Traduzione di Maria Rossi
Qualche
giorno fa una studentessa dell'Istituto Alberghiero di Finale Ligure
ha avuto il coraggio di denunciare le pesanti molestie sessuali
subite da alcuni compagni di classe. Anziché ricevere solidarietà,
è diventata bersaglio di insulti e messaggi minatori. Su questo
caso, Mary di Un altro genere di comunicazione ha scritto un postmirabile per sensibilità ed intelligenza. Poiché l'atteggiamento assunto nei confronti della ragazza molestata
è molto diffuso ed ispirato a convinzioni e miti fortemente
radicati, ho creduto opportuno proporvi la traduzione di un
interessante saggio, suddiviso in diverse parti, pubblicato da una
blogger femminista francese. (M.R.)
1 - I
miti sullo stupro
[...] Nella
mente della maggior parte delle persone, esiste un'immagine dello
stupro tipo, che sarebbe il solo "autentico stupro". [1]
Questo stupro "ideale" è commesso da uno straniero armato
e pazzo ed è connesso a molta violenza fisica. Avviene di notte in
una buia viuzza o in un parcheggio.
Ora,
quest'immagine assai raramente corrisponde alla realtà. E quando lo
stupro non corrisponde a questo stereotipo, la vittima viene
biasimata. [2] Ha meritato di essere stuprata o se lo è andato a
cercare: sono questi quelli che chiamiamo "i miti sullo stupro".
Lonsway
e Fitzgerald (1994) hanno definito i miti sullo stupro come gli
"atteggiamenti e le convinzioni, generalmente false, ma diffuse
e persistenti, che permettono di negare e di giustificare
l'aggressione sessuale maschile contro le donne". [3] Queste
convinzioni possono essere riunite in tre categorie [4]:
- Non è successo niente. Un certo numero di miti veicola l'idea che spesso le donne accusino ingiustamente gli uomini di stupro. Fino agli anni Ottanta, nel corso dei processi per stupro, veniva frequentemente letto nei tribunali degli Stati Uniti il monito di Hale: [5] "E' facile accusare qualcuno di stupro, difficile provare che sia stato commesso e ancora più difficile essere difesi quando si è accusati, anche quando si è innocenti". Oggi, nelle corti di giustizia il linguaggio impiegato è quasi identico.[6] In diversi recenti studi, il 20% degli intervistati ritenevano che le accuse di stupro fossero false. [7] Un altro mito molto diffuso consiste nell'affermare che la vittima esagera e nel minimizzare i fatti. (Si pensi al celebre: "Non è morto nessuno" pronunciato da Jack Lang [esponente del Partito socialista francese, ex Ministro della Cultura e poi dell'Educazione]) [8].
- Era consenziente o le è piaciuto. Sono i miti secondo i quali quando una donna dice "no" vuole in realtà dire "sì"; la violenza è sessualmente eccitante per le donne; la vittima avrebbe potuto opporre resistenza se era davvero contraria al rapporto sessuale. Alcuni studi mostrano che dall'1% al 4% delle studentesse statunitensi ritengono che le donne desiderino segretamente essere stuprate, [9] mito cui credono dal 15% al 16% degli studenti degli USA. [10] Se lo stupro è avvenuto in un luogo dove ci si reca per sedurre (ad esempio in un bar o in occasione di un appuntamento galante), il mito è molto più forte. [11] Da notare che si pensa anche che le donne sessualmente attive e soprattutto le "lavoratrici del sesso" come le attrici dei film porno e le prostitute non possano che essere consenzienti! [12] Raphaëla Anderson, ex attrice di film porno, non è stata presa sul serio quando ha presentato denuncia per stupro. Il procuratore le ha detto: "E' normale farsi stuprare quando si recitano film porno".
- Se l'è cercato. Sono i miti come: "Era vestita in modo provocante" o "Camminava sola di notte". Carmody e Washington (2001) hanno mostrato che circa il 21% delle intervistate nel corso della loro ricerca ritenevano che le donne che si vestono in modo provocante vadano in cerca di problemi. [13] Johnson e altri (1997) hanno scoperto che il 27% degli uomini e il 10% delle donne reputavano che a provocare lo stupro sono le donne, a causa del loro comportamento. [14] Un'altra indagine indica che il 22% delle persone intervistate pensavano che una donna era totalmente o parzialmente responsabile dello stupro se aveva rapporti sessuali con diversi uomini e il 26% credevano che era almeno in parte responsabile se indossava abiti troppo sexy.
La
funzione principale di questi miti è quella di rendere la vittima
colpevole e di deresponsabilizzare lo stupratore. Infatti, è stato
chiaramente dimostrato che le persone che credono a questi miti
tendono a biasimare la vittima e a cercare scusanti per gli
stupratori. [15] Questi miti hanno avuto ad esempio ampia diffusione
nel caso che ha riguardato Strauss-Kahn. Nafissatou Diallo è stata
considerata poco credibile perché avrebbe mentito in passato per
poter ottenere il diritto d'asilo negli USA, perché sarebbe stata
una persona venale, interessata ai soldi di Strauss-Kahn, e perché
suo marito era un trafficante di droga. Allo stesso modo, Tristane
Banon [n.d.t: scrittrice e giornalista francese che ha accusato di
aggressione sessuale Strauss-Kahn] è stata accusata di essere stata
troppo "leggera", poco seria.
Chi
sono quelli che credono ai miti sullo stupro?
E'
stato dimostrando, utilizzando scale di misura della credenza ai miti
sullo stupro, (con domande a risposta chiusa), che tra il 25% e il
35% delle persone credono alla maggioranza di questi miti. [16]
Tuttavia, in uno studio in cui vengono formulate domande a risposta
aperta, circa il 66% delle persone intervistate approvano questi
miti. [17]
Una
costante nella letteratura è che gli uomini accettano i miti sullo
stupro in maggior misura rispetto alle donne, [18] soprattutto quelli
che adottano un comportamento maschile stereotipato.[19] Il sessismo
ostile nei confronti delle donne è correlato all'adesione ai miti
sullo stupro, ma lo sono anche certe idee tipiche del sessismo
benevolo come: " i generi sono complementari" o "le
donne sono tutte principesse". [20] Altri studi hanno mostrato
che anche il razzismo, l'omofobia, la discriminazione basata
sull'appartenenza a una classe sociale subalterna e l'integralismo
religioso sono correlati all'adesione ai miti sullo stupro. [21] Le
persone che pensano che la causa del comportamento dello stupratore
non sia di natura sessuale, ma sia la volontà di esercitare un
potere sulla sua vittima sono poco propense a credere ai miti sullo
stupro. Infine, l'accettazione dei miti che riguardano l'aggressione
sessuale è legata all'ignoranza della definizione giuridica di
questo crimine. [22]
Note
1.
Odem M. Confronting rape and sexual assault. Wilmington
Del.: Scholarly Resources; 1998; Bilette V, Guay S et Marchand A. Le
soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression
sexuelle : synthèse des écrits. Santé mentale au Québec.
2005;30(2):101-120.
2.
Page AD. Judging Women and Defining Crime : Police Officers’
Attitude Toward Women and Rape. Sociological Spectrum.
2008;28:389-411.; Johnson BE, Kuck DL et Schander PR. Rape Myth
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3.
Lonsway KA, & Fitzgerald LF. Rape Myths. In Review. Psychology of
Women Quarterly. 1994;18:133-164.
4.
Koss
M. No safe haven : male violence against women at home, at work,
and in the community. 1er
éd. Washington D.C.: American Psychological Association; 1994.
5.
Edwards KM, Turchik JA, Dardis CM, Reynolds N et Gidycz CA. Rape
Myths: History, Individual and Institutional-Level Presence, and
Implications for Change. Sex
Roles. 2011;65:761-773.
6.
Ibidem.
7.
