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Assistenza sessuale: un binario morto per i disabili




Traduzione di Maria Rossi


L'assistenza sessuale è un tema di dibattito importante oggi nell'ambiente dei disabili. Ho l'impressione che il discorso dominante su questa questione sia favorevole in Francia all'applicazione di questo dispositivo, attualmente illegale.

Io sono assolutamente contrario. Non sono il solo, eh!, ma penso che questa posizione debba essere ribadita il più frequentemente possibile. Una presa di posizione interessante si trova sul blog Celinextenso.

Bene! Allora perché sono contrario, perché?
Per un sacco di ragioni serissime.

Possiamo chiederci  in che cosa differisca dalla prostituzione l'assistenza sessuale. Il principio è sempre quello di pagare delle persone per compiere atti sessuali su un'altra. D'accordo: saranno pagate a prestazione, non ci sarà la pressione di un magnaccia, l'assistenza sessuale non determinerà grandi traffichi di carne umana, ma il principio, in fondo, è sempre quello della prostituzione.

Ciò che più colpisce, è che la maggior parte dei disabili che chiedono l'attuazione  di un servizio di assistenza sessuale sono uomini, generalmente eterosessuali. Non vedo come l'implementazione di un servizio di assistenza sessuale possa combattere efficacemente la riproduzione dell'oppressione patriarcale. E' altresì chiaro come il termine le «assistenti sessuali» (donne) sia molto più usato del termine l' «assistente sessuale» (uomo). Possiamo fare questa constatazione quando vediamo l'intervista di Eric Fassin su Libération. L'impiego dell'espressione «sessualità per tutti»,  l'assenza dell'uso del genere femminile per il termine di handicappato [i francesi usano questo vocabolo, anziché quello di disabile o diversamente abile) non sono ambigui.

Sembrerebbe, una volta di più, che la sessualità femminile non susciti alcuna preoccupazione. Ciò, francamente, non è né nuovo, né sorprendente. Ciò va di pari passo con l'idea sbagliata che gli uomini abbiano dei «bisogni»  da appagare assolutamente.

Del resto, ciò si ricollega ad un'altra argomentazione proposta dai sostenitori dell'assistenza sessuale: che la sessualità sia un diritto e che il suo accesso debba essere garantito alle persone diversamente abili. Non sono convinto che si tratti di un bisogno vitale. Certo: una sessualità appagante concorre al benessere, ma considerarla un diritto dell'essere umano mi pare un po' esagerato. Quest'idea suscita un altro interrogativo. Com'è che le difficoltà sessuali dei diversamente abili costituiscono il fondamento di una proposta come l'assistenza sessuale? Ciò vorrebbe forse dire che soltanto noi ci troviamo in questa situazione? Che le persone non disabili che sono sole, in uno stato di carenza affettiva e sessuale non possono far altro che andare a puttane? Che la disabilità è l'unica valida ragione per porre rimedio alla situazione? 

Bah!, la loro sessualità caritatevole alla mordi e fuggi (avranno pure il diritto di essere frettolose le assistenti sessuali o no?) se la possono tenere per sé. Noi poveri piccoli sulle sedie a rotelle, incapaci di masturbarci da soli davanti ad un porno (o davanti a niente, immaginazione quanto sei travolgente!), vittime della nostra incapacità di masturbarci siamo i soli degni di essere salvati! Siano affittati i nuovi preti della sessualità di Stato, standardizzata ed asettica. Che bel futuro!

Separare la sessualità dal suo carattere eccitante, vederla come un atto medico necessario distrugge, a mio parere, l'interesse della cosa.  Tanto più che si concepisce l'assistenza sessuale come un aiuto alla masturbazione e ciò limita fortemente l'accesso alla sessualità, che è multiforme.

Concepire questa cosa come la sessualità cui abbiamo diritto, mi deprime. E' una soluzione di ripiego, un binario morto per i disabili. Tentano di venderci un diritto al ribasso. E' una ragione in più per non accettarlo. «Di cosa vi lamentate? Avete l'assistenza sessuale per scopare, no? Allora cosa rompete le scatole con il vostro desiderio di uguaglianza?» L'assistenza sessuale evita, a mio parere, la fatica di porsi le domande cruciali. Non si indaga sul motivo del rifiuto sessuale dei disabili. Ci si offre una soluzione che evita di  interrogarci sulla nostra società.

Una sessualità a doppio binario, insomma! Ebbene! A me fa schifo la loro sessualità specifica per i disabili! Non ho bisogno dell'aiuto di professioniste per divertirmi! Certo, un sacco di disabili non fa la vita che faccio io, che non ho bisogno di quei mortori che sono le istituzioni. Ma, per me, offrire ai disabili infermi un dispositivo sessuale specifico rinforza la loro emarginazione.

