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Salvare le apparenze (sulla prostituzione in Olanda)



di Maria Rossi


Sulla prostituzione nei Paesi Bassi è stata pubblicata la traduzione di un articolo che mi propongo di confutare.

Nel post si dichiara che il rapporto Schijin-Schaapman, avrebbe decretato che tra il 50 e il 90% delle prostitute operanti nel quartiere a luci rosse di Amsterdam sarebbero vittime di tratta. Questa tesi non troverebbe tuttavia un riscontro, anche alla luce del fatto che il ‘absolute doorlaatverbod’ obbliga legalmente il Dipartimento per le Investigazioni Criminali ad intervenire qualora ci fosse anche solo il dubbio di traffico di esseri umani. I due autori del rapporto non sono mai stati chiamati a rispondere della veridicita’ dei dati da loro utilizzati.

Una precisazione: il titolo autentico del rapporto non è quello riportato nella traduzione, ma è questo: Schone Schijn,  che significa Salvare le apparenze La relazione non è stata redatta da due pincopallini qualsiasi, che avrebbero prodotto dati falsi o di dubbia veridicità, come parrebbe doversi dedurre dalla lettura dell'articolo tradotto. No, signori! Essa è stata elaborata dal Korps landelijke politiediensten (KLPD) Dienst Nationale Recherche, come si può agevolmente constatare dalla lettura del frontespizio. Trattasi cioè di un rapporto di polizia, pubblicato nel 2008, dal contenuto, per altro, ancora più dirompente di quello che gli attribuisce l'autore dell'articolo tradotto. A pag.14 si asserisce, infatti, che gli indizi comprovanti la tratta non vengono colti dalla polizia e che nelle tre città oggetto del rapporto: Amsterdam, Utrecht e Alkmar (dunque non solo nel Wallen, il celebre quartiere a luci rosse della capitale) si stima che una percentuale compresa fra il 50% e il 90% di prostitute non lavorino volontariamente, siano cioè soggette a qualche forma di coercizione. [in alle drie de steden schatten zij het percentage onvrijwillig werkende vrouwen op 50-90% ] La stima più prudente, prosegue il rapporto, corrisponde a 4000 vittime di tratta (slachtoffers van mensenhandel) presenti nella sola città di Amsterdam. (Uitgaande van de laagste schatting van 50%, zou dit alleen al in Amsterdam 4.000 slachtoffers van mensenhandel op jaarbasis inhouden). 

Tuttavia, non è solo questo dato (altri, altrettanto significativi, li ritroveremo in ulteriori documenti che vi segnalerò fra poco) a conferire un'indubbia rilevanza al rapporto in questione. Le stesse circostanze che hanno condotto alla sua elaborazione appaiono estremamente interessanti. Esse non sono riconducibili al bisogno di verificare la fondatezza delle asserzioni, comunque importanti dell'ex esponente del partito laburista Karina Schaapman, fondate su uno studio che non ho letto, ma che, stando all'articolo tradotto e pubblicato sul blog Al di là del buco, mi pare approdi a conclusioni inquietanti. Che la maggior parte delle prostitute presenti ad Amsterdam abbia contatti di diversa natura con membri della criminalità legata alla prostituzione mi sembra una notizia tutt'altro che rassicurante, qualsiasi cosa ne pensi il redattore dell'articolo che sto confutando. L'informazione, come vedremo, è, per altro, confermata da altre ricerche. 