Ibidem;
Kahlor L & Morrison D. Television Viewing and Rape Myth
Acceptance among College Women. Sex Roles. 2007;56:729-739. Uno
studio del 2010 ha scoperto che il tasso di false accuse è pari al
5,9%. la metodologia utilizzata si fonda su un'indagine approfondita
del contesto che include diverse interviste all'accusato e alla
querelante, l'esame dei rapporti redatti dai medici, ecc.
Lisak,
David; Gardinier, Lori; Nicksa, Sarah C.; Cote, Ashley M.
(2010). False
Allegations of Sexual Assualt: An Analysis of Ten Years of Reported
Cases. Violence
Against Women 16 (12):
1318–1334.
8.
Koss M. No safe haven; cit; Buddie AM & Miller AG. Beyond rape
myths: A more complex view of perceptions of rape victims. Sex roles.
2001;45(3-4):139-160.
9.
Johnson BE, Kuck DL et Schander PR. Rape Myth Acceptance and
Sociodemographic Characteristics, cit.; Carmody DC & Washington
LM. Rape Myth Acceptance Among College Women: The Impact of Race and
Prior Victimization. Journal
of Interpersonal Violence. 2001;16:424-436.
10.
Johnson BE, Kuck DL et Schander PR. Rape Myth Acceptance and
Sociodemographic Characteristics, cit.; Edwards KM, Turchik JA,
Dardis CM, Reynolds N et Gidycz CA. Rape
Myths: History, Individual and Institutional-Level Presence, and
Implications for Change, cit.
11.
Odem M. Confronting rape and sexual assault, cit.
12.
Page AD. Judging Women and Defining Crime..., cit.
13.
Carmody DC & Washington LM. Rape Myth Acceptance Among College
Women, cit.
14.
Johnson BE, Kuck DL et Schander PR. Rape Myth Acceptance and
Sociodemographic Characteristics..., cit.
15.
Kopper
BA. Gender, gender identity, rape myth acceptance, and time of
initial resistance on the perception of acquaintance rape blame and
avoidability. Sex Roles. 1996;34:81-93.
16.
Lonsway KA, & Fitzgerald LF. Rape Myths. In Review. Psychology of
Women Quarterly. 1994;18:133-164.
17.
Buddie AM & Miller AG. Beyond rape myths, cit.
18.
Ibidem.
19.
Kopper BA. Gender, gender identity, rape myth acceptance, and time of
initial resistance on the perception of acquaintance rape blame and
avoidability, cit; Pollard P. Judgements about victims and attackers
in depicted rapes: A review. British
Journal of Social Psychology. Available at:
http://psycnet.apa.org/psycinfo/1993-22048-001
Consulté décembre 4, 2011.
20.
Abrams D, Viki GT, Masser B et Bohner G. Perceptions of stranger and
acquaintance rape: The role of benevolent and hostile sexism in
victim blame and rape proclivity. Journal of Personality and Social
Psychology. 2003;84:111-125.; Glick P & Fiske ST. Hostile
and Benevolent Sexism. Psychology of Women Quarterly. 1997;21(1):119
-135.
21.
Aosved AC & Long PJ. Co-occurrence of Rape Myth Acceptance,
Sexism, Racism, Homophobia, Ageism, Classism, and Religious
Intolerance. Sex Roles. 2006;55:481-492; Payne DL, Lonsway KA et
Fitzgerald LF. Rape Myth Acceptance: Exploration of Its Structure and
Its Measurement Using theIllinois Rape Myth Acceptance Scale. Journal
of Research in Personality. 1999;33(1):27-68.
22.
Bilette V, Guay S et Marchand A. Le soutien social et les
conséquences psychologiques d’une agression sexuelle :
synthèse des écrits, cit.
2 - I
miti sullo stupro
Le conseguenze per la vittima
Abbiamo
visto nella prima parte quali siano i miti sullo stupro e chi vi
presti fede. Sono soprattutto le vittime di stupro a soffrire per la
diffusione di questi miti, la cui conseguenza è di procurare biasimo
a loro e di deresponsabilizzare gli stupratori. [1] La responsabilità
dello stupro è dunque dislocata dal colpevole verso la vittima.
Questo
transfert è tipico delle aggressioni sessuali. Le vittime di rapina,
ad esempio, non sono ritenute responsabili del reato subito. Anche se
possono essere un po' biasimate ("Non avrebbe dovuto portare con
sé tanto denaro"), gli effetti sociali non sono assolutamente
equiparabili a quelli che si ripercuotono sulle vittime di stupro.
[2]
[..]
Le
conseguenze psicologiche di uno stupro.
Le
conseguenze psicologiche di uno stupro sono molto più importanti e
persistenti di quelle fisiche. [3] Gli abusi sessuali, e in
particolare gli stupri, sono associati a diversi disturbi
psichiatrici, tra i quali l'ansia, i disturbi dell'alimentazione,
quelli del sonno, la depressione e soprattutto la sindrome da stress
post-traumatico. [4] Quest'ultima è una reazione psicologica a una
situazione nella quale l'integrità fisica o psicologica della
paziente o di un'altra persona è stata minacciata o effettivamente
violata. [5] Si manifesta segnatamente con flashbacks
e con incubi ricorrenti che ossessionano la vittima, con l'evitamento
di situazioni che possono ricordarle l'evento traumatico e con
l'ipervigilanza.
Lo
choc che si manifesta nel caso di un'aggressione sessuale è
particolarmente forte, cosicché le vittime presentano sintomi di
stress post-traumatico più intensi di quelli che interessano le
vittime di aggressioni diverse da quelle sessuali. [6] Un numero non
trascurabile di vittime di violenze sessuali manifesta sintomi
severi. [7] Ben inteso, esse sono in grado di riacquistare serenità
e i sintomi diminuiscono progressivamente con il passare del tempo.
[8] Così, in base ad uno studio del 1992, [9], il 94% delle vittime
di stupro presentano sintomi di stress post-traumatico 13 giorni dopo
l'aggressione. La loro percentuale si riduce al 50% tre mesi dopo lo
stupro. Ma, nonostante questa diminuzione dei sintomi con il passare
del tempo, alcune vittime rientrano ancora nei criteri diagnostici
della sindrome da stress post-traumatico anni dopo lo stupro. [10]
Effetti
del sostegno sociale e delle reazioni negative sul ristabilimento
della vittima
Quando
una vittima di stupro rivela ciò che le è capitato alle persone che
le sono care, alla polizia o a qualsiasi altro individuo, può
trovarsi di fronte a due tipi di reazione: positive (sostegno
sociale: ascolto, incoraggiamento) e negative (biasimo, non essere
creduta). [11]
In
uno studio relativo a 323 vittime di aggressione sessuale [12], è
stato notato come la maggior parte di esse (97,1%) avvertivano
reazioni positive, ma anche negative (98,2% di loro) dopo aver
rivelato di aver subito l'aggressione. Le reazioni percepite come
negative perpetuavano in genere i miti sullo stupro e
sull'aggressione sessuale. La maggior parte di queste vittime avrebbe
desiderato ricevere maggior sostegno emotivo (empatia, ascolto) e
aiuto concreto (un alloggio...).
Alcuni
studi relativi agli effetti delle reazioni positive (sostegno
sociale) hanno mostrato le conseguenze favorevoli che esse esercitano
sul ristabilimento psicologico della vittima, [13] ma altre ricerche
non hanno individuato alcun effetto statisticamente significativo.
