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I miti dello stupro



Traduzione di Maria Rossi


Qualche giorno fa una studentessa dell'Istituto Alberghiero di Finale Ligure ha avuto il coraggio di denunciare le pesanti molestie sessuali subite da alcuni compagni di classe. Anziché ricevere solidarietà, è diventata bersaglio di insulti e messaggi minatori. Su questo caso, Mary di Un altro genere di comunicazione ha scritto un postmirabile per sensibilità ed intelligenza. Poiché l'atteggiamento assunto nei confronti della ragazza molestata è molto diffuso ed ispirato a convinzioni e miti fortemente radicati, ho creduto opportuno proporvi la traduzione di un interessante saggio, suddiviso in diverse parti, pubblicato da una blogger femminista francese. (M.R.)


1 - I miti sullo stupro


[...] Nella mente della maggior parte delle persone, esiste un'immagine dello stupro tipo, che sarebbe il solo "autentico stupro". [1] Questo stupro "ideale" è commesso da uno straniero armato e pazzo ed è connesso a molta violenza fisica. Avviene di notte in una buia viuzza o in un parcheggio.
Ora, quest'immagine assai raramente corrisponde alla realtà. E quando lo stupro non corrisponde a questo stereotipo, la vittima viene biasimata. [2] Ha meritato di essere stuprata o se lo è andato a cercare: sono questi quelli che chiamiamo "i miti sullo stupro".
Lonsway e Fitzgerald (1994) hanno definito i miti sullo stupro come gli "atteggiamenti e le convinzioni, generalmente false, ma diffuse e persistenti, che permettono di negare e di giustificare l'aggressione sessuale maschile contro le donne". [3] Queste convinzioni possono essere riunite in tre categorie [4]:
  • Non è successo niente. Un certo numero di miti veicola l'idea che spesso le donne accusino ingiustamente gli uomini di stupro. Fino agli anni Ottanta, nel corso dei processi per stupro, veniva frequentemente letto nei tribunali degli Stati Uniti il monito di Hale: [5] "E' facile accusare qualcuno di stupro, difficile provare che sia stato commesso e ancora più difficile essere difesi quando si è accusati, anche quando si è innocenti". Oggi, nelle corti di giustizia il linguaggio impiegato è quasi identico.[6] In diversi recenti studi, il 20% degli intervistati ritenevano che le accuse di stupro fossero false. [7] Un altro mito molto diffuso consiste nell'affermare che la vittima esagera e nel minimizzare i fatti. (Si pensi al celebre: "Non è morto nessuno" pronunciato da Jack Lang [esponente del Partito socialista francese, ex Ministro della Cultura e poi dell'Educazione]) [8].
  • Era consenziente o le è piaciuto. Sono i miti secondo i quali quando una donna dice "no" vuole in realtà dire "sì"; la violenza è sessualmente eccitante per le donne; la vittima avrebbe potuto opporre resistenza se era davvero contraria al rapporto sessuale. Alcuni studi mostrano che dall'1% al 4% delle studentesse statunitensi ritengono che le donne desiderino segretamente essere stuprate, [9] mito cui credono dal 15% al 16% degli studenti degli USA. [10] Se lo stupro è avvenuto in un luogo dove ci si reca per sedurre (ad esempio in un bar o in occasione di un appuntamento galante), il mito è molto più forte. [11] Da notare che si pensa anche che le donne sessualmente attive e soprattutto le "lavoratrici del sesso" come le attrici dei film porno e le prostitute non possano che essere consenzienti! [12] Raphaëla Anderson, ex attrice di film porno, non è stata presa sul serio quando ha presentato denuncia per stupro. Il procuratore le ha detto: "E' normale farsi stuprare quando si recitano film porno".
  • Se l'è cercato. Sono i miti come: "Era vestita in modo provocante" o "Camminava sola di notte". Carmody e Washington (2001) hanno mostrato che circa il 21% delle intervistate nel corso della loro ricerca ritenevano che le donne che si vestono in modo provocante vadano in cerca di problemi. [13] Johnson e altri (1997) hanno scoperto che il 27% degli uomini e il 10% delle donne reputavano che a provocare lo stupro sono le donne, a causa del loro comportamento. [14] Un'altra indagine indica che il 22% delle persone intervistate pensavano che una donna era totalmente o parzialmente responsabile dello stupro se aveva rapporti sessuali con diversi uomini e il 26% credevano che era almeno in parte responsabile se indossava abiti troppo sexy.

La funzione principale di questi miti è quella di rendere la vittima colpevole e di deresponsabilizzare lo stupratore. Infatti, è stato chiaramente dimostrato che le persone che credono a questi miti tendono a biasimare la vittima e a cercare scusanti per gli stupratori. [15] Questi miti hanno avuto ad esempio ampia diffusione nel caso che ha riguardato Strauss-Kahn. Nafissatou Diallo è stata considerata poco credibile perché avrebbe mentito in passato per poter ottenere il diritto d'asilo negli USA, perché sarebbe stata una persona venale, interessata ai soldi di Strauss-Kahn, e perché suo marito era un trafficante di droga. Allo stesso modo, Tristane Banon [n.d.t: scrittrice e giornalista francese che ha accusato di aggressione sessuale Strauss-Kahn] è stata accusata di essere stata troppo "leggera", poco seria.

Chi sono quelli che credono ai miti sullo stupro?
E' stato dimostrando, utilizzando scale di misura della credenza ai miti sullo stupro, (con domande a risposta chiusa), che tra il 25% e il 35% delle persone credono alla maggioranza di questi miti. [16] Tuttavia, in uno studio in cui vengono formulate domande a risposta aperta, circa il 66% delle persone intervistate approvano questi miti. [17]
Una costante nella letteratura è che gli uomini accettano i miti sullo stupro in maggior misura rispetto alle donne, [18] soprattutto quelli che adottano un comportamento maschile stereotipato.[19] Il sessismo ostile nei confronti delle donne è correlato all'adesione ai miti sullo stupro, ma lo sono anche certe idee tipiche del sessismo benevolo come: " i generi sono complementari" o "le donne sono tutte principesse". [20] Altri studi hanno mostrato che anche il razzismo, l'omofobia, la discriminazione basata sull'appartenenza a una classe sociale subalterna e l'integralismo religioso sono correlati all'adesione ai miti sullo stupro. [21] Le persone che pensano che la causa del comportamento dello stupratore non sia di natura sessuale, ma sia la volontà di esercitare un potere sulla sua vittima sono poco propense a credere ai miti sullo stupro. Infine, l'accettazione dei miti che riguardano l'aggressione sessuale è legata all'ignoranza della definizione giuridica di questo crimine. [22]

