze, le risposte che ci si possono dare purtroppo sono due: uno, che abbia ragione Boldrini quando dice che a lei donna vengono contestate cose ritenute normali quando si tratta degli uomini, e che il maschilismo si saldi alla stupidità; due, che i nemici politici di Boldrini abbiano da tempo in moto per lei una personale macchinina del fango. Fosse per la constatazione che in giro ci sono dei cretini, è dolorosa ma abbiamo imparato a conviverci: alla fine queste stupidaggini sono state dette da uno squinternato professore filogrillino e da un titolo del Giornale. Ma se magari il resto dei media evitasse di montarci la panna con estesi titoli che le chiamano “polemiche” e “del M5S” – sapendo di attingere alle stesse reazioni – forse sarebbero meno complici della ulteriore diffusione della cretineria.

4 Responses to “Con i funerali di Nelson Mandela, destrorsi e sessisti provano a seppellire (di fango) Laura Boldrini”

  1. Post molto coraggioso ed anche molto vero, l'autore ha la mia stima :)

  2. I Presidenti della Camere dei Deputati.. sono sempre stati circondati da un alone di misticità, Pivetti, Casini, Fini. Guai a criticare il Presidente della Camera, eri bollato di eresia e offese alle più alte cariche dello Stato. Poi; arriva la Laura Boldrini, ( Che detto tra noi, non mi è mai rimasta simpatica, anche perché è più giovane di me, solo di un anno, ma conta!) Dicevo, arriva Laura Boldrini e la carica istituzionale perde di valore, lei può essere offesa da chiunque, non ha una buona stampa nemmeno tra quella della sua parte.. Ora, io non credo che sia solo un fatto di sessismo, si c’è anche quello ma non solo.. è una questione politica. Laura Boldrini, fa parte di un partito piccolo, che non ha peso, ne in parlamento, tanto meno nella stampa. In più, non solo, non è andata al meeting di Rimini, ma ha trattenuto il 20 agosto alcuni deputati a lavorare in parlamento, che poi hanno formalmente protestato, perché sono stati ostacolati a partecipare all’evento di comunione e fatturazione. Nessuno è profeta in patria; Laura Boldrini ha avuto numerosi riconoscimenti all’estero, però; trattandosi di rifugiati, in patria si è creata solo antipatie.

  3. "Non sono un classico presidente, rinuncio totalmente ai voli di Stato".

  4. L'aggregatore Tze Tze della Caseleggio Associati ha messo ha confronto la notizia del viaggio in Sudafrica con una precedente affermazione della presidente, secondo cui non avrebbe mai usato i voli di stato. Per fare intendere che adesso sarebbe in contraddizione. Divulgata dalla pagina di Grillo, questa è una trovata nè vera nè logica.
    Su 96 trasferte solo una volta ha usato il volo di stato. Se avesse usato un volo low-cost per andare in Sudafrica avrebbe speso di più, perchè ciò avrebbe comportato una spesa in aggiunta al volo di stato del presidente del consiglio. Invece limitandosi ad essere ospite dell'aereo del presidente del consiglio non ha speso nulla. Contro la presidente della Camera, pura idiosincrasia misogina.

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