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Loretta Napoleoni vs Michele Boldrin

Il confronto tra Loretta Napoleoni e Michele Boldrin a Piazzapulita è stato raccontato da alcuni blog come una «caduta di Napoleoni» che ne sarebbe uscita con le «ossa rotte». Perchè ha compiuto due errori, che le avrebbero fatto fare una brutta figura.

Ho guardato il video del faccia a faccia, mediato da Claudio Formigli, per vedere se è andata così e mi è parso di no. Certo, in televisione Loretta Napoleoni pare più impacciata, con la respirazione in affanno, poco abile nell’incassare il sarcasmo del suo avversario. Michele Boldrin è invece più tranquillo e disinvolto. Loretta Napoleoni espone le sue tesi. Michele Boldrin espone le sue tesi ma le condisce continuamente con battute e provocazioni a scopo di irritare l'interlocutrice. Alla fine le nega anche la qualifica di economista e lei gli dà del cafone. In ambienti in cui l'arroganza e l'aggressività sono stimate, sono sinonimo della capacità di farsi valere, i cafoni possono dare effettivamente l'impressione di essere vincenti, di aver ottenuto ragione. Ma vediamo cosa è successo.

La prima domanda di Formigli chiede se e come è possibile mantenere i servizi pubblici e abolire l'Imu, cioè mantenere la spesa sociale e rinunciare ad una entrata fiscale così importante. Loretta Napoleoni risponde che è possibile, capovolgendo lo schema di Reagan e Thatcher. Loro dicevano: «Lo stato è il problema, il mercato la soluzione». Il mercato lasciato a se stesso ha portato alla crisi finanziaria. Oggi dobbiamo tornare allo stato sociale. Che è solidarietà. Per esempio, istituendo il reddito di cittadinanza. Che esiste in quasi tutti i paesi europei.
Annunciata da un po' di smorfie e sguardi di sufficienza, qui si introduce la prima interruzione del Boldrin: il reddito di cittadinanza non c'è in quasi tutti i paesi europei e non c'è in Germania, in Spagna, dove Napoleoni non sarebbe stata consulente di Zapatero. Napoleoni ribadisce l'esistenza del reddito di cittadinanza in Spagna. Sul punto specifico invece ha ragione Boldrin. Zapatero fece solo il progetto del reddito di cittadinanza, senza riuscire a legiferarlo. Loretta Napoleoni si confonde con il salario minimo interprofessionale spagnolo innalzato a oltre 600 euro. L'impressione che se ne ricava, e che verrà riportata su articoli e post, è che questo punto se lo aggiudica Boldrin. Ma è solo un'impressione. Perchè lo stesso Boldrin stava negando l'esistenza del reddito di cittadinanza anche in Germania, dove invece esiste: vi è lo Arbeitslosengeld II - Allo Arbeitslosengeld II, in più, sono aggiunte le coperture statali dei costi di affitto e di riscaldamento. Tutto questo per garantire una dignitosa dimora a qualunque cittadino. Dunque, un errore per uno. Inoltre, l'argomentazione principale di Napoleoni non viene inficiata dalle obiezioni di Boldrin: il reddito di cittadinanza esiste praticamente in tutta Europa. Non basta togliere un paese per dire che non è vero. Dunque, è possibile anche in Italia.
Ma con quali risorse abolire l'Imu e istituire il reddito di cittadinanza. Loretta Napoleoni snocciola le cifre di alcune gravi anomalie italiane, che costituiscono pensantissimi costi e che possono essere superate con una rivoluzione sociale, con un ritorno all'etica: 70 miliardi di corruzione, 150 miliardi di evasione fiscale, 150 miliardi di fatturato per la mafia, 23 miliardi di costi per la politica. Oltre 400 miliardi. Il solo fondo salva stati europeo è di 300 miliardi.
Prima di rispondere a sua volta, Boldrin rivendica il secondo posto del suo movimento (Fare per fermare il declino - Oscar Giannino) nei consensi degli artigiani veneti. Formigli lo corregge: solo quarto. Errore condonato nei commenti. Secondo Boldrin i numeri citati da Napoleoni sono «fantasie». Non perchè non esistano, ma perchè è rassegnato a non recuperarli. Per togliere l’Imu bisogna tagliare i costi veri, cioè quelli disponibili. Boldrin usa «vero» e «falso» per dire «disponibile» e «non disponibile». Le cifre da tagliare per lui «vere» sono ben più ridotte: 8 miliardi della casta burocratica e 25 miliardi di sussidi alle imprese (Trenitalia, Rai, Poste). Tagli che forse - ma lui non lo dice - aggiungerebbero un po’ di disoccupazione.
E il reddito di cittadinanza si può fare? Si, per Napoleoni, a condizione che non si conferisca a lavoratori in nero, ma si accompagni ad una attività di volontariato. No, per Boldrin perchè non ci sono i soldi. Però si può abolire la cassa integrazione e istituire il sussidio di disoccupazione per tutti. Cita l’esempio della Spagna e torna a rinfacciare a Napoleoni l’errore precedente sul reddito di cittadinanza. Sussidio di disoccupazione che con il tempo diminuisce e incentiva a cercarsi un nuovo lavoro. Boldrin non fa cifre nè sui soldi nè sui tempi, ma se il riferimento è la Spagna, funzionerebbe così: In Spagna per l'indennità di disoccupazione serve aver lavorato almeno tre anni negli ultimi sei. E' previsto un sussidio di "assistenza" con un minimo di tre mesi di contribuzione. L'indennità di disoccupazione è pari al 70% della base contributiva media negli ultimi sei mesi. La percentuale scende dopo i primi sei mesi al 60%. C'è un tetto massimo per l'indennità di disoccupazione che varia dal 175% al 225%, a seconda del numero dei figli, dell'Iprem (indicatore del reddito minimo), pari per il 2011 a 532,51 euro al mese*.

