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Nevada: i bordelli esemplari di uno stato prosseneta

Nel 2006 esistevano circa 30 bordelli legali in 10 delle 17 contee del Nevada, mentre la prostituzione era vietata in tutti gli altri Stati USA. Malgrado questa legalizzazione, la prostituzione resta tuttora vietata nelle città del Nevada con più di 400 mila abitanti come Reno o Las Vegas. Si vuole che i "clienti" prostitutori - camionisti, dipendenti dei ranchs, minatori, militari e uomini d'affari - frequentino i bordelli legali situati in zone rurali quasi desertiche. 

Melissa Farley ha intervistato alcuni gestori e 45 prostitute, di diversa provenienza e di età compresa tra i 18 e i 56 anni, di otto bordelli legali. In altri sei si è vista semplicemente rifiutare il diritto di parlare con loro. In un libro di più di 300 pagine, riporta le sue osservazioni e le sue interviste. Ne abbiamo estratto qualche considerazione [..], dal momento che [molti sostengono] i pretesi vantaggi della legalizzazione.

Legalizzare, significherebbe porre fine alla stigmatizzazione delle prostitute
Confinati in zone desertiche, lontani dalla vista e dai luoghi abitati, i bordelli legali sono, al contrario, l'ammissione plateale della volontà di isolare fisicamente le donne e di rifiutarle socialmente. Il loro orizzonte è limitato ai prosseneti e ai clienti prostitutori. L'organizzazione della prostituzione per zone è la manifestazione materiale della stigmatizzazione sociale e psicologica [delle donne che la praticano].

Legalizzare, produrrebbe una riduzione degli stupri e delle violenze legali
In Nevada, il tasso degli stupri è due volte superiore a quello che si registra nello Stato di New York e quattro volte più elevato di quello che si rileva complessivamente negli Stati Uniti. 
Lungi dal costituire un baluardo contro lo stupro, l'esempio del Nevada mostra come la prostituzione legale produca l'effetto opposto, poiché promuove lo sfruttamento sessuale delle donne. [...].

Legalizzare, significherebbe permettere alle persone prostituite di disporre integralmente del denaro che guadagnano
Il 50% dei guadagni sono intascati dai padroni, senza contare la quantità di mance che le donne sono tenute a versare ai cuochi, ai barmans, ai sorveglianti e senza considerare il prezzo proibitivo richiesto per il cibo, l'alloggio e le cure mediche. 
Considerate come indipendenti, esse non hanno diritto all'assicurazione sociale. Secondo Farley, a loro rimane un quinto del guadagno. [...] Ad arricchirsi sono i gestori dei bordelli [...].

Legalizzare consentirebbe di ridurre la tratta delle donne
Il Nevada è un epicentro della tratta delle donne negli Stati Uniti. La maggioranza delle donne che lavorano nei bordelli legali non sarebbe originaria del Nevada. Secondo Farley, questi luoghi sono fortemente legati alla tratta nazionale ed internazionale e alle organizzazioni criminali. [...] 
Quando arriva un cliente, le donne hanno 30 secondi per mettersi in fila come fossero bestiame, prima di subire l'umiliazione delle battute e dei commenti. Il rispetto di cui le donne sono oggetto nel bordello è un riflesso di quello che è loro assicurato nella società: la qualità di vita delle donne del Nevada è fra le peggiori degli Stati Uniti. Su 50 Stati, esse occupano il quarantasettesimo posto per numero di diplomate, il quarantesimo per tasso di occupazione e per livello di reddito, il quarantaduesimo per salute e benessere. Infine, il Nevada è all'ultimo posto, il cinquantesimo, per quanto riguarda la mortalità femminile causata dal cancro ai polmoni e dal suicidio.

Legalizzare equivarrebbe a garantire diritti e libertà alle persone prostituite
Vita da carcerate, sorveglianza elettronica permanente. 
Le "impiegate" sono abbandonate all'arbitrio dei padroni e alle multe, in luoghi dove la polizia fa poche ispezioni perché «non è un bene per il business». 
In occasione di un appuntamento con il proprietario di un bordello legale non lontano da Las Vegas, Melissa Farley è stata minacciata con una pistola. 
In questo bordello, le donne non avevano il diritto di possedere un'auto. In un altro, erano tenute chiuse dietro ad una grata simile alla cella di una prigione, in un altro ancora dovevano sottostare al divieto di frequentare da sole i bar e i ristoranti. Farley sottolinea l'esistenza di un abisso tra le rappresentazioni libertarie e il filo spinato che recinta i bordelli legali [...]

Legalizzare significherebbe circoscrivere e controllare la prostituzione
La prostituzione legale non rappresenta che un settore irrisorio dell'industria del sesso in Nevada. Il 90% della prostituzione è illegale: di strada, escorts, strip-clubs, sale massaggio. [...]

Legalizzare garantirebbe la salute pubblica.
Le persone prostituite hanno l'obbligo di effettuare test di individuazione dell'HIV, ma i loro clienti ne sono dispensati e ciò è indice, quanto meno, di una concezione sessista e reazionaria (oltre all'inganno derivante dal fatto che un test dell'HIV conferma la presenza del virus solo dopo che siano trascorsi tre mesi dal contagio). 
Questa logica dimostra che importa soltanto il cliente e che viene sacrificata la salute delle donne che sono al suo servizio. Farley constata l'esistenza di una mobilità incessante delle prostitute tra bordelli legali ed illegali. Non si vede, quindi, quali garanzie offra il preteso controllo sanitario.

Claudine Legardinier

(Traduzione di Maria Rossi)

Vedi anche: California, le case chiuse non sono al riparo dalla violenza

One Response to “Nevada: i bordelli esemplari di uno stato prosseneta”

  1. Quale sarebbe la soluzione,rendere la prostituzione un reato?
    Se le donne fossero sessualmente più disponibili, gli uomini non sarebbero costretti a pagare ciò che possono ottenere gratis.

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