La redazione di Schone Schijin da parte della polizia olandese è stata sollecitata dall'individuazione, dall'incriminazione e dall'arresto nel 2007 del gruppo criminale Dürdan, che ha rivelato l'esistenza, la gravità e la diffusione raggiunta nel Paese dai fenomeni della prostituzione coatta e della tratta che si credevano debellati in seguito all'abrogazione del divieto di gestione dei bordelli. [p.10 del rapporto]. Tali spietati magnaccia hanno potuto operare indisturbati in Olanda per dieci anni, grazie all'esistenza di un'ampia rete di complicità e di connivenze che ha rivelato quanto sia agevole la penetrazione della prostituzione coatta nel settore legale e regolamentato. Nel corso degli anni il gruppo criminale ha mantenuto contatti con la polizia, con i proprietari delle vetrine, con un'agenzia di consulenza fiscale incaricata di espletare le operazioni amministrative necessarie al rilascio dell'autorizzazione all'esercizio della prostituzione. Le ragazze sfruttate erano regolarmente registrate nei Comuni in cui erano domiciliate. Numerosi componenti del gruppo e parecchie vittime alloggiavano in un cottage ed avevano ottenuto uno sconto di gruppo, concesso anche da una clinica estetica che aveva eseguito su molte prostitute sfruttate interventi, richiesti dai prosseneti, di mastoplastica additiva. E' plausibile supporre che molte di queste persone fossero a conoscenza o, per lo meno, sospettassero l'esistenza dello sfruttamento della prostituzione, ma nessuno di loro ha mai pensato di rivelare i propri sospetti alla polizia. Inoltre, le ragazze sfruttate dal gruppo criminale, oltre a possedere tutti i documenti richiesti dalla legislazione olandese, avevano stipulato regolari contratti di affitto con i proprietari, legalmente autorizzati, delle vetrine delle cinque città dove esercitavano la prostituzione: Amsterdam, Alkmar, Utrecht, L'Aia e Haarlem. Alcuni gestori delle vetrine mantenevano i rapporti esclusivamente con le prostitute, altri facevano affari direttamente e senza problemi con i magnaccia. Anche i primi, tuttavia, erano spesso consapevoli, come si evince dalle intercettazioni telefoniche, dello sfruttamento cui erano sottoposte le ragazze da parte dei prosseneti, ma nessuno ha mai informato la polizia! [KLPD - Dienst Nationale Recherche, Politie, Korps landelijke politiediensten, Schone Schijn, cit., pp.11-12 e 32-39.] Altro che intervento tempestivo del Dipartimento per le Investigazioni Criminali al minimo sospetto di esistenza della tratta! 

Uno degli obiettivi politici che la regolamentazione intendeva conseguire era quello di sopprimere o, quanto meno, di ridurre drasticamente il fenomeno della tratta e della prostituzione coatta. Gli estensori del rapporto di polizia affermano che questo obiettivo non è stato conseguito. [Ibidem, p.24, Eén van de beleidsdoelen die met de opheffing van het bordeelverbod werd beoogd was de bestrijding van de exploitatie van onvrijwillige prostitutie. Uit het onderzoek Sneep blijkt dat deze doelstelling niet is gehaald]. Aggiungono, anzi, che l'attuale politica olandese non è sufficientemente attrezzata per identificare la tratta e la prostituzione coatta [Ibidem, p.100. Ten eerste is het huidige beleid niet voldoende uitgerust om onvrijwillige prostitutie ofwel mensenhandel te signaleren] ed è per questo che, malgrado l'ampiezza del fenomeno, solo una minuscola frazione di trafficanti e di sfruttatori della prostituzione viene individuata e perseguita.

