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La neutralizzazione della prostituzione

Molte femministe hanno studiato e detto molto sulla neutralizzazione e sulla presunta neutralità del soggetto e dell'oggetto di conoscenza in chiave di genere eppure ancora oggi queste analisi e gli strumenti che ne sono derivati vengono minacciati e rischiano di perdere efficacia. Entrando nel specifico della tratta assistiamo spesso a discorsi in base ai quali il fenomeno della prostituzione sarebbe un fenomeno che colpisce in misura indifferente donne e uomini e vengono utilizzati a sostegno di questa tesi dati e numeri decisamente ambigui e poco attendibili, mentre di contro esistono studi e numerosi dati statistici che dicono il contrario. Viene da chiedersi come mai si voglia arrivare ad affermare una cosa così palesemente non corrispondente al vero. Una delle risposte potrebbe essere che la neutralizzazione del fenomeno della tratta elimina una componente determinante del fenomeno e cioè la dimensione di genere, elimina dal discorso il fatto che sono le donne ad essere oggetto di sfruttamento e lo sono in quanto donne. Stessa cosa sta avvenendo per la violenza contro le donne, il fenomeno della neutralizzazione è lo stesso e uguali i risultati e cioè l'eliminazione delle componente determinante del fenomeno della violenza di genere, che è violenza contro le donne in quanto donne. 
Ecco come prostituzione e violenza contro le donne vengono neutralizzati e di conseguenza non compresi e diventa quindi impossibile predisporre strumenti di analisi che siano in grado di affrontare in modo adeguato entrambi.
(Riflessioni di Maria Grazia)

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La prostituzione è considerata divertente, inevitabile o comoda, la prostituta è schernita, punita, o farisaicamente informata che la sua situazione se l’è scelta lei e che quindi “è colpa sua. Poiché le cause della prostituzione femminile sono da ricercarsi nella posizione economica delle donne, insieme al danno psicologico che subiscono attraverso il sistema di condizionamento al ruolo sessuale nella società patriarcale, questo modo convenzionale di trovare soddisfacente il destino della prostituta non è soltanto ingiusto, ma semplicistico.
Recentemente, gli apologisti di questa tratta delle donne che noi chiamiamo prostitute hanno rimesso a nuovo lo stanco meccanismo del doppio metro e hanno chiamato “libertà sessuale” questa schiavitù femminile. Questo per rovesciare la promessa della liberazione sessuale e ridurla alla triste licenza di sfruttare ulteriormente le donne attraverso i bordelli di stato provvisti di assistenza medica perché gli uomini che li frequentano possano farlo senza rischio. Un’altra ironia è che la nostra etica legale perseguiti chi è obbligato (economicamente o psicologicamente) a offrirsi in vendita come oggetto, ma passi sopra all’azione di comprare un essere umano come un oggetto. 
La cosa peggiore della prostituzione è che non sei costretta soltanto a vendere il sesso, ma anche la tua umanità. E’ la cosa peggiore: quello che vendi è la tua dignità umana. Non tanto a letto, ma mentre tratti l’affare – quando diventi una persona comprata.” Quando mi sentivo più puttana era quando dovevo parlare con loro, era allora che mi vendevo di più, solo a parlargli. E' per questo che non mi è mai piaciuto andare a cena o passare la notte con loro. Perché se si mettono a parlare dei "negri", per esempio, non puoi far altro che dire "già, già" e essere d'accordo con loro. E' questo che non potevo sopportare. Questo tipo di cose. [...] E' questa la cosa più umiliante-dover sempre dargli ragione perché ti hanno comprata. E' per questo che non è così semplice come dire "la prostituzione è vendere un servizio". Perché si vende la propria anima e non solo un servizio. Anche la gente d'affari vende la propria anima ed è per questo che gli affari distruggono le persone-come ti sentiresti se tu vendessi enciclopedie alle famiglie povere? Ma c'è un'indegnità speciale nella prostituzione, come se il sesso fosse una cosa sporca e gli uomini potessero goderlo soltanto con qualcuno che sta in basso. Implica una specie di disprezzo, una specie di trionfo sopra un altro essere umano.[...] Quando ci si prostituisce - non fosse che per riuscire a farcela - si devono avere delle formidabili difese. Devi astrarti, in qualche modo. Devi togliere la comunicazione, o con la droga o con la forza di volontà. [...] Una delle cose peggiori era quella di fingere. Dovevi fingere di avere l'orgasmo. Loro lo vogliono perché quella è una prova della loro virilità. E' una delle cose peggiori. E' sentirsi davvero una puttana, a essere così disonesta. Non so come facciano a crederci. Non capisco davvero come possono crederci, i clienti."
(Kate Millet, Prostituzione)

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