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Rachel Corrie, attivista dei diritti umani

Esiste una vecchia pagina di Paolo Attivissimo dedicata alla morte di Rachel Corrie, attivista statunitense dell'Ism, uccisa il 16 marzo 2003 da una ruspa israeliana, mentre con altri suoi compagni tentava di impedire la demolizione di case palestinesi. La pagina di Attivissimo si concentra nella confutazione, o quanto meno nell'analisi critica, del testo di un appello che accusa il conducente del caterpillar di aver ucciso Rachel a sangue freddo e del fatto che la documentazione fotografica non è sufficiente per dimostrare questa tesi. Infine, Attivissimo mostra una foto che ritrae Rachel mentre brucia una bandiera americana, al fine di introdurre un dubbio sulla sua identità pacifista.

Nulla da obiettare sugli specifici ragionamenti dell'esperto antibufale. Qualcosa da obiettare c'è invece su ciò che egli ha scelto di mettere a fuoco. Il privilegiare un fotogramma rispetto al contesto. Che Rachel Corrie sia stata uccisa in modo doloso o colposo dal conducente del caterpillar è questione secondaria, rispetto alla responsabilità complessiva dell'esercito israeliano. Era in atto una operazione volta a demolire case palestinesi. Erano presenti manifestanti civili intenzionati a resistere in modo non violento a tale operazione, interponendo i propri corpi tra le case e le ruspe. L'esercito avrebbe dovuto sospendere le operazioni e allontanare i manifestanti, in ogni caso, dare la precedenza alla salvaguardia della vita e dell'incolumità delle persone presenti. Invece l'esercito ha scelto di dare la priorità alla demolizione delle case, correndo il rischio dell'incidente. Volontario o involontario. Che poi è avvenuto, causando la morte di una ragazza. E la giustizia israeliana ha frettolosamente archiviato il caso.

Per quanto concerne la definizione di pacifismo, non so se l'ISM - il movimento di cui Rachel faceva parte - si autodefinisca così o in altro modo. Rachel si definiva "osservatore dei diritti umani". L'ISM è un movimento di solidarietà con il popolo palestinese. Quale che sia la sua teoria, la sua prassi è non violenta. Tuttavia, il dare fuoco alla bandiera americana può lo stesso conciliarsi con il pacifismo, dato che parliamo di attivisti statunitensi, non europei, che bruciano la bandiera del proprio paese, non quella del paese di altri. Un atto simbolico, dimostrativo fin dai tempi del movimento contro la guerra del Vietnam, che esprimeva opposizione ad un nazionalismo che si faceva imperialismo e militarismo. Un modo dissacrante per dire già allora "Non in mio nome". Negli Stati Uniti, sia pure tra molto controversie, bruciare la bandiera del paese, fa parte della libertà di espressione.


Riferimenti:
Rachel va a teatro. Non si uccidono così le giovani pacifiste (Mario Vargas Llosa, La Stampa 7.11.2006)
«Grazie a Rachel Corrie scoprimmo i palestinesi» (Elisabeth W. Corrie, il Manifesto 30.12.2003)
Rachel Corrie su YouTube
Rachel Corrie Foundation (Facebook)

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