Gli autori del rapporto, ad ogni modo, si sforzano di individuare alcune delle cause che nei Paesi Bassi intervengono ad ostacolare, se non ad impedire, l'implementazione di un'efficace politica di contrasto ai fenomeni della prostituzione coatta e della traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale.
  • Il decentramento amministrativo conduce ad elaborare strategie di lotta contro la tratta eterogenee, diverse da un comune all'altro e non sufficientemente coordinate sul piano nazionale;
  • la cooperazione e la comunicazione tra le agenzie che dovrebbero contrastare la prostituzione coatta è insufficiente;
  • benché la legge attribuisca ai comuni una fondamentale funzione di controllo della prostituzione, le tre città oggetto del rapporto: Amsterdam, Utrecht e Alkmar non sono intervenute nella fase di segnalazione delle potenziali vittime di tratta e hanno delegato alla polizia i compiti di sorveglianza del settore e di accertamento della regolarità delle licenze di esercizio della prostituzione;
  • riconoscere la presenza della tratta non è compito delle autorità di registrazione. A queste ultime (ad esempio alla Camera di Commercio) possono essere presentati passaporti falsi, come in effetti è avvenuto parecchie volte;
  • le modalità di svolgimento dei controlli operati dalle forze dell'ordine li rende assolutamente inidonei all'identificazione delle vittime della tratta. Gli ispettori di polizia si limitano in genere a controllare la validità e la regolarità dei documenti delle prostitute. Alcuni chiedono soltanto la carta d'identità, altri il passaporto, altri ancora esigono anche il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio e il numero di registrazione alla previdenza sociale obbligatoria. Il possesso dei documenti richiesti, tuttavia, non garantisce che la prostituta sia libera da vincoli coercitivi. Si pensi alle ragazze, perfettamente in regola, sfruttate dal gruppo Dürdan. Inoltre, non è raro che le prostitute possiedano documenti falsi. I controlli durano pochi minuti ed è improbabile che in questo breve lasso di tempo una vittima decida di confidarsi. Il fatto che le donne siano attentamente sorvegliate dai protettori e dalle guardie del corpo rende ciò ancora più improbabile. Inoltre, i controlli della polizia sono rigorosamente limitati al settore legale della prostituzione e trascurano completamente quello informale che - lo si apprende da altri studi- costituisce quasi la metà dell'intero settore.
  • La disponibilità delle vittime a denunciare la tratta è bassa per la paura di subire la violenza e le ritorsioni dei magnaccia o per il rapporto affettivo che hanno instaurato con loro ( è il fenomeno dei loverboys) o, infine, perché sono vincolate da un contratto. 
  • Sono state riscontrate gravi violazioni del codice di condotta cui le forze dell'ordine dovrebbero attenersi. Ispettori di polizia si intrattengono in piacevoli conversazioni nei bar con i proprietari delle vetrine o con i magnaccia e con le guardie del corpo e manifestano nei loro confronti un atteggiamento amichevole. Ciò, ovviamente, aumenta il rischio di collusione e riduce la fiducia delle vittime della tratta nelle forze dell'ordine. [Ibidem, pp.16 e 87. Riporto il brano di p.16: Andere afwijkingen van de gedragscode zijn prostitutiecontroleurs die koffie drinken bij exploitanten of raamverhuurders of controleurs die contacten onderhouden met pooiers of bodyguards. Dit laatste verhoogt ondermeer het risico op collusie of afglijdgevaar, iets waar ook de gedragscode voor waarschuwt. Bovendien komt deze handelswijze het vertrouwen van mogelijke slachtoffers van mensenhandel in de controleurs niet ten goede. Il brano di p.87 è tradotto anche in inglese da un cliente olandese trasferitosi in Gran Bretagna: «{a victim of forced prostitution said:} “When I see [prostitution inspectors] shake hands with pimps or [see] them throw an arm around them, and when I see [prostitution inspectors] drink coffee with the brothel operators, I have the feeling I can’t say anything anymore”». Una vittima delle prostituzione coatta ha dichiarato: «Quando vedo gli ispettori della polizia addetti al controllo della prostituzione stringere la mano agli sfruttatori o li vedo abbracciarli o bere un caffè con i gestori dei bordelli, ho la sensazione di non poter più denunciare nulla»]
  • Può accadere, infine, che, se una prostituta ritira una denuncia, non venga avviata alcuna indagine, malgrado questo comportamento sia illegale, perché la tratta è un reato perseguibile d'ufficio. [Ibidem, p.16]

Al di là di queste ragioni, però, a mio parere, il motivo cruciale dell'insuccesso, anzi, dell'impossibilità di impostare nei Paesi Bassi una seria politica di contrasto alla prostituzione coatta risiede nella legalizzazione stessa, che trascina con sé, inevitabilmente, anche quella di determinate forme di prossenetismo.

La materia è disciplinata dall'art.273 f del Codice Penale che recita: «Chiunque costringe un'altra persona a prostituirsi, induce un minore a prostituirsi, recluta, preleva o rapisce una persona per obbligarla a prostituirsi in un altro Paese (ai sensi della Convenzione Internazionale del 1933 sulla repressione della tratta delle donne maggiorenni), ricava profitti dalla prostituzione forzata o di minorenni, costringe un'altra persona a consegnargli i proventi della prostituzione, è punito con la pena della reclusione fino ad un massimo di otto anni». [Dutch Ministry of Foreign Affairs, Dutch Policy on Prostitution, Questions and Answers 2012, What penalties are imposed?, p.4]

Si noterà come l'articolo, introdotto nel Codice Penale nel 2005, a differenza di quanto prevede la legislazione italiana, non includa tra le fattispecie di reato il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione altrui, salvo che questo sia esercitato secondo modalità coercitive. Dunque: vivere dei proventi della vendita dei corpi altrui costituisce un'attività legale, legittima, socialmente riconosciuta nei Paesi Bassi. 

La legalizzazione del prossenetismo esercitato in forme non violente è un'ovvia conseguenza della trasformazione della figura dello sfruttatore in rispettabile imprenditore del sesso (proprietario di un sex club, di una vetrina ecc.). Nei Paesi Bassi si è proceduto anche alla legittimazione dell'intermediario parassita, una figura simile al "caporale": un individuo che vive dei proventi della prostituzione altrui.

La distinzione tra lenocinio coercitivo e lenocinio non violento rende peraltro assai difficile perseguire tanto il primo quanto la tratta, per la difficoltà di distinguere il primo dal secondo.