[14] Si potrebbe ipotizzare che, in realtà, l'effetto positivo del
sostegno sociale sul ristabilimento della vittima non sia visibile
subito dopo lo stupro, ma si faccia sentire più tardi. [15] Il
sostegno sociale eserciterebbe ad ogni modo un impatto positivo sul
ristabilimento fisico della vittima. [16]
Al
contrario, due studi hanno mostrato che le reazioni negative - il
biasimo o l'incredulità collegate ai miti sullo stupro, ad esempio -
hanno un impatto disastroso sul ristabilimento delle vittime, [17]
sia che siano state espresse subito dopo l'evento [18] o più di un
anno dopo. [19]
Il
primo studio, del 1991, ha mostrato che l'atteggiamento negativo del
partner della vittima è fortemente connesso a disturbi psicologici
(incubi, angoscia...). [20]
Dall'altro
studio del 1996 si apprende che tutti i tipi di reazioni negative
(biasimo, incredulità, controllo asfissiante sui movimenti della
vittima) sono collegati alle difficoltà di guarigione e a più
severi disturbi psicologici. [21]
Il
fatto che la quasi totalità delle vittime registri reazioni negative
dopo la rivelazione di aver subito uno stupro, spiega chiaramente
perché alcune di loro rimangano traumatizzate per anni.
Anche
la vittima può attribuirsi la colpa nel caso in cui accetti i miti
relativi allo stupro. Anche il punto di vista delle persone care può
influenzare la sua interpretazione dei fatti. [22].
Ora:
più le vittime si colpevolizzano per le proprie azioni ritenute
inadeguate ("Non avrei dovuto indossare quella gonna"), più
si ripiegano su se stesse e meno si rivolgono ai propri cari perché
li aiutino a gestire la loro drammatica situazione.
Chi
colpevolizza o non crede alle vittime? Chi le sostiene?
Gli
amici, il partner e la famiglia sembrano essere i migliori
sostenitori delle vittime ed è spesso a loro che la vittima rivela
lo stupro subito.
Per
contro, le forze dell'ordine e i medici sono quelli che offrono il
minor aiuto e manifestano le maggiori reazioni negative nei confronti
della vittima. [23]
Dopo
un evento traumatico, la vittima, se ha un partner, si rivolge
generalmente a lui per cercare conforto. [24] Infatti, la mancanza di
sostegno da parte del partner non sembra poter essere compensata
dall'appoggio di un'altra persona. [25] Ora, nei casi di stupro, il
17% circa dei partners tende a biasimare la vittima e il 25% dice
di sentirsi in collera con lei [26]. Non solo. Il partner ha la
tendenza a diventare sempre meno empatico e paziente se i sintomi del
trauma si protraggono [27]. Alcuni partners provano persino gelosia
nei confronti dello stupratore e si preoccupano delle proprie
performances sessuali! [28] [..]
Ora,
il modo in cui reagiscono i partners dipenderebbe sostanzialmente
dalla loro accettazione dei miti sullo stupro [29]. Più il partner
crederà a questi miti, più tenderà a colpevolizzare la vittima o a
minimizzare la gravità dell'aggressione. Così, è stato dimostrato
che un partner sarà più attento e solidale se percepirà
l'aggressione come un atto di violenza piuttosto che come un atto
sessuale. [30]
In
generale, le persone che colpevolizzano le vittime di stupro sono
quelle che presentano un forte grado di sessismo ostile e di
accettazione dei miti sullo stupro. [31] Sono soprattutto uomini.
[32]
Quanto
alle interazioni con gli operatori del sistema giuridico e sanitario,
la letteratura suggerisce che sono spesso pessime e vissute dalle
vittime come un "secondo stupro", una seconda angheria
dopo l'iniziale trauma. La maggior parte delle persone denunciate per
stupro non vengono giudicate da un tribunale, le vittime che
ricorrono al pronto soccorso non ricevono comprensione e molte di
loro non hanno neppure accesso ad adeguati servizi psicologici di
cura. [33]
A
questo proposito, certi comportamenti dei poliziotti e dei
rappresentanti della giustizia, riferiti da Muriel Salmona,
psichiatra specializzata in psico-traumatologia e vittimologia, fanno
davvero rabbrividire:
Un'adolescente
di 13 anni è stata stuprata da tre adulti che l'hanno obbligata a
visionare con loro un film pornografico ed hanno riprodotto su di lei
tutte le scene. Il funzionario e la funzionaria di polizia che hanno
raccolto la sua testimonianza (filmata in quanto lei era minorenne)
si sono messi a ridere quando lei ha descritto le scene dello
stupro. Peggio ancora. Hanno detto alla vittima che era una ragazza
facile. Le hanno chiesto se le piaceva essere sodomizzata. Hanno
persino osato dirle: "Credi davvero che una ragazza stuprata si
dimeni come fai tu?" Cosa si può pensare di queste risate e di
questi commenti? Che non possono certo provenire da professionisti
imparziali ai quali vengono presentate denunce per stupro. Non
sorprende che questa squadra di polizia che si occupa dei minorenni
abbia impiegato 8 mesi prima di prendere in considerazione la
denuncia.
Un'altra
paziente [della psichiatra Muriel Salmona], un'adolescente di 15 anni
è stata stuprata da un ex compagno di classe. Non aveva mai avuto
rapporti sessuali con lui, ma lo conosceva. L'accusato ha
riconosciuto che lei aveva detto di no e che lui le teneva ferme le
braccia. Perché il procuratore ha emesso una sentenza di non luogo
a procedere? E' perché la ragazza aveva dimenticato di parlargli di
uno scambio di messaggi con il ragazzo prima dello stupro? Una
vittima, prima di essere stuprata, deve sapere che sarà stuprata e
quindi evitare ogni contatto con il futuro aggressore, pena la non
credibilità? La minima dimenticanza vale più delle confessioni
dell'accusato. Il procuratore non si è fermato alla sentenza di non
luogo a procedere. Ha deposto una querela per denuncia menzognera di
un crimine immaginario. Ha lasciato che la squadra di polizia che si
occupa dei minorenni esercitasse una ferrea sorveglianza su questa
minorenne. Guardata a vista da poliziotti che l'hanno trattata da
bugiarda e le hanno detto che questa menzogna è molto grave e che
ora rischia 10 anni di carcere.
Negli
Stati Uniti la minimizzazione dei casi di stupro - in particolare
quando riguardano donne povere e appartenenti a minoranze etniche - è
oggetto di grandi preoccupazioni. Sono scoppiati diversi scandali al
riguardo. [34]
Chi
sono le vittime più biasimate
o
meno credute?
L'espressione
della solidarietà dipenderebbe da diverse circostanze. Così, le
aggressioni sessuali più gravi (con penetrazione = gli stupri) sono
quelle che suscitano meno reazioni positive e più reazioni negative.
[35] Anche le vittime appartenenti alle minoranze etniche subiscono
maggiori rimproveri. [36] Le donne che si conformano maggiormente ai
caratteri attribuiti al loro genere sono percepite come più
credibili. [37] Se lo stupro è stato perpetrato da uno sconosciuto
anziché da una persona nota, la vittima riceve maggiore solidarietà,
probabilmente perché le circostanze collimano con quello dello
stupro tipo [38] e la vittima è allora percepita come più
credibile. [39] Se la vittima ha opposto resistenza o se ha una buona
reputazione, sarà meno biasimata. [40] Infine, anche le donne che
hanno vissuto un'aggressione priva di violenza fisica sono più
denigrate; impiegano anche più tempo a rivolgersi al medico, [41]
malgrado siano più soggette a disturbi psicologici. [42]
In
breve, eccettuato il caso in cui lo stupro corrisponda a quello
ideale (commesso di notte da uno straniero armato nei confronti di
una vittima vergine o considerata moralmente irreprensibile), le
vittime non sono considerate completamente innocenti.
