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Regolamentare la prostituzione? /3

(...) Al di là dei giudizi e dei perchè di chi si prostituisce, il punto vero è che nel momento in cui regoliamo la mercificazione della sessualità, non stiamo più parlando della sessualità di Morgane o chi per lei ma della sessualità di tutte noi. La stiamo definendo e oggettivizzando, tornando indietro e cancellando importanti conquiste. Le morgane facessero ciò che ritengono di loro stesse, sono libere di farlo ma non è possibile che si ridefinisca ancora la sessualità femminile come una cosa, un oggetto, un bene, che può essere reso disponibile, messo sottochiave, che può essere vendibile e comprabile o risarcibile. "Sante o puttane" è esattamente questo.

In gioco non c'è solo che quella roba in mezzo alle gambe non è una cosa di proprietà degli uomini di famiglia o degli uomini tutti. E' che non è una cosa ma la persona stessa. L'emancipazione non è che a venderla sono le proprietarie di questo oggetto e non più i padri. E' che non è vendibile, poichè non è un oggetto. La sessualità femminile è stata finalmente riconosciuta come espressione della soggettività femminile, del suo esserci, lì dove è stata venduta, comprata usata come un oggetto ad uso e consumo dell'unico soggetto da sempre riconosciuto, il maschio.

E qui credo che ci sia una confusione tra "libertà di" e "emancipazione da". Fare liberamente di sè della merce non è certo emanciparsi da quella cultura patriarcale che fa del corpo delle donne e della loro sessualità un oggetto al servizio della sessualità maschile. Questa è solo la libertà di monetizzare questo uso del proprio corpo. E ribadisco l'esempio del contratto di schiavitù di cui si è parlato di recente. Può lo stato ritenerlo valido e riconoscerlo nel senso di regolarizzarlo? No. Sarebbe aberrante. Poi che ognuno abbia la libertà di fare ciò che ritiene di sè, se non si danneggiano terzi, è un'altra cosa.

Mi fa direi tenerezza l'illusione di emancipazione di certe prostitute basata sulla profonda, profondissima interiorizzazione di ciò che alle donne è stato insegnato: il nostro corpo è una cosa. Ci si convince che siamo altro rispetto al nostro corpo e che se siamo noi a venderlo ci siamo emancipate. Questa alienazione dal proprio corpo, è la strategia che viene messa in atto dalla nostra mente per sopravvivere a uno stupro, agli abusi dell'infanzia e alla tortura. Leggere testimonianze di donne che si sono vendute a un numero esorbitante di uomini ma che ritengono di essersi salvaguardate poichè loro il cliente non lo baciano, mette una tristezza infinita, mista a tenerezza. Che incredibili cazzate riusciamo a raccontarci per sopravvivere a una nulla considerazione di noi stesse. 

E aggiungo che la prostituzione maschile (a prescindere dalle considerazioni sui condizionamenti culturali per cui anche in quel caso il maschio conduce il gioco e non diviene il gioco stesso) non risolve la questione con un pari e patta ma contribuisce casomai alla ridefinizione dell'individuo ancora in maniera degradante e inaccettabile: merce. (TK)


Vedi anche:
Legalizzare la prostituzione? /4
Legalizzare la prostituzione? /2
Legalizzare la prostituzione?
Punire il cliente. La strada svedese (Chiara Valentini, 26.02.2010)
Dieci motivi per non legalizzare la prostituzione

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