Un altro problema che riguarda l'assistenza sessuale è l'idea che esista UNA sessualità, alla quale abbiamo diritto. Essa  si ispirerà a precisi criteri, sarà codificata se verrà introdotta l'assistenza sessuale. Ma chi deciderà quale tipo di sessualità è accettabile? L'atto sarà connesso alla preferenza per una determinata persona? Proprio per niente, dal momento che i sostenitori dell'assistenza sessuale considerano l'atto sessuale come separato dall'affettività, un atto semplicemente medico. Non mi interessa una sessualità conforme alle norme della nostra società borghese. E i diversamente abili adepti del bondage o del sesso sadomaso cosa faranno? Ci sarà un'educazione all'uso delle corde nell'ambito della futura assistenza sessuale? Specializzazione  nell'uso della cera calda? No, seriamente, è qualcosa che mi inquieta davvero.

Credo veramente che l'assistenza sessuale non sia la buona soluzione per garantire l'accesso più ampio a una sessualità dignitosa per  le persone diversamente abili. A coloro che vedono nell'assistenza sessuale un modo dignitoso per far sesso, io dico che si sbagliano alla grande. Dove sta la dignità nel riservare sei ore alla masturbazione, prendere appuntamento ecc.? Che dignità c'è nel farsi masturbare da un lavoratore a fine giornata? Una mano sul pube e l'altra a nascondere uno sbadiglio... No, francamente, questa società futura mi fa veramente, veramente venir voglia di... non lo dico.

D'altra parte , per riallacciarmi a quanto scritto su Rue 89 [è un sito de Le Nouvel Observateur], penso che sarebbe interessante che gli ergoterapeuti e i produttori di sex-toys si occupassero dell'adattamento dei giocattoli erotici alle esigenze dei disabili. Liberi di aver bisogno di aiuto per installare il giocattolo, ma per poi usarlo da soli, in base alle nostre fantasie. Sono sicuro che  potrebbe esserci un fottuto mercato per questi sex-toys! Esistono soluzioni, ma l'assistenza sessuale, per me, è la peggiore.

Quando diremo finalmente che tutta la società deve impegnarsi ad accettarci? Che la maggioranza dei non disabili devono arrivare a comprendere che noi siamo tutti dei potenziali partner? Che il sesso può essere super anche quando l'uomo non sta sopra e non ha dei bei muscoli possenti, anche quando le ragazze non hanno le fattezze di una Barbie? 

Disabili e non, quando ci renderemo conto che esistono molte vie che conducono al piacere? Bisogna avere una mentalità più aperta! Considerare la coercizione fonte di innovazione, è forse intelligente?
Allora, che aspettate a corteggiarci, merda!

3 Responses to “Assistenza sessuale: un binario morto per i disabili”

  1. questo lunghissimo articolo per dire cosa? Io, Io, Io... mi sembra che l'autore dello scritto parta esclusivamente da se stesso e dal suo sentire specifico. Di tutto rispetto, per carità, ma penso che l'argomento merita molta ma molta più considerazione in termini umani e di rappresentanza delle molteplici forme di disabilità vissute in questo pianeta. Dignità, ipocrisia nell'uso del termine disabilità da parte dei francesi... ma stiamo scherzando? vogliamo tornare ai portatori di handicap per far contento l'autore di questo scritto? Io credo che invece l'utilizzo di una sessualità assistita possa essere importante da vivere per molte persone in situazione di handicap e considero umanamente positive quelle donne e quegli uomini (perché no?) che svolgono questo antico mestiere rivolgendosi a persone che altrimenti non potrebbero o non saprebbero come vivere la loro sessualità. Sono genitore di una ragazza con autismo, non verbale, di 25 anni e percepisco il suo profondo disagio quando si sente assalita da impulsi che non riesce a gestire. Paradossalmente per lei che fisicamente non presenta limiti importanti, è tutto molto ma molto più complicato che per una persona con disabilità fisica, per questo sono convinta che non si possono esprimere giudizi così generici e personali su questioni che sicuramente meritano di essere considerate con la massima apertura mentale accompagnata al rispetto per la dignità di tutte le persone che siano disabili, prostituti, oppure noiosamente normali.

  2. sono d'accordo con emanuela. Se questa persona non vuole l'assistenza sessuale nessuno lo obbligherà ad usufruirne ma non può parlare per tutte le persone disabili..nemmeno io personalmente vedo il sesso come un diritto inalienabile della persona: se non trovi nessuno che vuole farlo con te non puoi pretenderlo nè puoi pretendere che una persona sia sessualmente attratta da te, dal tuo corpo se non lo è (che tu sia uomo o donna, disabile o no, la persona che ti rifiuta sessualmente, o che non non ti trova attraente fisicamente non ti sta negando un diritto, sta solo esrcitanndo il suo diritto di fare sesso con chi vuole)..però il tema dell'assistenza sessuale per i disabili (uomini, donne, etero, gay) andrebbe affrontato con un po' più di sensibilità ed è disonesto confonderlo con la prostituzione..a quanto ne so nei paesi dove è previsto le persone che lo fanno sono terapisti/e abilitati/e

  3. consiglio la visione del film The Sessions basato su una storia vera

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