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Michele Serra contro Twitter

Michele Serra scrive che Twitter gli fa schifo, perchè con il limite dei suoi 140 caratteri induce a pensare in modo semplificato e binario. Il dialogo e il pensiero complesso, la capacità di scrivere, si possono imparare solo altrove. Il medium è il messaggio. A questo suo scritto, segue un coro di critiche, la cui sostanza (per semplificare) è: il medium non è il messaggio, dipende da chi lo usa e come lo usa.

In effetti, 140 caratteri possono incoraggiare ad esprimersi in modo spiccio e lapidario. Tuttavia, permettono di esprimersi anche a chi ha solo pensieri spicci e lapidari e non saprebbe cosa farsene di un bel foglio protocollo. Cominciare ad esprimere pensierini e pensieracci in brevi battute è comunque un primo passo nel mondo della scrittura e della riflessione. Chissà che poi non venga voglia di farne un altro. Comunicare non è sufficiente per ragionare, ma ragioniamo in conseguenza o in funzione di uno scambio comunicativo. Affermare di esistere, distinguere solo il bianco dal nero, reagire con riflessi condizionati, ottenere ragione con l'ultima parola, sono impulsi e modi primitivi, rispetto a cui si può maturare, ma è da lì che si comincia, ed è un bene che tutti abbiano la possibilità di cominciare. 140 caratteri possono anche insegnare a mettere a fuoco la sostanza dei propri pensieri, ad essere sintetici, a comporre aforismi, slogan e titoli efficaci. A valorizzare l'ipertesto. Pure con Twitter si possono esprimere e divulgare pensieri complessi. Basta scriverli su un blog, un forum, una qualsiasi pagina web e linkarli, magari con il link preceduto da un bel titolo, composto dalle parole chiave che permettono di identificare l'argomento. Quale che sia la qualità di questo post, se lo "twitto" mi avanzano ancora 90 caratteri. Twitter funziona anche come motore di ricerca ed è molto utile per trovare le notizie più recenti, immediate. Se Twitter è un medium parziale, è un medium che si integra con altri medium.

Nel replicare alle critiche, Michele Serra ribadisce che Twitter è un medium che conta in sé, nel quale i suoi utenti si identificano, in modo persino più snob e corporativo dei giornalisti. Infatti, l'amaca in cui contesta il linguaggio urlato e sensazionalista dei giornali è accolta dall'approvazione generale, l'amaca in cui contesta il linguaggio semplificato e contrapposto di Twitter riceve solo critiche e proteste. 

Credo che la differente reazione sia dovuta ad un altro aspetto. Noi, persone di mezza età e oltre, siamo tutti cresciuti con i giornali, la radio, la televisione e li diamo per scontati. Il fatto di criticarli anche duramente non ne mette in dubbio l'esistenza. Invece, Twitter, Facebook, Internet con tutte le sue forme di comunicazione, li abbiamo scoperti da poco, stiamo imparando ad usarli e il fatto di vederceli criticare da chi non li usa, da chi è autorevole esponente dei media tradizionali, ci porta a recepire la critica come fosse una delegittimazione, una indicazione a non usare questi mezzi, un pronunciamento per la loro messa al bando. Questi nuovi medium non sono ancora dati per scontati e la censura su Internet e di Internet da parte di regimi e governi è una spada di damocle sospesa in modo permanente sulla testa di milioni di utenti. Lo stesso Michele Serra conclude diversamente le sue due critiche. Dopo aver detto male del sensazionalismo dei giornali, continua a scrivere sul suo giornale. Dopo aver detto male di Twitter, dichiara "Twitter mi fa schifo, per fortuna io non twitto".


Riferimenti:
Michele Serra risponde alla critiche su Twitter

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