Note
1. Odem M. Confronting rape and sexual assault. Wilmington  Del.: Scholarly Resources; 1998; Bilette V, Guay S et Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle  : synthèse des écrits. Santé mentale au Québec. 2005;30(2):101-120.
2. Page AD. Judging Women and Defining Crime : Police Officers’ Attitude Toward Women and Rape. Sociological Spectrum. 2008;28:389-411.; Johnson BE, Kuck DL et Schander PR. Rape Myth Acceptance and Sociodemographic Characteristics: A Multidimensional Analysis. Sex Roles. 1997;36(11-12):693-707.
3. Lonsway KA, & Fitzgerald LF. Rape Myths. In Review. Psychology of Women Quarterly. 1994;18:133-164.
4. Koss M. No safe haven : male violence against women at home, at work, and in the community. 1er éd. Washington  D.C.: American Psychological Association; 1994.
5. Edwards KM, Turchik JA, Dardis CM, Reynolds N et Gidycz CA. Rape Myths: History, Individual and Institutional-Level Presence, and Implications for Change. Sex Roles. 2011;65:761-773.
6. Ibidem.
7. Ibidem; Kahlor L & Morrison D. Television Viewing and Rape Myth Acceptance among College Women. Sex Roles. 2007;56:729-739. Uno studio del 2010 ha scoperto che il tasso di false accuse è pari al 5,9%. la metodologia utilizzata si fonda su un'indagine approfondita del contesto che include diverse interviste all'accusato e alla querelante, l'esame dei rapporti redatti dai medici, ecc. Lisak, David; Gardinier, Lori; Nicksa, Sarah C.; Cote, Ashley M. (2010). False Allegations of Sexual Assualt: An Analysis of Ten Years of Reported Cases. Violence Against Women 16 (12): 1318–1334
8. Koss M. No safe haven; cit; Buddie AM & Miller AG. Beyond rape myths: A more complex view of perceptions of rape victims. Sex roles. 2001;45(3-4):139-160.
9. Johnson BE, Kuck DL et Schander PR. Rape Myth Acceptance and Sociodemographic Characteristics, cit.; Carmody DC & Washington LM. Rape Myth Acceptance Among College Women: The Impact of Race and Prior Victimization. Journal of Interpersonal Violence. 2001;16:424-436.
10. Johnson BE, Kuck DL et Schander PR. Rape Myth Acceptance and Sociodemographic Characteristics, cit.; Edwards KM, Turchik JA, Dardis CM, Reynolds N et Gidycz CA. Rape Myths: History, Individual and Institutional-Level Presence, and Implications for Change, cit.
11. Odem M. Confronting rape and sexual assault, cit.
12. Page AD. Judging Women and Defining Crime..., cit.
13. Carmody DC & Washington LM. Rape Myth Acceptance Among College Women, cit.
14. Johnson BE, Kuck DL et Schander PR. Rape Myth Acceptance and Sociodemographic Characteristics..., cit.
15. Kopper BA. Gender, gender identity, rape myth acceptance, and time of initial resistance on the perception of acquaintance rape blame and avoidability. Sex Roles. 1996;34:81-93.
16. Lonsway KA, & Fitzgerald LF. Rape Myths. In Review. Psychology of Women Quarterly. 1994;18:133-164.
17. Buddie AM & Miller AG. Beyond rape myths, cit.
18. Ibidem.
19. Kopper BA. Gender, gender identity, rape myth acceptance, and time of initial resistance on the perception of acquaintance rape blame and avoidability, cit; Pollard P. Judgements about victims and attackers in depicted rapes: A review. British Journal of Social Psychology. Available at: http://psycnet.apa.org/psycinfo/1993-22048-001  Consulté décembre 4, 2011.
20. Abrams D, Viki GT, Masser B et Bohner G. Perceptions of stranger and acquaintance rape: The role of benevolent and hostile sexism in victim blame and rape proclivity. Journal of Personality and Social Psychology. 2003;84:111-125.; Glick P & Fiske ST. Hostile and Benevolent Sexism. Psychology of Women Quarterly. 1997;21(1):119 -135.
21. Aosved AC & Long PJ. Co-occurrence of Rape Myth Acceptance, Sexism, Racism, Homophobia, Ageism, Classism, and Religious Intolerance. Sex Roles. 2006;55:481-492; Payne DL, Lonsway KA et Fitzgerald LF. Rape Myth Acceptance: Exploration of Its Structure and Its Measurement Using theIllinois Rape Myth Acceptance Scale. Journal of Research in Personality. 1999;33(1):27-68.
22. Bilette V, Guay S et Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle  : synthèse des écrits, cit.

2 - I miti sullo stupro
Le conseguenze per la vittima


Abbiamo visto nella prima parte quali siano i miti sullo stupro e chi vi presti fede. Sono soprattutto le vittime di stupro a soffrire per la diffusione di questi miti, la cui conseguenza è di procurare biasimo a loro e di deresponsabilizzare gli stupratori. [1] La responsabilità dello stupro è dunque dislocata dal colpevole verso la vittima.
Questo transfert è tipico delle aggressioni sessuali. Le vittime di rapina, ad esempio, non sono ritenute responsabili del reato subito. Anche se possono essere un po' biasimate ("Non avrebbe dovuto portare con sé tanto denaro"), gli effetti sociali non sono assolutamente equiparabili a quelli che si ripercuotono sulle vittime di stupro. [2]
[..]

Le conseguenze psicologiche di uno stupro.
Le conseguenze psicologiche di uno stupro sono molto più importanti e persistenti di quelle fisiche. [3] Gli abusi sessuali, e in particolare gli stupri, sono associati a diversi disturbi psichiatrici, tra i quali l'ansia, i disturbi dell'alimentazione, quelli del sonno, la depressione e soprattutto la sindrome da stress post-traumatico. [4] Quest'ultima è una reazione psicologica a una situazione nella quale l'integrità fisica o psicologica della paziente o di un'altra persona è stata minacciata o effettivamente violata. [5] Si manifesta segnatamente con flashbacks e con incubi ricorrenti che ossessionano la vittima, con l'evitamento di situazioni che possono ricordarle l'evento traumatico e con l'ipervigilanza.
Lo choc che si manifesta nel caso di un'aggressione sessuale è particolarmente forte, cosicché le vittime presentano sintomi di stress post-traumatico più intensi di quelli che interessano le vittime di aggressioni diverse da quelle sessuali. [6] Un numero non trascurabile di vittime di violenze sessuali manifesta sintomi severi. [7] Ben inteso, esse sono in grado di riacquistare serenità e i sintomi diminuiscono progressivamente con il passare del tempo. [8] Così, in base ad uno studio del 1992, [9], il 94% delle vittime di stupro presentano sintomi di stress post-traumatico 13 giorni dopo l'aggressione. La loro percentuale si riduce al 50% tre mesi dopo lo stupro. Ma, nonostante questa diminuzione dei sintomi con il passare del tempo, alcune vittime rientrano ancora nei criteri diagnostici della sindrome da stress post-traumatico anni dopo lo stupro. [10]

Effetti del sostegno sociale e delle reazioni negative sul ristabilimento della vittima
Quando una vittima di stupro rivela ciò che le è capitato alle persone che le sono care, alla polizia o a qualsiasi altro individuo, può trovarsi di fronte a due tipi di reazione: positive (sostegno sociale: ascolto, incoraggiamento) e negative (biasimo, non essere creduta). [11]
In uno studio relativo a 323 vittime di aggressione sessuale [12], è stato notato come la maggior parte di esse (97,1%) avvertivano reazioni positive, ma anche negative (98,2% di loro) dopo aver rivelato di aver subito l'aggressione. Le reazioni percepite come negative perpetuavano in genere i miti sullo stupro e sull'aggressione sessuale. La maggior parte di queste vittime avrebbe desiderato ricevere maggior sostegno emotivo (empatia, ascolto) e aiuto concreto (un alloggio...).
Alcuni studi relativi agli effetti delle reazioni positive (sostegno sociale) hanno mostrato le conseguenze favorevoli che esse esercitano sul ristabilimento psicologico della vittima, [13] ma altre ricerche non hanno individuato alcun effetto statisticamente significativo. [14] Si potrebbe ipotizzare che, in realtà, l'effetto positivo del sostegno sociale sul ristabilimento della vittima non sia visibile subito dopo lo stupro, ma si faccia sentire più tardi. [15] Il sostegno sociale eserciterebbe ad ogni modo un impatto positivo sul ristabilimento fisico della vittima. [16]
Al contrario, due studi hanno mostrato che le reazioni negative - il biasimo o l'incredulità collegate ai miti sullo stupro, ad esempio - hanno un impatto disastroso sul ristabilimento delle vittime, [17] sia che siano state espresse subito dopo l'evento [18] o più di un anno dopo. [19]
Il primo studio, del 1991, ha mostrato che l'atteggiamento negativo del partner della vittima è fortemente connesso a disturbi psicologici (incubi, angoscia...). [20]
Dall'altro studio del 1996 si apprende che tutti i tipi di reazioni negative (biasimo, incredulità, controllo asfissiante sui movimenti della vittima) sono collegati alle difficoltà di guarigione e a più severi disturbi psicologici. [21]
Il fatto che la quasi totalità delle vittime registri reazioni negative dopo la rivelazione di aver subito uno stupro, spiega chiaramente perché alcune di loro rimangano traumatizzate per anni.
Anche la vittima può attribuirsi la colpa nel caso in cui accetti i miti relativi allo stupro. Anche il punto di vista delle persone care può influenzare la sua interpretazione dei fatti. [22].
Ora: più le vittime si colpevolizzano per le proprie azioni ritenute inadeguate ("Non avrei dovuto indossare quella gonna"), più si ripiegano su se stesse e meno si rivolgono ai propri cari perché li aiutino a gestire la loro drammatica situazione.

