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Oppressed Majority, la trasversalità del sessismo

Oppressed Majority, un cortometraggio francese, prova a immaginare una società in cui i comportamenti di uomini e donne sono ribaltati, e in cui sono gli uomini a occuparsi dei figli, a indossare il velo, a ricevere per strada commenti sgradevoli e aggressivi per il proprio aspetto, a subire violenze fisiche e a sentirsi dire che se la sono cercata quando le denunciano perché in fondo indossavano “bermuda corti e una maglietta”. Il risultato è molto efficace. Il video è in francese, con sottotitoli in inglese. [Il Post 11.02.2014]. Il video di Eléonore Pourriat, caricato su YouTube il 5 febbraio 2014, ha un grande successo di pubblico, conta ad oggi oltre 7 milioni di visualizzazioni.

Il cortometraggio ha molte recensioni favorevoli, tra cui quella dell'Independent del 13 febbraio, a firma di Ellie Rose. Che racconta di quando e come è successo a lei di essere molestata. Da un uomo in un ascensore nella stazione della metropolitana, da un ubriaco che ha tentato di baciarla, dal suo istruttore di guida che le ha toccato accidentalmente il ginocchio e il seno. Del dialogo ascoltato attraverso il muro tra suo fratello e un suo amico che parla della violenza commessa su un'amica comune, lui tranquillo perchè lei non avrebbe denunciato, per non vedersi messa sotto esame la propria vita sessuale. Così è rimasta colpita dal cortometraggio. Umoristico in un primo momento per via dell'inversione delle parti, ma poi più grave quando mostra la violenza di cui è vittima Pierre. Alcune parti del film risultano vere in modo brillante: il disgusto provocato dalla donna che urina nel vicolo (perchè a qualcuno dovrebbe essere permesso?); il doppio standard esposto dalla donna podista in toplees (gli uomini possono esibire i propri capezzoli senza un motivo particolare, le donne vengono fatte sentire a disagio per l'allattamento in pubblico). Ma alcune parti sembrano improbabili: la maggior parte delle donne subisce violenza, non da sconosciuti, ma da parenti e conoscenti, perciò spesso le vittime incolpano se stesse. La maggior parte delle donne non è sottoposta ad una continua e incessante sequenza di commenti sessuali, come accade a Pierre. Lei però non è del tutto sicura di percepire una esagerazione. Perchè il sessismo contro le donne è normalizzato, radicato, insidioso, non viene espresso a voce alta nelle strade alla luce del sole. Almeno, abbiamo leggi per contrastare le molestie fisiche e verbali, anche se a volte non applicate. Quello che preoccupa è il silenzio, l'accettazione della rappresentazione della donna totalmente legale che si gioca ogni giorno in ogni parte d'Europa. I media sono particolarmente colpevoli e molto difficili da affrontare. Secondo gli studi, in media ogni giorno vediamo 247 immagini di marketing che oggettivano il corpo di una donna. Leggiamo articoli che mettono a confronto i vestiti delle mogli dei leaders, che citano presunte qualità e interessi femminili in modo non pertinenti. Assistiamo alla sottovalutazione delle competenze femminili, che sono sempre sottopagate. Questa roba è angosciante come quella mostrata nel film. Sono due facce della stessa medaglia. Brutti sintomi e un ambiente che permette ai sintomi di manifestarsi. Non ci sono molti film femministi di grande successo. Questo non è un film perfetto, ma è un buon contributo, stimolante. Un clip di nove minuti non può dire tutto - il divario retributivo, la violenza domestica, la misoginia online, l'anoressia, l'accesso all'aborto - ma sono un soffio d'aria fresca e ce ne vorrebbero molti di più.

Potremmo dire che il video mostra, a parti invertite, in modo volutamente esagerato in pochi minuti, che rappresentano l'arco di una giornata, quello che ad una donna accade anche con una certa frequenza nell'arco di una vita.

Un'altra recensione positiva è pubblicata sul Guardian da Paula Cocozza. Ma lo stesso giornale ha pubblicato le critiche di Richard Seymour. L'articolista inglese, parlando del video, svaluta la denuncia del sessismo, la derubrica a cliché. Gli par di vedere invece nello svolgimento della trama a parti invertite, razzismo e classismo. La vera ragione, secondo lui, della viralità del video è nella morale che gli attribuisce: il femminismo può salvare la Francia dall'Islam. Gli elementi del video che Seymour mette a fuoco, per sostenere la sua accusa, sono: 1) Il protagonista Pierre è un uomo francese della classe media (dunque non un proletario), denigrato e molestato dalle donne. 2) Lo scambio islamofobo tra Pierre e Nissar, un babysitter musulmano, che indossa un passamontagna (in luogo del velo). Pierre, il bianco borghese, lo rimprovera di essersi tagliato i baffi, i peli, di vivere sempre più intrappolato, mentre il musulmano con aria di deferente sottomissione gli risponde che questa è la legge e così dio lo protegge. 3) La scena razzista e classista di Pierre che subisce un'aggressione da parte di una gang proletaria e maghrebina. Il video, dunque, ignorerebbe che la maggior parte delle violenze e moleste le donne le subiscono in famiglia da parte dei propri parenti connazionali.