Altra domanda di Formigli: referendum sull’euro, siete favorevoli?. Risponde Napoleoni. Non si può fare perchè l’euro, come il fondo salva stati, è un trattato internazionale, e la nostra Costituzione esclude i trattati internazionali dalla competenza dei referendum. Se si cambiasse la Costituzione, lei sarebbe favorevole, perchè da dieci anni l’euro ha aggravato la nostra condizione economica, non permettendo più la rivalutazione del marco e la svalutazione della lira. L’euro avrebbe dovuto essere un punto di arrivo di una convergenza economica e fiscale e non, come è stato, un punto di partenza, che dal 1998 ad oggi ha divaricato gli indicatori economici tra aree forti e aree deboli.
Risponde Boldrin. Il referendum sull’euro non si può fare per motivi legali (aggiunge battuta: almeno queste cose che ha detto sono corrette), ma se si potesse fare sarebbe un errore uscire dall’euro, perchè non è vero che è stata una rovina. Grazie all’euro abbiamo tenuto lo spread basso per dieci anni. Non è colpa dell’euro se la giustizia non funziona, se la scuola non funziona, se la produttività è bassa. Competere con la Cina con la svalutazione della lira significa abbassare i salari operai al livello di quelli cinesi, cioè abbassarli del 60-70% (sguardi stralunati di Napoleoni). La competitività si fa migliorando il prodotto, non affamando i salari.
Replica Napoleoni, ricordando la svalutazione del 1992. E qui fa un secondo errore di nozione. Dice che è stata del 40%. I salari non furono affamati e la bilancia dei pagamenti fu messa in ordine, aiutando il risanamento fino al 1996. Boldrin contesta il dato della svalutazione del 40%, ma lo sbaglia anche lui. Dice che è stata solo del 12% (la signora fa confusione). E che non ha comportato nessun effetto (secondo errore). Il risanamento si è fatto solo con le tasse di Ciampi e Prodi.

La sera del 13 settembre, Amato comunicava in diretta tv agli italiani la svalutazione della lira «che a conti fatti – rievoca – si attestò tra il 20 e il 25 per cento. Grazie all'accordo di luglio, tenemmo fermissimo il controllo dei costi interni, il che permise alle imprese di guadagnare 20-25 punti veri di competitività» (Il Sole24Ore 30 aprile 2010). La percentuale del 40% arriva forse dal confronto diretto con il marco. (...) la lira in 3 mesi perse il 40% circa del suo valore antecedente rispetto al marco tedesco (Intermarket & More 30.09.2011), mentre la percentuale del 12% potrebbe riguardare il dato immediato della svalutazione decisa il 13.09.92 o dei giorni immediatamente successivi.