Inoltre: quando il prossenetismo può definirsi non coattivo? Perché una prostituta dovrebbe consegnare una parte, più o meno cospicua , dei propri guadagni a un magnaccia, se non perché subisce una qualche forma di costrizione? Perché un'operaia o una donna delle pulizie non condivide il suo reddito con un estraneo e una prostituta invece sì? O tutto lo sfruttamento della prostituzione è coercitivo o l'esercizio della prostituzione si configura come un'attività molto pericolosa che comporta un rischio elevatissimo di subire violenza e rende pertanto necessario ricorrere ai servizi a pagamento di un protettore. Entrambe le ipotetiche risposte al quesito appaiono inquietanti.

Riguardo alla prostituzione coatta, comunque, i poliziotti intervistati da Anton van Wijk e dai suoi collaboratori in una ricerca del 2010 sulla pratica dei rapporti mercenari ad Amsterdam propongono una stima compresa fra il 30-40% e il 90% [Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep. Een onderzoek naar de prostitutiebranche in Amsterdam. Una professione vulnerabile. Un'indagine sul settore della prostituzione di Amsterdam, 2010, p.164].

E' da questo studio, che reca il titolo di Kwetsbaar beroep, che si apprende che nelle vetrine del celebre quartiere a luci rosse di Amsterdam: De Wallen, tutte o almeno il 90% delle prostitute risultano assoggettate ad un magnaccia, che estorce loro almeno la metà dei proventi. Il dato è fornito dalle stesse ragazze che praticano rapporti mercenari e confermato da poliziotti ed assistenti sociali. [Ibidem, p.165 Op de Wallen is er vrijwel geen prostituee die zonder pooier werkt, althans dat zeggen verschillende geïnterviewde respondenten, zowel politie en hulpverlening als de prostituees zelf.[...] Over hun collega-prostituees op de Wallen, zeggen zij dat 90 procent voor een pooier werkt aan wie zij een groot deel van de inkomsten moet afdragen (na aftrek van de raamhuur de helft van de opbrengsten). Di questi due periodi esiste anche una traduzione in inglese: "On De Wallen there is virtually no prostitute who works without a pimp, at least that's what several interviewed respondents say, police as well as social work and the prostitutes themselves. [..] About their colleague-prostitutes on De Wallen, they say that 90 percent work for a pimp to whom they have to hand over a large part of their income (after deduction of the window rent half of the revenue)]. Questa informazione è rilanciata nel rapporto Gemeente Amsterdam, Ministerie van Veiligheid en Justitie, Projectgroep Emergo, De gezamenlijke aanpak van de zware ( georganiseerde) misdaad in het hart van Amsterdam [L'approccio comune alle forme gravi di criminalità (organizzata) nel cuore di Amsterdam], 2011, p.84]

La prostituzione coatta, diffusissima nelle vetrine, è presente anche in altri settori più opachi e scarsamente controllati dalla polizia. Nella regione di Groningen , ad esempio, ogni 3 o 4 settimane, i sex club ricevono una visita da parte di magnaccia che "offrono" ai proprietari le prestazioni di una o più prostitute, anche se la situazione negli ultimi tempi sembra lievemente migliorata. [A.L. Daalder, Prostitution in the Netherlands since the lifting of the brothel ban, 2007, p.79] L'attività di controllo e di ispezione della polizia, ad ogni modo, è concentrata nel settore legale e ciò limita le attività di monitoraggio e di indagine sulle forme di sfruttamento della prostituzione penalmente sanzionate nel settore non autorizzato, (che è molto esteso, per altro) [Ibidem, p.11]. La stessa critica è formulata da Anton van Wijk e collaboratori nella ricerca Kwetsbaar beroep, nella quale si lamenta la mancata attivazione della polizia e del Comune di Amsterdam nella ricerca di possibili club e case chiuse clandestine [Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep, cit, p.70] Nei sex club legali le ragazze possono essere sottoposte a pressioni da parte dei prosseneti, presenti all'esterno dei locali, i cui proprietari, pur essendo a conoscenza del fenomeno, non intervengono per paura di provocare risse e perché spesso le prostitute sono considerate lavoratrici autonome e i gestori non si assumono la responsabilità dell'allontanamento dei magnaccia. [Ibidem, p.84] Quanto alle agenzie di escort ad Amsterdam, si presume che la tratta non vi sia presente su larga scala, ma questo è un settore opaco che rappresenta la parte meno visibile e controllabile della prostituzione, [Ibidem, p.68] tant'è vero che da un terzo alla metà delle ragazze non dipende dalle agenzie, ma opera nel settore illegale [Ibidem, p.98]. Di loro, ovviamente, non si sa nulla, tanto meno se sono vittime di tratta o sfruttate dai magnaccia. 