Le
vittime sono più biasimate quando la configurazione dello stupro
suggerisce che avrebbero potuto provare attrazione sessuale per
l'aggressore: così le donne eterosessuali e gli omosessuali sono
più biasimati delle lesbiche e degli uomini eterosessuali. [43] Uno
studio ha mostrato che lo stupro era giudicato peggiore e più
traumatico per gli uomini eterosessuali, piuttosto che per le donne e
che per gli omosessuali [44], come se lo stupro fosse un semplice
rapporto sessuale e in totale spregio della sofferenza delle donne e
degli omosessuali che ne sono vittime. Un'inchiesta del 1997 rivela
che i poliziotti pensano spesso che lo stupro sia meno traumatico per
gli omosessuali e non prendono sul serio le denunce presentate dagli
uomini che ritengono tali [45].
Uno
studio del 2010 ha mostrato che, benché alcune delle persone
intervistate non colpevolizzino direttamente la vittima, più della
metà di loro ritengono che il comportamento della vittima (ad
esempio: il suo modo di vestire, l'aver bevuto...) abbia potuto
causare l'aggressione sessuale. [46] In realtà, le aggressioni, nel
caso in cui si sia consumato alcool (sia da parte della vittima che
da parte dell'aggressore), sono sempre associate a reazioni negative
[47] Allo stesso modo, un mito molto diffuso è quello secondo cui
le donne sessualmente attive hanno maggiore tendenza a mentire sul
fatto di aver subito un'aggressione sessuale rispetto alle donne
"caste". Così, benché si affermi che nella nostra
società le donne hanno la possibilità di avere tutti i partners che
desiderano, in realtà, questo fatto verrà loro rimproverato nel
caso in cui diventino vittime di violenza sessuale. [48] Uno studio
ha mostrato che, quando viene descritta una scena di stupro, i
soggetti dell'esperimento tendono a biasimare maggiormente la vittima
se quest'ultima viene rappresentata con una minigonna. [49] Pensano
che abbia voluto avere un rapporto sessuale, che abbia indossato un
abbigliamento troppo eccitante e che abbia provocato lo stupratore.
Lo
stupro: un crimine largamente impunito a causa dei miti sulle
aggressioni sessuali
Lo
stupro è un crimine ancora largamente impunito poiché soltanto il
5% degli stupri sulle maggiorenni viene denunciato e tre quarti di
queste denunce sono seguite da una sentenza di non luogo a procedere
o dall'archiviazione del caso. Come spiegare questo fenomeno?
In
primo luogo, certe persone che hanno subito un rapporto sessuale non
consensuale non si considerano vittime di stupro. Vi sono diverse
spiegazioni di questo fenomeno, in particolare la credenza ai miti
sullo stupro. E' stato infatti dimostrato che quando una vittima
crede a certi miti ("quando una vittima non si divincola, non si
tratta di uno stupro" e "se una donna abborda un uomo,
vuol dire che va in cerca di guai") e si è realmente trovata
nella situazione descritta dal mito (in questo caso: non si è
divincolata o ha sedotto l'aggressore), tende a non considerarsi
vittima. [50]
In
secondo luogo, se le vittime sono così poco disposte a presentare
querela, è per paura di essere denigrate dai poliziotti o dai
magistrati. [51] Dal momento che le vittime stuprate da un congiunto
sono più biasimate delle altre, impiegano più tempo a denunciare il
reato alla polizia e ciò contribuisce ancora di più ad alimentare
l'opinione che siano poco credibili. [52] [...]
La
denigrazione delle vittime riduce non solo le probabilità che la
vittima denunci lo stupro alla polizia, ma anche che quest'ultima e i
giudici credano che l'aggressione sia davvero avvenuta [53] [...]
Dagli
anni Settanta agli anni Novanta, gli Stati Uniti hanno conosciuto
diverse riforme volte a modificare la legislazione sullo stupro. [54]
In precedenza, la vittima doveva provare di aver resistito al suo
aggressore e la difesa poteva individuare nel comportamento sessuale
precedente della vittima le circostanze attenuanti del reato. I
legislatori hanno ritenuto che in effetti queste leggi arcaiche
scoraggiassero le vittime dal denunciare lo stupro subito e
impedissero di perseguire gli stupratori. Si è cercato anche di
offrire una migliore formazione ai poliziotti, ai giudici e ai
medici. Sono stati fatti dei progressi, ma, malgrado tutto, il
problema continua a persistere: numerosi operatori della giustizia, i
media, il pubblico e le vittime stesse continuano a credere ai miti
sullo stupro. [55] Il mito più persistente presso i magistrati è
quello che le donne mentano regolarmente sulle aggressioni sessuali
subite, benché le false accuse siano rare (2-10%). [56]
Conclusione
La
letteratura ci insegna che la stragrande maggioranza delle vittime di
aggressioni sessuali avvertono reazioni negative (biasimo,
canzonature, incredulità, minimizzazione dell'aggressione, mancanza
di solidarietà) perché i miti sullo stupro sono molto diffusi.
Queste reazioni negative pregiudicano fortemente il loro
ristabilimento e il buon funzionamento della giustizia.
Mentre
non spetterebbe alle donne evitare lo stupro, ma spetterebbe agli
stupratori non aggredirle, la società e il sistema giudiziario si
aspettano sempre che siano le donne ad evitare le aggressioni
sessuali, opponendo resistenza, riducendo la propria libertà di
movimento o mostrandosi pudiche e riservate.
NOTE
1.
Scott MB, Lyman SM. Accounts. Am
Sociol Rev.
1968;33(1):46-62.
2.
Page
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Toward Women and Rape. Sociological
Spectrum.
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4.
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2010;85(7):618 -629; Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social
et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle :
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mentale au Québec.
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nonsexual assault. Journal
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7.
Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences
psychologiques d’une agression sexuelle.., cit.
8.
Ibidem; Valentiner
DP, Foa EB, Riggs DS, Gershuny BS. Coping strategies and
posttraumatic stress disorder in female victims of sexual and
nonsexual assault, cit.
9.
Rothbaum
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of post-traumatic stress disorder in rape victims. Journal
of Traumatic Stress.
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10.
Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences
psychologiques d’une agression sexuelle : synthèse des
écrits, cit.
11.
Ibidem.
12.
Filipas
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various support sources. Violence
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13.
Ullman SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit;
Ullman SE. Social Reactions, Coping Strategies, and Self‐blame
Attributions in Adjustment to Sexual Assault. Psychology
of Women Quarterly.
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14.
Ullman SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit;
Davis RC, Brickman E, Baker T. Supportive and unsupportive responses
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15.
Ullman SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit
16.
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health..., cit; Kimerling R, Calhoun KS. Somatic symptoms, social
support, and treatment seeking among sexual assault victims. Journal
of Consulting and Clinical Psychology;Journal of Consulting and
Clinical Psychology.
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17.
Ullman
SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit.
18.
Davis RC, Brickman E, Baker T. Supportive and unsupportive responses
of others to rape victims: Effects on concurrent victim
adjustment..., cit.
19.
Ullman SE. Social Reactions, Coping Strategies, and Self‐blame
Attributions in Adjustment to Sexual Assault..., cit.
20.
Davis RC, Brickman E, Baker T. Supportive and unsupportive responses
of others to rape victims: Effects on concurrent victim
adjustment..., cit.
21.
Ullman
SE. Social Reactions, Coping Strategies, and Self‐blame
Attributions in Adjustment to Sexual Assault...., cit.
22.
Bilette
V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences
psychologiques d’une agression sexuelle..., cit.
23.
Ullman
SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit.
24.
Bilette
V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences
psychologiques d’une agression sexuelle..., cit.
25.
Ibidem.
26.
Ibidem
e
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assault among adolescents.
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27.
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28.
Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences
psychologiques d’une agression sexuelle : synthèse des
écrits, cit.
29.
Ibidem;
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Attitude Toward Women and Rape, cit.
38.
Bilette
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Acquaintance Rape?, cit.
41.
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55.
Ibidem
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2010;16(12):1318 -1334.
