"Quando mi dissero che il cadavere di Mussolini era stato portato a piazzale Loreto, corsi con mia moglie e Filippo Carpi. I corpi non erano appesi. Stavano per terra e la folla ci sputava sopra, urlando. Mi feci riconoscere e mi arrabbiai: «Tenete indietro la folla!». Poi andai al CLN e dissi che era una cosa indegna: giustizia era stata fatta, dunque non si doveva fare scempio dei cadaveri. Mi dettero tutti ragione: Salvadori, Marazza, Arpesani, Sereni, Longo, Valiani, tutti. E si precipitarono a piazzale Loreto, con me, per porre fine allo scempio. Ma i corpi, nel frattempo, erano già stati appesi al distributore della benzina. Così ordinai che fossero rimossi e portati alla morgue. Io, il nemico, lo combatto quando è vivo e non quando è morto. Lo combatto quando è in piedi e non quando giace per terra".
SANDRO PERTINI

- L'AUDACIA DEI VILI -
Il popolo osanna
applaude
inneggia
s'accalca
per accaparrarsi il posto in prima fila.
Il popolo schiamazza
magnifica
intona i canti
e li insegna ai figli
con la camicetta nera.
Il popolo confida
e senza indugio s'abbandona
all'uomo che sbraita alla finestra.
Lo asseconda e lo glorifica
quand'egli è vivo.
Ora l'uomo capitola,
la voce gagliarda è spenta
gli occhi appassionati di furore
sono due infissi senza luce
le mani non serrano
se non la stoltezza della morte.
L'uomo è morto.
Il nemico non combattuto è morto.
Il popolo non glorifica, ora.
Scaglia insulti e s'azzuffa
per acchiappare lo spazio minore
che separa la bocca venefica
dal corpo appeso dell'uomo,
dal corpo appeso di colei che egli amava.
Il popolo mostra l'eroismo
di chi eroe non è mai stato
di chi soggiace al nemico e da vivo lo onora
ed ora ch'è morto
disprezza e sputa protervo e forte
e pasciuto della morte
allo stesso modo dei vermi pusillanimi
quando sanno che la mano inerte
non può più schiacciarli.
(Elisabetta Lelli)