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L'alleanza tra il M5S di Grillo e l'Ukip di Farage

Enrico Mentana, in apertura di Bersaglio mobile, ha suggerito a chi maramaldeggia sul M5S di non seguire la sua trasmissione. Ha poi stigmatizzato la rappresentazione di Nigel Farage come quella di un mostro, di un Hitler, per mettere in cattiva luce il M5S e il suo nuovo alleato europeo, uno che comunque ha vinto le elezioni nel suo paese. 

Tra i temi in discussione, c’è anche questo: quanto sia giusto indignarsi per l’incontro tra Beppe Grillo e il leader nazionalista britannico, e quanto una tale indignazione sia strumentale. Dipende da come si vede il M5S e da come si pensa lo vedano gli altri. Se una forza progressiva o regressiva. Ci è quasi indifferente l’incontro tra Matteo Salvini e Marine Le Pen. Troviamo normale che un partito xenofobo si incontri e si allei con un altro partito xenofobo. Siamo quasi tutti d’accordo sul fatto che la Lega sia un partito xenofobo. Nel 1995, il dibattito sulla Lega era più rumoroso. Quel partito faceva parte della maggioranza di centrosinistra a sostegno del governo Dini e Massimo D’Alema, il segretario del Pds, definiva il movimento di Umberto Bossi una costola della sinistra. Se quella tesi fosse ancora attuale e così autorevolmente sostenuta, l’incontro con il Front National verrebbe brandito come una palese smentita.

Oggi c’è chi vede il M5S allo stesso modo. Come una costola della sinistra. O persino come un movimento la cui collocazione naturale sarebbe a sinistra, almeno nella sinistra intesa come sistema di valori. Io stesso l'ho visto così per molto tempo: il partito delle lotte ambientaliste, contro la Tav, per i beni comuni, a difesa dei consumatori, dei precari. Alle politiche del 2013, sono stato indeciso al senato se votare SEL o M5S. Strada facendo, il M5S ha accentuato le sue ambiguità sul razzismo e sul sessismo. Ha accentuato la sua opposizione antipolitica e antisistema contro la cosiddetta casta, confondendo spesso l’opposizione al governo con l’opposizione al parlamento. Ha pensato di favorire le larghe intese, per speculare e crescere nella logica del tanto peggio tanto meglio. Si è concepito come impresa, azienda politica, che agisce in modo spregiudicato in funzione del consenso. Capace di occupare gli spazi di destra, se si chiudono quelli di sinistra. Il suo leader è un attore abile e predisposto a recitare il ruolo più conveniente.

L’incontro con l’Ukip, sarà in contraddizione con le origini del M5S, ma è coerente con la sua evoluzione. Dato il PD al 40%, Grillo pare scegliere di occupare il campo opposto, dove c’è più spazio per tornare ad espandersi: quello dell’antieuropeismo populista e nazionalista. Poteva provare a mantenere un profilo ibrido, confluendo nel gruppo dei verdi, in linea con le sue origini. Oppure, volendo preferire l’Ukip, avrebbe potuto presentarlo come un accordo esclusivamente tecnico, come fecero i radicali con il Front National nel 1999. Invece ha scelto la via di un accordo politico, con alcuni punti qualificanti, ed ha scelto di difendere sul blog l’immagine del suo interlocutore [1][2].

Sui social media sono state divulgate citazioni di Nigel Farage e di esponenti del suo partito, alcuni espulsi altri no, di chiaro segno razzista e sessista. Si è obiettato trattarsi di frasi estrapolate dal contesto, come se potessero esistere contesti tali da renderle accettabili. Tuttavia, è sufficiente consultare il sito del partito o la scheda inglese di Wikipedia dedicata ai nazionalisti britannici, per vedere quali sono i punti qualificanti del suo programma. Una sintesi in italiano del programma dell'Ukip è stata curata da Renato Brunetta nel novembre 2013, molto prima che l'identità di quel partito fosse motivo di polemica politica in Italia. 

L’Ukip nasce da una scissione a destra del partito conservatore. Nella precedente legislatura del PE faceva gruppo con la Lega Nord. Propone il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Riduzione drastica delle tasse e della spesa pubblica, abolizione dell’imposta di successione, una sola aliquota. Decentramento e riduzione del Servizio sanitario nazionale. Abrogazione della legge sui diritti umani, e ritiro della Gran Bretagna dalla Convenzione europea sui rifugiati e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, per permettere la deportazioni di sospetti criminali e terroristi. Pieno sostegno alla monarchia e al suo ruolo costituzionale. Riduzione dell’immigrazione in Gran Bretagna, blocco dei visti per cinque anni, preferenza per i rifiugiati cristiani. Favore per le unioni civili tra omosessuali, ma opposizione ai matrimoni gay, per rispettare la sensibilità delle fedi religiose, che si vederebbero costrette a celebrare unioni contrarie ai loro precetti. Scetticismo sul cambiamento climatico, contrarietà agli investimenti sulle energie rinnovabili. Isolazionista in politica estera, contrario alle missioni militari, favorevole comunque ad un aumento delle spese della difesa. Vuole il raddoppio della capienza delle carceri.

Da uno studio sui flussi elettori, pubblicato dal Financial Times, nel 2013, l'Ukip risulta votato al 57% da uomini, al 71% da over 50, al 77% da persone con un reddito inferiore alle 40 mila sterline (49 mila euro). Al 60% da conservatori, al 7% da laburisti, al 15 % da liberaldemocratici.

Il Guardian, giornale della sinistra britannica, ha indicato dieci buoni motivi per non votare Ukip. 1) L’Ukip si oppone a tutto ciò che riguarda il parlamento europeo, anche a provvedimenti vantaggiosi o di puro buon senso, a norme che aumentano la sicurezza stradale, riducono il potere delle lobby, aumentano la trasparenza e l’accesso al pubblico, combattono il riciclaggio di denaro sporco, tutelano i consumatori. 2) L’Ukip ha brutte amicizie in Europa, con cui forma il suo gruppo europarlamentare (2009-2014): la Lega Nord di Umberto Bossi e Mario Borghezio; i Veri Finlandesi; il Partito del popolo danese. 3) Sul piano interno attira tipi poco raccomandabili, che si qualificano per affermazioni razziste, islamofobe o soltanto offensive. 4) Tratta in modo benevolo i suoi esponenti che esprimono misoginia e razzismo, solo di recente con la crescita elettorale è ricorso a qualche provvedimento disciplinare; 5) Odia la UE, ma ne incassa i finanziamenti, gli stipendi e le indennità. 6) Gli eurodeputati dell’Ukip vogliono distruggere il PE dall’interno, ma sono famosi per le loro assenze. 7) L’Ukip è vulnerabile agli interessi particolari, per esempio quelli del businessman Paul Sykes, finanziatore della sua costosa campagna elettorale. 8) L’Ukip mente o parla con lingua biforcuta. 9) L’Ukip è troppo dipendente dal suo leader. 10) L'Ukip ha reso semplicistico e impossibile il dibattito sull’Europa e l’immigrazione.

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