3 - I
miti sullo stupro
[...] Ingiunzioni
e consigli inadeguati
L'abbiamo
già visto. I miti sullo stupro permettono di biasimare la vittima e
di deresponsabilizzare l'aggressore. Così, a causa di questi miti,
(" non doveva uscire di notte, vestirsi come una puttana, bere
troppo, rimorchiare..."), la società chiede alle donne di
evitare di essere stuprate, seguendo determinate regole: limitare,
ad esempio, la libertà di movimento, non uscire senza essere
accompagnate da un uomo, essere caste e vigilanti. Questi miti sullo
stupro non sono altro che ingiunzioni rivolte alle donne affinché
si comportino in un determinato modo.
Studi
interculturali hanno anche dimostrato che in qualsiasi società la
credenza ai miti sullo stupro è correlata ad un atteggiamento
restrittivo riguardo al ruolo delle donne, negli Stati Uniti come in
Turchia, in Israele come in Germania. [1] Si tratta dunque di miti
che limitano la libertà di movimento delle donne e fanno loro
credere di essere dipendenti dagli uomini per la loro sicurezza. Ciò
può suonare piuttosto ironico, sapendo che in media le donne sono
aggredite in strada in misura minore rispetto agli uomini. [2] [..]
Questo
tipo di consigli ("non uscire la notte, non indossare minigonne,
non bere alcolici") si fonda sul presupposto che lo stupro sia
commesso soprattutto dagli stranieri, di notte e all'aperto. Ora:
questo tipo di situazione è piuttosto rara: soltanto il 25% degli
stupri è commesso da sconosciuti [3]: il reato ha luogo a casa
della vittima nel 65% dei casi. [4] Infine, soltanto la metà degli
stupri accade di notte. [5]
Un
clima di tolleranza delle aggressioni sessuali
D'altra
parte, i miti sullo stupro contribuiscono a creare un clima di
tolleranza delle aggressioni sessuali. Parecchi autori e autrici
hanno formulato l'ipotesi che lo stupro e le aggressioni sessuali
siano dei dispositivi che permettono di mantenere le diseguaglianze
tra i sessi e di mostrare alle donne qual è il loro posto nella
società. Susan Brownmiller è arrivata a dire che lo stupro "altro
non è
che un processo
più o meno consapevole di intimidazione con cui tutti
gli uomini mantengono tutte le donne
in uno stato di paura"
[6] Se è senz'altro difficile provare che lo stupro sia un processo
di intimidazione consapevole, numerosi dati suggeriscono
indirettamente che la paura dello stupro ha l'effetto di intimorire
le donne: [7]
- Le società che presentano una forte prevalenza dello stupro sono caratterizzate da forti disuguaglianze tra i sessi, in termini giuridici, di statuto sociale, di accesso al potere e alle risorse [8]
- E' stato dimostrato in uno studio del 1981 che la paura dello stupro - particolarmente presente fra le donne povere, anziane o appartenenti a minoranze etniche - è correlata a comportamenti autolimitativi (in particolare limitare gli spostamenti, calzare scarpe che consentano di correre e fuggire) [9]
Secondo
lo studio succitato del 1981, il 43% circa delle donne dicono di aver
paura di notte a camminare per le strade contro il 17% degli uomini
[10]. Ciò dimostra che le donne sono mediamente più intimorite
quando camminano per strada da sole. Uno studio del 2009 su circa
2000 persone ha mostrato che le donne sono in media più preoccupate
degli uomini di subire aggressioni (stupri, aggressioni fisiche,
furti). Ciò non è coerente con il fatto che gli uomini sono
mediamente meno sicuri delle donne in strada, poiché più
suscettibili di essere oggetto di reati violenti. [11]
Relazioni
di causa ed effetto tra prevalenza delle aggressioni sessuali e
disuguaglianza tra i sessi
Tutto
ciò suggerisce che ci sia una correlazione tra prevalenza delle
aggressioni sessuali e disuguaglianza tra i sessi. Possono essere
formulate tre ipotesi:
- La disuguaglianza tra i sessi dà origine alle aggressioni sessuali
- Le aggressioni sessuali danno origine alla disuguaglianza tra i sessi (è l'ipotesi formulata da Brownmiller)
- Non ci sono relazioni dirette di causa-effetto tra la disuguaglianza tra i sessi e le aggressioni sessuali.
[...]
La prima ipotesi è stata confermata da uno studio compiuto su 100
uomini, [12] che ha mostrato come il grado di sessismo ostile di un
individuo sia un indizio fondamentale della sua propensione a
dichiarare che agirebbe come l'aggressore, se fosse sicuro di non
essere arrestato, quando gli si descrive una scena di stupro.
La
seconda ipotesi è stata verificata effettuando diversi studi
sperimentali. Il primo, realizzato nel 1983, [13] mostrava che
quando le donne leggevano un articolo che descriveva uno stupro, la
loro autostima diminuiva rispetto a quella di un gruppo di controllo
che non lo aveva letto. Non solo. Esse sembravano accettare meglio i
ruoli di genere tradizionali perché approvavano in media di più
affermazioni come queste: " Le donne dovrebbero occuparsi meno
dei loro diritti e preoccuparsi di essere buone mogli e buone madri"
o " bisognerebbe stimolare a proseguire gli studi i ragazzi
più delle ragazze".
Uno
studio simile, realizzato nel 1993 da Bohner, ha incluso alcuni
uomini. [14] Lo studio ha dimostrato che l'autostima degli uomini non
diminuiva in seguito alla lettura della descrizione di uno stupro.
Al contrario, la loro fiducia in se stessi aumentava, soprattutto se
credevano fermamente ai miti sullo stupro! Bohner e i suoi
collaboratori hanno potuto anche determinare che in realtà soltanto
le donne che non credevano molto ai miti sullo stupro vedevano
diminuire la propria autostima. Infatti, la fiducia in se stesse
delle donne che credevano fermamente a questi miti aumentava dopo
aver letto una scena di stupro, esattamente come quella degli uomini.
Ciò dipendeva indiscutibilmente dal fatto che esse ritenevano che
soltanto alcune donne potessero essere vittime di stupro e che non si
consideravano appartenenti a questa categoria.
Bonher
e i suoi collaboratori hanno studiato anche l'impatto che esercitava
sull'autostima la lettura della descrizione di un aggressione ad un
uomo. Pare che pensare ad un'aggressione fisica non produca una forte
diminuzione dell'autostima né negli uomini né nelle donne. La
riduzione dell'autostima è un effetto specifico dello stupro.
Queste
ricerche confermano quindi la seconda ipotesi secondo la quale le
aggressioni sessuali - favorite dai miti sullo stupro- permettono di
esercitare il controllo su tutte le donne, intimorendole.
Conclusione
In
pratica i miti sullo stupro non sono altro che ingiunzioni rivolte
alle donne, affinché limitino la propria libertà. D'altra parte,
questi miti mantengono un clima favorevole alle aggressioni sessuali,
che permettono, a loro volta, di esercitare il controllo sulle donne.
NOTE
1.
Costin F, Kaptanoḡlu C. Beliefs about rape and women’s social
roles: A Turkish replication. European
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1993;23(3):327-330; Buss DM, Malamuth NM. Sex,
power, conflict: evolutionary and feminist perspectives.
Oxford
University Press; 1996.
2.
Ibidem.
3.
Anon. Bulletin
2006.
Collectif Féministe Contre le Viol; 2006.
4.
Fondation Bernheim (Bruxelles), Zucker D. Viol :
approches judiciaires, policières, médicales et psychologiques :
actes du colloque.
Bruxelles:
Kluwer; 2005.
5.
Anon. Bulletin
2003.
Collectif Féministe Contre le Viol; 2003.
6.
Brownmiller
S. Against
Our Will: Men, Women, and Rape.
1975.
7.
Buss
DM, Malamuth NM. Sex,
power, conflict: evolutionary and feminist perspectives, cit.