Chi colpevolizza o non crede alle vittime? Chi le sostiene?
Gli amici, il partner e la famiglia sembrano essere i migliori sostenitori delle vittime ed è spesso a loro che la vittima rivela lo stupro subito.
Per contro, le forze dell'ordine e i medici sono quelli che offrono il minor aiuto e manifestano le maggiori reazioni negative nei confronti della vittima. [23]
Dopo un evento traumatico, la vittima, se ha un partner, si rivolge generalmente a lui per cercare conforto. [24] Infatti, la mancanza di sostegno da parte del partner non sembra poter essere compensata dall'appoggio di un'altra persona. [25] Ora, nei casi di stupro, il 17% circa dei partners tende a biasimare la vittima e il 25% dice di sentirsi in collera con lei [26]. Non solo. Il partner ha la tendenza a diventare sempre meno empatico e paziente se i sintomi del trauma si protraggono [27]. Alcuni partners provano persino gelosia nei confronti dello stupratore e si preoccupano delle proprie performances sessuali! [28] [..]
Ora, il modo in cui reagiscono i partners dipenderebbe sostanzialmente dalla loro accettazione dei miti sullo stupro [29]. Più il partner crederà a questi miti, più tenderà a colpevolizzare la vittima o a minimizzare la gravità dell'aggressione. Così, è stato dimostrato che un partner sarà più attento e solidale se percepirà l'aggressione come un atto di violenza piuttosto che come un atto sessuale. [30]
In generale, le persone che colpevolizzano le vittime di stupro sono quelle che presentano un forte grado di sessismo ostile e di accettazione dei miti sullo stupro. [31] Sono soprattutto uomini. [32]
Quanto alle interazioni con gli operatori del sistema giuridico e sanitario, la letteratura suggerisce che sono spesso pessime e vissute dalle vittime come un "secondo stupro", una seconda angheria dopo l'iniziale trauma. La maggior parte delle persone denunciate per stupro non vengono giudicate da un tribunale, le vittime che ricorrono al pronto soccorso non ricevono comprensione e molte di loro non hanno neppure accesso ad adeguati servizi psicologici di cura. [33]
A questo proposito, certi comportamenti dei poliziotti e dei rappresentanti della giustizia, riferiti da Muriel Salmona, psichiatra specializzata in psico-traumatologia e vittimologia, fanno davvero rabbrividire:

Un'adolescente di 13 anni è stata stuprata da tre adulti che l'hanno obbligata a visionare con loro un film pornografico ed hanno riprodotto su di lei tutte le scene. Il funzionario e la funzionaria di polizia che hanno raccolto la sua testimonianza (filmata in quanto lei era minorenne) si sono messi a ridere quando lei ha descritto le scene dello stupro. Peggio ancora. Hanno detto alla vittima che era una ragazza facile. Le hanno chiesto se le piaceva essere sodomizzata. Hanno persino osato dirle: "Credi davvero che una ragazza stuprata si dimeni come fai tu?" Cosa si può pensare di queste risate e di questi commenti? Che non possono certo provenire da professionisti imparziali ai quali vengono presentate denunce per stupro. Non sorprende che questa squadra di polizia che si occupa dei minorenni abbia impiegato 8 mesi prima di prendere in considerazione la denuncia.

Un'altra paziente [della psichiatra Muriel Salmona], un'adolescente di 15 anni è stata stuprata da un ex compagno di classe. Non aveva mai avuto rapporti sessuali con lui, ma lo conosceva. L'accusato ha riconosciuto che lei aveva detto di no e che lui le teneva ferme le braccia. Perché il procuratore ha emesso una sentenza di non luogo a procedere? E' perché la ragazza aveva dimenticato di parlargli di uno scambio di messaggi con il ragazzo prima dello stupro? Una vittima, prima di essere stuprata, deve sapere che sarà stuprata e quindi evitare ogni contatto con il futuro aggressore, pena la non credibilità? La minima dimenticanza vale più delle confessioni dell'accusato. Il procuratore non si è fermato alla sentenza di non luogo a procedere. Ha deposto una querela per denuncia menzognera di un crimine immaginario. Ha lasciato che la squadra di polizia che si occupa dei minorenni esercitasse una ferrea sorveglianza su questa minorenne. Guardata a vista da poliziotti che l'hanno trattata da bugiarda e le hanno detto che questa menzogna è molto grave e che ora rischia 10 anni di carcere.

Negli Stati Uniti la minimizzazione dei casi di stupro - in particolare quando riguardano donne povere e appartenenti a minoranze etniche - è oggetto di grandi preoccupazioni. Sono scoppiati diversi scandali al riguardo. [34]

Chi sono le vittime più biasimate o meno credute?
L'espressione della solidarietà dipenderebbe da diverse circostanze. Così, le aggressioni sessuali più gravi (con penetrazione = gli stupri) sono quelle che suscitano meno reazioni positive e più reazioni negative. [35] Anche le vittime appartenenti alle minoranze etniche subiscono maggiori rimproveri. [36] Le donne che si conformano maggiormente ai caratteri attribuiti al loro genere sono percepite come più credibili. [37] Se lo stupro è stato perpetrato da uno sconosciuto anziché da una persona nota, la vittima riceve maggiore solidarietà, probabilmente perché le circostanze collimano con quello dello stupro tipo [38] e la vittima è allora percepita come più credibile. [39] Se la vittima ha opposto resistenza o se ha una buona reputazione, sarà meno biasimata. [40] Infine, anche le donne che hanno vissuto un'aggressione priva di violenza fisica sono più denigrate; impiegano anche più tempo a rivolgersi al medico, [41] malgrado siano più soggette a disturbi psicologici. [42]
In breve, eccettuato il caso in cui lo stupro corrisponda a quello ideale (commesso di notte da uno straniero armato nei confronti di una vittima vergine o considerata moralmente irreprensibile), le vittime non sono considerate completamente innocenti.
Le vittime sono più biasimate quando la configurazione dello stupro suggerisce che avrebbero potuto provare attrazione sessuale per l'aggressore: così le donne eterosessuali e gli omosessuali sono più biasimati delle lesbiche e degli uomini eterosessuali. [43] Uno studio ha mostrato che lo stupro era giudicato peggiore e più traumatico per gli uomini eterosessuali, piuttosto che per le donne e che per gli omosessuali [44], come se lo stupro fosse un semplice rapporto sessuale e in totale spregio della sofferenza delle donne e degli omosessuali che ne sono vittime. Un'inchiesta del 1997 rivela che i poliziotti pensano spesso che lo stupro sia meno traumatico per gli omosessuali e non prendono sul serio le denunce presentate dagli uomini che ritengono tali [45].
Uno studio del 2010 ha mostrato che, benché alcune delle persone intervistate non colpevolizzino direttamente la vittima, più della metà di loro ritengono che il comportamento della vittima (ad esempio: il suo modo di vestire, l'aver bevuto...) abbia potuto causare l'aggressione sessuale. [46] In realtà, le aggressioni, nel caso in cui si sia consumato alcool (sia da parte della vittima che da parte dell'aggressore), sono sempre associate a reazioni negative [47] Allo stesso modo, un mito molto diffuso è quello secondo cui le donne sessualmente attive hanno maggiore tendenza a mentire sul fatto di aver subito un'aggressione sessuale rispetto alle donne "caste". Così, benché si affermi che nella nostra società le donne hanno la possibilità di avere tutti i partners che desiderano, in realtà, questo fatto verrà loro rimproverato nel caso in cui diventino vittime di violenza sessuale. [48] Uno studio ha mostrato che, quando viene descritta una scena di stupro, i soggetti dell'esperimento tendono a biasimare maggiormente la vittima se quest'ultima viene rappresentata con una minigonna. [49] Pensano che abbia voluto avere un rapporto sessuale, che abbia indossato un abbigliamento troppo eccitante e che abbia provocato lo stupratore.

Lo stupro: un crimine largamente impunito a causa dei miti sulle aggressioni sessuali
Lo stupro è un crimine ancora largamente impunito poiché soltanto il 5% degli stupri sulle maggiorenni viene denunciato e tre quarti di queste denunce sono seguite da una sentenza di non luogo a procedere o dall'archiviazione del caso. Come spiegare questo fenomeno?
In primo luogo, certe persone che hanno subito un rapporto sessuale non consensuale non si considerano vittime di stupro. Vi sono diverse spiegazioni di questo fenomeno, in particolare la credenza ai miti sullo stupro. E' stato infatti dimostrato che quando una vittima crede a certi miti ("quando una vittima non si divincola, non si tratta di uno stupro" e "se una donna abborda un uomo, vuol dire che va in cerca di guai") e si è realmente trovata nella situazione descritta dal mito (in questo caso: non si è divincolata o ha sedotto l'aggressore), tende a non considerarsi vittima. [50]
In secondo luogo, se le vittime sono così poco disposte a presentare querela, è per paura di essere denigrate dai poliziotti o dai magistrati. [51] Dal momento che le vittime stuprate da un congiunto sono più biasimate delle altre, impiegano più tempo a denunciare il reato alla polizia e ciò contribuisce ancora di più ad alimentare l'opinione che siano poco credibili. [52] [...]
La denigrazione delle vittime riduce non solo le probabilità che la vittima denunci lo stupro alla polizia, ma anche che quest'ultima e i giudici credano che l'aggressione sia davvero avvenuta [53] [...]
Dagli anni Settanta agli anni Novanta, gli Stati Uniti hanno conosciuto diverse riforme volte a modificare la legislazione sullo stupro. [54] In precedenza, la vittima doveva provare di aver resistito al suo aggressore e la difesa poteva individuare nel comportamento sessuale precedente della vittima le circostanze attenuanti del reato. I legislatori hanno ritenuto che in effetti queste leggi arcaiche scoraggiassero le vittime dal denunciare lo stupro subito e impedissero di perseguire gli stupratori. Si è cercato anche di offrire una migliore formazione ai poliziotti, ai giudici e ai medici. Sono stati fatti dei progressi, ma, malgrado tutto, il problema continua a persistere: numerosi operatori della giustizia, i media, il pubblico e le vittime stesse continuano a credere ai miti sullo stupro. [55] Il mito più persistente presso i magistrati è quello che le donne mentano regolarmente sulle aggressioni sessuali subite, benché le false accuse siano rare (2-10%). [56]

Conclusione
La letteratura ci insegna che la stragrande maggioranza delle vittime di aggressioni sessuali avvertono reazioni negative (biasimo, canzonature, incredulità, minimizzazione dell'aggressione, mancanza di solidarietà) perché i miti sullo stupro sono molto diffusi. Queste reazioni negative pregiudicano fortemente il loro ristabilimento e il buon funzionamento della giustizia.
Mentre non spetterebbe alle donne evitare lo stupro, ma spetterebbe agli stupratori non aggredirle, la società e il sistema giudiziario si aspettano sempre che siano le donne ad evitare le aggressioni sessuali, opponendo resistenza, riducendo la propria libertà di movimento o mostrandosi pudiche e riservate.

