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Parità di genere nel governo Renzi

La parità di genere nella rappresentanza politica e istituzionale ha un valore importante, che merita di essere riconosciuto e rispettato. Per una elementare questione di giustizia. Donne e uomini sono ciascuno metà del genere umano. 50 e 50. E non esiste una buona ragione perchè una di queste due metà - quella maschile - occupi il 70-80-90-100% delle sedi decisionali, a cominciare dagli esecutivi e dalle assemblee elettive.

La parità di genere ha pure un valore necessario, perchè le leggi riguardano sia gli uomini, sia le donne ed alcune leggi hanno particolare rilevanza per le donne: la fecondazione assistita, l’interruzione di gravidanza, l'affiidamento dei figli in caso di separazione, la violenza sessuale, il femminicidio.

E’ stato appena eletto il consiglio regionale della Sardegna. Maggioranza di centrosinistra. Su 60 consiglieri sono stati eletti 56 uomini e 4 donne. Una sproporzione palese che ha un significato discriminatorio ingiustificabile. In assenza di una norma che imponga la parità di genere, in Italia nel 2014, essere donna è ancora motivo di esclusione dalla politica, salvo meteore ed eccezioni.

Di segno opposto la composizione del nuovo governo di Matteo Renzi. Sedici ministri: otto uomini (età media 52 anni) e otto donne (età media 45 anni). Alle donne anche ministero di peso.

Economia e finanze: Pier Carlo Padoan (Roma, 1949). Interno: Angelino Alfano (Agrigento, 1970). Difesa: Roberta Pinotti (Genova, 1961). Esteri: Federica Mogherini (Roma, 1973). Lavoro e welfare: Giuliano Poletti (Imola, 1951). Istruzione: Stefania Giannini (Lucca, 1960). Sviluppo economico: Federica Guidi (Modena, 1969). Giustizia: Andrea Orlando (La Spezia, 1969). Agricoltura e politiche forestali: Maurizio Martina (1978). Cultura e turismo: Dario Franceschini (Ferrara, 1958). Ambiente: Gianluca Galletti (Bologna, 1961). Trasporti e infrastrutture: Maurizio Lupi (Milano, 1959). Salute: Beatrice Lorenzin (Roma, 1971). Riforme e rapporti con il parlamento: Maria Elena Boschi (Montevarchi, 1981). Semplificazione e pubblica amministrazione: Marianna Madia (Roma, 1980). Affari regionali: Maria Carmela Lanzetta (Mammola, 1955).

Alcuni apprezzano, altri no. Tra coloro che non apprezzano, prevalgono due posizioni: 1) le ministre sono state scelte solo perchè donne, senza avere meriti e competenze, dunque sono delle favorite in virtù delle loro relazioni con i maschi; 2) Renzi le ha scelte per farsi bello con le quote rosa, così strumentalizza la questione di genere.

Riguardo il primo argomento, il pregiudizio è evidente. Nonostante il governo sia composto da giovani sconosciuti e sconosciute, l’esame di merito e competenza viene fatto solo alle giovani sconosciute. A nessuno interessa sapere di Andrea Orlando (classe 1969), già anonimo ministro all'Ambiente del governo Letta, che è stato preferito, per il ministero della giustizia, al magistrato Nicola Gratteri, in prima linea contro la ‘ndrangheta. Totalmente ignorato, Maurizio Martina (classe 1978), nuovo ministro dell’Agricoltura. Portano entrambi la giacca, la cravatta e i pantaloni. Sapranno il fatto loro. Tutta la curiosità inquisitoria è concentrata sulle donne. Alla pari dell'ossessione mediatica per vestiti, scarpe, sederi e pancioni. In un insieme di consuete e banali modalità di delegittimazione.

Particolare accanimento è dedicato a Marianna Madia, «vergine botticelliana», «amazzone renziana», etc. Da anni si occupa di lavoro e precariato. Era responsabile del lavoro nella nuova segreteria del PD. Ha presentato vari progetti di legge in materia di occupazione. Ma è nota solo per essere bionda e carina, per aver avuto come fidanzato il figlio di Giorgio Napolitano, per avere il pancione, e per saper scatenare un putiferio appena commette un errore insignificante o dice qualcosa di poco intelligente. Non voglio dire che invece ci troviamo di fronte ad una grande personalità. Cosa è, lo vedremo. Voglio dire che il livore che si esprime nei suoi confronti è sproporzionato ed eccessivo. Il prof. Oddifreddi ha sentito il bisogno di scrivere un post per esprimere indignazione per la sua nomina, definita una vergogna. Niente di meno. Neanche fosse responsabile di un caso Shalabayeva come l'esperto, competente e legittimato ministro Alfano. E insieme a lui, tanti blog, tanti profili FB, hanno sentito l’impellenza di dover postare qualcosa contro Marianna Madia. Alcune donne hanno protestato, per la sua nomina in stato di gravidanza, nel momento in cui tante donne nella sua condizione sono escluse dal lavoro. Ecco cosa sono la democrazia, la giustizia, l’uguaglianza, la parità: che tutte le donne siano discriminate allo stesso modo, senza distinzione di censo, di classe o di casta.