Date le condizioni illustrate dai rapporti sopracitati, in particolare da quello redatto dalla polizia, è facile intuire come i dati ufficiali sulla tratta risultino notevolmente sottostimati. Non è forse inutile notare, en passant, come la registrazione di tali dati sia affidata ad un'Ong: CoMensha, che, come ho scoperto recentemente, è integralmente finanziata dal Governo, il quale, ovviamente, è favorevole alla legalizzazione della prostituzione, opinione, guarda caso, condivisa anche dall'organizzazione in parola. 

Qualche tempo fa, il ricercatore universitario Pietro Saitta scriveva a proposito delle Ong contrarie alla prostituzione: "Ciò nonostante, malgrado i chiari limiti e i sospetti relativi alla effettiva neutralità delle agenzie che le producono ed esibiscono con intenti “lobbistici” (volti per lo più allo stanziamento di fondi pubblici per progetti di intervento), queste statistiche influenzano le scelte dei legislatori e degli organi sovranazionali"

Chissà se Saitta sarebbe disposto ad estendere questa accusa a CoMensha! Quanto a me, non nutro alcun dubbio sulla diligenza con cui questa Ong assolve la funzione che le è stata affidata. Ogni anno essa registra un incremento del numero delle vittime della tratta. 

Come rileva, però, il Relatore Nazionale sulla Tratta nel rapporto Trafficking in Human Beings le statistiche non rispecchiano la reale entità del fenomeno che rimane in gran parte occulto, anche perché poche vittime presentano denuncia [National Rapporteur on Trafficking in Human Beings, Trafficking in Human Beings. Ten years of independent monitoring, 2010, p. 89]. "Since human trafficking is often hidden and victims are often unwilling or afraid to speak out (or do not realise that they are victims), there are probably a large number of unknown cases of human trafficking(a large ‘dark number’). Consequently, statistical trends based on the number of known cases of human trafficking usually do not directly reflect developments in the total number of cases of human trafficking". La stessa osservazione la ritroviamo nel già citato rapporto Kwetsbaar beroep a p.162.

Il rapporto della polizia olandese, la ricerca di Anton van Wijk e dei suoi collaboratori sulla prostituzione ad Amsterdam, lo studio De gezamenlijke aanpak van de zware ( georganiseerde) misdaad in het hart van Amsterdam, che riprende i dati riportati nel testo di van Wijk e che è stato redatto dal comune di Amsterdam e dal Ministero della Giustizia, la relazione Trafficking in Human Beings. Ten years of independent monitoring del Relatore Nazionale sulla tratta che include il brano sopracitato sono evidentemente considerati da Marco Leening robaccia da gettare nella pattumiera in quanto priva di qualsiasi validità scientifica. Polizia, Ministero della Giustizia, Municipio di Amsterdam, studiosi sarebbero tutti incompetenti secondo l'autore dell'articolo in questione.

Qualche ricerca che, secondo l'insindacabile giudizio di Marco Leening, appaia ispirata a rigorosi criteri scientifici però c'è. Una di queste l'ho letta. Si tratta del rapporto di Regioplan, redatto nel 2007 dallo studioso A.Daalder. Ne esiste anche una versione in lingua inglese che reca il titolo di Prostitution in the Netherlands since the lifting of the brothel ban. w164574-prosentret.php5.dittdomene.no/.../nederl...Farò riferimento ad essa. A p.13 è effettivamente riportata la notizia che solo l'8% delle donne operanti nel settore legale del mercato del sesso ha rivelato all'intervistatore di essere stata costretta a prostituirsi. Tuttavia, lo studioso prosegue osservando che ad ostacolare la lotta contro la prostituzione coatta è il fatto che gli addetti al rilascio delle licenze prestino la propria attenzione unicamente ai proprietari dei locali che le richiedono e non ai magnaccia che possono operare in modo occulto, esercitando forme di coercizione. Aggiunge che il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione è ancora molto diffuso soprattutto nelle vetrine, nelle case e fra le escort [Pimps are still a very common phenomenon. Prostitutes with pimps mainly work behind the windows, in the escort business, and at home.] La bassa percentuale di prostitute che rivelano all'intervistatore di essere state costrette a prostituirsi, a questo punto, mi pare facilmente spiegabile. Come rivelano le inchieste e i rapporti sopracitati, le donne assoggettate ad un magnaccia non aprono bocca né con la polizia, né con i ricercatori, né con le assistenti sociali. Tuttavia, se il quesito viene formulato in modo diverso, chiedendo alle prostitute se conoscono qualche collega subordinata a un pappone, si ottiene una risposta affermativa. Le donne che esercitano rapporti mercenari nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, ad esempio, affermano che tutte o almeno il 90% delle loro colleghe risultano assoggettate ad un magnaccia, che estorce loro almeno la metà del reddito percepito. [Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep, cit, p.165].