NOTE
1. Scott MB, Lyman SM. Accounts. Am Sociol Rev. 1968;33(1):46-62.
2. Page AD. Judging Women and Defining Crime : Police Officers’ Attitude Toward Women and Rape. Sociological Spectrum. 2008;28:389-411.
3. Calhoun K. Treatment of rape victims : facilitating psychosocial adjustment. New York: Pergamon Press; 1991.
4. Chen LP, Murad MH, Paras ML, et al. Sexual Abuse and Lifetime Diagnosis of Psychiatric Disorders: Systematic Review and Meta-analysis. Mayo Clinic Proceedings. 2010;85(7):618 -629; Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle  : synthèse des écrits. Santé mentale au Québec. 2005;30(2):101-120.
5. First M. DSM-IV : diagnostics différentiels. Paris: Masson; 1999.
6. Valentiner DP, Foa EB, Riggs DS, Gershuny BS. Coping strategies and posttraumatic stress disorder in female victims of sexual and nonsexual assault. Journal of Abnormal Psychology. 1996;105(3):455-458.
7. Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle.., cit.
8. Ibidem; Valentiner DP, Foa EB, Riggs DS, Gershuny BS. Coping strategies and posttraumatic stress disorder in female victims of sexual and nonsexual assault, cit.
9. Rothbaum BO, Foa EB, Riggs DS, Murdock T, Walsh W. A prospective examination of post-traumatic stress disorder in rape victims. Journal of Traumatic Stress. 1992;5(3):455-475.
10. Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle  : synthèse des écrits, cit.
11. Ibidem.
12. Filipas HH, Ullman SE. Social reactions to sexual assault victims from various support sources. Violence Vict. 2001;16(6):673-692.
13. Ullman SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit; Ullman SE. Social Reactions, Coping Strategies, and Self‐blame Attributions in Adjustment to Sexual Assault. Psychology of Women Quarterly. 1996;20(4):505-526.
14. Ullman SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit; Davis RC, Brickman E, Baker T. Supportive and unsupportive responses of others to rape victims: Effects on concurrent victim adjustment. American Journal of Community Psychology. 1991;19(3):443-451.
15. Ullman SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit
16. Ullman SE, Siegel JM. Sexual assault, social reactions, and physical health..., cit; Kimerling R, Calhoun KS. Somatic symptoms, social support, and treatment seeking among sexual assault victims. Journal of Consulting and Clinical Psychology;Journal of Consulting and Clinical Psychology. 1994;62(2):333-340.
17. Ullman SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit.
18. Davis RC, Brickman E, Baker T. Supportive and unsupportive responses of others to rape victims: Effects on concurrent victim adjustment..., cit.
19. Ullman SE. Social Reactions, Coping Strategies, and Self‐blame Attributions in Adjustment to Sexual Assault..., cit.
20. Davis RC, Brickman E, Baker T. Supportive and unsupportive responses of others to rape victims: Effects on concurrent victim adjustment..., cit.
21. Ullman SE. Social Reactions, Coping Strategies, and Self‐blame Attributions in Adjustment to Sexual Assault...., cit.
22. Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle..., cit.
23. Ullman SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit.
24. Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle..., cit.
25. Ibidem.
26. Ibidem e Ageton S. Sexual assault among adolescents. Lexington  Mass.: Lexington Books; 1983.
27. Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle..., cit.; Moss M, Frank E, Anderson B. The Effects of Marital Status and Partner Support on Rape Trauma. American Journal of Orthopsychiatry. 1990;60(3):379-391.
28. Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle  : synthèse des écrits, cit.
29. Ibidem; White P, Rollins J. Rape: A Family Crisis. Family Relations. 1981;30(1):103-109
30. Ullman SE. Social Reactions, Coping Strategies, and Self‐blame Attributions in Adjustment to Sexual Assault, cit.
31. Cohn ES, Dupuis EC, Brown TM. In the Eye of the Beholder: Do Behavior and Character Affect Victim and Perpetrator Responsibility for Acquaintance Rape?1. Journal of Applied Social Psychology. 2009;39(7):1513-1535.
32. Grubb A, Harrower J. Attribution of blame in cases of rape: An analysis of participant gender, type of rape and perceived similarity to the victim. Aggression and Violent Behavior. 2008;13(5):396-405.
33. Campbell R. The psychological impact of rape victims. American Psychologist; 2008;63(8):702-717.
34. Westmarland N, Gangoli G. International Approaches to Rape. The Policy Press; 2011.
35. Ullman SE, Filipas HH. Predictors of PTSD symptom severity and social reactions in sexual assault victims. Journal of Traumatic Stress. 2001;14(2):369-389; Ullman SE, Siegel JM. Sexual assault, social reactions, and physical health, cit.
36. Ullman SE, Filipas HH. Predictors of PTSD symptom severity and social reactions in sexual assault victims, cit.
37. Page AD. Judging Women and Defining Crime : Police Officers’ Attitude Toward Women and Rape, cit.
38. Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle...; cit.; Grubb A, Harrower J. Attribution of blame in cases of rape: An analysis of participant gender, type of rape and perceived similarity to the victim. Aggression and Violent Behavior. 2008;13(5):396-405; Golding JM, Wilsnack SC, Cooper ML. Sexual assault history and social support: Six general population studies. Journal of Traumatic Stress. 2002;15(3):187-197.
39. Spohn C, Homey J. Rape law reform and the effect of victim characteristics on case processing. Journal of Quantitative Criminology. 1993;9(4):383-409.
40. Cohn ES, Dupuis EC, Brown TM. In the Eye of the Beholder: Do Behavior and Character Affect Victim and Perpetrator Responsibility for Acquaintance Rape?, cit.
41. Ullman SE. Social support and recovery from sexual assault..., cit.
42. Bilette V, Guay S, Marchand A. Le soutien social et les conséquences psychologiques d’une agression sexuelle..., cit.
43. White S, Yamawaki N. The Moderating Influence of Homophobia and Gender‐Role Traditionality on Perceptions of Male Rape Victims1. Journal of Applied Social Psychology. 2009;39(5):1116-1136; Wakelin A, Long KM. Effects of Victim Gender and Sexuality on Attributions of Blame to Rape Victims. Sex Roles. 2003;49(9-10):477-487; Idisis Y, Ben‐David S, Ben‐Nachum E. Attribution of blame to rape victims among therapists and non‐therapists. Behavioral Sciences & the Law. 2007;25(1):103-120.
44. Doherty K, Anderson I. Making sense of male rape: constructions of gender, sexuality and experience of rape victims. Journal of Community & Applied Social Psychology. 2004;14(2):85-103.
45. Lees S. Ruling passions : sexual violence, reputation, and the law. Buckingham ;;Philadelphia: Open University Press; 1997.
46. McMahon S. Rape Myth Beliefs and Bystander Attitudes Among Incoming College Students. Journal of American College Health. 2010;59(1):3-11.
47. Ullman SE, Filipas HH. Predictors of PTSD symptom severity and social reactions in sexual assault victims. Journal of Traumatic Stress. 2001;14(2):369-389.
48. Page AD. Judging Women and Defining Crime : Police Officers’ Attitude Toward Women and Rape..., cit.
49. Workman JE, Orr RL. Clothing, Sex of Subject, and Rape Myth Acceptance as Factors Affecting Attributions about an Incident of Acquaintance Rape. Clothing and Textiles Research Journal. 1996;14(4):276 -284.
50. Peterson ZD, Muehlenhard CL. Was It Rape? The Function of Women’s Rape Myth Acceptance and Definitions of Sex in Labeling Their Own Experiences. Sex Roles. 2004;51(3/4):129-144.
51. Cohn ES, Dupuis EC, Brown TM. In the Eye of the Beholder: Do Behavior and Character Affect Victim and Perpetrator Responsibility for Acquaintance Rape?1. Journal of Applied Social Psychology. 2009;39(7):1513-1535.
52. Page AD. Judging Women and Defining Crime : Police Officers’ Attitude Toward Women and Rape..., cit.
53. Cohn ES, Dupuis EC, Brown TM. In the Eye of the Beholder: Do Behavior and Character Affect Victim and Perpetrator Responsibility for Acquaintance Rape? cit.
54. Spohn C, Homey J. Rape law reform and the effect of victim characteristics on case processing. Journal of Quantitative Criminology. 1993;9(4):383-409; Westmarland N, Gangoli G. International Approaches to Rape. The Policy Press; 2011.
55. Ibidem
56. Lisak D, Gardinier L, Nicksa SC, Cote AM. False Allegations of Sexual Assualt: An Analysis of Ten Years of Reported Cases. Violence Against Women. 2010;16(12):1318 -1334.



