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Per chi votiamo il 24 febbraio?

Andiamo per esclusione. Escludo di astenermi. Ho letto alcune dichiarazioni astensioniste da parte di persone che stimo e rispetto, come la scrittrice femminista Michela Murgia o la militante notav Simonetta Zandiri. Seppure condivida la ragione morale, mi risulta incomprensibile il senso politico. L'astensionismo ha la sua ragion d'essere nei referendum abrogativi per fa mancare il quorum e invalidare la consultazione. Alle elezioni invece il numero dei votanti non cambia la validità del risultato. E neanche la ripartizione dei seggi, come proporrebbe Paolo Flores D'Arcais. Se vota solo il 50%, ad essere ripartito è sempre il 100% dei seggi. Non è vero che non si vota perchè non ci rappresenta nessuno. Gli eletti dagli altri rappresenteranno comunque tutti senza vincolo di mandato. Alla fine, non dare il voto a nessuno, equivale a darlo a tutti.

Escludo di votare Pdl-Lega. Per una questione di pelle. Tutti sono criticabili. Alcuni sono repellenti. Sono repellenti il razzismo, la xenofobia, il sessismo ostentato. L'aziendalismo. Il potere anti istituzionale, l'idea di convivere con la criminalità organizzata, l'essere parte sistemica della corruzione e dell'evasione fiscale, la rivendicazione dell'impunità camuffata da una richiesta di garantismo. La destra italiana ha la pelle di giaguaro, con tutte queste macchie, che il Bersani-Crozza non può togliere. E in questa pelle dimostra di essere a suo agio. Gli scandali non la mettono in crisi. Al governo ha trattato gli affari privati del suo leader, non ha perseguito nè il risanamento, nè lo sviluppo. Come ammise Brunetta nel 2006, anche nel 2011 si poteva dire che il governo Berlusconi aveva fatto correre la spesa corrente, senza migliorare i servizi. Nella maggioranza del governo Monti, la destra ha votato tutte le misure di austerità, compresa l'Imu. In campagna elettorale fa propaganda contro l'austerità. Tra questa destra che ha dato in appalto alla Lega Nord la politica sull'immigrazione e le altre liste, c'è una discriminante di civiltà.

Escludo di votare per Monti, Casini e Fini, perchè sarebbe un voto a favore della recessione e dell'ingiustizia sociale. Mi è capitato di leggere un argomento a favore di questa scelta che in sostanza dice così. Il quadro è brutto, ma immutabile, Monti almeno è il più abile a gestirlo. E' quello che sa parlare con Angela Merkel. Insomma, il miglior leader per un paese colonizzato. Può essere, ma anche la rassegnazione richiede vocazione ed io non mi sento di improvvisare.

Escludo di votare Grillo, anche se gli auguro un buon risultato. Le accuse di fascismo, populismo, qualunquismo, sono giustificate solo in parte, e per quanto ne sappiamo finora, soprattutto per motivi estetici. Dice che sono tutti uguali, ed è sbagliato, ma ogni partito nuovo esordisce così, facendo valere la propria diversità contro tutti. Si rivolge contro una destra e una sinistra che hanno inciuciato e governato insieme. I suoi strali non sono rivolti ingiustamente contro personaggi del calibro di De Gasperi, Togliatti, Nenni, La Malfa, Moro e Berlinguer, ma solo contro Berlusconi, Bersani, Monti, Casini, Fini, in un periodo in cui la sovranità della politica è molto ridotta. Grillo, che ha un curriculum di lotte ambientaliste, contro la Tav, per la tutela dei risparmiatori dalle bancarotte di grandi gruppi, per l'abolizione delle leggi sul precariato, ha fatto affermazioni molto ambigue sulla mafia, sul fascismo, sull'immigrazione. Per sfondare anche a destra, dicono i suoi difensori. E' il suo modo di praticare la politica pigliatutto. Sono tentato di credergli, però se si inoltra per prendere un leghista o un fascista con gli argomenti loro, per adesso è meglio che perda me.