In effetti, il video poteva essere più completo con una scena di violenza domestica. Senza la quale però, il significato della denuncia del sessismo non ne viene affatto stravolto. Le critiche di razzismo, islamofobia, classismo sembrano agevolate proprio dalla sottovalutazione del sessismo, se non dalla volontà di occultarlo. E' vero che il video di Eleanor Pourriat ci mostra il sessismo e la violenza sessista degli altri, ma il racconto cuce insieme quella violenza e quel sessismo altro con quello agito dalle bianchissime forze dell'ordine, dalla bianchissima vicina di casa e dalla bianchissima, borghese, istruita e amorevole moglie. La pasta di cui è fatto quel sessismo è la stessa. 

Perfino la scena sull'hijab si può leggere diversamente da come la legge Seymour, proprio come denuncia di quello sguardo neocoloniale: la donna bianca (nel gioco di ribaltamente si tratta naturalmente di un uomo bianco) guarda alla poveretta islamica come a una succube? Eppure il video mostra che sono molto simili, perchè lo sguardo che le definisce è lo stesso: è lo sguardo maschile che le vede allo stesso modo. Il punto non è la critica al velo (sia il tipo con il velo che l'occidentale che gli fa il predicozzo sono mostrati enfatizzandone la rappresentazione stereotipata) ma l'evidenziare che donne apparentemente diverse per cultura, condividono la stessa condizione. Donne sono e donne rimangono. E chi le guarda sono gli uomini. Gli stranieri: anche gli stranieri delinquono, anche gli stranieri sono maschilisti e violenti. Ciò detto anche in questo caso mi pare che il punto non sia parlare della violenza degli stranieri ma mettere a fuoco che lo sguardo maschile è uguale a tutte le latitudini.

Il video mostra episodi stereotipati (ma realisti) di sessismo e mostra come il sessismo del disgraziato, del diverso, dello straniero, sia lo stesso del bianco borghese, perfino della polizia. Che ad essere rappresentata sia una donna (un uomo) borghese ci racconta della trasversalità del sessismo.

L'attrice, sceneggiatrice e regista francese Eléonore Pourriat spiega genesi e significato del suo cortometraggio in una conversazione con il quotidiano spagnolo El Pais. Il film, girato quattro anni fa, non ha ottenuto subito una buona copertura mediatica. Ha ottenuto un boom di visualizzazioni su YouTube solo adesso che è stato tradotto in inglese. Il film è ispirato dalla sua vita quotidiana in 40 anni. I suoi amici sono quasi tutti femministi, ma alcuni hanno avuto reazioni stupite al suo lavoro. Alcuni maschi stupidi le hanno scritto commenti aggressivi. Lei non voleva fare un film violento, voleva far ridere e favorire l'identificazione con il protagonista. A volte si è chiesta come sarebbe il mondo senza i nonni, senza i figli, senza gli uomini, senza le donne. Un giornalista, Antonio Jiménez Barca, ha firmato dieci anni fa una storia sulle terribili conseguenze per la nostra vita se fossero scomparsi gli 800 mila immigrati venuti a Madrid in cerca di futuro. Un altro esercizio di immaginazione altrettanto educativo sarebbe quello di pensare ad un mondo in cui gli eterosessuali fossero una minoranza. Uomini e donne attratti dal sesso opposto, che vivessero sentendosi sempre imbarazzati e in certi paesi puniti con la pena di morte. Che si sentissero dire da gay e lesbiche cose come: «No, io sono molto tollerante, ho molti amici etero, ma un'altra cosa è che ti sposi...». Questo metodo può essere applicato in molti campi. La sorpresa è la fonte che genera l'emozione e il senso. La viralità del video si spiega con il fatto che i diritti delle donne sono in pericolo in tutto il mondo, anche in paesi come Spagna e Francia. In Francia gli atteggiamenti stanno diventando molto conservatori, si ha paura dei matrimoni gay, si ha paura dell'annullamento delle differenze tra uomini e donne. Il classico complesso di castrazione! Eleonore, nipote di un musicista spagnolo, che andò in esilio in Francia all'inizio della guerra civile sta preparando un libro su un personaggio che gli era molto vicino. Sta preparando anche un lungometraggio, un finto documentario su come gli uomini esercitano pressione sulle donne affinché si radano il pelo pubico. Molti hanno protestato per l'uso improprio del termine «femminista». Lei si aspettava fosse compreso il senso satirico, più prossimo al significato di «hembrismo» l'atteggiamento prepotente delle donne rispetto agli uomini, come indicato in una petizione per iscrivere questa parola nel dizionario. Al contrario lei immagina un mondo femminista nel quale i diritti sono uguali e tutti meritano rispetto.

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