3 - I miti sullo stupro


[...] Ingiunzioni e consigli inadeguati
L'abbiamo già visto. I miti sullo stupro permettono di biasimare la vittima e di deresponsabilizzare l'aggressore. Così, a causa di questi miti, (" non doveva uscire di notte, vestirsi come una puttana, bere troppo, rimorchiare..."), la società chiede alle donne di evitare di essere stuprate, seguendo determinate regole: limitare, ad esempio, la libertà di movimento, non uscire senza essere accompagnate da un uomo, essere caste e vigilanti. Questi miti sullo stupro non sono altro che ingiunzioni rivolte alle donne affinché si comportino in un determinato modo.
Studi interculturali hanno anche dimostrato che in qualsiasi società la credenza ai miti sullo stupro è correlata ad un atteggiamento restrittivo riguardo al ruolo delle donne, negli Stati Uniti come in Turchia, in Israele come in Germania. [1] Si tratta dunque di miti che limitano la libertà di movimento delle donne e fanno loro credere di essere dipendenti dagli uomini per la loro sicurezza. Ciò può suonare piuttosto ironico, sapendo che in media le donne sono aggredite in strada in misura minore rispetto agli uomini. [2] [..]
Questo tipo di consigli ("non uscire la notte, non indossare minigonne, non bere alcolici") si fonda sul presupposto che lo stupro sia commesso soprattutto dagli stranieri, di notte e all'aperto. Ora: questo tipo di situazione è piuttosto rara: soltanto il 25% degli stupri è commesso da sconosciuti [3]: il reato ha luogo a casa della vittima nel 65% dei casi. [4] Infine, soltanto la metà degli stupri accade di notte. [5]

Un clima di tolleranza delle aggressioni sessuali
D'altra parte, i miti sullo stupro contribuiscono a creare un clima di tolleranza delle aggressioni sessuali. Parecchi autori e autrici hanno formulato l'ipotesi che lo stupro e le aggressioni sessuali siano dei dispositivi che permettono di mantenere le diseguaglianze tra i sessi e di mostrare alle donne qual è il loro posto nella società. Susan Brownmiller è arrivata a dire che lo stupro "altro non è che un processo più o meno consapevole di intimidazione con cui tutti gli uomini mantengono tutte le donne in uno stato di paura" [6] Se è senz'altro difficile provare che lo stupro sia un processo di intimidazione consapevole, numerosi dati suggeriscono indirettamente che la paura dello stupro ha l'effetto di intimorire le donne: [7]
  • Le società che presentano una forte prevalenza dello stupro sono caratterizzate da forti disuguaglianze tra i sessi, in termini giuridici, di statuto sociale, di accesso al potere e alle risorse [8]
  • E' stato dimostrato in uno studio del 1981 che la paura dello stupro - particolarmente presente fra le donne povere, anziane o appartenenti a minoranze etniche - è correlata a comportamenti autolimitativi (in particolare limitare gli spostamenti, calzare scarpe che consentano di correre e fuggire) [9]

Secondo lo studio succitato del 1981, il 43% circa delle donne dicono di aver paura di notte a camminare per le strade contro il 17% degli uomini [10]. Ciò dimostra che le donne sono mediamente più intimorite quando camminano per strada da sole. Uno studio del 2009 su circa 2000 persone ha mostrato che le donne sono in media più preoccupate degli uomini di subire aggressioni (stupri, aggressioni fisiche, furti). Ciò non è coerente con il fatto che gli uomini sono mediamente meno sicuri delle donne in strada, poiché più suscettibili di essere oggetto di reati violenti. [11]

Relazioni di causa ed effetto tra prevalenza delle aggressioni sessuali e disuguaglianza tra i sessi
Tutto ciò suggerisce che ci sia una correlazione tra prevalenza delle aggressioni sessuali e disuguaglianza tra i sessi. Possono essere formulate tre ipotesi:
  1. La disuguaglianza tra i sessi dà origine alle aggressioni sessuali
  2. Le aggressioni sessuali danno origine alla disuguaglianza tra i sessi (è l'ipotesi formulata da Brownmiller)
  3. Non ci sono relazioni dirette di causa-effetto tra la disuguaglianza tra i sessi e le aggressioni sessuali.

[...] La prima ipotesi è stata confermata da uno studio compiuto su 100 uomini, [12] che ha mostrato come il grado di sessismo ostile di un individuo sia un indizio fondamentale della sua propensione a dichiarare che agirebbe come l'aggressore, se fosse sicuro di non essere arrestato, quando gli si descrive una scena di stupro.
La seconda ipotesi è stata verificata effettuando diversi studi sperimentali. Il primo, realizzato nel 1983, [13] mostrava che quando le donne leggevano un articolo che descriveva uno stupro, la loro autostima diminuiva rispetto a quella di un gruppo di controllo che non lo aveva letto. Non solo. Esse sembravano accettare meglio i ruoli di genere tradizionali perché approvavano in media di più affermazioni come queste: " Le donne dovrebbero occuparsi meno dei loro diritti e preoccuparsi di essere buone mogli e buone madri" o " bisognerebbe stimolare a proseguire gli studi i ragazzi più delle ragazze".
Uno studio simile, realizzato nel 1993 da Bohner, ha incluso alcuni uomini. [14] Lo studio ha dimostrato che l'autostima degli uomini non diminuiva in seguito alla lettura della descrizione di uno stupro. Al contrario, la loro fiducia in se stessi aumentava, soprattutto se credevano fermamente ai miti sullo stupro! Bohner e i suoi collaboratori hanno potuto anche determinare che in realtà soltanto le donne che non credevano molto ai miti sullo stupro vedevano diminuire la propria autostima. Infatti, la fiducia in se stesse delle donne che credevano fermamente a questi miti aumentava dopo aver letto una scena di stupro, esattamente come quella degli uomini. Ciò dipendeva indiscutibilmente dal fatto che esse ritenevano che soltanto alcune donne potessero essere vittime di stupro e che non si consideravano appartenenti a questa categoria.
Bonher e i suoi collaboratori hanno studiato anche l'impatto che esercitava sull'autostima la lettura della descrizione di un aggressione ad un uomo. Pare che pensare ad un'aggressione fisica non produca una forte diminuzione dell'autostima né negli uomini né nelle donne. La riduzione dell'autostima è un effetto specifico dello stupro.
Queste ricerche confermano quindi la seconda ipotesi secondo la quale le aggressioni sessuali - favorite dai miti sullo stupro- permettono di esercitare il controllo su tutte le donne, intimorendole.

Conclusione
In pratica i miti sullo stupro non sono altro che ingiunzioni rivolte alle donne, affinché limitino la propria libertà. D'altra parte, questi miti mantengono un clima favorevole alle aggressioni sessuali, che permettono, a loro volta, di esercitare il controllo sulle donne.