8.
Ibidem, Sanday
PR. The Socio‐Cultural Context of Rape: A Cross‐Cultural Study.
Journal
of Social Issues.
1981;37(4):5-27;
Barron
L, Straus MA. Four theories of rape: A macrosociological analysis.
Social
Problems.
1987;5(34):467-489.
9.
Buss DM, Malamuth NM. Sex,
power, conflict: evolutionary and feminist perspectives, cit., Riger
S, Gordon MT. The Fear of Rape: A Study in Social Control. Journal
of Social Issues.
1981;37(4):71-92.
10.
Buss
DM, Malamuth NM. Sex,
power, conflict..., cit.
11.
Ibidem
e
Zohor,
D, Vanovermeir S. Des insultes aux coups : hommes et femmes
inégaux face à la violence,
Études sociales,
Insee. 2006
12.
Masser
B, Viki GT, Power C. Hostile Sexism and Rape Proclivity Amongst Men.
Sex
Roles.
2006;54(7-8):565-574.
13.
Schwarz N, Brand JF. Effects of salience of rape on sex role
attitudes, trust, and self‐esteem in non‐raped women. European
Journal of Social Psychology.
1983;13(1):71-76.
14.
Bohner G, Weisbrod C, Raymond P, Barzvi A, Schwarz N. Salience of
rape affects self‐esteem: The moderating role of gender and rape
myth acceptance. European
Journal of Social Psychology.
1993;23(6):561-579.
4 - I
miti sullo stupro
[...] La
propensione allo stupro [..] permette di stimare le probabilità che
un individuo sia un potenziale stupratore.
Sperimentalmente
si misura in questo modo. Viene descritta una scena di stupro (ma
senza mai usare questa parola) e si chiede ad un campione di persone
se si sarebbero comportate come l'aggressore della scena. Le
possibili risposte variano da: Assolutamente
no
a Molto
probabilmente sì.
Viene
descritta ad esempio questa scena:
Lei
è uscito più volte con una donna incontrata recentemente. Un
week-end andate insieme al cinema, poi Lei la porta a casa sua.
Bevete qualche birra, ascoltate della musica e vi fate qualche
carezza. A un certo momento la sua amica si rende conto di aver
bevuto troppo e di non essere in grado di ritornare a casa in
macchina. Lei le dice che può rimanere a dormire a casa sua. Nessun
problema! Lei vuole cogliere questa opportunità per andare a
letto con la sua amica. Ma quest'ultima è contraria e dice che è
troppo presto per farlo e che è ubriaca. Lei non si lascia
scoraggiare, si butta sulla sua amica e fa quello che vuole.
[..]
In una revisione sistematica delle ricerche pubblicate fino ad
allora, nel 1981, Malamuth indicava che dall'insieme degli studi
analizzati risultava che circa il 35% degli uomini presentavano una
certa propensione allo stupro [1]. Un altro studio del 1992, relativo
a 159 studenti di un'università americana protestante, ha mostrato
che il 34% di loro ammetteva di avere una certa inclinazione a
compiere aggressioni sessuali. [2] In uno studio realizzato in
Germania nel 1998, il 33% dei partecipanti aveva dichiarato che
probabilmente si sarebbe comportato come l'aggressore della scena
descritta. [3] Infine, in uno studio qualitativo del 2004 realizzato
su 20 studenti, 6 hanno ammesso che, in circostanze particolari,
sarebbero stati capaci di stuprare o di commettere un'aggressione
sessuale. [4]
Nel
1986 l'antropologa Peggy Reeves Sanday ha proposto una scala di
misura della propensione allo stupro di diverse società. [5] Questa
scala andava dal "molto incline allo stupro" a "ostile
allo stupro". Gli Stati Uniti - che, tra i paesi
industrializzati, presentano il più elevato tasso di stupri [6] -
erano inseriti tra le società molto inclini allo stupro e occupavano
un posto nella graduatoria molto più alto dei Paesi europei. Per
contro, la Svezia, la Norvegia e la società dei Minangkabau a
Sumatra presentavano una propensione allo stupro molto bassa. Peggy
Reeves Sanday ha potuto constatare che le società ostili allo stupro
erano caratterizzate dal diritto delle donne a conservare i propri
beni dopo il matrimonio, dalla partecipazione degli uomini alla cura
dei bambini e da una minore separazione tra i sessi.
Il
legame tra propensione allo stupro e accettazione dei miti sullo
stupro
Nel
1980 Burt formulava l'ipotesi che i miti sullo stupro potessero agire
come "neutralizzanti psicologici" che permettono agli
uomini, quando commettono un'aggressione sessuale, di affrancarsi dal
divieto sociale di far del male agli altri. [7]
Numerosi
studi sperimentali hanno messo in evidenza con chiarezza l'esistenza
di una correlazione significativa tra la propensione allo stupro e il
grado di accettazione dei miti sullo stupro. Così, nel 1981 Malamuth
ha trovato una correlazione pari a 0,60 tra le due variabili [8]. In
una meta-analisi del 2002 su 11 studi la correlazione media tra le
due variabili è risultata pari a 0,26.
Queste
correlazioni sono compatibili con l'idea di Burt che i miti sullo
stupro aumentino la probabilità si commetterlo. E' possibile anche
formulare altre due ipotesi:
- Gli uomini giustificano le preesistenti tendenze allo stupro adottando i miti sullo stupro. Così la propensione allo stupro sarebbe la causa, non la conseguenza dell'accettazione dei miti sullo stupro.
- Non ci sono rapporti causali diretti tra le due variabili, che sono correlate piuttosto ad una terza: l'ostilità verso le donne.
L'impatto
dei miti sullo stupro sulla propensione a stuprare
Nel
1998, Bonher e i suoi collaboratori furono i primi a tentare di
chiarire questi rapporti causali. Essi svilupparono questi
ragionamenti:
- Se l'accettazione dei miti sullo stupro è la causa della propensione allo stupro, la relazione tra queste due variabili sarà più forte se i partecipanti pensano ai miti sullo stupro quando compilano il questionario relativo alla propensione a stuprare.
- Al contrario, se la propensione allo stupro è la causa dell'accettazione dei miti sullo stupro, la relazione tra le due variabili sarà più forte se i partecipanti rispondono ad un questionario sui miti sullo stupro, mentre stanno pensando alla loro propensione a stuprare.
- Se non vi è un legame casuale diretto, il grado della correlazione non subirà variazioni.
Essi
confrontarono due situazioni sperimentali: nella prima i 113
partecipanti completavano prima il test sull'accettazione dei miti
sullo stupro, poi quello sulla propensione allo stupro; nella seconda
completavano i due questionari nell'ordine inverso. Essi trovarono
che la relazione tra propensione allo stupro e accettazione dei miti
sullo stupro era più forte quando i partecipanti rispondevano prima
al test sull'accettazione dei miti sullo stupro.
Gli
autori ne dedussero che i miti sullo stupro esercitavano un effetto
causale sulla propensione allo stupro, come aveva suggerito Burt
diciotto anni prima.
Questi
risultati sono stati confermati nel 2005 da uno studio sempre di
Bonher e dei suoi collaboratori compiuto su 107 individui. [9] Non
solo. La correlazione tra propensione allo stupro e accettazione dei
miti sullo stupro era più forte negli uomini che erano già stati
sessualmente aggressivi nel passato [10] Questi ultimi costituivano
il 44% dei soggetti del campione e la maggioranza non aveva usato la
forza per ottenere un rapporto sessuale, ma si era servita, per
conseguire il proprio fine, di un comportamento manipolatorio.