Ultima domanda, sempre sulle proposte di Grillo. Abolire la pignorabilità della prima casa per mancato pagamento del mutuo. E’ possibile. Si, secondo Napoleoni, distinguendo la casa che vale cinque milioni da quella che vale 250 mila euro e ricorda l’Inghilterra del dopo 1992, quando a causa della recessione molti inglesi persero la casa. Siamo di nuovo in una situazione di crisi molto forte, la proposta è giustificata.
Replica Bordin con un’altra battuta sferzante: la gente dice cose incorrette e fa confusione. Abolire la pignorabilità della casa per mancato pagamento del mutuo, significa abolire i mutui con i crediti al consumo, che in mancanza di garanzia, avrebbero tassi molto alti.

Conclusione: su queste cose anche gli economisti litigano tra loro. Boldrin: No, Napoleoni non è una economista. Napoleoni: Boldrin è un cafone. io non sono venuta qui per farmi insultare.


Riferimenti:
Indennità di disoccupazione in Europa
Reddito di cittadinanza in Europa
Lira nello Sme 1979-1992
Un tuffo nella storia: la svalutazione della Lira del 1992
Aggiornamento: Tutte le balle di Boldrin con la Napoleoni
Loretta Napoleoni intervistata da Claudio Messora

One Response to “Loretta Napoleoni vs Michele Boldrin”

  1. Avevo apprezzato Loretta Napoleoni anni fa, per aver ascoltato una sua intervista televisiva, poi l'ho apprezzata leggendo il suo libro "Economia canaglia", uscito nel 2008, o meglio l'ho apprezzato fino a quando non sono arrivata al capitolo conclusivo, nel quale l'autrice commetteva un grossolano errore, di storia antica elementare, citando una circostanza storica antica inesistente: era un confronto che doveva servire a rafforzare la tesi dell'autrice, anche se la tesi non avrebbe avuto nessun bisogno di rinforzo, e tanto meno di essere rinforzata da un confronto inesistente. Ricordarsi male la storia che si è studiata alla scuola dell'obbligo non sarebbe grave, a patto che, quando decidiamo di pubblicare qualcosa che contenga riferimenti ad essa, andassimo prima a controllare se ci ricordiamo bene o no, oppure, se non abbiamo tempo di aprire i libri di scuola o di cliccare Wikipedia, se dessimo da leggere il nostro scritto a persone competenti sui singoli ambiti che in quello scritto tocchiamo. Questo per il metodo, che per una/o studiosa/o dovrebbe essere la prima esigenza. Poi ho trovato il suo blog http://lorettanapoleoni.net/, e ultimamente, nella presentazione del suo libro "Maonomics", ho trovato l'esaltazione del pragmatismo in economia, ovvero della capacità di scegliere le opzioni che si ritengono efficaci di volta in volta, a seconda della situazione contingente, senza preoccupazioni di tipo ideologico. Così l'autrice dichiarava utile per l'Italia e l'Europa una politica "keynesiana", a prescindere dalle sue connotazioni ideologiche. E questo pragmatismo ce lo dovrebbe insegnare la Cina, i cui governi hanno accettato gli elementi del capitalismo in economia, senza preoccuparsi della loro connotazione ideologica, contrastante con l'ideologia "comunista" dello Stato cinese. Bello, senonché lo sviluppo economico travolgente della Cina non è dovuto all'adozione dei principi economici del capitalismo, e quindi del liberismo in economia: esso è dovuto al fatto che si è introdotto in economia il liberismo selvaggio, senza regole, senza le regole che tutelino, per es., le lavoratrici e i lavoratori, e l'ambiente. E questa situazione è resa possibile dalla circostanza che al liberismo in economia non si è accompagnato il liberalismo in politica, cioè l'introduzione di tutte quelle libertà che a loro volta, nell'Europa del XIX e del XX secolo, hanno permesso alle classi lavoratrici di acquisirne altre, attraverso dure lotte, si intende. Bell'esempio di pragmatismo davvero.

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