NOTE
1. Costin F, Kaptanoḡlu C. Beliefs about rape and women’s social roles: A Turkish replication. European Journal of Social Psychology. 1993;23(3):327-330; Buss DM, Malamuth NM. Sex, power, conflict: evolutionary and feminist perspectives. Oxford University Press; 1996.
2. Ibidem.
3. Anon. Bulletin 2006. Collectif Féministe Contre le Viol; 2006.
4. Fondation Bernheim (Bruxelles), Zucker D. Viol : approches judiciaires, policières, médicales et psychologiques : actes du colloque. Bruxelles: Kluwer; 2005.
5. Anon. Bulletin 2003. Collectif Féministe Contre le Viol; 2003.
6. Brownmiller S. Against Our Will: Men, Women, and Rape. 1975.
7. Buss DM, Malamuth NM. Sex, power, conflict: evolutionary and feminist perspectives, cit.
8. Ibidem, Sanday PR. The Socio‐Cultural Context of Rape: A Cross‐Cultural Study. Journal of Social Issues. 1981;37(4):5-27; Barron L, Straus MA. Four theories of rape: A macrosociological analysis. Social Problems. 1987;5(34):467-489.
9. Buss DM, Malamuth NM. Sex, power, conflict: evolutionary and feminist perspectives, cit., Riger S, Gordon MT. The Fear of Rape: A Study in Social Control. Journal of Social Issues. 1981;37(4):71-92.
10. Buss DM, Malamuth NM. Sex, power, conflict..., cit.
11. Ibidem e Zohor, D, Vanovermeir S. Des insultes aux coups : hommes et femmes inégaux face à la violence,  Études sociales, Insee. 2006
12. Masser B, Viki GT, Power C. Hostile Sexism and Rape Proclivity Amongst Men. Sex Roles. 2006;54(7-8):565-574.
13. Schwarz N, Brand JF. Effects of salience of rape on sex role attitudes, trust, and self‐esteem in non‐raped women. European Journal of Social Psychology. 1983;13(1):71-76.
14. Bohner G, Weisbrod C, Raymond P, Barzvi A, Schwarz N. Salience of rape affects self‐esteem: The moderating role of gender and rape myth acceptance. European Journal of Social Psychology. 1993;23(6):561-579.


4 - I miti sullo stupro


[...] La propensione allo stupro [..] permette di stimare le probabilità che un individuo sia un potenziale stupratore.
Sperimentalmente si misura in questo modo. Viene descritta una scena di stupro (ma senza mai usare questa parola) e si chiede ad un campione di persone se si sarebbero comportate come l'aggressore della scena. Le possibili risposte variano da: Assolutamente no a Molto probabilmente sì.
Viene descritta ad esempio questa scena:
Lei è uscito più volte con una donna incontrata recentemente. Un week-end andate insieme al cinema, poi Lei la porta a casa sua. Bevete qualche birra, ascoltate della musica e vi fate qualche carezza. A un certo momento la sua amica si rende conto di aver bevuto troppo e di non essere in grado di ritornare a casa in macchina. Lei le dice che può rimanere a dormire a casa sua. Nessun problema! Lei vuole cogliere questa opportunità per andare a letto con la sua amica. Ma quest'ultima è contraria e dice che è troppo presto per farlo e che è ubriaca. Lei non si lascia scoraggiare, si butta sulla sua amica e fa quello che vuole.

[..] In una revisione sistematica delle ricerche pubblicate fino ad allora, nel 1981, Malamuth indicava che dall'insieme degli studi analizzati risultava che circa il 35% degli uomini presentavano una certa propensione allo stupro [1]. Un altro studio del 1992, relativo a 159 studenti di un'università americana protestante, ha mostrato che il 34% di loro ammetteva di avere una certa inclinazione a compiere aggressioni sessuali. [2] In uno studio realizzato in Germania nel 1998, il 33% dei partecipanti aveva dichiarato che probabilmente si sarebbe comportato come l'aggressore della scena descritta. [3] Infine, in uno studio qualitativo del 2004 realizzato su 20 studenti, 6 hanno ammesso che, in circostanze particolari, sarebbero stati capaci di stuprare o di commettere un'aggressione sessuale. [4]
Nel 1986 l'antropologa Peggy Reeves Sanday ha proposto una scala di misura della propensione allo stupro di diverse società. [5] Questa scala andava dal "molto incline allo stupro" a "ostile allo stupro". Gli Stati Uniti - che, tra i paesi industrializzati, presentano il più elevato tasso di stupri [6] - erano inseriti tra le società molto inclini allo stupro e occupavano un posto nella graduatoria molto più alto dei Paesi europei. Per contro, la Svezia, la Norvegia e la società dei Minangkabau a Sumatra presentavano una propensione allo stupro molto bassa. Peggy Reeves Sanday ha potuto constatare che le società ostili allo stupro erano caratterizzate dal diritto delle donne a conservare i propri beni dopo il matrimonio, dalla partecipazione degli uomini alla cura dei bambini e da una minore separazione tra i sessi.

Il legame tra propensione allo stupro e accettazione dei miti sullo stupro
Nel 1980 Burt formulava l'ipotesi che i miti sullo stupro potessero agire come "neutralizzanti psicologici" che permettono agli uomini, quando commettono un'aggressione sessuale, di affrancarsi dal divieto sociale di far del male agli altri. [7]
Numerosi studi sperimentali hanno messo in evidenza con chiarezza l'esistenza di una correlazione significativa tra la propensione allo stupro e il grado di accettazione dei miti sullo stupro. Così, nel 1981 Malamuth ha trovato una correlazione pari a 0,60 tra le due variabili [8]. In una meta-analisi del 2002 su 11 studi la correlazione media tra le due variabili è risultata pari a 0,26.
Queste correlazioni sono compatibili con l'idea di Burt che i miti sullo stupro aumentino la probabilità si commetterlo. E' possibile anche formulare altre due ipotesi:

  • Gli uomini giustificano le preesistenti tendenze allo stupro adottando i miti sullo stupro. Così la propensione allo stupro sarebbe la causa, non la conseguenza dell'accettazione dei miti sullo stupro.
  • Non ci sono rapporti causali diretti tra le due variabili, che sono correlate piuttosto ad una terza: l'ostilità verso le donne.

L'impatto dei miti sullo stupro sulla propensione a stuprare
Nel 1998, Bonher e i suoi collaboratori furono i primi a tentare di chiarire questi rapporti causali. Essi svilupparono questi ragionamenti:

  • Se l'accettazione dei miti sullo stupro è la causa della propensione allo stupro, la relazione tra queste due variabili sarà più forte se i partecipanti pensano ai miti sullo stupro quando compilano il questionario relativo alla propensione a stuprare.
  • Al contrario, se la propensione allo stupro è la causa dell'accettazione dei miti sullo stupro, la relazione tra le due variabili sarà più forte se i partecipanti rispondono ad un questionario sui miti sullo stupro, mentre stanno pensando alla loro propensione a stuprare.
  • Se non vi è un legame casuale diretto, il grado della correlazione non subirà variazioni.

Essi confrontarono due situazioni sperimentali: nella prima i 113 partecipanti completavano prima il test sull'accettazione dei miti sullo stupro, poi quello sulla propensione allo stupro; nella seconda completavano i due questionari nell'ordine inverso. Essi trovarono che la relazione tra propensione allo stupro e accettazione dei miti sullo stupro era più forte quando i partecipanti rispondevano prima al test sull'accettazione dei miti sullo stupro.
Gli autori ne dedussero che i miti sullo stupro esercitavano un effetto causale sulla propensione allo stupro, come aveva suggerito Burt diciotto anni prima.
Questi risultati sono stati confermati nel 2005 da uno studio sempre di Bonher e dei suoi collaboratori compiuto su 107 individui. [9] Non solo. La correlazione tra propensione allo stupro e accettazione dei miti sullo stupro era più forte negli uomini che erano già stati sessualmente aggressivi nel passato [10] Questi ultimi costituivano il 44% dei soggetti del campione e la maggioranza non aveva usato la forza per ottenere un rapporto sessuale, ma si era servita, per conseguire il proprio fine, di un comportamento manipolatorio.

Individuazione delle motivazioni che conciliano accettazione dei miti sullo stupro e propensione allo stupro
Una volta stabilito il legame causale tra accettazione dei miti sullo stupro e propensione allo stupro, occorreva cercare quali fossero le motivazioni che collegavano le due variabili. Sono state formulate due ipotesi sui motivi che inducono a commettere uno stupro:

  • L'eccitazione sessuale
  • L'esercizio del potere, un mezzo (tra gli altri) che consente agli uomini di mantenere la propria condizione di superiorità.