Individuazione
delle motivazioni che conciliano accettazione dei miti sullo stupro
e propensione allo stupro
Una
volta stabilito il legame causale tra accettazione dei miti sullo
stupro e propensione allo stupro, occorreva cercare quali fossero le
motivazioni che collegavano le due variabili. Sono state formulate
due ipotesi sui motivi che inducono a commettere uno stupro:
- L'eccitazione sessuale
- L'esercizio del potere, un mezzo (tra gli altri) che consente agli uomini di mantenere la propria condizione di superiorità.
Gli
studi basati sulle testimonianze degli stupratori o degli aggressori
sessuali, condannati o che hanno confessato di aver commesso il
reato, suggeriscono che la principale motivazione dello stupro sia
l'eccitazione sessuale. [11] Il problema è che gli stupratori e gli
aggressori non hanno necessariamente consapevolezza della causa che
li ha indotti a commettere il reato. Non solo, ma anche se fossero
consapevoli delle motivazioni profonde che li hanno spinti ad agire,
ben difficilmente ammetterebbero di aver stuprato per il piacere di
dominare una donna.
I
contenuti dei miti sullo stupro sono molto diversi. Alcuni
pretendono che gli uomini non siano in grado di controllare le
proprie pulsioni e altri minimizzano la gravità delle aggressioni
sessuali, trattandole come rapporti sessuali normali. Altri miti
sullo stupro pongono l'accento sul comportamento della vittima, per
sottintendere che "se l'è cercata" e quindi doveva essere
punita. Tutto ciò sembra indicare che a muovere uno stupratore
possono essere sia l'eccitazione sessuale che il desiderio di
dominio.
Per
chiarire la questione, alcuni ricercatori (tra cui Bonher) hanno
compiuto una serie di esperimenti nel 2004. [12] Hanno assunto come
quadro di riferimento il caso degli stupri commessi da una persona
conosciuta, che in Francia rappresentano il 75% degli stupri. [13]
Più precisamente, hanno riesaminato i dati già ottenuti in uno
studio del 1998 [su un campione di 113 uomini tedeschi (studio n. 1)]
e hanno condotto altri due esperimenti nel Regno Unito (studio n. 2)
e nello Zimbabwe (studio n.3).
Nei
tre casi, gli uomini hanno risposto ad un test sull'accettazione dei
miti sullo stupro e hanno letto 5 descrizioni di scene di stupro
accadute durante un appuntamento tra un uomo e una donna. Per
ciascuna scena, i partecipanti dovevano indicare:
- la probabilità di comportarsi come l'aggressore (misura della propensione allo stupro)
- quale sarebbe stato il loro grado di eccitazione sessuale in quella situazione (misura dell'eccitazione sessuale anticipata)
- quale sarebbe stato il loro grado di appagamento per aver ottenuto ciò che volevano (misura del piacere di esercitare il dominio).
Per
analizzare questi risultati, è stato utilizzato un modello di
regressione multipla, il quale permette di determinare le variazioni
di una variabile (in questo caso la propensione allo stupro) in
funzione di altre variabili (in questo caso l'accettazione dei miti
sullo stupro e i due potenziali mediatori: l'eccitazione sessuale e
il piacere di esercitare il dominio). Gli studiosi hanno tentato
anche di valutare la variazione dei due potenziali mediatori in
funzione dell'accettazione dei miti sullo stupro.
Negli
studi n.2 e n.3 i ricercatori hanno ritrovato la correlazione tra
accettazione dei miti sullo stupro e propensione allo stupro. Negli
studi n.1 e n.2 il piacere di esercitare il dominio, ma non
l'eccitazione sessuale, erano significativamente correlati alla
propensione allo stupro. Nello studio n.3 c'era una relazione
positiva e significativa tra la propensione allo stupro e i due
potenziali mediatori. Tuttavia, la relazione tra l'accettazione dei
miti sullo stupro e l'eccitazione sessuale non era significativa e
ciò la esclude d'ufficio dai possibili mediatori. Non solo. La
relazione tra eccitazione sessuale e propensione allo stupro era
molto più debole della relazione tra il piacere di esercitare il
dominio e la propensione allo stupro.
[...]
Questi risultati confermano la teoria femminista secondo la quale lo
stupro ha la funzione di perpetuare il dominio maschile. Per contro,
essi smentiscono le teorie che suggeriscono che lo stupro sia
motivato dall'eccitazione sessuale.
Detto
ciò, nei tre studi citati, il piacere di esercitare il dominio e
l'eccitazione sessuale erano strettamente correlati. Gli autori
suppongono che per molti uomini il desiderio di esercitare il dominio
e il desiderio sessuale siano fortemente associati. Questo è
coerente con i risultati di uno studio che ha rivelato che gli uomini
che presentavano una forte probabilità di molestare o di commettere
aggressioni sessuali, collegavano automaticamente il sesso al potere.
[14] Quando questi uomini si trovavano in presenza di uno stimolo che
evocava il potere, tendevano a dirsi più attratti da una donna, ciò
che non accadeva agli altri partecipanti.
Conclusione
I
miti sullo stupro inducono certi uomini a commettere aggressioni
sessuali. Questo rapporto di causa-effetto è determinato
principalmente dalla volontà di dominare la propria vittima.
Denunciare e smantellare i miti sullo stupro è dunque,
indiscutibilmente, uno strumento per limitare le aggressioni
sessuali.
NOTE
1.
Malamuth NM. Rape Proclivity Among Males. Journal of Social Issues.
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2.
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3.
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7.
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8.
Malamuth NM. Rape Proclivity Among Males, cit.
9.
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coercive and noncoercive men. European Journal of Social Psychology.
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10.
Ibidem.
11.
Chiroro
P, Bohner G, Viki GT, Jarvis CI. Rape Myth Acceptance and Rape
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12.
Chiroro
P, Bohner G, Viki GT, Jarvis CI. Rape Myth Acceptance and Rape
Proclivity.
13.
Bulletin
2006. Collectif Féministe Contre le Viol; 2006.
14.
Bargh
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An automatic power → sex
association and its consequences for sexual harassment and
aggression. Journal
of Personality and Social Psychology. 1995;68(5):768-781.
5 - I
miti sullo stupro
[...] L'accettazione
dei miti sullo stupro come norma
Le
norme sono regole comprese dai membri di un gruppo che guidano o
limitano i loro comportamenti. Possono essere ingiuntive - se
prescrivono o vietano determinati comportamenti - o descrittive -
quando informano sul modo in cui gli altri giudicano o agiscono in
una determinata situazione.
Bohner
e i suoi collaboratori hanno verificato l'ipotesi secondo la quale
l'accettazione dei miti sullo stupro agirebbe come una norma. [1]
Hanno sottoposto a 264 studenti tedeschi un test che ha permesso di
misurare la loro adesione ai miti sullo stupro e la loro propensione
a commetterlo in diverse situazioni, facendo loro credere sia che i
partecipanti all'esperimento dell'anno precedente presentavano un
basso grado di accettazione dei miti sullo stupro, sia il
contrario. Vi era anche un gruppo di controllo cui non erano state
fornite informazioni sui presunti risultati dei test sottoposti ad
altri soggetti.
Per
misurare la credenza ai miti sullo stupro dei partecipanti, è stato
loro proposto un questionario che conteneva diverse frasi che
rispecchiavano tali miti ("una donna che dice no vuole in realtà
dire sì" "una seduttrice può indurre un uomo a
stuprarla"). Gli studenti dovevano spuntare una delle sette
caselle previste per ogni domanda per esprimere il loro accordo o
disaccordo con il mito in questione. La casella n.1 corrispondeva
alla risposta "Non
sono assolutamente d'accordo",
la n.7 alla risposta "Sono
assolutamente d'accordo". Per
condizionare i partecipanti, gli autori avevano falsamente indicato
la casella spuntata più frequentemente l'anno precedente.
