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Donne al governo? Solo quando saranno finlandesi

Ho scritto che la parità di genere nella composizione del governo Renzi è un dato apprezzabile, perchè significa un progresso nel superamento dell’esclusione e della marginalizzazione delle donne, per il solo fatto di essere donne, dalle sedi del potere politico. Un progresso che può generarne altri, se verrà emulato da altre istituzioni, se diverrà norma di legge o almeno consuetudine.

E’ stato obiettato che il principio del 50/50 non ha valore assoluto, che quello che conta non è la quantità, ma la qualità delle relazioni tra donne e delle donne con gli uomini. Neanch’io gli attribuisco valore assoluto. Ma relativo si. La qualità ha bisogno della quantità. Nel consiglio della Basilicata non sarà possibile nessuna relazione positiva tra donne, perchè nessuna donna è stata eletta. Nel consiglio della Sardegna sarà possibile tra quattro donne, che potranno relazionarsi qualitativamente bene con altri 56 consiglieri maschi. La quota non è tutto, ma è una parte e va fissata. E dato che una quota va fissata, tanto vale che sia 50 e 50. Non vi è ragione di predeterminare una maggioranza maschile del 60 o del 70 per cento.

E’ stato obiettato che la parità di genere nel governo Renzi è strumentale e non servirà per fare una politica femminista. In politica, tutte le scelte sono almeno in parte strumentali, finalizzate ad obiettivi e consensi. Constato che se ieri era funzionale escludere le donne - e in larga parte della politica continua ad esserlo anche oggi - nel governo Renzi è funzionale includerle. E questo è un progresso. La possibile strumentalità della scelta non mi porta a negare la soggettività delle ministre, come fossero marionette manovrabili a piacere del premier, più di quanto possano esserlo i ministri. Il premier e i ministri sono rappresentati come il potere, le ministre sarebbero solo il fiore all'occhiello del potere, tipo Laura Boldrini, secondo Grillo, oggetto ornamentale del potere, lei non Pietro Grasso. Con questa rappresentazione alle donne ministro è dedicata una delegittimazione particolare, una delegittimazione che ricevono solo e in quanto donne.

Con questo metro, anche le donne d’opposizione, le femministe critiche possono essere considerate strumentalizzate e strumentalizzabili dai maschi di opposizione. Quando Flores D’Arcais e Travaglio pubblicano Eretica/Fikasicula, che scrive contro il governo delle donne, nella home page di Micromega, la stanno strumentalizzando. Sono interessati a fare opposizione al governo, non al suo improbabile "femminismo". In ogni caso è assurdo preferire l’esclusione avendo paura sia strumentalizzata l’inclusione. E' bene ed è giusto che le donne possano scrivere sulle riviste e sui giornali tanto quanto gli uomini. Anche quando a scrivere è una misogina.

E’ stato obiettato che le ministre sono moderate, cattoliche, confindustriali, non contrarie al patriarcato e al liberismo. Dunque, piuttosto che averle così sarebbe meglio non averle. Dov Weisglass, consigliere politico dell’allora premier Ariel Sharon, dichiarò nel 2005 ad Haaretz, che Israele avrebbe riconosciuto i palestinesi come interlocutori in un processo di pace solo quando i palestinesi si fossero trasformati in finlandesi. Alcune e alcuni nella nostra sinistra di opposizione pensano allo stesso modo. Le donne potranno essere riconosciute e valorizzate nel processo decisionale solo se e quando si saranno trasformate in laiche, abortiste, comuniste, antipatriarcali, antiliberiste, anarchiche, rivoluzionarie. Non è la prima volta che succede. Già nel dopoguerra, la sinistra era esitante nel concedere il voto alle donne, perchè le donne erano in maggioranza prevedibili elettrici della Democrazia cristiana. 

Ci sarebbe poi da capire cosa vuol dire essere di sinistra o essere femministe. Ci sono donne fieramente abortiste. Che però pensano sia lecito vendere il corpo di una donna e pensano che questa debba essere la legge dello stato. E’ dubbio siano meglio loro di Marianna Madia, la quale al momento, in tema di aborto e famiglia, si limita ad esprimere sue legittime opinioni, senza proporre di fare o disfare leggi.

E’ stato obiettato che la parità di genere nella composizione del governo inibisce la critica, ostacola l’opposizione alla politica del governo. Non vedo perchè. A me non la inibisce. Se fossi un parlamentare avrei votato contro la fiducia al governo. Apprezzo la parità come se non ci fosse la politica del governo. Mi oppongo alla politica del governo come se non ci fosse la parità. Sono semplicemente due cose diverse che devono rimanere distinte. L’oppressione basata sul genere non è più importante dell’oppressione basata sulla classe o sulla «razza». Ma neanche meno importante. E' scorretto e sbagliato usare una contro l'altra. Hanno lo stesso valore. E ciascuna va affrontata indipendentemente dall’altra. E’ perfetto che una donna possa diventare presidente degli industriali e poi anche ministra del governo. Nulla toglie al fatto che rimane una «nemica di classe» e bene ha fatto Giorgio Airaudo a denunciare il conflitto d’interessi della ministra Guidi.

Il valore della parità di genere nella composizione del governo è tale anche perchè può favorire un processo che per legge e per consuetudine determini la parità di genere nella composizione del parlamento, delle regioni e degli enti locali. A cominciare dall’introduzione della semplice alternanza un uomo, una donna e della parità 50/50 rispetto ai capilista nella nuova legge elettorale. Come chiede la petizione promossa da Lucina Di Meco.

La parità è una questione di giustizia, non richiede vantaggi, tornaconti e contropartite. Anche se le donne non sono meglio degli uomini e non migliorano il mondo, hanno ugualmente diritto di governare il mondo insieme agli uomini. Ma è proprio vero che le donne nei governi, nei parlamenti, nelle amministrazioni locali, sono tali e quali agli uomini e quindi  ininfluenti rispetto alla direzione del mondo?


Vedi anche:
Parità di genere nel governo Renzi

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