Gli studi basati sulle testimonianze degli stupratori o degli aggressori sessuali, condannati o che hanno confessato di aver commesso il reato, suggeriscono che la principale motivazione dello stupro sia l'eccitazione sessuale. [11] Il problema è che gli stupratori e gli aggressori non hanno necessariamente consapevolezza della causa che li ha indotti a commettere il reato. Non solo, ma anche se fossero consapevoli delle motivazioni profonde che li hanno spinti ad agire, ben difficilmente ammetterebbero di aver stuprato per il piacere di dominare una donna.
I contenuti dei miti sullo stupro sono molto diversi. Alcuni pretendono che gli uomini non siano in grado di controllare le proprie pulsioni e altri minimizzano la gravità delle aggressioni sessuali, trattandole come rapporti sessuali normali. Altri miti sullo stupro pongono l'accento sul comportamento della vittima, per sottintendere che "se l'è cercata" e quindi doveva essere punita. Tutto ciò sembra indicare che a muovere uno stupratore possono essere sia l'eccitazione sessuale che il desiderio di dominio.
Per chiarire la questione, alcuni ricercatori (tra cui Bonher) hanno compiuto una serie di esperimenti nel 2004. [12] Hanno assunto come quadro di riferimento il caso degli stupri commessi da una persona conosciuta, che in Francia rappresentano il 75% degli stupri. [13] Più precisamente, hanno riesaminato i dati già ottenuti in uno studio del 1998 [su un campione di 113 uomini tedeschi (studio n. 1)] e hanno condotto altri due esperimenti nel Regno Unito (studio n. 2) e nello Zimbabwe (studio n.3).
Nei tre casi, gli uomini hanno risposto ad un test sull'accettazione dei miti sullo stupro e hanno letto 5 descrizioni di scene di stupro accadute durante un appuntamento tra un uomo e una donna. Per ciascuna scena, i partecipanti dovevano indicare:

  1. la probabilità di comportarsi come l'aggressore (misura della propensione allo stupro)
  2. quale sarebbe stato il loro grado di eccitazione sessuale in quella situazione (misura dell'eccitazione sessuale anticipata)
  3. quale sarebbe stato il loro grado di appagamento per aver ottenuto ciò che volevano (misura del piacere di esercitare il dominio).

Per analizzare questi risultati, è stato utilizzato un modello di regressione multipla, il quale permette di determinare le variazioni di una variabile (in questo caso la propensione allo stupro) in funzione di altre variabili (in questo caso l'accettazione dei miti sullo stupro e i due potenziali mediatori: l'eccitazione sessuale e il piacere di esercitare il dominio). Gli studiosi hanno tentato anche di valutare la variazione dei due potenziali mediatori in funzione dell'accettazione dei miti sullo stupro.
Negli studi n.2 e n.3 i ricercatori hanno ritrovato la correlazione tra accettazione dei miti sullo stupro e propensione allo stupro. Negli studi n.1 e n.2 il piacere di esercitare il dominio, ma non l'eccitazione sessuale, erano significativamente correlati alla propensione allo stupro. Nello studio n.3 c'era una relazione positiva e significativa tra la propensione allo stupro e i due potenziali mediatori. Tuttavia, la relazione tra l'accettazione dei miti sullo stupro e l'eccitazione sessuale non era significativa e ciò la esclude d'ufficio dai possibili mediatori. Non solo. La relazione tra eccitazione sessuale e propensione allo stupro era molto più debole della relazione tra il piacere di esercitare il dominio e la propensione allo stupro.
[...] Questi risultati confermano la teoria femminista secondo la quale lo stupro ha la funzione di perpetuare il dominio maschile. Per contro, essi smentiscono le teorie che suggeriscono che lo stupro sia motivato dall'eccitazione sessuale.
Detto ciò, nei tre studi citati, il piacere di esercitare il dominio e l'eccitazione sessuale erano strettamente correlati. Gli autori suppongono che per molti uomini il desiderio di esercitare il dominio e il desiderio sessuale siano fortemente associati. Questo è coerente con i risultati di uno studio che ha rivelato che gli uomini che presentavano una forte probabilità di molestare o di commettere aggressioni sessuali, collegavano automaticamente il sesso al potere. [14] Quando questi uomini si trovavano in presenza di uno stimolo che evocava il potere, tendevano a dirsi più attratti da una donna, ciò che non accadeva agli altri partecipanti.

Conclusione
I miti sullo stupro inducono certi uomini a commettere aggressioni sessuali. Questo rapporto di causa-effetto è determinato principalmente dalla volontà di dominare la propria vittima. Denunciare e smantellare i miti sullo stupro è dunque, indiscutibilmente, uno strumento per limitare le aggressioni sessuali.

NOTE
1. Malamuth NM. Rape Proclivity Among Males. Journal of Social Issues. 1981;37(4):138-157.
2. Osland JA, Fitch M, Willis EE. Likelihood to rape in college males. Sex Roles. 1996;35(3-4):171-183.
3. Bohner G, Reinhard M, Rutz S, et al. Rape myths as neutralizing cognitions: evidence for a causal impact of anti‐victim attitudes on men’s self‐reported likelihood of raping. European Journal of Social Psychology. 1998;28(2):257-268.
4. Lev-Wiesel R. Male University Students’ Attitudes Toward Rape and Rapists. Child and Adolescent Social Work Journal. 2004;21(3):199-210.
5. Reeves-Sanday P. Rape and the Silencing of the Feminine. Rape. 1986.
6. Murnen SK, Wright C, Kaluzny G. If « Boys Will Be Boys, » Then Girls Will Be Victims? A Meta-Analytic Review of the Research That Relates Masculine Ideology to Sexual Aggression. Sex Roles. 2002;46(11-12):359-375.
7. Burt MR. Cultural myths and supports for rape. Journal of Personality and Social Psychology. 1980;38(2):217-230.
8. Malamuth NM. Rape Proclivity Among Males, cit.
9. Bohner G, Jarvis CI, Eyssel F, Siebler F. The causal impact of rape myth acceptance on men’s rape proclivity: comparing sexually coercive and noncoercive men. European Journal of Social Psychology. 2005;35(6):819-828.
10. Ibidem.
11. Chiroro P, Bohner G, Viki GT, Jarvis CI. Rape Myth Acceptance and Rape Proclivity. Journal of Interpersonal Violence. 2004;19(4):427 -442.
12. Chiroro P, Bohner G, Viki GT, Jarvis CI. Rape Myth Acceptance and Rape Proclivity.
13. Bulletin 2006. Collectif Féministe Contre le Viol; 2006.
14. Bargh JA, Raymond P, Pryor JB, Strack F. Attractiveness of the underling: An automatic powersex association and its consequences for sexual harassment and aggression. Journal of Personality and Social Psychology. 1995;68(5):768-781.


5 - I miti sullo stupro


[...] L'accettazione dei miti sullo stupro come norma
Le norme sono regole comprese dai membri di un gruppo che guidano o limitano i loro comportamenti. Possono essere ingiuntive - se prescrivono o vietano determinati comportamenti - o descrittive - quando informano sul modo in cui gli altri giudicano o agiscono in una determinata situazione.
Bohner e i suoi collaboratori hanno verificato l'ipotesi secondo la quale l'accettazione dei miti sullo stupro agirebbe come una norma. [1] Hanno sottoposto a 264 studenti tedeschi un test che ha permesso di misurare la loro adesione ai miti sullo stupro e la loro propensione a commetterlo in diverse situazioni, facendo loro credere sia che i partecipanti all'esperimento dell'anno precedente presentavano un basso grado di accettazione dei miti sullo stupro, sia il contrario. Vi era anche un gruppo di controllo cui non erano state fornite informazioni sui presunti risultati dei test sottoposti ad altri soggetti.
Per misurare la credenza ai miti sullo stupro dei partecipanti, è stato loro proposto un questionario che conteneva diverse frasi che rispecchiavano tali miti ("una donna che dice no vuole in realtà dire sì" "una seduttrice può indurre un uomo a stuprarla"). Gli studenti dovevano spuntare una delle sette caselle previste per ogni domanda per esprimere il loro accordo o disaccordo con il mito in questione. La casella n.1 corrispondeva alla risposta "Non sono assolutamente d'accordo", la n.7 alla risposta "Sono assolutamente d'accordo". Per condizionare i partecipanti, gli autori avevano falsamente indicato la casella spuntata più frequentemente l'anno precedente.
Questo studio ha di nuovo dimostrato che una solida convinzione sulla credibilità dei miti sullo stupro aumenta la propensione a commetterlo. I risultati indicano anche che quando i partecipanti percepivano un elevato grado accettazione dei miti sullo stupro da parte di altri soggetti, aumentava la loro propensione ad esercitare violenze sessuali, almeno nel caso in cui essi stessi credessero a questi miti. Infatti, la propensione allo stupro degli uomini poco convinti della veridicità di questi miti non era molto condizionata dalle risposte degli altri. Ciò è perfettamente comprensibile, dal momento che le norme sono efficaci soprattutto quando rafforzano attitudini preesistenti.
Questo esperimento è stato poi ripetuto, con la sola variante che ai partecipanti si faceva credere che le risposte indicate come più frequentemente date in precedenza erano quelle di un gruppo diverso da quello cui essi appartenevano (mentre prima venivano indicate agli studenti di psicologia le presunte risposte di altri studenti del medesimo corso di studi). Anche le false risposte di un gruppo diverso dal proprio influenzavano la loro propensione allo stupro. [2]
Questi dati suggeriscono che quando la maggioranza sembra accettare i miti sullo stupro, la convinzione che essi siano veri si rafforza e la propensione allo stupro viene amplificata.
La norma sociale potrebbe essere interpretata come una legittimazione delle aggressioni sessuali.