Questo
studio ha di nuovo dimostrato che una solida convinzione sulla
credibilità dei miti sullo stupro aumenta la propensione a
commetterlo. I risultati indicano anche che quando i partecipanti
percepivano un elevato grado accettazione dei miti sullo stupro da
parte di altri soggetti, aumentava la loro propensione ad esercitare
violenze sessuali, almeno nel caso in cui essi stessi credessero a
questi miti. Infatti, la propensione allo stupro degli uomini poco
convinti della veridicità di questi miti non era molto condizionata
dalle risposte degli altri. Ciò è perfettamente comprensibile, dal
momento che le norme sono efficaci soprattutto quando rafforzano
attitudini preesistenti.
Questo
esperimento è stato poi ripetuto, con la sola variante che ai
partecipanti si faceva credere che le risposte indicate come più
frequentemente date in precedenza erano quelle di un gruppo diverso
da quello cui essi appartenevano (mentre prima venivano indicate agli
studenti di psicologia le presunte risposte di altri studenti del
medesimo corso di studi). Anche le false risposte di un gruppo
diverso dal proprio influenzavano la loro propensione allo stupro.
[2]
Questi
dati suggeriscono che quando la maggioranza sembra accettare i miti
sullo stupro, la convinzione che essi siano veri si rafforza e la
propensione allo stupro viene amplificata.
La
norma sociale potrebbe essere interpretata come una legittimazione
delle aggressioni sessuali.
I
miti sullo stupro nei media
Dato
che le idee della maggioranza sui miti relativi allo stupro sembrano
rafforzare la convinzione sulla loro veridicità e paiono
aumentare, di conseguenza, la propensione a commettere aggressioni
sessuali, mi è sembrato interessante vedere se i media, che
esercitano una grande influenza sull'opinione pubblica, veicolano
anch'essi stereotipi sullo stupro.
Uno
studio del 2008 ha cercato di valutare la prevalenza dei miti sullo
stupro nella stampa. [3] Sono stati analizzati 156 articoli di
quotidiani USA concernenti un caso di violenza sessuale molto
mediatizzato: il caso Kobe Bryant (un giocatore statunitense di
basket che nel 2003 è stato accusato da una donna di stupro). Circa
il 65% (102) degli articoli analizzati propagava almeno un mito sullo
stupro. Quello più diffuso (presente nel 42% degli articoli) era che
la donna mentiva. "Era
consenziente"
era il secondo mito più diffuso (presente nel 31% degli articoli).
Soltanto il 7% di questi esprimeva dubbi sull'innocenza di Bryant.
Gli
autori dello studio hanno verificato anche l'impatto esercitato dalla
lettura di un articolo che contenesse miti sullo stupro: i lettori
avevano in questo caso maggiore tendenza a credere che la vittima
mentisse, rispetto a quelli che avevano letto un articolo che
contestava i miti sullo stupro.
In
un altro studio, [4] gli stessi autori hanno analizzato 555 titoli di
articoli di giornali - che hanno probabilmente un impatto maggiore
rispetto agli stessi articoli - sempre sul caso Kobe Bryant. Benché
i titoli fossero in genere composti da meno di dieci parole, circa il
10% conteneva almeno un mito sullo stupro! I miti più diffusi erano
gli stessi evidenziati dal precedente studio (La
donna mente
o Era
consenziente).
Non solo. Questi titoli usavano il termine accusatrice
molto più spesso del vocabolo presunta
vittima. Ora,
come ha mostrato Bohner nel 2001, certe scelte linguistiche (uso del
passivo, evitamento dell'impiego della parola "stupro")
negli scritti sulle aggressioni sessuali permettono di sostenere in
modo subdolo che la vittima è parzialmente responsabile di ciò che
le è accaduto. [5]
Inoltre,
è stato più volte dimostrato che la stampa tende a biasimare le
vittime, soprattutto se esse conoscevano l'aggressore e se
l'aggressione segue uno schema di dominazione razziale (se
l'aggressore è un bianco e se la vittima è di colore) o classista
(un uomo ricco che aggredisce una donna povera). [6] Gli articoli dei
giornali si concentrano sul comportamento delle vittime, in
particolare sul loro precedente comportamento sessuale. [7]
Le
riviste indirizzate a un pubblico maschile [FHM, Nuts, Zoo...) si
rivelerebbero accentuatamente sessiste: uno studio ha mostrato che le
citazioni sessiste (e che spesso veicolano dei miti sullo stupro)
estrapolate da queste riviste non erano distinguibili dalle frasi
pronunciate dagli stupratori. [8] Anzi! Le citazioni tratte da queste
riviste sono state giudicate più degradanti per le donne delle
parole degli stupratori!
I
miti sullo stupro sarebbero presenti anche in Tv: uno studio del 1992
[9] su episodi di serie televisive degli anni Ottanta che
rappresentavano uno stupro ha dimostrato che in media un episodio
comprendeva almeno un mito sullo stupro, con una media di cinque
riferimenti a questo o a quel mito. Se
l'è cercata, mente ed era consenziente
erano i miti più diffusi. Uno studio del 2000 presenta risultati
simili, ma osserva tuttavia che gli stupri vengono rappresentati in
un modo sempre meno stereotipato. [10] Infine, un altro studio,
relativo a 96 studentesse, ha mostrato l'esistenza di una
correlazione fra il tempo trascorso davanti alla Tv e la credenza ai
miti sullo stupro. [11]
In
Francia, il caso Dominique Strauss-Kahn ha dato luogo a una vera
ondata di miti sullo stupro ("Non è morto nessuno", "Si
tratta di un normalissimo rapporto sessuale con una cameriera"
"E' impossibile che Strauss-Kahn abbia commesso uno stupro"...)
sui giornali, alla radio o alla Tv. Ciò mostra chiaramente come i
media francesi siano ben lontani dall'essere estranei a questo
fenomeno. Christine Delphy e altre femministe hanno analizzato con
grande finezza queste reazioni misogine nel libro Un
troussage de domestique
(che vi consiglio caldamente di leggere).
Concludiamo
con un media spesso denunciato dalle femministe: la pubblicità. In
uno studio del 2008 sono state analizzate circa 2000 pubblicità
contenute nelle riviste e con immagini di donne. [12] Un po' più
della metà rappresentava le donne come oggetti sessuali, e un po'
meno del 10% come vittime. Nel 73% dei casi una donna rappresentata
come vittima era rappresentata anche come oggetto sessuale. Gli
autori dello studio suggeriscono che queste raffigurazioni di donne
contemporaneamente oggetti sessuali e vittime hanno l'effetto di
associare la sessualità femminile al dolore e dunque di banalizzare
la violenza contro le donne. E' vero che questi due elementi
(sessualizzazione delle vittime) evocano miti come "le donne
amano essere costrette al sesso con la forza, amano la sessualità
violenta". Inoltre le immagini di donne come oggetti sessuali
esprimono l'idea che i corpi delle donne siano disponibili per gli
uomini, che possano essere valutati e palpeggiati se gli uomini lo
desiderano. Infine, disumanizzare un gruppo di persone renderebbe più
facile aggredirlo. E' stato anche dimostrato in due ricerche che
quando i partecipanti avevano visto delle pubblicità che
rappresentavano donne oggettivate sessualmente, aumentava la loro
credenza nei miti sullo stupro. [13]
Conclusione
I
media veicolano in modo massiccio i miti sullo stupro. Ora,
l'accettazione di questi miti è una norma: l'opinione della
maggioranza su questo argomento influenza le convinzioni individuali.
Così, i media contribuiscono a diffondere tra la popolazione questi
luoghi comuni.
NOTE
1.
Bohner G, Siebler F, Schmelcher J. Social Norms and the Likelihood of
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1997;36(9-10):573–583.

potete segnalare l'originale? grazie
I titoli sono linkati.
Comunque, si trova qui: http://antisexisme.net/2011/12/04/mythes-sur-les-viols-partie-1-quels-sont-ces-mythes-qui-y-adhere/