Riguardo il secondo argomento, la strumentalizzazione di Renzi della nomina delle ministre, è certamente possibile. Anche se alcune le aveva già nominate nella segreteria del PD, e Maria Elena Boschi, ad esempio, è una sua stretta collaboratrice già al comune di Firenze. Paradossalmente, la scelta di Renzi ha più rilievo, proprio perchè opportunista e funzionale al consenso e non il colpo di testa isolato di un idealista. Vuol dire che ha bisogno di tener conto delle donne. Tuttavia, sembra strumentale pure il giudizio degli oppositori antirenziani. Poichè il principio di parità lo ha applicato Renzi anziché Che Guevara o un altro leader preferito, allora non va bene. Poichè le donne scelte sono della Confindustria, cattoliche, di destra, moderate, in maternità, di Snoq, invece che sindacaliste, anarco-insurrezionaliste, comuniste, femministe, etc, allora non vanno bene. Anzi, è proprio il principio della parità a non andar bene o a non aver nessuna importanza. Dato che lo gestisce un altro, dato che le designate non corrispondono alle aspettative. Come sostenere che non va bene o non ha alcuna importanza il principio del suffragio universale quando non piacciono i risultati elettorali. O qualsiasi principio, quando viene applicato in modo diverso da come piacerebbe a noi. Ma anche questo ha la sua rilevanza. Dice quanto è ancora marginale la questione di genere nelle opposizioni di sinistra, forse su questo terreno più arretrate della sinistra moderata. Il moderato e opportunista Renzi sa di aver bisogno delle donne. Gli alternativi di sinistra invece non lo sanno. Pensano ancora di poterne fare a meno, perchè le questioni importanti sono altre. Anche per questo il primo governa e i secondi sono ridotti ai minimi termini.

La critica alla composizione del governo confonde piani che invece sono da tenere distinti. Il riconoscimento della parità è pregiudiziale. Poi si può mettere in discussione ogni singolo ministro od ogni singola ministra o anche la compagine tutta intera. Si può contestare il programma, l’impostazione, la legittimità del governo. Il fatto che manchi il ministero delle pari opportunità o quello dell’integrazione. Mancanze che lasciano presagire l’assenza di una visione, di una politica in merito, l’intenzione e la capacità di produrre una legislazione.

Un altro argomento dice che le donne non sono migliori degli uomini. Vero, ma neanche peggiori e dunque ingiustificato il fatto che siano sotto rappresentate. Ad essere migliori sono le istituzioni paritarie rispetto a istituzioni solo o prevalentemente maschili. Il valore del principio paritario applicato nella composizione del governo Renzi sarà importante perchè potrà valere come precedente, potrà essere emulato dagli altri organi e organismi dello stato. Potrà diventare un principio di legge o una consuetudine. Sarà interessante verificare il rispetto dello stesso principio nella nomina dei sottosegretari, dove l’effetto immagine è minore. Per intanto, condivido e sottoscrivo quanto detto da Zauberei:

Sono molto contenta del numero di donne scelte, e dei ministeri che sono stati loro affidati. Considero questo numero di donne un progresso e voglio riflettere su questo progresso, rilanciando una osservazione che avevo fatto già in passato parlando di quote rosa. La discriminazione di genere infatti, riguarda in una parte consistente l’accessibilità al potere. Essere discriminati per una certa caratteristica vuol dire, che solo per quella caratteristica tu, a prescindere, non potrai ricoprire un certo ruolo. Quindi se si constata che quella caratteristica smette di essere di ostacolo all’acquisizione del potere si deve essere soddisfatti, perchè un risultato si sta conquistando.


Riferimenti:
Metà donne, siamo contente? (Roberta Carlini 22.02.2014)
Intigno (Zauberei 23.02.2014)

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