Faccio notare anche come il fatto che nessuna prostituta abbia rivelato all'intervistatore di essere vittima di tratta, viene accolto positivamente dall'autore dell'articolo in commento, quando, in realtà, ciò dovrebbe destare sospetti sulla veridicità delle dichiarazioni delle donne intervistate, giustamente preoccupate di garantire la propria incolumità, malgrado l'intervista sia, ovviamente, anonima. Vi pare possibile che fra le 354 prostitute intervistate non vi sia neppure una vittima di tratta?

Potrei soffermarmi ancora ad analizzare questo interessante rapporto, tutt'altro che ottimista, ma non vorrei abusare della vostra pazienza. 

Anche del secondo rapporto citato da Marco Leening esiste una versione in lingua inglese che rende il contenuto accessibile a tutti. Si intitola Final Report of the international comparative study of prostitution policy: Austria ant the Netherlands A p.77 si osserva come esiste ormai nel dibattito nazionale un ampio consenso sul fatto che la tratta a fini di sfruttamento sessuale sia aumentata in seguito alla legalizzazione della prostituzione. A p.33 invece gli autori affermano che solo il 10% delle prostitute da loro intervistate (44 di cui, presumo 22 in Austria e 22 in Olanda, p.37) sostiene di essere stata ingannata in merito al lavoro che avrebbe successivamente svolto. Gli autori ne deducono che la tratta è assai meno diffusa di quanto ritenga l'opinione pubblica, salvo poi ammettere che l'ingresso volontario nella prostituzione non garantisce l'assenza di condizioni di sfruttamento più o meno intenso. Appunto! Prescindendo pure da ogni considerazione sulla diffidenza che le vittime di tratta possono nutrire nei confronti degli intervistatori, resta il fatto che anche se una migrante- poniamo - sa che praticherà la prostituzione nel Paese di destinazione, non è però cosciente delle condizioni concrete di esercizio dell'attività. Una migrante che ha contratto un debito, ad esempio, potrà sottrarsi alla pratica prostituzionale, se la non la gradisce, e dedicarsi ad un'altra attività o sarà costretta dal creditore ad esercitarla fino alla corresponsione della somma imposta? Temo che la seconda ipotesi sia quella corretta. La tratta indica, peraltro, il reclutamento, il trasferimento e il trasporto di una persona anche tramite l'abuso di una posizione di vulnerabilità a scopo di sfruttamento e non solo tramite la forza o l'inganno.
Il terzo link indicato da Marco Leening rinvia ad una pagina vuota, sicché non posso sapere a quale ricerca sui centri massaggio egli faccia riferimento. Quel che posso asserire è che Anton van Wijk è pervenuto alla conclusione opposta a quella enunciata nell'articolo in questione. Nella sua ricerca, si può leggere che nelle sale massaggio cinesi e thailandesi possono essere offerte illegalmente prestazioni sessuali. Nel 2005 vi erano 150 locali di questo tipo nei Paesi Bassi. Vi erano impiegate circa 400 donne, assoggettate ad un intenso sfruttamento, costrette a massacranti orari di lavoro, prive di contratto e scarsamente retribuite (3-5 euro lordi all'ora). Ad Amsterdam esistono 22 sale massaggio, in 18 delle quali è probabile vengano praticati rapporti mercenari. [Anton van Wijk , Kwetsbaar beroep, cit, p.134-135] Poiché è illegale offrire prestazioni sessuali nelle sale non provviste di apposita licenza, in esse mancano i preservativi e, dunque, presumibilmente, i rapporti sessuali sono praticati senza l'uso dei condom. In un forum di clienti è ripetutamente segnalata la pratica di rapporti sessuali non sicuri. [Ibidem, p.137].

In conclusione, non ritengo che l'articolo di Marco Leening abbia dimostrato alcunché e, alla luce dei rapporti che ho citato, non mi pare affatto convincente.

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