I miti sullo stupro nei media
Dato che le idee della maggioranza sui miti relativi allo stupro sembrano rafforzare la convinzione sulla loro veridicità e paiono aumentare, di conseguenza, la propensione a commettere aggressioni sessuali, mi è sembrato interessante vedere se i media, che esercitano una grande influenza sull'opinione pubblica, veicolano anch'essi stereotipi sullo stupro.
Uno studio del 2008 ha cercato di valutare la prevalenza dei miti sullo stupro nella stampa. [3] Sono stati analizzati 156 articoli di quotidiani USA concernenti un caso di violenza sessuale molto mediatizzato: il caso Kobe Bryant (un giocatore statunitense di basket che nel 2003 è stato accusato da una donna di stupro). Circa il 65% (102) degli articoli analizzati propagava almeno un mito sullo stupro. Quello più diffuso (presente nel 42% degli articoli) era che la donna mentiva. "Era consenziente" era il secondo mito più diffuso (presente nel 31% degli articoli). Soltanto il 7% di questi esprimeva dubbi sull'innocenza di Bryant.
Gli autori dello studio hanno verificato anche l'impatto esercitato dalla lettura di un articolo che contenesse miti sullo stupro: i lettori avevano in questo caso maggiore tendenza a credere che la vittima mentisse, rispetto a quelli che avevano letto un articolo che contestava i miti sullo stupro.
In un altro studio, [4] gli stessi autori hanno analizzato 555 titoli di articoli di giornali - che hanno probabilmente un impatto maggiore rispetto agli stessi articoli - sempre sul caso Kobe Bryant. Benché i titoli fossero in genere composti da meno di dieci parole, circa il 10% conteneva almeno un mito sullo stupro! I miti più diffusi erano gli stessi evidenziati dal precedente studio (La donna mente o Era consenziente). Non solo. Questi titoli usavano il termine accusatrice molto più spesso del vocabolo presunta vittima. Ora, come ha mostrato Bohner nel 2001, certe scelte linguistiche (uso del passivo, evitamento dell'impiego della parola "stupro") negli scritti sulle aggressioni sessuali permettono di sostenere in modo subdolo che la vittima è parzialmente responsabile di ciò che le è accaduto. [5]
Inoltre, è stato più volte dimostrato che la stampa tende a biasimare le vittime, soprattutto se esse conoscevano l'aggressore e se l'aggressione segue uno schema di dominazione razziale (se l'aggressore è un bianco e se la vittima è di colore) o classista (un uomo ricco che aggredisce una donna povera). [6] Gli articoli dei giornali si concentrano sul comportamento delle vittime, in particolare sul loro precedente comportamento sessuale. [7]
Le riviste indirizzate a un pubblico maschile [FHM, Nuts, Zoo...) si rivelerebbero accentuatamente sessiste: uno studio ha mostrato che le citazioni sessiste (e che spesso veicolano dei miti sullo stupro) estrapolate da queste riviste non erano distinguibili dalle frasi pronunciate dagli stupratori. [8] Anzi! Le citazioni tratte da queste riviste sono state giudicate più degradanti per le donne delle parole degli stupratori!
I miti sullo stupro sarebbero presenti anche in Tv: uno studio del 1992 [9] su episodi di serie televisive degli anni Ottanta che rappresentavano uno stupro ha dimostrato che in media un episodio comprendeva almeno un mito sullo stupro, con una media di cinque riferimenti a questo o a quel mito. Se l'è cercata, mente ed era consenziente erano i miti più diffusi. Uno studio del 2000 presenta risultati simili, ma osserva tuttavia che gli stupri vengono rappresentati in un modo sempre meno stereotipato. [10] Infine, un altro studio, relativo a 96 studentesse, ha mostrato l'esistenza di una correlazione fra il tempo trascorso davanti alla Tv e la credenza ai miti sullo stupro. [11]
In Francia, il caso Dominique Strauss-Kahn ha dato luogo a una vera ondata di miti sullo stupro ("Non è morto nessuno", "Si tratta di un normalissimo rapporto sessuale con una cameriera" "E' impossibile che Strauss-Kahn abbia commesso uno stupro"...) sui giornali, alla radio o alla Tv. Ciò mostra chiaramente come i media francesi siano ben lontani dall'essere estranei a questo fenomeno. Christine Delphy e altre femministe hanno analizzato con grande finezza queste reazioni misogine nel libro Un troussage de domestique (che vi consiglio caldamente di leggere).
Concludiamo con un media spesso denunciato dalle femministe: la pubblicità. In uno studio del 2008 sono state analizzate circa 2000 pubblicità contenute nelle riviste e con immagini di donne. [12] Un po' più della metà rappresentava le donne come oggetti sessuali, e un po' meno del 10% come vittime. Nel 73% dei casi una donna rappresentata come vittima era rappresentata anche come oggetto sessuale. Gli autori dello studio suggeriscono che queste raffigurazioni di donne contemporaneamente oggetti sessuali e vittime hanno l'effetto di associare la sessualità femminile al dolore e dunque di banalizzare la violenza contro le donne. E' vero che questi due elementi (sessualizzazione delle vittime) evocano miti come "le donne amano essere costrette al sesso con la forza, amano la sessualità violenta". Inoltre le immagini di donne come oggetti sessuali esprimono l'idea che i corpi delle donne siano disponibili per gli uomini, che possano essere valutati e palpeggiati se gli uomini lo desiderano. Infine, disumanizzare un gruppo di persone renderebbe più facile aggredirlo. E' stato anche dimostrato in due ricerche che quando i partecipanti avevano visto delle pubblicità che rappresentavano donne oggettivate sessualmente, aumentava la loro credenza nei miti sullo stupro. [13]

Conclusione
I media veicolano in modo massiccio i miti sullo stupro. Ora, l'accettazione di questi miti è una norma: l'opinione della maggioranza su questo argomento influenza le convinzioni individuali. Così, i media contribuiscono a diffondere tra la popolazione questi luoghi comuni.

NOTE
1. Bohner G, Siebler F, Schmelcher J. Social Norms and the Likelihood of Raping: Perceived Rape Myth Acceptance of Others Affects Men’s Rape Proclivity. Personality and Social Psychology Bulletin. 2006;32(3):286 –297.
2. Bohner G, Pina A, Tendayi Viki G, Siebler F. Using social norms to reduce men’s rape proclivity: Perceived rape myth acceptance of out-groups may be more influential than that of in-groups. Psychology, Crime & Law. 2010;16(8):671–693
3. Franiuk R, Seefelt JL, Cepress SL, Vandello JA. Prevalence and Effects of Rape Myths in Print Journalism. Violence Against Women. 2008;14(3):287–309.
4. Franiuk R, Seefelt JL, Vandello JA. Prevalence of Rape Myths in Headlines and Their Effects on Attitudes Toward Rape. Sex Roles. 2008;58(11-12):790–801.
5. Bohner G. Writing about rape: Use of the passive voice and other distancing text features as an expression of perceived responsibility of the victim. British Journal of Social Psychology. 2001;40(4):515–529.
6. Ardovini-Brooker J, Caringella-MacDonald S. Media attributions of blame and sympathy in ten rape cases. The Justice Professional. 2002;15(1):3–18; Meyer A. « Too Drunk To Say No ». Feminist Media Studies. 2010;10(1):19–34.
7. Korn A, Efrat S. The Coverage of Rape in the Israeli Popular Press. Violence Against Women. 2004;10(9):1056–1074.
8. Horvath MAH, Hegarty P, Tyler S, Mansfield S. « Lights on at the end of the party »: Are lads’ mags mainstreaming dangerous sexism? British Journal of Psychology.
9. Brinson SL. The use and opposition of rape myths in prime-time television dramas. Sex Roles. 1992;27(7-8):359–375.
10. Cuklanz LM. Rape on prime time: television, masculinity, and sexual violence. University of Pennsylvania Press; 2000.
11. Kahlor L, Morrison D. Television Viewing and Rape Myth Acceptance among College Women. Sex Roles. 2007;56:729–739.
12. Stankiewicz JM, Rosselli F. Women as Sex Objects and Victims in Print Advertisements. Sex Roles. 2008;58(7-8):579–589.
13. Lanis K, Covell K. Images of women in advertisements: Effects on attitudes related to sexual aggression. Sex Roles. 1995;32(9-10):639–649; Mackay J. N, Covell K. The Impact of Women in Advertisements on Attitudes Toward Women. Sex Roles. 1997;36(9-10):573–583.

2 Responses to “I miti dello stupro”

  1. potete segnalare l'originale? grazie

  2. I titoli sono linkati.
    Comunque, si trova qui: http://antisexisme.net/2011/12/04/mythes-sur-les-viols-partie-1-quels-sont-ces-mythes-qui-y-adhere/

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