Escludo di votare le liste del Partito democratico. Il PD ha fatto una politica disastrosa. Ha rinunciato al voto anticipato, dopo le dimissioni di Berlusconi. Ha così ammesso di essere impreparato a governare da solo. Ha creato Monti, ha favorito l'ascesa di Grillo, il recupero di Berlusconi. Ma soprattutto ha votato tutte le leggi dell'austerità: l'aumento dell'età pensionabile, la manomissione dell'articolo 18, i tagli lineari alla pubblica amministrazione, il fiscal compact (50 miliardi da tagliare ogni anno) e il pareggio di bilancio in Costituzione. E promette di continuare così, con un po' più di equità e di lavoro (con quali risorse non si sa). Il PD non si candida al governo per fare una politica diversa, ma per fare, magari controvoglia, questa politica, per farla meglio di altri, per farla in attesa e nella speranza che il prossimo governo tedesco ci detti un'altra politica. Spesso si contesta il leaderismo. Meno la managerialità. Il PD è l'unico partito che si presenta con un candidato premier politico di professione, non un leader, ma un manager del suo ramo. La copertina di un libro anni fa spiegava così la differenza: «Il manager fa le cose nel modo giusto, il leader fa le cose giuste». Mentre gli altri sono partiti di leader (che magari fanno le cose sbagliate), il PD è partito di manager. Che fa le cose sbagliate, nel modo più giusto possibile.

Non escludo di votare Sinistra, ecologia e libertà, almeno al senato. E' il partito che forse mi somiglia di più per sensibilità politica, anche se trovo abbia un nome fatto di parole disgiunte e una collocazione poco influente. Subito con il PD, invece di allearsi con Ingroia per ricostruire un polo di sinistra e poi eventualmente allearsi con il centrosinistra. Una divisione poco comprensibile, pertinente con le esigenze di un personale politico (tornare in parlamento) che non le con ragioni di una strategia politica. SEL chiede il voto per rafforzare la gamba di sinistra del centrosinistra e rendere superflua l'alleanza con Monti. Ma l'importanza dell'ex premier non è solo questione di numeri, ma anche di garanzia a livello internazionale, perciò Bersani ha dichiarato che se pure fa il 51%, si comporterà come se avesse solo il 49%. A quel punto Nichi Vendola dovrà scegliere se digerire il compromesso, magari immaginandosi un'autocritica di Monti, oppure passare all'opposizione. Spero comunque che il 51% riesca a farlo, in modo che si abbia un governo stabile e che il centrosinistra possa essere considerato pienamente responsabile delle scelte che vorrà compiere, senza l'alibi di condizionamenti berlusconiani o centristi. Intanto però, la soglia di sbarramento al senato, per le liste che si presentano da sole è molto alta (8%) e votare RC, ha ragione Chiara Ingrao, è come astenersi, perciò forse si può tentare questa carta.

Infine, penso di votare Rivoluzione Civile alla Camera. Dove l'obiettivo del 4% è a portata di mano, forse più, e dove si può provare a ricostruire una opposizione di sinistra a fronte di una maggioranza di centrosinistra data per certa. Antonio Ingroia, anche se non è sempre disinvolto in TV, mi sembra una persona integerrima e mi ispira fiducia. Capisco che il cartello elettorale (Prc-Pdci-Idv-Arancioni) che lo sostiene, dia un po' da pensare. Ma siamo in un mondo imperfetto.

In sintesi, penso questo. Per fare una politica a favore del lavoro e del welfare occorrono risorse. Le risorse sono strozzate dal debito. Questo, dichiarato o no, è il tema centrale delle elezioni. Come gestiamo il nostro debito. Lo risaniamo o lo rinegoziamo? Io credo che si debba votare per rinegoziarlo. Al senato la scelta può essere M5S per chi si fida di Grillo, per chi non si fida, come me ad esempio, resta solo l'ala sinistra del centrosinistra. Alla camera la scelta più nitida è Rivoluzione Civile.

Però, se avete idee migliori...

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